17 aprile 1943

P.M.29 li, 17-4-43

Carissimi,

ho avuto ieri il pacco con la torta, il latte e le caramelle. E’ arrivato, come vedete, con tempo di primato. Sono rimasto molto contento della buonissima torta fatta dalla brava Silvana e del latte e caramelle veramente squisiti.

Non ho parole come ringraziarvi, perché ormai tante volte avete fatto dei simili pacchi, ed ogni volta sono cose sempre più buone che mi inviate, quindi, anche più buone devono essere le mie parole, che purtroppo non arrivano a tanto.

Ieri quindi ho mangiato moltissimo, e mi sono fatto un bel caffélatte con la torta. Che bontà. Era tempo che non la mangiavo, ed anche il latte !

Ho offerto una fetta di essa ai miei amici dell’ufficio e ne sono stati proprio contenti, e mi pregano di ringraziarvi.

Ho saputo che il mio amico cugino di Mary1 dovrebbe essere già ad Atene, dato che sono già arrivati qui quelli partiti verso il sei-sette di questo mese, e lui che è partito il 4 (o almeno credo) non dovrebbe tardare. Lo aspetto con ansia, perché mi deve portare tutta quella buona roba che mi avete inviato, e poi perché mi dirà di come ha passato la licenza, e di come è bella la nostra primavera italiana.

Ieri sera per passare il tempo, sono andato al cinema dove si proiettava una pellicola italiana “senza cielo” con Isa Miranda. E’ un film abbastanza bello, che si svolge in mezzo alla Jungla. In compenso serve oltretutto a fare passare la serata, che altrimenti sarebbe molto lunga.

Nella mia precedente lettera vi avevo detto che se Mary non avesse ricevuto la fotografia mia fatta in terrazza, potevate benissimo dargliela voi, facendo sviluppare le negaè sistemato.

Ho già ricevuto gli auguri di Buona Pasqua, dalla signorina Crotta Olga2. E’ stata abbastanza premurosa, ed io le ho già risposto.

A voi pure ho già inviato gli auguri a mezzo cartolina, e caso mai non li aveste ricevuti, ve li rinnovo, così non andranno perduti.

Termino, perché stamattina ho molto da fare, e perciò vi bacio tanto con affetto.

Vostro Dino

1 Amica della sorella Wally

2 Conoscente di Dino di Alpignano

28 gennaio 1943

P.N.29 li, 28-1-43

Carissimi,

questa sera sono di servizio, e vi scrivo, per rispondere anche alle vostre due ultime lettere ricevute. Per prima cosa debbo dire che le lettere dove mi si dava ricevuta dei vaglia, le ho ricevute tutte, ma ripetevo la domanda, non ricordandomi bene. ora sono tranquillo. Poi ho letto del trattamento riservato alla nonna dagli zii, e mi ha fatto molto male questo, perché sembrava che avessero cominciato ad agire meglio nei riguardi dei parenti. Si vede che pensano sempre male delle azioni che fanno gli altri, se hanno pensato che mamma potesse interessarsi della nonna, al solo scopo di carpire loro le poche sostanze che possiede. Siamo poveri come tanti oggi, ma abbiamo tanta ricchezza morale da farne a meno dei quattro soldi di una povera vecchia. Io non so proprio capacitarmi come si possa pensare cosi.

Ho ricevuto anche la cartolina di Pinuccia1 da Castello di Annone, che mamma aveva unito nella lettera. Povera Pinuccia! Crede che io sia in licenza, mentre sono ancora qui. E’ sempre stata tanto brava con me, e se venissi a casa, andrei di certo a trovarla. Ti ricordi mamma, quando abitavamo in borgo S. Paolo, e mi dicevi, quando uscivo, che andavo a trovare la sartina? Andavo semplicemente a Trovare Pinuccia. Ma ora i tempi sono cambiati e ognuno ha cambiato anche idea. Ciò non toglie che mi scriva sempre e abbia tanto affetto per me. Vi ringrazio per intanto di avermi mandato la lettera, perché mi erano ritornati gli auguri di buon anno fattile, e credevo che fosse accaduto qualcosa.

Giovannitti2 vi saluta tutti, così Lucia3, che ho visto dopo ben quattro mesi. La vita qui prosegue come al solito fra ufficio e letto, ma non posso dire di stare male. Anzi ogni tanto vi è qualche film italiano. Ultimamente hanno dato Villa da vendere, e mi è piaciuto moltissimo, era interpretato da Vera Carmi e Amedeo Nazzari. Giorni addietro avrei dovuto andare ad Atene per servizio, e lo speravo proprio, perché su venti cinema almeno sedici proiettano film italiani, ma alla fine è andato un altro al mio posto, e ho dovuto rinunciare. Stasera in ufficio vi è una luce fortissima, perché ho comprato una lampadina da cento candele, e così si può lavorare meglio. Fa un bel caldo, e la notte, lasciato il letto nell’altra stanza, dormo di fianco alla stufa, e fino la mattina sto bene. La notte scorsa è venuta la seconda nevicata, e tutto si è gelato istantaneamente. Avreste dovuto vedere nella piazza qui davanti che slittate la mattina! Più di una persona è andata a terra.

