30 dicembre 1942

P.M.29, 30 dicembre 1942/XXI

Carissimi,

Come vedete, come promessovi ieri, vi scrivo. Da alcuni giorni avrei voluto farlo, ma ho avuto tanto lavoro in questi ultimi tempi, che non so proprio come ho fatto a finire tutto per oggi. Finalmente, salvo qualche lavorino breve, non ho più niente, e spero di finire l’anno riposando. Il Natale lo ho passato abbastanza bene, e con una giornata completamente libera. Sono andato a passeggiare al parco, e poi a vedere il film italiano “ore 9 lezione di chimica”, e l’altro “100.000 dollari”. Mi sono divertito un mondo, e poi sono andato a nanna contento. Ho mangiato tanto che ho dovuto piantare a metà. Quanta roba! E per dopo domani si prepara un’altra giornata di festa e di spanciate. Di vino, ed era l’unica cosa che non fosse in abbondanza, avrei voluto berne a Natale, al fine di dimenticare che forse voi eravate tristi perché non ero venuto dopo tanti mesi. Ma ciononostante ho cercato di pensarvi contenti lo stesso al sapermi contento. Tanto vi ho pensato in quel giorno, e avrei voluto avervi qui con me, per farmi contento. Ma chissà, questa primavera, se tutto va bene, verrò.

Sono contentissimo del bel regalo che Silvana, Wally e la cara Nonna, mi hanno voluto fare. E’ un oggetto utile, e poi un uomo moderno non manca del portasigarette. Ho un accendisigari modernissimo, portatomi dall’Italia da un mio amico, che andrà bene per quel portasigarette.

Il mio amico con i saluti e i regalini per voi è arrivato? Caso mai date a lui l’orologio, e se avete trovato, anche la fisarmonica a fiato; oggi ho mandato un vaglia di lire 300 e rotti, importo della mia decade del mese scorso. Quando riceverete, ditemelo, che così straccio la ricevuta. Ho qui anche le ricevute del mese di Agosto, del premio in denaro in luogo di licenza, per lire 900, e credo che lo avrete ricevuto. Ditemi qualcosa se ricordate: e dell’altro del mese dopo delle decadi, di lire 300 e rotti, che vi chiesi nella mia precedente. Il vostro pacco con le lattine non è ancora arrivato, e spero non dovrà tardare. Non è arrivato anche quello contenente le cose buone, speditomi per Natale. Sono contento che vi siano giunti e il pacco mio, e i vaglia del mese scorso. Sono contento pure che vi sia piaciuta l’uva di Corinto che è genuina, comprata sul luogo della produzione, e potrete essere certi che quella è vera uva sultanina di Corinto. Vi pare?

I pacchi ora sono sospesi per un poco di tempo, ma appena saranno riaperti, cercherò di mandarvi ALTRA UVA.

Da Teresina non ho ricevuto nemmeno gli auguri di buon compleanno, e di buon Natale, mentre io glieli ho mandati. Si vede proprio che ci teneva a fare così. Ed io allora, che sono una persona un pochino più educata di lei, e che non corro dietro alle chimere, non la degno nemmeno di un rimprovero. Tanto !….

Ditemi come avete passato il S.Natale, e fatemi sapere se vi occorre qualcosa. Sono in attesa delle lattine, e appena le avrò, cercherò in ogni modo di trovarvi l’olio. Vi penso sempre, e vi bacio con tanto affetto. Vostro

