6 settembre 1942

P.M.29 li, 6 Settembre 1942 –

Carissimi,

Ieri ho ricevuto una lettera di Silvana, con la fotografia assieme al suo figlioccio. E’ molto bene riuscita, e sono contento di vederla in perfetta salute e forma come quando sono partito. Ho appreso anche con tanto piacere che avete comprato l’orologio per me, e vi prego fin d’ora di dirmene il prezzo, al fine di potervi mandare i soldi. L’orologio non so da chi mandarvelo a prendere, ma oggi scrivo a Beccali1 che è a casa per malattia, e spero che verrà a prenderlo. In ogni caso presto altri verranno dalle parti nostre, e allora qualcuno verrà a trovarvi e a prenderlo.

Ho già ricevuto la misura dell’anello di mamma, e quando manderò quelli delle sorelline, manderò anche il suo, finora non è partito nessuno che potesse portarli.

Volevo chiedervi una cosa: L’ultimo pacco che ho ricevuto conteneva le polveri per l’acqua, un pezzo di cioccolato, la marmellata, le lamette, il sapone per barba, ecc. è forse l’ultimo speditomi, o vi è ancora quello con le spiralette e i peperoni in scatola? Vorrei saperlo perché così aspetterei anche quello, in caso contrario non aspetto. Mi rincresce che forse non vi sarà il dentifricio nel pacco di Giovannitti2, perché è l’unica cosa che mi serve realmente, mentre la brillantina si può attendere. Vuol dire che cambierò con altri che hanno dentifricio.

Intanto Giovannitti domani dovrebbe essere qui, e con quanta mia gioia potete ben immaginare. Quante domande ho da fargli! Vorrei che fosse già oggi qui, domenica, e farmela sembrare meno lunga e monotona! Stasera andrò alla solita passeggiata, al solito cinema, e forse scambierò due parole con la amica che parla francese. E’ così che passano queste feste, ed è così che passano le ore, che seppure monotone, sono sempre desiderate: La festa poi non porta i ricordi di altre feste, perché altre cose ci pigliano, e non si desidera altro che passarle bene, e nel miglior dei modi. Sono contento che la dichiarazione per lo stipendio sia arrivata a tempo per prendere i soldi, e d’altra parte ero quasi tranquillo, perché so che di media, trovando l’aereo, la posta impiega tre giorni per arrivare.

Una cosa debbo dire: che assolutamente non mandiate il mio orologio qui, che andrebbe perso, e anche rotto. Volevo una come avete comprato, perché così ho l’ora, e poi domani vendendolo al rientro in Patria, ripiglierei sempre quanto speso.

Di Teresina ricevo in questi giorni qualche cartolina da Napoli e Roma, e non ho ancora risposto. Ogni tanto il lupo ritorna alla tana !

L’altr’anno come oggi, ero nel Veneto che viaggiavo per arrivare qui, e dunque è passato un anno prestissimo; verrà pure il giorno che verrò in licenza, e lo spero. Se fosse vero che venissi per Natale come promessomi, non dovrebbe tardare molto quel giorno, e sarebbe proprio una gran bella cosa. In ogni modo non datevi pensiero, che un giorno o l’altro verrò e forse quando meno ve l’aspettate.

Di altro non avrei da dire, se non che ringraziarvi dell’orologio compratomi e dell’interessamento avuto per esso. Ditemi poi se avete ricevuto il vaglia di lire 380.= delle due decadi.

Con tanto affetto vi bacio, vostro

Dino

1 Amico di Dino

2 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

31 agosto 1942

(lunedì 31 agosto 1942, data desunta dal contenuto e dalla corrispondenza precedente)

Carissimi,

Direte che sono un pochino pigro nello scrivere, e non avete tutti i torti. Ma in questi giorni di fine mese, tante cose mi rendono impossibile, se non noioso il dedicarmi alla scrittura. D’ora innanzi, visto che ho ricevuto oggi le cartoline in franchigia, scriverò tutti i giorni una di esse, per tenervi al corrente di quanto accade qui.

Qualche sera ho avuto modo di uscire, e di respirare un poco di aria fresca e non viziata come in ufficio, dove sto tutta la giornata, senza vedere il sole. Oramai anche le serate calde dell’estate sono finite, e la sera fa già frescolino. Non si può dire che questo dispiaccia, perché al contrario, si sente il sangue circolare meglio al fresco di queste sere. Ieri era domenica e sono andato anche un poco al cinema, per distrarmi dai pensieri che mi turbinavano nel cervello. Essi erano portati dal fatto che mi rammentavo che l’altr’anno a quest’ora ero ancora a casa, e volevo indagare cosa facevo. Oggi ad esempio era l’ultimo giorno di mia permanenza, e domattina alle 6 voi mi siete venuti ad accompagnare alla stazione. Come è volato il tempo, e fatti che dovrebbero sembrare vicini, sembrano perduti nella notte dei tempi.

Nella mia lettera precedente, vi avevo dato notizia della ricezione di un pacco vostro, con la marmellata, le lamette, l’acqua minerale, il lucido, ecc.

Ve lo ripeto, perché possiate saperlo più precisamente nel caso non aveste ricevuto la lettera.

Spero però che vi sia pervenuta a quest’ora, perché in essa vi era il documento per lo stipendio, che oggi dovrete consegnare. E’ tutto a posto?

Giovannitti1 non è ancora arrivato, ma dai calcoli che facciamo, visto anche gli altri che arrivano, credo che per mercoledì-giovedì lo vedrò, mi parlerà di voi, e mi porterà quello che attendo con ansia.

