16 maggio 1942

Li, 16 maggio 1942 – XX°
Carissimi,
Stasera ho ricevuto la lettera del 9 maggio 1942, scritta a macchina da papà, con l’aggiunta vostra, e di Enrico1. Sono tanto contento di sapervi bene, e di buon umore. La cosa che però mi allieta tanto è il sapere papà a posto, e così non dover pensare alle difficoltà che potreste incontrare.
Da Bernardi2 è certo un posto buono, e così anche per ora, tutto si è sistemato.
Altra notizia che mi ha fatto tanto contento, e mi ha messo desiderio di venire a casa, è quella della radio nuova. Come deve essere bella ! Quante valvole ha, di che marca, e quante onde ? Vorrei poter sapere tutto, per averla presente come se la avessi sott’occhi. Non mancherà però occasione di vederla, perché se verrò in licenza, me la godrò.
Vi ringrazio, per i pacchi che mi annunziate in viaggio, e che saranno proprio una manna per me; qui non si trova latte condensato, e quello fresco costa venticinque lire al litro.(dato la svalutazione della dracma.)-
Pregusto già la gioia di mangiare il latte condensato che è la mia passione, e che spero non tarderà a giungermi. Il pacco della maestra di Roma3, non mi è ancora giunto, e dovrebbe arrivare con quello vostro del latte. Ho a buon punto il lavoro per procurare due lattine di olio, che non appena mi perverrà, ve lo manderò. In tutto si tratta più o meno di mandarvene altrettanto quanto ve ne mandai già prima. Quello che mi manca sono le latte, e però ogni tanto una la trovo.
Domani o dopo, darò le due che ho procurato, a chi mi porterà il contenuto, e poi ve le manderò.
Spero poi di trovare altre latte presto, così provvederò a mandarvene altro. E quello che vi avevo mandato, lo avete già finito ? Ditemelo, sono curioso di saperlo, al fine di sapermi sbrigare per trovarne altro. In ogni caso; anche per questa spedizione, ho fatto quanto era umanamente possibile,
perché non posso darvi l’idea di come vadano a ruba le latte, e io che non ho possibilità di averne, perché non sono cuciniere, devo lottare. I miei amici del Comando non hanno ancora mandato nulla, perché non hanno potuto a causa della mancanza dei recipienti. Quindi ho fatto l’impossibile. Ma spero che nei prossimi giorni qualche altra latta arriverà. Il documento per lo stipendio vi serve, se non sbaglio, per il 15 giugno. Ditemi se si, e provvederò a mandarvelo una settimana prima. Avete percepito il doppio stipendio ? Altri molti miei amici, che hanno fatto la pratica delle miniere, sono andati a casa. Non è sospesa questa domanda, come vi hanno detto a Torino. E tu caro papà, come stai ? Ti senti meglio nel nuovo posto ? E tu mammina? Mi pare che siano appena due giorni dacché presi il treno quel 1° di Settembre, per partire, e invece sono già nove mesi. Il tempo passa, e le licenze ritornano anche loro. O prima o dopo, si spera, e vedrete che tornerò ancora. Vi ringrazio dell’augurio di buon onomastico, che mi fa tanto piacere. Per ricambiarvi vi bacio tanto tanto. E voi, due sinforose4, come state ? Se non vi ho nominato, non è perché mi sia dimenticato di voi; è solo perché volevo farvi dire: “come è cattivo questo fratello !”Ma ora vi sarete rassicurate. E, vincendo la stanchezza, e la pigrizia, che in questi periodi, particolarmente di intenso caldo, regna sovrana,
spero di poter presto scrivervi singolarmente, così vi dirò tante cose belle. Siete contente ? Intanto, con la speranza di sapervi sempre in ottima salute, tutti, vi invio il mio saluto più affettuoso, e tanti cari baci. Ciau Mammina e papalino, ciau alle care sorelle.
Con tanto affetto, Vostro Dino

1 Amico di Dino
2 Nuovo datore di lavoro di Luigi, padre di Dino
3 Una delle madrine di guerra di Dino
4 Nel significato di ragazze sdolcinate, svenevoli

