30 luglio 1943

P.M.29, 30-7-43

Caro papà,

rispondo subito alla tua cara del 19 corr., per farti sapere che sto bene, e che mi ha fatto tanto piacere ricevere tue buone nuove.

Apprendo che hai telefonato allo zio Carlo1, e che ti ha detto di chiedermi da chi dipendo direttamente per la licenza. Dispone per i trasporti militari, il Comando dell’11^ armata2P.M.23; però i posti vengono assegnati al Reggimento dalla Divisione; solo qui da noi poi ogni militare che aspetta, viene inviato in licenza, a seconda del turno. Quindi, eccoti accontentato. Credo però che fai bene a credere poco allo zio, visto che finora non ha mai detto nulla di positivo, già fin dal tempo che ero a Condove.

In ogni modo, anche senza il suo aiuto, noi siamo contenti lo stesso, no? Trascorro le mie giornate tra ufficio e qualche passo in piazza la sera, e ti posso assicurare che non mi posso lamentare della mia vita, che sarà monotona, non lo nego, ma che per voi, che siete in pensiero per me, deve dare affidamento che la mia salute è ottima, e che ingrasso a vista d’occhio.

Silvana e Wally sono in licenza, e se la spassano come possono! Avrei voluto essere anch’io con loro durante le loro ferie, ma purtroppo verrò quando le avranno finite. Vuol dire che non mancherà tempo per rimanere assieme.

Mi rincresce immensamente che il giardino sia tutto bruciato dal gran caldo; tutti gli anni, o la grandine, o il calore, rendono nulle le tue fatiche per portarlo ad un livello di produzione, che vi dia tranquillità.

Pazienza! Sia fatta la volontà di Dio!

Prendo nota con piacere che mamma mi ha già preparato gli abiti, e che aspettate solo me per farmi confezionare quello comprato da fare.

Ti raccomando però di non andare in giro in mutande, nell’attesa della scelta, perché è meglio che tu prenda uno dei due tagli, e ti faccia confezionare il vestito. Ti pare? Io sarò contento lo stesso, e caso mai, guardate voi quale dei due si addice ad un ventenne quale io sono !

Nella tua lettera ho trovata la bellissima fotografia fatta nel ’41 a Po in barca, e ti prego di vedere se ve ne fossero altre copie, possibilmente piccole; caso mai facendole ristampare, perché ho molte ammiratrici (non so di cosa) e devo accontentarle tutte, dato che loro hanno accontentato me. Mi basterebbero quattro o cinque copie piccole. Mi farai questo favore? Non ti spaventare per queste mie amichette; sono innocue, e poi mi guarderò bene dal fare il cascamorto. Non sono più il Dino di un tempo. Sono troppo furbo per farmi prendere in giro da chiunque3.

Spero che tu sia contento della mia sollecita risposta; farò sempre il possibile di risponderti immediatamente, perché questo mi fa tanto piacere. Sii certo che ti ricordo sempre e ti voglio tanto bene; per fare questo, non necessita dirlo per iscritto ogni momento: Basta sentirlo nel più profondo del cuore.

Con tanti bacioni cari ti saluta il tuo Dino, e saluta pure mamma e sorelline.

Ciau papalino !

Con affetto Dino

1 Fratello di Luigi, il papà di Dino

2 L’XI Armata si vide affidato l’onere dell’occupazione militare delle regioni greche. Fu un compito gravoso per l’Italia quanto a uomini e risorse impiegate, anche se molto discontinua quanto a opposizione armata incontrata. La Resistenza greca fu molto attiva nelle regioni settentrionali, Epiro e Tessaglia, mentre nel Peloponneso e nelle isole non fu mai particolarmente forte, lasciando alle unità italiane lì stanziate compiti più di polizia che di repressione violenta. A dispetto dell’ostilità dimostrata al momento della resa nell’aprile 1941, con il passare del tempo l’atteggiamento della popolazione greca divenne più benevolo nei confronti degli italiani, il cui comportamento in linea di massima aveva poco a che fare con i metodi di occupazione violenta dei tedeschi. (da Wikipedia, voce “Campagna italiana di Grecia”)

3 I contatti con Teresina si sono del tutto interrotti come risulta dalla lettera del 28 aprile 1943, l’ultima in cui viene citata

