13 aprile 1942

Posta Militare 29/P.,li 13 aprile 1942

Carissimi,

Questa sera, prendo la eroica decisione di scrivere a casa ! Tutti siamo presi da un certo non so ché che si potrebbe chiamare pigrizia. Quando si prende in mano la carta, si deve desistere, perché non vengono le idee o perché la mano non vuole farsi guidare come vogliamo. E questo perché?

Perché la sera si è assonnoliti e stanchi, e malgrado il dolce desiderio che si ha di dire due parole belle ai propri cari, di isolarsi a caro colloquio con loro, si è facile preda del sonno. Gran parte di questa pigrizia deriva dal fatto che si dorme su dei lettini comodi, se non proprio soffici. E verso le nove della sera, cioè l’ora nella quale stò scrivendovi, si sente un pesantore alle palpebre che difficilmente si vince. Ma non conta tutto ciò, perché è troppo grande il desiderio che ho di parlarvi, di dirvi di me, di chiedervi di voi. Da quattro giorni, ora che la posta aerea arriva giornalmente, (caso strano che proprio io non ricevo) sono sempre in vana tensione nervosa. So però che voi mi scrivete, ed è questione di giorni, e tutto si accomoda perché non state molto tempo senza dirmi qualcosa, ma da Teresina, credo sempre di ricevere, con il risultato che sapete. Allora domani spero di sapervi bene, e che abbiate passato una buona Pasqua.

Ieri era domenica, e sono andato un poco a zonzo a fare il fannullone; soprattutto a vedere il passeggio delle signorine e dei giovinotti che si prendono il cocente sole di questa magnifica stagione. E così è passata buona parte della giornata. Poi al pomeriggio c’era la rivincita della partita fra il Comando (che siamo noi) e il Reparto Comando di Reggimento nostro tenace antagonista, per rifarsi della sconfitta che ha subita domenica scorsa per 3 a 1 . Ho fatto tanto tifo, e alla sera non avevo fiato per parlare. Avrei dovuto giocare anche io, ma non ho voluto farlo perché sono fuori allenamento, e appena gioco mi sento tutto indolenzito. Se questa estate faranno le gare di nuoto al mare, vi parteciperò e sono sicuro di ottenere un risultato ottimo. Stasera sono uscito con dei miei amici e siamo andati a mangiare dei carciofi al sugo. Non fa bisogno di dire che costano, in valuta italiana molto cari, ma come vi dissi in una mia precedente, qui non conta niente il denaro. Comunque spero di potere alla prima occasione, mandare un vaglia di un centinaio di lire, anzi, forse domani stesso. Per l’olio, sono sempre in attesa di trovare una latta, perché il più importante è trovare il recipiente, e poi tutto viene facile. Spero di trovarne un paio di quelle che contengono nove chili, all’incirca, che ho già mandato. Abbiate pazienza, che tutto, come la prima volta, si appianerà. E ditemi, ne avete consumato già tanto del primo? E per gli arretrati dello stipendio, è arrivato il mandato? La prima parte di 2800 lire all’incirca la avete presa, ora spero che, essendo già al 14 domani, lo avrete il resto ! E per papà; come si è aggiustata la faccenda ? C’è la speranza di un qualcosa di buono ?

Spero in bene, e sarò tanto felice quando saprò che è sistemato bene e tranquillamente, senza cave1 per la testa ! Finendosi la lettera, vogliate ricevere tanti baci cari, e abbracci dal vostro Dino.

Dino

1 Nel senso che ha terminato il lavoro presso la cava di Sant’Ambrogio di Torino.

9 aprile 1942

Li 9 aprile 42-XX°

Carissimi,

ieri ho ricevuto la vostra lettera del 2 c.m. Rispondo solamente oggi, perché ieri sera siamo andati a fare un pochino di baldoria al cinema. Ho ricevuto le due violette, con il profumo inalterato, e mi è parso di avere un pezzettino di casa nostra con me. Riguardo lo stipendio, sono felice che abbiate percepito la prima metà di arretrati, e gli altri certamente verranno come sono venuti i primi. Ho pure ricevuto due giorni fa, una lettera e un telegramma da Teresina; nella prima mi dice di essere stata ammalata con la infezione alla mano destra (combinazione !) e di essersela scampata per miracolo. Ma ci credo poco alle scuse così magre. E nel telegramma mi faceva gli auguri di buona Pasqua. Ecco tutto/

