29 dicembre 1940

Vercelli, 29/12/40-XIX-

Carissimi tutti,

L’altro ieri, appena arrivato, vi ho inviato una cartolina in franchigia1 per farvi sapere che stavo bene e che ero nuovamente qui a compiere il mio dovere. Il primo giorno è stato un pochino duro riprendere le mie abitudini d’ufficio dopo una notte insonne, e dopo tanti giorni di così bella vita piena di oblìo. Ora però mi sono adattato nuovamente a tutto quello che prima facevo nelle mie giornate di vita militare, e così passano i giorni serenamente.

Il solo peso che ho nel cuore è quello che per molto tempo ancora non avrò più tanto giorni belli; ma Pasqua verrà presto e con essa un’altra parentesi si aprirà.

La sera di venerdì che era il primo giorno che ero qui, non volendo perdere l’occasione di vedere un bel film, sono andato al cinema; ma non ho potuto vederlo tutto perché gli occhi non restavano aperti. Si tratta di: “La maschera di ferro” che tanto successo ha ottenuto a Torino in questi giorni.

Oggi, domenica, sono qui in ufficio di servizio, ma stasera uscirò per vedere se posso andare al cinema.

Forse Silvana e Wally oggi andranno a Rivoli a trovare la Mariuccia se non verrà il tanto atteso figlioccio della Giga2.

Io invece sono qui a pensare come una volta tutte queste cose, pieno di rimpianti.

Per il momento non si sa nulla di preciso in merito alla annunciata mia e di tutti partenza. Ma ho sentito dire che noi non ci muoviamo di qui; (Noi dell’ufficio Amministrazione).

Ho ricevuto una lettera da Tripoli ieri.

Vi prego di fare ristampare una o due di quelle famose fotografie. Ricordatevene.

E avete finito di “Ruzzare3”?

Se no, fatemelo sapere, perché prenderò i provvedimenti del caso, intesi?

Il panettone era molto buono, e lo ho mangiato venerdì stesso con molto gusto.

Il vaglia me lo sono fatto pagare subito perché i soldi li ho incassati io, quindi……

Se scrivete ad Enrico4, fategli anche i miei auguri; non ho per il momento altro da dire.

Spero che mi risponderete presto, e vi invio i più cari saluti ed auguri di buona fine e buon principio d’anno. Bacioni, Vostro:

Dino

1 In Italia la franchigia postale per le corrispondenze dei soldati fu introdotta per la prima volta nel 1896, per i militari in Eritrea, e ripresa durante ogni guerra successiva, compresa la seconda guerra mondiale. In alcuni casi furono emessi francobolli appositi per gli uffici di posta militare, per evitare speculazioni.

2 Soprannome della sorella Wally

3 Più che il verbo italiano “ruzzare” (scherzare, rincorrersi, fingere di lottare) in questo caso dovrebbe trattarsi di un’italianizzazione del verbo piemontese “rusè” (litigare). Del resto è nota l’avversione che ebbe il fascismo nei confronti delle lingue minoritarie e dei dialetti, dettata dal timore che alimentassero spinte regionalistiche e localistiche. Il divieto di impiego dei dialetti ad esempio fu rigido nella stampa, nella letteratura e nel teatro.

4 Amico di Dino

30 novembre 1940

Mittente

Ferrero Dino

Grado: artigliere scelto

Reparto: Deposito 59° Regg. Artigl. D.F. Cagliari

Vercelli

Alla distinta famiglia Ferrero

V. P.Umberto 28

(Torino) Alpignano

(ITALIA)

— , 30/11/1940/XIX°

Carissimi,

Domani Domenica non verrò, non avendo permesso. Però per la Domenica prossima, verrò quasi sicuramente; domani andrò a teatro così il tempo mi trascorrerà veloce. Voi stasera mi aspetterete inutilmente, ma erano tre domeniche che venivo di continuo, e ogni tanto ci vuole una sosta.

Presto viene il Natale, e spero che la licenza non mancherà. Un mio compagno d’ufficio è già andato a casa per 12 giorni, e presto ci verrò anch’io.

Ho ricevuto una cartolina postale dalla nonna, ma gli zii, ai quali avevo pure scritto, non mi hanno nemmeno detto una parola di saluto.

