7 agosto 1940

Moncenisio li 1-6-40 – XVIII

Carissimi mamma e papà,

E siamo al Moncenisio! Da tre giorni siamo qui accampati. Giovedì siamo arrivati stanchi dalla lunga strada fatta. Ci eravamo alzati di buona mattina, e preso il rancio presto, ci siamo incamminati a piedi per una mulattiera ripidissima. Prima di arrivare quassù abbiamo fatto 6 ore di marcia. Fà un freddaccio cane qui, e siamo tutti chiusi nei pastrani, e ciò malgrado fa ancora freddo. Il nostro comando di gruppo è dentro una camerata in legno in cuccette come Condove. Le batterie sono invece attendate. Giovedì quando ero ancora sulla strada del Moncenisio vicino al rifugio, ho visto il sig. Ingegnere, che mi ha fatto un regalo in denaro.

Mi ha detto che forse venivate a trovarmi, ma ritengo che ciò sia impossibile, non potendo venire senza un permesso del corpo d’armata. Qui in quanto a mangiare si sta bene; l’unico inconveniente, è che non vi sono dei cinema. Ma ci rassegniamo facilmente, e alla sera appena mangiato ci corichiamo in buona armonia. E che bella vista si gode qui sopra! Tutte cime bianche, tutto candore di neve anche qui da noi.

Quando non si ha voglia di andare fino lassù al forte a prendere l’acqua, si piglia della neve. La primavera, che a Condove era già si può dire terminata, qui comincia appena adesso. Vi sono i prati tutti viola dalle violette che cominciano a dare un po’ di allegria alle rocce, e più in basso, i prati bianchi di narcisi e bucaneve. Anzi, ora andrò fuori e piglierò qualche viola che metterò qui nella lettera per darvi una idea di come sono belle. L’unica cosa che non hanno è il profumo…

Da Venalzio vi ho mandato una cartolina senza francobollo, perché non ne ho trovati. Io, essendo radiotelegrafista, avrei dovuto andare via di quà con gli altri, verso le prime linee o ai forti ieri, ma il sig. Maggiore non lo ha permesso, perché sapete qual’è il mio mestiere.

Però resto sempre con la radio, essendo restata qui qualche stazione ancora. Speriamo che anche in seguito io stia così bene, perché finché sono in salute non sto mai male in nessun caso.

E voi tutti come state? E che si dice nel mondo? I tedeschi sono ancora in Francia?1 Credo di ricevere presto vostre nuove, e vi scrivo il mio indirizzo: All’artigliere Ferrero Dino 59° Rgt. Art. di f. Cagliari. Comando I gruppo. Posta militare.

Bacioni cari Dino

1 Chiaro riferimento alla Campagna di Francia, operazione militare con cui l’esercito tedesco invase Francia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo a partire dal 10 maggio 1940.

22 giugno 1940

La Gran Croce 22-6-40-XVIIi

Carissimo papà,

E’ la prima volta che ti scrivo da quando ti ho visto. Sono trascorsi ormai quasi 7 giorni da che ti ho visto. Eppure a me sembrano già 7 anni da tanti avvenimenti che sono entrati nella nostra vita. Non eravamo poi partiti la domenica da Venalzio, ma il lunedì pomeriggio arrivando su a 3000 metri verso le ore 6 del mattino di martedì. L’ultimo tratto di strada lo ho fatto con la radio in spalla per 10 km di mulattiera. Poi sono stato sino a ieri a quell’altezza con il Sig. Maggiore all’osservatorio con la radio e pronto a disegnare.

E’ così che ho visto la fanteria all’assalto e mi sono fatto già un’idea della guerra. E’ veramente terribile quando si sente un fischio che s’avvicina, e non sapere né da quale parte venga, né dove andrà. Poi un assordante rombo di artiglierie, le nostre inteso, i grossi calibri, che rendevano le montagne d’intorno tutte fumanti come vulcani. La notte poi ho dovuto venire giù con altri quattro con le radio a spalla, e a un dato punto, un cannone francese, che poi sparava all’impazzata ogni tanto, ha avuta la bizzarra idea di centrare verso il luogo ove eravamo noi in marcia.

Il primo colpo è scoppiato a una ottantina di metri con un fracasso dell’inferno, e ci ha sbattuti contro la scarpata erbosa della strada.

A questo altri ancora seguirono, ma quando sentivamo il ronzio per aria, via al riparo sotto la roccia. Così siamo arrivati giù sotto una pioggia torrenziale, marci d’acqua, alle 6 del mattino.

Ora siamo sistemati discretamente a meno che non si parta, in un albergo abbandonato, vicino alla frontiera. Stamane ancora i nostri hanno sparato, e i nostri fanti sono scattati oltre la frontiera.

Forse queste cose le saprete domani a mezzo del giornale.

Ho già scritto a mamma una lettera, due o tre giorni fa, e appena potrò scriverò ancora. In ogni caso se tu scrivi dille che sto bene, e che non vi è nulla da temere per me.

Sai quanto guadagno ora alla decade? Nientemeno che £ 55, e cioè £ 5.50 al giorno ! Che bazza1 eh? Quando tornerò in pianura sarò milionario.

Ho ricevuto una vostra lettera di vecchia data, ma graditissima lo stesso.

A Silvana e Wally mando i miei ringraziamenti per le belle parole che appena potrò ricambierò. E a te tanti auguri.