6 maggio 1942

6 maggio 1942
Carissimi,
ho avuto ieri le vostre lettere del 28.4 e 5.2.42, e dopo l’attesa dei giorni scorsi, mi hanno ripagato delle ansie, del desiderio di vostre buone nuove.
Mi ha fatto piacere il sapere che vi daranno altre 800 lire di arretrati, per il premio di operosità. E’ tutta una grazia di Dio che viene ad aiutarci.
Al solito, penso sempre a papà, e vorrei saperlo bene a posto, al fine di poter avere l’animo in pace riguardo le vostre possibilità di denaro. Per il momento spero che qualcosa avrete ancora, tanto più che avete preso gli arretrati, e che Wally e Silvana lavorano. Se io potessi essere con voi e lavorare,
lavorerei anche la notte, pur di non farvi mancare la tranquillità. Ma non posso fare altro che sperare in bene.
La buona stella che ci ha aiutati finora, non credo ci abbandonerà in seguito.
Io sono molto ma molto stanco dal lavoro, che mi soffoca. Non ho cento mani, e dovrei averne almeno dieci per supplire alla mancanza dei miei amici. E così non ho finito una cosa, che altre tre si ammucchiano sul tavolo, e mi affanno, ma non posso fare più che una cosa per volta. Sono sere ormai che lavoro fino alle 22,30 , e la mattina comincio alle 8.
E perciò non posso scrivervi nemmeno due righe. Oggi ho un pò di respiro, (sono le 12), e per una mezz’oretta o un’ora ancora. E perciò riempio questo tempo con questa lettera, che mi metterà l’anima in pace.
Papà dice che l’aglio preserva dalle malattie: E dove lo posso trovare? E poi ho fatto le punture, quindi non devo temere. D’altra parte non posso temere eccessivamente per la mia salute, che è sempre stata ottima e, come ben sapete, ho vinto sempre i mali. Sapete il male che è ormai lontano?
Il tifo! Ma ormai non c’è più da temere. I miei carissimi amici verranno fra 40 giorni, e ormai sono fuori pericolo.
L’inconveniente è dell’acqua che qui era contenuta in una vasca, e che oltre l’acqua conteneva anche terra sporca ma ora anche questo non è più da pensare, perché tutto è stato ripulito e l’acqua è sterilizzata.
Vi ringrazio per i pacchi che mi avete mandato, e ve ne sono grato perché così avrò il necessario. I pettini sono una vera manna per qui, e pure il latte, che mi servirà la mattina per metterlo nel caffè.
Lo credo che nel giardino abbiate messo al posto dei fiori della verdura. Con i tempi che corrono, non si può dare spazio ai colori, perché sono più interessanti i sapori. Quest’anno spero di poter mangiare anch’io del nostro giardino, certo non troppo presto! Pensate che ci sono dei compagni che da 16 mesi, ossia quando siamo partiti, non sono stati a casa. Io che manco solo da 8, non dovrei lamentarmi. Abbiate quindi pazienza, che verrà il giorno che potrò essere di nuovo fra voi.
Teresina mi ha scritto di scusarla, e si è confessata pigra ma che non devo fare eccessivo caso al suo rado scrivere, perché non è colpa sua, bensì della pigrizia. Che idee!
Andrà in questi giorni a Pietra Ligure a trovare il nipote alla colonia, e poi spera di andare in Albania.
Non abbiate pensieri sulla mia salute, ché stò benissimo, e vorrei che pure voi foste così.
Abbiate tanti baci cari dal vostro Dino
Grazie di cuore per S. Bernardino

26 aprile 1942

P.M.29/P 26 APRILE 1942 XX°

Carissimi,

Rispondo con un giorno di ritardo alla vostra giuntami ieri, perché ho avuto da fare, e anche perché ieri sera, dopo un poco di tempo che non potevo farlo, sono andato al cinema. Vi era anche uno spettacolo di varietà venuto da Atene, fra il quale figurava anche la cantante di radio Atene. Ho sentito cantare “mamma” e “vorrei morir”, bellissima romanza, cantata in perfetto italiano. Così ho trascorso qualche ora lieta.

Oggi è domenica, e purtroppo non avrò tempo per andare come le altre volte a passeggiare, a causa del fatto dettovi già, e cioè che siamo rimasti in quattro qui da noi. I miei amici stanno già meglio e spero che a giorni siano di nuovo con me. Stamane si è ammalato il Sergente maggiore che era restato con me, così sono l’unico del mio ufficio restato, di quattro. Sto perfettamente bene, e rassicuratevi, che non vi è pericolo che mi accada del male. Oramai, dato tutto il tempo passato, non ho più pericolo. Ho appreso da papà che non è ancora impiegato, e mi dispiace, ma dalla sua lettera capisco che a giorni troverà certamente un posto buono. Lo spero fermamente, perché in questi momenti, il denaro è prezioso, e chi deve adoperarlo ne ha bisogno assoluto.

Riguardo la licenza, non posso dirvi nulla di preciso; sò solamente che si dice che a giorni si riapriranno settimanalmente. Se ciò avvenisse, il Reparto Comando deve mandarne ancora una ventina di uomini, e questi in due turni andrebbero. Dunque potrebbe essere a meno di un mese se riaprono il servizio, come potrebbe essere anche di più se non lo riaprono subito.

