23 giugno 1942

P.M.29 li, 23 Giugno 1942-XX°

Carissimi,

Stamattina ho sbrigato tutta la mia corrispondenza d’ufficio, e così oggi posso scrivervi queste righe.

Debbo innanzi tutto dirvi che un ora fa ho ricevuto il pacco del 29.5 u.s. con un pettine, due scatole di lucido per scarpe, il cioccolato, noci, mandorle, fichi, latte condensato, marmellata e caramelle. Sono contento di tutto ciò, così potrò spazzolarmi le scarpe, lucidarmi i denti con il bel spazzolino, e sbafare un pochettino.

Grazie ancora una volta per i pensieri che avete di farmi contento, di non farmi mancare nulla, so che vi costa fatica trovare certi generi, e molta spesa. Quello che vi raccomando, è che se doveste spendere troppo, preferisco che mi mandiate oggetti di poca spesa, che per me sono sempre buoni, non trovandosi niente in commercio. Io pure faccio il possibile per poter risparmiare dei soldi e mandarveli, affinché possiate avere un sollievo nelle difficili condizioni di vita. Quando ricevo vostri pacchi, mi sembra di avere un pezzo di casa mia, perché vi leggo i nomi di fabbriche dei paesi vicini, vi trovo oggettini tanto cari ed indispensabili, frutto del vostro affettuoso interessamento. Vi mando un bel bacione riconoscente, e vi prometto che ve lo darò anche quando dovrei venire in licenza, un particolare bacio per questo pacco.

Io, come già dettovi in altra mia, vi ho inviato due pacchi, che avrete verso la fine del mese o i primi del mese venturo. Spero che avrete già ricevuto avviso della mia spedizione, a mezzo delle precedenti lettere. Per il momento non ho ancora trovato altro olio da mandarvi, ma me ne occupo, e spero di poterne trovare presto. In ogni modo spero che potrete averne per un pò di tempo ancora.

Nel vostro pacco, ho trovato questo allegato tagliandino dello zucchero, che forse voi involontariamente avrete perso. Mi rincresce se avete perso la razione del mese di Gennaio per questo sbaglio.

Due giorni fa ho ritirato queste fotografie della mangiata che abbiamo fatto nel giorno della festa dell’Artiglieria, (15 Giugno) e spero che vi piaceranno. Eravamo nel cortile dell’Hotel dove abbiamo il Comando, con una tavola improvvisata con delle assi, e con due teli da tenda. Era tanto tempo che non mangiavo a tavola ! In quel giorno ho avuto modo di assaggiare (alla moda di mamma) ossia mangiare a sazietà, pasta asciutta (due gavette), un mezzo chilo di capretto arrosto, un piatto di insalata, il formaggio, un mezzo litro di vino, le ciliegie, e per di più buone sigarette. Giornata campale per la pancia direte voi, e vi posso assicurare che giornate così non si dimenticano tanto facilmente, perché sono passate in allegria, assieme ai compagni. Vedrete facilmente dalle fotografie, dove sono io, e come mangio di buona voglia.

Giovedì dovrebbe partire il mio amico Giovannitti1 per Torino, e a mezzo suo manderò altro simile regalo per papà. Non è certo che partirà questo Giovedì, ma poco manca. Pensate che dopo lui, in ordine di turno, dovrebbe venire un caporalmaggiore dell’Amministrazione, un certo Ferrero Dino. Non sarà una cosa sollecita, ma certamente, quando assegneranno anche posti per il comando, se tutto andrà bene, anche quel certo caporalmaggiore, dovrebbe venire a casa con trenta, dico trenta, giorni di licenza premio. Bella speranza, no ? in ogni caso, non disperate, che tutto dovrebbe andare bene.

