30 giugno 1944

ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.

Arbeitsskommando Polte-Magdeburg, 30 giugno 1944

Carissimi,

Corre voce che due anni fa questo campo in cui siamo prigionieri fosse stato la dimora dei prigionieri di guerra russi che, sembra impossibile, hanno subito un trattamento più disumano del nostro, peggiore del bestiame. Il pane veniva gettato loro attraverso i reticolati senza nessun ordine di distribuzione e questo era il loro unico sostentamento. Potete immaginare quale lotta ci fosse per strappare un pezzetto di pane. Abbandonati a se stessi non tardò a scoppiare un’epidemia di tifo che tolse la vita a migliaia di loro. Molti furono sotterrati nello stesso campo, come abbiamo potuto constatare noi stessi. Quando piove ed entra nel campo un carro pesante, si formano dei solchi nel terreno sabbioso e a volte rimane impantanato. Il lavoro di disincagliamento a volte fa venire alla luce dei teschi o altre ossa di corpo umano.

Un altro episodio che mi è capitato di vedere mi ha fatto capire che nemmeno da morti in questi luoghi è possibile trovare un po’ di in pace. Tre operai ebrei morti non so per quale motivo, sono stati avviati alla sepoltura ma, non avrei mai immaginato una cosa simile, quei miseri resti mortali sono stati portati nel luogo dove noi scarichiamo le immondizie del campo. Questa scena mi ha fatto riflettere. Fino a che punto può arrivare la cattiveria umana! Una discarica di immondizia sarà l’ultima dimora di quei poveretti, morti forse per gli stenti o per qualche malattia.

Ma non è tutto. Ieri mattina c’è stato, per la prima volta da quando sono arrivato qui, un bombardamento della città di Magdeburgo da parte degli americani. Per la prima volta all’allarme aereo delle sirene è seguita una pioggia di bombe. Il cielo era coperto da decine di bombardieri, ma la contraerea tedesca è riuscita ad abbatterne solo due. I tedeschi che lavorano alla Polte ci hanno detto che ci sono un centinaio tra morti e dispersi, oltre a centinaia di feriti e case distrutte.

A noi prigionieri è fatto divieto di andare nei rifugi antiaerei durante i bombardamenti, dove invece si accalcano i tedeschi. Così c’è chi resta in fabbrica, chi nelle baracche, chi cerca riparo almeno dalle schegge mortali degli ordigni nei paraschegge.

Il nostro reparto è controllato dalle S.S. e non possiamo allontanarci mai dalla loro vista neanche di qualche passo. Di notte dormiamo nelle baracche, 5 o 6 ore, non di più, ma quando ci sono gli allarmi aerei ci lasciano le baracche aperte e possiamo infilarci in una fossa scavata nel terreno.

Una notte, mentre le sirene suonavano e tutti cercavano rifugio, io e due miei compagni lombardi, abbiamo deciso di non restare nella fossa: morti per morti, abbiamo tentato di raggiungere la cucina situata in una baracca chiusa. Speravamo di trovare qualche patata avariata o di quelle rosicchiate che si buttano. Invece abbiamo trovato un sacco di patate un po’ avariate che i tedeschi avevano messo fuori dalla baracca della loro cucina in attesa di buttarle. Me le sono caricate in spalla e di soppiatto sono tornato nella mia baracca. Peccato però che il sacco fosse bucato e nel percorso le patate sono cadute quasi tutte a terra. Alla fine abbiamo mangiato solo un po’ di scarto che era rimasto in fondo al sacco. Nonostante la disdetta nei giorni seguenti abbiamo riso tra di noi raccontandoci a vicenda questo fatto.

Spero che questa guerra tremenda finisca presto e che i miei cari non siano in pericolo di vita, perché solo la voglia di rivederli mi fa sopportare tutto questo. Non vi ho ancora detto che qui con me c’è un mio coscritto di Valdellatorre, che si chiama Giuseppe Bertolotto, con il quale ci facciamo forza a vicenda.

Vostro Dino

13 aprile 1944

ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.

