25 luglio 1945

ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.

Alpignano, 25 luglio 1945 san Giacomo

Ieri uscendo dal distretto ho visto passare uno di quelli che al lager avevano disonorato il giuramento di fedeltà al Re, perché aveva firmato l’adesione all’esercito repubblichino. L’ho chiamato ma non si è fermato. Ho poi saputo che dopo alcuni mesi di addestramento in Germania è rientrato in Italia, ha disertato, ha fatto qualche mese in montagna come partigiano e adesso è considerato un eroe. Proprio lui che aveva lasciato i suoi camerati a morire di fame, malattie e stenti! Sono arrabbiato.

Anche perché questa mattina all’alba sono tornato alla stazione ferroviaria di Porta Nuova e, tra la gente che la affollava, ho trovato un altro tipo che frequentava la stessa scuola per geometri che frequentavo io. Me lo ricordo bene, era un buono a nulla, uno scansafatiche. Ora invece indossa abiti da gagà, ha un orologio d’oro al polso. Mi ha raccontato di come durante la guerra ha fatto fortuna con i commerci, con amici e con nemici. Io gli racconto in breve la mia storia. “Poveretto” dice, ma i suoi occhi dicono “povero fesso”. Forse ha ragione lui, le cose non sono andate per niente come ci avevano promesso e come avevamo immaginato e sperato.

Io, come tutti quelli che stanno tornando solo adesso dalla prigionia, sono sporco e lacero. Pesavo 70 chili e ora arrivo a malapena a 42. Le persone che incrocio mi guardano con fastidio, se non con disprezzo. Molti di loro hanno sofferto per le privazioni della guerra, per i bombardamenti, per la guerra civile, ma nessuno di loro può lontanamente immaginare da quale inferno sto ritornando. Non mi importa, né del resto importa a loro. L’unica cosa che conta è tornare al più presto a casa, riabbracciare i miei cari e sincerarmi che stiano bene.

Non ci sono treni, la linea è interrotta, per cui ripiego sul “trenino” che porta a Rivoli, per poi incamminarmi a piedi verso Alpignano, verso casa.

Sul “trenino” trovo Borgialli, un mio caro amico che abita a Torino in piazza Benefica ma lavora alla Philips di Alpignano. Oggi però non andrà in fabbrica perché è San Giacomo, patrono di Alpignano, e sta andando a trovare la sua fidanzata. Come mi riconosce mi abbraccia e mi fa mille feste. Dice che ormai quasi nessuno ad Alpignano sperava più nel mio ritorno. Il mio caro papà, mi spiega, è diventato taciturno e ombroso. Povero il mio dolce papalino.

Arriviamo a Rivoli e poi, in un attimo, a piedi fino ad Alpignano. Il mio amico, vedendo in che stato sono ridotto, si offre di portare ai miei genitori la notizia del mio ritorno, in modo da evitare loro lo spavento nel vedermi arrivare così male in arnese.

Così, anziché andare verso la casa della sua fidanzata, svolta in via Principe Umberto (diventata nel frattempo via Marconi) e arriva fino al numero 28 (diventato 34). Suona il campanello e da lontano, senza farmi notare, vedo mio padre che gli apre il cancello. Senza tanti giri di parole sento Borgialli pronunciare ad alta voce: “Signor Ferrero, Dino è tornato, Dino è tornato!” Inaspettatamente per tutta risposta riceve da mio padre una sberla e un perentorio ammonimento “Non permetterti mai più di scherzare su queste cose”.

Ma signor Ferrero, Dino è tornato davvero!” ripete massaggiandosi la guancia.

Non è stata una buona idea. A quel punto mi avvicino in tutta fretta verso casa, dove il mio caro papà prima stenta a riconoscermi e poi non riesce a trattenere le lacrime. Quanto deve aver sofferto. Sono quattro anni che non ci vediamo e io so di essere irriconoscibile. Arrivano anche mia madre e le mie amate sorelline, ormai diventate grandi. La notizia si sparge in fretta tra amici e conoscenti, mentre i miei familiari mi fanno spogliare in giardino e accendono un falò con quel che era rimasto dei miei vestiti cenciosi. Poi mi lavo e mi rado rendendomi un po’ più presentabile.