1 aprile 1942

P.M.29/P. 1.4.42 XX°
Carissimi,
ho atteso tanto a scrivervi questa lettera, con la speranza, da un giorno all’altro, di avere la fotografia. Ma stasera ancora niente. Il fotografo lo ho avvisato che se non me la consegna domani, guai a lui. Così domani mattina potrò aggiungere a questa lettera, anche la fotografia a mezzo busto.
Domani mattina arrivano i pacchi da mezzo chilo, e spero vi sia anche il vostro secondo (il primo essendomi già arrivato, ed avendovene dato già avviso).
Sono molto lieto del fatto dello stipendio, che è una cosa alla quale io tenevo di più di qualunque altra.
E vi hanno dato tutto quello che vi spettava?
Sono però anche in attesa della notizia che papà ha trovato un impiego tranquillo, e così tutto andrà benissimo. In questi ultimi tempi, molte cose sono andate per il loro verso, e questo serve a farmi contento.
A proposito della pratica delle miniere: Questa sera è arrivata una dichiarazione riguardante un artigliere nostro, che viene mandato in licenza di due mesi rinnovabili, e credo che se vi fosse possibilità si potrebbe anche farlo per me. Ma credo che nel mio caso sia impossibile.
Nel fare gli auguri di Buona Pasqua, mi sono ricordato pure del Comm.Ainardi1, inviandogli una cartolina in C.V.E. II°2 n.25 a Torino. Credo che la memoria non mi avrà tradito riguardo al numero.
L’altra sera siamo andati a vedere il film italiano “Butterfly3” con Maria Cebotari. Molto bello, ma anche molto tagliato. Le greche piangevano tutte, e quando si accendevano le luci, noi ci divertivamo a vedere tanti occhi umidi. Oggi ha continuato per tutta la giornata a piovere, e anche ora, ore 20, non ha smesso. Speriamo che domani si possa andare in terrazza a respirare un poco di aria fresca, o al parco a leggere il giornale all’ombra delle piante verdissime in pieno rigoglio.
Fra quattro giorni è Pasqua, e cercherò di passarla bene, come ho potuto passare il S.Natale. Certo che non sarà bello come quando ero con voi, o come l’ultima Pasqua, quando siete venuti a trovarmi e siamo andati a Condove al “Gallo4” a mangiare tanta bella roba. (parlo del 1940). Sembra possibile che sia volato così il tempo?
Ieri dal giornalaio, oltre che al quotidiano “giornale di Roma5” che si pubblica ad Atene, ho trovato molti giornali italiani, illustrati, ed umoristici. Stasera vado a letto, e li leggo, perché come saprete, anche quando ero a casa, ero appassionato alla lettura.
Immagino che le due sorelline faranno tante belle passeggiate in bicicletta, e passeranno delle belle giornate in montagna, o in campagna. Lo spero bene, perché mentre si può, bisogna divertirsi, è tanto bello passare le feste in gite, e sapete che mi piacevano tanto. Non le rimpiango però, perché so che ritorneranno quando verrò a casa vittorioso, e questo momento non tarderà. Quindi niente preoccupazioni, che presto torneranno le belle gite, e ne voglio fare tante, da esserne stufo. Ho scritto sulla cartaccia a macchina, perché sono il solito pigrone, e vi prego di scusarmi. Con tanto affetto vi mando tanti baci cari.
e… Buona Pasqua !!!
Vostro Dino
Ho ricevuto il pacco col cacao e cioccolato e biscotti, grazie.
La fotografia un pò scassata, ma meglio di niente.

16 marzo 1941

P.M. 22/A 16/3/41 XIX°

Carissimi mamma e papà,

Come promesso vi scrivo queste poche righe per informarvi della mia ottima salute. Ieri scrissi a Silvana, e per essa a tutti, e a quest’ora forse avrete già ricevuto.

Oggi, domenica, mi sono fatto bello, cioè ho tagliato la barba, lucidate le scarpe, e ho lavorato poco. Però non è detto che prima di sera non mi capiti di avere un monte di cose da fare.