Dino

3 novembre 1942

P.M.29 li, 3 Novembre 1942-XXI

Carissimi,

Ieri l’altro ho ricevuto una vostra lettera, ma rispondo solo oggi, come al solito. In questo ultimi due giorni ho avuto molto da fare, e solamente oggi mi sento in “forze” per scrivere. Giorni addietro spedii un pacco per voi, che indubbiamente farà piacere alle due sinforose. E’ tutto quello che si può trovare qui, e credo che vi farà contenti lo stesso. E’ un pò il mio regalo di Natale, e se posso trovare dell’uva bionda come quella, nel mio prossimo viaggio periodico a Corinto, ve ne manderò ancora. Pensate che di uva di Corinto come quella, veramente di Corinto, in Italia non ne troverete. Troverete tutt’al più uva così, ma che sia certamente coltivata in riva al famoso istmo, non è facile trovarne. Avrei voluto mettere nel pacco anche i tre anelli, che oramai vi ho fatto aspettare, ma non sapevo se arrivavano, visto che potevate non vederli, in mezzo al pacco ed alla carta. In ogni modo sto sempre all’erta per sapere quando qualcuno verrà a casa, e ve li manderò senza fallo. L’altro ieri è arrivato dalla licenza un mio amico che era andato a Milano, e mi sono fatto portare della carta da scrivere (quella con la quale scrivo) e una macchinetta accendi sigari, e un portasigarette. Sono contento di questo, perché ha scelto proprio bene.

Qui di accendisigari se ne trovano, ma vengono a costare al cambio, a lire 2500,= su per giù. Non spaventatevi per questo, che qui si parla di mille lire come di parlare di soldi da noi. Basti dire che prendo più di mille lire di paga al mese da spendere tutta qui, e mi basta per la biancheria e per il cinema.

Sono contento al sapervi sempre tutti bene; sono contento pure al sapere che avete in formazione il pacco con la pila e il coltellino, che mi sono utilissimi, e appena li avrò, ve lo dirò. Spero che sia già venuto almeno Davy1 a trovarvi, perché a molti ho detto di venire, ma finora vedo che nessuno si è fatto vivo. Sono tre che dovrebbero venire, e che ho avvisato a mezzo lettera, da che erano partiti da altri reparti, e che quindi non avevo potuto avvisare all’atto della partenza. Ho ricevuto pure la graditissima lettera di Wally e del Signor Cattani2, e oggi stesso spero di poter rispondere singolarmente. Tutto sta nel tempo che ho a disposizione. In ogni modo vi prego di ringraziare il Signor Cattani del gentile pensiero di scrivermi, e contraccambiategli i suoi graditi saluti. Oggi ho ricevuto una lettera da Cremonino (la amica di Wally) dove mi dice di avere piacere di ricevere mie nuove. Io risponderò con piacere. Tre giorni fa ho preso le fotografie dal fotografo, e non posso dire di essere riuscito perfettamente come volevo.

Sembra che abbia il labbro superiore gonfio, mentre è l’effetto della luce. I greci non sono maestri in molte cose, ma nel fare fotografie sono proprio a zero. In ogni modo credo che vi piacerà lo stesso. Ho dato la risposta di Wally a Lucia3, e mi prega di ringraziarla tanto per questo, e pure il Signor Cattani. Ha detto che risponderà.

Da Teresina non ricevo più, e non voglio neanche sapere il motivo del silenzio, tanto so che un giorno o l’altro mi scriverà come al solito con mille buoni propositi.

Non devo essere io, che sono in zona di guerra a tormentarmi per sapere il come e il quando la sua testa si è spostata. Ho bisogno di stare tranquillo, vi pare?

Di nuovo non vi è niente. Le belle passeggiate serali sono finite con i primi freschi, e non resta che il cinema. Il pomeriggio della domenica vi è sempre il passeggio (tempo permettendo) ma devo restare in ufficio a lavorare, ed allora non ci penso nemmeno. Da ieri è in corso l’ora legale qui, e perciò tutti gli orologi si sono spostati indietro di un ora. Alla sera uscivo alle sette, così ora esco alle otto di prima. E’ tardi, e non resta che andare a vedere il secondo ed ultimo spettacolo della sera.

Sono in attesa di nuove per lo stipendio, e di vostre, che sono più importanti. Nell’attesa vi bacio affettuosamente.

