23 giugno 1942

P.M.29 li, 23 Giugno 1942-XX°

Carissimi,

Stamattina ho sbrigato tutta la mia corrispondenza d’ufficio, e così oggi posso scrivervi queste righe.

Debbo innanzi tutto dirvi che un ora fa ho ricevuto il pacco del 29.5 u.s. con un pettine, due scatole di lucido per scarpe, il cioccolato, noci, mandorle, fichi, latte condensato, marmellata e caramelle. Sono contento di tutto ciò, così potrò spazzolarmi le scarpe, lucidarmi i denti con il bel spazzolino, e sbafare un pochettino.

Grazie ancora una volta per i pensieri che avete di farmi contento, di non farmi mancare nulla, so che vi costa fatica trovare certi generi, e molta spesa. Quello che vi raccomando, è che se doveste spendere troppo, preferisco che mi mandiate oggetti di poca spesa, che per me sono sempre buoni, non trovandosi niente in commercio. Io pure faccio il possibile per poter risparmiare dei soldi e mandarveli, affinché possiate avere un sollievo nelle difficili condizioni di vita. Quando ricevo vostri pacchi, mi sembra di avere un pezzo di casa mia, perché vi leggo i nomi di fabbriche dei paesi vicini, vi trovo oggettini tanto cari ed indispensabili, frutto del vostro affettuoso interessamento. Vi mando un bel bacione riconoscente, e vi prometto che ve lo darò anche quando dovrei venire in licenza, un particolare bacio per questo pacco.

Io, come già dettovi in altra mia, vi ho inviato due pacchi, che avrete verso la fine del mese o i primi del mese venturo. Spero che avrete già ricevuto avviso della mia spedizione, a mezzo delle precedenti lettere. Per il momento non ho ancora trovato altro olio da mandarvi, ma me ne occupo, e spero di poterne trovare presto. In ogni modo spero che potrete averne per un pò di tempo ancora.

Nel vostro pacco, ho trovato questo allegato tagliandino dello zucchero, che forse voi involontariamente avrete perso. Mi rincresce se avete perso la razione del mese di Gennaio per questo sbaglio.

Due giorni fa ho ritirato queste fotografie della mangiata che abbiamo fatto nel giorno della festa dell’Artiglieria, (15 Giugno) e spero che vi piaceranno. Eravamo nel cortile dell’Hotel dove abbiamo il Comando, con una tavola improvvisata con delle assi, e con due teli da tenda. Era tanto tempo che non mangiavo a tavola ! In quel giorno ho avuto modo di assaggiare (alla moda di mamma) ossia mangiare a sazietà, pasta asciutta (due gavette), un mezzo chilo di capretto arrosto, un piatto di insalata, il formaggio, un mezzo litro di vino, le ciliegie, e per di più buone sigarette. Giornata campale per la pancia direte voi, e vi posso assicurare che giornate così non si dimenticano tanto facilmente, perché sono passate in allegria, assieme ai compagni. Vedrete facilmente dalle fotografie, dove sono io, e come mangio di buona voglia.

Giovedì dovrebbe partire il mio amico Giovannitti1 per Torino, e a mezzo suo manderò altro simile regalo per papà. Non è certo che partirà questo Giovedì, ma poco manca. Pensate che dopo lui, in ordine di turno, dovrebbe venire un caporalmaggiore dell’Amministrazione, un certo Ferrero Dino. Non sarà una cosa sollecita, ma certamente, quando assegneranno anche posti per il comando, se tutto andrà bene, anche quel certo caporalmaggiore, dovrebbe venire a casa con trenta, dico trenta, giorni di licenza premio. Bella speranza, no ? in ogni caso, non disperate, che tutto dovrebbe andare bene.

