30 marzo 1943

P.M. 29 li, 30-3-1943

Carissimo papà,

dopo tanto tempo che non lo faccio, voglio scrivere a te solamente, voglio avere un colloquio con te, perché anche tu mi scrivi sovente, ed io, da gran lavoratore, scrivo solamente a tutti voi insieme, e non mai a te solamente. Ogni tanto, però, come stasera, posso farlo, ed allora, molto volentieri mi dedico a questa piacevole bisogna.

Per prima cosa, debbo dirti che mi fa piacere che mangi tante belle insalatine primaverili con l’olio che ti ho mandato io, e che fai scorpacciate di ravanelli e tanti altri ortaggi. Certamente ti farà bene tutto questo, e perciò coraggio !

Ho saputo della tua indisposizione alla mano destra, e mi ha fatto tanto dispiacere questo, ma spero che oramai tutto ti sia passato, per poter lavorare tranquillo, e per non soffrire.

Quel bel tomo che veniva a fare dei danni dove lavori tu, non è poi più venuto ?

A proposito di lavoro: Mi ricordo ogni tanto di mandare i saluti agli amici della cava, o a quelli di S.Ambrogio, e mi rispondono sempre. Mi fa piacere che si ricordano di me, e se verrò presto a casa, andrò a trovarli tutti. Ho in progetto tante belle gite, che poi magari non farò, perché se ne fanno di progetti, quando si deve venire, come feci io quando venni nel ’41, ma poi, tante cose insospettate impediscono di realizzarli. Comunque, vedremo !

In questi giorni sono affacendato moltissimo a causa degli stipendi di fine mese, e dei documenti periodici, ma verso i cinque di aprile tutto si calmerà per due o tre giorni, tanto quanto basta per permettermi di riposare abbastanza, e per scrivervi più sovente. Non sono però mai scontento di questo, perché il mio lavoro lo faccio con bravi compagni, e tutto procede in perfetta armonia, e con la massima speditezza.

Mi ricordo ogni tanto i tempi in cui si facevano gli specchi per il pagamento del cottimo agli operai, o le paghe, e che tu lavoravi alla domenica, per poter terminare il gran lavoro. Come vorrei essere con te per aiutarti, e darti riposo! Alla domenica, anche, perché oramai sono abituato a lavorare anche la festa, sempre, e non mi pare sacrificio. La vita militare insegna molte cose che a casa non si possono apprendere. Insegna anche lo spirito di sapersi sacrificare per un ideale, di essere regolari nel lavoro, come nel riposo, e la vita procede normale, piena di monotonia se vogliamo, ma anche piena di soddisfazioni.

Mi ricordi nella tua lettera precedente, che erano tre anni al dodici marzo che manco da casa. E’ vero; bisogna essere felici di ciò, perché se sono passati tre anni, ne passerà ancora uno o due, ma poi ritornerò a casa, e tu sarai contento. Pensa dovessero ancora passare! Tutto è relativo nella vita, e quello che è passato, ritornerà migliore ancora.

Ogni tanto mi viene un dubbio nella mente: penso che forse quest’anno scade il contratto che avete con il padrone della casa. E’ vero? E poi dove andrete ad abitare? Ditemi qualcosa di preciso, che mi farei piacere.

Mi rincresce che devi coltivare l’orto, e che non sia possibile trovare chi ti aiuta. So che è grande, e che per tenerlo in ordine ci va fatica. Vorrei potere essere io a casa, e lo terrei bene, e verrebbe pieno di ogni grazia di Dio. Se verrò comunque a casa prima dell’inverno, mi fai il favore di dire a mamma, avendo dimenticato di dirglielo nella lettera, che mi ha meravigliato il fatto che le fisarmoniche costino 60 lire, mentre prima costavano dieci. Così avete speso la bellezza di 60 lire per la fisarmonica inviatami? Mi rincresce che vi siate privati di soldi che a voi potevano tornare utili, e devo constatare una volta di più che siete tanto bravi.

La macchinetta che mi hai mandato funziona perfettamente, e mi serve moltissimo, perché qui i fiammiferi costano cari, e poi è molto più comodo accendere dalla macchinetta, che è comoda e piccola.

Non vai più a fare delle scampagnate, o nei boschi su verso Magnetti a cogliere le castagne, o le nocciole, o i funghi alla Perosa1? Desidero tanto andarvi io, e spero che quando verrò, se non avrai altri impedimenti, vi andremo, come quando ero piccolo, e non avevo mai voglia. Però ora ne ho tanto voglia, e ripenso con melanconia a quei giorni quando mi facevi alzare alle quattro, e salivano per il Musinè ad incontrare i raggi del sole nascente. Come vorrei rivedere i bei funghi reali, che raccoglievamo (o compravamo) in quel di Casellette !

