19 maggio 1941

A Famiglia

Ferrero Luigi

Via P.Umberto 28

(Torino) Alpignano

Mittente

Ferrero Dino

Caporale

Comando 59° R.A.M.F

Cagliari”.

POSTA MILITARE 29/A

Saluti a Enrico 19.5.41 XIX

Oggi nuovo primo giorno di viaggio. Per altri 15 circa o 20 ne avrò ancora. Sono in riva ad un bel lago che fiancheggia la strada.

Spero di potervi scrivere presto a lungo.

Il tempo è abbastanza bello. Ho percepito d’acconto sulla passata quindicina 2000.- dracme. Cambio: 16 lire = 100 dracme. La mia salute è ottima, e vi ricordo sempre. Ho ricevuto oggi una vostra lettera con qualche riga d’Enrico.

Tanti baci cari. Vostro Dino

14 maggio 1941

Saluti da Merlin1 che è qui con me

Zona d’occupazione 14.5.41 XIX

Carissimi,

ieri sera vi scrissi una cartolina in franchigia preannunciandovi questa mia. Oggi come prevedevo ho un’ora o due di riposo, che dedico in gran parte a voi. Comincio col dirvi che quello che preannunciai nella mia precedente circa il mio prossimo ritorno, è stato tutto un succedersi di voci che poi sono cadute nel nulla. Per il momento siamo qui e si prevede un balzo in avanti di parecchie centinaia di chilometri. Domani ci sistemiamo in un paesino qualche chilometro indietro e forse darò momentaneamente l’addio alla gelida e pur utile tenda.

Non mi aspettavo una presa in giro così da parte del signor Venezia2. Ero tutto contento perché vi davano quelle trecento lire, e invece per il momento vedo che non se ne fa niente.

Voi insistete, fate i passi necessari, e vedrete che alla fine tutto andrà per il meglio. Se poteste parlare col cav. Gagliardi Segretario del Fascio sarebbe meglio perché a lui ho scritto, e mi aiuta se può.

A tutti noi ha fatto impressione che il 5 maggio ha nevicato. Roba da non credersi! Si vede che il tempo è pazzo.

Giorni addietro mandai in una lettera due fazzolettini di Berat, molto carini come ricordo. Mandatemi a dire se li avete ricevuti.

Domani piglierò la quindicina e vi manderò 180 lire. Anche per queste mandatemi poi a dire se avete ricevuto.

E i saluti per radio li avete ricevuti? E le mie fotografie stampate che vi mandai ancora quando ero a Fier Sheganit?

L’ultima volta che sono stato a Tirana ho visto il cognato di Teresina, e mi ha invitato a casa sua, e siamo andati assieme al caffè.

Presto, fra pochi giorni, sono già quattro mesi che manco dal Piemonte. Tre giorni fa era il 14° mese. Poco manca alla fine.

Oggi a mezzogiorno mentre “tiravo”3 la mia abituale carne, pensavo alle fragole che voi avete così in abbondanza in giardino e alla lasagna che tu mamma hai promesso per quando verrò. Quante volte si pensa alle belle scorpacciate di frutta, ai bei pranzetti che si facevano, e viene l’acquolina in bocca.

Coloro che la guerra la vedono sulle carte non sanno che sia vivere sui monti e i disagi che comporta questa vita, senza nemmeno l’indispensabile. Sono contento di fare tutti questi sacrifici perché li faccio per il vostro non lontano benessere.

Allora papà, ti si è accollato altro lavoro con Caprie. E a Torino vai anche per me. Bisogna aver pazienza.

QuandoEnrico4 verrà sotto, se viene nel reggimento come il nostro deve scattare davanti ad un caporale, massimamente qui dove abbiamo una disciplina ferrea. Vorrei venisse qui per essergli insieme e far sembrare meno lunga ogni giornata.

Con i più cari saluti e baci vi ricordo sempre, il vostro Dino

Ciau Larduni5, ciau Giga6!

1 Amico di Dino anche nel dopoguerra

2 Probabile conoscente di Dino

3 Modo di dire per spiegare che la carne del rancio è così dura da dover essere tirata coi denti per strapparne un pezzo alla volta

4 Amico di Dino

5 Soprannome della sorella Silvana

6 Soprannome della sorella Wally

30 gennaio 1941

Mittente

Ferrero Dino

Grado: artigliere

Reparto: 55° R.A.D.F. Cagliari 29

Alla famiglia Ferrero

V. P.Umberto 28

(Torino) Alpignano

(ITALIA)

P.M.29 – 30-1-41/XIX

Carissimi,

sono giunto a destinazione, in un bellissimo luogo. Sto benissimo di salute e non pensate male se ogni tanto non ricevete. E la mia lettera di tre giorni addietro la avete avuta?

Vi scriverò nuovamente appena potrò. Tanti bacioni.