State tranquilli, che per quest’anno verrò indubbiamente.

Riguardo ai polli, non ne mangerò sicuramente quando verrò a casa; se hanno quel prezzo dettomi da papà ! Ma mi vorrò fare delle spanciate di insalata di pomodori, e di peperonate. Si può ancora farle, no?

Il documento dello stipendio ve lo manderò dunque al 16 giugno, così vi servirà per tempo. (interrompo perché mi chiamano a lavorare)..

Riprendo oggi lunedì, ore 13.-

Ieri non ho potuto continuare a scrivere, perché ho dovuto lavorare molto, ma a quest’ora spero di poter finire questa mia lettera.

Ieri sera, la famosa cantante già nominata sopra, a seguito del fatto narratomi da miei amici, nel più bello del canto, fece cilecca, perché le mancò la voce, e non le venne per tutta la sera. Dovrete figurarvi i miei amici che ridere ! Ma sono cose che avvengono in Grecia, dove vi è tanto sole, tanti fichi e olive, ma dove la gente si pesa dalla bocca pronta a ingannare il prossimo, e da come è presuntuosa. Pensate: La famosa cantante di radio Atene ! Che baffoni giganti ! e dire che alle volte si criticavano le nostre compagnie di varierà e i nostri cantanti. In Italia, e lo possiamo dire noi che di paesi ne abbiamo visti, in Italia solamente si vive bene. io non sò come sia questa faccenda, ma sotto tutti i punti di vista, noi siamo abituati a vivere una vita più elegante, più piena di comodità, che passano di gran lunga tutti gli altri. E’ inutile, la nostra Patria, è e sarà sempre la più amata, la più desiderata delle nostre méte.

Silvana mi chiede se conosco ‘Lily Marleen’ : Ma sono cose da domandarsi a me ? La sò, e da tanto tempo. Forse prima di voi. Già prima che venissi in licenza ad Agosto. Tutte le sere, verso le dieci, quando vado a letto, la sento dalla radio che c’è nella stanza vicina, e mi dà la buona notte. Da radio Belgrado tutte le sere la trasmettono. La sentite sempre? E se comprate il disco, avrò molto piacere quando lo sentirò.

Sono arrivati quest’oggi 1000 pacchi da due chili per il nostro Reggimento, e domani li distribuiranno. Ci sarà sicuramente anche il mio. Ve ne darò poi ricevuta, non appena lo avrò preso.

Di salute non mi debbo lamentare, stò benissimo; mangio tanto, e Beccali1 che può ogni tanto mi fà avere una pagnotta delle sue che non mangia perché è frugale nei pasti. Mi chiama lo sbafone2! Ma io non ci bado, perché preferisco essere chiamato così; ma sbafare realmente.

Se avrete occasione di fare fotografie del giardino, non mancate di mandarmele, che mi farete piacere. Io per il momento non ne faccio, perché non ho la macchina, e poi costa troppo caro comprare le pellicole.

In ogni modo questa estate ne farò certamente in un modo o nell’altro.

Termino il papiro con la speranza che vi troverà in perfetta salute, come ha lasciato me, e baciandovi tanto affettuosamente.

Vostro Dino

1 Amico di Dino

2 Nel senso di gran mangione

16 aprile 1942

P.M.29/P. 16 Aprile 1942-XX°

Carissimi,

Oggi ho ricevuto la vostra lettera del 8.4.1942, e come al solito mi ha fatto tanto felice. Motivo principale della mia felicità è il sapere che papà ha avuto assicurazione del suo impiego, ed era questa la mia più grande preoccupazione, dato le difficili condizioni di vita del momento attuale. Ma con grande fortuna e aiuto, aiuto Divino, tutto si sistemerà. Anch’io ho pregato la cara sorellina Isa1 quando seppi del licenziamento di papà. E Lei ci ha aiutati, come sempre.

Sono contento che vi sia arrivata la mia fotografia a mezzo busto, che non posso dire sia benissimo riuscita, ma un poco di come sono, devo confessarlo, vi figuro. La serietà che papà dice essere eccessiva, non ho potuto evitarla, perché sapete bene che in fotografia non sono mai riuscito a fare vedere i denti. Chissà perché, ma tutte le volte che mi faccio fotografare, sono sempre serio. Quando dovrò venire a casa in licenza, ne prenderò una assieme a voi, e allora riderò, siete contenti?

