30 marzo 1943

P.M. 29 li, 30-3-1943

Carissimo papà,

dopo tanto tempo che non lo faccio, voglio scrivere a te solamente, voglio avere un colloquio con te, perché anche tu mi scrivi sovente, ed io, da gran lavoratore, scrivo solamente a tutti voi insieme, e non mai a te solamente. Ogni tanto, però, come stasera, posso farlo, ed allora, molto volentieri mi dedico a questa piacevole bisogna.

Per prima cosa, debbo dirti che mi fa piacere che mangi tante belle insalatine primaverili con l’olio che ti ho mandato io, e che fai scorpacciate di ravanelli e tanti altri ortaggi. Certamente ti farà bene tutto questo, e perciò coraggio !

Ho saputo della tua indisposizione alla mano destra, e mi ha fatto tanto dispiacere questo, ma spero che oramai tutto ti sia passato, per poter lavorare tranquillo, e per non soffrire.

Quel bel tomo che veniva a fare dei danni dove lavori tu, non è poi più venuto ?

A proposito di lavoro: Mi ricordo ogni tanto di mandare i saluti agli amici della cava, o a quelli di S.Ambrogio, e mi rispondono sempre. Mi fa piacere che si ricordano di me, e se verrò presto a casa, andrò a trovarli tutti. Ho in progetto tante belle gite, che poi magari non farò, perché se ne fanno di progetti, quando si deve venire, come feci io quando venni nel ’41, ma poi, tante cose insospettate impediscono di realizzarli. Comunque, vedremo !

In questi giorni sono affacendato moltissimo a causa degli stipendi di fine mese, e dei documenti periodici, ma verso i cinque di aprile tutto si calmerà per due o tre giorni, tanto quanto basta per permettermi di riposare abbastanza, e per scrivervi più sovente. Non sono però mai scontento di questo, perché il mio lavoro lo faccio con bravi compagni, e tutto procede in perfetta armonia, e con la massima speditezza.

Mi ricordo ogni tanto i tempi in cui si facevano gli specchi per il pagamento del cottimo agli operai, o le paghe, e che tu lavoravi alla domenica, per poter terminare il gran lavoro. Come vorrei essere con te per aiutarti, e darti riposo! Alla domenica, anche, perché oramai sono abituato a lavorare anche la festa, sempre, e non mi pare sacrificio. La vita militare insegna molte cose che a casa non si possono apprendere. Insegna anche lo spirito di sapersi sacrificare per un ideale, di essere regolari nel lavoro, come nel riposo, e la vita procede normale, piena di monotonia se vogliamo, ma anche piena di soddisfazioni.

Mi ricordi nella tua lettera precedente, che erano tre anni al dodici marzo che manco da casa. E’ vero; bisogna essere felici di ciò, perché se sono passati tre anni, ne passerà ancora uno o due, ma poi ritornerò a casa, e tu sarai contento. Pensa dovessero ancora passare! Tutto è relativo nella vita, e quello che è passato, ritornerà migliore ancora.

Ogni tanto mi viene un dubbio nella mente: penso che forse quest’anno scade il contratto che avete con il padrone della casa. E’ vero? E poi dove andrete ad abitare? Ditemi qualcosa di preciso, che mi farei piacere.

Mi rincresce che devi coltivare l’orto, e che non sia possibile trovare chi ti aiuta. So che è grande, e che per tenerlo in ordine ci va fatica. Vorrei potere essere io a casa, e lo terrei bene, e verrebbe pieno di ogni grazia di Dio. Se verrò comunque a casa prima dell’inverno, mi fai il favore di dire a mamma, avendo dimenticato di dirglielo nella lettera, che mi ha meravigliato il fatto che le fisarmoniche costino 60 lire, mentre prima costavano dieci. Così avete speso la bellezza di 60 lire per la fisarmonica inviatami? Mi rincresce che vi siate privati di soldi che a voi potevano tornare utili, e devo constatare una volta di più che siete tanto bravi.

