25 luglio 1945

ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.

Alpignano, 25 luglio 1945 san Giacomo

Ieri uscendo dal distretto ho visto passare uno di quelli che al lager avevano disonorato il giuramento di fedeltà al Re, perché aveva firmato l’adesione all’esercito repubblichino. L’ho chiamato ma non si è fermato. Ho poi saputo che dopo alcuni mesi di addestramento in Germania è rientrato in Italia, ha disertato, ha fatto qualche mese in montagna come partigiano e adesso è considerato un eroe. Proprio lui che aveva lasciato i suoi camerati a morire di fame, malattie e stenti! Sono arrabbiato.

Anche perché questa mattina all’alba sono tornato alla stazione ferroviaria di Porta Nuova e, tra la gente che la affollava, ho trovato un altro tipo che frequentava la stessa scuola per geometri che frequentavo io. Me lo ricordo bene, era un buono a nulla, uno scansafatiche. Ora invece indossa abiti da gagà, ha un orologio d’oro al polso. Mi ha raccontato di come durante la guerra ha fatto fortuna con i commerci, con amici e con nemici. Io gli racconto in breve la mia storia. “Poveretto” dice, ma i suoi occhi dicono “povero fesso”. Forse ha ragione lui, le cose non sono andate per niente come ci avevano promesso e come avevamo immaginato e sperato.

Io, come tutti quelli che stanno tornando solo adesso dalla prigionia, sono sporco e lacero. Pesavo 70 chili e ora arrivo a malapena a 42. Le persone che incrocio mi guardano con fastidio, se non con disprezzo. Molti di loro hanno sofferto per le privazioni della guerra, per i bombardamenti, per la guerra civile, ma nessuno di loro può lontanamente immaginare da quale inferno sto ritornando. Non mi importa, né del resto importa a loro. L’unica cosa che conta è tornare al più presto a casa, riabbracciare i miei cari e sincerarmi che stiano bene.

Non ci sono treni, la linea è interrotta, per cui ripiego sul “trenino” che porta a Rivoli, per poi incamminarmi a piedi verso Alpignano, verso casa.

Sul “trenino” trovo Borgialli, un mio caro amico che abita a Torino in piazza Benefica ma lavora alla Philips di Alpignano. Oggi però non andrà in fabbrica perché è San Giacomo, patrono di Alpignano, e sta andando a trovare la sua fidanzata. Come mi riconosce mi abbraccia e mi fa mille feste. Dice che ormai quasi nessuno ad Alpignano sperava più nel mio ritorno. Il mio caro papà, mi spiega, è diventato taciturno e ombroso. Povero il mio dolce papalino.

Arriviamo a Rivoli e poi, in un attimo, a piedi fino ad Alpignano. Il mio amico, vedendo in che stato sono ridotto, si offre di portare ai miei genitori la notizia del mio ritorno, in modo da evitare loro lo spavento nel vedermi arrivare così male in arnese.

Così, anziché andare verso la casa della sua fidanzata, svolta in via Principe Umberto (diventata nel frattempo via Marconi) e arriva fino al numero 28 (diventato 34). Suona il campanello e da lontano, senza farmi notare, vedo mio padre che gli apre il cancello. Senza tanti giri di parole sento Borgialli pronunciare ad alta voce: “Signor Ferrero, Dino è tornato, Dino è tornato!” Inaspettatamente per tutta risposta riceve da mio padre una sberla e un perentorio ammonimento “Non permetterti mai più di scherzare su queste cose”.

Ma signor Ferrero, Dino è tornato davvero!” ripete massaggiandosi la guancia.

Non è stata una buona idea. A quel punto mi avvicino in tutta fretta verso casa, dove il mio caro papà prima stenta a riconoscermi e poi non riesce a trattenere le lacrime. Quanto deve aver sofferto. Sono quattro anni che non ci vediamo e io so di essere irriconoscibile. Arrivano anche mia madre e le mie amate sorelline, ormai diventate grandi. La notizia si sparge in fretta tra amici e conoscenti, mentre i miei familiari mi fanno spogliare in giardino e accendono un falò con quel che era rimasto dei miei vestiti cenciosi. Poi mi lavo e mi rado rendendomi un po’ più presentabile.