E per lo stipendio ? Non si sa ancora niente, o avete già avuto il mandato di riscossione ? Tenetemi informato; mamma nelle due lettere ricevute oggi, non accenna a questo. Penso che probabilmente avrete avuto quanto vi spettava, perché altrimenti mi avrebbe detto che non avete avuto niente, essendo oggi la fine del mese. Spero dunque in bene, e che il ritardo sia causato dal non aver presentato a tempo la dichiarazione del Comando che mi trovo tuttora qui.

Se hai occasione di vedere gli amici di S.Ambrogio, salutameli; e di Romitelli2 non hai saputo più niente ? Saluta anche tanto il Comm. Ainardi3, che ricordo sempre perché era tanto un bravo uomo, e il tuo principale Ing. BERNARDI4 che tanto bene ci ha fatto.

Termino, perché temo che la luce vada via, perché sono già le 22;30.

Ti lascio con l’inviarti tanti bacioni cari, e assicurandoti che sempre ti penso, con tanto affetto, e come te tutti voi, cari, che siete sempre nel mio cuore.

Ciau papalino! Tuo Dino

1 Località di Alpignano che costeggia la ferrovia Torino-Bardonecchia, a cui corrisponde l’attuale via Perosa che inizia dopo il sottopasso pedonale che si trova al termine di via Marconi.

2 Amico di Dino

3 Ex datore di lavoro di Dino

4 Probabilmente un dirigente della ditta Manifattura fratelli Bosio di Sant’Ambrogio dove Luigi, padre di Dino, era stato assunto dopo il licenziamento da parte della ditta Rotunno che gestiva una cava sempre a Sant’Ambrogio

25 marzo 1943

p.m. 29 LI, 25-3-43

Carissimi,

Oggi non ho ricevuto vostra posta, ma ieri ho avuto una lettera di papà e mamma. Quindi, si può dire, ogni giorno ricevo vostra posta, e tutto, come vedo, va bene, eccetto per lo stipendio della Previdenza sociale, che al 20 del mese, non aveva ancora mandato niente. Spero bene che adesso abbia già pagato quanto vi spetta, altrimenti bisognerebbe agire e senza esitazione, perché in queste cose delicatissime, bisogna non indugiare, visto che col denaro non si scherza mai.

Mi auguro dunque, che tutto si sia sistemato, per la tranquillità vostra e mia, e così mese per mese tutto procederà normalmente. Non può darsi che abbiano qualche altra grana con l’Ing. Rotunno1 ? L’altra volta era per questo, e chissà che anche questa volta….

Quello che mi fa piacere, è il sapere che lo stesso giorno nel quale mamma aveva scritto, era arrivato il pacco mio. Non credevo neppure lontanamente che fosse arrivato così celermente, ed è una vera fortuna per voi, così avete per un poco di tempo l’olio necessario. Mi pare, dalla lettera di mamma, di vedere papà entrare in casa la sera; mi pare di vederlo entrare in cucina, e di vederlo guardare il pacco con gli occhi sorpresi. Caro papà. Se potessi avere possibilità di fare di più per voi, lo farei, ma sono anch’io nelle condizioni di fare quel poco che posso, date le condizioni di mancanza di generi alimentari anche qui. Quello che si può mandare (olio) è frutto di lunghe preparazioni per le lattine, la cassetta, e poi per trovare l’olio dopo avere fatti tanti risparmi. L’importante, come dico, è di sapervi contenti e che non vi manchi l’indispensabile per poter preparare il mangiare alle due care sorelline, che immagino, avranno sempre una fame da lupi. E poi anche per darvi, sia pure lievemente un aiuto dal lato finanziario.

Vi ringrazio per il pacco che mamma mi vuole mandare, e che vi raccomando però non deve pesare eccessivamente sul vostro bilancio famigliare, altrimenti non mandatemelo, preferisco così, sono più contento.