Vostro Dino

1 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

2 Personaggio che non è stato possibile rintracciare e che viene citato solo in questa lettera

3 Ragazza di Tripolis

6 agosto 1942

P.M.29 li, 6 Agosto 1942-XX°

Carissimi,

questa sera sono di servizio, e dopo aver sgobbato un pochettino, vi scrivo queste righe, perché altrimenti domani non potrei farlo, dovendo andare a fare il solito viaggetto per prendere i soldi, e per fare, se possibile, il bagno di mare.

Questa sera, tanto per farmi dispetto, il cinema che era chiuso da quasi due settimane, si è riaperto, ed io, che sono di servizio, debbo stare qui dentro. Ma domani sera, se ritorno presto, o dopo domani, mi prenderò la rivincita, e mi godrò tutto il cinema che voglio.

Domani, pure se avrò fortuna, ritornerò carico di uva, comprata a Corinto, dove oramai è matura, ed invita a mangiare. Ne ho assaggiata qui a Tripoli, ma costa un occhio della testa.

Sono parecchi giorni che non ricevo vostre notizie, e questo mi dà pensiero, perché non sono mai stato tanto tempo così senza vostre nuove. Sarà un ritardo della posta? Eppure la posta arriva giornalmente (aerea) perché quasi tutti i giorni ricevo una lettera da Teresina, e non so proprio spiegarmi questo. Domani però tutto si chiarirà con una vostra bella lettera, che metterà in pace il mio cuore. Io vi scrivo ogni due o, se ne sono impedito, ogni tre giorni, e spero che avrete mie notizie. Avrete pure ricevute le lettere dove vi rassicuravo sul mio stato di salute, e spero non avrete più dei pensieri brutti che sono un’offesa alla mia sincerità.

Sarei il più grande vigliacco della terra se vi tenessi celato un qualsiasi microbico danno al mio occhio, e non meriterei la vostra affettuosa premura. E poi dopo che ho scritto allo zio, e il Tenente della finanza, che ha avuto possibilità di parlare con il mio capo-ufficio, e avrà già riferito, non credo avrete ancora dei dubbi sulla veridicità delle mie asserzioni. Se poi non fossi più che in salute, non potrei scrivere così tanto e in fretta, (vado velocissimo per riposarmi un poco prima di domani mattina alle ore 4,= ora di sveglia per la partenza). E poi non mi manderebbero a fare la gita in camion, e non sarei stasera di servizio. State tranquilli, e vedrete che quando verrò in licenza (e Natale si avvicina) potrete constatare che non sono bugiardo, e che come sempre ho detto solo la verità, come mia abitudine.

Voglio solo sapere come state, ed è questo il pensiero di questi giorni di attesa di lettere.

Avrete ricevuto le mie fotografie inviatevi ultimamente, e credo ormai tutte. Stasera avrei dovuto andare dall’orefice a prendere gli anelli di Silvana e Wally, ma essendo di servizio, non ho potuto.

Andrò dopo domani mattina, e così aspetterò la prima occasione per mandarli. Siete contente, sinforose?1 Li ho fatti fare con l’Acropoli sopra, e dentro l’iscrizione in greco “Tripolis, ricordo del 1942”.

Sono in argento, perché oro qui non se ne trova; il disegno sopra però si può cambiare, con le vostre sigle scritte con caratteri greci.

E’ un lavoro da poco, e se voleste così, io ve le faccio mettere.

Penso una cosa che avrei dovuto fare prima ma non ho mai potuto: Già quando ho chiesto per Silvana e Wally, avrei voluto chiedere per mamma, ma non mi sono osato, non sapendo se le avesse fatto piacere uno di simili anellini. Credevo di potere trovare altro, ma poi ho dovuto desistere, perché non si trova niente. Vi sono oggetti di profumeria che non adoprerei nemmeno per lavarmi i piedi, e l’unica cosa che merita un poco è la cipria (pompea L.T.Piver). Ma non so se fosse di gradimento, e perciò chiedo se tu mamma volesti un anellino pure tu. Non so se ti piaccia, e perciò chiedo. Ho forse sbagliato? Vorrei sapere qualcosa in merito, e così saprò che fare.