Ho ricevuto posta dalla zia Erminia2, ma le avevo già scritto in precedenza. Domani le risponderò lo stesso. Gli zii li ho già ringraziati del pensiero gentile, e ho pure scritto a Pippo3. Anzi ieri ho ricevuto posta da lui, e stasera gli risponderò.

I pacchi da mezzo chilo, come già sapete, mi sono arrivati, resta però ancora quello da due chili, che non tarderà; al primo convoglio sarà qui. Se vi capitasse di farmene qualche altro, sappiate dirmi se potete mandarmi un poco di latte condensato zuccherato, che sarebbe per me un grandissimo regalo. Forse Formica4 ne avrà ancora, e dicendogli che serve per me, forse vi accontenterà. Qui manca, e allora, mandandomi quello, lo metterò nel caffè alla mattina. E poi se potete, mandatemi la crema per la pelle, per farmi passare tutta la pelle alzata che ho essendo primavera, e tutti siamo nelle medesime condizioni. Ditemi: E il sussidio ve lo danno ancora? Quello sfruttatore di un Ingegnere, che voleva pagare papà Trecento lire al mese, non sa che non abbiamo bisogno della sua carità ? Io, non essendo impiegato, piglio quasi 400 lire al mese. E dunque, cosa pretende ? A proposito : Da oggi sono caporalmaggiore, e percepisco una paga più elevata. Fra qualche mese spero, se tutto andrà come la mia buona condotta vuole, potrei essere sergente. Che passi, vero? Bellich Andrea5 ha ricevuto da giorni la vostra lettera, e, previ accordi con la sorella, stà combinando una ricetta per un dolce di qui, che come espressomi da Valli6 vi manderà.

Qui continua a fare il bel tempo, e si fanno anche delle belle passeggiate, visto pure che il lavoro d’ufficio, da qualche giorno a questa parte ci lascia respiro. Oggi ho ricevuto pure una lettera di quattro pagine della nonna, e le risponderò domani. pensate che l’indirizzo era questo : Caporale – 59° REGGI ARTIGLIERIA D.F.CAGLIARI-Uff.Amm.ne

P.M.29/P.

Mancava il nome, ma per fortuna aveva messo “Uff.Amministrazione” e i miei amici me la hanno data lo stesso la lettera. Povera nonna ! Si vede che la penna non la regge più bene, e ha voluto fare questo sforzo per me, per farmi contento. Le risponderò con una bella lettera. Spero di potervi rivedere presto, e nel contempo vi bacio tanto tanto, con affetto. Vostro

Dino

1 Sorella di Dino, morta all’età di due anni nel 1923

2 Zia di Luigi, padre di Dino

3 Giuseppe Ferrero (1921-2015) cugino di Dino. Una sua ampia intervista è riportata alle pagine 123-125 del libro “Torino è casa nostra, ed. Laterza, 2015, in cui racconta della sua farmacia in piazza Savoia a Torino e di alcuni episodi della seconda guerra mondiale

4 Negoziante di generi alimentari ad Alpignano (TO) nella stessa via in cui abitava la famiglia di Dino

5 Amico di Dino

6 Amico di Dino

13 aprile 1942

Posta Militare 29/P.,li 13 aprile 1942

Carissimi,

Questa sera, prendo la eroica decisione di scrivere a casa ! Tutti siamo presi da un certo non so ché che si potrebbe chiamare pigrizia. Quando si prende in mano la carta, si deve desistere, perché non vengono le idee o perché la mano non vuole farsi guidare come vogliamo. E questo perché?

Perché la sera si è assonnoliti e stanchi, e malgrado il dolce desiderio che si ha di dire due parole belle ai propri cari, di isolarsi a caro colloquio con loro, si è facile preda del sonno. Gran parte di questa pigrizia deriva dal fatto che si dorme su dei lettini comodi, se non proprio soffici. E verso le nove della sera, cioè l’ora nella quale stò scrivendovi, si sente un pesantore alle palpebre che difficilmente si vince. Ma non conta tutto ciò, perché è troppo grande il desiderio che ho di parlarvi, di dirvi di me, di chiedervi di voi. Da quattro giorni, ora che la posta aerea arriva giornalmente, (caso strano che proprio io non ricevo) sono sempre in vana tensione nervosa. So però che voi mi scrivete, ed è questione di giorni, e tutto si accomoda perché non state molto tempo senza dirmi qualcosa, ma da Teresina, credo sempre di ricevere, con il risultato che sapete. Allora domani spero di sapervi bene, e che abbiate passato una buona Pasqua.

