28 gennaio 1943

P.N.29 li, 28-1-43

Carissimi,

questa sera sono di servizio, e vi scrivo, per rispondere anche alle vostre due ultime lettere ricevute. Per prima cosa debbo dire che le lettere dove mi si dava ricevuta dei vaglia, le ho ricevute tutte, ma ripetevo la domanda, non ricordandomi bene. ora sono tranquillo. Poi ho letto del trattamento riservato alla nonna dagli zii, e mi ha fatto molto male questo, perché sembrava che avessero cominciato ad agire meglio nei riguardi dei parenti. Si vede che pensano sempre male delle azioni che fanno gli altri, se hanno pensato che mamma potesse interessarsi della nonna, al solo scopo di carpire loro le poche sostanze che possiede. Siamo poveri come tanti oggi, ma abbiamo tanta ricchezza morale da farne a meno dei quattro soldi di una povera vecchia. Io non so proprio capacitarmi come si possa pensare cosi.

Ho ricevuto anche la cartolina di Pinuccia1 da Castello di Annone, che mamma aveva unito nella lettera. Povera Pinuccia! Crede che io sia in licenza, mentre sono ancora qui. E’ sempre stata tanto brava con me, e se venissi a casa, andrei di certo a trovarla. Ti ricordi mamma, quando abitavamo in borgo S. Paolo, e mi dicevi, quando uscivo, che andavo a trovare la sartina? Andavo semplicemente a Trovare Pinuccia. Ma ora i tempi sono cambiati e ognuno ha cambiato anche idea. Ciò non toglie che mi scriva sempre e abbia tanto affetto per me. Vi ringrazio per intanto di avermi mandato la lettera, perché mi erano ritornati gli auguri di buon anno fattile, e credevo che fosse accaduto qualcosa.

Giovannitti2 vi saluta tutti, così Lucia3, che ho visto dopo ben quattro mesi. La vita qui prosegue come al solito fra ufficio e letto, ma non posso dire di stare male. Anzi ogni tanto vi è qualche film italiano. Ultimamente hanno dato Villa da vendere, e mi è piaciuto moltissimo, era interpretato da Vera Carmi e Amedeo Nazzari. Giorni addietro avrei dovuto andare ad Atene per servizio, e lo speravo proprio, perché su venti cinema almeno sedici proiettano film italiani, ma alla fine è andato un altro al mio posto, e ho dovuto rinunciare. Stasera in ufficio vi è una luce fortissima, perché ho comprato una lampadina da cento candele, e così si può lavorare meglio. Fa un bel caldo, e la notte, lasciato il letto nell’altra stanza, dormo di fianco alla stufa, e fino la mattina sto bene. La notte scorsa è venuta la seconda nevicata, e tutto si è gelato istantaneamente. Avreste dovuto vedere nella piazza qui davanti che slittate la mattina! Più di una persona è andata a terra.

Giorni addietro ho avuto anch’io la notizia della caduta di Tripoli, che dopo tanto combattere, ha dovuto essere evacuata! Mi ha fatto impressione, perché mi pare che siano andati in casa mia i nemici. Dopo tanti anni di vita laggiù! Ma ritorneremo, siatene certi, e allora sarà più bello, la ameremo di più la nostra cara città lontana, allora impareremo che attraverso la sofferenza, si apprezza maggiormente ciò che ci è negato. Voglio che siate sempre bene, perché così sono felice.

Oggi doveva arrivare la latta piena di olio, e non appena la avrò, mi farò premura di mandarvela. E’ questione di giorni. Intanto aspetto la conferma del vaglia di lire 200 speditovi ultimamente. Domani la posta militare spedirà l’ultimo di 320 lire, della decade di Gennaio. Vi ho spedito già anche il modello per il pacco che mi spedirete in Febbraio.

Sto sempre ottimamente bene, e vi penso con tanto affetto.

Ricevete tanti bacioni cari, a mille.

Vostro Dino

1 Amica di famiglia, probabilmente di età avanzata e di idee non propriamente fasciste, da quanto è possibile desumere dal contenuto della lettera.

2 Amico di Dino, anche nel dopoguerra.

3 Ragazza di Tripolis.

16 novembre 1942 – 2

16.11.42

Cara Nana1,

Come vedi, se proprio non tutti i giorni, almeno una volta all’anno, mi ricordo di scriverti. E come ben saprai, non è la pigrizia che mi impedisce di farlo.

Ho ricevuto diverse lettere tue e di Wally, e avrei voluto scrivere chissà quanto, ma sempre rimandavo a domani!

Forse quando riceverai questa mia, avrai anche il pacco inviato da molti giorni ormai. Spero che vorrai fare onore a quanto in esso contenuto e come te la “giga”2.