Qui al solito, si aspettano i film italiani, che dovrebbero arrivare, ma che si fanno ancora aspettare. Arriveranno, come si dice, verso la fine del mese. E da voi, fa molto caldo? Da noi, ancora ieri, si soffocava dal caldo, mentre oggi, mentre scrivo, piove, e tutta l’aria è rinfrescata. Come si stà bene, dopo tanti lunghi giorni di calore ! Pensate che erano due giorni che dalle sei del mattino, alle 20 della sera, non ero altro che sempre attaccato a questa macchina, a fare distinte dei vaglia, per tutto il Reggimento! E’ un lavoro lunghissimo, ma che per ora è finito. E per dieci giorni ancora mi lascerà in pace. Dopo, per altri due giorni ancora, avrò da sgobbare. Ma fa niente. Penso che i nostri camerati in Africa stanno a fare ben altro che scrivere distinte dei vaglia, e conquistano territori, e vincono battaglie grandiose. La sera di ieri l’altro, dopo avere lavorato fino alle ore 20, mi ero concesso lo svago di andare a vedere un film tedesco, molto bello. Verso le ore 22,30, essendo il cinema, (come tutti i cinema qui), all’aperto, abbiamo sentito cantare per la strada, gli inni della Patria. Poi più niente. Finito lo spettacolo, tutti noi ci siamo alzati, sapendo già la notizia dalla sera, e ci siamo riuniti ai compagni che erano entrati nel cinema. Nel cinema stesso in centinaia di soldati, abbiamo intonato l’inno impero, Giovinezza, e tutti gli altri inni della Patria. I greci sono rimasti incantati dalla fede nostra, dal nostro entusiasmo; uno di essi, si è avvicinato ai diversi ufficiali che, mescolati a noi fraternamente cantavano, e ha detto: Peccato che non sappia cantare, perché canterei con voi. Alla fine di ogni canzone, invocazioni al Duce, e ogni tanto il grido: Che cosa fa Churcill ? E tutti rispondevano: Schifo !!!!! poi siamo andati ancora in giro per le vie, e da qualche balcone ci battevano le mani. La nostra spontanea riunione, si è chiusa, portando il nostro pensiero ai camerati, che nei disagi più grandi, hanno saputo dare la prova che, anche con mezzi minori del nemico, sanno vincere. Questo è il segreto delle nostre vittorie, questo il segreto della certa nostra vittoria finale, perché dovunque si sono presentati i nemici, il soldato italiano lo ha combattuto e vinto, dalle Alpi all’Albania, all’Africa, alla Russia, perché abbiamo nel cuore una fede, perché vogliamo fare grande, prospera la nostra casa, perché abbiamo negli occhi il cielo della nostra Terra, e mai permetteremo che nemico vi abbia a mettere piede. Chiudo queste righe, augurandovi ogni bene, e sperando di potervi presto riabbracciare, e portarvi un pò di felicità. Siate certi che pure così lontani, siete sempre qui con me, e sopra ogni cosa.

Abbiate tanti baci cari, a mille dal vostro

Dino

1 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

6 maggio 1942

6 maggio 1942
Carissimi,
ho avuto ieri le vostre lettere del 28.4 e 5.2.42, e dopo l’attesa dei giorni scorsi, mi hanno ripagato delle ansie, del desiderio di vostre buone nuove.
Mi ha fatto piacere il sapere che vi daranno altre 800 lire di arretrati, per il premio di operosità. E’ tutta una grazia di Dio che viene ad aiutarci.
Al solito, penso sempre a papà, e vorrei saperlo bene a posto, al fine di poter avere l’animo in pace riguardo le vostre possibilità di denaro. Per il momento spero che qualcosa avrete ancora, tanto più che avete preso gli arretrati, e che Wally e Silvana lavorano. Se io potessi essere con voi e lavorare,
lavorerei anche la notte, pur di non farvi mancare la tranquillità. Ma non posso fare altro che sperare in bene.
La buona stella che ci ha aiutati finora, non credo ci abbandonerà in seguito.
Io sono molto ma molto stanco dal lavoro, che mi soffoca. Non ho cento mani, e dovrei averne almeno dieci per supplire alla mancanza dei miei amici. E così non ho finito una cosa, che altre tre si ammucchiano sul tavolo, e mi affanno, ma non posso fare più che una cosa per volta. Sono sere ormai che lavoro fino alle 22,30 , e la mattina comincio alle 8.
E perciò non posso scrivervi nemmeno due righe. Oggi ho un pò di respiro, (sono le 12), e per una mezz’oretta o un’ora ancora. E perciò riempio questo tempo con questa lettera, che mi metterà l’anima in pace.
Papà dice che l’aglio preserva dalle malattie: E dove lo posso trovare? E poi ho fatto le punture, quindi non devo temere. D’altra parte non posso temere eccessivamente per la mia salute, che è sempre stata ottima e, come ben sapete, ho vinto sempre i mali. Sapete il male che è ormai lontano?
Il tifo! Ma ormai non c’è più da temere. I miei carissimi amici verranno fra 40 giorni, e ormai sono fuori pericolo.
L’inconveniente è dell’acqua che qui era contenuta in una vasca, e che oltre l’acqua conteneva anche terra sporca ma ora anche questo non è più da pensare, perché tutto è stato ripulito e l’acqua è sterilizzata.
Vi ringrazio per i pacchi che mi avete mandato, e ve ne sono grato perché così avrò il necessario. I pettini sono una vera manna per qui, e pure il latte, che mi servirà la mattina per metterlo nel caffè.
Lo credo che nel giardino abbiate messo al posto dei fiori della verdura. Con i tempi che corrono, non si può dare spazio ai colori, perché sono più interessanti i sapori. Quest’anno spero di poter mangiare anch’io del nostro giardino, certo non troppo presto! Pensate che ci sono dei compagni che da 16 mesi, ossia quando siamo partiti, non sono stati a casa. Io che manco solo da 8, non dovrei lamentarmi. Abbiate quindi pazienza, che verrà il giorno che potrò essere di nuovo fra voi.
Teresina mi ha scritto di scusarla, e si è confessata pigra ma che non devo fare eccessivo caso al suo rado scrivere, perché non è colpa sua, bensì della pigrizia. Che idee!
Andrà in questi giorni a Pietra Ligure a trovare il nipote alla colonia, e poi spera di andare in Albania.
Non abbiate pensieri sulla mia salute, ché stò benissimo, e vorrei che pure voi foste così.
Abbiate tanti baci cari dal vostro Dino
Grazie di cuore per S. Bernardino