Da parecchi giorni qui fa un tempo magnifico, e l’unico inconveniente che ha reso freddo, è stato il ventaccio che tre giorni addietro ha soffiato con violenza. Oggi è proprio una giornata degna della primavera italica, e mi immagino che da noi con questo bel tempo vi sarebbe da fare una bellissima gita. Il cioccolato che ho ricevuto ieri sera, mi è servito a fare un bel cioccolato in cucina. Ma non crediate che lo abbia adoperato tutto. Ne ho almeno per due mesi.

Intanto per quanto riguarda il nostro agire, per il momento non posso dire altro che si combatte acerbamente in prima linea, perché la guerra non è fatta per i comodi e nemmeno per le facili cose. Per sapere cosa essa sia nel vero senso della parola bisognerebbe venire qui. Clima, uomini, montagne, tutto ha contribuito a rendere pieno di difficoltà il compito dei soldati d’Italia.

Ed ora che bisogna snidare il nemico dalle munitissime posizioni, non mente umana può rendersi conto delle difficoltà. Chi è stato qui, è tornato indietro con la meraviglia più grande: Come hanno fatto i nostri soldati a compiere così immani sforzi? La fede sola che tutti ci anima, può tanto!

Domani prendo la quindicina, e manderò altre foto con barba!…

Ditemi poi se avete ricevuto. E le violette del pensiero le hai piantate, papà? Immagino la loro fioritura che di anno in anno è sempre più bella per i perfezionamenti dati alla tecnica acquisita nelle passate esperienze!…. Ho la convinzione di venire a mangiare i cachi in autunno. E vedrete che forse verrò per le pesche!

E il bel tempo è venuto finalmente da voi? Nella lettera a Silvana ho messo le violette, ultimo rimasuglio delle violette di qui, non una gran cosa, ma sempre il lieto annuncio della primavera.-

Domani forse comprerò un rotolo per le fotografie, e se ne farò ve ne mando. Io sono sempre al solito luogo delle altre volte, e si stà benissimo; speriamo che sia sempre così! Ho scritto al Segretario del Fascio di Alpignano, dicendo tutto quello che riguarda il mio sussidio e sono in attesa di risposta che credo favorevole.- Fatemi sapere poi qualcosa.

Nella lettera a Silvana, mi ero dimenticato di dirle di fare i miei saluti alle sue amiche Rosso e….(non ricordo più il nome) che nell’ultima mi avevano mandato i saluti, quindi ditele di farli ora.

La salute è sempre buona? Presto verrà la nuova Pasqua, e ricordandomi della passata, quando ero a Condove, in quella bella giornata, che siete venuti voi a trovarmi, avrò l’idea che sia bella. Ma tutto è bello, anche il sacrificio quando si pensa che se sacrifichiamo tante belle feste è per voi, per la Patria, quindi sono contento lo stesso così.

Scusate se ho scritto a macchina, è per fare più presto, e essere più chiaro. Se avrete occasione di vedere gli zii, salutateli tanto da parte mia, e pure l’ing. Rotunno, ai quali non posso scrivere per il momento, perché per loro dovrei rinunciare di dedicarmi a voi.

Non avendo altro da dire per oggi vi lascio assicurandovi che sto ottimamente in salute, e non desidero altro che sapere altrettanto di voi. Con tutto il mio affetto, vi giungano tanto baci.

Vostro Dino

7 agosto 1940

Moncenisio li 1-6-40 – XVIII

Carissimi mamma e papà,

E siamo al Moncenisio! Da tre giorni siamo qui accampati. Giovedì siamo arrivati stanchi dalla lunga strada fatta. Ci eravamo alzati di buona mattina, e preso il rancio presto, ci siamo incamminati a piedi per una mulattiera ripidissima. Prima di arrivare quassù abbiamo fatto 6 ore di marcia. Fà un freddaccio cane qui, e siamo tutti chiusi nei pastrani, e ciò malgrado fa ancora freddo. Il nostro comando di gruppo è dentro una camerata in legno in cuccette come Condove. Le batterie sono invece attendate. Giovedì quando ero ancora sulla strada del Moncenisio vicino al rifugio, ho visto il sig. Ingegnere, che mi ha fatto un regalo in denaro.

