16 novembre 1942 – 1

16-11-42

Carissimi,

Quest’oggi, tanto per cambiare piove. Sono già due giorni che viene giù dell’acqua, e questo mette tanta tristezza nell’animo. L’altro ieri sono andato a fare la solita gita in camion per prelevare i fondi, e sono rientrato stanco.

L’inconveniente di queste gite, in questa stagione, è dato dal freddo, dalla pioggia, e dalla nausea prodotta dalla giostra del camion su montagne e svolte a gomito che fanno venir su anche il fegato.

Io sono abituato a questo genere di viaggi, ma però la mattina del giorno dopo sono ancor come ubriaco.

Ho cercato di trovare ancora di quell’uva bianca come quella inviatavi, ma senza poterla pescare. Ho appreso dalla ultima lettera giuntami, che è venuto Davy1 a trovarvi. Se ritorna, come spero, dategli pure l’orologio che tanto mi troverà certamente ancora qui.

Per qualche tempo sono sospese le licenze, almeno si dice così, ma per la data che dovrei venire io, spero di avere via libera.

Ho saputo della ricezione da parte vostra, del vaglia di 310 lire del mese scorso.

Oggi ne ho compilato un altro che partirà a giorni, per un importo pressocché uguale. Vi giungerà i primi giorni del mese entrante. Ieri sera sono stato al cinema a vedere il film “Torna caro ideal”. Mi sono svagato un pò.

La mia ultima fotografia, che mi ha fatto apparire più magro del naturale, ha certamente fatto cattiva impressione. Ma mi vergogno di essere così grasso come adesso. Se ingrassassi ancora un pò, sembrerei la luna.

Oggi, prima di cominciare queste righe, ho fatto la nota per la lavandaia, ed è questo il lavoro più faticoso per me: Preferisco fare una giornata completa d’ufficio.

Finché era estate, a mezzogiorno, in mutandine, mi recavo in terrazza, dove facevo il bucato, e lavavo giubbe e pantaloni di tela, e biancheria. Ora invece devo ricorrere alla lavandaia, e risparmio fatica.

Non voglio nemmeno sentire parlare di soldi per l’olio che potessi trovare, perché qui, anche se avessi 200 lire, non basterebbero un giorno. E poi di soldi non ne ho bisogno, e sarebbe sprecarli.

Pensate che un chilo di fichi, costa al cambio 500 lire, e ve ne farete un idea.

L’olio invece, avuto a mezzo dei comandi che ne provvedono ogni tanto, quando se ne trova, costa poca cosa.

Sono in attesa dei pacchi, e del mio amico Davy.

Termino con l’abbracciarvi e baciarvi tanto affettuosamente.

Vostro Dino

Scrivo a parte a Silvana e Wally.

1 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

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