Giorni addietro ho avuto anch’io la notizia della caduta di Tripoli, che dopo tanto combattere, ha dovuto essere evacuata! Mi ha fatto impressione, perché mi pare che siano andati in casa mia i nemici. Dopo tanti anni di vita laggiù! Ma ritorneremo, siatene certi, e allora sarà più bello, la ameremo di più la nostra cara città lontana, allora impareremo che attraverso la sofferenza, si apprezza maggiormente ciò che ci è negato. Voglio che siate sempre bene, perché così sono felice.

Oggi doveva arrivare la latta piena di olio, e non appena la avrò, mi farò premura di mandarvela. E’ questione di giorni. Intanto aspetto la conferma del vaglia di lire 200 speditovi ultimamente. Domani la posta militare spedirà l’ultimo di 320 lire, della decade di Gennaio. Vi ho spedito già anche il modello per il pacco che mi spedirete in Febbraio.

Sto sempre ottimamente bene, e vi penso con tanto affetto.

Ricevete tanti bacioni cari, a mille.

Vostro Dino

1 Amica di famiglia, probabilmente di età avanzata e di idee non propriamente fasciste, da quanto è possibile desumere dal contenuto della lettera.

2 Amico di Dino, anche nel dopoguerra.

3 Ragazza di Tripolis.

30 dicembre 1942

P.M.29, 30 dicembre 1942/XXI

Carissimi,

Come vedete, come promessovi ieri, vi scrivo. Da alcuni giorni avrei voluto farlo, ma ho avuto tanto lavoro in questi ultimi tempi, che non so proprio come ho fatto a finire tutto per oggi. Finalmente, salvo qualche lavorino breve, non ho più niente, e spero di finire l’anno riposando. Il Natale lo ho passato abbastanza bene, e con una giornata completamente libera. Sono andato a passeggiare al parco, e poi a vedere il film italiano “ore 9 lezione di chimica”, e l’altro “100.000 dollari”. Mi sono divertito un mondo, e poi sono andato a nanna contento. Ho mangiato tanto che ho dovuto piantare a metà. Quanta roba! E per dopo domani si prepara un’altra giornata di festa e di spanciate. Di vino, ed era l’unica cosa che non fosse in abbondanza, avrei voluto berne a Natale, al fine di dimenticare che forse voi eravate tristi perché non ero venuto dopo tanti mesi. Ma ciononostante ho cercato di pensarvi contenti lo stesso al sapermi contento. Tanto vi ho pensato in quel giorno, e avrei voluto avervi qui con me, per farmi contento. Ma chissà, questa primavera, se tutto va bene, verrò.

Sono contentissimo del bel regalo che Silvana, Wally e la cara Nonna, mi hanno voluto fare. E’ un oggetto utile, e poi un uomo moderno non manca del portasigarette. Ho un accendisigari modernissimo, portatomi dall’Italia da un mio amico, che andrà bene per quel portasigarette.

Il mio amico con i saluti e i regalini per voi è arrivato? Caso mai date a lui l’orologio, e se avete trovato, anche la fisarmonica a fiato; oggi ho mandato un vaglia di lire 300 e rotti, importo della mia decade del mese scorso. Quando riceverete, ditemelo, che così straccio la ricevuta. Ho qui anche le ricevute del mese di Agosto, del premio in denaro in luogo di licenza, per lire 900, e credo che lo avrete ricevuto. Ditemi qualcosa se ricordate: e dell’altro del mese dopo delle decadi, di lire 300 e rotti, che vi chiesi nella mia precedente. Il vostro pacco con le lattine non è ancora arrivato, e spero non dovrà tardare. Non è arrivato anche quello contenente le cose buone, speditomi per Natale. Sono contento che vi siano giunti e il pacco mio, e i vaglia del mese scorso. Sono contento pure che vi sia piaciuta l’uva di Corinto che è genuina, comprata sul luogo della produzione, e potrete essere certi che quella è vera uva sultanina di Corinto. Vi pare?

I pacchi ora sono sospesi per un poco di tempo, ma appena saranno riaperti, cercherò di mandarvi ALTRA UVA.

Da Teresina non ho ricevuto nemmeno gli auguri di buon compleanno, e di buon Natale, mentre io glieli ho mandati. Si vede proprio che ci teneva a fare così. Ed io allora, che sono una persona un pochino più educata di lei, e che non corro dietro alle chimere, non la degno nemmeno di un rimprovero. Tanto !….

Ditemi come avete passato il S.Natale, e fatemi sapere se vi occorre qualcosa. Sono in attesa delle lattine, e appena le avrò, cercherò in ogni modo di trovarvi l’olio. Vi penso sempre, e vi bacio con tanto affetto. Vostro

Dino

16 novembre 1942 – 2

16.11.42

Cara Nana1,

Come vedi, se proprio non tutti i giorni, almeno una volta all’anno, mi ricordo di scriverti. E come ben saprai, non è la pigrizia che mi impedisce di farlo.

Ho ricevuto diverse lettere tue e di Wally, e avrei voluto scrivere chissà quanto, ma sempre rimandavo a domani!

Forse quando riceverai questa mia, avrai anche il pacco inviato da molti giorni ormai. Spero che vorrai fare onore a quanto in esso contenuto e come te la “giga”2.

Da quando le ho dato la lettera, non ho più visto Lucia3, e ciò è portato dal freddo e dalle giornate brevissime.

Per rifarmi dell’impossibilità di andare a passeggio, vado ogni tanto al cinema, dove passo un oretta lieta.