Mi ha detto che forse venivate a trovarmi, ma ritengo che ciò sia impossibile, non potendo venire senza un permesso del corpo d’armata. Qui in quanto a mangiare si sta bene; l’unico inconveniente, è che non vi sono dei cinema. Ma ci rassegniamo facilmente, e alla sera appena mangiato ci corichiamo in buona armonia. E che bella vista si gode qui sopra! Tutte cime bianche, tutto candore di neve anche qui da noi.

Quando non si ha voglia di andare fino lassù al forte a prendere l’acqua, si piglia della neve. La primavera, che a Condove era già si può dire terminata, qui comincia appena adesso. Vi sono i prati tutti viola dalle violette che cominciano a dare un po’ di allegria alle rocce, e più in basso, i prati bianchi di narcisi e bucaneve. Anzi, ora andrò fuori e piglierò qualche viola che metterò qui nella lettera per darvi una idea di come sono belle. L’unica cosa che non hanno è il profumo…

Da Venalzio vi ho mandato una cartolina senza francobollo, perché non ne ho trovati. Io, essendo radiotelegrafista, avrei dovuto andare via di quà con gli altri, verso le prime linee o ai forti ieri, ma il sig. Maggiore non lo ha permesso, perché sapete qual’è il mio mestiere.

Però resto sempre con la radio, essendo restata qui qualche stazione ancora. Speriamo che anche in seguito io stia così bene, perché finché sono in salute non sto mai male in nessun caso.

E voi tutti come state? E che si dice nel mondo? I tedeschi sono ancora in Francia?1 Credo di ricevere presto vostre nuove, e vi scrivo il mio indirizzo: All’artigliere Ferrero Dino 59° Rgt. Art. di f. Cagliari. Comando I gruppo. Posta militare.

Bacioni cari Dino

1 Chiaro riferimento alla Campagna di Francia, operazione militare con cui l’esercito tedesco invase Francia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo a partire dal 10 maggio 1940.

30 giugno 1940

Scrivo pure alla scuola per corrispondenza per sapere cosa bisogna studiare per dare l’esame integrativo di abilitazione “geometri”. Giusta l’idea no? In base a questo potrò studiare.

Confine li 30.6.40.

Carissimo papà,

ho ricevuto giorni addietro la tua lettera ma fino ad ora non ho potuto rispondere, perché so solo io cosa abbiamo sempre da fare.

Oggi, finalmente domenica, posso scrivere, dopo il rancio serale, in attesa del sonno. Qui le feste sono come tutti gli atri giorni, anzi più monotone. Oggi abbiamo lavorato molto, e sono veramente stanco. Domani avremmo dovuto partire, per andare di là, ma hanno rimandato, sarà a giorni. Oramai con ieri si è compiuto il mese dalla nostra partenza da Condove. E quanto tempo ci vorrà ancora prima che torneremo laggiù! Tutto sta nelle mani di Dio. Due giorni fa è arrivato il tuo vaglia che mi pagheranno appena avranno fatto le pratiche necessarie, o appena ci pagheranno tutti.

Come vedi la vita per il ns. secolo ha della svolte dure, ma veloci, passate le quali si ritorna al normale. Quando verrò a casa ti avrò da contare dei miei quattro giorni di guerra, che benché brevi sono stati movimentati moltissimo. Ho persino una scheggia di un proiettile che per poco non mi spediva. Però adesso posso fregiarmi del nastrino dei combattenti.

Qui la vita prosegue normale.

Da due giorni è finalmente spuntato il sole, e è una bellezza vivere; l’unico inconveniente è la libera uscita. Non vi sono che pietre, e non resta altro che coricarsi sul pagliericcio e dormire. Ieri siamo andati al confine, ed è venuto il Duce a passarci in rivista. Forse lo avrai anche saputo dal giornale. Ho ricevuto pure una cartolina da mamma e le ho già risposto. Sono in trattative per comperare un bel orologio da polso a 35£ perché l’altro non cammina più e guai a chi si osa farlo camminare!

Lo posso fare perché guadagno, almeno fino al 30 del mese £ 5 al giorno.

Ora con la nuova decade, avrò in tasca 300 £ tra vaglia, decade di prima e quella di adesso uniti a quelli che mi avevi dato a Foresto. Stai tranquillo per me che sto benissimo, e non ho bisogno di niente. L’importante è sapere come state voi tutti. Nell’attesa di nuova Vi mando tanti baci carissimi con il desiderio di rivedervi presto.