Vostro Dino

2 gennaio 1941

Mittente

Ferrero Dino

Grado: artigliere

Reparto: 55° R.A.D.F. Cagliari 29

Alla famiglia

Ferrero Luigi

V. P.Umberto 28

(Torino) Alpignano

(ITALIA)

Z.O. 2.1.41/XIX

Carissimi,

sto bene, e vi scrivo dalla città, dove sono venuto per affari d’ufficio.

Ieri, a macchina avevo cominciato a scrivervi, ma ho dovuto interrompere. Stasera continuerò. State bene? Bacioni.
Dino

29 dicembre 1940

Vercelli, 29/12/40-XIX-

Carissimi tutti,

L’altro ieri, appena arrivato, vi ho inviato una cartolina in franchigia1 per farvi sapere che stavo bene e che ero nuovamente qui a compiere il mio dovere. Il primo giorno è stato un pochino duro riprendere le mie abitudini d’ufficio dopo una notte insonne, e dopo tanti giorni di così bella vita piena di oblìo. Ora però mi sono adattato nuovamente a tutto quello che prima facevo nelle mie giornate di vita militare, e così passano i giorni serenamente.

Il solo peso che ho nel cuore è quello che per molto tempo ancora non avrò più tanto giorni belli; ma Pasqua verrà presto e con essa un’altra parentesi si aprirà.

La sera di venerdì che era il primo giorno che ero qui, non volendo perdere l’occasione di vedere un bel film, sono andato al cinema; ma non ho potuto vederlo tutto perché gli occhi non restavano aperti. Si tratta di: “La maschera di ferro” che tanto successo ha ottenuto a Torino in questi giorni.

Oggi, domenica, sono qui in ufficio di servizio, ma stasera uscirò per vedere se posso andare al cinema.

Forse Silvana e Wally oggi andranno a Rivoli a trovare la Mariuccia se non verrà il tanto atteso figlioccio della Giga2.

Io invece sono qui a pensare come una volta tutte queste cose, pieno di rimpianti.

Per il momento non si sa nulla di preciso in merito alla annunciata mia e di tutti partenza. Ma ho sentito dire che noi non ci muoviamo di qui; (Noi dell’ufficio Amministrazione).

Ho ricevuto una lettera da Tripoli ieri.

Vi prego di fare ristampare una o due di quelle famose fotografie. Ricordatevene.

E avete finito di “Ruzzare3”?

Se no, fatemelo sapere, perché prenderò i provvedimenti del caso, intesi?

Il panettone era molto buono, e lo ho mangiato venerdì stesso con molto gusto.

Il vaglia me lo sono fatto pagare subito perché i soldi li ho incassati io, quindi……

Se scrivete ad Enrico4, fategli anche i miei auguri; non ho per il momento altro da dire.

Spero che mi risponderete presto, e vi invio i più cari saluti ed auguri di buona fine e buon principio d’anno. Bacioni, Vostro:

Dino

1 In Italia la franchigia postale per le corrispondenze dei soldati fu introdotta per la prima volta nel 1896, per i militari in Eritrea, e ripresa durante ogni guerra successiva, compresa la seconda guerra mondiale. In alcuni casi furono emessi francobolli appositi per gli uffici di posta militare, per evitare speculazioni.

2 Soprannome della sorella Wally

3 Più che il verbo italiano “ruzzare” (scherzare, rincorrersi, fingere di lottare) in questo caso dovrebbe trattarsi di un’italianizzazione del verbo piemontese “rusè” (litigare). Del resto è nota l’avversione che ebbe il fascismo nei confronti delle lingue minoritarie e dei dialetti, dettata dal timore che alimentassero spinte regionalistiche e localistiche. Il divieto di impiego dei dialetti ad esempio fu rigido nella stampa, nella letteratura e nel teatro.

4 Amico di Dino

30 novembre 1940

Mittente

Ferrero Dino

Grado: artigliere scelto

Reparto: Deposito 59° Regg. Artigl. D.F. Cagliari

Vercelli

Alla distinta famiglia Ferrero

V. P.Umberto 28

(Torino) Alpignano

(ITALIA)

— , 30/11/1940/XIX°

Carissimi,

Domani Domenica non verrò, non avendo permesso. Però per la Domenica prossima, verrò quasi sicuramente; domani andrò a teatro così il tempo mi trascorrerà veloce. Voi stasera mi aspetterete inutilmente, ma erano tre domeniche che venivo di continuo, e ogni tanto ci vuole una sosta.

Presto viene il Natale, e spero che la licenza non mancherà. Un mio compagno d’ufficio è già andato a casa per 12 giorni, e presto ci verrò anch’io.

Ho ricevuto una cartolina postale dalla nonna, ma gli zii, ai quali avevo pure scritto, non mi hanno nemmeno detto una parola di saluto.

Vi scriverò magari domani più a lungo, e intanto vi giungano tanti cari baci; (ho ricevuto di nuovo da Tripoli1 perché non è ancora giunta la mia fotografia) chissà perché!!!!