Vi scriverò magari domani più a lungo, e intanto vi giungano tanti cari baci; (ho ricevuto di nuovo da Tripoli1 perché non è ancora giunta la mia fotografia) chissà perché!!!!

Ancora baci vostro Dino

1 Dino ha vissuto fino a metà degli anni ‘30 a Tripoli, in questa lettera si riferisce probabilmente ad una ragazza.

23 ottobre 1940

Aglié – 23-10.40 / XVIII

carissimi,

Ho ricevuto una lettera nella quale mi scrivevate tutti e poi una di mamma.

Mi dispiace che domenica non ho potuto venire. E’ sempre la solita musica.

Ora per domenica che viene ho di nuovo la promessa, ma ne faccio poco conto.

Se per sabato sera non mi vedete, non vengo, d’accordo?

Qui è qualche giorno che fa bel tempo, ma la mattina c’è sempre una tale frescura…

Ad Alpignano è press’a poco come qui credo: solo che qui, sulle montagne che si vedono ha nevicato molto basso.

Giorni or sono stavo per sistemarmi proprio bene senza dovere ringraziare l’affaticato zio Carlo1. Invece il destino mi perseguita, anziché essendo in merito per la mia condotta di buon militare, ci perdo lo stesso.

Era venuto l’ordine di mandare a Vercelli il soldato più istruito che s’intendeva di macchine da scrivere e di qualcosa di ciò che concerne di lavori d’ufficio. Era un posto da impiegato al deposito a Vercelli.

Sono andato alla prova in ufficio qui assieme ad altri due che non sapevano scrivere a macchina.

Ho dimostrato di essere il migliore, e avendogli proposto di mandare me, il maggiore disse: E’ sempre stato uno dei più bravi soldati, e poi è un elemento che voglio tenere a mia disposizione qui al gruppo perciò mandate un altro. Queste parole me le ha riferite il tenente della maggiorità.

Per me dovrebbe essere motivo d’orgoglio, ma ciò malgrado sono demoralizzato, perché non me ne va una bene, e mentre dovrei essere a posto per il mio buon comportamento, continuo a montare di servizio ogni tre giorni, in attesa di essere messo in ufficio qui. Ma quando?

Domenica sono stato qui, e credevo di vedervi arrivare, ma credo che presto verrò, o ci vedremo.

Se Wally potesse farmi ristampare a Torino quella fotografia colorata, ne vorrei due copie, che venendo a casa le pago.

Vi racconterò per cosa mi serve.

In attesa di riabbracciarvi,

Vostro Dino

Contraccambio saluti alla sig. Rosso

1 Zio di Dino

5 ottobre 1940

5-10-40-XVIII

carissimi,

Ho inviato ieri una cartolina, ed ora vi scrivo. Lunedì non ho avuto il piacere di vedervi ad Alpignano, ed è stata una grande delusione. Siamo passati verso le 13.30. Siamo stati fino a mercoledì mattina a Caselle, bella città piena di svaghi. Poi, partenza nuovamente, e verso le 17 di mercoledì, dopo essere passati a Leynì, Feletto in mezzo a due ali di popolo plaudente, siamo giunti qui a destinazione. Questo paese si atteggia a cittadina, con i suoi portici, le belle vetrine e l’eleganza.

Vi è un castello ducale, e un bellissimo parco.

Già un chilometro prima di entrare in paese, vi era una tale ressa di gente!

Siamo entrati nell’abitato, e improvvisamente siamo stati coperti da una pioggia di fiori. I più vicini, quelli cioè a piedi sono stati perfino abbracciati, e alle mura, in tutti i posti scritte di: viva gli eroi, viva il I gruppo, con un proclama del podestà, che vi porterò se stacco da un muro. Insomma, un vero trionfo, e noi siamo restati là, impalati sull’attenti senza saper che dire. Ieri sera, uscito in libera uscita con quel mio amico che mi assomiglia, due ragazze ci hanno detto: Sembravate delle statue, seri come delle masse di bronzo, mentre siete la gente più simpatica e allegra che noi a Aglié si abbia mai conosciuto.

Domenica non verrò a casa, i permessi non essendo ancora aperti. In ogni caso pazienza. Verrà anche la licenza.

Dalla finestra della caserma si vede il Musinè in lontananza, come un’ombra vaga. Quanta nostalgia! Ma sono cose passeggere.

Mi sembra un secolo che non vi vedo, eppure è solo da domenica!