Finalmente a casa. Finalmente è finita la guerra, è finito l’incubo. Ora sono tra i miei cari che non riescono a credere ai loro occhi. Sembra impossibile, di nuovo a casa! Di nuovo il mio letto e la cucina con la radio acquistata in mia assenza. E poi gli amici e le amiche che vengono a trovarmi, anche loro increduli.

Ripensando ai tanti poveretti che sono morti in questi anni o perché colpiti dalle armi nemiche o perché uccisi nei lager, forse sono solo stato tanto fortunato. O Forse mi ha aiutato la corporatura robusta e lo spirito di sopravvivenza. Chi lo sa.

Ora so solo che non vedo l’ora di tornare a quella vita borghese che ho a lungo desiderato e che il dovere verso la Patria mi ha costretto a lasciare. Per noi italiani e per i tedeschi il sogno di grandezza è naufragato miseramente. L’unica speranza è di tornare presto a rivivere una vita normale dove ognuno possa riprendere la sua occupazione. Cari mamma e papà, ci avevano promesso sogni di gloria e invece ci hanno consegnato sofferenze e morte. Ma non sono riusciti a separarci per sempre e gli abbracci di oggi sono la ricompensa per tutte le sofferenze che ho dovuto subire e che voi non comprenderete mai.

E’ fine luglio, quindi è piena estate, ma sento sempre un gran freddo, come quando prima dell’alba ci svegliavano brutalmente e ci obbligavano a star fermi per ore a fare l’appello col freddo, la pioggia, la neve. Come descrivere tutte queste cose tristi? I prigionieri morti di freddo, di tifo, impiccati o fucilati, per le percosse dei kapò e delle SS. Nessuno crederà mai ai nostri racconti perché nessuno potrà credere che l’animo umano possa raggiungere abissi così bui e profondi.

Dino

24 luglio 1945

ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.

Torino, 24 luglio 1945

Dopo un lungo e accidentato viaggio in treno attraverso la pianura Padana sono finalmente arrivato a Torino. Mi è stato detto che per prima cosa devo presentarmi al distretto militare di via Verdi per comunicare il mio rientro, perché sono ancora a tutti gli effetti sotto le armi.

Non avendo più ricevuto ordini dall’8 settembre 1943 in poi ho paura che possano addirittura considerarmi un disertore. Dalla stazione ferroviaria al distretto ci vuole meno di un quarto d’ora a piedi, ma decido di prendere un tram anche se non ho il biglietto. Sul tram nessuno si interessa a me, tutti leggono i giornali. Vedo che si tratta di giornali che non conosco, con strani titoli su persone altrettanto sconosciute e mi rendo conto di quanto tempo sono stato lontano e quante cose siano successe nel frattempo. In tanti leggono la “Nuova Stampa” che immagino sia l’erede de “La Stampa” che leggevo prima di partire militare cinque anni fa. Sbircio le notizie e scopro che ieri c’è stata una partita di calcio a Milano e che all’ippodromo di Mirafiori si sono tenute delle corse.

In effetti si vedono ancora i segni dei bombardamenti, ma Torino non è stata rasa al suolo come Magdeburgo o come le altre città tedesche che ho visto dal treno. Qui nonostante tutto la vita quotidiana sembra già avviata verso la normalità a differenza di lassù.

In un caldo torrido (ho visto sul giornale che ieri c’erano 36 gradi!) arrivo al distretto militare dove ero stato nel marzo del 1940 quando è iniziato tutto. Ci sono altri ex internati come me. Gli impiegati del distretto non sembrano particolarmente interessati a noi, con il loro comportamento dimostrano di considerarci né più né meno di una qualsiasi altra pratica da sbrigare. Ci chiedono le generalità e poi ci sottopongono ad una frettolosa visita medica. Alla fine di tutto ci fanno aspettare fintanto che non ci viene consegnato il foglio di licenza di rimpatrio di sessanta giorni, durante i quali ci verrà pagata la diaria e al termine dei quali ci comunicheranno qualcosa. Non capiamo, cosa vogliono ancora da noi?