Qui continua a fare un caldo asfissiante, e sono in ufficio in maniche di camicia, e sudo come una fontana. Sento il desiderio di una bella bottiglia di birra, di quelle gelate che si appannano; e di un bel bicchiere, in mancanza d’altro, fresco. Ma devo accontentarmi di attendere stasera per bere, perché qui l’acqua viene soltanto la sera, ed allora durante il giorno bisogna desiderare soltanto di bere.

Ieri l’altro sono andato a fare il solito prelevamento del milione, col camion, ed ora che fa già il caldo estivo, è un piacere, escludendo però la montagna e le curve fatte velocemente sui burroni. E’ abitudine ormai, e tutte le cose non hanno più quell’importanza che le prime volte si attribuiscono. Pensate che io ero milionario, perché erano in mia mano i soldi, e sono andato a prenderli. Soltanto che la sera ho dovuto versarli.

Vi prego, la prima volta che vi accadesse di farmi un altro pacco, di includermi la crema per la pelle, perché si screpola tutta, e mi è venuta qualche puntina nera, dovuta alla pelle grassa. Così eliminerò la pelle ruvida, massimamente nelle mani. Qui se compro quella crema, la vengo a pagare una trentina di lire. Volete sapere quanto viene a costare in lire italiane, un gomitolo di filo da cucire? la bellezza di Dracme 1200, ossia 150 lire. Vi pare che ho ragione quando vi dico che non si dà eccessivo peso alla moneta noi ? L’altro giorno, durante il viaggio per prendere i soldi, avendo fame, siamo andati a mangiare ad un ristorante: Sapete cosa abbiamo mangiato? una insalata di cicoria colta nei prati, un pezzo di agnello non più grande di un pugno, un totale di dracme 550,= ossia lire 70.= Voi vi spaventerete al sentire questi prezzi, ma se foste qui, più. Pensate che per le strade i bambini hanno le migliaia di dracme in mano come nulla fosse, e vedrete che cento lire nostre qui non servono a comprare gran che, data la scarsità delle industrie in questi territori.

Vi è qui da noi, la fidanzata di un ufficiale, che la ha fatta venire, dopo avere avuto il permesso. Si possono, a quanto ho sentito dire, fare arrivare parenti, ma a loro rischio.

Per gli altri pacchi che devo mandarvi, sono in faccende, al fine di trovare il necessario, e quindi bisogna avere un pochino di tempo, date le mille ricerche che se ne devono fare.

State certi però che altro e molto arriverà, e non molto tardi. Vi darò, quando avrò spedito, avviso, così potrete stare in attesa fiduciosi. Va bene ?

La mia salute è ottima, e voi credo che vi troviate nelle mie medesime condizioni.

La Pasqua la ho passata discretamente. Abbiamo mangiato bene, e cantato molto. Una sera di una settimana prima di Pasqua, gli amici mi hanno dato da bere cinque o sei bicchieri di vino e sono diventato ubriaco. Dicono che dopo entrai in stanza, e saltavo di qua e di là esclamando che vi erano tante siepi, e che non sapevo spiegarmi chi le avesse messe. Che buffo ! Ma non accadrà più perché non mi piace bere, e quella sera volevo esperimentare come si stà in quei momenti. Abbiatevi tanti baci cari e saluti dal vostro