Oggi ho ricevuto una lettera di Mary, l’amica di Wally, e mi ha mandato una sua fotografia, che mi ha fatto tanto piacere. Mi ha anche detto che suo cugino, doveva andare da lei, come ho constatato in fondo alla lettera, dalle due righe aggiunte da lui. Dice pure che se avete qualcosa da dargli, lui ben volentieri me la porterà. L’accendisigari di papà funziona a meraviglia, e quando verrò a casa, lo porterò, che probabilmente gli servirà, e poi è un mio ricordo, e voglio che sia conservato da lui. Io qui posso anche perderlo, non si sa mai.! Domani farò, molto probabilmente, delle fotografie, che vi manderò. Sono intanto contento che mamma abbia ricevuto la fotografia al tavolo di lavoro. Non è un capolavoro di arte fotografica, ma in complesso non c’è proprio male, no? Oggi a mezzogiorno abbiamo suonato il grammofono in terrazza, e abbiamo fatto fra noi, qualche giro di danza, ma innocentemente. E’ stato uno svago breve, perché poi siamo riandati in ufficio. Vi era un sole magnifico, e una giornata più che primaverile. Domani sarà ancora una bella giornata così, molto probabilmente, e andrò a passare qualche quarto d’ora a mezzogiorno, al sole. Prego Wally di scrivere a Mary, perché me lo dice ancora. Birbante d’una Giga2, che si dimentica delle amiche, poi brave come quella ! Vi lascio, perché è tardi, e nel lasciarvi, vi bacio tanto, con affetto. Vostro

Dino

1 Proprietario della cava di Sant’Ambrogio dove lavoravano Dino e suo padre Luigi

2 Soprannome della sorella Wally

12 novembre 1942

Tripolis 12 Novembre/XX

Cara mamma,

Adesso, non saranno che 10 minuti, ho ricevuto la tua lettera del 5.11, nella quale mi dici che ti daranno altre 120 lire del viaggio la prossima volta che prendi il sussidio. Strano davvero il dare in due volte quello che si potrebbe in una. E se poi non fossi andata a reclamare? Lo vedevi?

Spero che d’ora innanzi non ci sia bisogno di insistere, ma in ogni caso ho imparato che bisogna pestare finché c’è tempo. Anche per i soldi del viaggio, se non ero io ad avvisarti, (e giustamente tu non potevi saperlo) quei signori non si sarebbero scomodati a dirtelo. E poi perché? Non li mettono mica di loro tasca, no?

Da molti giorni ho già spedito il modulo per lo stipendio, ma dici che non è ancora arrivato. Credo però che ora sia già in vostra mano.

Ho ricevuto le due fotografie di Torino, e mi piacciono.

Lo sapevo che Wally era arrabbiata per stare a letto! E apprendo con piacere che ora è brava e aiuta! Quando dovessi venire, se avrò soldi, le porterò un regalo. Forse anche prima glielo mando.

Teresina già da una settimana è a Roma, ma non ho ancora il suo indirizzo nuovo. Presto però lo riceverò, spero.

A giorni forse andrò ad Atene, e comprerò l’accendi sigari per papà e per me, che poi manderò per mezzo del mio compagno d’ufficio che a giorni verrà a casa e passerà a trovarvi.

Riguardo a un possibile cambio, non c’è da farsi illusioni. In questo momento in cui tutta la Patria è impegnata in una lotta per la vita, tutte le energie debbono essere in linea per vincere.

Ora ricevo sovente posta, e ne sono lieto. E ti ringrazio per tutto il pensiero che hai di rendermi meno tristi queste ore.

Ricevi tanti baci cari da Dino

Caro papà,

Sono a ringraziarti per tutto quanto fai per ottenere la corresponsione dello stipendio civile. Quando potrai averlo, pensa che sono tutti soldi da mettere via, che possono sempre venir utili. Anzi, verranno bene sicuramente.

Ricevo sovente tue nuove, e ciò è motivo di gioia per me.

L’essenziale è che tutti siate bene in salute, e così tutte le cose brutte passano.

In una mia lettera precedente ti chiedevo se potevi mandarmi qualche pacchetto di Mentola. Ora se non lo hai ancora mandato, ti prego di farlo, che ti manderò poi i soldi.

Qui fa ancora bel tempo e caldo, e in cava? Sarà il polo nord, con quel venticello che spira!

E gamba di legno1?

Salutami tanti tutti, e stai in guardia contro il freddo.

A giorni ti manderò l’accendisigari e pietrine. Dimmi poi se ti è piaciuto. Ricevi tanti baci da

Dino

Ciau Silvana, ciau Wally. Saluti a Ezio, Alina, la signorina di Bruere2.

1 Si presume sia il nomignolo con cui Dino e suo padre Luigi chiamavano il direttore della cava di S.Ambrogio

2 Tutte e tre queste persone sono sconosciute, l’unico ad essere citato un’altra volta è Ezio, il 20/9/1941

13 aprile 1942

Posta Militare 29/P.,li 13 aprile 1942

Carissimi,

Questa sera, prendo la eroica decisione di scrivere a casa ! Tutti siamo presi da un certo non so ché che si potrebbe chiamare pigrizia. Quando si prende in mano la carta, si deve desistere, perché non vengono le idee o perché la mano non vuole farsi guidare come vogliamo. E questo perché?