Ieri era domenica, e sono andato un poco a zonzo a fare il fannullone; soprattutto a vedere il passeggio delle signorine e dei giovinotti che si prendono il cocente sole di questa magnifica stagione. E così è passata buona parte della giornata. Poi al pomeriggio c’era la rivincita della partita fra il Comando (che siamo noi) e il Reparto Comando di Reggimento nostro tenace antagonista, per rifarsi della sconfitta che ha subita domenica scorsa per 3 a 1 . Ho fatto tanto tifo, e alla sera non avevo fiato per parlare. Avrei dovuto giocare anche io, ma non ho voluto farlo perché sono fuori allenamento, e appena gioco mi sento tutto indolenzito. Se questa estate faranno le gare di nuoto al mare, vi parteciperò e sono sicuro di ottenere un risultato ottimo. Stasera sono uscito con dei miei amici e siamo andati a mangiare dei carciofi al sugo. Non fa bisogno di dire che costano, in valuta italiana molto cari, ma come vi dissi in una mia precedente, qui non conta niente il denaro. Comunque spero di potere alla prima occasione, mandare un vaglia di un centinaio di lire, anzi, forse domani stesso. Per l’olio, sono sempre in attesa di trovare una latta, perché il più importante è trovare il recipiente, e poi tutto viene facile. Spero di trovarne un paio di quelle che contengono nove chili, all’incirca, che ho già mandato. Abbiate pazienza, che tutto, come la prima volta, si appianerà. E ditemi, ne avete consumato già tanto del primo? E per gli arretrati dello stipendio, è arrivato il mandato? La prima parte di 2800 lire all’incirca la avete presa, ora spero che, essendo già al 14 domani, lo avrete il resto ! E per papà; come si è aggiustata la faccenda ? C’è la speranza di un qualcosa di buono ?

Spero in bene, e sarò tanto felice quando saprò che è sistemato bene e tranquillamente, senza cave1 per la testa ! Finendosi la lettera, vogliate ricevere tanti baci cari, e abbracci dal vostro Dino.

Dino

1 Nel senso che ha terminato il lavoro presso la cava di Sant’Ambrogio di Torino.

9 aprile 1942

Li 9 aprile 42-XX°

Carissimi,

ieri ho ricevuto la vostra lettera del 2 c.m. Rispondo solamente oggi, perché ieri sera siamo andati a fare un pochino di baldoria al cinema. Ho ricevuto le due violette, con il profumo inalterato, e mi è parso di avere un pezzettino di casa nostra con me. Riguardo lo stipendio, sono felice che abbiate percepito la prima metà di arretrati, e gli altri certamente verranno come sono venuti i primi. Ho pure ricevuto due giorni fa, una lettera e un telegramma da Teresina; nella prima mi dice di essere stata ammalata con la infezione alla mano destra (combinazione !) e di essersela scampata per miracolo. Ma ci credo poco alle scuse così magre. E nel telegramma mi faceva gli auguri di buona Pasqua. Ecco tutto/

Qui continua a fare un caldo asfissiante, e sono in ufficio in maniche di camicia, e sudo come una fontana. Sento il desiderio di una bella bottiglia di birra, di quelle gelate che si appannano; e di un bel bicchiere, in mancanza d’altro, fresco. Ma devo accontentarmi di attendere stasera per bere, perché qui l’acqua viene soltanto la sera, ed allora durante il giorno bisogna desiderare soltanto di bere.

Ieri l’altro sono andato a fare il solito prelevamento del milione, col camion, ed ora che fa già il caldo estivo, è un piacere, escludendo però la montagna e le curve fatte velocemente sui burroni. E’ abitudine ormai, e tutte le cose non hanno più quell’importanza che le prime volte si attribuiscono. Pensate che io ero milionario, perché erano in mia mano i soldi, e sono andato a prenderli. Soltanto che la sera ho dovuto versarli.

Vi prego, la prima volta che vi accadesse di farmi un altro pacco, di includermi la crema per la pelle, perché si screpola tutta, e mi è venuta qualche puntina nera, dovuta alla pelle grassa. Così eliminerò la pelle ruvida, massimamente nelle mani. Qui se compro quella crema, la vengo a pagare una trentina di lire. Volete sapere quanto viene a costare in lire italiane, un gomitolo di filo da cucire? la bellezza di Dracme 1200, ossia 150 lire. Vi pare che ho ragione quando vi dico che non si dà eccessivo peso alla moneta noi ? L’altro giorno, durante il viaggio per prendere i soldi, avendo fame, siamo andati a mangiare ad un ristorante: Sapete cosa abbiamo mangiato? una insalata di cicoria colta nei prati, un pezzo di agnello non più grande di un pugno, un totale di dracme 550,= ossia lire 70.= Voi vi spaventerete al sentire questi prezzi, ma se foste qui, più. Pensate che per le strade i bambini hanno le migliaia di dracme in mano come nulla fosse, e vedrete che cento lire nostre qui non servono a comprare gran che, data la scarsità delle industrie in questi territori.