Di novità non ve ne sono molte, eccettuata quella che ho conosciuto una ragazza di qui che parla molto bene il francese, e che vedo la sera le volte che esco, sulla piazza. Mi ha detto di salutare le sorelle, e tutti voi, perché dice che ammira l’Italia, e fra parentesi (anche gli italiani) anche i caporalmaggiori. E’ una persona molto per bene ed istruita e fa piacere esserle amici. E poi chi più chi meno, noi tutti conosciamo qualche ragazza, che se non altro fa sembrare meno lunga la giornata. Perciò, ricevete i suoi saluti, che credo saranno graditi.

Intanto io mi preparo per passare l’inverno bene come l’altr’anno, e riordino la sistemazione del mio letto con un nuovo materassino più spesso per ripararmi, e faccio stirare il cappotto.

I guanti che mamma mi ha mandato alla fine dell’inverno passato, li ho già tirati fuori, e saranno tanta manna. La mia salute è sempre più che ottima, e questo è l’essenziale. Credo che voi pure sarete così.

Ho mandato ieri il regalino per Silvana e Wally, che non è troppa cosa, ma non potevo di più, dato che tutto il mio avere lo avevo mandato prima, il 23 del mese corrente. Avevo ricevuto un vaglia l’altro ieri dallo zio Peppino2, di 200,= lire, e per me è stato un piacere riceverlo, potendo così fare il regalo promesso.

In seguito, e non fra molto tempo, spero di potere farne ancora.

Mi rincresce che i pacchi siano ancora chiusi, perché avrei bisogno di qualche oggettino di poco conto, ma che nella vita militare serve.

Vuol dire che appena saprò che saranno riaperti vi manderò a dire quello che mi occorre.

Per il momento non avrei altro da dire, e non credo che ve ne sia. Domani vi scriverò una cartolina in franchigia, e così tutte le mattine, per farvi sapere tutti i giorni mie nuove.

Di Teresina sempre niente.

Con tanto affetto vi bacio

Vostro Dino

1 Amico di Dino anche nel dopoguerra

2 Soprannome di Felice Giuseppe Ferrero (1890-1954) zio di Dino, chimico e farmacista, titolare di una delle più antiche farmacie di Torino, la Collegiata, sita all’angolo tra via del Carmine e piazza Savoia.

24 agosto 1942

Carissimi,

Questa mattina mi affretto a scrivervi, per farvi avere i documenti per la corresponsione dello stipendio civile. Ieri li ho avuti, ed oggi, debitamente firmati, partono per Alpignano; spero che per il 28 al più tardi li avrete, così potrete riscuotere lo stipendio.

Io ne ho ricevuto uno solo, che ho compilato, ma ho ritenuto utile di compilarne un secondo, non sapendo se vi servono tutti e due. Fatemi sapere le eventuali urgenti pratiche che dovessi svolgere, che io sono sempre molto interessato affinché non vi manchi questa fonte di aiuto.

Sono alcuni giorni che non scrivo, perché sono diventato un poco matto a causa dei vaglia che si devono fare verso il 22 del mese, e per tre o quattro giorni non finiscono più. Si tratta come sapete di qualche migliaio di essi, e per scriverli tutti in distinta, bisogna sudare sette camicie (se bastassero.) Sono uscito soltanto ieri sera per prendere una boccata di aria fresca, e tanto poi se avessi scritto ieri sera, lo stesso fino a domani mattina non partiva la lettera aerea. Così sono sempre a tempo come avessi scritto ieri.

Forse oggi o domani partirà per rientrare il mio amico Giovannitti1, che mi porterà il vostro pacco. A proposito di pacchi: Oggi sono arrivati alla posta militare i pacchi da due chili (gli ultimi) e spero che domani vi sia anche uno dei miei. Ultimamente (sei o sette giorni) ho ricevuto un pacco contenente una tavoletta di cioccolato, un barattolo di marmellata, le lamette, il sapone per barba, il cioccolato in polvere; credo che l’altro con le spiralette2 sia in viaggio, e sarà probabilmente qui domani.

Io vi ho mandato alla fine della II° quindicina gli importi delle due quindicine di luglio e agosto, per un totale di lire 380.= Lo riceverete ai primi del mese di Settembre, o giù di li. Avrei voluto mandare il regalo a Silvana e Wally, ma non ho potuto per questa volta. Per i due o tre di Settembre spero di poterlo fare, e anche che loro mi perdoneranno se non ho potuto mantenere la parola. Ho qui intanto i due anellini, e aspetto la prima occasione per poterli mandare. Siete contente ? Aspetto anche le misure del dito di mamma, al fine di fare il suo e mandarlo possibilmente con quelli delle sorelline.

Silvana mi chiede se gradisco una fotografia sua con il suo figlioccio: E fa bisogno di dirlo? Ma certamente! e con tutta urgenza.!!

Intanto qui si vive la solita vita. Ha cominciato a fare fresco la sera, mentre di giorno si stà ancora molto bene per calura. Certo che verso la metà di Settembre comincerà il primo fresco, e si dirà addio alla bella estate greca.

Quattro giorno addietro quando sono andato alla passeggiata per l’ultima volta prima di cominciare quel gran lavoro dei vaglia, ho fatto una lunghissima passeggiata con i miei amici, e mi sono proprio divertito tanto. Poi sono andato ieri sera in piazza, dove vi era concerto della nostra banda, e ho passato un ora lieta. Di vostre notizie ne ho ricevute poche in questi ultimi tempi, ma credo che sia dovuto al fatto che vi sarà stato qualche disguido postale, o almeno, suppongo. Spero sempre ardentemente che per Natale…..come promessomi…..e conto i giorni.

Sono a zero di dentifricio e brillantina, e aspetto con ansia Giovannitti, perché devo pulirmi i denti con il sapone da bucato, rendendoli puliti, va bene, ma disgustandomi non poco. Qui un tubetto di dentifricio costa un inezia come 137 lire nostre. Che ve ne pare? Altrettanto dicasi per la brillantina.

Sto sempre in perfetta salute, e con Durando3 passo delle belle serate.