Qui al solito, si aspettano i film italiani, che dovrebbero arrivare, ma che si fanno ancora aspettare. Arriveranno, come si dice, verso la fine del mese. E da voi, fa molto caldo? Da noi, ancora ieri, si soffocava dal caldo, mentre oggi, mentre scrivo, piove, e tutta l’aria è rinfrescata. Come si stà bene, dopo tanti lunghi giorni di calore ! Pensate che erano due giorni che dalle sei del mattino, alle 20 della sera, non ero altro che sempre attaccato a questa macchina, a fare distinte dei vaglia, per tutto il Reggimento! E’ un lavoro lunghissimo, ma che per ora è finito. E per dieci giorni ancora mi lascerà in pace. Dopo, per altri due giorni ancora, avrò da sgobbare. Ma fa niente. Penso che i nostri camerati in Africa stanno a fare ben altro che scrivere distinte dei vaglia, e conquistano territori, e vincono battaglie grandiose. La sera di ieri l’altro, dopo avere lavorato fino alle ore 20, mi ero concesso lo svago di andare a vedere un film tedesco, molto bello. Verso le ore 22,30, essendo il cinema, (come tutti i cinema qui), all’aperto, abbiamo sentito cantare per la strada, gli inni della Patria. Poi più niente. Finito lo spettacolo, tutti noi ci siamo alzati, sapendo già la notizia dalla sera, e ci siamo riuniti ai compagni che erano entrati nel cinema. Nel cinema stesso in centinaia di soldati, abbiamo intonato l’inno impero, Giovinezza, e tutti gli altri inni della Patria. I greci sono rimasti incantati dalla fede nostra, dal nostro entusiasmo; uno di essi, si è avvicinato ai diversi ufficiali che, mescolati a noi fraternamente cantavano, e ha detto: Peccato che non sappia cantare, perché canterei con voi. Alla fine di ogni canzone, invocazioni al Duce, e ogni tanto il grido: Che cosa fa Churcill ? E tutti rispondevano: Schifo !!!!! poi siamo andati ancora in giro per le vie, e da qualche balcone ci battevano le mani. La nostra spontanea riunione, si è chiusa, portando il nostro pensiero ai camerati, che nei disagi più grandi, hanno saputo dare la prova che, anche con mezzi minori del nemico, sanno vincere. Questo è il segreto delle nostre vittorie, questo il segreto della certa nostra vittoria finale, perché dovunque si sono presentati i nemici, il soldato italiano lo ha combattuto e vinto, dalle Alpi all’Albania, all’Africa, alla Russia, perché abbiamo nel cuore una fede, perché vogliamo fare grande, prospera la nostra casa, perché abbiamo negli occhi il cielo della nostra Terra, e mai permetteremo che nemico vi abbia a mettere piede. Chiudo queste righe, augurandovi ogni bene, e sperando di potervi presto riabbracciare, e portarvi un pò di felicità. Siate certi che pure così lontani, siete sempre qui con me, e sopra ogni cosa.

Abbiate tanti baci cari, a mille dal vostro

Dino

1 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

17 giugno 1942

P.M.29 li, 17.6.42 – XX°

Carissimi,

L’altro ieri è partito il secondo pacco, alla distanza di due giorni dal primo. E ieri ho fatto un altro vaglia. Sono così due vaglia e due pacchi. Voi quando li riceverete tutti e quattro, mi darete comunicazione, o anche uno per volta. Ho ricevuto ieri due vostre lettere, delle quali una scritta da mamma e papà e una da Silvana e Wally. Mi avete fatto tanto contento, perché le attendevo. Ho appreso che il mio amico è stato a trovarvi giovedì scorso, e che siete stati contenti. Io pure lo sono, così mi dirà di voi al suo ritorno, che non deve essere molto lontano. Se ritorna ai primi del mese di Luglio, poco tempo mi divide dal rivederlo; quindici o venti giorni, qui, non contano. Siamo abituati a contare gli anni, che i giorni e i mesi, sono uno scherzo. Papà, in seguito alla mia lettera, mi dice se voglio una macchina fotografica, di farglielo sapere, perché me la compra a Torino. Ma mi sono riveduto sull’idea varata prima, perché penso che costa caro quello che volevo io, e anche a rate mensili, come volevo pagarla, sono soldi buttati via. Mi era anche venuto in mente, in sostituzione della macchina fotografica, di comprare un bell’orologio marca Tavannes o Vetta, di quelli moderni, che costano pressa poco cinquecento lire, e pagarlo a rate mensili, come hanno fatto i miei amici, ma preferisco mandare i soldi a voi che ne avrete più bisogno. E poi, anche vendendo, quando dovrei andare via dalla Grecia, l’orologio, e prendendo più, (il doppio di quanto lo ho pagato) dell’orologio, non saprei come mandare il rimborso della spesa a casa, non potendo fare vaglia superiori alla mia decade. E poi, sarei più contento se sapessi che questa estate le mie sorelline facessero qualche bagno di mare. Manderei io i soldi magari. Perciò, non mandatemi macchine fotografiche, ve lo dico francamente, tanto più che se verrò in licenza, vedrò io di provvederne una. Al mio amico, se potete, dategli un pò di latte condensato, e sono contento lo stesso. Sono contento che a papà siano arrivate le sigarette, e stavo in pensiero per questo, perché mi avevano detto che gliele avevano prese. E la macchinetta accendisigari funziona o si è rotta? Oggi sono di servizio, e perciò ho tanto lavoro da sbrigare. Ma ne ho poca voglia perché fà un caldo atroce. E le mosche danno una noia che fa diventare pazzi, tanto più ora che ho i capelli tagliati a mezzo centimetro.

Mi immagino la povera nonna e zia, in che stato si troveranno, e bisogna cercare di stare il meglio possibile di salute, questo è importante. Voi state sempre bene?

Io vi ricordo sempre e vi bacio tanto tanto.