Ormai è sera, non ci sono più mezzi disponibili per raggiungere Alpignano. Potrei fare a piedi i 14 chilometri che mi separano da casa, ma sono stanco, c’è un caldo opprimente e non voglio svegliare i miei cari nel cuore della notte. Dormirò dove capita, magari su qualche panchina e partirò domani mattina presto. Anche questa è comunque libertà.

Dino

11 aprile 1945

ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.

Magdeburgo, 11 aprile 1945

Questa mattina alle 10 è suonato l’allarme antiaereo per molti minuti di seguito. Era il segnale convenzionale per avvisare i militari ed i civili che gli americani stavano entrando a Magdeburgo e che gli abitanti avrebbero dovuto mobilitarsi per la difesa della città. Dopo 15 minuti la sirena ha smesso di suonare, segno che gli americani erano arrivati.

Tra di noi c’è stata una forte eccitazione, tutti discutevano sul da farsi ma non si riusciva a mettersi d’accordo. Che fare? Il nostro sogno di libertà stava diventando realtà, mancavano solo pochi giorni o forse solo poche ore alla nostra liberazione. Tutti i militari e le guardie tedeschi erano spariti dalla Polte. Anche i lavoratori tedeschi se ne erano andati via in modo disordinato.

Non sapendo esattamente cosa fare e dove andare abbiamo deciso di uscire dal campo e di andare a nasconderci. Ma dove? Nascondersi nella fabbrica sarebbe stato sicuramente pericoloso, così come restare nel campo, metti mai che tornassero le SS. Attirato dal fumo della stanza delle caldaie qualcuno si è nascosto lì. Io e altri prigionieri abbiamo invece deciso di andarci a rifugiare per la notte nella cantina di una casa vuota tra le poche che non sono state distrutte. Poi vedremo il da farsi in ragione di cosa succederà, sperando che i militari americani arrivino.

La situazione è surreale. I tedeschi sono spariti, gli americani non si sono ancora visti e noi siamo in una sorta di terra di nessuno abbandonati a noi stessi.

Purtroppo in queste condizioni non posso nemmeno rischiare di andare a casa di Claretta per vedere come sta. L’ultima volta che ci siamo visti è stato durante il fuggi fuggi generale dopo la sirena di questa mattina. Tra la folla che scappava l’ho vista. Nel timore di non poterla più rivedere l’ho chiamata, le ho scritto in tutta fretta il mio indirizzo su un pezzetto di carta e l’ho pregata di non perderlo perché altrimenti non avrebbe mai potuto raggiungermi ad Alpignano.

Qui nella cantina, con alcuni prigionieri italiani, stiamo studiando come fuggire per rientrare in Italia attraverso la Francia, perché di attraversare la Germania nessuno ne vuol sentire parlare.

Nel frattempo è arrivato un altro prigioniero che ci ha detto che il campo di sterminio di Buckenwald è già stato liberato.

Secondo il mio punto di vista la fuga è l’unica salvezza in questo momento. Restare al campo è pericoloso, o si rischia la vita per i bombardamenti o, peggio ancora, possono tornare le SS incattivite dalla disfatta.

L’11 aprile del 1945 è una data che mi sarà impossibile cancellare dalla memoria. Figuratevi che durante i momenti di caos qualcuno ha avuto la pensata di scrivere a caratteri cubitali su un grosso cartello “COMUNITA’ ITALIANA” e di appenderlo sull’edificio del corpo di guardia. Qualcuno ha issato una piccola e lacera bandiera tricolore.

Anche i kapò strafottenti e inumani se ne sono andati, sono fuggiti quando hanno visto squagliarsi il corpo di guardia, il Comandante e tutto l’apparato poliziesco, temendo vendette e rappresaglie che certamente ci sarebbero state.

Prima di andarcene dal campo abbiamo consumato un ultimo pasto con quel poco che ci è stato consegnato dai cucinieri. Da oggi la tessera per i pasti non servirà più.

Dino.

13 novembre 1944

ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.

Magdeburgo, 13 novembre 1944.

Nelle ultime settimane la vita qui è proseguita più o meno come al solito. Con l’avanzare dei mesi le ore di sole (quando c’è) diventano sempre di meno e la temperatura si fa sempre più rigida.