Perché la sera si è assonnoliti e stanchi, e malgrado il dolce desiderio che si ha di dire due parole belle ai propri cari, di isolarsi a caro colloquio con loro, si è facile preda del sonno. Gran parte di questa pigrizia deriva dal fatto che si dorme su dei lettini comodi, se non proprio soffici. E verso le nove della sera, cioè l’ora nella quale stò scrivendovi, si sente un pesantore alle palpebre che difficilmente si vince. Ma non conta tutto ciò, perché è troppo grande il desiderio che ho di parlarvi, di dirvi di me, di chiedervi di voi. Da quattro giorni, ora che la posta aerea arriva giornalmente, (caso strano che proprio io non ricevo) sono sempre in vana tensione nervosa. So però che voi mi scrivete, ed è questione di giorni, e tutto si accomoda perché non state molto tempo senza dirmi qualcosa, ma da Teresina, credo sempre di ricevere, con il risultato che sapete. Allora domani spero di sapervi bene, e che abbiate passato una buona Pasqua.

Ieri era domenica, e sono andato un poco a zonzo a fare il fannullone; soprattutto a vedere il passeggio delle signorine e dei giovinotti che si prendono il cocente sole di questa magnifica stagione. E così è passata buona parte della giornata. Poi al pomeriggio c’era la rivincita della partita fra il Comando (che siamo noi) e il Reparto Comando di Reggimento nostro tenace antagonista, per rifarsi della sconfitta che ha subita domenica scorsa per 3 a 1 . Ho fatto tanto tifo, e alla sera non avevo fiato per parlare. Avrei dovuto giocare anche io, ma non ho voluto farlo perché sono fuori allenamento, e appena gioco mi sento tutto indolenzito. Se questa estate faranno le gare di nuoto al mare, vi parteciperò e sono sicuro di ottenere un risultato ottimo. Stasera sono uscito con dei miei amici e siamo andati a mangiare dei carciofi al sugo. Non fa bisogno di dire che costano, in valuta italiana molto cari, ma come vi dissi in una mia precedente, qui non conta niente il denaro. Comunque spero di potere alla prima occasione, mandare un vaglia di un centinaio di lire, anzi, forse domani stesso. Per l’olio, sono sempre in attesa di trovare una latta, perché il più importante è trovare il recipiente, e poi tutto viene facile. Spero di trovarne un paio di quelle che contengono nove chili, all’incirca, che ho già mandato. Abbiate pazienza, che tutto, come la prima volta, si appianerà. E ditemi, ne avete consumato già tanto del primo? E per gli arretrati dello stipendio, è arrivato il mandato? La prima parte di 2800 lire all’incirca la avete presa, ora spero che, essendo già al 14 domani, lo avrete il resto ! E per papà; come si è aggiustata la faccenda ? C’è la speranza di un qualcosa di buono ?

Spero in bene, e sarò tanto felice quando saprò che è sistemato bene e tranquillamente, senza cave1 per la testa ! Finendosi la lettera, vogliate ricevere tanti baci cari, e abbracci dal vostro Dino.

Dino

1 Nel senso che ha terminato il lavoro presso la cava di Sant’Ambrogio di Torino.

21 marzo 1942

P.M.29/P. 21. Marzo 1942 XX°

Carissimi,

Ieri ho avuto occasione di leggere per la seconda volta una circolare che parla delle miniere e dei dirigenti e maestranze di esse. Se la Ditta presso la quale ero impiegato, può dichiararsi miniera, allora mi concedono di venire. Papà potrebbe rivolgersi Commissariato fabbricazioni di guerra, che gli può dare gli schiarimenti necessari.(Via Arcivescovado-Torino). Un mio amico del Comando, che lavorava in una azienda di miniere, ha già in atto le pratiche per avere parecchi mesi di licenza rinnovabili. Se vi fa comodo, vi manderò il numero del telescritto del Ministero, ma credo che così basti, perché al Commissariato per le Fabbricazioni di guerra a Torino, sapranno dirvi certamente tutto. Dunque, il Commendator Ainardi1 o l’Ingegnere2 che mi avevano con loro, potrebbero dirvi se mi spetta questo periodo di licenza per lavoro.

Oggi è il primo giorno di primavera, ma non sembra, dato che vi è il cielo coperto dopo le belle giornate passate, e dopo che faceva caldo, mentre oggi sembra tornato l’inverno. L’altro ieri ho ricevuto un vaglia dello zio Peppino3 e della zia Margherita4, per un importo di lire 200,=. Oggi li ringrazio, perché non ho potuto farlo prima, come non ho potuto prima scrivere a voi.