Dino

Carissime Silvana e Wally. Vi ringrazio di tante belle parole al mio indirizzo, e a Larduni1 e Bacino2 vadano i miei più fraterni saluti e baci.

Dino

1 Soprannome della sorella Silvana

2 Soprannome della sorella Wally

1 giugno 1940

Moncenisio li 1-6-40 – XVIII

Carissimi mamma e papà,

E siamo al Moncenisio! Da tre giorni siamo qui accampati. Giovedì siamo arrivati stanchi dalla lunga strada fatta. Ci eravamo alzati di buona mattina, e preso il rancio presto, ci siamo incamminati a piedi per una mulattiera ripidissima. Prima di arrivare quassù abbiamo fatto 6 ore di marcia. Fà un freddaccio cane qui, e siamo tutti chiusi nei pastrani, e ciò malgrado fa ancora freddo. Il nostro comando di gruppo è dentro una camerata in legno in cuccette come Condove. Le batterie sono invece attendate. Giovedì quando ero ancora sulla strada del Moncenisio vicino al rifugio, ho visto il sig. Ingegnere, che mi ha fatto un regalo in denaro.

Mi ha detto che forse venivate a trovarmi, ma ritengo che ciò sia impossibile, non potendo venire senza un permesso del corpo d’armata. Qui in quanto a mangiare si sta bene; l’unico inconveniente, è che non vi sono dei cinema. Ma ci rassegniamo facilmente, e alla sera appena mangiato ci corichiamo in buona armonia. E che bella vista si gode qui sopra! Tutte cime bianche, tutto candore di neve anche qui da noi.

Quando non si ha voglia di andare fino lassù al forte a prendere l’acqua, si piglia della neve. La primavera, che a Condove era già si può dire terminata, qui comincia appena adesso. Vi sono i prati tutti viola dalle violette che cominciano a dare un po’ di allegria alle rocce, e più in basso, i prati bianchi di narcisi e bucaneve. Anzi, ora andrò fuori e piglierò qualche viola che metterò qui nella lettera per darvi una idea di come sono belle. L’unica cosa che non hanno è il profumo…

Da Venalzio vi ho mandato una cartolina senza francobollo, perché non ne ho trovati. Io, essendo radiotelegrafista, avrei dovuto andare via di quà con gli altri, verso le prime linee o ai forti ieri, ma il sig. Maggiore non lo ha permesso, perché sapete qual’è il mio mestiere.

Però resto sempre con la radio, essendo restata qui qualche stazione ancora. Speriamo che anche in seguito io stia così bene, perché finché sono in salute non sto mai male in nessun caso.

E voi tutti come state? E che si dice nel mondo? I tedeschi sono ancora in Francia?1 Credo di ricevere presto vostre nuove, e vi scrivo il mio indirizzo: All’artigliere Ferrero Dino 59° Rgt. Art. di f. Cagliari. Comando I gruppo. Posta militare.

Bacioni cari Dino

1 Chiaro riferimento alla Campagna di Francia, operazione militare con cui l’esercito tedesco invase Francia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo a partire dal 10 maggio 1940.

23 maggio 1940

Condove 23-5-40

Carissima mamma,

oggi pomeriggio, siamo usciti con le stazioni radio. Scusa, ma mi manca l’inchiostro e devi aver pazienza. Dunque, siamo qui in questo prato, e in un momento di sosta ti scrivo, dovendo ancora rispondere alla tua ultima. Questa settimana è piena di eventi per la nostra Patria. Noi siamo in crescente preparazione per essere in grado di sapere adoperare la radio e il cannone come dei veterani. Nello scorso periodo di tempo, ho sempre atteso a scrivere perché speravo di domenica in domenica di venire ad Alpignano, ma finora non ho potuto essere accontentato.

Chissà ora che fa caldo come deve essere bello andare a girare per i verdi boschi e a Dora. Ma bisogna solo pensarlo, perché vi è per noi qualcosa di più importante.