M.-Stammlager XIA-544/51, 13 aprile 1944

Carissimi, la mia situazione si sta stabilizzando e, a mano a mano che il tedesco mi diventa una lingua comprensibile, sto scoprendo tante cose. Sapevo già che lo status di noi italiani non è quello dei prigionieri di guerra, altrimenti potremmo ricevere senza intoppi la corrispondenza, i pacchi e soprattutto le visite della Croce Rossa internazionale. Invece Hitler il 20 settembre 1943 ha deciso che noi italiani non siamo più prigionieri di guerra ma “Internati militari”, obbligandoci a portare dietro la schiena la scritta IMI, oppure ITAL o più semplicemente una I, dipinta con colore nero, come se fosse un marchio con cui identificarci al volo.

Proprio perché siamo italiani, ed essendo l’Italia del nord nelle mani dei tedeschi e dei loro alleati fascisti, non ci vogliono considerare prigionieri. Da qui lo stratagemma che li autorizza a trattarci come gli ultimi degli ultimi.

E’ tutta una camorra, vogliono farci credere che siccome siamo internati e non prigionieri, godiamo di maggiori diritti, ma non è vero, non è cambiato nulla. A noi, a differenza degli altri prigionieri di guerra, non spetta nemmeno il diritto di ricevere farmaci, per cui se ci si ammala si rischia la vita, o per la malattia o per le violenze usate per farci lavorare lo stesso.

La situazione resta quindi difficile ma, mentre all’inizio della prigionia noi italiani eravamo oggetto di ostilità, scherno e maligna soddisfazione sia da parte degli ex alleati tedeschi sia dagli ex nemici russi e francesi, dopo aver visto come ci trattano i tedeschi, gli altri prigionieri sono diventati solidali, provano compassione per noi. Anche perché i pacchi della Croce Rossa con caffè, the cioccolata e sigarette arrivano ai prigionieri di guerra francesi, belgi, polacchi, magiari e serbi, ma non a noi IMI o ai prigionieri russi.

Eppure sarebbe facile evitare il lavoro forzato, la fame, le umiliazioni, le botte e le malattie. Basterebbe firmare per combattere al fianco dei tedeschi. Però quasi nessuno accetta questa offerta che ci viene ripetuta sovente. Noi rimaniamo fedeli al giuramento fatto al nostro Re e non vogliamo combattere al fianco dei nostri attuali aguzzini. Meglio pagare con la vita la decisione di non piegarsi ai ricatti e alle violenze. Per convincerci ad aderire alla nuova repubblica sociale ricorrono ad ogni espediente. Non ultimo il lasciare in bella vista per alcuni giorni i firmatari, che vengono vestiti con abiti nuovi, curati e fatti sbafare a quattro palmenti. Ma nonostante questa tortura la grande maggioranza non si piega. Che vadano loro a combattere contro gli altri italiani.

Noi restiamo qui anche se impediscono alla Croce Rossa internazionale di venire a vedere come ci trattano. Dicono infatti che gli italiani rinchiusi nei lager non hanno bisogno della protezione della Croce Rossa perché siamo già sufficientemente tutelati sotto la custodia del grande Reich Germanico. Ma se qualcuno prova ad appellarsi alla convenzione di Ginevra viene immediatamente punito e maltrattato.

Per quanto riguarda il lavoro, adesso all’ingresso dei prigionieri nel campo i medici delle SS fanno subito una valutazione fisica a cui seguono due possibilità. O la morte immediata per chi non è sufficientemente robusto e in salute, o la morte sul lavoro per gli altri. Importanti industrie belliche come Polte e BRABAG hanno sempre più bisogno di forza lavoro, in particolar modo di lavoratori specializzati, per sostituire la manodopera tedesca inviata al fronte. Sfruttare il lavoro dei prigionieri è molto economico, consente enormi profitti. Ma nelle fabbriche,come so ben io, il concetto di sterminio dei nazisti trova modo di esprimersi attraverso terrore, torture, malnutrizione, malattie, infortuni sul lavoro, ecc.

Occorre resistere, perché la guerra sembra volgere al termine. Speriamo che così sia.