La macchinetta che mi hai mandato funziona perfettamente, e mi serve moltissimo, perché qui i fiammiferi costano cari, e poi è molto più comodo accendere dalla macchinetta, che è comoda e piccola.

Non vai più a fare delle scampagnate, o nei boschi su verso Magnetti a cogliere le castagne, o le nocciole, o i funghi alla Perosa1? Desidero tanto andarvi io, e spero che quando verrò, se non avrai altri impedimenti, vi andremo, come quando ero piccolo, e non avevo mai voglia. Però ora ne ho tanto voglia, e ripenso con melanconia a quei giorni quando mi facevi alzare alle quattro, e salivano per il Musinè ad incontrare i raggi del sole nascente. Come vorrei rivedere i bei funghi reali, che raccoglievamo (o compravamo) in quel di Casellette !

E per lo stipendio ? Non si sa ancora niente, o avete già avuto il mandato di riscossione ? Tenetemi informato; mamma nelle due lettere ricevute oggi, non accenna a questo. Penso che probabilmente avrete avuto quanto vi spettava, perché altrimenti mi avrebbe detto che non avete avuto niente, essendo oggi la fine del mese. Spero dunque in bene, e che il ritardo sia causato dal non aver presentato a tempo la dichiarazione del Comando che mi trovo tuttora qui.

Se hai occasione di vedere gli amici di S.Ambrogio, salutameli; e di Romitelli2 non hai saputo più niente ? Saluta anche tanto il Comm. Ainardi3, che ricordo sempre perché era tanto un bravo uomo, e il tuo principale Ing. BERNARDI4 che tanto bene ci ha fatto.

Termino, perché temo che la luce vada via, perché sono già le 22;30.

Ti lascio con l’inviarti tanti bacioni cari, e assicurandoti che sempre ti penso, con tanto affetto, e come te tutti voi, cari, che siete sempre nel mio cuore.

Ciau papalino! Tuo Dino

1 Località di Alpignano che costeggia la ferrovia Torino-Bardonecchia, a cui corrisponde l’attuale via Perosa che inizia dopo il sottopasso pedonale che si trova al termine di via Marconi.

2 Amico di Dino

3 Ex datore di lavoro di Dino

4 Probabilmente un dirigente della ditta Manifattura fratelli Bosio di Sant’Ambrogio dove Luigi, padre di Dino, era stato assunto dopo il licenziamento da parte della ditta Rotunno che gestiva una cava sempre a Sant’Ambrogio

4 giugno 1942

P.M.29 li, 4.6.42 – XX°

Carissimi,

Rispondo solo stasera alla lettera vostra pervenutami ieri, perché non ho potuto scrivervela oggi, a causa del lavoro, e stasera, fino alle 20, perché vi era una partita importantissima in caserma e tutti noi del comando, siamo andati ad assistervi. La nostra squadra di calcio, è la più forte della divisione, e facciamo sempre tanto tifo per i nostri colori.

Nella lettera di ieri, dunque, mamma mi dice che appena prenderà i soldi al dieci del mese, mi manderà un vaglia di cento lire. Non voglio che sia fatto questo vaglia, perché non ne ho bisogno, e poi lo ho già detto che mi bastano i miei soldi per fare quello che debbo, anche per comprare l’olio. E per dimostrarvi che posso, vi ho mandato un vaglia di quattrocento lire, che si spedirà a giorni, dovendoli fare tutti assieme, e che contiene le mie decadi arretrate, che non vi mandai.

Appena sarà partito, ve ne darò avviso, a mezzo cartolina in franchigia. Va bene ? Per l’olio, sono sempre in attesa, e spero sempre che da un momento all’altro mi arrivino le latte, per poterle spedire. Per il momento, dopo che le ho inviate a riempire, non ne ho saputo niente, ma per mezzo del mio ufficiale, farò il sollecito, così presto spero di averle.

Non mandatemi la latta che volete mandare, perché ne trovo lo stesso qui, e poi impiegherebbe tanto tempo ad arrivare, che nello stesso tempo, ne posso trovare dieci. Dunque non fate spese di posta che io trovo, sebbene faticosamente, tutto il necessario.