Al rancio mangiamo sempre assieme, e siamo proprio tanto amici. Si parla sovente di voi, e di come si passano le giornate a casa. Che volete! Lui è un novellino di qui, dato che da appena un mese è ritornato, rispetto a me che da ben dodici mesi sono qui.

Da Teresina ancora non ho ricevuto niente (venti giorni) e non scrivo nemmeno, che si aggiusti. E’ oramai una vecchia storia che mi dà noia.

Di altro non avrei da dirvi. Vi raccomando che mi facciate sapere con premura se avrete ancora dell’altro da richiedermi per lo stipendio o per voi. Sono in attesa della vostra risposta. Abbiate intanto tanti baci cari, e pensieri dal vostro

Dino

1 Amico di Dino anche nel dopoguerra

2 Nome in uso ai tempi per indicare i cosiddetti zampironi, incensi formati da polveri compresse di piretro con forma a spirale, che bruciando molto lentamente sprigionano un fumo ad effetto repellente per le zanzare o altri insetti molesti.

3 Amico di Dino

11 agosto 1942

P.M.29 li, 11 Agosto 1942-

Carissimi,

Ieri ho ricevuto una vostra lettera, nella quale mi si dava comunicazione della ricezione del vaglia di lire 900.=. Sono molto contento di ciò, perché così sono certo che avrete avuto modo di avere un piccolo aiuto. Ai venti di questo mese manderò l’importo delle due quindicine, che ammonta a quattrocento lire circa; in più, con dei risparmi, un piccolo regalo a Silvana e Wally, ed era ora che lo facessi, visto che da molto tempo, non so più quanto, non regalavo loro più niente. Tutto quello che manderò è tutto quello che posso mandare, e anche se avessi altri soldi non potrei, dato che non si può inviare più dell’importo della decade. Gradite perciò questo mio regalo, come segno del mio affetto e del mio ricordo affettuoso. Ho qui nel portamonete gli anellini per le due sorelline, e sono riusciti bene malgrado non siano di oro, ma semplicemente di argento. Sono però bollati 900, e credo che saranno un ricordo gradito della Grecia. Alla prima occasione ve li manderò, e credo ciò possa avvenire presto. Il mio carissimo amico Davy, che vi dissi doveva venire la settimana scorsa, non è poi partito, avendo chiuse le licenze momentaneamente. Credo che manderò quanto promesso a mezzo suo. E più il solito regalino per papà.
Ho ricevuto, e mi sono dimenticato di ringraziare, la lettera dove il figlioccio di Silvana mi parla brevemente. Non so però se venendo in licenza passerò per il paese di sua residenza. Bisognerebbe che lui mi dicesse se si trova molto distante dalla linea ferroviaria che passa per Skoplie in Jugoslavia. Io passerò per di li, e quindi se lui fosse vicino, potrebbe venire a trovarmi.
Durando1 mi ha detto dell’utilità dei miei pacchi, e vorrei potere avere il modo di trovarne altri. Per il momento non vi è nessun indizio che possa farmi sperare in bene. Merlin2, che quando viene da me è sempre ben trattato, e ha avuto molti favori, che non li sto ad enumerare perché non so più quanti siano, mi aveva promesso, una volta che mi era venuto a seccare per fargli un piacere, che mi avrebbe trovato un po di olio, che nella località dove è lui se ne trova in abbondanza: (almeno se ne trovava una volta), ma non ne ho saputo più niente, e per di più, oltre che non procurarmi olio, non ho rivisto più nemmeno la latta, che sa Dio solo cosa si fatica a trovarne qui; finora dunque non ho ancora potuto fare niente. Ma mi adopro per trovare. Spero che la buona fortuna mi assisterà. Certo è che sono uno che ha mandato di più qui, per il mio interessamento del vostro benessere.
Silvana dal giorno 3 è in ferie allora? Sono perciò già otto giorni che non lavora. L’altr’anno a quest’ora mi trovavo a Bari sbarcato, e attendevo il treno per venire da Voi. Domani mattina facevo il telegramma da Pescara. E oggi per di più si compiono i 29 mesi._
Sono però sempre contento, e non vedo l’ora che venga il Natale che dovrebbe farmi venire da voi. Ma bando alle illusioni, perché non posso dire con certezza: “domani sarò da voi””!! siamo in tempo di guerra, e devo compiere il mio dovere, quindi, dopo esso vengono i giorni di riposo.
Sono contento al sapere papà a posto, e che nel suo nuovo ufficio si trova bene. Certo che avrà moltissimo lavoro, ma non sarà la vita della cava. Se poi la Bosio3 lo vuole e ad un prezzo maggiore, assicurandogli un impiego stabile, lo paghi bene, e allora conviene cambiare, sperando che i Bernardi4 non se la abbiano a male ma capiscano le esigenze del momento attuale-
Questa sera sono di servizio, e, cosa insolita piove. Perciò non rimpiango nemmeno la passeggiata serale. L’aria è rinfrescata, e dopo tanti mesi di estate senza una goccia di acqua, sembra di rinascere. Per stanotte si prepara una dormitina con i fiocchi. Stasera messici in quattro per comperare una anguria, le abbiamo fatto la festa. Che buona! Solamente che è sparita troppo in fretta. Dopo le molteplici lettere ricevute negli ultimi tempi da Teresina (una al giorno e anche due), ora sono quattro giorni che non ne so niente. Che roba da matti! Mi sembra che sia un pochino fuori dei binari. Non riesco a capire gli sprazzi di folle desiderio di scrivere, e le lunghissime pause. Io per intanto non me la prendo, e non scrivo. A questo mondo ho conosciuto tanta gente, e le menti più infiammabili mi danno poco affidamento, per cui cerco di non farmi bruciare.
Aspetto sempre Giovannitti5, con il necessario per la barba, perché ho qui il vecchissimo pennello portato già quando ero ancora una recluta, e il mio vecchio rasoio con le lamette comprate qui non funziona molto bene, e mi fa dei taglietti al viso.
Noi ridiamo sovente alle spalle delle ragazze di qui, che sono tanto stupidine, e antiquate di idee, che fanno ridere anche chi non ne ha voglia. L’altra sera al passeggio, una di esse, molto carina ed elegante, ma che prima di vederla si sa essere al livello delle altre, e che vedevo sempre alla passeggiata, passandomi vicino mi disse: venite, avere grande segreto! Io ho girato per sentire il grande segreto, in una stradina adiacente, e mi ha detto “”io molto amore””, e poi è scappata. Dico, si può essere più stupide di così? Qui sono abituate a guardare dalle finestre, da sotto le persiane, e “avere un amore” per loro vuole dire lanciare occhiate di soppiatto alla passeggiata, o al cinema, e hanno paura della gelosia degli uomini. Che retrogradi !
Io me ne faccio un baffone con manico, perché non mi impressionano né le greche né il loro profilo dal naso aerodinamico; vale più l’ultima italiana, che la prima greca.
Domani speriamo che sia bel tempo, così andrò al cinema a vedere il varietà, e passerò qualche ora lieta. Altro non avrei da dirvi, se non che vi ricordo sempre con molto affetto, e desidero ardentemente di rivedervi e passare qualche giorno tranquillo nella mia casetta. Abbiate tanti baci cari, e saluti affettuosi dal vostro Dino