Prendo buona nota per quanto dite riguardo il film “Alfa Tau”; ma credo che qui non arriverà mai.

Si avvicinano le vacanze di Natale e dovrei venire. Speriamo.

Intanto l’altro ieri mi hanno confermato questo, ma le esigenze di servizio bisogna pure rispettarle, e quindi bisogna prendere tutto con le dovute riserve.

Unisco a questa mia pure una fotografia, come quella inviata a mamma. Sei contenta?

Con la speranza di presto riabbracciarti, ti bacio e ti prego di baciare per me papà e mamma e Wally.

Con affetto.

Dino

1 Soprannome della sorella Silvana

2 Soprannome della sorella Wally

3 Ragazza di Tripolis

12 novembre 1942

Tripolis 12 Novembre/XX

Cara mamma,

Adesso, non saranno che 10 minuti, ho ricevuto la tua lettera del 5.11, nella quale mi dici che ti daranno altre 120 lire del viaggio la prossima volta che prendi il sussidio. Strano davvero il dare in due volte quello che si potrebbe in una. E se poi non fossi andata a reclamare? Lo vedevi?

Spero che d’ora innanzi non ci sia bisogno di insistere, ma in ogni caso ho imparato che bisogna pestare finché c’è tempo. Anche per i soldi del viaggio, se non ero io ad avvisarti, (e giustamente tu non potevi saperlo) quei signori non si sarebbero scomodati a dirtelo. E poi perché? Non li mettono mica di loro tasca, no?

Da molti giorni ho già spedito il modulo per lo stipendio, ma dici che non è ancora arrivato. Credo però che ora sia già in vostra mano.

Ho ricevuto le due fotografie di Torino, e mi piacciono.

Lo sapevo che Wally era arrabbiata per stare a letto! E apprendo con piacere che ora è brava e aiuta! Quando dovessi venire, se avrò soldi, le porterò un regalo. Forse anche prima glielo mando.

Teresina già da una settimana è a Roma, ma non ho ancora il suo indirizzo nuovo. Presto però lo riceverò, spero.

A giorni forse andrò ad Atene, e comprerò l’accendi sigari per papà e per me, che poi manderò per mezzo del mio compagno d’ufficio che a giorni verrà a casa e passerà a trovarvi.

Riguardo a un possibile cambio, non c’è da farsi illusioni. In questo momento in cui tutta la Patria è impegnata in una lotta per la vita, tutte le energie debbono essere in linea per vincere.

Ora ricevo sovente posta, e ne sono lieto. E ti ringrazio per tutto il pensiero che hai di rendermi meno tristi queste ore.

Ricevi tanti baci cari da Dino

Caro papà,

Sono a ringraziarti per tutto quanto fai per ottenere la corresponsione dello stipendio civile. Quando potrai averlo, pensa che sono tutti soldi da mettere via, che possono sempre venir utili. Anzi, verranno bene sicuramente.

Ricevo sovente tue nuove, e ciò è motivo di gioia per me.

L’essenziale è che tutti siate bene in salute, e così tutte le cose brutte passano.

In una mia lettera precedente ti chiedevo se potevi mandarmi qualche pacchetto di Mentola. Ora se non lo hai ancora mandato, ti prego di farlo, che ti manderò poi i soldi.

Qui fa ancora bel tempo e caldo, e in cava? Sarà il polo nord, con quel venticello che spira!

E gamba di legno1?

Salutami tanti tutti, e stai in guardia contro il freddo.

A giorni ti manderò l’accendisigari e pietrine. Dimmi poi se ti è piaciuto. Ricevi tanti baci da

Dino

Ciau Silvana, ciau Wally. Saluti a Ezio, Alina, la signorina di Bruere2.

1 Si presume sia il nomignolo con cui Dino e suo padre Luigi chiamavano il direttore della cava di S.Ambrogio

2 Tutte e tre queste persone sono sconosciute, l’unico ad essere citato un’altra volta è Ezio, il 20/9/1941

3 novembre 1942

P.M.29 li, 3 Novembre 1942-XXI

Carissimi,

Ieri l’altro ho ricevuto una vostra lettera, ma rispondo solo oggi, come al solito. In questo ultimi due giorni ho avuto molto da fare, e solamente oggi mi sento in “forze” per scrivere. Giorni addietro spedii un pacco per voi, che indubbiamente farà piacere alle due sinforose. E’ tutto quello che si può trovare qui, e credo che vi farà contenti lo stesso. E’ un pò il mio regalo di Natale, e se posso trovare dell’uva bionda come quella, nel mio prossimo viaggio periodico a Corinto, ve ne manderò ancora. Pensate che di uva di Corinto come quella, veramente di Corinto, in Italia non ne troverete. Troverete tutt’al più uva così, ma che sia certamente coltivata in riva al famoso istmo, non è facile trovarne. Avrei voluto mettere nel pacco anche i tre anelli, che oramai vi ho fatto aspettare, ma non sapevo se arrivavano, visto che potevate non vederli, in mezzo al pacco ed alla carta. In ogni modo sto sempre all’erta per sapere quando qualcuno verrà a casa, e ve li manderò senza fallo. L’altro ieri è arrivato dalla licenza un mio amico che era andato a Milano, e mi sono fatto portare della carta da scrivere (quella con la quale scrivo) e una macchinetta accendi sigari, e un portasigarette. Sono contento di questo, perché ha scelto proprio bene.

