1 luglio 1945

ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.

Hermsdorf, 1 luglio 1945

Non avendo potuto scrivere negli ultimi due mesi e mezzo, è bene fare un breve resoconto di ciò che è successo.

In questo periodo, cioè da quando siamo stati presi in carico dagli americani nelle tragiche circostanze che descrissi, siamo alloggiati in un campo che si trova nei pressi della cittadina di Hermsdorf, dal quale si vede l’autostrada che porta a Berlino. In questo campo siamo tutti italiani. Che fine abbiano fatti i prigionieri dei tedeschi appartenenti ad altre nazioni non ci è dato di sapere. L’importante è che qui non soffriamo di certo le privazioni patite sotto il controllo delle guardie della Polte e delle SS. Ci trattano bene, anche se il vitto è sempre lo stesso, pane bianco e carne in scatola, ma almeno non manca mai. Così come non mancano mai sigarette e cioccolato. Tra noi si scherza e si cerca di far passare il tempo in attesa della partenza verso casa, che nessuno sa esattamente quando sarà.

Questa notte però è successo qualcosa di inaspettato che potrebbe cambiare il nostro destino. Come è stata sempre la regola dal 17 aprile in poi, ieri sera ci siamo addormentati sotto la protezione degli americani. Più e più volte ci avevano promesso che ci avrebbero rimpatriato e di aver pazienza, perché siamo in tanti e le ferrovie funzionano ancora con difficoltà. E’ ovvio, quasi tutti i ponti sono stati fatti saltare per aria dall’esercito tedesco in ritirata.

Inoltre recenti disposizioni hanno previsto che gli ex internati sarebbero stati temporaneamente alloggiati, ove possibile, dai campi da cui provenivano. Questa notizia ci lasciò sbigottiti perché avevamo già pregustato il ritorno a casa e invece rischiavamo di tornare alla Polte.

Scappare dal campo? Praticamente impossibile dato lo stretto controllo degli americani. E poi per andare dove? Senza una lira in tasca, senza sapere da dove passare e con quali mezzi…

Solo chi è in condizioni di salute critiche viene ricoverato negli ospedali da campo o rimpatriato in Italia per via aerea. Noi invece siamo qui ad aspettare con disappunto, anche se la vita nel campo degli americani, come vi ho già detto, non è lontanamente paragonabile alla vita del lager. Nessuno che ci tormenti, nessuno che ci offenda.

Del resto tante cose sono capitate da metà aprile ad oggi. La Germania ha capitolato ed il fuhrer si è tolto la vita insieme a sua moglie per non cadere prigioniero ed essere giudicato da un tribunale di guerra per tutti gli orrendi crimini commessi.

Ma questa notte, come ho scritto, è successo qualcosa di inaspettato e che potrebbe cambiare il nostro destino. Quando stamattina ci siamo svegliati gli americani erano spariti ed al loro posto c’erano… i russi!!!

Appena svegli ci hanno radunato con i fucili puntati contro, perché avendo trovato una fondina in una baracca erano convinti che qualcuno tra di noi avesse una pistola. Ma nessuno di noi ce l’aveva, o comunque se qualcuno l’avesse avuta se ne è stato ben zitto.

Verso sera poi ci hanno informati che saremmo tornati in Italia in nave, che ci saremmo imbarcati nel porto di Odessa in Crimea, e che avremmo raggiunto Odessa a piedi.

Siccome mastico un po’ di geografia da quando la studiai alle superiori, ho stimato che dalla Germania del nord per arrivare ad Odessa sul Mar Nero ci sono a occhio e croce quasi duemila chilometri. Delle due l’una: o ci metteremo mesi, sempre che le forze rimaste ce lo consentano, o i russi stanno mentendo e chissà dove ci vogliono portare.

E tutto questo perché gli accordi tra russi e americani hanno previsto che la zona di Magdeburgo sia destinata a finire sotto il controllo russo.

Sembra impossibile ma ce n’è sempre una, l’odissea che stiamo vivendo sembra non dover finire mai.

Dino

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