Ancora baci vostro Dino

1 Dino ha vissuto fino a metà degli anni ‘30 a Tripoli, in questa lettera si riferisce probabilmente ad una ragazza.

23 ottobre 1940

Aglié – 23-10.40 / XVIII

carissimi,

Ho ricevuto una lettera nella quale mi scrivevate tutti e poi una di mamma.

Mi dispiace che domenica non ho potuto venire. E’ sempre la solita musica.

Ora per domenica che viene ho di nuovo la promessa, ma ne faccio poco conto.

Se per sabato sera non mi vedete, non vengo, d’accordo?

Qui è qualche giorno che fa bel tempo, ma la mattina c’è sempre una tale frescura…

Ad Alpignano è press’a poco come qui credo: solo che qui, sulle montagne che si vedono ha nevicato molto basso.

Giorni or sono stavo per sistemarmi proprio bene senza dovere ringraziare l’affaticato zio Carlo1. Invece il destino mi perseguita, anziché essendo in merito per la mia condotta di buon militare, ci perdo lo stesso.

Era venuto l’ordine di mandare a Vercelli il soldato più istruito che s’intendeva di macchine da scrivere e di qualcosa di ciò che concerne di lavori d’ufficio. Era un posto da impiegato al deposito a Vercelli.

Sono andato alla prova in ufficio qui assieme ad altri due che non sapevano scrivere a macchina.

Ho dimostrato di essere il migliore, e avendogli proposto di mandare me, il maggiore disse: E’ sempre stato uno dei più bravi soldati, e poi è un elemento che voglio tenere a mia disposizione qui al gruppo perciò mandate un altro. Queste parole me le ha riferite il tenente della maggiorità.

Per me dovrebbe essere motivo d’orgoglio, ma ciò malgrado sono demoralizzato, perché non me ne va una bene, e mentre dovrei essere a posto per il mio buon comportamento, continuo a montare di servizio ogni tre giorni, in attesa di essere messo in ufficio qui. Ma quando?

Domenica sono stato qui, e credevo di vedervi arrivare, ma credo che presto verrò, o ci vedremo.

Se Wally potesse farmi ristampare a Torino quella fotografia colorata, ne vorrei due copie, che venendo a casa le pago.

Vi racconterò per cosa mi serve.

In attesa di riabbracciarvi,

Vostro Dino

Contraccambio saluti alla sig. Rosso

1 Zio di Dino

19 giugno 1940

Patta Croce 19-6-40

carissima mamma,

dopo qualche giorno finalmente ti posso scrivere. Dopo che ho visto papà e Silvana a Venalzio. Siamo ai 3000 metri di altezza, e si gela col sole. Tutto è bianco d’intorno e ho le mani gelate. Perciò la calligrafia non può essere delle migliori. Sono quattro giorni che non si riposa, perché vegliamo in armi sui sacri confini della Patria che fra pochi istanti, al massimo ore, saranno varcati per la conquista dei territori che più sono cari al nostro cuore di italiani.

Sarà una conquista pacifica, perché la Francia ha deposte le armi. Noi prepariamo tutte le divise e armi affinché alla sfilata che faremo siano splendenti. Mi auguro di poterti inviare mie nuove da Nizza o dalla Savoia. Ho saputo da papà che tu sei a Rivalba e pure che non stai molto bene.

E’ l’unica cosa che mi dispiaccia. Però sono sicuro che lassù non avrai a temere delle incursioni aeree. E ne sai nuove della guerra? Quassù arrivano giornalmente i giornali di Torino, e oggi ho appreso che il Duce e Hitler si sono incontrati a Monaco e che la Francia ha chiesto pace per il suo popolo. Hai visto che quando a casa noi parlavamo della nostra potenza e della Germania, avevamo ragione? Presto verrà la pace, e in ogni animo tornerà la tranquillità.

A Venalzio dove è venuto papà, non mi sarei mai aspettato di vederlo, perché essendo partito da Foresto nella notte dal sabato alla domenica, non sapevo se lui avesse potuto informarsi della mia destinazione. Mi ha portato tanta cioccolata che io ho già mangiata con avidità, essendo molto buona.

Lo ho visto partire con tanta pena, perché chissà quanto starò ancora senza vedere una persona cara.

In quanto a salute non ho niente da dire per porgere le mie lamentele, perché sto proprio bene, e a quest’altezza non mi manca mai l’appetito. Qualcuno però mi ha detto che sono dimagrito, effetto certo prodotto dal lungo marciare, e dai disagi che questa preparazione militare comporta. Spero fermamente che tu in seguito, se non immediatamente, possa stare bene, così mi tornerà la tranquillità toltami al pensare che tu debba essere malata. Ti prego di salutare tanto gli zii, che ringrazierai pure tanto per tutto ciò che fanno, da parte mia. E abbiti tanti bacioni cari e auguri di presto stare bene.

Tuo figlio Dino