Qui di accendisigari se ne trovano, ma vengono a costare al cambio, a lire 2500,= su per giù. Non spaventatevi per questo, che qui si parla di mille lire come di parlare di soldi da noi. Basti dire che prendo più di mille lire di paga al mese da spendere tutta qui, e mi basta per la biancheria e per il cinema.

Sono contento al sapervi sempre tutti bene; sono contento pure al sapere che avete in formazione il pacco con la pila e il coltellino, che mi sono utilissimi, e appena li avrò, ve lo dirò. Spero che sia già venuto almeno Davy1 a trovarvi, perché a molti ho detto di venire, ma finora vedo che nessuno si è fatto vivo. Sono tre che dovrebbero venire, e che ho avvisato a mezzo lettera, da che erano partiti da altri reparti, e che quindi non avevo potuto avvisare all’atto della partenza. Ho ricevuto pure la graditissima lettera di Wally e del Signor Cattani2, e oggi stesso spero di poter rispondere singolarmente. Tutto sta nel tempo che ho a disposizione. In ogni modo vi prego di ringraziare il Signor Cattani del gentile pensiero di scrivermi, e contraccambiategli i suoi graditi saluti. Oggi ho ricevuto una lettera da Cremonino (la amica di Wally) dove mi dice di avere piacere di ricevere mie nuove. Io risponderò con piacere. Tre giorni fa ho preso le fotografie dal fotografo, e non posso dire di essere riuscito perfettamente come volevo.

Sembra che abbia il labbro superiore gonfio, mentre è l’effetto della luce. I greci non sono maestri in molte cose, ma nel fare fotografie sono proprio a zero. In ogni modo credo che vi piacerà lo stesso. Ho dato la risposta di Wally a Lucia3, e mi prega di ringraziarla tanto per questo, e pure il Signor Cattani. Ha detto che risponderà.

Da Teresina non ricevo più, e non voglio neanche sapere il motivo del silenzio, tanto so che un giorno o l’altro mi scriverà come al solito con mille buoni propositi.

Non devo essere io, che sono in zona di guerra a tormentarmi per sapere il come e il quando la sua testa si è spostata. Ho bisogno di stare tranquillo, vi pare?

Di nuovo non vi è niente. Le belle passeggiate serali sono finite con i primi freschi, e non resta che il cinema. Il pomeriggio della domenica vi è sempre il passeggio (tempo permettendo) ma devo restare in ufficio a lavorare, ed allora non ci penso nemmeno. Da ieri è in corso l’ora legale qui, e perciò tutti gli orologi si sono spostati indietro di un ora. Alla sera uscivo alle sette, così ora esco alle otto di prima. E’ tardi, e non resta che andare a vedere il secondo ed ultimo spettacolo della sera.

Sono in attesa di nuove per lo stipendio, e di vostre, che sono più importanti. Nell’attesa vi bacio affettuosamente.