Con affetto, vostro Dino

10 giugno 1942

10 Giugno 42 (mercoledì) domani 27° mese

Cara mamma,

Rispondo alla tua pervenutami ieri, che mi ha fatto tanto dispiacere; apprendo cose tristi. Prima fra tutte, la notizia che hanno tolto il sussidio di £ 8 al giorno. Ieri sera mi sono affrettato a scrivere al Cav. Gagliardi1, che mi vuole tanto bene, e che certamente farà qualcosa. In ogni modo, cara mamma, non ti preoccupare, che io manderò ogni mese le mie decadi, più il premio in denaro in luogo di licenza che prenderò alla fine del mese, e sarai compensata largamente della perdita. Credo però che tutto si metterà per il meglio riguardo il sussidio. Caso mai mi rivolgerò a chi di dovere. Cinque giorni addietro ho fatto un vaglia di lire 400.=(quattrocento) che ho ancora in ufficio, dovendo presentarli entro domani i vaglia, in unica distinta. Pensa che ogni 15 giorni debbo fare la distinta di 3000 vaglia, oltre il normale lavoro! Fra 5 giorni prenderò l’altra quindicina di £ 186.=, che sommate a 200 lire del vaglia dello zio, e ad altre quattordici lire, faranno la cifra di 400 lire ancora. Così riceverai in tutto 800 lire (ottocento), ti prego di darmene ricevuta.

Un’altra notizia: Stasera mi sono arrivate le due latte dell’olio per un peso netto di 8 kg. complessivamente. E domani farò le cassette. Finalmente dopo tanto penare, sono riuscito a riceverle. Siete contenti?

Ringrazio dei pacchi che mi avete ancora inviato, e che mi fanno tanto contento.

Sono dolente di apprendere che le mie sorelline non aiutano la mamma. Sono certo però che hanno messo giudizio a quest’ora, e non diano più dispiacere andando con amiche e amici poco desiderabili. Lo sò che è bello andare fuori in bicicletta, sul far della sera, è la mia passione, ma bisogna sapere guardarsi dal mondo. Voglio poter sentire che mamma sia contenta, e sarò anch’io contento.

Quest’oggi alle ore 18, dicevano che doveva parlare il Duce, e potete figurarvi come eravamo in attesa. Poi invece era una festa in piazza Belgioioso a Milano, nella quale erano avvicinati i cuori dei combattenti ai cari lontani. Mi ha commosso tanto sentire il grande cuore del nostro popolo battere qui vicino a noi. E voi avete sentito?

Caro papà, come stai? Va bene il lavoro? Vorrei poter sapervi con del denaro da parte, ed è perciò che vi invio tutti i miei risparmi, per potervi sapere sicuri in ogni eventualità. Sono però contento di sapervi bene, e di potervi dire che sono ottimamente in salute. Domani mi tagliano i capelli a zero, è un ordine giunto oggi. Così starò meglio al fresco, e i capelli mi si rinforzeranno. Mi rincresce da un lato…. Perché tutti qui dicono che presto riapriranno le licenze come l’altr’anno, e soggiungono: Fortunato te Ferrero, che andrai presto a casa. A me fanno tanto piacere queste cose, ma spero poco. E’ meglio no? E pure voi non fatevi eccessive illusioni. Sarà più bello se è vero. Intanto abbiate tanti baci cari, e un forte abbraccio dal vostro Dino che sempre vi pensa, e vi vuole tanto bene.

Tante affettuosità Dino

1 Personaggio sconosciuto, forse un membro del P.N.F.

4 giugno 1942

P.M.29 li, 4.6.42 – XX°

Carissimi,

Rispondo solo stasera alla lettera vostra pervenutami ieri, perché non ho potuto scrivervela oggi, a causa del lavoro, e stasera, fino alle 20, perché vi era una partita importantissima in caserma e tutti noi del comando, siamo andati ad assistervi. La nostra squadra di calcio, è la più forte della divisione, e facciamo sempre tanto tifo per i nostri colori.

Nella lettera di ieri, dunque, mamma mi dice che appena prenderà i soldi al dieci del mese, mi manderà un vaglia di cento lire. Non voglio che sia fatto questo vaglia, perché non ne ho bisogno, e poi lo ho già detto che mi bastano i miei soldi per fare quello che debbo, anche per comprare l’olio. E per dimostrarvi che posso, vi ho mandato un vaglia di quattrocento lire, che si spedirà a giorni, dovendoli fare tutti assieme, e che contiene le mie decadi arretrate, che non vi mandai.

Appena sarà partito, ve ne darò avviso, a mezzo cartolina in franchigia. Va bene ? Per l’olio, sono sempre in attesa, e spero sempre che da un momento all’altro mi arrivino le latte, per poterle spedire. Per il momento, dopo che le ho inviate a riempire, non ne ho saputo niente, ma per mezzo del mio ufficiale, farò il sollecito, così presto spero di averle.

Non mandatemi la latta che volete mandare, perché ne trovo lo stesso qui, e poi impiegherebbe tanto tempo ad arrivare, che nello stesso tempo, ne posso trovare dieci. Dunque non fate spese di posta che io trovo, sebbene faticosamente, tutto il necessario.

Ho visto con tanto piacere la nostra nuova radio, dal modello inviatomi nella lettera, e mi piace tanto. E poi è di un modello recentissimo e moderno. Sono tanto contento, e avete saputo scegliere proprio bene.

Con mia lettera spedita giorni addietro, vi dicevo che doveva venire un mio compagno a trovarvi, e che doveva portare un regalino per papà. Non avevo altro al momento della sua partenza che è avvenuta improvvisamente. Vuol dire che cercherò di essere fornito di qualcosa al momento della licenza mia. Ma quando ? Attendiamo.