Vostro Dino

12 marzo 1944

Krieggefangenenpost

An Signor Ferrero Luigi
Empfangsort: Alpignano
Strasse: Via P. Umberto 34
Kreis: ITALIA
Landesteil: Torino

Gebuhrenfreil

Absender:
Vor- una Zuname: Ferrero Dino
Gefangenennummer: 136693
Lager-Bezeichnung: M.-Stammlager XI A = 544/51
Deutschland (Allemagne)

12/3/44 – Miei carissimi, solo oggi mi è dato rispondere alla lettera di mamma in data 12/2 (modello della Croce Rossa) e che è stata la 2° pervenutami. E’ stato certamente un gran motivo di festa per me leggere le belle notizie in essa contenute, prima fra tutte, quella del pagamento del mio stipendio, e relativi arretrati. Non sarà certamente molto, ma è sempre un aiuto. Apprendo pure con gioia che la cara mamma è nuovamente lieta, da quando ha saputo di me. Siate certi che sto bene, con compagni che mi vogliono bene, e che sono sereno solo se vi saprò bene e senza tristezza. Pure io tornerò un giorno fra voi, e vi farò felici. Ieri è ricorso il 4° anniversario della mia lontananza da voi, e ho pensato a voi tutti con più frequenza. Ringrazio la cara mamma per il pacco, che però non è ancora pervenuto. Però ad altri amici sono già arrivati, e il mio non tarderà. Se avete occasione di mandarmene altro, se potete, mettete del “MOM”, delle caramelle, legumi o farine, ossia generi che possono essere cucinati, e, possibilmente, una bottiglina di colonia, perché ho la faccia screpolata quando faccio la barba. Soprattutto, se possibile, tabacco e cartine, e cioccolato in polvere. Non spaventatevi! E’ un elenco ma per farvi sapere ciò che potrebbe occorrermi. Termino, sperando vi giunga per augurarvi la Buona Pasqua. Baci Dino. Giovannitti

28 febbraio 1944

Krieggefangenenpost
An Signor Ferrero Luigi
Empfangsort: Alpignano
Strasse: Via P. Umberto 34
Kreis: ITALIA
Landesteil: Torino
Gebuhrenfreil

Absender:
Vor- una Zuname: Ferrero Dino
Gefangenennummer: 136693
Lager-Bezeichnung: M.-Stammlager (campo principale) XI A = 544/51
Deutschland (Allemagne)

Brandenburgo

28-2-44 = Carissimi. Mi è pervenuta l’altro ieri la vostra lettera che porta il timbro del 12/1.- Come dirvi la mia incontenibile gioia. Sono andato al lavoro contento, e tutta la notte sono stato un sorriso e un canto. E’ stato tanto desiderato da me quel momento, che non mi parve vero quando mi sentii chiamare e mi fù consegnata la lettera. Dopo sette mesi ho riavuto la gioia di rivedere le care grafie di tutti voi, e mi è tornata in cuore tanta felicità, che senza voi era svanita. Mamma mi dice di avere spedito già il giorno prima lettera di risposta. Finora non la ho avuta, ma martedì probabilmente si. Ringrazio mamma per l’interessamento nell’avvisare le mie conoscenze sulla mia salute e indirizzo. Voi, se volete scrivere anche quando non ricevete da me, potete ritirare gli appositi modelli alla C.R.I. o al Comune, o se no scrivere lettera con busta aperta e spedire senza affrancare. Per il pacco che spedirete, se potete trovarne, mandate latte in polvere o condensato, e farine o legumi secchi, che servono per fare ottime zuppe. E pure, se possibile, tabacco. E’ inteso, come già dissi, che non voglio assolutamente che mi mandiate roba, se siete in condizioni non facili in quanto a finanze. Scrivetemi di voi a lungo, e ditemi pure se la Prev. Sociale ha sospeso i pagamenti mensili. Saluti cari a Mary1, Cattani, ed a voi baci a mille, abbracci, al vostro Dino.