Da quando le ho dato la lettera, non ho più visto Lucia3, e ciò è portato dal freddo e dalle giornate brevissime.

Per rifarmi dell’impossibilità di andare a passeggio, vado ogni tanto al cinema, dove passo un oretta lieta.

Prendo buona nota per quanto dite riguardo il film “Alfa Tau”; ma credo che qui non arriverà mai.

Si avvicinano le vacanze di Natale e dovrei venire. Speriamo.

Intanto l’altro ieri mi hanno confermato questo, ma le esigenze di servizio bisogna pure rispettarle, e quindi bisogna prendere tutto con le dovute riserve.

Unisco a questa mia pure una fotografia, come quella inviata a mamma. Sei contenta?

Con la speranza di presto riabbracciarti, ti bacio e ti prego di baciare per me papà e mamma e Wally.

Con affetto.

Dino

1 Soprannome della sorella Silvana

2 Soprannome della sorella Wally

3 Ragazza di Tripolis

12 novembre 1942

Tripolis 12 Novembre/XX

Cara mamma,

Adesso, non saranno che 10 minuti, ho ricevuto la tua lettera del 5.11, nella quale mi dici che ti daranno altre 120 lire del viaggio la prossima volta che prendi il sussidio. Strano davvero il dare in due volte quello che si potrebbe in una. E se poi non fossi andata a reclamare? Lo vedevi?

Spero che d’ora innanzi non ci sia bisogno di insistere, ma in ogni caso ho imparato che bisogna pestare finché c’è tempo. Anche per i soldi del viaggio, se non ero io ad avvisarti, (e giustamente tu non potevi saperlo) quei signori non si sarebbero scomodati a dirtelo. E poi perché? Non li mettono mica di loro tasca, no?

Da molti giorni ho già spedito il modulo per lo stipendio, ma dici che non è ancora arrivato. Credo però che ora sia già in vostra mano.

Ho ricevuto le due fotografie di Torino, e mi piacciono.

Lo sapevo che Wally era arrabbiata per stare a letto! E apprendo con piacere che ora è brava e aiuta! Quando dovessi venire, se avrò soldi, le porterò un regalo. Forse anche prima glielo mando.

Teresina già da una settimana è a Roma, ma non ho ancora il suo indirizzo nuovo. Presto però lo riceverò, spero.

A giorni forse andrò ad Atene, e comprerò l’accendi sigari per papà e per me, che poi manderò per mezzo del mio compagno d’ufficio che a giorni verrà a casa e passerà a trovarvi.

Riguardo a un possibile cambio, non c’è da farsi illusioni. In questo momento in cui tutta la Patria è impegnata in una lotta per la vita, tutte le energie debbono essere in linea per vincere.

Ora ricevo sovente posta, e ne sono lieto. E ti ringrazio per tutto il pensiero che hai di rendermi meno tristi queste ore.

Ricevi tanti baci cari da Dino

Caro papà,

Sono a ringraziarti per tutto quanto fai per ottenere la corresponsione dello stipendio civile. Quando potrai averlo, pensa che sono tutti soldi da mettere via, che possono sempre venir utili. Anzi, verranno bene sicuramente.

Ricevo sovente tue nuove, e ciò è motivo di gioia per me.

L’essenziale è che tutti siate bene in salute, e così tutte le cose brutte passano.

In una mia lettera precedente ti chiedevo se potevi mandarmi qualche pacchetto di Mentola. Ora se non lo hai ancora mandato, ti prego di farlo, che ti manderò poi i soldi.

Qui fa ancora bel tempo e caldo, e in cava? Sarà il polo nord, con quel venticello che spira!

E gamba di legno1?

Salutami tanti tutti, e stai in guardia contro il freddo.

A giorni ti manderò l’accendisigari e pietrine. Dimmi poi se ti è piaciuto. Ricevi tanti baci da

Dino

Ciau Silvana, ciau Wally. Saluti a Ezio, Alina, la signorina di Bruere2.

