30 giugno 1944

ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.

Arbeitsskommando Polte-Magdeburg, 30 giugno 1944

Carissimi,

Corre voce che due anni fa questo campo in cui siamo prigionieri fosse stato la dimora dei prigionieri di guerra russi che, sembra impossibile, hanno subito un trattamento più disumano del nostro, peggiore del bestiame. Il pane veniva gettato loro attraverso i reticolati senza nessun ordine di distribuzione e questo era il loro unico sostentamento. Potete immaginare quale lotta ci fosse per strappare un pezzetto di pane. Abbandonati a se stessi non tardò a scoppiare un’epidemia di tifo che tolse la vita a migliaia di loro. Molti furono sotterrati nello stesso campo, come abbiamo potuto constatare noi stessi. Quando piove ed entra nel campo un carro pesante, si formano dei solchi nel terreno sabbioso e a volte rimane impantanato. Il lavoro di disincagliamento a volte fa venire alla luce dei teschi o altre ossa di corpo umano.

Un altro episodio che mi è capitato di vedere mi ha fatto capire che nemmeno da morti in questi luoghi è possibile trovare un po’ di in pace. Tre operai ebrei morti non so per quale motivo, sono stati avviati alla sepoltura ma, non avrei mai immaginato una cosa simile, quei miseri resti mortali sono stati portati nel luogo dove noi scarichiamo le immondizie del campo. Questa scena mi ha fatto riflettere. Fino a che punto può arrivare la cattiveria umana! Una discarica di immondizia sarà l’ultima dimora di quei poveretti, morti forse per gli stenti o per qualche malattia.

Ma non è tutto. Ieri mattina c’è stato, per la prima volta da quando sono arrivato qui, un bombardamento della città di Magdeburgo da parte degli americani. Per la prima volta all’allarme aereo delle sirene è seguita una pioggia di bombe. Il cielo era coperto da decine di bombardieri, ma la contraerea tedesca è riuscita ad abbatterne solo due. I tedeschi che lavorano alla Polte ci hanno detto che ci sono un centinaio tra morti e dispersi, oltre a centinaia di feriti e case distrutte.

A noi prigionieri è fatto divieto di andare nei rifugi antiaerei durante i bombardamenti, dove invece si accalcano i tedeschi. Così c’è chi resta in fabbrica, chi nelle baracche, chi cerca riparo almeno dalle schegge mortali degli ordigni nei paraschegge.

Il nostro reparto è controllato dalle S.S. e non possiamo allontanarci mai dalla loro vista neanche di qualche passo. Di notte dormiamo nelle baracche, 5 o 6 ore, non di più, ma quando ci sono gli allarmi aerei ci lasciano le baracche aperte e possiamo infilarci in una fossa scavata nel terreno.

Una notte, mentre le sirene suonavano e tutti cercavano rifugio, io e due miei compagni lombardi, abbiamo deciso di non restare nella fossa: morti per morti, abbiamo tentato di raggiungere la cucina situata in una baracca chiusa. Speravamo di trovare qualche patata avariata o di quelle rosicchiate che si buttano. Invece abbiamo trovato un sacco di patate un po’ avariate che i tedeschi avevano messo fuori dalla baracca della loro cucina in attesa di buttarle. Me le sono caricate in spalla e di soppiatto sono tornato nella mia baracca. Peccato però che il sacco fosse bucato e nel percorso le patate sono cadute quasi tutte a terra. Alla fine abbiamo mangiato solo un po’ di scarto che era rimasto in fondo al sacco. Nonostante la disdetta nei giorni seguenti abbiamo riso tra di noi raccontandoci a vicenda questo fatto.

Spero che questa guerra tremenda finisca presto e che i miei cari non siano in pericolo di vita, perché solo la voglia di rivederli mi fa sopportare tutto questo. Non vi ho ancora detto che qui con me c’è un mio coscritto di Valdellatorre, che si chiama Giuseppe Bertolotto, con il quale ci facciamo forza a vicenda.

Vostro Dino

13 aprile 1944

ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.