1Amica della sorella Wally

13 agosto 1943

13.8.43

Cara Nana1,

ho avuta la tua letterona in risposta alla mia ultima, e ti dico tutto il mio ringraziamento per la tua puntualità nello scrivere. Questa sera solamente rispondo, perché volevo avere le due fotografie che ti allego in copia, per mantenere la promessa fattavi nelle mie precedenti. Piacciono a voi? Il mio amicone che mi tiene abbracciato è Beccali, quello che venne pure a trovarvi l’anno scorso. Lo ricordate?

Questa sera sono di servizio, e non ho potuto andare a vedere il film italiano “Fari nella nebbia”. Lo hai già visto? Domattina dovrei avere il primo pacco speditomi e caso mai a ricezione avvenuta, scriverò una cartolina aerea a mamma.

Merlin2 è già stato da voi?

Stanotte Torino è nuovamente stata bombardata. E voi? Siete tranquilli? Ho letto che durante l’ultima incursione avete fatto un insalatina di pomodori, in barba agli inglesi. Vuol dire che siete calmi, e per me questo è un pensiero tranquillizzante.

Termino, e ti invio baci, pure per tutti gli altri cari di casa.

Tuo Dino

1 Soprannome della sorella Silvana

2 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

agosto 1943 (data imprecisata)

Cara mamma,

rispondo alla tua del 29-7.

Mi è giunta ieri sera, e rispondo solo ora, dato che se anche avessi scritto ieri sera, non sarebbe partita lo stesso fino a domani.

Ti ringrazio per il talloncino della Consociazione Turistica Italiana che mi hai mandato, e che mi servirà a dimostrare a quei signori che sono effettivamente socio vitalizio.

Forse non mi hanno più trovato perché bisognava pagare quelle cento lire che mi dite. Perché non mi avete avvisato? Avrei provveduto io a pagare; oramai che sono socio, non vedo la ragione di dover perdere tutto, dopo aver pagato tanto.

Vuol dire che mi fido di Silvana, cioè che abbia scritto lei, come le avevo chiesto, perché così arriva prima la risposta.

Altra cosa della quale non finirò mai di ringraziarti, è l’abbonamento alla Gazzetta del Popolo, che mi porterà le notizie della mia cara Torino.

Sei accorata perché non ti aspettavi il cambiamento di governo da noi, ma vedo che pure tu sei contenta: Come avrete veduto anche voi, il nuovo, paga con la moneta che gli spetta, tutti coloro che hanno mangiato a sbafo durante questo tempo. Ci voleva questo, e noi siamo entusiasti al pari di voi, di questo.

Papà, che ha sempre brontolato quando si diceva del partito, a quest’ora sarà finalmente contento; contento perché lui non ha mai appartenuto a partiti, e perché era un italiano fedele a Casa Savoia e onesto.

Cambiando, argomento, ti debbo dire che mi è rincresciuto moltissimo che abbiate perso la fotografia in costume da bagno, perché era molto bella. Oggi o domani porterò a stampare altre fotografie fatte in terrazza con amici, e che sono qualcosa di bello.

Ve le manderò appena saranno pronte.

Per la Philips, pazienza, se deve fare quel che non si può, non fa nulla. Ho avuto le fotografie, (quella grande in barca, e le altre quattro piccole). Ti ringrazio tanto.

Io sono sempre in ottima salute, e sto benissimo. L’altro ieri sono andato al mare a fare la solita gita, e ho trascorso una bellissima giornata. Il mare era agitato, ed era tanto bello così. Giorni or sono è partito il vaglia di luglio di lire 916.=mi darai poi comunicazione? Ti penso sempre, come penso tutti voi, e con tutto il mio affetto ti bacio tanto. Tuo Dino

30 luglio 1943

P.M.29, 30-7-43

Caro papà,

rispondo subito alla tua cara del 19 corr., per farti sapere che sto bene, e che mi ha fatto tanto piacere ricevere tue buone nuove.

Apprendo che hai telefonato allo zio Carlo1, e che ti ha detto di chiedermi da chi dipendo direttamente per la licenza. Dispone per i trasporti militari, il Comando dell’11^ armata2P.M.23; però i posti vengono assegnati al Reggimento dalla Divisione; solo qui da noi poi ogni militare che aspetta, viene inviato in licenza, a seconda del turno. Quindi, eccoti accontentato. Credo però che fai bene a credere poco allo zio, visto che finora non ha mai detto nulla di positivo, già fin dal tempo che ero a Condove.