Finalmente a casa. Finalmente è finita la guerra, è finito l’incubo. Ora sono tra i miei cari che non riescono a credere ai loro occhi. Sembra impossibile, di nuovo a casa! Di nuovo il mio letto e la cucina con la radio acquistata in mia assenza. E poi gli amici e le amiche che vengono a trovarmi, anche loro increduli.

Ripensando ai tanti poveretti che sono morti in questi anni o perché colpiti dalle armi nemiche o perché uccisi nei lager, forse sono solo stato tanto fortunato. O Forse mi ha aiutato la corporatura robusta e lo spirito di sopravvivenza. Chi lo sa.

Ora so solo che non vedo l’ora di tornare a quella vita borghese che ho a lungo desiderato e che il dovere verso la Patria mi ha costretto a lasciare. Per noi italiani e per i tedeschi il sogno di grandezza è naufragato miseramente. L’unica speranza è di tornare presto a rivivere una vita normale dove ognuno possa riprendere la sua occupazione. Cari mamma e papà, ci avevano promesso sogni di gloria e invece ci hanno consegnato sofferenze e morte. Ma non sono riusciti a separarci per sempre e gli abbracci di oggi sono la ricompensa per tutte le sofferenze che ho dovuto subire e che voi non comprenderete mai.

E’ fine luglio, quindi è piena estate, ma sento sempre un gran freddo, come quando prima dell’alba ci svegliavano brutalmente e ci obbligavano a star fermi per ore a fare l’appello col freddo, la pioggia, la neve. Come descrivere tutte queste cose tristi? I prigionieri morti di freddo, di tifo, impiccati o fucilati, per le percosse dei kapò e delle SS. Nessuno crederà mai ai nostri racconti perché nessuno potrà credere che l’animo umano possa raggiungere abissi così bui e profondi.

Dino

24 luglio 1945

ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.

Torino, 24 luglio 1945

Dopo un lungo e accidentato viaggio in treno attraverso la pianura Padana sono finalmente arrivato a Torino. Mi è stato detto che per prima cosa devo presentarmi al distretto militare di via Verdi per comunicare il mio rientro, perché sono ancora a tutti gli effetti sotto le armi.

Non avendo più ricevuto ordini dall’8 settembre 1943 in poi ho paura che possano addirittura considerarmi un disertore. Dalla stazione ferroviaria al distretto ci vuole meno di un quarto d’ora a piedi, ma decido di prendere un tram anche se non ho il biglietto. Sul tram nessuno si interessa a me, tutti leggono i giornali. Vedo che si tratta di giornali che non conosco, con strani titoli su persone altrettanto sconosciute e mi rendo conto di quanto tempo sono stato lontano e quante cose siano successe nel frattempo. In tanti leggono la “Nuova Stampa” che immagino sia l’erede de “La Stampa” che leggevo prima di partire militare cinque anni fa. Sbircio le notizie e scopro che ieri c’è stata una partita di calcio a Milano e che all’ippodromo di Mirafiori si sono tenute delle corse.

In effetti si vedono ancora i segni dei bombardamenti, ma Torino non è stata rasa al suolo come Magdeburgo o come le altre città tedesche che ho visto dal treno. Qui nonostante tutto la vita quotidiana sembra già avviata verso la normalità a differenza di lassù.

In un caldo torrido (ho visto sul giornale che ieri c’erano 36 gradi!) arrivo al distretto militare dove ero stato nel marzo del 1940 quando è iniziato tutto. Ci sono altri ex internati come me. Gli impiegati del distretto non sembrano particolarmente interessati a noi, con il loro comportamento dimostrano di considerarci né più né meno di una qualsiasi altra pratica da sbrigare. Ci chiedono le generalità e poi ci sottopongono ad una frettolosa visita medica. Alla fine di tutto ci fanno aspettare fintanto che non ci viene consegnato il foglio di licenza di rimpatrio di sessanta giorni, durante i quali ci verrà pagata la diaria e al termine dei quali ci comunicheranno qualcosa. Non capiamo, cosa vogliono ancora da noi?

Ormai è sera, non ci sono più mezzi disponibili per raggiungere Alpignano. Potrei fare a piedi i 14 chilometri che mi separano da casa, ma sono stanco, c’è un caldo opprimente e non voglio svegliare i miei cari nel cuore della notte. Dormirò dove capita, magari su qualche panchina e partirò domani mattina presto. Anche questa è comunque libertà.