Dino

1 aprile 1942

P.M.29/P. 1.4.42 XX°
Carissimi,
ho atteso tanto a scrivervi questa lettera, con la speranza, da un giorno all’altro, di avere la fotografia. Ma stasera ancora niente. Il fotografo lo ho avvisato che se non me la consegna domani, guai a lui. Così domani mattina potrò aggiungere a questa lettera, anche la fotografia a mezzo busto.
Domani mattina arrivano i pacchi da mezzo chilo, e spero vi sia anche il vostro secondo (il primo essendomi già arrivato, ed avendovene dato già avviso).
Sono molto lieto del fatto dello stipendio, che è una cosa alla quale io tenevo di più di qualunque altra.
E vi hanno dato tutto quello che vi spettava?
Sono però anche in attesa della notizia che papà ha trovato un impiego tranquillo, e così tutto andrà benissimo. In questi ultimi tempi, molte cose sono andate per il loro verso, e questo serve a farmi contento.
A proposito della pratica delle miniere: Questa sera è arrivata una dichiarazione riguardante un artigliere nostro, che viene mandato in licenza di due mesi rinnovabili, e credo che se vi fosse possibilità si potrebbe anche farlo per me. Ma credo che nel mio caso sia impossibile.
Nel fare gli auguri di Buona Pasqua, mi sono ricordato pure del Comm.Ainardi1, inviandogli una cartolina in C.V.E. II°2 n.25 a Torino. Credo che la memoria non mi avrà tradito riguardo al numero.
L’altra sera siamo andati a vedere il film italiano “Butterfly3” con Maria Cebotari. Molto bello, ma anche molto tagliato. Le greche piangevano tutte, e quando si accendevano le luci, noi ci divertivamo a vedere tanti occhi umidi. Oggi ha continuato per tutta la giornata a piovere, e anche ora, ore 20, non ha smesso. Speriamo che domani si possa andare in terrazza a respirare un poco di aria fresca, o al parco a leggere il giornale all’ombra delle piante verdissime in pieno rigoglio.
Fra quattro giorni è Pasqua, e cercherò di passarla bene, come ho potuto passare il S.Natale. Certo che non sarà bello come quando ero con voi, o come l’ultima Pasqua, quando siete venuti a trovarmi e siamo andati a Condove al “Gallo4” a mangiare tanta bella roba. (parlo del 1940). Sembra possibile che sia volato così il tempo?
Ieri dal giornalaio, oltre che al quotidiano “giornale di Roma5” che si pubblica ad Atene, ho trovato molti giornali italiani, illustrati, ed umoristici. Stasera vado a letto, e li leggo, perché come saprete, anche quando ero a casa, ero appassionato alla lettura.
Immagino che le due sorelline faranno tante belle passeggiate in bicicletta, e passeranno delle belle giornate in montagna, o in campagna. Lo spero bene, perché mentre si può, bisogna divertirsi, è tanto bello passare le feste in gite, e sapete che mi piacevano tanto. Non le rimpiango però, perché so che ritorneranno quando verrò a casa vittorioso, e questo momento non tarderà. Quindi niente preoccupazioni, che presto torneranno le belle gite, e ne voglio fare tante, da esserne stufo. Ho scritto sulla cartaccia a macchina, perché sono il solito pigrone, e vi prego di scusarmi. Con tanto affetto vi mando tanti baci cari.
e… Buona Pasqua !!!
Vostro Dino
Ho ricevuto il pacco col cacao e cioccolato e biscotti, grazie.
La fotografia un pò scassata, ma meglio di niente.

27 marzo 1942

27 marzo 1942 – XX

Carissimi,

vi scrivo questa sera, mentre prendo la penna per scrivere anche allo zio Peppino1 e zia Rita2. Questa sera ho ricevuto una lettera della zia Linda3, dalla quale apprendo che ha assistito alla recita. Mi dice della nonna4 e mi fa piacere saperla in ottima salute.

Stasera stessa, se avrò tempo, scriverò per rispondere alla bella, lunga lettera.

Ieri l’altro ho ricevuto il telegramma del 2° pacco e dello stipendio. Sono proprio felice per il secondo, perché sarà fonte di risparmio per voi, e così si potranno mettere da parte un pò di soldi. Guardate bene che all’11 Aprile sono poi 7 mesi che avrei dovuto prendere, quindi moltiplicate l’importo mensile per 7 e avrete il totale. Quanto vi hanno dato finora? Il sussidio ve lo danno ancora, come lo danno agli altri miei amici, spero. E voi siete contenti? Fra tre giorni papà sarà libero dalla cava, e spero che troverà qualche impiego.