1 Si presume sia il nomignolo con cui Dino e suo padre Luigi chiamavano il direttore della cava di S.Ambrogio

2 Tutte e tre queste persone sono sconosciute, l’unico ad essere citato un’altra volta è Ezio, il 20/9/1941

3 novembre 1942

P.M.29 li, 3 Novembre 1942-XXI

Carissimi,

Ieri l’altro ho ricevuto una vostra lettera, ma rispondo solo oggi, come al solito. In questo ultimi due giorni ho avuto molto da fare, e solamente oggi mi sento in “forze” per scrivere. Giorni addietro spedii un pacco per voi, che indubbiamente farà piacere alle due sinforose. E’ tutto quello che si può trovare qui, e credo che vi farà contenti lo stesso. E’ un pò il mio regalo di Natale, e se posso trovare dell’uva bionda come quella, nel mio prossimo viaggio periodico a Corinto, ve ne manderò ancora. Pensate che di uva di Corinto come quella, veramente di Corinto, in Italia non ne troverete. Troverete tutt’al più uva così, ma che sia certamente coltivata in riva al famoso istmo, non è facile trovarne. Avrei voluto mettere nel pacco anche i tre anelli, che oramai vi ho fatto aspettare, ma non sapevo se arrivavano, visto che potevate non vederli, in mezzo al pacco ed alla carta. In ogni modo sto sempre all’erta per sapere quando qualcuno verrà a casa, e ve li manderò senza fallo. L’altro ieri è arrivato dalla licenza un mio amico che era andato a Milano, e mi sono fatto portare della carta da scrivere (quella con la quale scrivo) e una macchinetta accendi sigari, e un portasigarette. Sono contento di questo, perché ha scelto proprio bene.

Qui di accendisigari se ne trovano, ma vengono a costare al cambio, a lire 2500,= su per giù. Non spaventatevi per questo, che qui si parla di mille lire come di parlare di soldi da noi. Basti dire che prendo più di mille lire di paga al mese da spendere tutta qui, e mi basta per la biancheria e per il cinema.

Sono contento al sapervi sempre tutti bene; sono contento pure al sapere che avete in formazione il pacco con la pila e il coltellino, che mi sono utilissimi, e appena li avrò, ve lo dirò. Spero che sia già venuto almeno Davy1 a trovarvi, perché a molti ho detto di venire, ma finora vedo che nessuno si è fatto vivo. Sono tre che dovrebbero venire, e che ho avvisato a mezzo lettera, da che erano partiti da altri reparti, e che quindi non avevo potuto avvisare all’atto della partenza. Ho ricevuto pure la graditissima lettera di Wally e del Signor Cattani2, e oggi stesso spero di poter rispondere singolarmente. Tutto sta nel tempo che ho a disposizione. In ogni modo vi prego di ringraziare il Signor Cattani del gentile pensiero di scrivermi, e contraccambiategli i suoi graditi saluti. Oggi ho ricevuto una lettera da Cremonino (la amica di Wally) dove mi dice di avere piacere di ricevere mie nuove. Io risponderò con piacere. Tre giorni fa ho preso le fotografie dal fotografo, e non posso dire di essere riuscito perfettamente come volevo.

Sembra che abbia il labbro superiore gonfio, mentre è l’effetto della luce. I greci non sono maestri in molte cose, ma nel fare fotografie sono proprio a zero. In ogni modo credo che vi piacerà lo stesso. Ho dato la risposta di Wally a Lucia3, e mi prega di ringraziarla tanto per questo, e pure il Signor Cattani. Ha detto che risponderà.

Da Teresina non ricevo più, e non voglio neanche sapere il motivo del silenzio, tanto so che un giorno o l’altro mi scriverà come al solito con mille buoni propositi.

Non devo essere io, che sono in zona di guerra a tormentarmi per sapere il come e il quando la sua testa si è spostata. Ho bisogno di stare tranquillo, vi pare?

Di nuovo non vi è niente. Le belle passeggiate serali sono finite con i primi freschi, e non resta che il cinema. Il pomeriggio della domenica vi è sempre il passeggio (tempo permettendo) ma devo restare in ufficio a lavorare, ed allora non ci penso nemmeno. Da ieri è in corso l’ora legale qui, e perciò tutti gli orologi si sono spostati indietro di un ora. Alla sera uscivo alle sette, così ora esco alle otto di prima. E’ tardi, e non resta che andare a vedere il secondo ed ultimo spettacolo della sera.

Sono in attesa di nuove per lo stipendio, e di vostre, che sono più importanti. Nell’attesa vi bacio affettuosamente.

Vostro Dino

1 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

2 Personaggio che non è stato possibile rintracciare e che viene citato solo in questa lettera

3 Ragazza di Tripolis

6 agosto 1942

P.M.29 li, 6 Agosto 1942-XX°

Carissimi,

questa sera sono di servizio, e dopo aver sgobbato un pochettino, vi scrivo queste righe, perché altrimenti domani non potrei farlo, dovendo andare a fare il solito viaggetto per prendere i soldi, e per fare, se possibile, il bagno di mare.

Questa sera, tanto per farmi dispetto, il cinema che era chiuso da quasi due settimane, si è riaperto, ed io, che sono di servizio, debbo stare qui dentro. Ma domani sera, se ritorno presto, o dopo domani, mi prenderò la rivincita, e mi godrò tutto il cinema che voglio.