Dino

13 agosto 1943

13.8.43

Cara Nana1,

ho avuta la tua letterona in risposta alla mia ultima, e ti dico tutto il mio ringraziamento per la tua puntualità nello scrivere. Questa sera solamente rispondo, perché volevo avere le due fotografie che ti allego in copia, per mantenere la promessa fattavi nelle mie precedenti. Piacciono a voi? Il mio amicone che mi tiene abbracciato è Beccali, quello che venne pure a trovarvi l’anno scorso. Lo ricordate?

Questa sera sono di servizio, e non ho potuto andare a vedere il film italiano “Fari nella nebbia”. Lo hai già visto? Domattina dovrei avere il primo pacco speditomi e caso mai a ricezione avvenuta, scriverò una cartolina aerea a mamma.

Merlin2 è già stato da voi?

Stanotte Torino è nuovamente stata bombardata. E voi? Siete tranquilli? Ho letto che durante l’ultima incursione avete fatto un insalatina di pomodori, in barba agli inglesi. Vuol dire che siete calmi, e per me questo è un pensiero tranquillizzante.

Termino, e ti invio baci, pure per tutti gli altri cari di casa.

Tuo Dino

1 Soprannome della sorella Silvana

2 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

agosto 1943 (data imprecisata)

Cara mamma,

rispondo alla tua del 29-7.

Mi è giunta ieri sera, e rispondo solo ora, dato che se anche avessi scritto ieri sera, non sarebbe partita lo stesso fino a domani.

Ti ringrazio per il talloncino della Consociazione Turistica Italiana che mi hai mandato, e che mi servirà a dimostrare a quei signori che sono effettivamente socio vitalizio.

Forse non mi hanno più trovato perché bisognava pagare quelle cento lire che mi dite. Perché non mi avete avvisato? Avrei provveduto io a pagare; oramai che sono socio, non vedo la ragione di dover perdere tutto, dopo aver pagato tanto.

Vuol dire che mi fido di Silvana, cioè che abbia scritto lei, come le avevo chiesto, perché così arriva prima la risposta.

Altra cosa della quale non finirò mai di ringraziarti, è l’abbonamento alla Gazzetta del Popolo, che mi porterà le notizie della mia cara Torino.

Sei accorata perché non ti aspettavi il cambiamento di governo da noi, ma vedo che pure tu sei contenta: Come avrete veduto anche voi, il nuovo, paga con la moneta che gli spetta, tutti coloro che hanno mangiato a sbafo durante questo tempo. Ci voleva questo, e noi siamo entusiasti al pari di voi, di questo.

Papà, che ha sempre brontolato quando si diceva del partito, a quest’ora sarà finalmente contento; contento perché lui non ha mai appartenuto a partiti, e perché era un italiano fedele a Casa Savoia e onesto.

Cambiando, argomento, ti debbo dire che mi è rincresciuto moltissimo che abbiate perso la fotografia in costume da bagno, perché era molto bella. Oggi o domani porterò a stampare altre fotografie fatte in terrazza con amici, e che sono qualcosa di bello.

Ve le manderò appena saranno pronte.

Per la Philips, pazienza, se deve fare quel che non si può, non fa nulla. Ho avuto le fotografie, (quella grande in barca, e le altre quattro piccole). Ti ringrazio tanto.

Io sono sempre in ottima salute, e sto benissimo. L’altro ieri sono andato al mare a fare la solita gita, e ho trascorso una bellissima giornata. Il mare era agitato, ed era tanto bello così. Giorni or sono è partito il vaglia di luglio di lire 916.=mi darai poi comunicazione? Ti penso sempre, come penso tutti voi, e con tutto il mio affetto ti bacio tanto. Tuo Dino

24 luglio 1943

P.M.29 li, 24-7-43/XXI

Carissima mammina,

rispondo subito alla tua del 16 c.m., visto che ne ho il tempo.

Stamattina ho accompagnato alla stazione il mio carissimo amico Tarquinio Merlin1, che voi tutti ben conoscete, e col quale ho trascorso dei bei giorni qui. E’ partito, e con lui è partito il mio cuore, perché su quella tradotta lo ho lasciato, per voi. Penso tanto al suo viaggio, e cerco di immaginarmi dove si trova. Certo che da tanto più tempo di me non veniva a casa, e se lo meritava perché è tanto bravo, e si è fatto benvolere dai superiori. Io se non vengo ancora è perché non hanno ritenuto opportuno ancora mandarmi, visto che vi sono altri che hanno precedenza su me, a causa del tempo che mancano da casa.