– Lo sapete che i pacchi da due chili sono sospesi ?

6 agosto 1942

P.M.29 li, 6 Agosto 1942-XX°

Carissimi,

questa sera sono di servizio, e dopo aver sgobbato un pochettino, vi scrivo queste righe, perché altrimenti domani non potrei farlo, dovendo andare a fare il solito viaggetto per prendere i soldi, e per fare, se possibile, il bagno di mare.

Questa sera, tanto per farmi dispetto, il cinema che era chiuso da quasi due settimane, si è riaperto, ed io, che sono di servizio, debbo stare qui dentro. Ma domani sera, se ritorno presto, o dopo domani, mi prenderò la rivincita, e mi godrò tutto il cinema che voglio.

Domani, pure se avrò fortuna, ritornerò carico di uva, comprata a Corinto, dove oramai è matura, ed invita a mangiare. Ne ho assaggiata qui a Tripoli, ma costa un occhio della testa.

Sono parecchi giorni che non ricevo vostre notizie, e questo mi dà pensiero, perché non sono mai stato tanto tempo così senza vostre nuove. Sarà un ritardo della posta? Eppure la posta arriva giornalmente (aerea) perché quasi tutti i giorni ricevo una lettera da Teresina, e non so proprio spiegarmi questo. Domani però tutto si chiarirà con una vostra bella lettera, che metterà in pace il mio cuore. Io vi scrivo ogni due o, se ne sono impedito, ogni tre giorni, e spero che avrete mie notizie. Avrete pure ricevute le lettere dove vi rassicuravo sul mio stato di salute, e spero non avrete più dei pensieri brutti che sono un’offesa alla mia sincerità.

Sarei il più grande vigliacco della terra se vi tenessi celato un qualsiasi microbico danno al mio occhio, e non meriterei la vostra affettuosa premura. E poi dopo che ho scritto allo zio, e il Tenente della finanza, che ha avuto possibilità di parlare con il mio capo-ufficio, e avrà già riferito, non credo avrete ancora dei dubbi sulla veridicità delle mie asserzioni. Se poi non fossi più che in salute, non potrei scrivere così tanto e in fretta, (vado velocissimo per riposarmi un poco prima di domani mattina alle ore 4,= ora di sveglia per la partenza). E poi non mi manderebbero a fare la gita in camion, e non sarei stasera di servizio. State tranquilli, e vedrete che quando verrò in licenza (e Natale si avvicina) potrete constatare che non sono bugiardo, e che come sempre ho detto solo la verità, come mia abitudine.

Voglio solo sapere come state, ed è questo il pensiero di questi giorni di attesa di lettere.

Avrete ricevuto le mie fotografie inviatevi ultimamente, e credo ormai tutte. Stasera avrei dovuto andare dall’orefice a prendere gli anelli di Silvana e Wally, ma essendo di servizio, non ho potuto.

Andrò dopo domani mattina, e così aspetterò la prima occasione per mandarli. Siete contente, sinforose?1 Li ho fatti fare con l’Acropoli sopra, e dentro l’iscrizione in greco “Tripolis, ricordo del 1942”.

Sono in argento, perché oro qui non se ne trova; il disegno sopra però si può cambiare, con le vostre sigle scritte con caratteri greci.

E’ un lavoro da poco, e se voleste così, io ve le faccio mettere.

Penso una cosa che avrei dovuto fare prima ma non ho mai potuto: Già quando ho chiesto per Silvana e Wally, avrei voluto chiedere per mamma, ma non mi sono osato, non sapendo se le avesse fatto piacere uno di simili anellini. Credevo di potere trovare altro, ma poi ho dovuto desistere, perché non si trova niente. Vi sono oggetti di profumeria che non adoprerei nemmeno per lavarmi i piedi, e l’unica cosa che merita un poco è la cipria (pompea L.T.Piver). Ma non so se fosse di gradimento, e perciò chiedo se tu mamma volesti un anellino pure tu. Non so se ti piaccia, e perciò chiedo. Ho forse sbagliato? Vorrei sapere qualcosa in merito, e così saprò che fare.

L’unico che resterebbe sarebbe papà, ma quando avrò occasione di avere un amico che verrà in licenza, non mancherò di mandare qualche sigaretta.