Domani, pure se avrò fortuna, ritornerò carico di uva, comprata a Corinto, dove oramai è matura, ed invita a mangiare. Ne ho assaggiata qui a Tripoli, ma costa un occhio della testa.

Sono parecchi giorni che non ricevo vostre notizie, e questo mi dà pensiero, perché non sono mai stato tanto tempo così senza vostre nuove. Sarà un ritardo della posta? Eppure la posta arriva giornalmente (aerea) perché quasi tutti i giorni ricevo una lettera da Teresina, e non so proprio spiegarmi questo. Domani però tutto si chiarirà con una vostra bella lettera, che metterà in pace il mio cuore. Io vi scrivo ogni due o, se ne sono impedito, ogni tre giorni, e spero che avrete mie notizie. Avrete pure ricevute le lettere dove vi rassicuravo sul mio stato di salute, e spero non avrete più dei pensieri brutti che sono un’offesa alla mia sincerità.

Sarei il più grande vigliacco della terra se vi tenessi celato un qualsiasi microbico danno al mio occhio, e non meriterei la vostra affettuosa premura. E poi dopo che ho scritto allo zio, e il Tenente della finanza, che ha avuto possibilità di parlare con il mio capo-ufficio, e avrà già riferito, non credo avrete ancora dei dubbi sulla veridicità delle mie asserzioni. Se poi non fossi più che in salute, non potrei scrivere così tanto e in fretta, (vado velocissimo per riposarmi un poco prima di domani mattina alle ore 4,= ora di sveglia per la partenza). E poi non mi manderebbero a fare la gita in camion, e non sarei stasera di servizio. State tranquilli, e vedrete che quando verrò in licenza (e Natale si avvicina) potrete constatare che non sono bugiardo, e che come sempre ho detto solo la verità, come mia abitudine.

Voglio solo sapere come state, ed è questo il pensiero di questi giorni di attesa di lettere.

Avrete ricevuto le mie fotografie inviatevi ultimamente, e credo ormai tutte. Stasera avrei dovuto andare dall’orefice a prendere gli anelli di Silvana e Wally, ma essendo di servizio, non ho potuto.

Andrò dopo domani mattina, e così aspetterò la prima occasione per mandarli. Siete contente, sinforose?1 Li ho fatti fare con l’Acropoli sopra, e dentro l’iscrizione in greco “Tripolis, ricordo del 1942”.

Sono in argento, perché oro qui non se ne trova; il disegno sopra però si può cambiare, con le vostre sigle scritte con caratteri greci.

E’ un lavoro da poco, e se voleste così, io ve le faccio mettere.

Penso una cosa che avrei dovuto fare prima ma non ho mai potuto: Già quando ho chiesto per Silvana e Wally, avrei voluto chiedere per mamma, ma non mi sono osato, non sapendo se le avesse fatto piacere uno di simili anellini. Credevo di potere trovare altro, ma poi ho dovuto desistere, perché non si trova niente. Vi sono oggetti di profumeria che non adoprerei nemmeno per lavarmi i piedi, e l’unica cosa che merita un poco è la cipria (pompea L.T.Piver). Ma non so se fosse di gradimento, e perciò chiedo se tu mamma volesti un anellino pure tu. Non so se ti piaccia, e perciò chiedo. Ho forse sbagliato? Vorrei sapere qualcosa in merito, e così saprò che fare.

L’unico che resterebbe sarebbe papà, ma quando avrò occasione di avere un amico che verrà in licenza, non mancherò di mandare qualche sigaretta.

Di vita qui non avrei molto da raccontare, se non che sono sempre qui in ufficio, eccetto qualche scappata per andare alla Banca a fare delle operazioni, o alla Posta Militare. Le giornate sono belle e il sole non ci lascia un solo minuto. Sono tre mesi ormai che non si sa con precisione se la pioggia esiste o non è mai esistita. A mezzogiorno, (mangiamo alle 10,15) me ne vado in terrazza, con tutto l’armamentario, composto dagli occhiali del mio amico, degli zoccoletti di legno che mi ha fatto il mio amico il falegname del Reparto, dalle mutandine da nudista, dal turbante bianco in testa (che desta l’ilarità dei miei compagni), e di un fiasco di acqua minerale fatta con le cartine di mamma, che detto in confidenza, nei pochi minuti che mi addormento al sole, la mia acqua finisce in qualche gola arsa dal sole. E’ così qui, tutto quello che uno possiede è per gli altri. Tutti siamo come i bambini che desiderano divertirsi con tutto ciò che viene da casa, e non siamo mai sazi di golosità. Devo anche spostare il tavolino che metto sopra la mia testa per ripararla dal sole, perché il sole cammina, ed a un certo punto me lo sento che mi solletica il naso, ed allora sono guai, perché alla sera poi al “peripato” (passeggio), è tutto rosso, e mi rincresce, perché incontro una o due belle “despinis” (signorine) sulle quali faccio colpo, e allora me lo salutate il ”colpo” se ho il naso arrossato ? Può sembrare che io sia amico di Bacco.