Merlin ti parlerà di me, e vedrai che ti dirà in maniera da farti parere che io non sia qui, ma con voi tutti. Ti ringrazio tanto per il pacco inviatomi e per quello che dici di avere in spedizione.

Il primo non mi è ancora pervenuto, ma non tarderà, essendo da ben 22 giorni in viaggio. Te ne darò ricevuta appena lo avrò; a mezzo Merlin vi ho mandato il libro regalatomi dalla maestrina di Roma, ora trasferita a Pesaro, Rina Zamagni2; lo avevo detto che ve lo inviavo, ma mai ho avuto occasione di poterlo fare. Mi direte se è bello. Parla tutto della vita giapponese e pare di viverla in esso.

Mi rincresce che il postino sia triste quando vede che ricevete posta da me, perché pensa a Sabino3, che non ha ancora scritto. Povero Fornas4 ! E nasconde questo suo turbamento con un sorriso malato. Ti prego di porgergli tutti i miei saluti, e l’augurio, che è certezza, che il caro Sabino scriverà. Vedrai, che se lo dico io porto buona ventura, e presto avrà sue notizie.

Avevo già appreso che avete comperato i sei pulcini, allo scopo di allevarli e avere così della buona carne. Mi rincresce che uno di essi sia morto. Al pensiero però, permettimi di dirlo, di doverne mangiare qualcuno quando verrò io, mi rincresce, perché mi pare di mangiare una personcina cara che ha vissuto con me a lungo. Chissà perché ho queste idee stupide !

Apprendo che papà deve fare tanta strada a piedi per andare al lavoro, dato che non sempre trova i tram. Io seguo sempre con ansia le notizie del bombardamento di Torino5, e ti pregherei di volermi scrivere, il giorno dopo (voglia Dio che non succeda più) del bombardamento, perché sono in pena. Possa fare affidamento su ciò ?

Avete avuto i vaglia del mese di Giugno, va bene. Ora domani porterò alla posta quello del mese di Luglio, per un importo di novecento e più lire, essendo compreso in esso il premio in denaro in luogo di licenza non fruita durante l’anno 1942-43. Mi darete poi a suo tempo notizia del ricevimento di questo, e spero che vi sia di aiuto nelle difficoltà della vita quotidiana. Come vedete, tutto quello che posso, faccio, perché il mio più grande pensiero è la vostra tranquillità, cara sopra ogni cosa al mondo.

Hai avuto il portafoglio che avevo ordinato e pagato a mezzo vaglia ad una ditta di Bologna ? Spero di si, e caso mai lo includerai nel pacco, perché mi serve. Ti pregherei anche di un favore: Quando ritornò il cugino di Mary dalla licenza, mi portò un paio di occhiali da sole, che poi si sono rotti, e non li ho ancora pagati. Mi ha detto l’importo solo ieri, e ti prego di fare avere le 60.= lire che devo, alla amica di Wally; che poi le farà avere ai famigliari di suo cugino.

Ti ringrazio per la lunga lettera, e con tutto il mio affetto ti bacio e abbraccio, e con te cara mamma, anche papalino e sorelline.

Ciau,

tuo Dino

1 Amico di Dino anche nel dopoguerra

2 Madrina di guerra di Dino

3 Probabilmente un amico alpignanese di Dino

4 Molto probabilmente il postino, padre di Sabino di cui alla nota (3)

5 Il 13 luglio 1943 vi fu il più drammatico bombardamento su Torino in termini di vite umane, con 792 morti. Per dare un’idea il secondo più grave bombardamento si ebbe l’8 dicembre 1942 e causò 212 morti.

6 giugno 1943

P.M.29, 6 giugno 43

Carissimi,

Oggi è domenica, e quindi vi scrivo, come tutte le domeniche, per tenervi informati della mia probabile partenza. Oggi ancora purtroppo debbo dirvi che non vi è ancora nulla in vista, dato che domani partiranno pochissimi. Aspetterò dunque ancora questa settimana, e domenica prossima potrò ancora dirvi qualcosa di preciso.