18 febbraio 1942

P.M.29/P. 18.2.42 XX° ore 19,=

Carissimi,

questa sera ho ricevuto le vostre lettere del 12.2 e precedente (senza data). Ho anche ricevuto il modulo per la dichiarazione da firmare da parte del mio Colonnello. Come vedete alla distanza di appena due ore ve lo spedisco già completato come volete, e con la data in bianco.

Ma cosa mi è piaciuto moltissimo è stata la bella fotografia di papà, tanto gradita e chiara. Si vede in essa papà come lo conosco io, col suo sorriso buono, che tanto bene ricordo. Vi ringrazio di questo pensiero, perché quando sono triste guardo le vostre immagini, e mi pare che mi diciate di essere sereno, perché mi siete vicini; e io per non sapervi spiacenti della mia tristezza, sorrido e dimentico che sono lontano da voi, ma vi immagino qui con me. Purtroppo nella giornata non sempre si è lieti, perché le ore sono lunghe, ma nel lavoro si dimenticano le cose che ci pesano sul cuore, e ,almeno momentaneamente, ci si dedica tutti al carteggio, che è voluminoso e fa venire i capelli bianchi se si trascura.

Stasera ero felice perché pensavo che verso il 24 del mese dovrebbero arrivarvi i pacchi, almeno uno. E così speriamo che passino presto questi giorni di attesa della novella della ricezione di essi, per sapere come sono pervenuti a voi, e se tutto era a posto.

Apprendo che il figlio del postino percepisce già lo stipendio civile, e mi rallegro, perché come a lui, lo daranno anche a me. Pensate che all’11 del mese di Marzo saranno poi 6 mesi di arretrati corrispondenti a lire 3600,= (tremilaseicento) circa, che andranno a costituire un margine di sicurezza per voi. Tu cara Mamma, non parlarmi più di mandarmi i soldi per l’olio, perché se me li manderai, non manderò più olio. E dire che ho intenzione di fare ogni tanto una spedizione. Dunque è tuo interesse non mandarmi i soldi. Piuttosto, quando potrai avere tempo disponibile, mandami un pacchetto da mezzo chilo, nel quale includerai una scatoletta di brillantina, che qui costa venti lire, un pezzetto di cioccolata, e il dentifricio, che costa pure sulle venti lire qui.

Mi fai però il favore di dirmi il prezzo di tutto questo, perché non è detto che perché io non voglio farti spendere per l’olio, tu non debba farmi spendere per questo. E poi sono io che lo ho detto, quindi ho ragione. In questi tempi non posso fare molti risparmi da mandare perché vado dal dentista a farmi mettere il dente mancante, ma appena potrò qualcosa manderò.