Mi preparo anima e corpo per quando verrò a casa, e comincio a dare una specie di piega ai capelli recentemente tagliati quasi a zero, e aggiusto la divisa di panno che adesso riposa all’attaccapanni, in attesa di essere indossata ai primi freddi, quando si avvicina il S.Natale. Chissà perché, ma non ho mai tanto desiderato che venga il freddo, che è sempre stato piuttosto il mio nemico. Ma…….con esso si avvicina il giorno in cui quella carretta a quattro ruote che si chiama treno del diavolo di qui, si metterà in moto, e con esso, anche la mia felicità.

Continuate a prendere sempre lo stipendio ? E per il sussidio, non se ne fa niente ? Vorrei che foste tranquilli dal lato dei soldi, e perciò mi preoccupo. Intanto per i venti del mese corrente, vi spedirò gli altri soldi del mese decorso, fino al quindici di Agosto, e cioè quasi quattrocento lire. E’ tutto quello che posso avere e posso mandare, in quanto solo la quindicina si manda, e d’altronde dove si potrebbero avere altri soldi se non dalla quindicina ?

Sono sempre in attesa della ricevuta del mese scorso, e credo che con la prima vostra lettera non si farà più aspettare. Stasera ho detto qualcosa mi pare, e se volete vi racconterò, come oggi ho raccontato, della cura del sole, delle passeggiate, e di come si vive qui. Siete contenti ? Ed ora, essendo alla fine la pagina, chiudo questo dolce colloquio con voi, con il dirvi che vi penso sempre con tanto affetto, e che voglio sapervi sempre felici e in salute. Vi manda tanti baci cari il vostro Dino che vi vuol tanto bene.

Con affetto Dino

1 Nel senso di ragazze sdolcinate

9 lulgio 1942

P.M. 29 li, 9 Luglio 1942-XX°

Carissimi,

Stasera sono andato al cinema, dove si proiettavano molti bei documentari italiani e tedeschi, sulla guerra e gli avvenimenti in Italia e in Europa. Sono rientrato solo adesso, e voglio scrivervi queste due righe, essendo già tre giorni che non scrivo. L’altro ieri sono andato a fare la solita gita in camion fino a Xilocastron, e ho prelevato i fondi. Ho fatto anche un bellissimo bagno di mare con il mio compagno di viaggio, pure lui del Comando, venuto con me per altri incarichi. Avevo per l’occasione un magnifico costume di lana finissima, imprestatomi dal mio Tenente, che mi stava benissimo, e mi faceva fare la figura di un gran gagà. Ho preso anche molto sole che fa sparire la pelle bianca, e anche i dolori al ginocchio che ho avuto questo inverno, dovuti più che ad altro alla pioggia presa l’anno precedente. Ora però sono spariti, e mi sento un angioletto “senza dolori”.

Ho ricevuto la vostra dove mi dicevate di avermi mandato una macchina fotografica a mezzo Durando1, che è già rientrato. Spero che per giovedì prossimo, sia qui, così farò delle belle fotografie, di Tripolis, che vi saranno certamente gradite.

Nella vostra lettera sono rimasto sorpreso che non mi abbiate accennato ai due pacchi speditivi, e nemmeno se vi sono arrivati. Credo di no, perché altrimenti, come al solito, me ne avreste dato comunicazione. E pure del secondo vaglia, seguente a quello che avete detto di aver ricevuto, e dello stesso importo. Al quindici del mese corrente ne farò uno complessivo delle due decadi e del premio in denaro in luogo di licenza, della cifra, che si aggirerà sulle mille lire. Per ora però devono trascorrere ancora alcuni giorni, fin che mi pagheranno quello che mi spetta, e credo che per la fine del mese o i primi del mese venturo, avrete anche quei soldi.

Oggi sono arrivati alla Posta Militare i pacchi da due chili, che domani daranno. Spero che ve ne sia uno dei miei, ne sarei proprio felice !

Qui ogni giorno, vado in terrazza a prendere il sole dalle 13 alle 15, ma non sto molto ai raggi del sole, perché sono molto caldi e dopo un pò non si resiste dal caldo. Ho sempre la bustina in testa però, ed evito qualunque malanno.

