31 ottobre 1941

P.M.29/P 31.10.41

Carissimo papà,

Rispondo, se pure con due giorni di ritardo, alla tua lettera.

Se sto un pochino in arretrato, e perché scrivo a tutti, ed alle volte non ho molto tempo a disposizione. Ma tu però mi capisci, e attendi con pazienza.

In certi momenti della giornata, mentre sono al lavoro, mi sembra di essere in quell’ufficio, là in cava, ed alzando la testa, mi sembra di doverti vedere come una volta, là all’altro tavolo; ma purtroppo è una triste illusione.

Vorrei poter aiutarti, essere con te, per fare tutto io, affinché tu riposassi, e non sarebbero niente anche le ore notturne per me. Il pirata gamba di legno lo vedi sempre? E le docce panoramiche… all’Hotel del Moncenisio, funzionano tuttora? Credo che con il primo freddo, metterai dei tizzoni accesi, che in fine sono l’equivalente dell’acqua…d’inverno!

Ho appreso che Romitelli1 doveva venire a Torino, e che poi non s’è visto. Si vede che ha ritardato a partire. Ma pure lui verrà ne sono certo.

Non mi hai ancora detto se hai ricevuto la lettera nella quale ti chiedevo se vuoi la macchina accendisigari, di quelle che premendo da un lato, si accendono aprendosi, e lasciando, si chiudono spegnendosi. Mandami a dire, che non costano molto care.

E Mario2, come sta? Ho scritto a lui e alla signora, ma finora niente! E come stà Marisa3?

Salutali tanto, e… la sorella della signora.

E la cava? Andrà avanti a tentoni, ma l’essenziale è che stia in piedi.

Mi raccomando, che appena ti perverrà il documento completato, tu me lo porti dove di ragione, per far sì che ti diano quello che spetta.

Io vorrei comprare qui della stoffa per farmi un abito, ma costa molto.

Appena piglierò quel che rimane da prendere della passata decade, ti manderò a casa una ventina di lire.

Mi dovreste fare il piacere di mandarmi cinque pacchetti di Mentola. Due sono per me, e tre per il nostro interprete, che me li pagherà regolarmente. E grazie caro papà.

Pensa che forse oggi, forse domani, arriverà in aereo a Roma Teresina, e io non posso andarvi! ma a Natale! Ormai mi è stato confermato. Anche se non puoi scrivere molto, non farci caso. Basta la firma per far si che il mio caro papà sia qui presente, come sempre è assieme alla mammina, e alle matrone.

Ti mando tanti cari baci e pensieri. Con affetto Dino

1 Conoscente di Dino

2 Conoscente di Dino

3 Conoscente di Dino

7 agosto 1940

Moncenisio li 1-6-40 – XVIII

Carissimi mamma e papà,

E siamo al Moncenisio! Da tre giorni siamo qui accampati. Giovedì siamo arrivati stanchi dalla lunga strada fatta. Ci eravamo alzati di buona mattina, e preso il rancio presto, ci siamo incamminati a piedi per una mulattiera ripidissima. Prima di arrivare quassù abbiamo fatto 6 ore di marcia. Fà un freddaccio cane qui, e siamo tutti chiusi nei pastrani, e ciò malgrado fa ancora freddo. Il nostro comando di gruppo è dentro una camerata in legno in cuccette come Condove. Le batterie sono invece attendate. Giovedì quando ero ancora sulla strada del Moncenisio vicino al rifugio, ho visto il sig. Ingegnere, che mi ha fatto un regalo in denaro.

Mi ha detto che forse venivate a trovarmi, ma ritengo che ciò sia impossibile, non potendo venire senza un permesso del corpo d’armata. Qui in quanto a mangiare si sta bene; l’unico inconveniente, è che non vi sono dei cinema. Ma ci rassegniamo facilmente, e alla sera appena mangiato ci corichiamo in buona armonia. E che bella vista si gode qui sopra! Tutte cime bianche, tutto candore di neve anche qui da noi.

Quando non si ha voglia di andare fino lassù al forte a prendere l’acqua, si piglia della neve. La primavera, che a Condove era già si può dire terminata, qui comincia appena adesso. Vi sono i prati tutti viola dalle violette che cominciano a dare un po’ di allegria alle rocce, e più in basso, i prati bianchi di narcisi e bucaneve. Anzi, ora andrò fuori e piglierò qualche viola che metterò qui nella lettera per darvi una idea di come sono belle. L’unica cosa che non hanno è il profumo…

Da Venalzio vi ho mandato una cartolina senza francobollo, perché non ne ho trovati. Io, essendo radiotelegrafista, avrei dovuto andare via di quà con gli altri, verso le prime linee o ai forti ieri, ma il sig. Maggiore non lo ha permesso, perché sapete qual’è il mio mestiere.