Certo che per me è un bel sollievo, avendo ancora qualche debituccio, che così pago. Ai 31 del mese o prima, vi manderò un vaglia di lire 200,= così riavrete quei due vaglia che mi avete mandato, e che, malgrado siano stati per me un bene, e mi abbiano fatto piacere, perché mi hanno detto del vostro affetto, mi è rincresciuto tenere, sapendo quanto anche voi abbiate bisogno dei soldi.

Mercoledì sera siamo andati dalla famiglia dei musicisti, ed eravamo una decina di amici. Quante belle musiche abbiamo sentito, e che cori ! Vi era anche Beccali5, che con la sua solita allegria, ci ha tenuti di buon umore. Il pacco da mezzo chilo non è ancora arrivato, e lo aspetto sempre con ansia. Quello che doveva mandarmi la amica di Roma, non è pervenuto, ma mi è pervenuta una lettera sua, nella quale mi dice che non ha potuto mandarmi il pacco. Il regalo è un bel libro; lo ha comprato dopo avere chiesto consiglio a molti amici, ma alla posta non accettano pacchi di libri per militari. Ora le dico di mandarmi un pacchetto da mezzo chilo, campione senza valore.

Ieri, per il prezzo di quaranta lire mi davano all’incirca nemmeno mezz’etto di thé, come da vostra richiesta. Ho visto che non conviene, perché a quel prezzo, anche voi lo potreste comprare. Sono in attesa di risposta in merito, al fine di decidere se posso o no comprarlo.

La Aspasia6 ieri mi ha mandato un altro mazzo di fiori a mezzo di un bambino, fiori che ho messo qui sul tavolo, e profumano molto. Che matte le donne greche!

Beccali mi ha raccontato della sua licenza, di quando è venuto a casa da voi, e di tutto insomma, di tutti i bei giorni trascorsi a casa in letizia. Io spero sempre che un giorno verrà un’altra licenza,per potermi godere in tranquillità qualche ora a casa, tra voi, e in allegria. A giorni sarà Pasqua, e noi abbiamo in progetto di fare festa con un agnello. Ma l’agnello non vi è ancora. Speriamo in bene!

Per lo stipendio, non sapete ancora niente ? E’ così, io sono sfortunato sotto tutti i punti di vista ! Quando mi faccio mandare un pacco, che agli altri arriva in sette giorni, a me arriva in due mesi, quando faccio una pratica per un qualcosa, ecco che mi capita di doverla fare andare avanti così lentamente. Mi preoccupo per questo, perché so che papà alla fine del mese non sarà più dall’Ingegnere, e perciò a voi farebbero comodo tutti gli arretrati e ogni mese lo stipendio.

Quando ve lo daranno, farò fare una dichiarazione dalla Ditta, con la quale si dichiara che se fossi ora a casa, avendo compiuto 22 anni, dovrei percepire uno stipendio maggiore di quello che mi daranno. Così si potrà avere un aumento.

Intanto mi raccomando di far quello che ancora potete per ottenerlo.

Io sto bene come al solito: Mangio tanto, e mi basta appena la razione giornaliera che agli altri è sufficiente, data la grande capacità del mio capace stomaco. E voi ? State sempre bene?

Non badate se in questa lettera ho scritto più strafalcioni che cose giuste, ma non so che cosa ho in corpo oggi. Forse il sonno derivante dal mangiare copioso. Abbiate tanti baci cari e saluti dal vostro Dino

P.S. Da Teresina ancora niente.

1 Ex datore di lavoro di Dino

2  Ex datore di lavoro di Dino alla cava di S.Ambrogio di Torino

3 Soprannome di Felice Giuseppe Ferrero, fratello di Luigi, padre di Dino

4 Margherita Marmo, moglie di Felice Giuseppe Ferrero

5 Amico di Dino

6 Donna greca già citata nella lettera del 20/09/1941

27 settembre 1941 – 2

A Pregmo Signor
Ferrero Luigi
Cave Gualdoni di
(Torino) S. Ambrogio

Mittente
Ferrero Dino
Caporale
POSTA MILITARE 29/P

Saluti al Sig. Mario,
signora e…cognata

P.M. 29/P 27.9.41

Papalino carissimo,

Questa sera, sera di un po’ di riposo per le mie stanche membra, voglio che tutti voi abbiate un mio pensiero. E così scrivo singolarmente una cartolina. Oggi ho già inviato una lettera che certamente troverai a casa. Ricordo sempre i bei giorni passati a casa, e le brevi soste in essa, quando con te si parlava di tante cose. Penso sempre al mio caro papà, al migliore papà del mondo, e spero di venire presto per far sì che tu abbia un aiuto, e per esserti vicino con tutto il mio affetto.