Stasera ho pure scritto a Teresina. Credevo fosse solo un mese che non mi scriveva, ma poi, guardata la sua ultima lettera che porta la data del 9.2.42, ho dovuto constatare che erano 46 giorni. E così le ho dato l’ultimatum. Ora basta!

Oggi l’interprete mi ha chiesto il vostro indirizzo per mandare gli auguri di buona Pasqua. Rispondete come credete opportuno, o a mezzo cartolina, che è più semplice giunga per lui.

Dopo il freddo è ritornato il caldo, e tutto è un fiore. Vi mando due altre viole di qui. Belle grosse no? E che profumo hanno da fresche!

Ieri sera sono andato a farmi una fotografia a mezzo busto, e spero sia venuta bene. Me la daranno il 2.4.42 e ve la manderò subito.

Abbiate tanti baci cari, e auguri di buona Pasqua.

dal vostro Dino

1 Soprannome di Giuseppe Felice Ferrero, fratello di Luigi Ferrero padre di Dino.

2 Margherita Marmo, moglie di Peppino Ferrero.

3 Teodolinda Arminio di Monforte, sorella di Edvige madre di Dino.

4 Elisa Allara

25 marzo 1942

Stasera alle 7 ho ricevuto due lettere vostre nelle quali mi dite di avere ricevuto il 2° pacco, e di prendere lo stipendio.

Sono pazzo di gioia e allora tutto il pessimismo è scomparso. Sono proprio fortunato! Solo il pacco non è ancora arrivato a me, ma non tarderà.

Dunque, con gli altri tre mesi, fino a marzo, verrete a percepire un totale di £ 5000.= all’incirca! Troppo bene! Poi penserò ad ottenere il documento nel quale è detto che con l’età che ho avrei un altro stipendio. Anzi se papà può… lo faccia lui.

Per l’altra spedizione di pacchi, sono in attesa che mi giunga l’olio, che da tempo ho già ordinato.

Cercherò di farne il più possibile, per darvi modo di fare una scorta.

Quello che vi ho mandato e che vi piace così tanto, viene da Kalamata e Sparta, la città delle antiche guerre e dell’olio fino. Certo non sarà olio raffinato, ma potete essere sicuri che è di oliva, puro al 100/100.

A questa accludo due fotografie fatte qui in ora del rancio. Da notarsi il contegno di serietà del Caporale Ferrero Dino e che mangia con la destra. Pure la giacca nuova è visibile, e in una fotografia sembra stracciata. E’ solo un difetto della pellicola.

Abbiate ancora tanti baci cari dal vostro

Dino

P.S. Non voglio assolutamente che mi mandate denaro.

21 marzo 1942

P.M.29/P. 21. Marzo 1942 XX°

Carissimi,

Ieri ho avuto occasione di leggere per la seconda volta una circolare che parla delle miniere e dei dirigenti e maestranze di esse. Se la Ditta presso la quale ero impiegato, può dichiararsi miniera, allora mi concedono di venire. Papà potrebbe rivolgersi Commissariato fabbricazioni di guerra, che gli può dare gli schiarimenti necessari.(Via Arcivescovado-Torino). Un mio amico del Comando, che lavorava in una azienda di miniere, ha già in atto le pratiche per avere parecchi mesi di licenza rinnovabili. Se vi fa comodo, vi manderò il numero del telescritto del Ministero, ma credo che così basti, perché al Commissariato per le Fabbricazioni di guerra a Torino, sapranno dirvi certamente tutto. Dunque, il Commendator Ainardi1 o l’Ingegnere2 che mi avevano con loro, potrebbero dirvi se mi spetta questo periodo di licenza per lavoro.

Oggi è il primo giorno di primavera, ma non sembra, dato che vi è il cielo coperto dopo le belle giornate passate, e dopo che faceva caldo, mentre oggi sembra tornato l’inverno. L’altro ieri ho ricevuto un vaglia dello zio Peppino3 e della zia Margherita4, per un importo di lire 200,=. Oggi li ringrazio, perché non ho potuto farlo prima, come non ho potuto prima scrivere a voi.