Oggi è arrivato il camion con dei pacchi, e domani li distribuiranno. Così spero che arriverà qualcosa ancora.

Leggendo nel calendario stasera, ho visto che al ventuno del corr. Mese è S.Luigi. Perciò faccio tanti sentiti auguri al caro papà, e un bel grande bacione.

Ho visto sul giornale “Il Popolo delle Alpi” la fotografia della visita del Segretario Federale di Torino alla Philips, e mi pare di avere riconosciuto in essa Silvana. Si trova in piedi dietro alle operaie, e difficilmente potrò sbagliarmi. E poi in un’altra fotografia si vede il Musiné: Che ricordi ! I tempi in cui si andava con papà, alle quattro di mattina, ai funghi, nell’ormai lontano 1937 ! Voglio però ritornarci, e credo che papà non sia di idea contraria, vero ?

Come siete sempre vicini a me con il pensiero, io pure sono a voi vicino con il mio grande affetto, e vorrei che foste contenti anche se non sono li ad Alpignano, perché vi penso sempre, e un giorno tornerò per essere con voi, e farvi felici.

Termino con l‘inviarvi tanti baci cari, saluti affettuosi, e ancora auguri per il bravo papalino.

Vostro Dino

16 gennaio 1942

P.M.29/P 16 gennaio 1942

Carissima mamma e tutti,

Quest’oggi ho ricevuto la lettera aerea del 9.1.42. Come vedi, comincia a impiegarci meno la posta a giungere. Sotto le feste, dato l’aumento della corrispondenza, tutti i servizi hanno dovuto sostenere del lavoro supplementare.

Ho appreso che voi a Natale avete mangiato senza carne perché la avete data a Beccali1. Mi rincresce che vi siate privati di questo alimento.

In questi giorni sono in attesa dell’olio che dovrebbe arrivare. Ma come sapete, quando si attende, si è come sui carboni accesi, e ci sembra impossibile che non si debba ricevere quello che si desidera. Comunque ho già due latte da quattro chili pronte, e al primo ricevere olio, ve ne mando subito una.

E papà perché non cura le sue bronchiti? Bisogna guardarsi dal male mentre si è in tempo. In ogni modo spero che ti trovi bene caro papalino, per non dover soffrire della noiosa tosse e catarro. Mi meraviglio come mai non nevica da voi. Qui ha nevicato almeno cinque volte. E che nevicate! E che freddo! Ora, dopo una settimana di piogge, si è messo un po’ al bello, e non fa freddo.

La cosa che mi dispiace di più di tutte le brutte notizie, è la faccenda del licenziamento per la fine di marzo. E come sistemate la faccenda? Spero che non licenzino né papa, né Mario2. In ogni caso, chissà se alla Bosio3 non hanno un posticino! Io, che sono ancora in debito, ma che domani finirò di pagare, restandomi un bel margine di soldi, appena avrò la possibilità, manderò i miei risparmi che cercherò di rendere il più elevati possibile, al fine di darvi un po’ di respiro, e di costituire un fondo che sempre potrà esservi utile in caso di necessità. Ma ho bisogno di un po’ di tempo prima che posso mandare qualcosa.

Oggi ne abbiamo 16 e tu mamma sarai andata a ritirare il sussidio. Ti hanno dato il libretto? Dimmelo, che sono in pensiero per questo, e fino a che non riceverò notizie non mi darò pace.

Ho poi ricevuto un biglietto di auguri da Teresina, si, ma troppo poco, non pare, se nel medesimo periodo ho scritto qualcosa come sei lettere? Credevo che sarebbe venuta a trovarvi da Genova, ma non è venuta. Attendo sue notizie che non giungono, per sapere qualcosa. Intanto non scrivo più, perché dovrei essere io, che ho bisogno di essere ricordato, io che sono lontano a lottare, mentre non ha mai considerato il mio bisogno di ricevere ogni tanto sue nuove. Non è che siano indispensabili se mi dimostra indifferenza, perché le uniche notizie più desiderate sono e saranno sempre le vostre.

Sa benissimo che io devo, al pari di tutti i miei camerati, che abbiamo lasciato tutto per combattere il nemico, ricostruire, o cominciare la vita, glielo ho detto.

Ripeto che il vaglia lo ho ricevuto già da tempo, e il pacco non ancora, ma che a giorni spero, giacché sono in arrivo 3000 pacchi per la nostra divisione.

E per lo stipendio? Guardate che visto le condizioni dei rapporti con l’ingegnere, potreste accelerare. E credo che a quest’ora dovrebbero darvelo. Non vi pare? Sono 4 mesi già!!!!

E i documenti li avete ricevuti tutti?

Domani mando un telegramma di auguri a papà, perché spero che per il 264 arrivi, mentre questa lettera chissà!! Intanto pure con questa faccio tanti auguri, al caro papà, perché sia felice, perché sia sempre bene in salute.