Ciau caro papà, e ricevi baci e baci dal tuo Dino

27 aprile 1940

Condove li 27.4.40 – XVIII

mamma carissima,

stasera finalmente ti scrivo. Come avrai già saputo da papà che è venuto ieri, avrei dovuto venire ieri sera in ufficio per scriverti. Ma, che vuoi, da soldato non si ha la libertà come la si vuole, o fa comodo, e allora bisogna accontentarsi di quel poco di tempo che si ha disponibile. Stasera, prima che annotti mi sono seduto sulla sedia qua davanti al prato, e con un asse sulle ginocchia scrivo. Da domenica scorsa sono stato sorpreso di come il tempo sia volato. Domani lo è di nuovo, e io però non ho più il permesso, a meno che non avvenga una grazia. Intanto qui si fa in modo che la vitaccia si trascini alla meno peggio. Tra il lavoro e la scuola radio siamo sempre in moto e non sappiamo mai quando possiamo tirare il fiato. Dopo il giuramento1 di domenica, la vera vita militare è cominciata. Le guardie, le punizioni e tante altre simpatiche cose cominciano a fioccare. Io per adesso non sono ancora montato di guardia, e spero che avverrà molto tempo più tardi. Stamane, sono usciti tutti i conducenti, i serventi e specializzati telefonisti per fare l’attacco di batteria. Io invece, come gli altri radiotelegrafisti, sono restato qui, e ci hanno fatto lavorare. Ma malgrado la fatica è venuta ben presto l’ora del rancio. Mentre me ne venivo verso la camerata, un tenente (che è poi quello che mi fa disegnare, che comanda i radiotelegrafisti al comando reggimento), e in più è l’unico ufficiale in confidenza col ns. colonnello, mi ha fermato. Mi ha chiesto se volevo andare con lui al comando reggimento, e io ho risposto di sì. Sai perché? Perché ho sentito che a chi gli va a genio da i permessi. E lui mi ha detto che parlava in giornata al colonnello. Spero di poter riuscire ad andare al comando; sarei il più felice della terra. Molti avrebbero voluto avere una così grande fortuna, e invece è toccata a me. Oggi alla lezione della radio, quando è toccato a noi tutti e agli anziani di essere interrogati sulla radio e sui suoi circuiti, sulla composizione e sulle valvole di un apparecchio, mi ha chiamato e mi ha fatto spiegare a tutti un sacco di cose. Poi mentre gli altri erano a lezione mi ha fatto fare della contabilità, e di ogni cosa di cui ha bisogno si rivolge a me. Non so se tu sai che è in corso di approvazione la proposta per la mia promozione a artigliere scelto. Ho già trovato dei gradi rossi da caporalmaggiore, dai quali staccherò due lasagnette non appena avrò letto nell’ordine del giorno il mio nome.

Al mio caro amico Enrico non ho ancora risposto perché non ho potuto. Ma digli che mi perdoni, che o lunedì o martedì andrò a S. Ambrogio a scrivergli.

Spero che per domenica, o al più tardi un altro giovedì, potrò avere il permesso. Che venga presto quel momento!

Domenica mi è sembrato un sogno potere essere vestito in borghese, mi sembrava di essere più leggero, e sono certo che se invece di essere vestito bene fossi stato vestito stracciato, mi avrebbe fatta la medesima impressione, essendo la borghesia bella. Finisce la carta, e viene notte. Fra poco si scatenerà sicuramente un temporale, e io sarò a nanna. Cara mamma, ti mando tanti saluti cari e tanti bacioni. Scriverò nuovamente e presto. Saluti e baci a Wally e Silvana e al caro Enrico.

Tuo Dino

1In questo momento il giuramento militare è un atto importante ma quasi di routine. Diventerà invece importantissimo quando l’8 settembre 1943 verrà chiesto ai militari italiani di aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Il testo del giuramento era: “Giuro di essere fedele a Sua Maestà il Re ed ai suoi Reali Successori, di osservare  lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato e di adempiere tutti i doveri del mio Stato, con il sol scopo del bene inseparabile del Re e della Patria”.

12 aprile 1940

Condove 12-4-40

mammina carissima,

Stasera riprendo a scrivere finalmente dopo un po’ di riposo, dopo un po’ diremo pure fatica. Siamo diventati dei veri, soldati, e ora sgobbiamo dal mattino alla sera. Noi della radio poi abbiamo il nostro da fare perché usciamo con gli apparecchi trasmittenti e facciamo i collegamenti. Questa settimana, poi siamo stati molto in faccende, e alla sera prima delle 7 non abbiamo mai potuto essere liberi. Due giorni fa è venuto papà a trovarmi e gli ho dato due mie fotografie che spero ti saranno piaciute. Avevo a suo tempo ricevuto anche la tua lettera, nella quale mi dicevi che il nostro giardino è tutto pronto, che presto sarà tutto verde. E, va bene, io spero di essere già domenica ad Alpignano e di vedere tutto. E, soprattutto piglierò, come mia consuetudine la bicicletta e vi metterò nella freccia davanti una bella viola del pensiero.