In ogni modo, anche senza il suo aiuto, noi siamo contenti lo stesso, no? Trascorro le mie giornate tra ufficio e qualche passo in piazza la sera, e ti posso assicurare che non mi posso lamentare della mia vita, che sarà monotona, non lo nego, ma che per voi, che siete in pensiero per me, deve dare affidamento che la mia salute è ottima, e che ingrasso a vista d’occhio.

Silvana e Wally sono in licenza, e se la spassano come possono! Avrei voluto essere anch’io con loro durante le loro ferie, ma purtroppo verrò quando le avranno finite. Vuol dire che non mancherà tempo per rimanere assieme.

Mi rincresce immensamente che il giardino sia tutto bruciato dal gran caldo; tutti gli anni, o la grandine, o il calore, rendono nulle le tue fatiche per portarlo ad un livello di produzione, che vi dia tranquillità.

Pazienza! Sia fatta la volontà di Dio!

Prendo nota con piacere che mamma mi ha già preparato gli abiti, e che aspettate solo me per farmi confezionare quello comprato da fare.

Ti raccomando però di non andare in giro in mutande, nell’attesa della scelta, perché è meglio che tu prenda uno dei due tagli, e ti faccia confezionare il vestito. Ti pare? Io sarò contento lo stesso, e caso mai, guardate voi quale dei due si addice ad un ventenne quale io sono !

Nella tua lettera ho trovata la bellissima fotografia fatta nel ’41 a Po in barca, e ti prego di vedere se ve ne fossero altre copie, possibilmente piccole; caso mai facendole ristampare, perché ho molte ammiratrici (non so di cosa) e devo accontentarle tutte, dato che loro hanno accontentato me. Mi basterebbero quattro o cinque copie piccole. Mi farai questo favore? Non ti spaventare per queste mie amichette; sono innocue, e poi mi guarderò bene dal fare il cascamorto. Non sono più il Dino di un tempo. Sono troppo furbo per farmi prendere in giro da chiunque3.

Spero che tu sia contento della mia sollecita risposta; farò sempre il possibile di risponderti immediatamente, perché questo mi fa tanto piacere. Sii certo che ti ricordo sempre e ti voglio tanto bene; per fare questo, non necessita dirlo per iscritto ogni momento: Basta sentirlo nel più profondo del cuore.

Con tanti bacioni cari ti saluta il tuo Dino, e saluta pure mamma e sorelline.

Ciau papalino !

Con affetto Dino

1 Fratello di Luigi, il papà di Dino

2 L’XI Armata si vide affidato l’onere dell’occupazione militare delle regioni greche. Fu un compito gravoso per l’Italia quanto a uomini e risorse impiegate, anche se molto discontinua quanto a opposizione armata incontrata. La Resistenza greca fu molto attiva nelle regioni settentrionali, Epiro e Tessaglia, mentre nel Peloponneso e nelle isole non fu mai particolarmente forte, lasciando alle unità italiane lì stanziate compiti più di polizia che di repressione violenta. A dispetto dell’ostilità dimostrata al momento della resa nell’aprile 1941, con il passare del tempo l’atteggiamento della popolazione greca divenne più benevolo nei confronti degli italiani, il cui comportamento in linea di massima aveva poco a che fare con i metodi di occupazione violenta dei tedeschi. (da Wikipedia, voce “Campagna italiana di Grecia”)

3 I contatti con Teresina si sono del tutto interrotti come risulta dalla lettera del 28 aprile 1943, l’ultima in cui viene citata

24 luglio 1943

P.M.29 li, 24-7-43/XXI

Carissima mammina,

rispondo subito alla tua del 16 c.m., visto che ne ho il tempo.