Nel campo femminile ora ci sono quasi 2.500 prigioniere. Queste schiave, perché non c’è altro modo per definirle, lavorano in condizioni terribili su due turni di 12 ore, interrotto solo da una pausa di un’ora. Lavorano a contatto con sostanze chimiche estremamente pericolose, veri e propri veleni, senza nessuna protezione. Lavorano nei diversi reparti dello stabilimento: nella zona di decapaggio, in quella di perforazione e nell’area di laccatura. Altre si occupano della pulizia delle munizioni e della pressatura degli involucri del guscio. Le difficili condizioni di lavoro, soprattutto per la malnutrizione o l’inesperienza, sono la principale causa dei molti incidenti sul lavoro che capitano ogni giorno, alcuni dei quali anche mortali.

Oltre alle difficili condizioni di lavoro e alla malnutrizione, si aggiunge l’inadeguatezza totale dell’abbigliamento. A loro non spetta né biancheria intima né scarpe, per cui devono arrangiarsi come possono. Molte soffrono di disturbi respiratori, alcune di tubercolosi e di malattie della pelle credo causate dalle sostanze chimiche che sono costrette a maneggiare senza protezioni.

Una settimana fa è arrivato anche un convoglio con altri uomini ebrei da Stuttenhof. Questi uomini sono stati richiesti dalla direzione della Polte come operai specializzati per sostituire un distaccamento di prigionieri di guerra. Già prima della partenza da Stutthof sono stati scelti tra gli uomini in salute e in possesso di qualifiche professionali, in modo da poterli subito utilizzare in fabbrica nei vari reparti produttivi. Sono lettoni, lituani, polacchi e tedeschi. In questo momento gli uomini prigionieri sono quindi più di 500, ma tra di loro i morti non sono tanti per il semplice motivo che quando un prigioniero non è più produttivo, perché inabile al lavoro in quanto ammalato o ferito, viene inviato al campo di sterminio di Buchenwald ed immediatamente ucciso e cremato.

Eppure da quello che si vede qui e dalle notizie che circolano, la Germania sta per essere travolta e distrutta dalla guerra che lei stessa ha iniziato e a cui noi italiani ci siamo accodati.

In questa nuova situazione il nostro passaggio da IMI a lavoratori civili ci ha permesso di venire a contatto con molti civili tedeschi. Alcuni ci disprezzano ancora, soprattutto i ragazzi della gioventù hitleriana che sono dei fanatici pericolosi.

Ho conosciuto un signore che come tutti ha paura a manifestare in pubblico quel che pensa veramente, ma siccome di un prigioniero non ha troppo timore, mi ha detto che questa follia non terminerà con una resa, ma si continuerà a combattere perché Hitler sa che la resa sarebbe la fine, sua e del popolo tedesco, con deportazioni di massa nei campi della Siberia. E i vari decreti che vietano ai tedeschi di avere contatti con gli stranieri hanno proprio lo scopo di non smascherare le menzogne della propaganda.

I tedeschi poi hanno paura l’uno dell’altro. Se sono da soli si dichiarano contro Hitler e si lamentano del regime, ma se si trovano insieme allora se ne guardano bene dal dirlo.

Le donne invece, forse in mancanza di uomini giovani, ci riempiono di attenzioni, ad esempio fornendoci di nascosto del cibo. Il solo poter parlare con una ragazza per noi è già un modo per tornare ad una condizione più umana che il lager sembrava avere cancellato per sempre. A complicare queste storie, già di per sé tormentate, ci si mettono anche le famiglie, italiane e tedesche. Esse non vogliono correre il rischio di imparentarsi con quei soldati o con quelle signorine straniere, provenienti da un paese amico poi diventato nemico, accusato dei lutti e delle sofferenze reciproci.

Per quanto mi riguarda, con la ragazza di cui vi ho scritto l’ultima volta ci vediamo quasi tutti i giorni. Purtroppo i suoi genitori non lo sanno perché non vogliono che lei frequenti un italiano, per giunta prigioniero, anche se ormai equiparato ad un civile. Così non ho mai potuto accompagnarla fino a casa sua. Peccato, è una ragazza così cara e gentile.

Chissà, quando finirà questa guerra forse potrà venire con me ad Alpignano. Sono sicuro che conoscendola non potrete che convenire sul fatto che è proprio una brava ragazza.