Ieri era S. Luigi, no? Tanti saluti e bacioni. Tuo Dino

1Che fortuna, che cuccagna

19 giugno 1940

Patta Croce 19-6-40

carissima mamma,

dopo qualche giorno finalmente ti posso scrivere. Dopo che ho visto papà e Silvana a Venalzio. Siamo ai 3000 metri di altezza, e si gela col sole. Tutto è bianco d’intorno e ho le mani gelate. Perciò la calligrafia non può essere delle migliori. Sono quattro giorni che non si riposa, perché vegliamo in armi sui sacri confini della Patria che fra pochi istanti, al massimo ore, saranno varcati per la conquista dei territori che più sono cari al nostro cuore di italiani.

Sarà una conquista pacifica, perché la Francia ha deposte le armi. Noi prepariamo tutte le divise e armi affinché alla sfilata che faremo siano splendenti. Mi auguro di poterti inviare mie nuove da Nizza o dalla Savoia. Ho saputo da papà che tu sei a Rivalba e pure che non stai molto bene.

E’ l’unica cosa che mi dispiaccia. Però sono sicuro che lassù non avrai a temere delle incursioni aeree. E ne sai nuove della guerra? Quassù arrivano giornalmente i giornali di Torino, e oggi ho appreso che il Duce e Hitler si sono incontrati a Monaco e che la Francia ha chiesto pace per il suo popolo. Hai visto che quando a casa noi parlavamo della nostra potenza e della Germania, avevamo ragione? Presto verrà la pace, e in ogni animo tornerà la tranquillità.

A Venalzio dove è venuto papà, non mi sarei mai aspettato di vederlo, perché essendo partito da Foresto nella notte dal sabato alla domenica, non sapevo se lui avesse potuto informarsi della mia destinazione. Mi ha portato tanta cioccolata che io ho già mangiata con avidità, essendo molto buona.

Lo ho visto partire con tanta pena, perché chissà quanto starò ancora senza vedere una persona cara.

In quanto a salute non ho niente da dire per porgere le mie lamentele, perché sto proprio bene, e a quest’altezza non mi manca mai l’appetito. Qualcuno però mi ha detto che sono dimagrito, effetto certo prodotto dal lungo marciare, e dai disagi che questa preparazione militare comporta. Spero fermamente che tu in seguito, se non immediatamente, possa stare bene, così mi tornerà la tranquillità toltami al pensare che tu debba essere malata. Ti prego di salutare tanto gli zii, che ringrazierai pure tanto per tutto ciò che fanno, da parte mia. E abbiti tanti bacioni cari e auguri di presto stare bene.

Tuo figlio Dino

1 giugno 1940

Moncenisio li 1-6-40 – XVIII

Carissimi mamma e papà,

E siamo al Moncenisio! Da tre giorni siamo qui accampati. Giovedì siamo arrivati stanchi dalla lunga strada fatta. Ci eravamo alzati di buona mattina, e preso il rancio presto, ci siamo incamminati a piedi per una mulattiera ripidissima. Prima di arrivare quassù abbiamo fatto 6 ore di marcia. Fà un freddaccio cane qui, e siamo tutti chiusi nei pastrani, e ciò malgrado fa ancora freddo. Il nostro comando di gruppo è dentro una camerata in legno in cuccette come Condove. Le batterie sono invece attendate. Giovedì quando ero ancora sulla strada del Moncenisio vicino al rifugio, ho visto il sig. Ingegnere, che mi ha fatto un regalo in denaro.

Mi ha detto che forse venivate a trovarmi, ma ritengo che ciò sia impossibile, non potendo venire senza un permesso del corpo d’armata. Qui in quanto a mangiare si sta bene; l’unico inconveniente, è che non vi sono dei cinema. Ma ci rassegniamo facilmente, e alla sera appena mangiato ci corichiamo in buona armonia. E che bella vista si gode qui sopra! Tutte cime bianche, tutto candore di neve anche qui da noi.

Quando non si ha voglia di andare fino lassù al forte a prendere l’acqua, si piglia della neve. La primavera, che a Condove era già si può dire terminata, qui comincia appena adesso. Vi sono i prati tutti viola dalle violette che cominciano a dare un po’ di allegria alle rocce, e più in basso, i prati bianchi di narcisi e bucaneve. Anzi, ora andrò fuori e piglierò qualche viola che metterò qui nella lettera per darvi una idea di come sono belle. L’unica cosa che non hanno è il profumo…

Da Venalzio vi ho mandato una cartolina senza francobollo, perché non ne ho trovati. Io, essendo radiotelegrafista, avrei dovuto andare via di quà con gli altri, verso le prime linee o ai forti ieri, ma il sig. Maggiore non lo ha permesso, perché sapete qual’è il mio mestiere.

Però resto sempre con la radio, essendo restata qui qualche stazione ancora. Speriamo che anche in seguito io stia così bene, perché finché sono in salute non sto mai male in nessun caso.

E voi tutti come state? E che si dice nel mondo? I tedeschi sono ancora in Francia?1 Credo di ricevere presto vostre nuove, e vi scrivo il mio indirizzo: All’artigliere Ferrero Dino 59° Rgt. Art. di f. Cagliari. Comando I gruppo. Posta militare.

Bacioni cari Dino

1 Chiaro riferimento alla Campagna di Francia, operazione militare con cui l’esercito tedesco invase Francia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo a partire dal 10 maggio 1940.