Certo che per me è un bel sollievo, avendo ancora qualche debituccio, che così pago. Ai 31 del mese o prima, vi manderò un vaglia di lire 200,= così riavrete quei due vaglia che mi avete mandato, e che, malgrado siano stati per me un bene, e mi abbiano fatto piacere, perché mi hanno detto del vostro affetto, mi è rincresciuto tenere, sapendo quanto anche voi abbiate bisogno dei soldi.

Mercoledì sera siamo andati dalla famiglia dei musicisti, ed eravamo una decina di amici. Quante belle musiche abbiamo sentito, e che cori ! Vi era anche Beccali5, che con la sua solita allegria, ci ha tenuti di buon umore. Il pacco da mezzo chilo non è ancora arrivato, e lo aspetto sempre con ansia. Quello che doveva mandarmi la amica di Roma, non è pervenuto, ma mi è pervenuta una lettera sua, nella quale mi dice che non ha potuto mandarmi il pacco. Il regalo è un bel libro; lo ha comprato dopo avere chiesto consiglio a molti amici, ma alla posta non accettano pacchi di libri per militari. Ora le dico di mandarmi un pacchetto da mezzo chilo, campione senza valore.

Ieri, per il prezzo di quaranta lire mi davano all’incirca nemmeno mezz’etto di thé, come da vostra richiesta. Ho visto che non conviene, perché a quel prezzo, anche voi lo potreste comprare. Sono in attesa di risposta in merito, al fine di decidere se posso o no comprarlo.

La Aspasia6 ieri mi ha mandato un altro mazzo di fiori a mezzo di un bambino, fiori che ho messo qui sul tavolo, e profumano molto. Che matte le donne greche!

Beccali mi ha raccontato della sua licenza, di quando è venuto a casa da voi, e di tutto insomma, di tutti i bei giorni trascorsi a casa in letizia. Io spero sempre che un giorno verrà un’altra licenza,per potermi godere in tranquillità qualche ora a casa, tra voi, e in allegria. A giorni sarà Pasqua, e noi abbiamo in progetto di fare festa con un agnello. Ma l’agnello non vi è ancora. Speriamo in bene!

Per lo stipendio, non sapete ancora niente ? E’ così, io sono sfortunato sotto tutti i punti di vista ! Quando mi faccio mandare un pacco, che agli altri arriva in sette giorni, a me arriva in due mesi, quando faccio una pratica per un qualcosa, ecco che mi capita di doverla fare andare avanti così lentamente. Mi preoccupo per questo, perché so che papà alla fine del mese non sarà più dall’Ingegnere, e perciò a voi farebbero comodo tutti gli arretrati e ogni mese lo stipendio.

Quando ve lo daranno, farò fare una dichiarazione dalla Ditta, con la quale si dichiara che se fossi ora a casa, avendo compiuto 22 anni, dovrei percepire uno stipendio maggiore di quello che mi daranno. Così si potrà avere un aumento.

Intanto mi raccomando di far quello che ancora potete per ottenerlo.

Io sto bene come al solito: Mangio tanto, e mi basta appena la razione giornaliera che agli altri è sufficiente, data la grande capacità del mio capace stomaco. E voi ? State sempre bene?

Non badate se in questa lettera ho scritto più strafalcioni che cose giuste, ma non so che cosa ho in corpo oggi. Forse il sonno derivante dal mangiare copioso. Abbiate tanti baci cari e saluti dal vostro Dino

P.S. Da Teresina ancora niente.

1 Ex datore di lavoro di Dino

2  Ex datore di lavoro di Dino alla cava di S.Ambrogio di Torino

3 Soprannome di Felice Giuseppe Ferrero, fratello di Luigi, padre di Dino

4 Margherita Marmo, moglie di Felice Giuseppe Ferrero

5 Amico di Dino

6 Donna greca già citata nella lettera del 20/09/1941

12 marzo 1942

P.M.29/P. 12 Marzo 1942- XX°

Carissimi,

Oggi sono contento mentre vi scrivo, perché ho ricevuto ieri il telegramma che mi comunicava del felice arrivo del I° pacco. Mi ha fatto proprio tanto piacere sapere che avrete potuto venire in possesso di ciò che desideravate. E poi buono?