Vostro Dino

1 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

2 Personaggio che non è stato possibile rintracciare e che viene citato solo in questa lettera

3 Ragazza di Tripolis

11 agosto 1942

P.M.29 li, 11 Agosto 1942-

Carissimi,

Ieri ho ricevuto una vostra lettera, nella quale mi si dava comunicazione della ricezione del vaglia di lire 900.=. Sono molto contento di ciò, perché così sono certo che avrete avuto modo di avere un piccolo aiuto. Ai venti di questo mese manderò l’importo delle due quindicine, che ammonta a quattrocento lire circa; in più, con dei risparmi, un piccolo regalo a Silvana e Wally, ed era ora che lo facessi, visto che da molto tempo, non so più quanto, non regalavo loro più niente. Tutto quello che manderò è tutto quello che posso mandare, e anche se avessi altri soldi non potrei, dato che non si può inviare più dell’importo della decade. Gradite perciò questo mio regalo, come segno del mio affetto e del mio ricordo affettuoso. Ho qui nel portamonete gli anellini per le due sorelline, e sono riusciti bene malgrado non siano di oro, ma semplicemente di argento. Sono però bollati 900, e credo che saranno un ricordo gradito della Grecia. Alla prima occasione ve li manderò, e credo ciò possa avvenire presto. Il mio carissimo amico Davy, che vi dissi doveva venire la settimana scorsa, non è poi partito, avendo chiuse le licenze momentaneamente. Credo che manderò quanto promesso a mezzo suo. E più il solito regalino per papà.
Ho ricevuto, e mi sono dimenticato di ringraziare, la lettera dove il figlioccio di Silvana mi parla brevemente. Non so però se venendo in licenza passerò per il paese di sua residenza. Bisognerebbe che lui mi dicesse se si trova molto distante dalla linea ferroviaria che passa per Skoplie in Jugoslavia. Io passerò per di li, e quindi se lui fosse vicino, potrebbe venire a trovarmi.
Durando1 mi ha detto dell’utilità dei miei pacchi, e vorrei potere avere il modo di trovarne altri. Per il momento non vi è nessun indizio che possa farmi sperare in bene. Merlin2, che quando viene da me è sempre ben trattato, e ha avuto molti favori, che non li sto ad enumerare perché non so più quanti siano, mi aveva promesso, una volta che mi era venuto a seccare per fargli un piacere, che mi avrebbe trovato un po di olio, che nella località dove è lui se ne trova in abbondanza: (almeno se ne trovava una volta), ma non ne ho saputo più niente, e per di più, oltre che non procurarmi olio, non ho rivisto più nemmeno la latta, che sa Dio solo cosa si fatica a trovarne qui; finora dunque non ho ancora potuto fare niente. Ma mi adopro per trovare. Spero che la buona fortuna mi assisterà. Certo è che sono uno che ha mandato di più qui, per il mio interessamento del vostro benessere.
Silvana dal giorno 3 è in ferie allora? Sono perciò già otto giorni che non lavora. L’altr’anno a quest’ora mi trovavo a Bari sbarcato, e attendevo il treno per venire da Voi. Domani mattina facevo il telegramma da Pescara. E oggi per di più si compiono i 29 mesi._
Sono però sempre contento, e non vedo l’ora che venga il Natale che dovrebbe farmi venire da voi. Ma bando alle illusioni, perché non posso dire con certezza: “domani sarò da voi””!! siamo in tempo di guerra, e devo compiere il mio dovere, quindi, dopo esso vengono i giorni di riposo.
Sono contento al sapere papà a posto, e che nel suo nuovo ufficio si trova bene. Certo che avrà moltissimo lavoro, ma non sarà la vita della cava. Se poi la Bosio3 lo vuole e ad un prezzo maggiore, assicurandogli un impiego stabile, lo paghi bene, e allora conviene cambiare, sperando che i Bernardi4 non se la abbiano a male ma capiscano le esigenze del momento attuale-
Questa sera sono di servizio, e, cosa insolita piove. Perciò non rimpiango nemmeno la passeggiata serale. L’aria è rinfrescata, e dopo tanti mesi di estate senza una goccia di acqua, sembra di rinascere. Per stanotte si prepara una dormitina con i fiocchi. Stasera messici in quattro per comperare una anguria, le abbiamo fatto la festa. Che buona! Solamente che è sparita troppo in fretta. Dopo le molteplici lettere ricevute negli ultimi tempi da Teresina (una al giorno e anche due), ora sono quattro giorni che non ne so niente. Che roba da matti! Mi sembra che sia un pochino fuori dei binari. Non riesco a capire gli sprazzi di folle desiderio di scrivere, e le lunghissime pause. Io per intanto non me la prendo, e non scrivo. A questo mondo ho conosciuto tanta gente, e le menti più infiammabili mi danno poco affidamento, per cui cerco di non farmi bruciare.
Aspetto sempre Giovannitti5, con il necessario per la barba, perché ho qui il vecchissimo pennello portato già quando ero ancora una recluta, e il mio vecchio rasoio con le lamette comprate qui non funziona molto bene, e mi fa dei taglietti al viso.
Noi ridiamo sovente alle spalle delle ragazze di qui, che sono tanto stupidine, e antiquate di idee, che fanno ridere anche chi non ne ha voglia. L’altra sera al passeggio, una di esse, molto carina ed elegante, ma che prima di vederla si sa essere al livello delle altre, e che vedevo sempre alla passeggiata, passandomi vicino mi disse: venite, avere grande segreto! Io ho girato per sentire il grande segreto, in una stradina adiacente, e mi ha detto “”io molto amore””, e poi è scappata. Dico, si può essere più stupide di così? Qui sono abituate a guardare dalle finestre, da sotto le persiane, e “avere un amore” per loro vuole dire lanciare occhiate di soppiatto alla passeggiata, o al cinema, e hanno paura della gelosia degli uomini. Che retrogradi !
Io me ne faccio un baffone con manico, perché non mi impressionano né le greche né il loro profilo dal naso aerodinamico; vale più l’ultima italiana, che la prima greca.
Domani speriamo che sia bel tempo, così andrò al cinema a vedere il varietà, e passerò qualche ora lieta. Altro non avrei da dirvi, se non che vi ricordo sempre con molto affetto, e desidero ardentemente di rivedervi e passare qualche giorno tranquillo nella mia casetta. Abbiate tanti baci cari, e saluti affettuosi dal vostro Dino

– Lo sapete che i pacchi da due chili sono sospesi ?

6 agosto 1942

P.M.29 li, 6 Agosto 1942-XX°

Carissimi,

questa sera sono di servizio, e dopo aver sgobbato un pochettino, vi scrivo queste righe, perché altrimenti domani non potrei farlo, dovendo andare a fare il solito viaggetto per prendere i soldi, e per fare, se possibile, il bagno di mare.

Questa sera, tanto per farmi dispetto, il cinema che era chiuso da quasi due settimane, si è riaperto, ed io, che sono di servizio, debbo stare qui dentro. Ma domani sera, se ritorno presto, o dopo domani, mi prenderò la rivincita, e mi godrò tutto il cinema che voglio.

Domani, pure se avrò fortuna, ritornerò carico di uva, comprata a Corinto, dove oramai è matura, ed invita a mangiare. Ne ho assaggiata qui a Tripoli, ma costa un occhio della testa.

Sono parecchi giorni che non ricevo vostre notizie, e questo mi dà pensiero, perché non sono mai stato tanto tempo così senza vostre nuove. Sarà un ritardo della posta? Eppure la posta arriva giornalmente (aerea) perché quasi tutti i giorni ricevo una lettera da Teresina, e non so proprio spiegarmi questo. Domani però tutto si chiarirà con una vostra bella lettera, che metterà in pace il mio cuore. Io vi scrivo ogni due o, se ne sono impedito, ogni tre giorni, e spero che avrete mie notizie. Avrete pure ricevute le lettere dove vi rassicuravo sul mio stato di salute, e spero non avrete più dei pensieri brutti che sono un’offesa alla mia sincerità.