Come dettovi nella mia precedente, si tratta di aspettare qualche settimana, e poi verrò, dato che me lo hanno promesso, e so che se dicono una cosa è perché hanno la certezza di mandarmi, e poi non vedo la ragione di non mandarmi. Tutto sta, come dissi, nel vedere se vi sono partenze in settimana. Ieri ho avuto una lettera di mamma, che attendevo, e ne sono stato contento. Vedo da essa che anche voi capite che la mia lunga lontananza è portata da cause di forza maggiore, e che bisogna considerare questo, e che sto compiendo il mio dovere in un luogo lontano e nel quale bisogna che tutti noi siamo vigili e perciò, bisogna che anche voi sappiate questo, e pensandovi, pur soffrendo, siate sicuri che il vostro soldato è con voi, e che se potesse, verrebbe a darvi pace, ma se attende, è perché deve attendere che venga il suo turno, non lontano; tante volte avrei potuto dirvi che ero in procinto di venire a casa, ma sempre mi tenni questo desiderio in cuore, perché sapevo benissimo che avrebbe potuto portarvi a facili illusioni. Ora, se vi dico che verrò presto, è perché ne ho la certezza.

Ho saputo che Mary1 voleva la fotografia mia fatta a Torino in Po, e ho mandato a Wally la negativa, per farla ristampare, così non avrete da privarvi di fotografie mie, e anche io non voglio che ne restiate privi. Domani andrò a fare la solita gita, e cercherò di fare il possibile di immergermi in mare e fare un bel bagno. Passerò certamente una bellissima giornata, dato che il tempo qui è sempre bellissimo, con un sole che spacca le pietre.

Stasera andrò in piazza a sentire la musica, e poi se potrò avere il permesso, anche al cinema. Così passerò bene la serata, e domani ricomincerò la settimana, lietamente. Non state in pensiero per me, perché sto molto bene in salute e non mi manca niente.

Mi mancate solo voi, ma presto non più, e quindi, perché rattristarsi? Ricevete tanti baci cari dal vostro Dino.

1 Amica della sorella Wally

30 marzo 1943

P.M. 29 li, 30-3-1943

Carissimo papà,

dopo tanto tempo che non lo faccio, voglio scrivere a te solamente, voglio avere un colloquio con te, perché anche tu mi scrivi sovente, ed io, da gran lavoratore, scrivo solamente a tutti voi insieme, e non mai a te solamente. Ogni tanto, però, come stasera, posso farlo, ed allora, molto volentieri mi dedico a questa piacevole bisogna.

Per prima cosa, debbo dirti che mi fa piacere che mangi tante belle insalatine primaverili con l’olio che ti ho mandato io, e che fai scorpacciate di ravanelli e tanti altri ortaggi. Certamente ti farà bene tutto questo, e perciò coraggio !

Ho saputo della tua indisposizione alla mano destra, e mi ha fatto tanto dispiacere questo, ma spero che oramai tutto ti sia passato, per poter lavorare tranquillo, e per non soffrire.

Quel bel tomo che veniva a fare dei danni dove lavori tu, non è poi più venuto ?

A proposito di lavoro: Mi ricordo ogni tanto di mandare i saluti agli amici della cava, o a quelli di S.Ambrogio, e mi rispondono sempre. Mi fa piacere che si ricordano di me, e se verrò presto a casa, andrò a trovarli tutti. Ho in progetto tante belle gite, che poi magari non farò, perché se ne fanno di progetti, quando si deve venire, come feci io quando venni nel ’41, ma poi, tante cose insospettate impediscono di realizzarli. Comunque, vedremo !

In questi giorni sono affacendato moltissimo a causa degli stipendi di fine mese, e dei documenti periodici, ma verso i cinque di aprile tutto si calmerà per due o tre giorni, tanto quanto basta per permettermi di riposare abbastanza, e per scrivervi più sovente. Non sono però mai scontento di questo, perché il mio lavoro lo faccio con bravi compagni, e tutto procede in perfetta armonia, e con la massima speditezza.

Mi ricordo ogni tanto i tempi in cui si facevano gli specchi per il pagamento del cottimo agli operai, o le paghe, e che tu lavoravi alla domenica, per poter terminare il gran lavoro. Come vorrei essere con te per aiutarti, e darti riposo! Alla domenica, anche, perché oramai sono abituato a lavorare anche la festa, sempre, e non mi pare sacrificio. La vita militare insegna molte cose che a casa non si possono apprendere. Insegna anche lo spirito di sapersi sacrificare per un ideale, di essere regolari nel lavoro, come nel riposo, e la vita procede normale, piena di monotonia se vogliamo, ma anche piena di soddisfazioni.