L’unico che resterebbe sarebbe papà, ma quando avrò occasione di avere un amico che verrà in licenza, non mancherò di mandare qualche sigaretta.

Di vita qui non avrei molto da raccontare, se non che sono sempre qui in ufficio, eccetto qualche scappata per andare alla Banca a fare delle operazioni, o alla Posta Militare. Le giornate sono belle e il sole non ci lascia un solo minuto. Sono tre mesi ormai che non si sa con precisione se la pioggia esiste o non è mai esistita. A mezzogiorno, (mangiamo alle 10,15) me ne vado in terrazza, con tutto l’armamentario, composto dagli occhiali del mio amico, degli zoccoletti di legno che mi ha fatto il mio amico il falegname del Reparto, dalle mutandine da nudista, dal turbante bianco in testa (che desta l’ilarità dei miei compagni), e di un fiasco di acqua minerale fatta con le cartine di mamma, che detto in confidenza, nei pochi minuti che mi addormento al sole, la mia acqua finisce in qualche gola arsa dal sole. E’ così qui, tutto quello che uno possiede è per gli altri. Tutti siamo come i bambini che desiderano divertirsi con tutto ciò che viene da casa, e non siamo mai sazi di golosità. Devo anche spostare il tavolino che metto sopra la mia testa per ripararla dal sole, perché il sole cammina, ed a un certo punto me lo sento che mi solletica il naso, ed allora sono guai, perché alla sera poi al “peripato” (passeggio), è tutto rosso, e mi rincresce, perché incontro una o due belle “despinis” (signorine) sulle quali faccio colpo, e allora me lo salutate il ”colpo” se ho il naso arrossato ? Può sembrare che io sia amico di Bacco.

Mi preparo anima e corpo per quando verrò a casa, e comincio a dare una specie di piega ai capelli recentemente tagliati quasi a zero, e aggiusto la divisa di panno che adesso riposa all’attaccapanni, in attesa di essere indossata ai primi freddi, quando si avvicina il S.Natale. Chissà perché, ma non ho mai tanto desiderato che venga il freddo, che è sempre stato piuttosto il mio nemico. Ma…….con esso si avvicina il giorno in cui quella carretta a quattro ruote che si chiama treno del diavolo di qui, si metterà in moto, e con esso, anche la mia felicità.

Continuate a prendere sempre lo stipendio ? E per il sussidio, non se ne fa niente ? Vorrei che foste tranquilli dal lato dei soldi, e perciò mi preoccupo. Intanto per i venti del mese corrente, vi spedirò gli altri soldi del mese decorso, fino al quindici di Agosto, e cioè quasi quattrocento lire. E’ tutto quello che posso avere e posso mandare, in quanto solo la quindicina si manda, e d’altronde dove si potrebbero avere altri soldi se non dalla quindicina ?

Sono sempre in attesa della ricevuta del mese scorso, e credo che con la prima vostra lettera non si farà più aspettare. Stasera ho detto qualcosa mi pare, e se volete vi racconterò, come oggi ho raccontato, della cura del sole, delle passeggiate, e di come si vive qui. Siete contenti ? Ed ora, essendo alla fine la pagina, chiudo questo dolce colloquio con voi, con il dirvi che vi penso sempre con tanto affetto, e che voglio sapervi sempre felici e in salute. Vi manda tanti baci cari il vostro Dino che vi vuol tanto bene.

Con affetto Dino

1 Nel senso di ragazze sdolcinate

23 febbraio 1942

Li 23 Febbraio 1942

Carissimi,

Sono due giorni che ricevo posta da voi: un totale di tre lettere, delle quali una di Silvana, Vally e Mamma. Sono contento di questo, e soprattutto perché so della buona salute vostra. Ieri sono andato a Xilocastron dopo Corinto, un totale di 9 ore di camion, tutto una svolta in montagna.

Non vi posso descrivere le cose che mi hanno fatto patire queste nove ore! E’ incredibile! Ero nel cassone assieme al mio ufficiale, e tra una curva e l’altra abbiamo vuotato il pranzo. E dire che di viaggi in camion sono maestro, e non lo soffro.