Vi è qui da noi, la fidanzata di un ufficiale, che la ha fatta venire, dopo avere avuto il permesso. Si possono, a quanto ho sentito dire, fare arrivare parenti, ma a loro rischio.

Per gli altri pacchi che devo mandarvi, sono in faccende, al fine di trovare il necessario, e quindi bisogna avere un pochino di tempo, date le mille ricerche che se ne devono fare.

State certi però che altro e molto arriverà, e non molto tardi. Vi darò, quando avrò spedito, avviso, così potrete stare in attesa fiduciosi. Va bene ?

La mia salute è ottima, e voi credo che vi troviate nelle mie medesime condizioni.

La Pasqua la ho passata discretamente. Abbiamo mangiato bene, e cantato molto. Una sera di una settimana prima di Pasqua, gli amici mi hanno dato da bere cinque o sei bicchieri di vino e sono diventato ubriaco. Dicono che dopo entrai in stanza, e saltavo di qua e di là esclamando che vi erano tante siepi, e che non sapevo spiegarmi chi le avesse messe. Che buffo ! Ma non accadrà più perché non mi piace bere, e quella sera volevo esperimentare come si stà in quei momenti. Abbiatevi tanti baci cari e saluti dal vostro

Dino

1 aprile 1942

P.M.29/P. 1.4.42 XX°
Carissimi,
ho atteso tanto a scrivervi questa lettera, con la speranza, da un giorno all’altro, di avere la fotografia. Ma stasera ancora niente. Il fotografo lo ho avvisato che se non me la consegna domani, guai a lui. Così domani mattina potrò aggiungere a questa lettera, anche la fotografia a mezzo busto.
Domani mattina arrivano i pacchi da mezzo chilo, e spero vi sia anche il vostro secondo (il primo essendomi già arrivato, ed avendovene dato già avviso).
Sono molto lieto del fatto dello stipendio, che è una cosa alla quale io tenevo di più di qualunque altra.
E vi hanno dato tutto quello che vi spettava?
Sono però anche in attesa della notizia che papà ha trovato un impiego tranquillo, e così tutto andrà benissimo. In questi ultimi tempi, molte cose sono andate per il loro verso, e questo serve a farmi contento.
A proposito della pratica delle miniere: Questa sera è arrivata una dichiarazione riguardante un artigliere nostro, che viene mandato in licenza di due mesi rinnovabili, e credo che se vi fosse possibilità si potrebbe anche farlo per me. Ma credo che nel mio caso sia impossibile.
Nel fare gli auguri di Buona Pasqua, mi sono ricordato pure del Comm.Ainardi1, inviandogli una cartolina in C.V.E. II°2 n.25 a Torino. Credo che la memoria non mi avrà tradito riguardo al numero.
L’altra sera siamo andati a vedere il film italiano “Butterfly3” con Maria Cebotari. Molto bello, ma anche molto tagliato. Le greche piangevano tutte, e quando si accendevano le luci, noi ci divertivamo a vedere tanti occhi umidi. Oggi ha continuato per tutta la giornata a piovere, e anche ora, ore 20, non ha smesso. Speriamo che domani si possa andare in terrazza a respirare un poco di aria fresca, o al parco a leggere il giornale all’ombra delle piante verdissime in pieno rigoglio.
Fra quattro giorni è Pasqua, e cercherò di passarla bene, come ho potuto passare il S.Natale. Certo che non sarà bello come quando ero con voi, o come l’ultima Pasqua, quando siete venuti a trovarmi e siamo andati a Condove al “Gallo4” a mangiare tanta bella roba. (parlo del 1940). Sembra possibile che sia volato così il tempo?
Ieri dal giornalaio, oltre che al quotidiano “giornale di Roma5” che si pubblica ad Atene, ho trovato molti giornali italiani, illustrati, ed umoristici. Stasera vado a letto, e li leggo, perché come saprete, anche quando ero a casa, ero appassionato alla lettura.
Immagino che le due sorelline faranno tante belle passeggiate in bicicletta, e passeranno delle belle giornate in montagna, o in campagna. Lo spero bene, perché mentre si può, bisogna divertirsi, è tanto bello passare le feste in gite, e sapete che mi piacevano tanto. Non le rimpiango però, perché so che ritorneranno quando verrò a casa vittorioso, e questo momento non tarderà. Quindi niente preoccupazioni, che presto torneranno le belle gite, e ne voglio fare tante, da esserne stufo. Ho scritto sulla cartaccia a macchina, perché sono il solito pigrone, e vi prego di scusarmi. Con tanto affetto vi mando tanti baci cari.
e… Buona Pasqua !!!
Vostro Dino
Ho ricevuto il pacco col cacao e cioccolato e biscotti, grazie.
La fotografia un pò scassata, ma meglio di niente.