M.-Stammlager XIA-544/51, 13 aprile 1944

Carissimi, la mia situazione si sta stabilizzando e, a mano a mano che il tedesco mi diventa una lingua comprensibile, sto scoprendo tante cose. Sapevo già che lo status di noi italiani non è quello dei prigionieri di guerra, altrimenti potremmo ricevere senza intoppi la corrispondenza, i pacchi e soprattutto le visite della Croce Rossa internazionale. Invece Hitler il 20 settembre 1943 ha deciso che noi italiani non siamo più prigionieri di guerra ma “Internati militari”, obbligandoci a portare dietro la schiena la scritta IMI, oppure ITAL o più semplicemente una I, dipinta con colore nero, come se fosse un marchio con cui identificarci al volo.

Proprio perché siamo italiani, ed essendo l’Italia del nord nelle mani dei tedeschi e dei loro alleati fascisti, non ci vogliono considerare prigionieri. Da qui lo stratagemma che li autorizza a trattarci come gli ultimi degli ultimi.

E’ tutta una camorra, vogliono farci credere che siccome siamo internati e non prigionieri, godiamo di maggiori diritti, ma non è vero, non è cambiato nulla. A noi, a differenza degli altri prigionieri di guerra, non spetta nemmeno il diritto di ricevere farmaci, per cui se ci si ammala si rischia la vita, o per la malattia o per le violenze usate per farci lavorare lo stesso.

La situazione resta quindi difficile ma, mentre all’inizio della prigionia noi italiani eravamo oggetto di ostilità, scherno e maligna soddisfazione sia da parte degli ex alleati tedeschi sia dagli ex nemici russi e francesi, dopo aver visto come ci trattano i tedeschi, gli altri prigionieri sono diventati solidali, provano compassione per noi. Anche perché i pacchi della Croce Rossa con caffè, the cioccolata e sigarette arrivano ai prigionieri di guerra francesi, belgi, polacchi, magiari e serbi, ma non a noi IMI o ai prigionieri russi.

Eppure sarebbe facile evitare il lavoro forzato, la fame, le umiliazioni, le botte e le malattie. Basterebbe firmare per combattere al fianco dei tedeschi. Però quasi nessuno accetta questa offerta che ci viene ripetuta sovente. Noi rimaniamo fedeli al giuramento fatto al nostro Re e non vogliamo combattere al fianco dei nostri attuali aguzzini. Meglio pagare con la vita la decisione di non piegarsi ai ricatti e alle violenze. Per convincerci ad aderire alla nuova repubblica sociale ricorrono ad ogni espediente. Non ultimo il lasciare in bella vista per alcuni giorni i firmatari, che vengono vestiti con abiti nuovi, curati e fatti sbafare a quattro palmenti. Ma nonostante questa tortura la grande maggioranza non si piega. Che vadano loro a combattere contro gli altri italiani.

Noi restiamo qui anche se impediscono alla Croce Rossa internazionale di venire a vedere come ci trattano. Dicono infatti che gli italiani rinchiusi nei lager non hanno bisogno della protezione della Croce Rossa perché siamo già sufficientemente tutelati sotto la custodia del grande Reich Germanico. Ma se qualcuno prova ad appellarsi alla convenzione di Ginevra viene immediatamente punito e maltrattato.

Per quanto riguarda il lavoro, adesso all’ingresso dei prigionieri nel campo i medici delle SS fanno subito una valutazione fisica a cui seguono due possibilità. O la morte immediata per chi non è sufficientemente robusto e in salute, o la morte sul lavoro per gli altri. Importanti industrie belliche come Polte e BRABAG hanno sempre più bisogno di forza lavoro, in particolar modo di lavoratori specializzati, per sostituire la manodopera tedesca inviata al fronte. Sfruttare il lavoro dei prigionieri è molto economico, consente enormi profitti. Ma nelle fabbriche,come so ben io, il concetto di sterminio dei nazisti trova modo di esprimersi attraverso terrore, torture, malnutrizione, malattie, infortuni sul lavoro, ecc.