Allego un’altra delle famose fotografie. Ricevete tanti baci dal vostro Dino

1 Amico di Dino

2 Sconosciuto

3 Nome assai comune a Torino, anche nelle imprese

4 Luigi Ferrero, padre di Dino, nacque a Torino il 26 gennaio 1893, stava quindi per compiere 49 anni

22 maggio 1942

li, 22 maggio 1942 – XX°

Carissimi,

Ritorno adesso dal cinema, dove sono stato a vedere un film tedesco, abbastanza bello. Avrei dovuto scrivere prima, il giorno del mio onomastico, ma non ho potuto. E stasera, per giunta, ho dovuto essere della combriccola che si recava al cinema. Vi scrivo ora che c’è ancora una ventina di minuti prima che venga tolta la luce.

E’ un piacere alla sera uscire per Tripolis: Per l’aria vi è un profumo intenso di fiori, quale non si è mai sentito in vita nostra. La primavera qui è molto bella, tutto è verde, e non vi sono altro che fiori dei più bei colori, e rose….a mille. Il mio tavolo di lavoro è un mazzo di rose completamente. Sembra che aiutino a lavorare, col loro profumo e i vivi colori. Fà tanto caldo, e pure ora che sono le 22,40, si deve stare con la camicia sbottonata, e le maniche rimboccate. Ci è concesso di rimanere in maniche di camicia, con i gradi cuciti sopra di esse. Poi vesto sempre in tela, e sto abbastanza bene. Domani alle ore 13 verrà il postino di Sparta, (la famosa città delle guerre antiche),e mi porterà (non un rudere), via le latte per riempirle. E’ così questione di quattro o cinque giorni, e tutto sarà a posto. Va bene ? Vi metterò nella cassetta, anche un vaso greco o due, molto belli, che costano cari, ma che ho avuto da un amico per favore.

Staranno bene sopra al tavolo della camera da pranzo, e mi immagino già il momento nel quale li vedrò.

Stasera il mio amico della posta militare (mi conoscono tutti qui, perché faccio operazioni presso tutti i reparti), mi ha annunciato che mi è arrivato un vaglia di duecento lire. Non so ancora da parte di chi, ma immagino dello zio Peppino1, che avrà voluto festeggiare così il mio onomastico. Domani mattina lo saprò e ve lo dirò subito. Ho intenzione di comprare a rate mensili, e lo posso fare, una bella macchina fotografica, come hanno già i miei amici, e così potrò fare delle belle fotografie di paesi e luoghi tanto belli. Ma però ho solo l’idea per adesso. Presto dovrebbe venire in licenza un mio amico, e allora gli darò dei ricordi per voi. Per papà pure qualche sigaretta buona. Contento ? sto già cercando di trovarne, dato che non è qui il luogo di produzione. Da quanto vi dico sempre, immaginerete che qui a Tripolis non si produca niente: Ed è così. E’ il centro del Peloponneso, in un luogo in cui convergono tutte le strade dei diversi paesi, ma non ha eccessiva produzione dei generi di largo consumo. Bisogna andare cento Km. più in giù o in su, verso il mare per trovare coltivazioni estesissime.

L’altro ieri ho mangiato 46 ciliegie, che costano cento lire al chilo (800 dracme), e dire che qui si trovano perché le producono. Vi sembrano poco alti i prezzi ? io però non mi butto a capofitto come tanti, che spendono senza pensare. Certo che ogni tanto bisogna pur levarsi un piacere. Così ho speso 12,50 per le ciliegie. Ma sono contento; arrivano sempre tutti i giornali italiani, e dal giornalaio vanno a ruba, da parte di militari e borghesi, che non hanno gran che in fatto di giornalismo. E così passo le ore della giornata. A giorni dunque il pacco (o i pacchi), e ve ne darò comunicazione. Intanto abbiate tanti baci cari, da chi vi ricorda sempre.