27 marzo 1942

27 marzo 1942 – XX

Carissimi,

vi scrivo questa sera, mentre prendo la penna per scrivere anche allo zio Peppino1 e zia Rita2. Questa sera ho ricevuto una lettera della zia Linda3, dalla quale apprendo che ha assistito alla recita. Mi dice della nonna4 e mi fa piacere saperla in ottima salute.

Stasera stessa, se avrò tempo, scriverò per rispondere alla bella, lunga lettera.

Ieri l’altro ho ricevuto il telegramma del 2° pacco e dello stipendio. Sono proprio felice per il secondo, perché sarà fonte di risparmio per voi, e così si potranno mettere da parte un pò di soldi. Guardate bene che all’11 Aprile sono poi 7 mesi che avrei dovuto prendere, quindi moltiplicate l’importo mensile per 7 e avrete il totale. Quanto vi hanno dato finora? Il sussidio ve lo danno ancora, come lo danno agli altri miei amici, spero. E voi siete contenti? Fra tre giorni papà sarà libero dalla cava, e spero che troverà qualche impiego.

Stasera ho pure scritto a Teresina. Credevo fosse solo un mese che non mi scriveva, ma poi, guardata la sua ultima lettera che porta la data del 9.2.42, ho dovuto constatare che erano 46 giorni. E così le ho dato l’ultimatum. Ora basta!

Oggi l’interprete mi ha chiesto il vostro indirizzo per mandare gli auguri di buona Pasqua. Rispondete come credete opportuno, o a mezzo cartolina, che è più semplice giunga per lui.

Dopo il freddo è ritornato il caldo, e tutto è un fiore. Vi mando due altre viole di qui. Belle grosse no? E che profumo hanno da fresche!

Ieri sera sono andato a farmi una fotografia a mezzo busto, e spero sia venuta bene. Me la daranno il 2.4.42 e ve la manderò subito.

Abbiate tanti baci cari, e auguri di buona Pasqua.

dal vostro Dino

1 Soprannome di Giuseppe Felice Ferrero, fratello di Luigi Ferrero padre di Dino.

2 Margherita Marmo, moglie di Peppino Ferrero.

3 Teodolinda Arminio di Monforte, sorella di Edvige madre di Dino.

4 Elisa Allara

25 marzo 1942

Stasera alle 7 ho ricevuto due lettere vostre nelle quali mi dite di avere ricevuto il 2° pacco, e di prendere lo stipendio.

Sono pazzo di gioia e allora tutto il pessimismo è scomparso. Sono proprio fortunato! Solo il pacco non è ancora arrivato a me, ma non tarderà.

Dunque, con gli altri tre mesi, fino a marzo, verrete a percepire un totale di £ 5000.= all’incirca! Troppo bene! Poi penserò ad ottenere il documento nel quale è detto che con l’età che ho avrei un altro stipendio. Anzi se papà può… lo faccia lui.

Per l’altra spedizione di pacchi, sono in attesa che mi giunga l’olio, che da tempo ho già ordinato.

Cercherò di farne il più possibile, per darvi modo di fare una scorta.

Quello che vi ho mandato e che vi piace così tanto, viene da Kalamata e Sparta, la città delle antiche guerre e dell’olio fino. Certo non sarà olio raffinato, ma potete essere sicuri che è di oliva, puro al 100/100.

A questa accludo due fotografie fatte qui in ora del rancio. Da notarsi il contegno di serietà del Caporale Ferrero Dino e che mangia con la destra. Pure la giacca nuova è visibile, e in una fotografia sembra stracciata. E’ solo un difetto della pellicola.

Abbiate ancora tanti baci cari dal vostro

Dino

P.S. Non voglio assolutamente che mi mandate denaro.

21 marzo 1942

P.M.29/P. 21. Marzo 1942 XX°

Carissimi,

Ieri ho avuto occasione di leggere per la seconda volta una circolare che parla delle miniere e dei dirigenti e maestranze di esse. Se la Ditta presso la quale ero impiegato, può dichiararsi miniera, allora mi concedono di venire. Papà potrebbe rivolgersi Commissariato fabbricazioni di guerra, che gli può dare gli schiarimenti necessari.(Via Arcivescovado-Torino). Un mio amico del Comando, che lavorava in una azienda di miniere, ha già in atto le pratiche per avere parecchi mesi di licenza rinnovabili. Se vi fa comodo, vi manderò il numero del telescritto del Ministero, ma credo che così basti, perché al Commissariato per le Fabbricazioni di guerra a Torino, sapranno dirvi certamente tutto. Dunque, il Commendator Ainardi1 o l’Ingegnere2 che mi avevano con loro, potrebbero dirvi se mi spetta questo periodo di licenza per lavoro.