Quando non so proprio cosa fare, vado alla “Casa del Soldato” dove hanno una bella biblioteca, con dei romanzi e dei veri capolavori, e piglio dei libri per una settimana, in prestito. La sera, e in certi giorni, quando si aspettano notizie importanti, anche a mezzogiorno, me ne vado in caserma, distante da qui circa due chilometri, e sfido i raggi cocenti del sole, per sentire le liete novelle. Oggi per esempio il nostro bollettino ha detto che le nostre forza hanno attaccato ad El Alamein, e domani indubbiamente andrò a sentire, perché sono certo che grandi eventi ancora matureranno2. Troppo enormi vittorie stiamo cogliendo, e ad esse, con lo sfacelo del nemico, seguono altre più grosse, sempre più grosse, per quanto più è esausto l’inglese.

Dovrebbe venire nei prossimi giorni da voi il mio amico Giovannitti3, già arrivato in Italia a quest’ora, e vi dovrebbe portare i miei saluti.

Qui come vita non si può dire di stare male. L’unico inconveniente è di desiderare ardentemente di venire in licenza, e sperare che ciò avvenga il più presto possibile.

Continuano intanto ad andare in Italia coloro che sono già diciotto mesi che non vi andavano, e poi, forse più presto di quello che si può pesare, verrò anch’io.

Ieri ancora mi hanno detto che mi devono mandare, ma bisogna avere pazienza, perché i turni si finiranno, e toccherà a me.

Ho bisogno di brillantina, di quella chiestavi l’altra volta, e se potete mandarmela a mezzo pacco, mi fate tanto contento. Vorrei la brillantina come quella che mi avevate mandata nel pacco, se ne avete ancora, o se potete, guardate a Torino se potete trovare quella Soffientini alla Lavanda. Certo che se avete dell’altra a casa, mandatemi pure di quella, che è lo stesso.

Il lucido da scarpe, pure, se potete mandatemene due o tre scatoline, che qui costa circa cinquanta lire. Di quelle mandate nel precedente pacco, una è quasi finita, e l’altra la tengo per le occasioni migliori, ossia di una probabile licenza, o di una festa. Se il mio amico Giovannitti venisse presto indietro, potreste dargliela a lui la brillantina e il lucido, che arriverebbe prima che a mezzo pacco.

Sono già parecchi giorni che non scrivo a Teresina, e in una settimana ho già avuto due sue lettere. Mi chiede il motivo del mio scrivere una volta al mese, mente non si chiede il suo. Non scrivendo ho ottenuto di farle aprire gli occhi sul modo suo di non scrivere. E domani scriverò con una predica lunga un chilometro. Dovevo scrivere anche a Nana4, come detto nella lettera a Walli, ma sono andato poi a prendere i fondi, e non ho potuto. Ma domani lo farò. E speriamo che non mi accada come l’altra volta, e cioè che metto la predica per Teresina nella lettera indirizzata a voi, e quella vostra la mandi a Teresina.

Le ultime fotografie mie, quelle del pranzo della festa dell’Artiglieria, le avete ricevute ? spero che domani saprò qualcosa di tutti gli interrogativi che vi ho posto.

Mi vien da pensare questa sera, (sono le undici) e ho una fame come in quei tempi, a quelle sere, nelle quali venivo in casa verso quest’ora e davo fondo ad una bella scodella calda di latte e pane. La mangerei anche adesso con molta buona volontà se la avessi. Eppure sembra impossibile che siano passati già 28 mesi da quel giorno che partii. Il giorno 11 di questo mese, cioè dopo domani, sono esattamente 28 mesi. Il tempo vola, e non pare vero che, cominciata una settimana, ci si ritrova alla domenica, di un soffio.

Vi ringrazio tanto della bella macchina che mi avete voluto mandare, del pensiero che avete avuto, non so proprio come dirvi grazie, perché siete troppo bravi.

In attesa di leggervi presto, vi bacio con tanto affetto, e vi penso sempre, giorno e notte._

Vostro,

Dino

1 Probabilmente un conoscente di Dino o dei suoi familiari

2 In realtà la propaganda fascista non rivelava che nel nord Africa le sanguinose battaglie tra Alleati e Asse si stavano risolvendo in un nulla di fatto. Il 29 giugno Mussolini partì dall’Italia in aereo per assistere in prima persona alla battaglia, con il proposito di sfilare vittorioso ad Alessandria d’Egitto, se non addirittura al Cairo sopra un cavallo bianco alla testa delle truppe italiane. Il 20 luglio, quando si rese conto che il successo non arrivava, lasciò l’Africa e tornò in Italia.