A proposito di dentista: Oggi mi ha presso le misure, e dopodomani mi metterà il dente. Quello cariato mi ha fatto soffrire, perché sapete i dentisti come frugano con i loro rampini dentro alle ferite, ma ora stò bene.

Se Teresina va a Tirana, male per lei, non per me, perché se dovessi venire in licenza si troverebbe nell’impossibilità di vedermi, e per un altro anno non se ne parlerebbe più. Ma prima di agosto dubito di venire, perché sono sospese presentemente, e perché ho degli amici che sono da tre mesi con la licenza in tasca, ma non possono partire perché non viene il loro turno.

E poi a Tirana non avrà molto da divertirsi. Non capisco i gusti di certuni!! Stanno bene in Italia,a Roma per di più e muoiono dal desiderio di vedere terre che non conoscono. Le avevo già scritto che non le consigliavo quel viaggio, ma tant’è !!!

Intanto non ho più ricevuto.! E credete che se si tratta di cattivo carattere, non sono io ad averlo, perché son fin troppo buono e fesso.

Le fotografie di Silvana non le ho ancora ricevute, ma non dovrebbero tardare. Qui il freddo, che non ricordavamo cosa fosse, ha voluto ritornare oggi con un ventaccio gelido, e delle nuvole poco bene promettenti. Ma non ha piovuto né nevicato. Stasera mi coprirò con le mie cinque coperte, e non temerò né il freddo, né il vento. Tutte le sere prego per voi, affinché siate sempre in buona salute e perché possa rivedervi presto. Non abbiate pensiero sulla mia salute che è sempre ottima, e mangio come un lupo affamato. Vi raccomando di piantare tanti bei tulipani quest’anno!! Mi ricordo dell’anno passato che dicevate erano belli. Eppure pare che sia ieri ! Io ad esempio vado verso i 23 ! Sembra vero?

Le planimetrie fatte da me sono:

1-La nostra casa: 2- L’officina – 3 La casa di (la lettera termina così, senza il finale)

19 luglio 1941

P.M. 29/P 19.7.41 XIX

Carissimi,

dovete scusare se sono tre giorni che non scrivo ma come avrete potuto constatare succede più di una volta, quindi non dovete stare in pensiero.

Da tre giorni anch’io non ho notizie, ma ciò è causato dalle coincidenze postali. L’ultima volta ricevei tre lettere, e a Silvana e Wally risposi subito. Vedo con piacere che avete cambiato il mio indirizzo. “Dist. base” sono tre mesi che non deve più essere scritto, altrimenti dovrei essere in Albania.

Apprendo con piacere che anche Wally si impiega, è una gran bella cosa, è un aiuto, e anche se non per tutti, serve a pagare i suoi vestiti. In seguito poi, come Silvana, guadagnerà di più.

Io qualcosa o mandato a casa, e spero avrete già ricevuto. A giorni, qualche altro, così spero che a qualcosa serviranno.

Qui la solita vita, le giornate in ufficio e la sera passeggiata. Penso sovente al giorno della licenza. Con Tarquinio1 che è qui con me, abbiamo già fatto il viaggio fino alla stazione di Alpignano (in parole s’intende) e ci ripromettiamo di farlo sul serio. Il mio tenente ha detto già parecchie volte che vuole mandarmi qualche giorno a casa perché mi rimetta un po’ (dice lui, ma sto bene).

Intanto a giorni aprono le licenze2, quindi…..

E’ stato papà dal mio amico a Torino?

Qui fa molto caldo, asfissiante.

Ho ricevuto le belle fotografie di Perino3, e vi ringrazio.

E voi come state?

Da Tripoli ancora non ho ricevuto (sono 70 gg.).

Vi penso sempre, sempre, e vi mando tanti baci cari. Con affetto.

Vostro Dino

1 Amico di Dino di Alpignano.

2 La licenza è un permesso di allontanarsi temporaneamente durante il servizio militare, può essere breve, ordinario, straordinario o premio,

3Amico di Dino

14 maggio 1941

Saluti da Merlin1 che è qui con me

Zona d’occupazione 14.5.41 XIX

Carissimi,

ieri sera vi scrissi una cartolina in franchigia preannunciandovi questa mia. Oggi come prevedevo ho un’ora o due di riposo, che dedico in gran parte a voi. Comincio col dirvi che quello che preannunciai nella mia precedente circa il mio prossimo ritorno, è stato tutto un succedersi di voci che poi sono cadute nel nulla. Per il momento siamo qui e si prevede un balzo in avanti di parecchie centinaia di chilometri. Domani ci sistemiamo in un paesino qualche chilometro indietro e forse darò momentaneamente l’addio alla gelida e pur utile tenda.