Ma dopo nove ore di curve, e discese dopo salite, con il puzzo di benzina, è una cosa tremenda, che dopo ventiquattro ore mi fa ancora venire la nausea solo il pensarci.

Ho visto però il mare, e questo è un fatto che rende meno penoso il ricordo di quella giornata.

A Xilocastron (dopo tanti mesi) ho mangiato un pranzetto divino, che qui è considerato privilegio di pochi: Capretto, patate al sugo, insalata di cipolline, prima bollite, e vino di Corinto. L’unico inconveniente è che costa troppo caro, ed è sprecare i soldi spendere così. Però ora per un po’ di tempo ne ho a sufficienza.

Ho ricevuto finalmente pure la fotografia di Silvana e Wally con le amiche Crotta, ecc., molto bene riuscite, che non finisco più di ammirare. Mi piacciono pure gli orsacchiotti. Belli davvero!

Sono in attesa poi delle altre promesse.

Da Teresina, oltre la lettera comunicatavi nella mia precedente, non ho ricevuto più niente. Come saprete, mi diceva di essere pentita, e mi chiedeva perdono di tutto il male fatto.

Ma tanto so che continuerà a fare così, perché ha un caratterino!

Ho avuto il modulo da compilare, ma dopo che lo avevo cominciato mi sono accorto che non sapevo cose come lo stipendio, se bisognava mettere Ditta Gualdoni oppure Rotunno, ecc. Così vi prego di mandarmene un altro, compilato da papà come l’altro, che lui saprà tutto. E così ve lo restituirò subito. Intanto il modello di dichiarazione che sono trattenuto e tuttora sotto le armi (trimestrale) come è detto dietro al modello ricevuto oggi, lo può fare il podestà, così sarete più svelti quando dovrete fare rinnovare quei documenti.

Qui il freddo è di nuovo venuto con giornate grige e tristi.

Ma speriamo che presto torni il bel sole. Mi rincresce che abbiate mandato il vaglia, perché sono soldi che servono a voi, e io posso fare con quello che prendo. Vuol dire che ritornerò indietro i soldi, perché qui sono sprecati. Vi manderò, non appena saprò se avete ricevuto i pacchi, il thé che farò comprare ad Atene.

Abbiate tanti baci cari dal vostro Dino che sempre vi ricorda.

Dino

5 gennaio 1942

Ho ricevuto la lettera dalle telefoniste.
Da Teresina solo una cartolina.

5.1.1942

Carissimi,

questa sera mi è giunta la vostra lettera del 29.12, ed erano molti giorni che l’attendevo. Mi ha fatto piacere riceverla, perché il mio compagno Beccali1 è venuto a trovarvi, portandovi i miei saluti e la macchinetta accendisigari; papà mi scrive che funziona divinamente. Quando la spedii, funzionava a tutti gli scatti, e assieme ad essa ho inviato anche le pietrine. Saprete come adoperarla no? Oggi ho comprato una latta, nella quale, fatti gli opportuni lavori di adattamento, metterò l’olio. Dovete sapere che qui dove sono io, non ve n’è. Devo farlo arrivare da luoghi distanti centinaia di chilometri, e anche chi me lo deve portare non sempre può. Domani allora porterò la latta dallo stagnino, e farò fare la cassa per la spedizione. In essa metterò, ove ci rimanesse spazio, dell’uva passa bianca, che voi difficilmente troverete così, originaria di Corinto.

In altra mia vi chiedevo se vi occorrevano filo, stoffe, od altro che io potrei trovare, anche se non proprio a buon prezzo.

E così Pippo2 è venuto con Maria Vittoria3 a trovarvi! Sembra impossibile, ma in fin dei conti, chi sta peggio, malgrado le altrui lamentele, sono sempre io. Se gli hanno insegnato a vivere, non deve esserne malcontento, tanto più che non ha imparato tanta vita come è successo a me in questi due anni.