Martedì siamo andati a Mocchie e Frassinere a fare i tiri con i cannoni. Era uno spettacolo quanto mai superbo! Tanti cannoni che in una sola volta rombavano, e i proiettili che si sentivano fischiare sulla testa!

Ero con la radio alla direzione dei tiri, e vi era anche il sig. Colonnello comandante con noi. Si vedevano distintamente le esplosioni delle granate e tutte le valli erano percorse da un boato infernale. Alla sera eravamo tutti stanchi, ma soddisfatti di avere assistito a tanta bella sparatoria. Si avvicina l’ora del campo, e spero di vedervi domenica, sebbene per poco tempo, perché di permessi… Così non avrò da partire male. Qua la vita è sempre la stessa: lavoro, guardia, e dormire presto. Certo che alla sera, con queste belle giornate, si desidererebbe uscire, recarsi a prendere aria buona. Ciò malgrado però vedo che ingrasso a vista d’occhio. Domenica scorsa sono andato a Caprie col permesso serale e mi sono divertito alla meno peggio, essendoci il Ballo pubblico.

Il venti di questo mese ho avuto l’onomastico, che non è stato come tutti gli altri pieno di letizia, ma molto triste. E voi siete sempre in salute? Ad Alpignano si vivacchia? Da quando ho scritto la lettera, Enrico1 non mi ha più risposto, e mi dispiace, perché è sempre stato un bravo amico. Forse stasera o domani si parte. Ti manderò a dire la mia destinazione, così mi scriverai. Al più tardi da qui si parte martedì sera. Ti mando tanti baci e abbracci.

Tuo figlio Dino

Baci a Vally e Silvana e papà.

1 Amico di Dino

29 aprile 1940

Condove 29-4-40 – XVIII

Cara mamma,

Ti scrivo oggi, dopo una giornata molto movimentata. Abbiamo lavorato tanto oggi, e siamo restati quasi tutti in camerata stasera.

Sono uscito per comprare la carta da lettera per scriverti.

Posso dire di essere fortunato io, perché sono radiotelegrafista, e non faccio che studiare gli apparecchi radio e l’alfabeto morse. Ieri e oggi però siamo stati sfortunati perché è soffiato un ventaccio cane e noi vestiti in tela, puoi immaginarti quale caldo abbiamo avuto! In compenso ho avuto il premio di avere dal tenente Rosso davanti agli altri la conferma di essere il migliore. Abbiamo già trasmesso con la radio dal paese a un prato dove eravamo installati.

Si parla ad un microfono come al telefono e si adopera pure un tasto per il “Morse”. Ho già imparato a perfezione le complicatissime operazioni con le quali si inizia una trasmissione radio. E il tenente mi ha messo a insegnare agli altri quello che sapevo. Sono stato con papà mercoledì sera, e con gran piacere gli ho parlato insieme.

Ho pure ricevuto la tua lettera e mi ha fatto tanto piacere. Sai, non c’è altro per noi soldati che la posta ed è sempre bene accetta massimamente dalla madre.

Poi alla sera c’è sempre prima del rancio la distribuzione della posta, e noi tutti ansiosi; qualche volta sento anche il mio nome e mi fa piacere. Anch’io penso a voi, massimamente prego nelle mie orazioni per la vostra salute, affinché mi vogliate bene, e mi capiate pure se vi faccio arrabbiare.

Sapessi come scrivo volentieri a te stasera; vorrei potere scrivere più sovente ancora; Pippo1 dovrebbe dirmi: Il tal giorno ti mando un uomo: Il tal altro verrò io, e allora scriverei. Ma non ne so niente eccetto che per domani, e allora come fare, tanto più che Pippo mi ha detto di non spendere soldi venendo lui. Sono molto contento che pure Larduni2 mi abbia scritto, e anche la cara Giga3. Stiano certe che dai cavalli mi guarda Iddio, e dagli amici mi guardo io…

L’altro ieri mi sono preso un grosso pestone al piede destro da un cavallone, ma niente di male, sono incerti del mestiere, e eccetto un po’ di camminare da zoppo….