Mi ricordi nella tua lettera precedente, che erano tre anni al dodici marzo che manco da casa. E’ vero; bisogna essere felici di ciò, perché se sono passati tre anni, ne passerà ancora uno o due, ma poi ritornerò a casa, e tu sarai contento. Pensa dovessero ancora passare! Tutto è relativo nella vita, e quello che è passato, ritornerà migliore ancora.

Ogni tanto mi viene un dubbio nella mente: penso che forse quest’anno scade il contratto che avete con il padrone della casa. E’ vero? E poi dove andrete ad abitare? Ditemi qualcosa di preciso, che mi farei piacere.

Mi rincresce che devi coltivare l’orto, e che non sia possibile trovare chi ti aiuta. So che è grande, e che per tenerlo in ordine ci va fatica. Vorrei potere essere io a casa, e lo terrei bene, e verrebbe pieno di ogni grazia di Dio. Se verrò comunque a casa prima dell’inverno, mi fai il favore di dire a mamma, avendo dimenticato di dirglielo nella lettera, che mi ha meravigliato il fatto che le fisarmoniche costino 60 lire, mentre prima costavano dieci. Così avete speso la bellezza di 60 lire per la fisarmonica inviatami? Mi rincresce che vi siate privati di soldi che a voi potevano tornare utili, e devo constatare una volta di più che siete tanto bravi.

La macchinetta che mi hai mandato funziona perfettamente, e mi serve moltissimo, perché qui i fiammiferi costano cari, e poi è molto più comodo accendere dalla macchinetta, che è comoda e piccola.

Non vai più a fare delle scampagnate, o nei boschi su verso Magnetti a cogliere le castagne, o le nocciole, o i funghi alla Perosa1? Desidero tanto andarvi io, e spero che quando verrò, se non avrai altri impedimenti, vi andremo, come quando ero piccolo, e non avevo mai voglia. Però ora ne ho tanto voglia, e ripenso con melanconia a quei giorni quando mi facevi alzare alle quattro, e salivano per il Musinè ad incontrare i raggi del sole nascente. Come vorrei rivedere i bei funghi reali, che raccoglievamo (o compravamo) in quel di Casellette !

E per lo stipendio ? Non si sa ancora niente, o avete già avuto il mandato di riscossione ? Tenetemi informato; mamma nelle due lettere ricevute oggi, non accenna a questo. Penso che probabilmente avrete avuto quanto vi spettava, perché altrimenti mi avrebbe detto che non avete avuto niente, essendo oggi la fine del mese. Spero dunque in bene, e che il ritardo sia causato dal non aver presentato a tempo la dichiarazione del Comando che mi trovo tuttora qui.

Se hai occasione di vedere gli amici di S.Ambrogio, salutameli; e di Romitelli2 non hai saputo più niente ? Saluta anche tanto il Comm. Ainardi3, che ricordo sempre perché era tanto un bravo uomo, e il tuo principale Ing. BERNARDI4 che tanto bene ci ha fatto.

Termino, perché temo che la luce vada via, perché sono già le 22;30.

Ti lascio con l’inviarti tanti bacioni cari, e assicurandoti che sempre ti penso, con tanto affetto, e come te tutti voi, cari, che siete sempre nel mio cuore.

Ciau papalino! Tuo Dino

1 Località di Alpignano che costeggia la ferrovia Torino-Bardonecchia, a cui corrisponde l’attuale via Perosa che inizia dopo il sottopasso pedonale che si trova al termine di via Marconi.

2 Amico di Dino

3 Ex datore di lavoro di Dino

4 Probabilmente un dirigente della ditta Manifattura fratelli Bosio di Sant’Ambrogio dove Luigi, padre di Dino, era stato assunto dopo il licenziamento da parte della ditta Rotunno che gestiva una cava sempre a Sant’Ambrogio

11 marzo 1943

P.M.29 li, 11-3-43

Cara mamma,

ho ricevuto in questo momento la tua lettera di domenica 4 corr., nella quale mi dici di avermi spedito una cartolina da Torino, nella quale mi davi comunicazione della compera dell’impermeabile per me. Mi ha fatto tanto felice questa notizia, perché lo desideravo proprio, e non so come ringraziarti, e con te papà, che certamente è stato uno dei principali artefici, con te, della compera.