Sono però incerto se questo benedetto permesso verrà, perché sono tanto pignoli qui, che tirano perfino il respiro al soldato. In ogni modo se posso scappo.

L’altro giorno qui ha nevicato, e noi per essere di occasione ci hanno vestiti in tela; quando fa sole ci vestono in panno, e quando nevica in tela. E poi non sopportano che i soldati tossiscano in fila…

E domenica preparerai di nuovo la pasta asciutta? Speriamo di poterla mangiare.

Intanto qui io continuo a comandare alle altre reclute, e spero che presto mi passeranno caporale. Ieri con le radio siamo andati fino dopo la Chiusa di S. Michele e si sentivano già i rumori della Cava. Un’altra volta spero di arrivare fino a S. Ambrogio.

Domani consegnerò a papà la roba sporca, e un’altra volta gli darò la maglia, perché ora non la ho ancora levata. Se tu potessi mandarmi poi una di quelle maglie a canottiera, massimamente quella celeste che d’estate sarà un vero sollievo.

Sono molto contento di sapere che tanto papà che Silvana avranno un aumento di stipendio dal primo di aprile. E’ già una gran bella cosa, perché un aumento sia pur minimo, al giorno d’oggi a qualcosa serve, se non altro per diminuire un po’ la fatica che si fa per vivere. Ho saputo da papà che l’ing. mi aveva mandato 20 £.

E da te ho saputo che la moglie mi mandava altro di tasca sua. Non appena avrò un po’ di tempo disponibile, scriverò loro ringraziando, e sperando che la promessa sia mantenuta…

Le fotografie che mi hai mandato mi sono piaciute molto. E’ molto bene riuscita pure quella nella quale siamo io, te e papà.

E’ pur vero che il tempo passa, con una rapidità fantastica. E’ il 32° giorno con oggi che sono soldato, e per me sembra che ieri solamente sono arrivato. Le settimane sono solo più ore, e i mesi giorni. Arriva la domenica che mi sembra un sogno. E con la domenica la delusione di non venire.

Eppure quella speranziella ce l’ho ancora in fondo, riposta nel cuore, quella speranziella di inforcare la bicicletta. Come invidio papà, quando lo vedo partire con la bicicletta.

Lo guardo allontanarsi, e vorrei essere al suo posto. Vorrei poter essere libero come tanti, ma non posso. Ebbene, spero che tornerà pure per me il tempo della libertà. Non avrei creduto prima, che si desiderava tanto la borghesia quando si è soldati. Lo so solo adesso.

E la Giulia è morta! A poco a poco spariscono dal mondo tante facce buone o cattive, è veramente terribile! Anche lei povera diavola non esiste più. Pure io so ricordarmi di voi sempre. Anch’io sto alle volte a pensare a te, e a tutti. Prego sovente alla sera per tutti voi e affinché io possa avere pazienza. Tu mi farai sempre grande piacere quando mi scriverai e io d’ora innanzi quando scrivo, e che non vedo papà, porterò le lettere a un suo operaio di Condove che le porterà a lui.

Sono presto le 21 e suonerà il contrappello.

Spero di ricevere domani tue nuove che attendo con ansietà. A Silvana e Vally dì che penso pure, e che ringrazio delle lettere scrittemi. Dì loro che appena potrò scriverò pure io. Ti lascio inviandoti tanti bacioni e auguri carissimi di stare sempre bene e di pensare anche a me.

Tuo Dino

Foto 1 fronteFoto 1 retroFoto 2 fronteFoto 2 retro

20 marzo 1940

Venaria Reale 20.3.40

Cara mamma,

Sono un po’ di giorni che mi sono fatto un po’ muto. E’ da sabato passato.

Domenica è venuto papà con Giga1, e poi per tutto il giorno non ho avuto più un minuto libero. Poi lunedì, martedì e oggi non ho più avuto un minuto libero. Tra il preparare i libretti personali delle nuove reclute , il vestirle, ecc. non ho avuto più un minuto libero. In questi giorni non ho più scritto; avessi voluto appena una cartolina, non avrei potuto.

Stamane mi sono alzato alle ore 4 dopo avere dormito sulla nuda paglia.

Abbiamo preso il treno e siamo andati a Torino, da cui ci siamo recati a Condove, passando per Alpignano. Ho visto dal treno un pezzo della nostra casa, e mi è dispiaciuto immensamente di non potere scendere. Ho visto pure il sig. Bellagarda; a S. Ambrogio il capo stazione Goria, e a Condove l’altro capo stazione. Ho detto a tutti di salutare papà.