(manca il resto della lettera)

1 Cugino di Dino

2 Soprannome della sorella Silvana

3 Soprannome della sorella Wally

27 aprile 1940

Condove li 27.4.40 – XVIII

mamma carissima,

stasera finalmente ti scrivo. Come avrai già saputo da papà che è venuto ieri, avrei dovuto venire ieri sera in ufficio per scriverti. Ma, che vuoi, da soldato non si ha la libertà come la si vuole, o fa comodo, e allora bisogna accontentarsi di quel poco di tempo che si ha disponibile. Stasera, prima che annotti mi sono seduto sulla sedia qua davanti al prato, e con un asse sulle ginocchia scrivo. Da domenica scorsa sono stato sorpreso di come il tempo sia volato. Domani lo è di nuovo, e io però non ho più il permesso, a meno che non avvenga una grazia. Intanto qui si fa in modo che la vitaccia si trascini alla meno peggio. Tra il lavoro e la scuola radio siamo sempre in moto e non sappiamo mai quando possiamo tirare il fiato. Dopo il giuramento1 di domenica, la vera vita militare è cominciata. Le guardie, le punizioni e tante altre simpatiche cose cominciano a fioccare. Io per adesso non sono ancora montato di guardia, e spero che avverrà molto tempo più tardi. Stamane, sono usciti tutti i conducenti, i serventi e specializzati telefonisti per fare l’attacco di batteria. Io invece, come gli altri radiotelegrafisti, sono restato qui, e ci hanno fatto lavorare. Ma malgrado la fatica è venuta ben presto l’ora del rancio. Mentre me ne venivo verso la camerata, un tenente (che è poi quello che mi fa disegnare, che comanda i radiotelegrafisti al comando reggimento), e in più è l’unico ufficiale in confidenza col ns. colonnello, mi ha fermato. Mi ha chiesto se volevo andare con lui al comando reggimento, e io ho risposto di sì. Sai perché? Perché ho sentito che a chi gli va a genio da i permessi. E lui mi ha detto che parlava in giornata al colonnello. Spero di poter riuscire ad andare al comando; sarei il più felice della terra. Molti avrebbero voluto avere una così grande fortuna, e invece è toccata a me. Oggi alla lezione della radio, quando è toccato a noi tutti e agli anziani di essere interrogati sulla radio e sui suoi circuiti, sulla composizione e sulle valvole di un apparecchio, mi ha chiamato e mi ha fatto spiegare a tutti un sacco di cose. Poi mentre gli altri erano a lezione mi ha fatto fare della contabilità, e di ogni cosa di cui ha bisogno si rivolge a me. Non so se tu sai che è in corso di approvazione la proposta per la mia promozione a artigliere scelto. Ho già trovato dei gradi rossi da caporalmaggiore, dai quali staccherò due lasagnette non appena avrò letto nell’ordine del giorno il mio nome.

Al mio caro amico Enrico non ho ancora risposto perché non ho potuto. Ma digli che mi perdoni, che o lunedì o martedì andrò a S. Ambrogio a scrivergli.

Spero che per domenica, o al più tardi un altro giovedì, potrò avere il permesso. Che venga presto quel momento!

Domenica mi è sembrato un sogno potere essere vestito in borghese, mi sembrava di essere più leggero, e sono certo che se invece di essere vestito bene fossi stato vestito stracciato, mi avrebbe fatta la medesima impressione, essendo la borghesia bella. Finisce la carta, e viene notte. Fra poco si scatenerà sicuramente un temporale, e io sarò a nanna. Cara mamma, ti mando tanti saluti cari e tanti bacioni. Scriverò nuovamente e presto. Saluti e baci a Wally e Silvana e al caro Enrico.

Tuo Dino

1In questo momento il giuramento militare è un atto importante ma quasi di routine. Diventerà invece importantissimo quando l’8 settembre 1943 verrà chiesto ai militari italiani di aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Il testo del giuramento era: “Giuro di essere fedele a Sua Maestà il Re ed ai suoi Reali Successori, di osservare  lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato e di adempiere tutti i doveri del mio Stato, con il sol scopo del bene inseparabile del Re e della Patria”.