Ieri era domenica e sono andato con lei a prendere un caffè e a fare una passeggiata. Le ho fatto leggere questa lettera. Lei è preoccupata di quello che diranno i nostri genitori e per la concreta possibilità che ci dovremo separare. La cosa mi ha rattristato molto. Forse ha ragione lei, non ci sono molte speranze, anche perché qui le nostre vite, tra bombardamenti e violenze, sono sempre appese a un filo.

Dino.

12 marzo 1944

Krieggefangenenpost

An Signor Ferrero Luigi
Empfangsort: Alpignano
Strasse: Via P. Umberto 34
Kreis: ITALIA
Landesteil: Torino

Gebuhrenfreil

Absender:
Vor- una Zuname: Ferrero Dino
Gefangenennummer: 136693
Lager-Bezeichnung: M.-Stammlager XI A = 544/51
Deutschland (Allemagne)

12/3/44 – Miei carissimi, solo oggi mi è dato rispondere alla lettera di mamma in data 12/2 (modello della Croce Rossa) e che è stata la 2° pervenutami. E’ stato certamente un gran motivo di festa per me leggere le belle notizie in essa contenute, prima fra tutte, quella del pagamento del mio stipendio, e relativi arretrati. Non sarà certamente molto, ma è sempre un aiuto. Apprendo pure con gioia che la cara mamma è nuovamente lieta, da quando ha saputo di me. Siate certi che sto bene, con compagni che mi vogliono bene, e che sono sereno solo se vi saprò bene e senza tristezza. Pure io tornerò un giorno fra voi, e vi farò felici. Ieri è ricorso il 4° anniversario della mia lontananza da voi, e ho pensato a voi tutti con più frequenza. Ringrazio la cara mamma per il pacco, che però non è ancora pervenuto. Però ad altri amici sono già arrivati, e il mio non tarderà. Se avete occasione di mandarmene altro, se potete, mettete del “MOM”, delle caramelle, legumi o farine, ossia generi che possono essere cucinati, e, possibilmente, una bottiglina di colonia, perché ho la faccia screpolata quando faccio la barba. Soprattutto, se possibile, tabacco e cartine, e cioccolato in polvere. Non spaventatevi! E’ un elenco ma per farvi sapere ciò che potrebbe occorrermi. Termino, sperando vi giunga per augurarvi la Buona Pasqua. Baci Dino. Giovannitti

28 febbraio 1944

Krieggefangenenpost
An Signor Ferrero Luigi
Empfangsort: Alpignano
Strasse: Via P. Umberto 34
Kreis: ITALIA
Landesteil: Torino
Gebuhrenfreil

Absender:
Vor- una Zuname: Ferrero Dino
Gefangenennummer: 136693
Lager-Bezeichnung: M.-Stammlager (campo principale) XI A = 544/51
Deutschland (Allemagne)

Brandenburgo

28-2-44 = Carissimi. Mi è pervenuta l’altro ieri la vostra lettera che porta il timbro del 12/1.- Come dirvi la mia incontenibile gioia. Sono andato al lavoro contento, e tutta la notte sono stato un sorriso e un canto. E’ stato tanto desiderato da me quel momento, che non mi parve vero quando mi sentii chiamare e mi fù consegnata la lettera. Dopo sette mesi ho riavuto la gioia di rivedere le care grafie di tutti voi, e mi è tornata in cuore tanta felicità, che senza voi era svanita. Mamma mi dice di avere spedito già il giorno prima lettera di risposta. Finora non la ho avuta, ma martedì probabilmente si. Ringrazio mamma per l’interessamento nell’avvisare le mie conoscenze sulla mia salute e indirizzo. Voi, se volete scrivere anche quando non ricevete da me, potete ritirare gli appositi modelli alla C.R.I. o al Comune, o se no scrivere lettera con busta aperta e spedire senza affrancare. Per il pacco che spedirete, se potete trovarne, mandate latte in polvere o condensato, e farine o legumi secchi, che servono per fare ottime zuppe. E pure, se possibile, tabacco. E’ inteso, come già dissi, che non voglio assolutamente che mi mandiate roba, se siete in condizioni non facili in quanto a finanze. Scrivetemi di voi a lungo, e ditemi pure se la Prev. Sociale ha sospeso i pagamenti mensili. Saluti cari a Mary1, Cattani, ed a voi baci a mille, abbracci, al vostro Dino.