3 Amico di Dino, anche nel dopoguerra.

4 Soprannome di Silvana, sorella di Dino

22 maggio 1942

li, 22 maggio 1942 – XX°

Carissimi,

Ritorno adesso dal cinema, dove sono stato a vedere un film tedesco, abbastanza bello. Avrei dovuto scrivere prima, il giorno del mio onomastico, ma non ho potuto. E stasera, per giunta, ho dovuto essere della combriccola che si recava al cinema. Vi scrivo ora che c’è ancora una ventina di minuti prima che venga tolta la luce.

E’ un piacere alla sera uscire per Tripolis: Per l’aria vi è un profumo intenso di fiori, quale non si è mai sentito in vita nostra. La primavera qui è molto bella, tutto è verde, e non vi sono altro che fiori dei più bei colori, e rose….a mille. Il mio tavolo di lavoro è un mazzo di rose completamente. Sembra che aiutino a lavorare, col loro profumo e i vivi colori. Fà tanto caldo, e pure ora che sono le 22,40, si deve stare con la camicia sbottonata, e le maniche rimboccate. Ci è concesso di rimanere in maniche di camicia, con i gradi cuciti sopra di esse. Poi vesto sempre in tela, e sto abbastanza bene. Domani alle ore 13 verrà il postino di Sparta, (la famosa città delle guerre antiche),e mi porterà (non un rudere), via le latte per riempirle. E’ così questione di quattro o cinque giorni, e tutto sarà a posto. Va bene ? Vi metterò nella cassetta, anche un vaso greco o due, molto belli, che costano cari, ma che ho avuto da un amico per favore.

Staranno bene sopra al tavolo della camera da pranzo, e mi immagino già il momento nel quale li vedrò.

Stasera il mio amico della posta militare (mi conoscono tutti qui, perché faccio operazioni presso tutti i reparti), mi ha annunciato che mi è arrivato un vaglia di duecento lire. Non so ancora da parte di chi, ma immagino dello zio Peppino1, che avrà voluto festeggiare così il mio onomastico. Domani mattina lo saprò e ve lo dirò subito. Ho intenzione di comprare a rate mensili, e lo posso fare, una bella macchina fotografica, come hanno già i miei amici, e così potrò fare delle belle fotografie di paesi e luoghi tanto belli. Ma però ho solo l’idea per adesso. Presto dovrebbe venire in licenza un mio amico, e allora gli darò dei ricordi per voi. Per papà pure qualche sigaretta buona. Contento ? sto già cercando di trovarne, dato che non è qui il luogo di produzione. Da quanto vi dico sempre, immaginerete che qui a Tripolis non si produca niente: Ed è così. E’ il centro del Peloponneso, in un luogo in cui convergono tutte le strade dei diversi paesi, ma non ha eccessiva produzione dei generi di largo consumo. Bisogna andare cento Km. più in giù o in su, verso il mare per trovare coltivazioni estesissime.

L’altro ieri ho mangiato 46 ciliegie, che costano cento lire al chilo (800 dracme), e dire che qui si trovano perché le producono. Vi sembrano poco alti i prezzi ? io però non mi butto a capofitto come tanti, che spendono senza pensare. Certo che ogni tanto bisogna pur levarsi un piacere. Così ho speso 12,50 per le ciliegie. Ma sono contento; arrivano sempre tutti i giornali italiani, e dal giornalaio vanno a ruba, da parte di militari e borghesi, che non hanno gran che in fatto di giornalismo. E così passo le ore della giornata. A giorni dunque il pacco (o i pacchi), e ve ne darò comunicazione. Intanto abbiate tanti baci cari, da chi vi ricorda sempre.

Con affetto, vostro Dino

1 Giuseppe Ferrero, fratello di Luigi padre di Dino

1 gennaio 1942

Tripolis 1 gennaio 1942 (sera ore 19.30)

Miei cari tutti,

Quest’oggi, come per la festa del Natale, si è cercato di essere il più allegri possibile, per potere solamente non dimenticare, ma pensare meno alla lontananza da voi tutti. Certo questa festa non è stata come quella di Natale, per la mancanza di altro da mangiare, ma siamo felici lo stesso perché il rancio è stato ottimo, e perché un dolce ci è stato distribuito. Ecco la lista. Pasta al sugo, formaggio, arancio, vino, pane, sigarette e …. Un bel panettone di trecento grammi. Potete immaginare come ci siamo lanciati all’attacco! E poi io dopo preso il rancio, venni in ufficio solo, per mangiare in pace. Quando arrivai al panettone e lo aprii (era un panettone (Torino) Wamar) vidi dei bigliettini che lessi prima di mangiare e vi dico sinceramente che mi scesero due lacrimone a sentirmi così vicino a voi, nel cuore. Mi è parso che quel panettone me lo aveste dato voi in dono, rinunciandovi, e sono stato molto commosso. Vi allego i bigliettini, così potrete leggere se ho ragione o torto. Grazie di cuore per tutto quello che sacrificate per noi; noi si vorrebbe poter dare tutti noi stessi per vedervi felici e nell’abbondanza. Ma è questione di tempo, e dalle fornite tasche del nemico, scaturirà il benessere per tutti.