Il I° pacco non avevo avuto modo di assaggiarlo, e quindi non potrei dire…

Ieri pure mi è pervenuto il vaglia di 100 lire, che appena potrò incasserò, ma vi prego di non mandarmene più, perché tiro avanti con quello che percepisco di decade. Vi ringrazio tanto, e in ogni modo serviranno per il thé quelle 100, e per l’olio. Aspetto in questi giorni una latta come quelle mandatevi prima. Spero che arrivi presto. Ne ho poi un’altra quasi pronta per accogliere il prezioso liquido. Certo ci vorrà molto tempo, perché le difficoltà sono aumentate ora per la spedizione.

Ieri sera sono andato per la seconda volta al cinema a vedere il film italiano “Pazza di gioia”, con De SicaMelnatiMaria Denis. Ci siamo divertiti tanto, perché da tanto tempo desideravamo vedere un film italiano, e poi così allegro!

Poi hanno proiettato il giornale L.U.C.E. della Marmarica, nostra passione, e il Duce acclamato a Littoria dalla folla.

Che battimani nel cinema! I greci non sapendo resistere a tanto entusiasmo, pure loro vi partecipavano. Poi ci sono venute le lacrime agli occhi quando si è visto a Bengasi le donne, i vecchi, i bambini, piangere di gioia al ritorno dei nostri.

Qui, tanto per fare passare il tempo, abbiamo formato la squadra calcistica del comando di Reggimento, che parteciperà al campionato di Divisione di prossima attuazione. Ieri ho già giocato, e comincio a sgranchirmi le gambe.

In questi giorni sono vestito a festa perché ho una divisa nuova di fiamma, fatta dal sarto borghese; la giubba è senza cinghia, e fatta come una giubbettina alla gagà. I pantaloni con uno sbuffo! Spero di poter fare presto la fotografia e vedrete che roba!

Come comunicatovi in altre mie precedenti, ho ricevuto il pacco di dicembre. Ora sono in attesa degli altri da mezzo chilo speditimi e di un altro spedito dalla maestra di Roma1, a giorni saranno qui.

Inutile dire che stò bene. E’ sempre così state tranquilli. Anzi non riesco mai a levarmi la fame, che mi è sempre addosso, malgrado mi diano abbastanza abbondantemente da mangiare.

Vi giungano i miei più cari baci, e saluti.

Vostro Dino

1 Molto probabilmente si tratta di una “madrina di guerra”, ossia di una donna che, come molte altre, ha adottato un militare (Dino) come figlioccio. Le madrine scrivevano sovente ai soldati, soprattutto a chi tra di loro non aveva famiglia. A volte, se disponevano di sufficienti mezzi economici, spedivano anche dei pacchi. La loro missione era quella di tenere alto il morale del loro figlioccio, mostrandogli interesse e affetto.

3 marzo 1942

li 3 MARZO I942

Carissimi,

Oggi, finalmente, ho avuto il vostro pacco del 13 dicembre. Lo prevedevo che sarebbe arrivato in questi giorni, perché anche ai miei amici arrivavano i pacchi arretrati. Così ho avuto i guanti, il torrone, il cioccolato, la marmellata, le caramelle, il libro. Ho mangiato il cioccolato e il torrone, con un piacere immenso. Che bello è ricevere le caramelle, e il resto da casa! Pare di essere in un angolo di paradiso. Vi ringrazio tanto, e mi avete fatto felice. Sono stato da sabato in attesa di vostre nuove, massimamente per sapere come state e se vi sono arrivati i pacchi. Spero che domani, con la posta aerea, arrivi qualcosa. Ho già interessato un mio amico (Viali),che comanda la sezione dei camion del nostro comando, di fare prendere, non appena uno di essi va ad Atene, il thé che si trova solo in quella città. Vedrete che non appena arriva ve lo manderò.