1Amica della sorella Wally

13 agosto 1943

13.8.43

Cara Nana1,

ho avuta la tua letterona in risposta alla mia ultima, e ti dico tutto il mio ringraziamento per la tua puntualità nello scrivere. Questa sera solamente rispondo, perché volevo avere le due fotografie che ti allego in copia, per mantenere la promessa fattavi nelle mie precedenti. Piacciono a voi? Il mio amicone che mi tiene abbracciato è Beccali, quello che venne pure a trovarvi l’anno scorso. Lo ricordate?

Questa sera sono di servizio, e non ho potuto andare a vedere il film italiano “Fari nella nebbia”. Lo hai già visto? Domattina dovrei avere il primo pacco speditomi e caso mai a ricezione avvenuta, scriverò una cartolina aerea a mamma.

Merlin2 è già stato da voi?

Stanotte Torino è nuovamente stata bombardata. E voi? Siete tranquilli? Ho letto che durante l’ultima incursione avete fatto un insalatina di pomodori, in barba agli inglesi. Vuol dire che siete calmi, e per me questo è un pensiero tranquillizzante.

Termino, e ti invio baci, pure per tutti gli altri cari di casa.

Tuo Dino

1 Soprannome della sorella Silvana

2 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

agosto 1943 (data imprecisata)

Cara mamma,

rispondo alla tua del 29-7.

Mi è giunta ieri sera, e rispondo solo ora, dato che se anche avessi scritto ieri sera, non sarebbe partita lo stesso fino a domani.

Ti ringrazio per il talloncino della Consociazione Turistica Italiana che mi hai mandato, e che mi servirà a dimostrare a quei signori che sono effettivamente socio vitalizio.

Forse non mi hanno più trovato perché bisognava pagare quelle cento lire che mi dite. Perché non mi avete avvisato? Avrei provveduto io a pagare; oramai che sono socio, non vedo la ragione di dover perdere tutto, dopo aver pagato tanto.

Vuol dire che mi fido di Silvana, cioè che abbia scritto lei, come le avevo chiesto, perché così arriva prima la risposta.

Altra cosa della quale non finirò mai di ringraziarti, è l’abbonamento alla Gazzetta del Popolo, che mi porterà le notizie della mia cara Torino.

Sei accorata perché non ti aspettavi il cambiamento di governo da noi, ma vedo che pure tu sei contenta: Come avrete veduto anche voi, il nuovo, paga con la moneta che gli spetta, tutti coloro che hanno mangiato a sbafo durante questo tempo. Ci voleva questo, e noi siamo entusiasti al pari di voi, di questo.

Papà, che ha sempre brontolato quando si diceva del partito, a quest’ora sarà finalmente contento; contento perché lui non ha mai appartenuto a partiti, e perché era un italiano fedele a Casa Savoia e onesto.

Cambiando, argomento, ti debbo dire che mi è rincresciuto moltissimo che abbiate perso la fotografia in costume da bagno, perché era molto bella. Oggi o domani porterò a stampare altre fotografie fatte in terrazza con amici, e che sono qualcosa di bello.

Ve le manderò appena saranno pronte.

Per la Philips, pazienza, se deve fare quel che non si può, non fa nulla. Ho avuto le fotografie, (quella grande in barca, e le altre quattro piccole). Ti ringrazio tanto.

Io sono sempre in ottima salute, e sto benissimo. L’altro ieri sono andato al mare a fare la solita gita, e ho trascorso una bellissima giornata. Il mare era agitato, ed era tanto bello così. Giorni or sono è partito il vaglia di luglio di lire 916.=mi darai poi comunicazione? Ti penso sempre, come penso tutti voi, e con tutto il mio affetto ti bacio tanto. Tuo Dino

30 luglio 1943

P.M.29, 30-7-43

Caro papà,

rispondo subito alla tua cara del 19 corr., per farti sapere che sto bene, e che mi ha fatto tanto piacere ricevere tue buone nuove.