Sono contento che anche a lui certe idee sono andate via dalla testa. Questo servirà a fargli comprendere meglio nella vita, che non vi sono solo le pareti indorate di una casa signorile, ma tante altre cose, e tante altre ancora, che non ha provato, e disagi sovrumani.

Gli zii a me non hanno mandato nulla! E proprio io che avevo bisogno di essere ricordato, sono stato lasciato fuori dell’uscio. Non fa niente. Anche se soffro lontano dai cari, non mi preoccupo se c’è chi mi dimentica. Non importa, se stringendo i denti, vinco la ventenne fame di mille cibi ghiotti. Un giorno sarò anch’io con i piedi sotto un tavolo, e dimenticherò questi momenti.

Ho ricevuto le £ 100, e serviranno per l’olio. Il pacco non mi è ancora giunto.

Ho osservato che Silvana4 nella lettera, invece di dire “la macchina accendisigari” ha scritto “il porta cenere”. Che sia una nuova maniera di dire?

Vi ringrazio per gli auguri, che mi sono tanto graditi. Sono contento che siate tutti in ottima salute e spero che sarà sempre così.

Domani sarà l’Epifania, e chissà le due bambine Silvana e Wally5 con che gioia appenderanno la calza al camino, anzi alla cucina elettrica! Il mio dono è tutto il mio affetto, e tanti baci cari.

Saluti a tutti gli amici.

Vostro Dino

1 Amico di Dino

2 Giuseppe Ferrero, cugino di Dino

3 Sorella di Pippo, cugina di Dino

4 Sorella di Dino

5 Sorella di Dino

19 giugno 1941

Tripolis 19/6/41 XIX°

Miei carissimi,

Da alcuni giorni non ricevo più vostre nuove, ma so che questo ritardo è causato dal fatto che mi sono ulteriormente spostato e quindi sapendo alla posta che ero alla vecchia dimora, continuano a mandarmi tutto lì. Stasera però deve arrivare il mio amico e mi porterà sicuramente vostre buone nuove.

Ho fatto due giorni in camion, e quante montagne ho attraversato per venire qui! Sulla carta sembra che si possa arrivare in poco tempo da una città all’altra, mentre nella realtà, anche con mezzi di trasporto velocissimi, per compiere dei tragitti di venti chilometri appena, si impiega un infinità di tempo. Qui dovunque si voglia andare bisogna attraversare le montagne eccetto nella fascia costiera. Strapiombi di cinque-ottocento metri che fiancheggiano la strada, sulla quale transita a malapena una macchina, curve ogni metro, come a gradinata. Nel primo tragitto, si era in riva al mare e tutti i paesi erano come nella nostra riviera ligure, in quel Golfo che prende nome dalla città di Corinto.- Ovunque resti del disfatto esercito inglese; le nostre truppe avanzando si liberavano dell’ingombro dei carri armati e camion inglesi fuori uso buttandoli con possenti colpi giù dalle scarpate. Essi si contano a centinaia, e tutto il materiale che essi avevano in Grecia è andato così perduto.-

Ho visto l’istmo famoso dove finisce il Golfo, e poi ci siamo inoltrati nella terra-ferma.-Il mare ora finché non tornerò in Italia non lo vedrò più.-

Quanti aeroplani inglesi ho anche visto qui! Tutti distrutti dalla potenza della nostra aviazione e tedesca; dove si sono presentati i nemici, li abbiamo annientati.-

Il luogo dove ora mi fermerò è molto bello e pieno di comodità.-

Stanotte ho dormito sul letto a molla con due materassi di lana e un cuscino di piume. Avrei potuto aver più… soffice sonno se avessi voluto altri materassi, ma sprofondavo già in mezzo a tutto quel molleggiamento; sono nel più moderno albergo della città, appena costruito, stile novecento, con tutte le comodità moderne.-

All’ingresso vi sono i servitori in livrea, e quando entro mi do una certa importanza…pari al mio alto…incarico!!!!