Non mi aspettavo una presa in giro così da parte del signor Venezia2. Ero tutto contento perché vi davano quelle trecento lire, e invece per il momento vedo che non se ne fa niente.

Voi insistete, fate i passi necessari, e vedrete che alla fine tutto andrà per il meglio. Se poteste parlare col cav. Gagliardi Segretario del Fascio sarebbe meglio perché a lui ho scritto, e mi aiuta se può.

A tutti noi ha fatto impressione che il 5 maggio ha nevicato. Roba da non credersi! Si vede che il tempo è pazzo.

Giorni addietro mandai in una lettera due fazzolettini di Berat, molto carini come ricordo. Mandatemi a dire se li avete ricevuti.

Domani piglierò la quindicina e vi manderò 180 lire. Anche per queste mandatemi poi a dire se avete ricevuto.

E i saluti per radio li avete ricevuti? E le mie fotografie stampate che vi mandai ancora quando ero a Fier Sheganit?

L’ultima volta che sono stato a Tirana ho visto il cognato di Teresina, e mi ha invitato a casa sua, e siamo andati assieme al caffè.

Presto, fra pochi giorni, sono già quattro mesi che manco dal Piemonte. Tre giorni fa era il 14° mese. Poco manca alla fine.

Oggi a mezzogiorno mentre “tiravo”3 la mia abituale carne, pensavo alle fragole che voi avete così in abbondanza in giardino e alla lasagna che tu mamma hai promesso per quando verrò. Quante volte si pensa alle belle scorpacciate di frutta, ai bei pranzetti che si facevano, e viene l’acquolina in bocca.

Coloro che la guerra la vedono sulle carte non sanno che sia vivere sui monti e i disagi che comporta questa vita, senza nemmeno l’indispensabile. Sono contento di fare tutti questi sacrifici perché li faccio per il vostro non lontano benessere.

Allora papà, ti si è accollato altro lavoro con Caprie. E a Torino vai anche per me. Bisogna aver pazienza.

QuandoEnrico4 verrà sotto, se viene nel reggimento come il nostro deve scattare davanti ad un caporale, massimamente qui dove abbiamo una disciplina ferrea. Vorrei venisse qui per essergli insieme e far sembrare meno lunga ogni giornata.

Con i più cari saluti e baci vi ricordo sempre, il vostro Dino

Ciau Larduni5, ciau Giga6!

1 Amico di Dino anche nel dopoguerra

2 Probabile conoscente di Dino

3 Modo di dire per spiegare che la carne del rancio è così dura da dover essere tirata coi denti per strapparne un pezzo alla volta

4 Amico di Dino

5 Soprannome della sorella Silvana

6 Soprannome della sorella Wally

24 marzo 1941

24.3.1941  XIX

Cara mamma,

Ho ricevuto ieri la tua del 20 c.m., quindi in due giorni mi è giunta. Sapevo che a Valona era stata silurata dagli incorreggibili inglesi la nave ospedale Po1, in quanto mi trovavo proprio in questa città quel giorno. Metodo dei nostri nemici è di colpire sempre i poveri feriti che nessuna resistenza offrono alle loro prodezze. E non è la prima volta che io vi assisto. Non per questo noi restiamo scossi, ma sempre più profondo si manifesta il nostro odio, e sempre più ardentemente ambiamo di vincere. Però i prodi della R.A.F. devono lasciarci sempre le penne quando osano lasciare i loro ben muniti nidi. Ne ho visti tanti venire a muso in giù! E poi la nave Po era tutta verniciata in bianco con immense croci rosse! Quindi non è una svista.

Come vedi quando scrivo una lettera cerco di essere dettagliato, e di dire quanto più posso su me e ciò che mi riguarda. In quanto alla voglia di scrivere, non mi manca mai, essendo un piacere immergersi nel ricordi dei cari lontani. Vi ringrazio per il pacco che mi mandate. Pure lo zio Peppino2 me ne manda uno.

Avevo già risposto in merito alla ricevuta delle £ 345

Ho scritto al Segret. Gagliardi per il sussidio, te lo avevo già detto nella mia precedente.