Di vita qui non avrei molto da raccontare, se non che sono sempre qui in ufficio, eccetto qualche scappata per andare alla Banca a fare delle operazioni, o alla Posta Militare. Le giornate sono belle e il sole non ci lascia un solo minuto. Sono tre mesi ormai che non si sa con precisione se la pioggia esiste o non è mai esistita. A mezzogiorno, (mangiamo alle 10,15) me ne vado in terrazza, con tutto l’armamentario, composto dagli occhiali del mio amico, degli zoccoletti di legno che mi ha fatto il mio amico il falegname del Reparto, dalle mutandine da nudista, dal turbante bianco in testa (che desta l’ilarità dei miei compagni), e di un fiasco di acqua minerale fatta con le cartine di mamma, che detto in confidenza, nei pochi minuti che mi addormento al sole, la mia acqua finisce in qualche gola arsa dal sole. E’ così qui, tutto quello che uno possiede è per gli altri. Tutti siamo come i bambini che desiderano divertirsi con tutto ciò che viene da casa, e non siamo mai sazi di golosità. Devo anche spostare il tavolino che metto sopra la mia testa per ripararla dal sole, perché il sole cammina, ed a un certo punto me lo sento che mi solletica il naso, ed allora sono guai, perché alla sera poi al “peripato” (passeggio), è tutto rosso, e mi rincresce, perché incontro una o due belle “despinis” (signorine) sulle quali faccio colpo, e allora me lo salutate il ”colpo” se ho il naso arrossato ? Può sembrare che io sia amico di Bacco.

Mi preparo anima e corpo per quando verrò a casa, e comincio a dare una specie di piega ai capelli recentemente tagliati quasi a zero, e aggiusto la divisa di panno che adesso riposa all’attaccapanni, in attesa di essere indossata ai primi freddi, quando si avvicina il S.Natale. Chissà perché, ma non ho mai tanto desiderato che venga il freddo, che è sempre stato piuttosto il mio nemico. Ma…….con esso si avvicina il giorno in cui quella carretta a quattro ruote che si chiama treno del diavolo di qui, si metterà in moto, e con esso, anche la mia felicità.

Continuate a prendere sempre lo stipendio ? E per il sussidio, non se ne fa niente ? Vorrei che foste tranquilli dal lato dei soldi, e perciò mi preoccupo. Intanto per i venti del mese corrente, vi spedirò gli altri soldi del mese decorso, fino al quindici di Agosto, e cioè quasi quattrocento lire. E’ tutto quello che posso avere e posso mandare, in quanto solo la quindicina si manda, e d’altronde dove si potrebbero avere altri soldi se non dalla quindicina ?

Sono sempre in attesa della ricevuta del mese scorso, e credo che con la prima vostra lettera non si farà più aspettare. Stasera ho detto qualcosa mi pare, e se volete vi racconterò, come oggi ho raccontato, della cura del sole, delle passeggiate, e di come si vive qui. Siete contenti ? Ed ora, essendo alla fine la pagina, chiudo questo dolce colloquio con voi, con il dirvi che vi penso sempre con tanto affetto, e che voglio sapervi sempre felici e in salute. Vi manda tanti baci cari il vostro Dino che vi vuol tanto bene.

Con affetto Dino

1 Nel senso di ragazze sdolcinate

29 luglio 1942

P.M.29 li, 29.7.942

Carissimi,

Ieri ho avuto la bella sorpresa di ricevere quattro vostre lettere contemporaneamente. Ho letto per mezz’ora di seguito, e non vi so dire l’immensa gioia di avere tante e così belle vostre nuove. Due giorni fa avevo spedite le prime tre fotografie fatte con la macchina che mi avete mandato, ed oggi vi mando altre quattro di esse, così ne manca solo una, che manderò la prossima volta. Il secondo rotolo lo sto finendo adesso, e così avrò sedici fotografie mie. Ho appreso che papà mi sta procurando altri rotoli; ringrazio tanto, e rimango in attesa di essi. Però debbo dirvi che ne ho trovati qui, e se avete solamente comprati quei due, non compratene altri, che io li trovo. Il prezzo non sarà poi quello vostro, s’intende, ma qui non bisogna farci caso. Ho poi intenzione- visto che avrò già fatte svariate foto, una volta che non avrei più luoghi da ritrarre, di vendere la macchina, che non si sa mai, ma temo sempre di vedermela sparire ! e poi prenderò certamente molte volte più di quanto costa, dato che tutto qui è proporzionato. Non vi pare giusta la mia idea ? dato che costa anche così caro a fotografare, una volta levatomi la voglia, e per non correre il rischio di perderla !

Mi chiedete una istantanea del mio viso per vedere come sto dopo l’incidente occorsomi, e mi pare che con queste fotografie potrete vedere che sto perfettamente bene, e non rimane più nulla di tutto il male.

Il dottore ha detto che è stato un vero miracolo se non ho perso la facoltà di vedere, dato che potevo essere colpito nel migliore dei casi, gravemente. Ma come vedete, tutto è andato per il meglio, e ormai da moltissimi giorni il mio occhio ha perduto ogni rossore, ed è tornato normale, sia nel colore, come nel vedere. Non vi è più alcun pericolo, e l’incidente, dovuto a cause non conosciute, ma che devono attribuirsi ad infortunio, non accadrà più, dati che una volta su un milione succede. State dunque tranquilli, e come vedete dalle fotografie, sono completamente ristabilito. Silvana chiede se la cartolina in franchigia del g. 14 non la ho scritta io. Ha indovinato: La ha scritta un mio amico, perché io non potevo, e poi non volevo che, essendo già molti giorni che non mi facevo vivo a causa del male, voi poteste essere sopra pensiero.

Ho preso nota delle misure datemi per gli anelli di Silvana e Wally, e appena potrò finanziariamente, li farò fare. Intanto spero che Giovannitti1 sia già venuto da voi con le sorelle, come scrittomi papà. Vorrei chiedervi un favore ancora, se potete ancora farlo a mezzo Giovannitti: Un pennello per la barba, che non ho, e se arrivano le lamette e il sapone da barba, come scrittomi, non potrei radermi senza pennello. In ogni caso potreste invi­armelo anche a mezzo pacco postale. ­Dell’olio e dei vaglia ho già ricevuto vostra lettera dove dite di avere ormai tutto in vostre mani. Io ne sono felice, perché so che così potrete andare avanti ancora, e non avrete il pensiero di mancare del condimento.