Grazie infinite dunque; il solo pensiero che mi preoccupa è il pensare che forse avreste dovuto fare dei sacrifici per me, per comprarmelo, e vi sarete privati di qualcosa voi. Non vorrei assolutamente che fosse così, perché vi voglio sapere sempre con tutto ciò che vi necessita. Non desidero altro che venire presto, e provare l’impermeabile, che certamente sarà bello, perché la mia mamma ha molto gusto, e poi conosce molto bene il suo rampollo per saper cosa scegliere. Sono contento altresì di sapere che questo mese vi pagheranno gli stipendi del mese passato e del mese prima, che era stato in arretrato a causa del mancato invio del certificato. Per la prossima volta provvederò a mandarlo con almeno venti giorni di anticipo, così non avrete ad attendere molto per percepire i soldi.

Mi rincresce quanto mi dici nella lettera, perché vorrei saperti tranquilla, ma abbi pazienza, che tutto passa, e anche le cose che sembrano insolubili troveranno una soluzione.

A questo mondo bisogna avere della filosofia, e solo considerando le cose dal loro lato più tranquillante, si può vederle meno tristi. Con ciò non voglio dire che sia da prendere alla leggera quanto dico, ma voglio saperti lieta come un tempo, e con te, pure papà. Se verrò a casa, voglio farvi felici, per far sì che abbiate a togliere dagli occhi la nuvola di tristezza che purtroppo oggi vi tormenta. Certo che io non vedo di buon occhio la seccante continua presenza, che tu dici, perché amo la mia casa e la sua tranquillità.

Spero però che tutto si sistemerà presto, per il bene mio e vostro.

Oggi è domenica, e andrò a vedere il film “Mamma” che vidi già ieri sera. E’ in versione tedesca, ma lo rivedo volentieri, perché ho assistito alla sua rappresentazione nel ’41 quando venni l’ultima volta a casa, e poi mi sembra di rivederti, perché quando assistevo alla sua proiezione a Rivoli, pensavo a te, cara mamma, che tanto bene ci vuoi, e che faresti tutto per saperci felici. Ma io pure farei qualunque cosa per te e per voi tutti, e lo sai pure. Termino, con il ringraziarti ancora una volta per l’impermeabile, e se non sono curioso, quanto costa?

Baci cari e affettuosità a tutti.

Tuo Dino

28 gennaio 1943

P.N.29 li, 28-1-43

Carissimi,

questa sera sono di servizio, e vi scrivo, per rispondere anche alle vostre due ultime lettere ricevute. Per prima cosa debbo dire che le lettere dove mi si dava ricevuta dei vaglia, le ho ricevute tutte, ma ripetevo la domanda, non ricordandomi bene. ora sono tranquillo. Poi ho letto del trattamento riservato alla nonna dagli zii, e mi ha fatto molto male questo, perché sembrava che avessero cominciato ad agire meglio nei riguardi dei parenti. Si vede che pensano sempre male delle azioni che fanno gli altri, se hanno pensato che mamma potesse interessarsi della nonna, al solo scopo di carpire loro le poche sostanze che possiede. Siamo poveri come tanti oggi, ma abbiamo tanta ricchezza morale da farne a meno dei quattro soldi di una povera vecchia. Io non so proprio capacitarmi come si possa pensare cosi.

Ho ricevuto anche la cartolina di Pinuccia1 da Castello di Annone, che mamma aveva unito nella lettera. Povera Pinuccia! Crede che io sia in licenza, mentre sono ancora qui. E’ sempre stata tanto brava con me, e se venissi a casa, andrei di certo a trovarla. Ti ricordi mamma, quando abitavamo in borgo S. Paolo, e mi dicevi, quando uscivo, che andavo a trovare la sartina? Andavo semplicemente a Trovare Pinuccia. Ma ora i tempi sono cambiati e ognuno ha cambiato anche idea. Ciò non toglie che mi scriva sempre e abbia tanto affetto per me. Vi ringrazio per intanto di avermi mandato la lettera, perché mi erano ritornati gli auguri di buon anno fattile, e credevo che fosse accaduto qualcosa.