Apprendo che domenica siete stati con la zia Linda3 e compagnia a fare una bella passeggiata, e che vi siete divertiti.

Io qui, non sono in un centro di civiltà, trovandomi in montagna, ma posso dire che la monotonia delle giornate sempre uguali, sia compensata dal lieto vivere con tanti allegri e cari compagni.

La domenica, ecco l’unico pensiero! Mi sembra di viverla stranamente; le stesse abitudini degli altri giorni, lo stesso lavoro. Eppure tante ne sono passate e altre ne passeranno.

Ormai la primavera è venuta ad allietare il mondo.

Enrico4 viene ogni tanto ancora a trovarvi? In questi tempi non ho potuto scrivere a nessuno, e non so come farlo. Ho un sacco e mezzo di risposte da fare, e non ho il tempo. A Wally e Silvana credo non sembrerà una magra scusa, quindi un po’ di pazienza. So che state sempre bene, e ciò mi fa piacere.

Con tanti baci ricevi tutti i miei pensieri affettuosi assieme a papà.

Aff.mo Dino

Anche a Nana e bacino tanti saluti e baci. Dino

1 Affondata nella rada di Valona da un aerosilurante britannico il 14 marzo 1941

2 Felice Giuseppe Ferrero, fratello del padre di Dino

3 Teodolinda Arminio di Monforte, sorella della madre di Dino

4 Amico di Dino

12 marzo 1941

Alla famiglia

Ferrero Luigi

V. P.Umberto 28

(Torino) Alpignano

Mittente

Ferrero Dino

Artigliere

distacc. base

POSTA MILITARE 29/A

Z.O. 12.3.41

Carissimi,

Ieri sono stato a Valona, e sono rientrato alle ore 23, non avendo trovati molti automezzi.

Vi scrissi due o tre giorni addietro, ma dubito che abbiate ricevuto, avendo forse eccesso nello (???) di me. Non ho potuto trovare Romitelli1, non avendone avuto il tempo. Ho ricevuto da Tripoli ricevuta di lettera e fotografia. Non ho potuto oggi rispondervi, causa il tanto lavoro, ma appena posso lo farò. Anche a Silvana risponderò. Abbiate tutti i miei pensieri affettuosi e tanti Baci.

Vostro Dino

1 Amico di Dino

10 marzo 1941

P.M.29/A 10/3/41 XIX°

Carissimi tutti,

Stamane avrei da dirvi una cosa per la quale però devo serbare il più grande segreto non sapendo se i nostri bollettini di guerra potranno già dire qualcosa oggi stesso. Sappiate però che quanto annunziatovi in precedenza è lucente realtà oggi. Ieri mattina si è compiuto il volere di tutti noi. A fianco al nostro ardire, vi era un Uomo che ci dà tutto l’entusiasmo che un combattente può avere: Colui che ha sempre portato la nostra Patria verso la vittoria, l’Impero. Un uragano di fuoco si è scatenato nelle prime ore di ieri. Chi può resistere alla ”Cagliari?

Tutti i soldati che erano su questo fronte sapevano questo, e già prima che noi arrivassimo, quando sapevano che erano in arrivo i nostri gioivano. Vi dico con la più grande sincerità, scevra da ogni spirito di corpo, che eravamo, e siamo calcolati come invincibili. E lo sanno i nemici cosa voglia dire il trovarsi di fronte. Forse quando riceverete le mie affrettate righe, saprete di noi, e della Cagliari in particolare, perché l’Uomo stesso che ci ha visto scattare come un sol uomo, era venuto sul nostro fronte per assistere da esso alla più potente e audace azione. Ora, il domani è nostro, tutte le nostre azioni sono per rendere più grande ed immortale la Patria. Se le terre fossero carta, se il mare inchiostro, non basterebbero a descrivere tutto il grandioso, tremendo irresistibile nostro incedere. Per sventura oggi piove grosso un dito, ma anche questo passerà, e il sole risplenderà nuovamente radioso; il sole di vittoria. Qui a questa lettera vi accludo il breve ed eloquente parlare del nostro Comandante di C. d’armata, che voi ben conoscerete quale Comandante delle forze in Spagna, e di sbarco in Albania; Tutto è stato scritto dopo avere visitato la nostra divisione in linea.

