Alpignano e i suoi IMI

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Una foto degli IMI alpignanesi (non tutti)

Anche Alpignano, una cittadina della cosiddetta prima cintura di Torino, ha pagato il suo tributo di vite e di sofferenze alla follia imperialistica dei nazifascisti. Un’intera generazione di ventenni fu inviata sui fronti di guerra francese, greco-albanese, nordafricano e russo.

La caduta del governo Mussolini e il successivo armistizio del settembre 1943 ebbero, tra le tante, la tragica conseguenza della prigionia per i nostri militari che rifiutarono l’oscena offerta di continuare a combattere nell’esercito tedesco o agli ordini del governo fantoccio della Repubblica Sociale Italiana.

Spediti in Germania e Polonia, o imprigionati dove si trovavano, furono avviati al lavoro coatto nei lager tedeschi senza godere di alcun diritto in quanto Hitler, in spregio alle convenzioni internazionali, li qualificò non come prigionieri di guerra bensì come Internati Militari Italiani (IMI).

Le condizioni di vita a cui furono sottoposti furono spaventose. Violenze fisiche e psicologiche, condizioni igieniche tali da generare epidemie di ogni tipo, sottoalimentazione, fatiche insopportabili. Ciò nonostante furono irremovibili. Avevano deciso di non credere più alle folli promesse di Hitler e Mussolini che trascinarono loro e le loro famiglie in una guerra mai vista prima, con milioni di morti, con lo sterminio degli ebrei, con il terrore più spietato. E non credendo non obbedirono più e, soprattutto, non vollero più combattere.

Ciò che successe ovunque avvenne anche ad Alpignano. Decine di giovani furono imprigionati dai nazisti e internati nei lager. Molti morirono, ma la maggior parte di loro, come Dino, tornò a casa dopo la liberazione. Tuttavia nessuno li stette ad ascoltare. I loro racconti erano talmente terribili che gli stessi familiari stentavano a credere loro e comunque non volevano sentir parlare ancora di violenze e sevizie. Anche gli intellettuali, colpevolmente, ci misero almeno tre o quattro decenni per capire che gli IMI furono i primi eroi della resistenza. Resistenza passiva in cui la vita era continuamente messa in pericolo.

Oggi che gli IMI sono quasi del tutto scomparsi, noi che siamo i loro discendenti abbiamo l’obbligo morale di raccogliere il loro testimone in una staffetta ideale della memoria, per tramandare il loro sacrificio alle generazioni future. Il loro coraggio nel dire basta ad una guerra e ad una violenza disumani.

E’ per questo che ad Alpignano vogliamo ricordarli in ogni occasione possibile. Ed è per questo che, poco alla volta, desideriamo raccontare le loro storie in queste pagine.