In questi giorni non ho scritto perché non mi sentivo bene in forma per scrivere. Non so, ma la sera, quando si spengono i termosifoni, ci piglia una tale pigrizia che non si ha voglia nemmeno di spogliarsi per andare a letto. Poi fa molto freddo. Siamo stati tre giorni senza riscaldamento, e in ufficio il termometro segnava +3, +1; le mani gelano, e addio festa! Oggi dopo l’abbondante nevicata di ieri, abbiamo avuto il cielo sereno, e un bel sole. Ma fuori, che freddo! Avevo preso il caffè, e ne avevo avanzato un centimetro nella gavetta. Dopo tre minuti che la avevo posata, era ghiaccio! E questo sotto il sole! Tu papalino mi chiedi perché Teresina1 vuole la tua fotografia. Mi ha detto che suo papà la desiderava perché è tanto amico con te, e poi sa che lei mi vuol bene…. Ma se non ti piace l’idea, fanne a meno, tanto si dimentica di chiedere due volte.

Ora a me non ha mandato né per Natale, né per il I°, nessun augurio. E mi meraviglio tanto più che non scrive. A me, detto fra noi sinceramente, l’affare puzza (come dici tu papa, no?) In una sua ultima mi diceva di aver conosciuto un simpaticissimo giovane rassomigliante a me; Come dire!!! Il surrogato penso io!!! Ma mi rassicurava che lei… insomma di non dubitare! Ma e chi ci crede più al mondo? Scusate questa lunga parentesi, e vogliate accettare tanti baci cari dal vostro Dino che con le armi in pugno si prepara il ritorno.

Ancora baci e abbracci, e auguri a mille Dino

1 Fidanzata (o ex) di Dino quand’era ragazzo in Libia, già più volte citata fin dalla lettera del 25 aprile 1941.

3 dicembre 1941

Tripolis 3.12.41 XX

Carissimi,

Quest’oggi vi scrivo per rispondere alle vostre 2 lettere e per inviarvi la presente fotografia, che spero vi piacerà. La ho presa ieri sera tardi, quindi non ho potuto mandarla ieri, e lo faccio oggi.

Nelle vostre due lettere mi dite di avere spedito le mentola. Presto le riceverò, e ve ne darò conferma. A giorni farò un pacco di sapone e possibilmente olio. Sono in faccende per trovarne, ma finora con scarso risultato. Vedrete, che quando meno l’aspettate, riceverete un bel pacchetto, cui ne seguiranno altri.

Mi ha messo in pensiero il fatto dell’ingegnere che a dicembre vuole liquidare tutti. E papà dovrebbe vedere alla Bosio1, dove quasi certamente lo assumerebbero. Che brutto tirchio! Stà fresco che io, tornato a casa, vado a rovinarmi con lui! Per me si apriranno tutte le vie. Agli ex combattenti, daranno metà dei posti governativi. Quindi, non cercherò l’ingegnere certamente.

In questo periodo, i prezzi sono molto alti, e tutto è proibitivo per noi. Figuratevi quando vado ad Atene! Sono sempre al verde.

Ieri però ho preso la decade, e tiro avanti bene. Sono in debito con un mio compagno, e un po’ per volta… Quindi non crediate che se non mando soldi è perché spendo e spando… ma la vita costringe a spendere tanto. Solo la biancheria si porta metà dei miei quattrini.

Il mio amico Beccali è partito per la licenza con la macchinetta per papà, e presto lo vedrete. Vi parlerà di qui e vi dirà anche che è impossibile sperare per il momento in una mia licenza. Ma con la pazienza verrà, siatene certi

1 Da una breve ricerca in quegli anni a Torino operavano diverse dotte “Bosio”, di cui alcune ancora attive oggi.

14 novembre 1941

A Famiglia
Ferrero Luigi
Via P.Umberto 28
(Torino) Alpignano

Mittente
Ferrero Dino
Caporale
Com. 59° Art. “Cagliari”
POSTA MILITARE 29/P
Tripolis 14.11.41

Ieri sera sono stato invitato dall’interprete, che è un maestro di musica e suona tutti gli strumenti.

Anche la sorella suona, e ci ha fatto sentire tante belle canzoni anche cantate, e canta bene. poi abbiamo ballato. Mi è parso di essere a casa in quelle sere di festa.

Oggi è stata una giornata piovosa, e sono stato qui in ufficio.

Stò bene, e vi ricordo sempre con tanto affetto. Bacioni cari Dino