Stamattina ho accompagnato alla stazione il mio carissimo amico Tarquinio Merlin1, che voi tutti ben conoscete, e col quale ho trascorso dei bei giorni qui. E’ partito, e con lui è partito il mio cuore, perché su quella tradotta lo ho lasciato, per voi. Penso tanto al suo viaggio, e cerco di immaginarmi dove si trova. Certo che da tanto più tempo di me non veniva a casa, e se lo meritava perché è tanto bravo, e si è fatto benvolere dai superiori. Io se non vengo ancora è perché non hanno ritenuto opportuno ancora mandarmi, visto che vi sono altri che hanno precedenza su me, a causa del tempo che mancano da casa.

Merlin ti parlerà di me, e vedrai che ti dirà in maniera da farti parere che io non sia qui, ma con voi tutti. Ti ringrazio tanto per il pacco inviatomi e per quello che dici di avere in spedizione.

Il primo non mi è ancora pervenuto, ma non tarderà, essendo da ben 22 giorni in viaggio. Te ne darò ricevuta appena lo avrò; a mezzo Merlin vi ho mandato il libro regalatomi dalla maestrina di Roma, ora trasferita a Pesaro, Rina Zamagni2; lo avevo detto che ve lo inviavo, ma mai ho avuto occasione di poterlo fare. Mi direte se è bello. Parla tutto della vita giapponese e pare di viverla in esso.

Mi rincresce che il postino sia triste quando vede che ricevete posta da me, perché pensa a Sabino3, che non ha ancora scritto. Povero Fornas4 ! E nasconde questo suo turbamento con un sorriso malato. Ti prego di porgergli tutti i miei saluti, e l’augurio, che è certezza, che il caro Sabino scriverà. Vedrai, che se lo dico io porto buona ventura, e presto avrà sue notizie.

Avevo già appreso che avete comperato i sei pulcini, allo scopo di allevarli e avere così della buona carne. Mi rincresce che uno di essi sia morto. Al pensiero però, permettimi di dirlo, di doverne mangiare qualcuno quando verrò io, mi rincresce, perché mi pare di mangiare una personcina cara che ha vissuto con me a lungo. Chissà perché ho queste idee stupide !

Apprendo che papà deve fare tanta strada a piedi per andare al lavoro, dato che non sempre trova i tram. Io seguo sempre con ansia le notizie del bombardamento di Torino5, e ti pregherei di volermi scrivere, il giorno dopo (voglia Dio che non succeda più) del bombardamento, perché sono in pena. Possa fare affidamento su ciò ?

Avete avuto i vaglia del mese di Giugno, va bene. Ora domani porterò alla posta quello del mese di Luglio, per un importo di novecento e più lire, essendo compreso in esso il premio in denaro in luogo di licenza non fruita durante l’anno 1942-43. Mi darete poi a suo tempo notizia del ricevimento di questo, e spero che vi sia di aiuto nelle difficoltà della vita quotidiana. Come vedete, tutto quello che posso, faccio, perché il mio più grande pensiero è la vostra tranquillità, cara sopra ogni cosa al mondo.

Hai avuto il portafoglio che avevo ordinato e pagato a mezzo vaglia ad una ditta di Bologna ? Spero di si, e caso mai lo includerai nel pacco, perché mi serve. Ti pregherei anche di un favore: Quando ritornò il cugino di Mary dalla licenza, mi portò un paio di occhiali da sole, che poi si sono rotti, e non li ho ancora pagati. Mi ha detto l’importo solo ieri, e ti prego di fare avere le 60.= lire che devo, alla amica di Wally; che poi le farà avere ai famigliari di suo cugino.

Ti ringrazio per la lunga lettera, e con tutto il mio affetto ti bacio e abbraccio, e con te cara mamma, anche papalino e sorelline.

Ciau,

tuo Dino

1 Amico di Dino anche nel dopoguerra

2 Madrina di guerra di Dino

3 Probabilmente un amico alpignanese di Dino

4 Molto probabilmente il postino, padre di Sabino di cui alla nota (3)

5 Il 13 luglio 1943 vi fu il più drammatico bombardamento su Torino in termini di vite umane, con 792 morti. Per dare un’idea il secondo più grave bombardamento si ebbe l’8 dicembre 1942 e causò 212 morti.