Scrivetemi, facendomi sapere quando e se verrete.

E mamma è andata dal dottore? Come va in complesso? E quel sussidio lo prendete?

In attesa di riabbracciarvi, vi giungano i più sentiti baci

Vostro Dino

7 agosto 1940

Moncenisio li 1-6-40 – XVIII

Carissimi mamma e papà,

E siamo al Moncenisio! Da tre giorni siamo qui accampati. Giovedì siamo arrivati stanchi dalla lunga strada fatta. Ci eravamo alzati di buona mattina, e preso il rancio presto, ci siamo incamminati a piedi per una mulattiera ripidissima. Prima di arrivare quassù abbiamo fatto 6 ore di marcia. Fà un freddaccio cane qui, e siamo tutti chiusi nei pastrani, e ciò malgrado fa ancora freddo. Il nostro comando di gruppo è dentro una camerata in legno in cuccette come Condove. Le batterie sono invece attendate. Giovedì quando ero ancora sulla strada del Moncenisio vicino al rifugio, ho visto il sig. Ingegnere, che mi ha fatto un regalo in denaro.

Mi ha detto che forse venivate a trovarmi, ma ritengo che ciò sia impossibile, non potendo venire senza un permesso del corpo d’armata. Qui in quanto a mangiare si sta bene; l’unico inconveniente, è che non vi sono dei cinema. Ma ci rassegniamo facilmente, e alla sera appena mangiato ci corichiamo in buona armonia. E che bella vista si gode qui sopra! Tutte cime bianche, tutto candore di neve anche qui da noi.

Quando non si ha voglia di andare fino lassù al forte a prendere l’acqua, si piglia della neve. La primavera, che a Condove era già si può dire terminata, qui comincia appena adesso. Vi sono i prati tutti viola dalle violette che cominciano a dare un po’ di allegria alle rocce, e più in basso, i prati bianchi di narcisi e bucaneve. Anzi, ora andrò fuori e piglierò qualche viola che metterò qui nella lettera per darvi una idea di come sono belle. L’unica cosa che non hanno è il profumo…

Da Venalzio vi ho mandato una cartolina senza francobollo, perché non ne ho trovati. Io, essendo radiotelegrafista, avrei dovuto andare via di quà con gli altri, verso le prime linee o ai forti ieri, ma il sig. Maggiore non lo ha permesso, perché sapete qual’è il mio mestiere.

Però resto sempre con la radio, essendo restata qui qualche stazione ancora. Speriamo che anche in seguito io stia così bene, perché finché sono in salute non sto mai male in nessun caso.

E voi tutti come state? E che si dice nel mondo? I tedeschi sono ancora in Francia?1 Credo di ricevere presto vostre nuove, e vi scrivo il mio indirizzo: All’artigliere Ferrero Dino 59° Rgt. Art. di f. Cagliari. Comando I gruppo. Posta militare.

Bacioni cari Dino

1 Chiaro riferimento alla Campagna di Francia, operazione militare con cui l’esercito tedesco invase Francia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo a partire dal 10 maggio 1940.

7 luglio 1940

Zone di operazioni li 7.7.40

Carissimi,

Come di consueto alla domenica vi scrivo.

Questa volta però scrivo di mattina, avendone il tempo. Sono di guardia armata, e fino alle ore 12 non ripiglio servizio, e se non capita nessun ordine contrario, sto oziando perché le guardie sono solo per guardia e basta.

Ieri sera è venuto l’auto cine sonoro, ma ha poi preso a piovere e non si è potuto proiettare. Ma stasera, smontando io di guardia, avrò la buona ventura di assistere allo spettacolo. L’auto cine sonoro è una bellissima istituzione; è un grosso camion con altoparlanti e macchine di proiezione. Ha inoltre molti dischi di marce, ballabili e scene comiche che ieri sera ci hanno già deliziati.

Mamma, allora è già arrivata ad Alpignano, e spero in salute. Nella tua cartolina postale mi dici di mandare delle cartoline agli zii. Lo farei ben volentieri, se vi fosse la possibilità di trovarne qui; in ogni caso farò il possibile.

Avete letto in 2 o 3 edizioni della Gazzetta del Popolo tutto ciò che ha fatto la nostra divisione? Ancora ieri vi era una facciata di giornale piena. Io li conservo tutti così ve li farò leggere.

