14 maggio 1941

Saluti da Merlin1 che è qui con me

Zona d’occupazione 14.5.41 XIX

Carissimi,

ieri sera vi scrissi una cartolina in franchigia preannunciandovi questa mia. Oggi come prevedevo ho un’ora o due di riposo, che dedico in gran parte a voi. Comincio col dirvi che quello che preannunciai nella mia precedente circa il mio prossimo ritorno, è stato tutto un succedersi di voci che poi sono cadute nel nulla. Per il momento siamo qui e si prevede un balzo in avanti di parecchie centinaia di chilometri. Domani ci sistemiamo in un paesino qualche chilometro indietro e forse darò momentaneamente l’addio alla gelida e pur utile tenda.

Non mi aspettavo una presa in giro così da parte del signor Venezia2. Ero tutto contento perché vi davano quelle trecento lire, e invece per il momento vedo che non se ne fa niente.

Voi insistete, fate i passi necessari, e vedrete che alla fine tutto andrà per il meglio. Se poteste parlare col cav. Gagliardi Segretario del Fascio sarebbe meglio perché a lui ho scritto, e mi aiuta se può.

A tutti noi ha fatto impressione che il 5 maggio ha nevicato. Roba da non credersi! Si vede che il tempo è pazzo.

Giorni addietro mandai in una lettera due fazzolettini di Berat, molto carini come ricordo. Mandatemi a dire se li avete ricevuti.

Domani piglierò la quindicina e vi manderò 180 lire. Anche per queste mandatemi poi a dire se avete ricevuto.

E i saluti per radio li avete ricevuti? E le mie fotografie stampate che vi mandai ancora quando ero a Fier Sheganit?

L’ultima volta che sono stato a Tirana ho visto il cognato di Teresina, e mi ha invitato a casa sua, e siamo andati assieme al caffè.

Presto, fra pochi giorni, sono già quattro mesi che manco dal Piemonte. Tre giorni fa era il 14° mese. Poco manca alla fine.

Oggi a mezzogiorno mentre “tiravo”3 la mia abituale carne, pensavo alle fragole che voi avete così in abbondanza in giardino e alla lasagna che tu mamma hai promesso per quando verrò. Quante volte si pensa alle belle scorpacciate di frutta, ai bei pranzetti che si facevano, e viene l’acquolina in bocca.

Coloro che la guerra la vedono sulle carte non sanno che sia vivere sui monti e i disagi che comporta questa vita, senza nemmeno l’indispensabile. Sono contento di fare tutti questi sacrifici perché li faccio per il vostro non lontano benessere.

Allora papà, ti si è accollato altro lavoro con Caprie. E a Torino vai anche per me. Bisogna aver pazienza.

QuandoEnrico4 verrà sotto, se viene nel reggimento come il nostro deve scattare davanti ad un caporale, massimamente qui dove abbiamo una disciplina ferrea. Vorrei venisse qui per essergli insieme e far sembrare meno lunga ogni giornata.

Con i più cari saluti e baci vi ricordo sempre, il vostro Dino

Ciau Larduni5, ciau Giga6!

1 Amico di Dino anche nel dopoguerra

2 Probabile conoscente di Dino

3 Modo di dire per spiegare che la carne del rancio è così dura da dover essere tirata coi denti per strapparne un pezzo alla volta

4 Amico di Dino

5 Soprannome della sorella Silvana

6 Soprannome della sorella Wally

21 marzo 1941

Zona d’operazioni 21/3/41 XIX°

Carissima mamma e papà,

Dopo tre giorni che sono stato impossibilitato a scrivervi, finalmente ho un poco di tempo; mi basta per farvi sapere che stò benissimo, come al solito, e non ho patito nulla della mia ricognizione al fronte.-

Vi dicevo in una delle mie precedenti che avreste saputo di qualcosa attraverso i giornali, ma finora nulla a causa della difficoltà dello spostarsi fra questi monti. State certi però che abbiamo fatto tanto, e se non sapete niente è perché per il momento non si può dire nulla. Ho saputo di come è bello il tempo in Piemonte, da un mio amico che è stato richiamato da pochi giorni. Mi rincresce che non possa io personalmente constatare le veridicità di tutto questo, ma è già una bella soddisfazione vedere uno che venga dall’Italia.

In questi tre giorni sono stato con i miei camerati nelle posizioni che abbiamo occupato. Il bel tempo ci aiuta immensamente, e per esso potremo avere quelle soddisfazioni che altrimenti vanamente cercheremmo.

Ho ricevuto ieri sera da Pippo1 e da Wally due lettere.

Dal primo ho saputo che si trova ad Aosta, e dice che la vita militare è al principio dura e che non credeva di dover affrontare tanti disagi. Mi rincresce per lui abituato nelle piume, ma io ho fatto tanti di quei sacrifici, che da una parte sono contento che pure lui impari cosa voglia dire vivere la vita senza altro scampo che quello di montare di scuderia.