Qui, tanto perché non si possa dire che Marzo non è pazzo, durante le giornate, un pò c’è il più bel sole, un pò c’é un tempo siberiano. Ma presto verrà per sempre il bel tempo, e si pazienta anche se ora non si può avere sempre il sole.

Oggi ho preso i pantaloni nuovi dal sarto. Sono su misura, e anche la giacca, che prenderò domani, è fatta su misura. Sono aggiustato da gagà. Alla prima occasione, prenderò qualche fotografia che vi manderò.

E cosa faccio io durante il giorno? Ecco: La mattina alle 7,30, sveglia. Alle otto e mezzo in ufficio fino alle undici, poi al rancio, e dopo questo, fino alle tre, svaghi, tra i quali sono da annoverare le incursioni in terrazza, dalla quale si trasmette a mezzo gesti, con delle belle ragazze, che pigliano il sole pure loro. Noi cantiamo, e loro ci hanno chiesto la canzone mamma. Tutti i greci qui da noi cantano questa canzone, perché una rivista greca di passaggio, la ha fatta cantare da una bambina, ed è piaciuta a tutti. Io parlo, sebbene con un pò di fatica, il greco, e so farmi capire. Se resto ancora un poco qui, divento un poliglotta, tra francese, arabo, greco, ecc.ecc.

Da voi il tempo ha smesso di darvi freddo? la primavera non sarà proprio ancora, ma le giornate calde di marzo le ricordo, e so che viene anche lo sgelo.

E la famosa recita come è andata?

Quando verrò in licenza non sò, ma se la buona fortuna mi assiste, per quest’anno, o fra poco tempo potrei venire. Non datevi pensiero per questo, perché tanto stò bene, e quindi tutto va a gonfie vele.

L’altro ieri è arrivata una circolare che dice che tutti coloro che da civili erano impiegati in una azienda estrattiva, (miniera) possono essere mandati in licenza di due mesi rinnovabili. Si può mandare anche (preferendo) i dirigenti del lavoro. Guarda tu papà se puoi, visto che la nostra azienda è affine alla miniera, e che devono essere miniere anche le nostre, se si può. Scusate la carta e lo scritto, perché ho adoperato la portatile, che ripete le parole. Abbiate tanti baci dal vostro

Dino

27 febbraio 1942

li 27.2.42

Carissimi,

vi scrivo dopo tre giorni che non lo faccio, e mi vergogno di questo. Ma non è tutta colpa mia questo, perché la sera vi è sempre qualcosa che mi fa impazzire. Tre sere fa, il lavoro di fine mese, gli stipendi, e il mucchio di corrispondenza, che essendo io a sbrigarla, mi dà da fare, anche con il protocollo e archivio.

Ieri sera poi me ne è capitata una bella. Noi siamo abituati a fare degli scherzi, che alle volte sono brutti come quello fattomi ieri sera. Finora non mi avevano pescato, ma ieri! La ho pagata per tutte! Ieri sono arrivati dei carri di pacchi, di quelli che dal Dicembre sono in viaggio, e io tutto contento, pensavo di avere anche il mio. Verso le sette di sera, mi hanno chiamato gli amici della posta, e mi hanno consegnato il pacco. Ma la calligrafia non mi pareva la vostra. Certo che dalla gioia non sono stato a guardare. E poi era timbrato a Torino, e chiuso con il piombo e la ceralacca della posta di Torino. Quando lo ho aperto, conteneva calze vecchie, carta, e tante straccerie che servivano a tenerlo pieno. Allora tutti gli altri a ridere ! Io ho riso pure, ma sentivo in gola un nodo; potete immaginare che delusione! Il pacco me lo hanno confezionato bene, al fine di farmi credere che fosse realmente arrivato.

Ma domani dovrebbero arrivarne altri, e quindi spero sempre.

Siamo ormai alla fine di febbraio, e penso alla fine di marzo, perché papà va via dalla cava. Gli hanno promesso qualcosa alla Bosio1?