La popolazione civile torna oramai a casa, e noi ne vediamo la continua processione.

E’ veramente un luogo incantevole quello nel quale siamo accantonati.

Che verde e rosso e blu, e tanti altri bei colori si vedono nei prati. E il cielo poi. E’ il cielo d’Italia pure se abbiamo tanti chilometri dal confine alle spalle. Oramai le scritte francesi delle vie spariscono, al disordine della guerra subentra un ordine militare perfetto.

Noi forse andremo nuovamente via, ma male che vada, per Natale indubbiamente sarò a casa.

Ora, uno che è arrivato dal momento dall’ufficio del sig. Maggiore mi ha riferito che in quindici giorni gli scelti saranno promossi caporali. Così fra poco se tutto andrà bene.

Ho comperato ieri un magnifico orologio di quelli moderni, che mi piace immensamente. Ha 15 rubini, ed è fabbricato in Svizzera.

E’ tutto in metallo inossidabile. Proprio una vera magnificenza!

Qui non possiamo dire di stare male. Anzi ci facciamo dei pranzetti luculliani. Sto regolarmente bene di salute e… di grasso.

Ho terminato a matita perché mi manca l’inchiostro. Nell’attesa di presto riabbracciarvi vi mando tanti baci. Ciau mammina, ciau Pippo1 , ciau larduni2 e bacino3.

Scrivete, mi raccomando.

Vostro Dino

1 Cugino di Dino

2 Soprannome della sorella Silvana

3 Soprannome della sorella Wally

30 giugno 1940

Scrivo pure alla scuola per corrispondenza per sapere cosa bisogna studiare per dare l’esame integrativo di abilitazione “geometri”. Giusta l’idea no? In base a questo potrò studiare.

Confine li 30.6.40.

Carissimo papà,

ho ricevuto giorni addietro la tua lettera ma fino ad ora non ho potuto rispondere, perché so solo io cosa abbiamo sempre da fare.

Oggi, finalmente domenica, posso scrivere, dopo il rancio serale, in attesa del sonno. Qui le feste sono come tutti gli atri giorni, anzi più monotone. Oggi abbiamo lavorato molto, e sono veramente stanco. Domani avremmo dovuto partire, per andare di là, ma hanno rimandato, sarà a giorni. Oramai con ieri si è compiuto il mese dalla nostra partenza da Condove. E quanto tempo ci vorrà ancora prima che torneremo laggiù! Tutto sta nelle mani di Dio. Due giorni fa è arrivato il tuo vaglia che mi pagheranno appena avranno fatto le pratiche necessarie, o appena ci pagheranno tutti.

Come vedi la vita per il ns. secolo ha della svolte dure, ma veloci, passate le quali si ritorna al normale. Quando verrò a casa ti avrò da contare dei miei quattro giorni di guerra, che benché brevi sono stati movimentati moltissimo. Ho persino una scheggia di un proiettile che per poco non mi spediva. Però adesso posso fregiarmi del nastrino dei combattenti.

Qui la vita prosegue normale.

Da due giorni è finalmente spuntato il sole, e è una bellezza vivere; l’unico inconveniente è la libera uscita. Non vi sono che pietre, e non resta altro che coricarsi sul pagliericcio e dormire. Ieri siamo andati al confine, ed è venuto il Duce a passarci in rivista. Forse lo avrai anche saputo dal giornale. Ho ricevuto pure una cartolina da mamma e le ho già risposto. Sono in trattative per comperare un bel orologio da polso a 35£ perché l’altro non cammina più e guai a chi si osa farlo camminare!

Lo posso fare perché guadagno, almeno fino al 30 del mese £ 5 al giorno.

Ora con la nuova decade, avrò in tasca 300 £ tra vaglia, decade di prima e quella di adesso uniti a quelli che mi avevi dato a Foresto. Stai tranquillo per me che sto benissimo, e non ho bisogno di niente. L’importante è sapere come state voi tutti. Nell’attesa di nuova Vi mando tanti baci carissimi con il desiderio di rivedervi presto.

Dino

Carissime Silvana e Wally. Vi ringrazio di tante belle parole al mio indirizzo, e a Larduni1 e Bacino2 vadano i miei più fraterni saluti e baci.

Dino

1 Soprannome della sorella Silvana

2 Soprannome della sorella Wally