Ho tante sigarette nazionali, macedonia confezionate appositamente per noi, e vorrei poterle dare a papà, ma non posso perché non possiamo fare dei pacchi, ma spero di poterle portare con me al mio prossimo ritorno, cioè appena sarà giunta la vittoria.

Ieri ho mandato un vaglia di lire 105, perché non avevo di più. Quelle 5 lire servono per arrotondare le 45 dell’altra volta.

Al comando di Reggimento mi avrebbero già promosso caporale, se il mio tenente avesse fatto la proposta come va fatta. Però oggi o domani la farà con le dovute norme, ed allora fra poco tempo piglierò 30 lire in più al mese.

Volevano ancora pigliarmi, a causa delle ferite e morti di radiotelegrafisti, su al comando, ma non hanno potuto essendo io indisponibile all’ufficio amministrazione.

Enrico2 è stato chiamato?

Dovrei fare a giorni una fotografia, ma questo dipende da colui che ha la macchina, e non so se potrà presto farmele.

Domani mattina andrò in città a fare delle operazioni in banca, e così bighellonerò un poco .-

E voi state tutti bene? Me lo auguro, perché pure io godo ottima salute. Attendo di ora in ora una vostra lettera, che mi dica questo.-

Per il momento non ho altro di importante da dirvi, e credo che per domani posso scrivervi una cartolina in franchigia, ma in caso contrario, non mettetevi sopra pensiero, perché altra causa non è se non il lavoro, l’eterno lavoro, che verso la fine del mese a causa degli stipendi mi occupa anche molte ore della notte.-

Ricevete tanti bacioni e saluti da Dino che sempre vi ricorda .-

Vostro Dino

1 Giuseppe Ferrero, cugino di Dino

2 Amico di Dino

11 marzo 1940

Venaria Reale 11-3-40 XVIII

Carissimi,

vi scrivo dalla caserma di artiglieria di Venaria Reale, sono circa le 20.30. Stamattina sono andato in via G. Verdi al distretto e sono stato sino alle ore 15. Prima di mezzogiorno ho passata la visita e mi volevano mettere nel genio telegrafisti.

Ma sentendo che l’artiglieria la tenevano in Piemonte, ho chiesto se vi potevo essere ammesso, e senza discutere il colonnello mi ha accontentato; ma mi ha detto che siccome mi ha soddisfatto nel mio desiderio, mi mandava a Cagliari. Io mi sono pentito della proposta, tanto più che mi ha detto che se restavo nel genio mi lasciavano a Torino alla caserma del 92° fanteria. Ho preso la cartolina con gran dispiacere. Ma mentre mi mettevo le scarpe, posando gli occhi sul foglio della destinazione, ho letto “Venaria Reale” e sono saltato su dalla gioia. Oggi sono venuto con gli altri alla Venaria, e mi hanno chiesto un sacco di cose.

Gli studi, le lingue estere che conoscevo, se sapevo scrivere a macchina, e che mestiere facevo.

Ho detto che facevo il disegnatore. Mi hanno detto che quasi certamente mi faranno disegnare.

Oggi sono vestito in borghese. A Torino mi hanno dato £ 4.15 per mangiare, e così per oggi ho dovuto comprare allo spaccio, domattina mi passeranno un’altra visita, e poi mi vestiranno in divisa.

Qui alla Venaria siamo tutti del ’19 e del ’20 solamente nella nostra camerata. Per ora tra due batterie siamo circa 16, e dobbiamo aspettare che ne arrivi ancora qualcuno per andare via di qui. Andremo a Condove, vicino a S. Ambrogio, e così Pippo mi verrà a trovare se vuole. Il nostro reggimento è di stanza a Casale Monferrato, ed ora è dislocato qui. Questa estate andremo al Sestriere o su di lì. Qui a Venaria resteremo ancora 7 o 8 giorni nel frattempo non potete scrivere a me, perché non arriverebbero le lettere; mi scriverete quando sarò a Condove e vi manderò l’indirizzo.

Sono nella artiglieria ippotrainata; è quasi come la cavalleria. Abbiamo una divisa che mi piace molto, e al confronto delle altre, credo non ve ne sia una migliore. Abbiamo pantaloni alla cavallerizza con rinforzi, gambali, belle giacche e bei scarponi. Appena mi lasceranno, andrò a cercare di Giusto che è di fianco a noi, e dalle finestre si vedono i loro cannoni e trattori.

Vi lascio perché faccio conto di dormire questa prima notte. Dormiamo nella paglia, abbiamo 4 coperte, si sta molto bene. Raccomando a Mamma di non piangere, e a Giga di cantare la canzone a Larduni.

Spero state bene. Tanti baci.

Dino