Giovannitti2 vi saluta tutti, così Lucia3, che ho visto dopo ben quattro mesi. La vita qui prosegue come al solito fra ufficio e letto, ma non posso dire di stare male. Anzi ogni tanto vi è qualche film italiano. Ultimamente hanno dato Villa da vendere, e mi è piaciuto moltissimo, era interpretato da Vera Carmi e Amedeo Nazzari. Giorni addietro avrei dovuto andare ad Atene per servizio, e lo speravo proprio, perché su venti cinema almeno sedici proiettano film italiani, ma alla fine è andato un altro al mio posto, e ho dovuto rinunciare. Stasera in ufficio vi è una luce fortissima, perché ho comprato una lampadina da cento candele, e così si può lavorare meglio. Fa un bel caldo, e la notte, lasciato il letto nell’altra stanza, dormo di fianco alla stufa, e fino la mattina sto bene. La notte scorsa è venuta la seconda nevicata, e tutto si è gelato istantaneamente. Avreste dovuto vedere nella piazza qui davanti che slittate la mattina! Più di una persona è andata a terra.

Giorni addietro ho avuto anch’io la notizia della caduta di Tripoli, che dopo tanto combattere, ha dovuto essere evacuata! Mi ha fatto impressione, perché mi pare che siano andati in casa mia i nemici. Dopo tanti anni di vita laggiù! Ma ritorneremo, siatene certi, e allora sarà più bello, la ameremo di più la nostra cara città lontana, allora impareremo che attraverso la sofferenza, si apprezza maggiormente ciò che ci è negato. Voglio che siate sempre bene, perché così sono felice.

Oggi doveva arrivare la latta piena di olio, e non appena la avrò, mi farò premura di mandarvela. E’ questione di giorni. Intanto aspetto la conferma del vaglia di lire 200 speditovi ultimamente. Domani la posta militare spedirà l’ultimo di 320 lire, della decade di Gennaio. Vi ho spedito già anche il modello per il pacco che mi spedirete in Febbraio.

Sto sempre ottimamente bene, e vi penso con tanto affetto.

Ricevete tanti bacioni cari, a mille.

Vostro Dino

1 Amica di famiglia, probabilmente di età avanzata e di idee non propriamente fasciste, da quanto è possibile desumere dal contenuto della lettera.

2 Amico di Dino, anche nel dopoguerra.

3 Ragazza di Tripolis.

1 dicembre 1942

1 Dicembre 1942

Carissimi,

Siamo già a Dicembre, il mese delle decisioni per quel che riguarda la mia venuta a casa. Fino ad oggi ho la piena assicurazione dei miei superiori, che non appena riapriranno i turni (e non dovrebbe essere fra molto) verrò. Bisogna quindi pazientare, e in fondo avremo la gioia di rivederci. Ho ricevuto ieri il pacco da due chili, contenente le lamette, la marmellata, il cioccolato, il dentifricio, la crema, il lucido, la brillantina e la colonia. Pure le caramelle, che mi sono piaciute molto, dopo tanto tempo che non le gustavo. Sono ora in attesa delle lattine che cercherò di fare in modo di riempire di olio. L’ultimo pacco speditomi, giungerà certo per Natale.

Vi ringrazio di cuore per tutta la grazia di Dio che ho ricevuto, e per tutto quello che avete inviato dopo. Io non so come darvi qualcosa in cambio della vostra infinita bontà. Basta il mio affetto senza fine?

Sono due giorni che non esco, perché ho avuto molto da fare. Domani poi sono di servizio, quindi non se ne parlerà. Sono contento lo stesso, perché sbrigo pure la corrispondenza che ho in arretrato, così Asti, Pesaro, Torino, dove le numerose amiche attendono ansiosamente nuove. Stamattina mi è venuto in mente, non so come, che ai dodici di questo mese ho già ventitrè anni. Che vecchione! mi pare impossibile di aver vissuto tanti anni così.

Sono in attesa della vostra dove mi dite che è giunto il pacco per Wally e Nana1 (naturalmente pure per papà e mamma). Ho fatto quello che potevo e spero che vi piacerà il contenuto in fichi ed uva passa. E’ ciò che si può trovare sul mercato. Sto benissimo, e così spero di voi.

Sperando di presto riabbracciarvi, con tanto affetto vi bacio Dino

1 Soprannome della sorella Silvana