Con affetto, vostro Dino

1 Giuseppe Ferrero, fratello di Luigi padre di Dino

16 maggio 1942

Li, 16 maggio 1942 – XX°
Carissimi,
Stasera ho ricevuto la lettera del 9 maggio 1942, scritta a macchina da papà, con l’aggiunta vostra, e di Enrico1. Sono tanto contento di sapervi bene, e di buon umore. La cosa che però mi allieta tanto è il sapere papà a posto, e così non dover pensare alle difficoltà che potreste incontrare.
Da Bernardi2 è certo un posto buono, e così anche per ora, tutto si è sistemato.
Altra notizia che mi ha fatto tanto contento, e mi ha messo desiderio di venire a casa, è quella della radio nuova. Come deve essere bella ! Quante valvole ha, di che marca, e quante onde ? Vorrei poter sapere tutto, per averla presente come se la avessi sott’occhi. Non mancherà però occasione di vederla, perché se verrò in licenza, me la godrò.
Vi ringrazio, per i pacchi che mi annunziate in viaggio, e che saranno proprio una manna per me; qui non si trova latte condensato, e quello fresco costa venticinque lire al litro.(dato la svalutazione della dracma.)-
Pregusto già la gioia di mangiare il latte condensato che è la mia passione, e che spero non tarderà a giungermi. Il pacco della maestra di Roma3, non mi è ancora giunto, e dovrebbe arrivare con quello vostro del latte. Ho a buon punto il lavoro per procurare due lattine di olio, che non appena mi perverrà, ve lo manderò. In tutto si tratta più o meno di mandarvene altrettanto quanto ve ne mandai già prima. Quello che mi manca sono le latte, e però ogni tanto una la trovo.
Domani o dopo, darò le due che ho procurato, a chi mi porterà il contenuto, e poi ve le manderò.
Spero poi di trovare altre latte presto, così provvederò a mandarvene altro. E quello che vi avevo mandato, lo avete già finito ? Ditemelo, sono curioso di saperlo, al fine di sapermi sbrigare per trovarne altro. In ogni caso; anche per questa spedizione, ho fatto quanto era umanamente possibile,
perché non posso darvi l’idea di come vadano a ruba le latte, e io che non ho possibilità di averne, perché non sono cuciniere, devo lottare. I miei amici del Comando non hanno ancora mandato nulla, perché non hanno potuto a causa della mancanza dei recipienti. Quindi ho fatto l’impossibile. Ma spero che nei prossimi giorni qualche altra latta arriverà. Il documento per lo stipendio vi serve, se non sbaglio, per il 15 giugno. Ditemi se si, e provvederò a mandarvelo una settimana prima. Avete percepito il doppio stipendio ? Altri molti miei amici, che hanno fatto la pratica delle miniere, sono andati a casa. Non è sospesa questa domanda, come vi hanno detto a Torino. E tu caro papà, come stai ? Ti senti meglio nel nuovo posto ? E tu mammina? Mi pare che siano appena due giorni dacché presi il treno quel 1° di Settembre, per partire, e invece sono già nove mesi. Il tempo passa, e le licenze ritornano anche loro. O prima o dopo, si spera, e vedrete che tornerò ancora. Vi ringrazio dell’augurio di buon onomastico, che mi fa tanto piacere. Per ricambiarvi vi bacio tanto tanto. E voi, due sinforose4, come state ? Se non vi ho nominato, non è perché mi sia dimenticato di voi; è solo perché volevo farvi dire: “come è cattivo questo fratello !”Ma ora vi sarete rassicurate. E, vincendo la stanchezza, e la pigrizia, che in questi periodi, particolarmente di intenso caldo, regna sovrana,
spero di poter presto scrivervi singolarmente, così vi dirò tante cose belle. Siete contente ? Intanto, con la speranza di sapervi sempre in ottima salute, tutti, vi invio il mio saluto più affettuoso, e tanti cari baci. Ciau Mammina e papalino, ciau alle care sorelle.
Con tanto affetto, Vostro Dino

1 Amico di Dino
2 Nuovo datore di lavoro di Luigi, padre di Dino
3 Una delle madrine di guerra di Dino
4 Nel significato di ragazze sdolcinate, svenevoli

6 maggio 1942

6 maggio 1942
Carissimi,
ho avuto ieri le vostre lettere del 28.4 e 5.2.42, e dopo l’attesa dei giorni scorsi, mi hanno ripagato delle ansie, del desiderio di vostre buone nuove.
Mi ha fatto piacere il sapere che vi daranno altre 800 lire di arretrati, per il premio di operosità. E’ tutta una grazia di Dio che viene ad aiutarci.
Al solito, penso sempre a papà, e vorrei saperlo bene a posto, al fine di poter avere l’animo in pace riguardo le vostre possibilità di denaro. Per il momento spero che qualcosa avrete ancora, tanto più che avete preso gli arretrati, e che Wally e Silvana lavorano. Se io potessi essere con voi e lavorare,
lavorerei anche la notte, pur di non farvi mancare la tranquillità. Ma non posso fare altro che sperare in bene.
La buona stella che ci ha aiutati finora, non credo ci abbandonerà in seguito.
Io sono molto ma molto stanco dal lavoro, che mi soffoca. Non ho cento mani, e dovrei averne almeno dieci per supplire alla mancanza dei miei amici. E così non ho finito una cosa, che altre tre si ammucchiano sul tavolo, e mi affanno, ma non posso fare più che una cosa per volta. Sono sere ormai che lavoro fino alle 22,30 , e la mattina comincio alle 8.
E perciò non posso scrivervi nemmeno due righe. Oggi ho un pò di respiro, (sono le 12), e per una mezz’oretta o un’ora ancora. E perciò riempio questo tempo con questa lettera, che mi metterà l’anima in pace.
Papà dice che l’aglio preserva dalle malattie: E dove lo posso trovare? E poi ho fatto le punture, quindi non devo temere. D’altra parte non posso temere eccessivamente per la mia salute, che è sempre stata ottima e, come ben sapete, ho vinto sempre i mali. Sapete il male che è ormai lontano?
Il tifo! Ma ormai non c’è più da temere. I miei carissimi amici verranno fra 40 giorni, e ormai sono fuori pericolo.
L’inconveniente è dell’acqua che qui era contenuta in una vasca, e che oltre l’acqua conteneva anche terra sporca ma ora anche questo non è più da pensare, perché tutto è stato ripulito e l’acqua è sterilizzata.
Vi ringrazio per i pacchi che mi avete mandato, e ve ne sono grato perché così avrò il necessario. I pettini sono una vera manna per qui, e pure il latte, che mi servirà la mattina per metterlo nel caffè.
Lo credo che nel giardino abbiate messo al posto dei fiori della verdura. Con i tempi che corrono, non si può dare spazio ai colori, perché sono più interessanti i sapori. Quest’anno spero di poter mangiare anch’io del nostro giardino, certo non troppo presto! Pensate che ci sono dei compagni che da 16 mesi, ossia quando siamo partiti, non sono stati a casa. Io che manco solo da 8, non dovrei lamentarmi. Abbiate quindi pazienza, che verrà il giorno che potrò essere di nuovo fra voi.
Teresina mi ha scritto di scusarla, e si è confessata pigra ma che non devo fare eccessivo caso al suo rado scrivere, perché non è colpa sua, bensì della pigrizia. Che idee!
Andrà in questi giorni a Pietra Ligure a trovare il nipote alla colonia, e poi spera di andare in Albania.
Non abbiate pensieri sulla mia salute, ché stò benissimo, e vorrei che pure voi foste così.
Abbiate tanti baci cari dal vostro Dino
Grazie di cuore per S. Bernardino