Verso il Sud, verso la gloria, ormai si va, e a Pasqua abbiamo fatto il proposito di essere a AT…-

Nelle vostre lettere apprendo che state bene e la fiducia in noi è sempre immutata, anzi rafforzata. Ho appreso che le giornate sono già belle, col bel sole primaverile. Anche qui fa già caldo, quasi come da noi nel più bello dell’estate.

Tre giorni fa sono stato a Tirana, e ho avuto agio di vedere la capitale nella sua veste di guerra e di lavoro. Sembrava di essere a Tripoli; quante belle case, il passeggio, tanta gente vestita come da noi!

A giorni andrò a Valona per servizio, e andrò a trovare Romitelli1. Lui non si aspetta questa visita; sarà una bella sorpresa.

I bollettini di guerra li ricevo, quindi continuate a mandarli, tanto più che ora possono interessarmi. Se leggete, come sarà indubbio, di noi, conservate il giornale per ricordo.

Giorni addietro avevo mandato all’E.I.A.R. i saluti da trasmettere per radio e a quest’ora li avranno già trasmessi. Ma manderò nuovamente domani così avrete agio di sentire e di leggere poi sul giornale.

Venerdì a Tirana, ho visto passare un Ufficiale in motocicletta e lo ho riconosciuto subito. Era Felice2. Lo ho chiamato, ma non se ne è accorto, quindi non ci siamo potuti vedere, con mio grande rammarico.-

Mamma vuole sapere il luogo dove mi trovo io come è Sono in mezzo alle colline, ai piedi dei monti bianchi di neve. L’unica abitazione che si veda, è quella dove siamo noi. Paesaggio brullo, con qualche pianta di olivo. In quanto a quello che mamma mi dice riguardo al mio grado di caporale, non scrivetemi ancora sulla busta “al caporale…” perché non lo sono ancora perché in questi momenti non hanno potuto ancora approvare la nomina, ma tutto è già pronto, tutti gli incartamenti, e a giorni avverrà la promozione. Vi comunicherò a suo tempo, così saprete.

E i soldi li avete ricevuti?

Qui come al solito passano svelte le giornate a lavorare e domani è precisamente un anno…..

Non state in pensiero per me, che sto bene di salute, e domani vi scriverò ancora tramite Silvana, perché devo rispondere ad una sua gradita lettera.

Ricevete tanti bacioni cari dal vostro

Dino

1 Amico di Dino

2 Amico di Dino

3 marzo 1941

Ringrazio e saluto tanto il caro Enrico1 ho ricevuto pure dalla nonna

Z.O. 3.3.41 XIX – Lunedi

Carissimi,

Ieri sera ho ricevuto la vostra lettera del 22.2.41. Subito rispondo. Ier l’altro vi scrissi altra lettera, e ieri avendo avuto, per i conti di cassa che non tornavano, molto da fare, (fino alle ore 23), non ho potuto mandare la consueta cartolina in franchigia. Questa mia vi ripagherà di un giorno perso. Ho appreso che il Podestà non ha voluto saperne degli arretrati. Vedo se posso scrivere al Cav. Gagliardi. Qui da parecchi giorni abbiamo un sole magnifico.

Oggi o domani …. -> Capito? Ieri è venuto il nostro amato Duce. Ero sul ponte qui davanti, ed ho visto passare quattro macchine, senza bandiera e numero, scortate da motociclisti. Ho subito pensato fosse il generale comandante in capo delle forze d’Albania.

Invece, quando vidi le macchine fermarsi a duecento metri, e vidi tutti i soldati che correvano come il vento e gridavano al Duce tutta la nostra passione, ho compreso, pure io ho corso, ma sono giunto quando ripartiva. Egli era sceso di macchina per chiedere a che reggimento appartenessero i cannoni che dalla strada si vedono (sono i nostri), e nel chiedere ciò ha tirato il pizzo a un artigliere. Avessi visto e sentito tutto l’entusiasmo che ci ha dato questa visita! Tutti, malati e sani, tutti sembravano elettrizzati, e fino a sera vi era chi, nella speranza di rivederlo ripassare, stava sulla strada. Qui, sull’altra sponda dell’Adriatico, tutti noi sappiamo di fare appieno il nostro dovere, e Lui lo ha detto nel suo discorso. A ore, sentirete di cosa è capace il soldato italiano, e noi che avremo il privilegio di avere davanti alla nostra, le due più ben equipaggiate e migliori divisioni greche, dimostreremo di che slancio siano i movimenti della “Cagliari”.