Quà siamo alloggiati in un teatrino delle suore; è una costruzione in legno, ma più comoda che a Venaria. Si dorme sopra i materassi a terra, e non posso dire di stare male. Sono stato messo nel corpo specializzato che è il migliore e dei meno attaccati alla fatica. In fureria non c’è posto, perché anche se ci fossero mille soldati disposti, non li piglierebbero, essendoci solo un ufficio, con un sergente. E’ cominciata veramente la “naia”.

Voglio che per la Pasqua giungano a voi tutti i più fervidi auguri, con il più sentito voto di sapervi in salute e allegri.

Ora a Condove mi puoi scrivere, perché restiamo qua in permanenza.

Ti raccomando di non mettere nell’indirizzo la destinazione “Condove”. Mi ha detto il tenente che qualunque soldato ricevesse una lettera così indirizzata sarebbe consegnato. Ti prego perciò di scrivere ben chiaro così:

all’artigliere

Ferrero Bernardino

59° Regg. Art. di f.2 divisione Cagliari

2° batteria I° gruppo

Posta militare

Adesso, essendo quasi l’ora di dormire, suonerà il silenzio. Ti lascio così, sperando di ricevere presto qualche lettera, e colla assicurazione che ora scriverò molto sovente. Tanti baci a tutti e pure a te baci e abbracci. Dì a Pippo3 di venirmi poi a trovare. Tuo figlio

Dino

1 Soprannome della sorella Wally

2 59° Reggimento Artiglieria di fanteria Divisione Cagliari

3 Giuseppe Ferrero, cugino di Dino

11 marzo 1940

Venaria Reale 11-3-40 XVIII

Carissimi,

vi scrivo dalla caserma di artiglieria di Venaria Reale, sono circa le 20.30. Stamattina sono andato in via G. Verdi al distretto e sono stato sino alle ore 15. Prima di mezzogiorno ho passata la visita e mi volevano mettere nel genio telegrafisti.

Ma sentendo che l’artiglieria la tenevano in Piemonte, ho chiesto se vi potevo essere ammesso, e senza discutere il colonnello mi ha accontentato; ma mi ha detto che siccome mi ha soddisfatto nel mio desiderio, mi mandava a Cagliari. Io mi sono pentito della proposta, tanto più che mi ha detto che se restavo nel genio mi lasciavano a Torino alla caserma del 92° fanteria. Ho preso la cartolina con gran dispiacere. Ma mentre mi mettevo le scarpe, posando gli occhi sul foglio della destinazione, ho letto “Venaria Reale” e sono saltato su dalla gioia. Oggi sono venuto con gli altri alla Venaria, e mi hanno chiesto un sacco di cose.

Gli studi, le lingue estere che conoscevo, se sapevo scrivere a macchina, e che mestiere facevo.

Ho detto che facevo il disegnatore. Mi hanno detto che quasi certamente mi faranno disegnare.

Oggi sono vestito in borghese. A Torino mi hanno dato £ 4.15 per mangiare, e così per oggi ho dovuto comprare allo spaccio, domattina mi passeranno un’altra visita, e poi mi vestiranno in divisa.

Qui alla Venaria siamo tutti del ’19 e del ’20 solamente nella nostra camerata. Per ora tra due batterie siamo circa 16, e dobbiamo aspettare che ne arrivi ancora qualcuno per andare via di qui. Andremo a Condove, vicino a S. Ambrogio, e così Pippo mi verrà a trovare se vuole. Il nostro reggimento è di stanza a Casale Monferrato, ed ora è dislocato qui. Questa estate andremo al Sestriere o su di lì. Qui a Venaria resteremo ancora 7 o 8 giorni nel frattempo non potete scrivere a me, perché non arriverebbero le lettere; mi scriverete quando sarò a Condove e vi manderò l’indirizzo.

Sono nella artiglieria ippotrainata; è quasi come la cavalleria. Abbiamo una divisa che mi piace molto, e al confronto delle altre, credo non ve ne sia una migliore. Abbiamo pantaloni alla cavallerizza con rinforzi, gambali, belle giacche e bei scarponi. Appena mi lasceranno, andrò a cercare di Giusto che è di fianco a noi, e dalle finestre si vedono i loro cannoni e trattori.

Vi lascio perché faccio conto di dormire questa prima notte. Dormiamo nella paglia, abbiamo 4 coperte, si sta molto bene. Raccomando a Mamma di non piangere, e a Giga di cantare la canzone a Larduni.

Spero state bene. Tanti baci.

Dino