Sarei il più grande vigliacco della terra se vi tenessi celato un qualsiasi microbico danno al mio occhio, e non meriterei la vostra affettuosa premura. E poi dopo che ho scritto allo zio, e il Tenente della finanza, che ha avuto possibilità di parlare con il mio capo-ufficio, e avrà già riferito, non credo avrete ancora dei dubbi sulla veridicità delle mie asserzioni. Se poi non fossi più che in salute, non potrei scrivere così tanto e in fretta, (vado velocissimo per riposarmi un poco prima di domani mattina alle ore 4,= ora di sveglia per la partenza). E poi non mi manderebbero a fare la gita in camion, e non sarei stasera di servizio. State tranquilli, e vedrete che quando verrò in licenza (e Natale si avvicina) potrete constatare che non sono bugiardo, e che come sempre ho detto solo la verità, come mia abitudine.

Voglio solo sapere come state, ed è questo il pensiero di questi giorni di attesa di lettere.

Avrete ricevuto le mie fotografie inviatevi ultimamente, e credo ormai tutte. Stasera avrei dovuto andare dall’orefice a prendere gli anelli di Silvana e Wally, ma essendo di servizio, non ho potuto.

Andrò dopo domani mattina, e così aspetterò la prima occasione per mandarli. Siete contente, sinforose?1 Li ho fatti fare con l’Acropoli sopra, e dentro l’iscrizione in greco “Tripolis, ricordo del 1942”.

Sono in argento, perché oro qui non se ne trova; il disegno sopra però si può cambiare, con le vostre sigle scritte con caratteri greci.

E’ un lavoro da poco, e se voleste così, io ve le faccio mettere.

Penso una cosa che avrei dovuto fare prima ma non ho mai potuto: Già quando ho chiesto per Silvana e Wally, avrei voluto chiedere per mamma, ma non mi sono osato, non sapendo se le avesse fatto piacere uno di simili anellini. Credevo di potere trovare altro, ma poi ho dovuto desistere, perché non si trova niente. Vi sono oggetti di profumeria che non adoprerei nemmeno per lavarmi i piedi, e l’unica cosa che merita un poco è la cipria (pompea L.T.Piver). Ma non so se fosse di gradimento, e perciò chiedo se tu mamma volesti un anellino pure tu. Non so se ti piaccia, e perciò chiedo. Ho forse sbagliato? Vorrei sapere qualcosa in merito, e così saprò che fare.

L’unico che resterebbe sarebbe papà, ma quando avrò occasione di avere un amico che verrà in licenza, non mancherò di mandare qualche sigaretta.

Di vita qui non avrei molto da raccontare, se non che sono sempre qui in ufficio, eccetto qualche scappata per andare alla Banca a fare delle operazioni, o alla Posta Militare. Le giornate sono belle e il sole non ci lascia un solo minuto. Sono tre mesi ormai che non si sa con precisione se la pioggia esiste o non è mai esistita. A mezzogiorno, (mangiamo alle 10,15) me ne vado in terrazza, con tutto l’armamentario, composto dagli occhiali del mio amico, degli zoccoletti di legno che mi ha fatto il mio amico il falegname del Reparto, dalle mutandine da nudista, dal turbante bianco in testa (che desta l’ilarità dei miei compagni), e di un fiasco di acqua minerale fatta con le cartine di mamma, che detto in confidenza, nei pochi minuti che mi addormento al sole, la mia acqua finisce in qualche gola arsa dal sole. E’ così qui, tutto quello che uno possiede è per gli altri. Tutti siamo come i bambini che desiderano divertirsi con tutto ciò che viene da casa, e non siamo mai sazi di golosità. Devo anche spostare il tavolino che metto sopra la mia testa per ripararla dal sole, perché il sole cammina, ed a un certo punto me lo sento che mi solletica il naso, ed allora sono guai, perché alla sera poi al “peripato” (passeggio), è tutto rosso, e mi rincresce, perché incontro una o due belle “despinis” (signorine) sulle quali faccio colpo, e allora me lo salutate il ”colpo” se ho il naso arrossato ? Può sembrare che io sia amico di Bacco.

Mi preparo anima e corpo per quando verrò a casa, e comincio a dare una specie di piega ai capelli recentemente tagliati quasi a zero, e aggiusto la divisa di panno che adesso riposa all’attaccapanni, in attesa di essere indossata ai primi freddi, quando si avvicina il S.Natale. Chissà perché, ma non ho mai tanto desiderato che venga il freddo, che è sempre stato piuttosto il mio nemico. Ma…….con esso si avvicina il giorno in cui quella carretta a quattro ruote che si chiama treno del diavolo di qui, si metterà in moto, e con esso, anche la mia felicità.

Continuate a prendere sempre lo stipendio ? E per il sussidio, non se ne fa niente ? Vorrei che foste tranquilli dal lato dei soldi, e perciò mi preoccupo. Intanto per i venti del mese corrente, vi spedirò gli altri soldi del mese decorso, fino al quindici di Agosto, e cioè quasi quattrocento lire. E’ tutto quello che posso avere e posso mandare, in quanto solo la quindicina si manda, e d’altronde dove si potrebbero avere altri soldi se non dalla quindicina ?