Apprendo che hai telefonato allo zio Carlo1, e che ti ha detto di chiedermi da chi dipendo direttamente per la licenza. Dispone per i trasporti militari, il Comando dell’11^ armata2P.M.23; però i posti vengono assegnati al Reggimento dalla Divisione; solo qui da noi poi ogni militare che aspetta, viene inviato in licenza, a seconda del turno. Quindi, eccoti accontentato. Credo però che fai bene a credere poco allo zio, visto che finora non ha mai detto nulla di positivo, già fin dal tempo che ero a Condove.

In ogni modo, anche senza il suo aiuto, noi siamo contenti lo stesso, no? Trascorro le mie giornate tra ufficio e qualche passo in piazza la sera, e ti posso assicurare che non mi posso lamentare della mia vita, che sarà monotona, non lo nego, ma che per voi, che siete in pensiero per me, deve dare affidamento che la mia salute è ottima, e che ingrasso a vista d’occhio.

Silvana e Wally sono in licenza, e se la spassano come possono! Avrei voluto essere anch’io con loro durante le loro ferie, ma purtroppo verrò quando le avranno finite. Vuol dire che non mancherà tempo per rimanere assieme.

Mi rincresce immensamente che il giardino sia tutto bruciato dal gran caldo; tutti gli anni, o la grandine, o il calore, rendono nulle le tue fatiche per portarlo ad un livello di produzione, che vi dia tranquillità.

Pazienza! Sia fatta la volontà di Dio!

Prendo nota con piacere che mamma mi ha già preparato gli abiti, e che aspettate solo me per farmi confezionare quello comprato da fare.

Ti raccomando però di non andare in giro in mutande, nell’attesa della scelta, perché è meglio che tu prenda uno dei due tagli, e ti faccia confezionare il vestito. Ti pare? Io sarò contento lo stesso, e caso mai, guardate voi quale dei due si addice ad un ventenne quale io sono !

Nella tua lettera ho trovata la bellissima fotografia fatta nel ’41 a Po in barca, e ti prego di vedere se ve ne fossero altre copie, possibilmente piccole; caso mai facendole ristampare, perché ho molte ammiratrici (non so di cosa) e devo accontentarle tutte, dato che loro hanno accontentato me. Mi basterebbero quattro o cinque copie piccole. Mi farai questo favore? Non ti spaventare per queste mie amichette; sono innocue, e poi mi guarderò bene dal fare il cascamorto. Non sono più il Dino di un tempo. Sono troppo furbo per farmi prendere in giro da chiunque3.

Spero che tu sia contento della mia sollecita risposta; farò sempre il possibile di risponderti immediatamente, perché questo mi fa tanto piacere. Sii certo che ti ricordo sempre e ti voglio tanto bene; per fare questo, non necessita dirlo per iscritto ogni momento: Basta sentirlo nel più profondo del cuore.

Con tanti bacioni cari ti saluta il tuo Dino, e saluta pure mamma e sorelline.

Ciau papalino !

Con affetto Dino

1 Fratello di Luigi, il papà di Dino

2 L’XI Armata si vide affidato l’onere dell’occupazione militare delle regioni greche. Fu un compito gravoso per l’Italia quanto a uomini e risorse impiegate, anche se molto discontinua quanto a opposizione armata incontrata. La Resistenza greca fu molto attiva nelle regioni settentrionali, Epiro e Tessaglia, mentre nel Peloponneso e nelle isole non fu mai particolarmente forte, lasciando alle unità italiane lì stanziate compiti più di polizia che di repressione violenta. A dispetto dell’ostilità dimostrata al momento della resa nell’aprile 1941, con il passare del tempo l’atteggiamento della popolazione greca divenne più benevolo nei confronti degli italiani, il cui comportamento in linea di massima aveva poco a che fare con i metodi di occupazione violenta dei tedeschi. (da Wikipedia, voce “Campagna italiana di Grecia”)

3 I contatti con Teresina si sono del tutto interrotti come risulta dalla lettera del 28 aprile 1943, l’ultima in cui viene citata

24 luglio 1943

P.M.29 li, 24-7-43/XXI

Carissima mammina,

rispondo subito alla tua del 16 c.m., visto che ne ho il tempo.