Però resto sempre con la radio, essendo restata qui qualche stazione ancora. Speriamo che anche in seguito io stia così bene, perché finché sono in salute non sto mai male in nessun caso.

E voi tutti come state? E che si dice nel mondo? I tedeschi sono ancora in Francia?1 Credo di ricevere presto vostre nuove, e vi scrivo il mio indirizzo: All’artigliere Ferrero Dino 59° Rgt. Art. di f. Cagliari. Comando I gruppo. Posta militare.

Bacioni cari Dino

1 Chiaro riferimento alla Campagna di Francia, operazione militare con cui l’esercito tedesco invase Francia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo a partire dal 10 maggio 1940.

4 luglio 1940

Lanslebourg. 4.7.40

carissimo papà,

Anche per te come per mamma oggi soltanto posso scrivere. Sono giorni che lo voglio fare, ma sino ad ora senza risultato positivo. L’altro giorno venendo su al passo, ho incontrato Brunello1 che mi ha detto che tu non hai ricevuto mie risposte o nuove. Pensare che ogni tanto scrivo, quindi non è da imputare a me questa mancanza di notizie.

Ed io allora che non ho più ricevuto vostre lettere? Bisogna avere pazienza, che tutte le cose hanno il loro corso, e anche la posta o prima o dopo giunge. Siamo qui in una graziosa città, con il magnifico abbellimento di foreste di pini, e un grande fiume “l’Arc”. E’ stata una grandissima emozione per noi quando siamo entrati in Francia. Ora vi siamo e cominciamo a ambientarci.

Ho colto due stelle alpine, delle quali ne ho mandate una a mamma e una a te. E’ ancora da aprirsi completamente, ma bella lo stesso.

Non ti inquietare per la mia salute, perché sto sempre ottimamente.

L’unica cosa, è il sapere che voi stiate bene, che mi rende ansioso di ricevere vostre nuove. Da voi è cominciato il caldo? Qui si sta molto bene, e non sono affatto dispiacente di restarvi un po’ di tempo, anzi…

E’ presto l’ora di fare l’adunata, e perciò lascio stare.

Scrivetemi presto, che è brutto restare così senza nessuna notizia, io attenderò con ansia.

Vi mando tanti cari saluti e Baci.

Vostro Dino

Se vuoi leggere del nostro valore, compra o procurati il giornale del 2 luglio La “Gazzetta del Popolo” e leggi dove vi è scritto “Come passarono quelli del Moncenisio”.

1 Probabilmente un amico di Dino

14 giugno 1940

Foresto li 14.6.40.XVIII

Carissimi papà e mamma,

finalmente ora, ma non sono ancora sicuro se potrò senza essere disturbato, posso scrivervi. Ho ricevuto in due giorni 3 lettere e i francobolli. Vi ringrazio di tutto cuore del pensiero, ché in realtà lassù in montagna non vi era nemmeno carta da lettera.

Ora siamo qui in pianura, a Foresto, un allegro paesetto vicino a Bussoleno. Sono già 4 giorni che siamo qui e non ci possiamo lamentare per la vita che vi si conduce. Quando siamo arrivati in pianura, ci è sembrato di essere in Paradiso. Si sono rivisti i prati pieni d’erba, le belle piante con le foglie, e più importante, le ciliegie! Lassù erano solo pietre e reticolati. Sono già due sere che mi succede sempre qualche contrarietà che mi impedisce di scrivere. Ora, siccome gli uomini sono sempre al lavoro ai passi, io con altri due radiotelegrafisti monto in permanenza di guardia armata o di capo posto. Così ormai è per giorno e notte, chissà fino a quando. Stanotte ho dormito ad esempio quattro ore dalle 12 alle 4. Quando siamo partiti dal Moncenisio è domenica sera, alle 11.

Siamo arrivati a Valle alle ore 6 del mattino di lunedì dopo tutta una notte di marcia a piedi. Avevamo i piedi dolenti e i più si sono buttati sull’erba addormentandosi per riposare delle fatiche. Lassù in montagna ti ho spedito una lettera e due cartoline.

Poi un’altra lettera e una cartolina di Foresto. Mi meraviglio come non hai ricevuto.