Occorre resistere, perché la guerra sembra volgere al termine. Speriamo che così sia.

Vostro Dino

12 marzo 1944

Krieggefangenenpost

An Signor Ferrero Luigi
Empfangsort: Alpignano
Strasse: Via P. Umberto 34
Kreis: ITALIA
Landesteil: Torino

Gebuhrenfreil

Absender:
Vor- una Zuname: Ferrero Dino
Gefangenennummer: 136693
Lager-Bezeichnung: M.-Stammlager XI A = 544/51
Deutschland (Allemagne)

12/3/44 – Miei carissimi, solo oggi mi è dato rispondere alla lettera di mamma in data 12/2 (modello della Croce Rossa) e che è stata la 2° pervenutami. E’ stato certamente un gran motivo di festa per me leggere le belle notizie in essa contenute, prima fra tutte, quella del pagamento del mio stipendio, e relativi arretrati. Non sarà certamente molto, ma è sempre un aiuto. Apprendo pure con gioia che la cara mamma è nuovamente lieta, da quando ha saputo di me. Siate certi che sto bene, con compagni che mi vogliono bene, e che sono sereno solo se vi saprò bene e senza tristezza. Pure io tornerò un giorno fra voi, e vi farò felici. Ieri è ricorso il 4° anniversario della mia lontananza da voi, e ho pensato a voi tutti con più frequenza. Ringrazio la cara mamma per il pacco, che però non è ancora pervenuto. Però ad altri amici sono già arrivati, e il mio non tarderà. Se avete occasione di mandarmene altro, se potete, mettete del “MOM”, delle caramelle, legumi o farine, ossia generi che possono essere cucinati, e, possibilmente, una bottiglina di colonia, perché ho la faccia screpolata quando faccio la barba. Soprattutto, se possibile, tabacco e cartine, e cioccolato in polvere. Non spaventatevi! E’ un elenco ma per farvi sapere ciò che potrebbe occorrermi. Termino, sperando vi giunga per augurarvi la Buona Pasqua. Baci Dino. Giovannitti

28 febbraio 1944

Krieggefangenenpost
An Signor Ferrero Luigi
Empfangsort: Alpignano
Strasse: Via P. Umberto 34
Kreis: ITALIA
Landesteil: Torino
Gebuhrenfreil

Absender:
Vor- una Zuname: Ferrero Dino
Gefangenennummer: 136693
Lager-Bezeichnung: M.-Stammlager (campo principale) XI A = 544/51
Deutschland (Allemagne)

Brandenburgo

28-2-44 = Carissimi. Mi è pervenuta l’altro ieri la vostra lettera che porta il timbro del 12/1.- Come dirvi la mia incontenibile gioia. Sono andato al lavoro contento, e tutta la notte sono stato un sorriso e un canto. E’ stato tanto desiderato da me quel momento, che non mi parve vero quando mi sentii chiamare e mi fù consegnata la lettera. Dopo sette mesi ho riavuto la gioia di rivedere le care grafie di tutti voi, e mi è tornata in cuore tanta felicità, che senza voi era svanita. Mamma mi dice di avere spedito già il giorno prima lettera di risposta. Finora non la ho avuta, ma martedì probabilmente si. Ringrazio mamma per l’interessamento nell’avvisare le mie conoscenze sulla mia salute e indirizzo. Voi, se volete scrivere anche quando non ricevete da me, potete ritirare gli appositi modelli alla C.R.I. o al Comune, o se no scrivere lettera con busta aperta e spedire senza affrancare. Per il pacco che spedirete, se potete trovarne, mandate latte in polvere o condensato, e farine o legumi secchi, che servono per fare ottime zuppe. E pure, se possibile, tabacco. E’ inteso, come già dissi, che non voglio assolutamente che mi mandiate roba, se siete in condizioni non facili in quanto a finanze. Scrivetemi di voi a lungo, e ditemi pure se la Prev. Sociale ha sospeso i pagamenti mensili. Saluti cari a Mary1, Cattani, ed a voi baci a mille, abbracci, al vostro Dino.

1Amica della sorella Wally