Teresina continua a scrivermi ogni giorno per espresso aereo, e io rispondo, essendosi invertite le parti, ogni quattro-cinque giorni. Prima scrivo due o tre volte a voi, poi una a lei. Tanto non mi impressiono per questa improvvisa corsa allo scrivere, che naufragherà certamente prima di quanto non si creda. Vi assicuro della mia ottima salute, e sono contento che anche per voi sia così. Con tanto affetto vi bacio.

Vostro

Dino

P.S. Bellissima la fotografia di Wally, mi è piaciuta moltissimo.

1 Amico di Dino

21 luglio 1942

P.M.29 li, 21.7.942

Carissimi,

Vi ho fatto attendere tre giorni per scrivervi, ma ho avuto proprio tanto lavoro, dopo il periodo di riposo in seguito alle mie fortunate disavventure. Siamo nel periodo nel quale si compilano le distinte per i vaglia del Reggimento, e perciò, oltre a quel lavoro che normalmente ho, devo sorbirmi qualcosa come duemilacinquecento o tremila vaglia da riportarsi in distinta. Sono già due giorni che ci do sotto, e oggi pomeriggio dovrei avere finito. Sono con l’acqua alla gola come corrispondenza; ho almeno dieci o dodici lettere da scrivere, ai parenti, agli amici e amiche. Non ne ho voglia, perché sono diventato un pigrone; pure sento che debbo farlo, anche scrivendo due o tre lettere al giorno.

E’ arrivato Durando1 con la macchina fotografica, e mi è piaciuta tanto, perché qui, non se ne trovano, e poi è pratica e serve sempre a fare delle belle fotografie. Vorrei però, se potete dirmelo e non sono indiscreto, sapere il prezzo, perché quando avrò fatto molte fotografie, e dovessi rientrare in Patria, la venderei, anche per non correre il rischio di romperla, o di farmela rubare, e sono certo che prenderei sempre più di quanto costa. Qui hanno un valore grandissimo presso i greci.

Ho ricevuto pure una lettera da Giovannitti2, nella quale mi dice della giornata passata a casa, e dei fichi mangiati. Sono proprio contento che sia stato da voi, è proprio un caro amico, e poi buono. E mi ha detto di fare sapere se mi occorre qualcosa, che me lo porterà giù. Come dettovi, mi occorre la brillantina, il dentifricio, il lucido per scarpe, e possibilmente anche un paio di occhiali scuri per il sole, di quelli che si trovano allo Standard, al prezzo dalle cinque alle dieci lire, e che avevo già comprato ad Agosto io. Vorrei quelli stile come si usano ora, e cioè oblunghi.

Ho già fatto quattro fotografie con la nostra macchina, e le altre quattro del rotolo, le farò oggi, così entro domani avrò lo sviluppo, e potrò sapere come regolarmi per sabato, che andrò col camion a prendere i soldi come al solito, e, facendo il bagno di mare, prenderò fotografie. Spero che mi riusciranno bene, così avrò il ricordo pure del mare greco.

Domani porteranno alla posta il vaglia di lire novecento, che vi ho spedito, e mi darete comunicazione quando lo riceverete.

Qui fa sempre tanto caldo, e oggi poi……si asfissia addirittura.

Non vedo l’ora di andare a fare un bel bagnetto di mare che duri anche un oretta, e poi di stendermi sulla spiaggia al sole. Se Dio vuole sabato sarò accontentato. Vorrei sapere una cosa: La macchinetta accendisigari di papà funziona ancora ?

Dimenticavo di dirvi che ho attaccato con entusiasmo sia la marmellata che il latte condensato, e hanno completato il rancio giornaliero.

Vorrei potervi dire tante novità, se ve ne fossero, ma come ben sapete fra i monti del Peloponneso, oltre alle pecore, non si vede niente che possa attirare l’attenzione.

Stasera spero di potere andare al cinema se il lavoro me lo permetterà, e forse sabato sera proietteranno il film italiano “Centomila dollari”.

Il mio occhio è a posto, non ho più alcun dolor di pancia, e mangio per quattro.-

Sperando di leggervi presto, vi bacio con tanto affetto.

Vostro

Dino

1 Amico di Dino

2 Amico di Dino

17 luglio 1942

P.M.29 li, 17.7.942 – XX°

Carissimi,

Dopo tanto attendere, oggi finalmente posso scrivervi a lungo, e con comodo. Sono già sei giorni che non posso farlo, per un incidente che mi ha impedito ogni movimento.

Domenica scorsa, 12 luglio, ero andato ai tiri col moschetto. Sparando, per non so quale causa, una vampata si è sprigionata dall’arma, e mi ha investito sul viso e l’occhio sinistro. Subito, e dal dolore, non vedevo niente, e poi, passato il primo momento di spavento dei miei amici, uno di essi mi ha accompagnato attraverso i campi, in caserma, dove mi hanno praticato le prime medicazioni, ed hanno guardato in che stato fosse l’occhio. Non ci vedevo ancora dall’occhio sinistro, ed il dottore ha fatto le sue riserve. Mi ha dato dieci giorni salvo complicazioni, e ha fatto il verbale, perché se avessi perso anche parzialmente la vista, avrei avuto la pensione di guerra. Dopo essere stato tre giorni di continuo in una stanza buia, ieri finalmente tutte le traccie di rossore e di gonfiore sono scomparse, e il mio occhio è ritornato normale. Sono ormai tranquillo, e il dottore stesso mi ha detto che un miracolo ha affrettato la mia guarigione. Certo che ho sofferto, ma tutto è finito così nel nulla. Ieri sera poi, per colmo di sventura, mi è venuta la febbre a 39,2 e mi è durata fino circa a mezzanotte. Poi mi è passata, e mi è venuto mal di testa, e dolori di pancia. Stamane però sto già bene, e ho ripreso il mio lavoro, come al solito. Come vedete ci tengo a sapervi informati di tutto ciò che mi può accadere, anche se non sono cose molto belle. State tranquilli, che ormai sto benissimo, e tutto il brutto male è dimenticato.