In questa lettera vi metto un ordine del giorno nostro nel quale il Generale elogia gli artiglieri: Vi sembra che devo esserne fiero? Dopo tutto l’eroismo dei nostri giorni di guerra, sentiamo di meritarcelo, e cercheremo di fare anche meglio.-

Ho sentito per radio la trasmissione del ritorno della divisione Bari.- Essa era sul nostro fronte, e quando entrammo in Grecia la sorpassammo prima che tornasse in Italia.-Quando torneremo noi chissà le accoglienze di Vercelli! E la gioia di rivedere la cara Patria! E sopra tutto voi. Al solito stò bene di salute, come avrete potuto vedere dalla mia fotografia fatta a Patrasso, e che spero vi sia giunta.-

A proposito di Patrasso: Mi informai durante la mia permanenza in quella città di dove fosse il reparto di Romitelli1, ma nessuno seppe dirmi qualcosa. Gli ho pure scritto, ma niente…Speriamo che un giorno ci rivedremo alfine! Ho scritto con la macchina portatile, che è rotta, quindi ho combinato un pasticcio.-L’essenziale è che possiate capire.- Vi ricordo sempre e vi mando tanti baci cari ed abbracci.-

Vostro Dino

1 Amico di Dino

10 giugno 1941

Patrasso 10.6.41 XIX E.F.

Carissimi,

Già da alcuni giorni mi trovo qui, e mi sento rinascere. Città moderna, elegante, con passeggiate a mare e relativi caffè con orchestrina. Il primo giorno sono uscito tutto lucido e vestito a nuovo, che sembravo un gagarone, e gira di qua, gira di la, sono capitato (chi lo sapeva che esistesse?) al quartiere italiano. Vedevo gente che mi sorrideva, bambini che dicevano viva il Duce, ecc. ecc. Alle prime mi meravigliai, poi alcune persone mi offrirono da sedere con loro.

Io accettai perché parlavano la mia stessa lingua, e subito mi dissero di essere italiani. Pensate! Su 50 mila persone che conta questa città vi sono 12 mila italiani!

Mi hanno offerto da fumare, da bere, e se non avessi rifiutato, mi avrebbero riempito come un otre. Quante angherie hanno sopportato queste care persone durante la guerra! Quante sofferenze! E sempre sotto la minaccia della plebaglia, degli inglesi usurpatori! Si leggeva nei loro volti come il risveglio da un brutto sogno, e mi dissero tutta la fiducia che avevano nella nostra vittoria, della commozione della liberazione, e mi chiamavano “fratello”.

Qui si vive la vita più bella. Sono alloggiato con l’ufficio nel palazzo più bello, con vista sulla più bella piazza della città. Sono lucente dalla testa ai piedi, e tutti ammirano il nostro portamento marziale.

Quante belle greche vi sono qui! Vi sono pure i nostri camerati germanici impeccabili nelle loro uniformi.

Adesso, con loro, siamo i più eleganti soldati del mondo, e siamo alla pari, si può dirlo, per eleganza.

A giorni vedrò, via terra, il canale di Corinto.

Andrò per ferrovia alla mia ultima destinazione. Sono almeno 30 giorni che non so cosa sia nuvola o pioggia. Sempre sole, il più bel sole.

Ieri ho ricevuto una lettera di mamma, e le prime tre fotografie. Quella con la donna dall’anfora in testa è venuta discretamente, no?

Ora attendo le altre.

La mia salute è ottima, come spero sia la vostra. Con oggi ho diritto a mettere i nastrini, con oggi è un anno che combatto, con domani si compiono i 15 mesi. Quanti avvenimenti, no? A questa accludo anche due sigarette perché le proviate se vi piacciono. Aspetto a mandarvi i soldi perché non vi è la posta milit. per ora, e appena potrò e ne avrò di più ve ne manderò all’incirca 400 di lire. Va bene?

Ricevete tanti baci cari dal vostro

Dino

Saluti a Enrico1 e a suo zio.

Avete ricevuto la cartolina di Patrasso? E le dracme?

1 Amico di Dino