Un mio amico di Milano ha pure scritto alla mamma, e da un mese non fa che ricevere lettere nelle quali gli si chieda la ragione del suo mutismo. Comunque spero che questa lettera ti giunga, altrimenti manderò una cartolina aperta. Ho letto che ti preoccupi della mia salute. Non dartene peso cara mamma, sto bene, e del resto la guerra per il momento non la vediamo. Se restiamo qui, come ormai è quasi certo, stai sicura, non mi accadrà niente.

E papà dice che cominciano a chiamare i vecchi rammolliti come lui. Fossero tutti così i vecchi rammolliti! Il mondo andrebbe diversamente. E mi dice pure che verrà a svegliarmi. Più sveglio di come sono continuamente adesso non so come mi si può fare restare! Spero però che non lo chiamino, perché sta con voi a guidarvi.

Del vaglia nessuna novità, ma non ti preoccupare, arriverà… Io ero andato giù a valle del monte dove eravamo, e avevo chiesto dell’impresa che diceva l’ing. quando lo ho incontrato, nell’incontro che avevo descritto nella prima lettera, ma avevo trovato niente. Lassù faceva tanto freddo, e abbiamo mangiata tanta neve. Eravamo più precisamente al passo Finestre.

Avete visto intanto che i tedeschi sono a Parigi? E noi che belle azioni che facciamo?

L’unico dispiacere è per la vigliacca incursione su Torino! Vi ringrazio di tutto, e fra due giorni riscriverò. Comunque se verrete su, io sono qua… E come va. State tutti bene.

Ah, dimenticavo. Ho letto della nonna. Quante storie hanno ancora per la testa! E’ proprio vero che il senno è nella luna! A Silvana e Wally mando un vivo ringraziamento per le belle parole scrittemi, e le invito ad essere sempre brave. A voi tutti un augurone, la raccomandazione di fare attenzione quando suonano le sirene. Sono sempre in pena. Tanti bacioni e a rivedervi presto.

Vostro Dino

1 giugno 1940

Moncenisio li 1-6-40 – XVIII

Carissimi mamma e papà,

E siamo al Moncenisio! Da tre giorni siamo qui accampati. Giovedì siamo arrivati stanchi dalla lunga strada fatta. Ci eravamo alzati di buona mattina, e preso il rancio presto, ci siamo incamminati a piedi per una mulattiera ripidissima. Prima di arrivare quassù abbiamo fatto 6 ore di marcia. Fà un freddaccio cane qui, e siamo tutti chiusi nei pastrani, e ciò malgrado fa ancora freddo. Il nostro comando di gruppo è dentro una camerata in legno in cuccette come Condove. Le batterie sono invece attendate. Giovedì quando ero ancora sulla strada del Moncenisio vicino al rifugio, ho visto il sig. Ingegnere, che mi ha fatto un regalo in denaro.

Mi ha detto che forse venivate a trovarmi, ma ritengo che ciò sia impossibile, non potendo venire senza un permesso del corpo d’armata. Qui in quanto a mangiare si sta bene; l’unico inconveniente, è che non vi sono dei cinema. Ma ci rassegniamo facilmente, e alla sera appena mangiato ci corichiamo in buona armonia. E che bella vista si gode qui sopra! Tutte cime bianche, tutto candore di neve anche qui da noi.

Quando non si ha voglia di andare fino lassù al forte a prendere l’acqua, si piglia della neve. La primavera, che a Condove era già si può dire terminata, qui comincia appena adesso. Vi sono i prati tutti viola dalle violette che cominciano a dare un po’ di allegria alle rocce, e più in basso, i prati bianchi di narcisi e bucaneve. Anzi, ora andrò fuori e piglierò qualche viola che metterò qui nella lettera per darvi una idea di come sono belle. L’unica cosa che non hanno è il profumo…

Da Venalzio vi ho mandato una cartolina senza francobollo, perché non ne ho trovati. Io, essendo radiotelegrafista, avrei dovuto andare via di quà con gli altri, verso le prime linee o ai forti ieri, ma il sig. Maggiore non lo ha permesso, perché sapete qual’è il mio mestiere.

Però resto sempre con la radio, essendo restata qui qualche stazione ancora. Speriamo che anche in seguito io stia così bene, perché finché sono in salute non sto mai male in nessun caso.

E voi tutti come state? E che si dice nel mondo? I tedeschi sono ancora in Francia?1 Credo di ricevere presto vostre nuove, e vi scrivo il mio indirizzo: All’artigliere Ferrero Dino 59° Rgt. Art. di f. Cagliari. Comando I gruppo. Posta militare.

Bacioni cari Dino

1 Chiaro riferimento alla Campagna di Francia, operazione militare con cui l’esercito tedesco invase Francia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo a partire dal 10 maggio 1940.