Ho visto con tanto piacere la nostra nuova radio, dal modello inviatomi nella lettera, e mi piace tanto. E poi è di un modello recentissimo e moderno. Sono tanto contento, e avete saputo scegliere proprio bene.

Con mia lettera spedita giorni addietro, vi dicevo che doveva venire un mio compagno a trovarvi, e che doveva portare un regalino per papà. Non avevo altro al momento della sua partenza che è avvenuta improvvisamente. Vuol dire che cercherò di essere fornito di qualcosa al momento della licenza mia. Ma quando ? Attendiamo.

Oggi è arrivato il camion con dei pacchi, e domani li distribuiranno. Così spero che arriverà qualcosa ancora.

Leggendo nel calendario stasera, ho visto che al ventuno del corr. Mese è S.Luigi. Perciò faccio tanti sentiti auguri al caro papà, e un bel grande bacione.

Ho visto sul giornale “Il Popolo delle Alpi” la fotografia della visita del Segretario Federale di Torino alla Philips, e mi pare di avere riconosciuto in essa Silvana. Si trova in piedi dietro alle operaie, e difficilmente potrò sbagliarmi. E poi in un’altra fotografia si vede il Musiné: Che ricordi ! I tempi in cui si andava con papà, alle quattro di mattina, ai funghi, nell’ormai lontano 1937 ! Voglio però ritornarci, e credo che papà non sia di idea contraria, vero ?

Come siete sempre vicini a me con il pensiero, io pure sono a voi vicino con il mio grande affetto, e vorrei che foste contenti anche se non sono li ad Alpignano, perché vi penso sempre, e un giorno tornerò per essere con voi, e farvi felici.

Termino con l‘inviarvi tanti baci cari, saluti affettuosi, e ancora auguri per il bravo papalino.

Vostro Dino

5 ottobre 1940

5-10-40-XVIII

carissimi,

Ho inviato ieri una cartolina, ed ora vi scrivo. Lunedì non ho avuto il piacere di vedervi ad Alpignano, ed è stata una grande delusione. Siamo passati verso le 13.30. Siamo stati fino a mercoledì mattina a Caselle, bella città piena di svaghi. Poi, partenza nuovamente, e verso le 17 di mercoledì, dopo essere passati a Leynì, Feletto in mezzo a due ali di popolo plaudente, siamo giunti qui a destinazione. Questo paese si atteggia a cittadina, con i suoi portici, le belle vetrine e l’eleganza.

Vi è un castello ducale, e un bellissimo parco.

Già un chilometro prima di entrare in paese, vi era una tale ressa di gente!

Siamo entrati nell’abitato, e improvvisamente siamo stati coperti da una pioggia di fiori. I più vicini, quelli cioè a piedi sono stati perfino abbracciati, e alle mura, in tutti i posti scritte di: viva gli eroi, viva il I gruppo, con un proclama del podestà, che vi porterò se stacco da un muro. Insomma, un vero trionfo, e noi siamo restati là, impalati sull’attenti senza saper che dire. Ieri sera, uscito in libera uscita con quel mio amico che mi assomiglia, due ragazze ci hanno detto: Sembravate delle statue, seri come delle masse di bronzo, mentre siete la gente più simpatica e allegra che noi a Aglié si abbia mai conosciuto.

Domenica non verrò a casa, i permessi non essendo ancora aperti. In ogni caso pazienza. Verrà anche la licenza.

Dalla finestra della caserma si vede il Musinè in lontananza, come un’ombra vaga. Quanta nostalgia! Ma sono cose passeggere.

Mi sembra un secolo che non vi vedo, eppure è solo da domenica!

Scrivetemi, facendomi sapere quando e se verrete.

E mamma è andata dal dottore? Come va in complesso? E quel sussidio lo prendete?

In attesa di riabbracciarvi, vi giungano i più sentiti baci

Vostro Dino