Oggi è il primo giorno di primavera, ma non sembra, dato che vi è il cielo coperto dopo le belle giornate passate, e dopo che faceva caldo, mentre oggi sembra tornato l’inverno. L’altro ieri ho ricevuto un vaglia dello zio Peppino3 e della zia Margherita4, per un importo di lire 200,=. Oggi li ringrazio, perché non ho potuto farlo prima, come non ho potuto prima scrivere a voi.

Certo che per me è un bel sollievo, avendo ancora qualche debituccio, che così pago. Ai 31 del mese o prima, vi manderò un vaglia di lire 200,= così riavrete quei due vaglia che mi avete mandato, e che, malgrado siano stati per me un bene, e mi abbiano fatto piacere, perché mi hanno detto del vostro affetto, mi è rincresciuto tenere, sapendo quanto anche voi abbiate bisogno dei soldi.

Mercoledì sera siamo andati dalla famiglia dei musicisti, ed eravamo una decina di amici. Quante belle musiche abbiamo sentito, e che cori ! Vi era anche Beccali5, che con la sua solita allegria, ci ha tenuti di buon umore. Il pacco da mezzo chilo non è ancora arrivato, e lo aspetto sempre con ansia. Quello che doveva mandarmi la amica di Roma, non è pervenuto, ma mi è pervenuta una lettera sua, nella quale mi dice che non ha potuto mandarmi il pacco. Il regalo è un bel libro; lo ha comprato dopo avere chiesto consiglio a molti amici, ma alla posta non accettano pacchi di libri per militari. Ora le dico di mandarmi un pacchetto da mezzo chilo, campione senza valore.

Ieri, per il prezzo di quaranta lire mi davano all’incirca nemmeno mezz’etto di thé, come da vostra richiesta. Ho visto che non conviene, perché a quel prezzo, anche voi lo potreste comprare. Sono in attesa di risposta in merito, al fine di decidere se posso o no comprarlo.

La Aspasia6 ieri mi ha mandato un altro mazzo di fiori a mezzo di un bambino, fiori che ho messo qui sul tavolo, e profumano molto. Che matte le donne greche!

Beccali mi ha raccontato della sua licenza, di quando è venuto a casa da voi, e di tutto insomma, di tutti i bei giorni trascorsi a casa in letizia. Io spero sempre che un giorno verrà un’altra licenza,per potermi godere in tranquillità qualche ora a casa, tra voi, e in allegria. A giorni sarà Pasqua, e noi abbiamo in progetto di fare festa con un agnello. Ma l’agnello non vi è ancora. Speriamo in bene!

Per lo stipendio, non sapete ancora niente ? E’ così, io sono sfortunato sotto tutti i punti di vista ! Quando mi faccio mandare un pacco, che agli altri arriva in sette giorni, a me arriva in due mesi, quando faccio una pratica per un qualcosa, ecco che mi capita di doverla fare andare avanti così lentamente. Mi preoccupo per questo, perché so che papà alla fine del mese non sarà più dall’Ingegnere, e perciò a voi farebbero comodo tutti gli arretrati e ogni mese lo stipendio.

Quando ve lo daranno, farò fare una dichiarazione dalla Ditta, con la quale si dichiara che se fossi ora a casa, avendo compiuto 22 anni, dovrei percepire uno stipendio maggiore di quello che mi daranno. Così si potrà avere un aumento.

Intanto mi raccomando di far quello che ancora potete per ottenerlo.

Io sto bene come al solito: Mangio tanto, e mi basta appena la razione giornaliera che agli altri è sufficiente, data la grande capacità del mio capace stomaco. E voi ? State sempre bene?

Non badate se in questa lettera ho scritto più strafalcioni che cose giuste, ma non so che cosa ho in corpo oggi. Forse il sonno derivante dal mangiare copioso. Abbiate tanti baci cari e saluti dal vostro Dino

P.S. Da Teresina ancora niente.

1 Ex datore di lavoro di Dino

2  Ex datore di lavoro di Dino alla cava di S.Ambrogio di Torino

3 Soprannome di Felice Giuseppe Ferrero, fratello di Luigi, padre di Dino

4 Margherita Marmo, moglie di Felice Giuseppe Ferrero

5 Amico di Dino

6 Donna greca già citata nella lettera del 20/09/1941