Ho ricevuto ieri sera una lettera di Silvana, e mi ha fatto tanto piacere.

Di cose nuove, non ve ne sarebbero, visto che sono stato a letto per tanti giorni. Debbo comunicarvi però che oggi ho consegnato alla fureria, il vaglia per voi, in lire 900,= (novecento). E’ l’importo di due quindicine, e del premio in denaro in luogo di licenza. A giorni sarà presentato alla P.M.1 e credo che verso il 30 del mese lo avrete.

Attendo con ansia il mio amico Durando, che dovrebbe arrivare di giorno in giorno, essendo partito da casa dieci giorni addietro.

E’ già venuto a casa il mio amico Giovannitti ? Povero diavolo, erano otto mesi o più che aveva la licenza firmata, e non partiva perché aveva da lavorare, o non vi erano posti per il Comando.

In quanto a Teresina, mi ha scritto quattro lettere nel giro di quattro giorni, e le ho già risposto. Non ha quindi motivo di chiedere il perché io non scrivo. E poi se è solo un mese che non scrivo, quando si pensi che lo sono stato tre (dico tre) mesi!

Ho letto dalla lettera di papà che i funghi abbondano da voi quest’anno. Come vorrei andare pure io alla ricerca di essi !

E Nana2,vuole mettere gli occhiali ? Come mai ? E’ forse il lavoro che le stanca la vista? Non avrà però la vista tanto indebolita, spero!

Sono in cerca del mezzo di trovare ancora olio, e spero presto di averne per potervelo mandare. E’ questione di pazienza. State tranquilli, che sono in perfetta salute, e così voglio siate voi. Ricevete con tanti pensieri cari, tanti baci e abbracci dal vostro

Dino

1 Posta Militare

2 Soprannome di Silvana, sorella di Dino

10 luglio 1942

P.M.29 li, 10.7.942 – XX°

Cara Nana1,

come vedi, oggi ti scrivo. Già da tre giorni addietro avrei dovuto farlo, ma non ho poi potuto. Tu mi scuserai, e spero sarai contenta lo stesso così.

Sono appena tornato dalla posta, dove speravo vi fosse un pacco per me, dei giunti ieri, ma niente. Si vede che quello speditomi, è ancora in viaggio, e non tarderà a giungere.

Nella ultima tua lettera, mi dicevi di gare, di gite, eccetera; avete fatto la riunione ciclistica? Non andate mai a Dora a fare i bagni?

Io ne faccio uno al mese quando vado a prendere i fondi necessari al nostro ufficio, e non posso dire di non esserne contento. Il mare qui è blu, il cielo è sempre sereno, e tutto invita a gettarsi in acqua.

Quando verrò a casa per sempre, voglio con voi passare un po’ di giorni al mare, e ci divertiremo, va bene?

Se vuoi mandare (o te o Vally) l’indirizzo delle amiche che mi hanno salutato nella vostra lettera, io risponderò con cartolina.

Ho pregato Wally di dirmi di che misura avete le dita, al fine di potervi comprare un anellino ricordo di qui. Avete già provveduto a mandarmele?

Sono stato in faccende in questi giorni, per poter trovare dei dischi al nostro fonografo (caratteristiche canzoni di qui), ma finora non ho potuto concludere niente di concreto. Spero che in seguito potrò ottenerne qualcuno, che poi quando verrei in licenza, vi porterei. E il grammofono come va? Avete comprato dei dischi nuovi?

Hai già fatto le ferie, o quando le fai?

Qui faccio la solita vita che ormai conoscete a memoria, e cioè d’ufficio, e qualche volta una passeggiata verso sera, o una scappatina al cinema a vedere film che non si capiscono molto. Ecco tutto!

E tu vai sovente a vedere i nuovi bei film? Io leggo nei giornali che arrivano qui, delle nuove pellicole che si proiettano in Italia, e almeno una volta ogni due mesi, vorrei essere presente ad una di queste rappresentazioni.

Termino questa mia breve lettera, con il salutarti tanto, e con te tutti di casa. Bacioni tanti. Tuo fratello Dino

1Soprannome di Silvana, sorella di Dino

9 lulgio 1942

P.M. 29 li, 9 Luglio 1942-XX°

Carissimi,

Stasera sono andato al cinema, dove si proiettavano molti bei documentari italiani e tedeschi, sulla guerra e gli avvenimenti in Italia e in Europa. Sono rientrato solo adesso, e voglio scrivervi queste due righe, essendo già tre giorni che non scrivo. L’altro ieri sono andato a fare la solita gita in camion fino a Xilocastron, e ho prelevato i fondi. Ho fatto anche un bellissimo bagno di mare con il mio compagno di viaggio, pure lui del Comando, venuto con me per altri incarichi. Avevo per l’occasione un magnifico costume di lana finissima, imprestatomi dal mio Tenente, che mi stava benissimo, e mi faceva fare la figura di un gran gagà. Ho preso anche molto sole che fa sparire la pelle bianca, e anche i dolori al ginocchio che ho avuto questo inverno, dovuti più che ad altro alla pioggia presa l’anno precedente. Ora però sono spariti, e mi sento un angioletto “senza dolori”.

Ho ricevuto la vostra dove mi dicevate di avermi mandato una macchina fotografica a mezzo Durando1, che è già rientrato. Spero che per giovedì prossimo, sia qui, così farò delle belle fotografie, di Tripolis, che vi saranno certamente gradite.