1 luglio 1943

1.7.43

Mia cara nana1,

non ti so descrivere il piacere che mi ha procurato la tua lettera pervenutami oggi, tanto più che da diversi giorni ero privo di vostre buone nuove. Ti ringrazio innanzi tutto di avermi scritto così a lungo di quello che fate voi, delle vostre gite, recite, e… della tua mansione di capo famiglia quando mamma era andata a Rubiana. Immagino l’importanza che ti sei data, e la sottomissione della “giga”2. Brava sorellina, vedo che aumentate di grado, e che presto alla Philips, non avendo un incarico elevato come quello che vi spetta, sarebbero costretti a mandarvi a spasso. Vi raccomando perciò di non aumentare troppo di grado.

Stasera sono stato al cinema a vedere il film “Capitan Tempesta”. Un gran bel filmone. Domani si proietterà “La corona di ferro”, e andrò pure a vederlo. Come vedi non mi mancano gli svaghi.

Io pure faccio la cura del sole, sia pure ridotta, dato che a mezzogiorno preferisco stendermi sul mio lettino e schiacciare un pisolino. Ma sono già abbastanza abbronzato.

Dalle righe che ha scritto mamma apprendo che avete avuto il vaglia di £ 320 di maggio. Bene! Vi raccomando quando mi farete il pacco, di includerci quel poco di sigarette richieste, se vi è possibile. E pure affido alla tua bontà il compito di ricordare di inviarmi poi le copie, come già richiesto, delle fotografie inviatevi. Intanto termino con l’inviarti tanti baci cari, e con te a tutti. Affettuosamente. Dino

1 Soprannome della sorella Silvana

2 Soprannome della sorella Wally

6 giugno 1943

P.M.29, 6 giugno 43

Carissimi,

Oggi è domenica, e quindi vi scrivo, come tutte le domeniche, per tenervi informati della mia probabile partenza. Oggi ancora purtroppo debbo dirvi che non vi è ancora nulla in vista, dato che domani partiranno pochissimi. Aspetterò dunque ancora questa settimana, e domenica prossima potrò ancora dirvi qualcosa di preciso.

Come dettovi nella mia precedente, si tratta di aspettare qualche settimana, e poi verrò, dato che me lo hanno promesso, e so che se dicono una cosa è perché hanno la certezza di mandarmi, e poi non vedo la ragione di non mandarmi. Tutto sta, come dissi, nel vedere se vi sono partenze in settimana. Ieri ho avuto una lettera di mamma, che attendevo, e ne sono stato contento. Vedo da essa che anche voi capite che la mia lunga lontananza è portata da cause di forza maggiore, e che bisogna considerare questo, e che sto compiendo il mio dovere in un luogo lontano e nel quale bisogna che tutti noi siamo vigili e perciò, bisogna che anche voi sappiate questo, e pensandovi, pur soffrendo, siate sicuri che il vostro soldato è con voi, e che se potesse, verrebbe a darvi pace, ma se attende, è perché deve attendere che venga il suo turno, non lontano; tante volte avrei potuto dirvi che ero in procinto di venire a casa, ma sempre mi tenni questo desiderio in cuore, perché sapevo benissimo che avrebbe potuto portarvi a facili illusioni. Ora, se vi dico che verrò presto, è perché ne ho la certezza.

Ho saputo che Mary1 voleva la fotografia mia fatta a Torino in Po, e ho mandato a Wally la negativa, per farla ristampare, così non avrete da privarvi di fotografie mie, e anche io non voglio che ne restiate privi. Domani andrò a fare la solita gita, e cercherò di fare il possibile di immergermi in mare e fare un bel bagno. Passerò certamente una bellissima giornata, dato che il tempo qui è sempre bellissimo, con un sole che spacca le pietre.

Stasera andrò in piazza a sentire la musica, e poi se potrò avere il permesso, anche al cinema. Così passerò bene la serata, e domani ricomincerò la settimana, lietamente. Non state in pensiero per me, perché sto molto bene in salute e non mi manca niente.

Mi mancate solo voi, ma presto non più, e quindi, perché rattristarsi? Ricevete tanti baci cari dal vostro Dino.

1 Amica della sorella Wally