Se il giornale, come sarà indubbio, parlerà di noi, non stracciatelo ma conservatelo, voglio leggerlo. La nostra Patria, con noi, esulterà del nostro valore, e voi tutti che avete palpitato per noi, che soffrite quando il nemico superiore in numero rende inutili i nostri sforzi, gioirete, a giorni, ad ore. Cara mamma, tu in particolare che mi dicevi verrà il momento della vittoria, sappi che è prossimo.

I giornali non arrivano, ma se mi mandate un etto di cioccolata in polvere, questa arriva. Un mio amico ha ricevuto. Oggi, ho mandato a prendere un modulo per vaglia, e appena lo avrò ve lo manderò. Mandate a dire se avete ricevuto.

Il dente per il momento non fa male, ma sta uscendo l’ultimo del giudizio che mi fa un male terribile. Come mai Pippo2 parte? Il pizzetto lo ho tagliato. Però continuano tutti a chiamarmi “barba”. Peccato!

A tutti giungano i miei baci e l’augurio di buona salute.

Con affetto vostro Dino

1Amico di Dino

2Giuseppe Ferrero, cugino di Dino

1 marzo 1941

P.S. Ho visto Ferri, è qui con noi alla base, ma domani partono per il fronte. Mi ha fatto vedere pure la vs. lettera, e ha detto che presto risponderà.

Il generale di C.A. gen. Gambara, già capo dei legionari in Spagna, e conquistatore d’Albania, visitata la nostra divisione in linea ha telegrafato: Siete degli eroi. Meritate la più bella vittoria, e l’avrete. Dicono che pure sul giornale ci sia stato qualcosa di noi.

P.m. 29/A 1 Marzo 1941 sera, ore 20.-

Carissimi,

Sono due giorni che non mi faccio vivo, ma stasera per compensare, vi scrivo una lettera.

La causa di questo mio ritardo è data dallo spostamento momentaneo che ieri e ier l’altro noi del nostro ufficio abbiamo fatto. Sono andato col mio camerata a portare gli stipendi e le decadi ai reparti. Sono giunto a poche centinaia di metri dalla primissima linea avanzata. Ho visto in riparo i greci. Avessi potuto in quel momento ! Li avrei presi alla gola e avrei sfogato tutto il mio desiderio di incontrarmi col nemico. Ho rivissuto due giorni di trincea e di lotte. Notte e giorno tuona il cannone, e si prepara il prossimo, anzi il già vicino attacco che riporterà il nostro tricolore avanti, oltre ogni ostacolo. Per recarmi in linea, ho fatto due ore di mulattiera. Non esagero e nemmeno io ci credevo, ma il fango arriva fin sopra le ginocchia. I piedi sprofondavano per 50 cm. E più, e ora sono tutto un uomo di argilla. Immaginate dunque come è ben accetto il sole che da ieri ormai cerca di asciugare la terra! Finalmente ho i soldi e attendo il momento di andare in città per farvi il vaglia. Mi raccomando di mandarmi a dire il più presto possibile se avete ricevuto. Sapete chi avevo incontrato già sul piroscafo, e che si informa sempre da tutti dove sono io per vedermi? Merlin Tarquinio1, che essendo del 2° gruppo del 5° Artiglieria, ma aggregato a noi, ora è del nostro reggimento.

Qui come già detto il tempo è bello, la salute ottima, e spero sia anche per voi così.

Non mandatemi giornali, perché non arrivano; ritagliate solo qualche bollettino, che poi metterete in qualche lettera.

Ora sono qui, in ufficio, al solito posto, e sto benissimo.

Oggi eravamo al fiume a lavare la roba nostra e abbiamo preso il sole per annerirci l’epidermide.

Ricevete tanti bacioni cari e tutto il mio affetto.

Vostro Dino

Cara Wally, scusa se non ti rispondo, ma è colpa dello spazio e del tempo. Comunque, ti ricordo sempre con affetto. La più eloquente parola, che vale più di una lettera, sai qual è? Giga2. Ricordi? “Mi dai un bacino…? Ciau _

Anche a te cara Silvana dedico questo rimasuglio di lettera. Ringrazio pure dei saluti. Baci cari a te e vally.

Saluti a Fausta3 ___ Dino

1 Amico di Dino, anche dopo la fine della guerra

2 Soprannome della sorella Wally

3 Futura cognata di Wally