Nella vostra lettera sono rimasto sorpreso che non mi abbiate accennato ai due pacchi speditivi, e nemmeno se vi sono arrivati. Credo di no, perché altrimenti, come al solito, me ne avreste dato comunicazione. E pure del secondo vaglia, seguente a quello che avete detto di aver ricevuto, e dello stesso importo. Al quindici del mese corrente ne farò uno complessivo delle due decadi e del premio in denaro in luogo di licenza, della cifra, che si aggirerà sulle mille lire. Per ora però devono trascorrere ancora alcuni giorni, fin che mi pagheranno quello che mi spetta, e credo che per la fine del mese o i primi del mese venturo, avrete anche quei soldi.

Oggi sono arrivati alla Posta Militare i pacchi da due chili, che domani daranno. Spero che ve ne sia uno dei miei, ne sarei proprio felice !

Qui ogni giorno, vado in terrazza a prendere il sole dalle 13 alle 15, ma non sto molto ai raggi del sole, perché sono molto caldi e dopo un pò non si resiste dal caldo. Ho sempre la bustina in testa però, ed evito qualunque malanno.

Quando non so proprio cosa fare, vado alla “Casa del Soldato” dove hanno una bella biblioteca, con dei romanzi e dei veri capolavori, e piglio dei libri per una settimana, in prestito. La sera, e in certi giorni, quando si aspettano notizie importanti, anche a mezzogiorno, me ne vado in caserma, distante da qui circa due chilometri, e sfido i raggi cocenti del sole, per sentire le liete novelle. Oggi per esempio il nostro bollettino ha detto che le nostre forza hanno attaccato ad El Alamein, e domani indubbiamente andrò a sentire, perché sono certo che grandi eventi ancora matureranno2. Troppo enormi vittorie stiamo cogliendo, e ad esse, con lo sfacelo del nemico, seguono altre più grosse, sempre più grosse, per quanto più è esausto l’inglese.

Dovrebbe venire nei prossimi giorni da voi il mio amico Giovannitti3, già arrivato in Italia a quest’ora, e vi dovrebbe portare i miei saluti.

Qui come vita non si può dire di stare male. L’unico inconveniente è di desiderare ardentemente di venire in licenza, e sperare che ciò avvenga il più presto possibile.

Continuano intanto ad andare in Italia coloro che sono già diciotto mesi che non vi andavano, e poi, forse più presto di quello che si può pesare, verrò anch’io.

Ieri ancora mi hanno detto che mi devono mandare, ma bisogna avere pazienza, perché i turni si finiranno, e toccherà a me.

Ho bisogno di brillantina, di quella chiestavi l’altra volta, e se potete mandarmela a mezzo pacco, mi fate tanto contento. Vorrei la brillantina come quella che mi avevate mandata nel pacco, se ne avete ancora, o se potete, guardate a Torino se potete trovare quella Soffientini alla Lavanda. Certo che se avete dell’altra a casa, mandatemi pure di quella, che è lo stesso.

Il lucido da scarpe, pure, se potete mandatemene due o tre scatoline, che qui costa circa cinquanta lire. Di quelle mandate nel precedente pacco, una è quasi finita, e l’altra la tengo per le occasioni migliori, ossia di una probabile licenza, o di una festa. Se il mio amico Giovannitti venisse presto indietro, potreste dargliela a lui la brillantina e il lucido, che arriverebbe prima che a mezzo pacco.

Sono già parecchi giorni che non scrivo a Teresina, e in una settimana ho già avuto due sue lettere. Mi chiede il motivo del mio scrivere una volta al mese, mente non si chiede il suo. Non scrivendo ho ottenuto di farle aprire gli occhi sul modo suo di non scrivere. E domani scriverò con una predica lunga un chilometro. Dovevo scrivere anche a Nana4, come detto nella lettera a Walli, ma sono andato poi a prendere i fondi, e non ho potuto. Ma domani lo farò. E speriamo che non mi accada come l’altra volta, e cioè che metto la predica per Teresina nella lettera indirizzata a voi, e quella vostra la mandi a Teresina.

Le ultime fotografie mie, quelle del pranzo della festa dell’Artiglieria, le avete ricevute ? spero che domani saprò qualcosa di tutti gli interrogativi che vi ho posto.

Mi vien da pensare questa sera, (sono le undici) e ho una fame come in quei tempi, a quelle sere, nelle quali venivo in casa verso quest’ora e davo fondo ad una bella scodella calda di latte e pane. La mangerei anche adesso con molta buona volontà se la avessi. Eppure sembra impossibile che siano passati già 28 mesi da quel giorno che partii. Il giorno 11 di questo mese, cioè dopo domani, sono esattamente 28 mesi. Il tempo vola, e non pare vero che, cominciata una settimana, ci si ritrova alla domenica, di un soffio.

Vi ringrazio tanto della bella macchina che mi avete voluto mandare, del pensiero che avete avuto, non so proprio come dirvi grazie, perché siete troppo bravi.

In attesa di leggervi presto, vi bacio con tanto affetto, e vi penso sempre, giorno e notte._

Vostro,

Dino

1 Probabilmente un conoscente di Dino o dei suoi familiari

2 In realtà la propaganda fascista non rivelava che nel nord Africa le sanguinose battaglie tra Alleati e Asse si stavano risolvendo in un nulla di fatto. Il 29 giugno Mussolini partì dall’Italia in aereo per assistere in prima persona alla battaglia, con il proposito di sfilare vittorioso ad Alessandria d’Egitto, se non addirittura al Cairo sopra un cavallo bianco alla testa delle truppe italiane. Il 20 luglio, quando si rese conto che il successo non arrivava, lasciò l’Africa e tornò in Italia.

3 Amico di Dino, anche nel dopoguerra.

4 Soprannome di Silvana, sorella di Dino