Stamattina ho accompagnato alla stazione il mio carissimo amico Tarquinio Merlin1, che voi tutti ben conoscete, e col quale ho trascorso dei bei giorni qui. E’ partito, e con lui è partito il mio cuore, perché su quella tradotta lo ho lasciato, per voi. Penso tanto al suo viaggio, e cerco di immaginarmi dove si trova. Certo che da tanto più tempo di me non veniva a casa, e se lo meritava perché è tanto bravo, e si è fatto benvolere dai superiori. Io se non vengo ancora è perché non hanno ritenuto opportuno ancora mandarmi, visto che vi sono altri che hanno precedenza su me, a causa del tempo che mancano da casa.

Merlin ti parlerà di me, e vedrai che ti dirà in maniera da farti parere che io non sia qui, ma con voi tutti. Ti ringrazio tanto per il pacco inviatomi e per quello che dici di avere in spedizione.

Il primo non mi è ancora pervenuto, ma non tarderà, essendo da ben 22 giorni in viaggio. Te ne darò ricevuta appena lo avrò; a mezzo Merlin vi ho mandato il libro regalatomi dalla maestrina di Roma, ora trasferita a Pesaro, Rina Zamagni2; lo avevo detto che ve lo inviavo, ma mai ho avuto occasione di poterlo fare. Mi direte se è bello. Parla tutto della vita giapponese e pare di viverla in esso.

Mi rincresce che il postino sia triste quando vede che ricevete posta da me, perché pensa a Sabino3, che non ha ancora scritto. Povero Fornas4 ! E nasconde questo suo turbamento con un sorriso malato. Ti prego di porgergli tutti i miei saluti, e l’augurio, che è certezza, che il caro Sabino scriverà. Vedrai, che se lo dico io porto buona ventura, e presto avrà sue notizie.

Avevo già appreso che avete comperato i sei pulcini, allo scopo di allevarli e avere così della buona carne. Mi rincresce che uno di essi sia morto. Al pensiero però, permettimi di dirlo, di doverne mangiare qualcuno quando verrò io, mi rincresce, perché mi pare di mangiare una personcina cara che ha vissuto con me a lungo. Chissà perché ho queste idee stupide !

Apprendo che papà deve fare tanta strada a piedi per andare al lavoro, dato che non sempre trova i tram. Io seguo sempre con ansia le notizie del bombardamento di Torino5, e ti pregherei di volermi scrivere, il giorno dopo (voglia Dio che non succeda più) del bombardamento, perché sono in pena. Possa fare affidamento su ciò ?

Avete avuto i vaglia del mese di Giugno, va bene. Ora domani porterò alla posta quello del mese di Luglio, per un importo di novecento e più lire, essendo compreso in esso il premio in denaro in luogo di licenza non fruita durante l’anno 1942-43. Mi darete poi a suo tempo notizia del ricevimento di questo, e spero che vi sia di aiuto nelle difficoltà della vita quotidiana. Come vedete, tutto quello che posso, faccio, perché il mio più grande pensiero è la vostra tranquillità, cara sopra ogni cosa al mondo.

Hai avuto il portafoglio che avevo ordinato e pagato a mezzo vaglia ad una ditta di Bologna ? Spero di si, e caso mai lo includerai nel pacco, perché mi serve. Ti pregherei anche di un favore: Quando ritornò il cugino di Mary dalla licenza, mi portò un paio di occhiali da sole, che poi si sono rotti, e non li ho ancora pagati. Mi ha detto l’importo solo ieri, e ti prego di fare avere le 60.= lire che devo, alla amica di Wally; che poi le farà avere ai famigliari di suo cugino.

Ti ringrazio per la lunga lettera, e con tutto il mio affetto ti bacio e abbraccio, e con te cara mamma, anche papalino e sorelline.

Ciau,

tuo Dino

1 Amico di Dino anche nel dopoguerra

2 Madrina di guerra di Dino

3 Probabilmente un amico alpignanese di Dino

4 Molto probabilmente il postino, padre di Sabino di cui alla nota (3)

5 Il 13 luglio 1943 vi fu il più drammatico bombardamento su Torino in termini di vite umane, con 792 morti. Per dare un’idea il secondo più grave bombardamento si ebbe l’8 dicembre 1942 e causò 212 morti.