Sono sempre in attesa della ricevuta del mese scorso, e credo che con la prima vostra lettera non si farà più aspettare. Stasera ho detto qualcosa mi pare, e se volete vi racconterò, come oggi ho raccontato, della cura del sole, delle passeggiate, e di come si vive qui. Siete contenti ? Ed ora, essendo alla fine la pagina, chiudo questo dolce colloquio con voi, con il dirvi che vi penso sempre con tanto affetto, e che voglio sapervi sempre felici e in salute. Vi manda tanti baci cari il vostro Dino che vi vuol tanto bene.

Con affetto Dino

1 Nel senso di ragazze sdolcinate

9 lulgio 1942

P.M. 29 li, 9 Luglio 1942-XX°

Carissimi,

Stasera sono andato al cinema, dove si proiettavano molti bei documentari italiani e tedeschi, sulla guerra e gli avvenimenti in Italia e in Europa. Sono rientrato solo adesso, e voglio scrivervi queste due righe, essendo già tre giorni che non scrivo. L’altro ieri sono andato a fare la solita gita in camion fino a Xilocastron, e ho prelevato i fondi. Ho fatto anche un bellissimo bagno di mare con il mio compagno di viaggio, pure lui del Comando, venuto con me per altri incarichi. Avevo per l’occasione un magnifico costume di lana finissima, imprestatomi dal mio Tenente, che mi stava benissimo, e mi faceva fare la figura di un gran gagà. Ho preso anche molto sole che fa sparire la pelle bianca, e anche i dolori al ginocchio che ho avuto questo inverno, dovuti più che ad altro alla pioggia presa l’anno precedente. Ora però sono spariti, e mi sento un angioletto “senza dolori”.

Ho ricevuto la vostra dove mi dicevate di avermi mandato una macchina fotografica a mezzo Durando1, che è già rientrato. Spero che per giovedì prossimo, sia qui, così farò delle belle fotografie, di Tripolis, che vi saranno certamente gradite.

Nella vostra lettera sono rimasto sorpreso che non mi abbiate accennato ai due pacchi speditivi, e nemmeno se vi sono arrivati. Credo di no, perché altrimenti, come al solito, me ne avreste dato comunicazione. E pure del secondo vaglia, seguente a quello che avete detto di aver ricevuto, e dello stesso importo. Al quindici del mese corrente ne farò uno complessivo delle due decadi e del premio in denaro in luogo di licenza, della cifra, che si aggirerà sulle mille lire. Per ora però devono trascorrere ancora alcuni giorni, fin che mi pagheranno quello che mi spetta, e credo che per la fine del mese o i primi del mese venturo, avrete anche quei soldi.

Oggi sono arrivati alla Posta Militare i pacchi da due chili, che domani daranno. Spero che ve ne sia uno dei miei, ne sarei proprio felice !

Qui ogni giorno, vado in terrazza a prendere il sole dalle 13 alle 15, ma non sto molto ai raggi del sole, perché sono molto caldi e dopo un pò non si resiste dal caldo. Ho sempre la bustina in testa però, ed evito qualunque malanno.

Quando non so proprio cosa fare, vado alla “Casa del Soldato” dove hanno una bella biblioteca, con dei romanzi e dei veri capolavori, e piglio dei libri per una settimana, in prestito. La sera, e in certi giorni, quando si aspettano notizie importanti, anche a mezzogiorno, me ne vado in caserma, distante da qui circa due chilometri, e sfido i raggi cocenti del sole, per sentire le liete novelle. Oggi per esempio il nostro bollettino ha detto che le nostre forza hanno attaccato ad El Alamein, e domani indubbiamente andrò a sentire, perché sono certo che grandi eventi ancora matureranno2. Troppo enormi vittorie stiamo cogliendo, e ad esse, con lo sfacelo del nemico, seguono altre più grosse, sempre più grosse, per quanto più è esausto l’inglese.

Dovrebbe venire nei prossimi giorni da voi il mio amico Giovannitti3, già arrivato in Italia a quest’ora, e vi dovrebbe portare i miei saluti.

Qui come vita non si può dire di stare male. L’unico inconveniente è di desiderare ardentemente di venire in licenza, e sperare che ciò avvenga il più presto possibile.

Continuano intanto ad andare in Italia coloro che sono già diciotto mesi che non vi andavano, e poi, forse più presto di quello che si può pesare, verrò anch’io.

Ieri ancora mi hanno detto che mi devono mandare, ma bisogna avere pazienza, perché i turni si finiranno, e toccherà a me.

Ho bisogno di brillantina, di quella chiestavi l’altra volta, e se potete mandarmela a mezzo pacco, mi fate tanto contento. Vorrei la brillantina come quella che mi avevate mandata nel pacco, se ne avete ancora, o se potete, guardate a Torino se potete trovare quella Soffientini alla Lavanda. Certo che se avete dell’altra a casa, mandatemi pure di quella, che è lo stesso.

Il lucido da scarpe, pure, se potete mandatemene due o tre scatoline, che qui costa circa cinquanta lire. Di quelle mandate nel precedente pacco, una è quasi finita, e l’altra la tengo per le occasioni migliori, ossia di una probabile licenza, o di una festa. Se il mio amico Giovannitti venisse presto indietro, potreste dargliela a lui la brillantina e il lucido, che arriverebbe prima che a mezzo pacco.