Nell’altra lettera vi dicevo di mandarmene un’altra di richiesta stipendio, compilata da voi, al fine di avere i dati giusti.

Forse….. il primo pacco vi sarà già arrivato. Come sono in ansia?

Dal “Popolo delle Alpi2” ho appreso la morte di una Pralotto3 di Alpignano. E’ forse la merciaia?

Qui il bel tempo continua a darci delle giornate calde, e noi andiamo in terrazza (dalla quale si domina la città) a guardare le bellezze greche con potenti binocoli!! Che ve ne pare? Un modo come un altro per passare il tempo.

Attendo vostre nuove, perché l’aerea da tre gg. non arriva, e domani sarà qui indubbiamente.

Di Teresina nessuna nuova. Spero potervi sapere presto in ottime condizioni di salute, e vi invio tanti baci cari.

vostro Dino

1 Ditta a cui Dino ha già fatto riferimento in precedenti lettere.

2 Settimanale “Foglio d’ordini della federazione dei fasci di combattimento di Torino.

3 Probabilmente un’ ascendente dell’omonima famiglia che ancor oggi gestisce un’attività commerciale ad Alpignano.

23 febbraio 1942

Li 23 Febbraio 1942

Carissimi,

Sono due giorni che ricevo posta da voi: un totale di tre lettere, delle quali una di Silvana, Vally e Mamma. Sono contento di questo, e soprattutto perché so della buona salute vostra. Ieri sono andato a Xilocastron dopo Corinto, un totale di 9 ore di camion, tutto una svolta in montagna.

Non vi posso descrivere le cose che mi hanno fatto patire queste nove ore! E’ incredibile! Ero nel cassone assieme al mio ufficiale, e tra una curva e l’altra abbiamo vuotato il pranzo. E dire che di viaggi in camion sono maestro, e non lo soffro.

Ma dopo nove ore di curve, e discese dopo salite, con il puzzo di benzina, è una cosa tremenda, che dopo ventiquattro ore mi fa ancora venire la nausea solo il pensarci.

Ho visto però il mare, e questo è un fatto che rende meno penoso il ricordo di quella giornata.

A Xilocastron (dopo tanti mesi) ho mangiato un pranzetto divino, che qui è considerato privilegio di pochi: Capretto, patate al sugo, insalata di cipolline, prima bollite, e vino di Corinto. L’unico inconveniente è che costa troppo caro, ed è sprecare i soldi spendere così. Però ora per un po’ di tempo ne ho a sufficienza.

Ho ricevuto finalmente pure la fotografia di Silvana e Wally con le amiche Crotta, ecc., molto bene riuscite, che non finisco più di ammirare. Mi piacciono pure gli orsacchiotti. Belli davvero!

Sono in attesa poi delle altre promesse.

Da Teresina, oltre la lettera comunicatavi nella mia precedente, non ho ricevuto più niente. Come saprete, mi diceva di essere pentita, e mi chiedeva perdono di tutto il male fatto.

Ma tanto so che continuerà a fare così, perché ha un caratterino!

Ho avuto il modulo da compilare, ma dopo che lo avevo cominciato mi sono accorto che non sapevo cose come lo stipendio, se bisognava mettere Ditta Gualdoni oppure Rotunno, ecc. Così vi prego di mandarmene un altro, compilato da papà come l’altro, che lui saprà tutto. E così ve lo restituirò subito. Intanto il modello di dichiarazione che sono trattenuto e tuttora sotto le armi (trimestrale) come è detto dietro al modello ricevuto oggi, lo può fare il podestà, così sarete più svelti quando dovrete fare rinnovare quei documenti.

Qui il freddo è di nuovo venuto con giornate grige e tristi.

Ma speriamo che presto torni il bel sole. Mi rincresce che abbiate mandato il vaglia, perché sono soldi che servono a voi, e io posso fare con quello che prendo. Vuol dire che ritornerò indietro i soldi, perché qui sono sprecati. Vi manderò, non appena saprò se avete ricevuto i pacchi, il thé che farò comprare ad Atene.

Abbiate tanti baci cari dal vostro Dino che sempre vi ricorda.

Dino