26 aprile 1942

P.M.29/P 26 APRILE 1942 XX°

Carissimi,

Rispondo con un giorno di ritardo alla vostra giuntami ieri, perché ho avuto da fare, e anche perché ieri sera, dopo un poco di tempo che non potevo farlo, sono andato al cinema. Vi era anche uno spettacolo di varietà venuto da Atene, fra il quale figurava anche la cantante di radio Atene. Ho sentito cantare “mamma” e “vorrei morir”, bellissima romanza, cantata in perfetto italiano. Così ho trascorso qualche ora lieta.

Oggi è domenica, e purtroppo non avrò tempo per andare come le altre volte a passeggiare, a causa del fatto dettovi già, e cioè che siamo rimasti in quattro qui da noi. I miei amici stanno già meglio e spero che a giorni siano di nuovo con me. Stamane si è ammalato il Sergente maggiore che era restato con me, così sono l’unico del mio ufficio restato, di quattro. Sto perfettamente bene, e rassicuratevi, che non vi è pericolo che mi accada del male. Oramai, dato tutto il tempo passato, non ho più pericolo. Ho appreso da papà che non è ancora impiegato, e mi dispiace, ma dalla sua lettera capisco che a giorni troverà certamente un posto buono. Lo spero fermamente, perché in questi momenti, il denaro è prezioso, e chi deve adoperarlo ne ha bisogno assoluto.

Riguardo la licenza, non posso dirvi nulla di preciso; sò solamente che si dice che a giorni si riapriranno settimanalmente. Se ciò avvenisse, il Reparto Comando deve mandarne ancora una ventina di uomini, e questi in due turni andrebbero. Dunque potrebbe essere a meno di un mese se riaprono il servizio, come potrebbe essere anche di più se non lo riaprono subito.

State tranquilli, che per quest’anno verrò indubbiamente.

Riguardo ai polli, non ne mangerò sicuramente quando verrò a casa; se hanno quel prezzo dettomi da papà ! Ma mi vorrò fare delle spanciate di insalata di pomodori, e di peperonate. Si può ancora farle, no?

Il documento dello stipendio ve lo manderò dunque al 16 giugno, così vi servirà per tempo. (interrompo perché mi chiamano a lavorare)..

Riprendo oggi lunedì, ore 13.-

Ieri non ho potuto continuare a scrivere, perché ho dovuto lavorare molto, ma a quest’ora spero di poter finire questa mia lettera.

Ieri sera, la famosa cantante già nominata sopra, a seguito del fatto narratomi da miei amici, nel più bello del canto, fece cilecca, perché le mancò la voce, e non le venne per tutta la sera. Dovrete figurarvi i miei amici che ridere ! Ma sono cose che avvengono in Grecia, dove vi è tanto sole, tanti fichi e olive, ma dove la gente si pesa dalla bocca pronta a ingannare il prossimo, e da come è presuntuosa. Pensate: La famosa cantante di radio Atene ! Che baffoni giganti ! e dire che alle volte si criticavano le nostre compagnie di varierà e i nostri cantanti. In Italia, e lo possiamo dire noi che di paesi ne abbiamo visti, in Italia solamente si vive bene. io non sò come sia questa faccenda, ma sotto tutti i punti di vista, noi siamo abituati a vivere una vita più elegante, più piena di comodità, che passano di gran lunga tutti gli altri. E’ inutile, la nostra Patria, è e sarà sempre la più amata, la più desiderata delle nostre méte.

Silvana mi chiede se conosco ‘Lily Marleen’ : Ma sono cose da domandarsi a me ? La sò, e da tanto tempo. Forse prima di voi. Già prima che venissi in licenza ad Agosto. Tutte le sere, verso le dieci, quando vado a letto, la sento dalla radio che c’è nella stanza vicina, e mi dà la buona notte. Da radio Belgrado tutte le sere la trasmettono. La sentite sempre? E se comprate il disco, avrò molto piacere quando lo sentirò.

Sono arrivati quest’oggi 1000 pacchi da due chili per il nostro Reggimento, e domani li distribuiranno. Ci sarà sicuramente anche il mio. Ve ne darò poi ricevuta, non appena lo avrò preso.