Sono già parecchi giorni che non scrivo a Teresina, e in una settimana ho già avuto due sue lettere. Mi chiede il motivo del mio scrivere una volta al mese, mente non si chiede il suo. Non scrivendo ho ottenuto di farle aprire gli occhi sul modo suo di non scrivere. E domani scriverò con una predica lunga un chilometro. Dovevo scrivere anche a Nana4, come detto nella lettera a Walli, ma sono andato poi a prendere i fondi, e non ho potuto. Ma domani lo farò. E speriamo che non mi accada come l’altra volta, e cioè che metto la predica per Teresina nella lettera indirizzata a voi, e quella vostra la mandi a Teresina.

Le ultime fotografie mie, quelle del pranzo della festa dell’Artiglieria, le avete ricevute ? spero che domani saprò qualcosa di tutti gli interrogativi che vi ho posto.

Mi vien da pensare questa sera, (sono le undici) e ho una fame come in quei tempi, a quelle sere, nelle quali venivo in casa verso quest’ora e davo fondo ad una bella scodella calda di latte e pane. La mangerei anche adesso con molta buona volontà se la avessi. Eppure sembra impossibile che siano passati già 28 mesi da quel giorno che partii. Il giorno 11 di questo mese, cioè dopo domani, sono esattamente 28 mesi. Il tempo vola, e non pare vero che, cominciata una settimana, ci si ritrova alla domenica, di un soffio.

Vi ringrazio tanto della bella macchina che mi avete voluto mandare, del pensiero che avete avuto, non so proprio come dirvi grazie, perché siete troppo bravi.

In attesa di leggervi presto, vi bacio con tanto affetto, e vi penso sempre, giorno e notte._

Vostro,

Dino

1 Probabilmente un conoscente di Dino o dei suoi familiari

2 In realtà la propaganda fascista non rivelava che nel nord Africa le sanguinose battaglie tra Alleati e Asse si stavano risolvendo in un nulla di fatto. Il 29 giugno Mussolini partì dall’Italia in aereo per assistere in prima persona alla battaglia, con il proposito di sfilare vittorioso ad Alessandria d’Egitto, se non addirittura al Cairo sopra un cavallo bianco alla testa delle truppe italiane. Il 20 luglio, quando si rese conto che il successo non arrivava, lasciò l’Africa e tornò in Italia.

3 Amico di Dino, anche nel dopoguerra.

4 Soprannome di Silvana, sorella di Dino

17 giugno 1942

P.M.29 li, 17.6.42 – XX°

Carissimi,

L’altro ieri è partito il secondo pacco, alla distanza di due giorni dal primo. E ieri ho fatto un altro vaglia. Sono così due vaglia e due pacchi. Voi quando li riceverete tutti e quattro, mi darete comunicazione, o anche uno per volta. Ho ricevuto ieri due vostre lettere, delle quali una scritta da mamma e papà e una da Silvana e Wally. Mi avete fatto tanto contento, perché le attendevo. Ho appreso che il mio amico è stato a trovarvi giovedì scorso, e che siete stati contenti. Io pure lo sono, così mi dirà di voi al suo ritorno, che non deve essere molto lontano. Se ritorna ai primi del mese di Luglio, poco tempo mi divide dal rivederlo; quindici o venti giorni, qui, non contano. Siamo abituati a contare gli anni, che i giorni e i mesi, sono uno scherzo. Papà, in seguito alla mia lettera, mi dice se voglio una macchina fotografica, di farglielo sapere, perché me la compra a Torino. Ma mi sono riveduto sull’idea varata prima, perché penso che costa caro quello che volevo io, e anche a rate mensili, come volevo pagarla, sono soldi buttati via. Mi era anche venuto in mente, in sostituzione della macchina fotografica, di comprare un bell’orologio marca Tavannes o Vetta, di quelli moderni, che costano pressa poco cinquecento lire, e pagarlo a rate mensili, come hanno fatto i miei amici, ma preferisco mandare i soldi a voi che ne avrete più bisogno. E poi, anche vendendo, quando dovrei andare via dalla Grecia, l’orologio, e prendendo più, (il doppio di quanto lo ho pagato) dell’orologio, non saprei come mandare il rimborso della spesa a casa, non potendo fare vaglia superiori alla mia decade. E poi, sarei più contento se sapessi che questa estate le mie sorelline facessero qualche bagno di mare. Manderei io i soldi magari. Perciò, non mandatemi macchine fotografiche, ve lo dico francamente, tanto più che se verrò in licenza, vedrò io di provvederne una. Al mio amico, se potete, dategli un pò di latte condensato, e sono contento lo stesso. Sono contento che a papà siano arrivate le sigarette, e stavo in pensiero per questo, perché mi avevano detto che gliele avevano prese. E la macchinetta accendisigari funziona o si è rotta? Oggi sono di servizio, e perciò ho tanto lavoro da sbrigare. Ma ne ho poca voglia perché fà un caldo atroce. E le mosche danno una noia che fa diventare pazzi, tanto più ora che ho i capelli tagliati a mezzo centimetro.

Mi immagino la povera nonna e zia, in che stato si troveranno, e bisogna cercare di stare il meglio possibile di salute, questo è importante. Voi state sempre bene?

Io vi ricordo sempre e vi bacio tanto tanto.

Con affetto, vostro Dino