12 aprile 1940

Condove 12-4-40

mammina carissima,

Stasera riprendo a scrivere finalmente dopo un po’ di riposo, dopo un po’ diremo pure fatica. Siamo diventati dei veri, soldati, e ora sgobbiamo dal mattino alla sera. Noi della radio poi abbiamo il nostro da fare perché usciamo con gli apparecchi trasmittenti e facciamo i collegamenti. Questa settimana, poi siamo stati molto in faccende, e alla sera prima delle 7 non abbiamo mai potuto essere liberi. Due giorni fa è venuto papà a trovarmi e gli ho dato due mie fotografie che spero ti saranno piaciute. Avevo a suo tempo ricevuto anche la tua lettera, nella quale mi dicevi che il nostro giardino è tutto pronto, che presto sarà tutto verde. E, va bene, io spero di essere già domenica ad Alpignano e di vedere tutto. E, soprattutto piglierò, come mia consuetudine la bicicletta e vi metterò nella freccia davanti una bella viola del pensiero.

Sono però incerto se questo benedetto permesso verrà, perché sono tanto pignoli qui, che tirano perfino il respiro al soldato. In ogni modo se posso scappo.

L’altro giorno qui ha nevicato, e noi per essere di occasione ci hanno vestiti in tela; quando fa sole ci vestono in panno, e quando nevica in tela. E poi non sopportano che i soldati tossiscano in fila…

E domenica preparerai di nuovo la pasta asciutta? Speriamo di poterla mangiare.

Intanto qui io continuo a comandare alle altre reclute, e spero che presto mi passeranno caporale. Ieri con le radio siamo andati fino dopo la Chiusa di S. Michele e si sentivano già i rumori della Cava. Un’altra volta spero di arrivare fino a S. Ambrogio.

Domani consegnerò a papà la roba sporca, e un’altra volta gli darò la maglia, perché ora non la ho ancora levata. Se tu potessi mandarmi poi una di quelle maglie a canottiera, massimamente quella celeste che d’estate sarà un vero sollievo.

Sono molto contento di sapere che tanto papà che Silvana avranno un aumento di stipendio dal primo di aprile. E’ già una gran bella cosa, perché un aumento sia pur minimo, al giorno d’oggi a qualcosa serve, se non altro per diminuire un po’ la fatica che si fa per vivere. Ho saputo da papà che l’ing. mi aveva mandato 20 £.

E da te ho saputo che la moglie mi mandava altro di tasca sua. Non appena avrò un po’ di tempo disponibile, scriverò loro ringraziando, e sperando che la promessa sia mantenuta…

Le fotografie che mi hai mandato mi sono piaciute molto. E’ molto bene riuscita pure quella nella quale siamo io, te e papà.

E’ pur vero che il tempo passa, con una rapidità fantastica. E’ il 32° giorno con oggi che sono soldato, e per me sembra che ieri solamente sono arrivato. Le settimane sono solo più ore, e i mesi giorni. Arriva la domenica che mi sembra un sogno. E con la domenica la delusione di non venire.

Eppure quella speranziella ce l’ho ancora in fondo, riposta nel cuore, quella speranziella di inforcare la bicicletta. Come invidio papà, quando lo vedo partire con la bicicletta.

Lo guardo allontanarsi, e vorrei essere al suo posto. Vorrei poter essere libero come tanti, ma non posso. Ebbene, spero che tornerà pure per me il tempo della libertà. Non avrei creduto prima, che si desiderava tanto la borghesia quando si è soldati. Lo so solo adesso.

E la Giulia è morta! A poco a poco spariscono dal mondo tante facce buone o cattive, è veramente terribile! Anche lei povera diavola non esiste più. Pure io so ricordarmi di voi sempre. Anch’io sto alle volte a pensare a te, e a tutti. Prego sovente alla sera per tutti voi e affinché io possa avere pazienza. Tu mi farai sempre grande piacere quando mi scriverai e io d’ora innanzi quando scrivo, e che non vedo papà, porterò le lettere a un suo operaio di Condove che le porterà a lui.

Sono presto le 21 e suonerà il contrappello.

Spero di ricevere domani tue nuove che attendo con ansietà. A Silvana e Vally dì che penso pure, e che ringrazio delle lettere scrittemi. Dì loro che appena potrò scriverò pure io. Ti lascio inviandoti tanti bacioni e auguri carissimi di stare sempre bene e di pensare anche a me.

Tuo Dino

Foto 1 fronteFoto 1 retroFoto 2 fronteFoto 2 retro