Di salute non mi debbo lamentare, stò benissimo; mangio tanto, e Beccali1 che può ogni tanto mi fà avere una pagnotta delle sue che non mangia perché è frugale nei pasti. Mi chiama lo sbafone2! Ma io non ci bado, perché preferisco essere chiamato così; ma sbafare realmente.

Se avrete occasione di fare fotografie del giardino, non mancate di mandarmele, che mi farete piacere. Io per il momento non ne faccio, perché non ho la macchina, e poi costa troppo caro comprare le pellicole.

In ogni modo questa estate ne farò certamente in un modo o nell’altro.

Termino il papiro con la speranza che vi troverà in perfetta salute, come ha lasciato me, e baciandovi tanto affettuosamente.

Vostro Dino

1 Amico di Dino

2 Nel senso di gran mangione

16 aprile 1942

P.M.29/P. 16 Aprile 1942-XX°

Carissimi,

Oggi ho ricevuto la vostra lettera del 8.4.1942, e come al solito mi ha fatto tanto felice. Motivo principale della mia felicità è il sapere che papà ha avuto assicurazione del suo impiego, ed era questa la mia più grande preoccupazione, dato le difficili condizioni di vita del momento attuale. Ma con grande fortuna e aiuto, aiuto Divino, tutto si sistemerà. Anch’io ho pregato la cara sorellina Isa1 quando seppi del licenziamento di papà. E Lei ci ha aiutati, come sempre.

Sono contento che vi sia arrivata la mia fotografia a mezzo busto, che non posso dire sia benissimo riuscita, ma un poco di come sono, devo confessarlo, vi figuro. La serietà che papà dice essere eccessiva, non ho potuto evitarla, perché sapete bene che in fotografia non sono mai riuscito a fare vedere i denti. Chissà perché, ma tutte le volte che mi faccio fotografare, sono sempre serio. Quando dovrò venire a casa in licenza, ne prenderò una assieme a voi, e allora riderò, siete contenti?

Ho ricevuto posta dalla zia Erminia2, ma le avevo già scritto in precedenza. Domani le risponderò lo stesso. Gli zii li ho già ringraziati del pensiero gentile, e ho pure scritto a Pippo3. Anzi ieri ho ricevuto posta da lui, e stasera gli risponderò.

I pacchi da mezzo chilo, come già sapete, mi sono arrivati, resta però ancora quello da due chili, che non tarderà; al primo convoglio sarà qui. Se vi capitasse di farmene qualche altro, sappiate dirmi se potete mandarmi un poco di latte condensato zuccherato, che sarebbe per me un grandissimo regalo. Forse Formica4 ne avrà ancora, e dicendogli che serve per me, forse vi accontenterà. Qui manca, e allora, mandandomi quello, lo metterò nel caffè alla mattina. E poi se potete, mandatemi la crema per la pelle, per farmi passare tutta la pelle alzata che ho essendo primavera, e tutti siamo nelle medesime condizioni. Ditemi: E il sussidio ve lo danno ancora? Quello sfruttatore di un Ingegnere, che voleva pagare papà Trecento lire al mese, non sa che non abbiamo bisogno della sua carità ? Io, non essendo impiegato, piglio quasi 400 lire al mese. E dunque, cosa pretende ? A proposito : Da oggi sono caporalmaggiore, e percepisco una paga più elevata. Fra qualche mese spero, se tutto andrà come la mia buona condotta vuole, potrei essere sergente. Che passi, vero? Bellich Andrea5 ha ricevuto da giorni la vostra lettera, e, previ accordi con la sorella, stà combinando una ricetta per un dolce di qui, che come espressomi da Valli6 vi manderà.

Qui continua a fare il bel tempo, e si fanno anche delle belle passeggiate, visto pure che il lavoro d’ufficio, da qualche giorno a questa parte ci lascia respiro. Oggi ho ricevuto pure una lettera di quattro pagine della nonna, e le risponderò domani. pensate che l’indirizzo era questo : Caporale – 59° REGGI ARTIGLIERIA D.F.CAGLIARI-Uff.Amm.ne

P.M.29/P.

Mancava il nome, ma per fortuna aveva messo “Uff.Amministrazione” e i miei amici me la hanno data lo stesso la lettera. Povera nonna ! Si vede che la penna non la regge più bene, e ha voluto fare questo sforzo per me, per farmi contento. Le risponderò con una bella lettera. Spero di potervi rivedere presto, e nel contempo vi bacio tanto tanto, con affetto. Vostro

Dino

1 Sorella di Dino, morta all’età di due anni nel 1923

2 Zia di Luigi, padre di Dino

3 Giuseppe Ferrero (1921-2015) cugino di Dino. Una sua ampia intervista è riportata alle pagine 123-125 del libro “Torino è casa nostra, ed. Laterza, 2015, in cui racconta della sua farmacia in piazza Savoia a Torino e di alcuni episodi della seconda guerra mondiale

4 Negoziante di generi alimentari ad Alpignano (TO) nella stessa via in cui abitava la famiglia di Dino

5 Amico di Dino

6 Amico di Dino