21 luglio 1942

P.M.29 li, 21.7.942

Carissimi,

Vi ho fatto attendere tre giorni per scrivervi, ma ho avuto proprio tanto lavoro, dopo il periodo di riposo in seguito alle mie fortunate disavventure. Siamo nel periodo nel quale si compilano le distinte per i vaglia del Reggimento, e perciò, oltre a quel lavoro che normalmente ho, devo sorbirmi qualcosa come duemilacinquecento o tremila vaglia da riportarsi in distinta. Sono già due giorni che ci do sotto, e oggi pomeriggio dovrei avere finito. Sono con l’acqua alla gola come corrispondenza; ho almeno dieci o dodici lettere da scrivere, ai parenti, agli amici e amiche. Non ne ho voglia, perché sono diventato un pigrone; pure sento che debbo farlo, anche scrivendo due o tre lettere al giorno.

E’ arrivato Durando1 con la macchina fotografica, e mi è piaciuta tanto, perché qui, non se ne trovano, e poi è pratica e serve sempre a fare delle belle fotografie. Vorrei però, se potete dirmelo e non sono indiscreto, sapere il prezzo, perché quando avrò fatto molte fotografie, e dovessi rientrare in Patria, la venderei, anche per non correre il rischio di romperla, o di farmela rubare, e sono certo che prenderei sempre più di quanto costa. Qui hanno un valore grandissimo presso i greci.

Ho ricevuto pure una lettera da Giovannitti2, nella quale mi dice della giornata passata a casa, e dei fichi mangiati. Sono proprio contento che sia stato da voi, è proprio un caro amico, e poi buono. E mi ha detto di fare sapere se mi occorre qualcosa, che me lo porterà giù. Come dettovi, mi occorre la brillantina, il dentifricio, il lucido per scarpe, e possibilmente anche un paio di occhiali scuri per il sole, di quelli che si trovano allo Standard, al prezzo dalle cinque alle dieci lire, e che avevo già comprato ad Agosto io. Vorrei quelli stile come si usano ora, e cioè oblunghi.

Ho già fatto quattro fotografie con la nostra macchina, e le altre quattro del rotolo, le farò oggi, così entro domani avrò lo sviluppo, e potrò sapere come regolarmi per sabato, che andrò col camion a prendere i soldi come al solito, e, facendo il bagno di mare, prenderò fotografie. Spero che mi riusciranno bene, così avrò il ricordo pure del mare greco.

Domani porteranno alla posta il vaglia di lire novecento, che vi ho spedito, e mi darete comunicazione quando lo riceverete.

Qui fa sempre tanto caldo, e oggi poi……si asfissia addirittura.

Non vedo l’ora di andare a fare un bel bagnetto di mare che duri anche un oretta, e poi di stendermi sulla spiaggia al sole. Se Dio vuole sabato sarò accontentato. Vorrei sapere una cosa: La macchinetta accendisigari di papà funziona ancora ?

Dimenticavo di dirvi che ho attaccato con entusiasmo sia la marmellata che il latte condensato, e hanno completato il rancio giornaliero.

Vorrei potervi dire tante novità, se ve ne fossero, ma come ben sapete fra i monti del Peloponneso, oltre alle pecore, non si vede niente che possa attirare l’attenzione.

Stasera spero di potere andare al cinema se il lavoro me lo permetterà, e forse sabato sera proietteranno il film italiano “Centomila dollari”.

Il mio occhio è a posto, non ho più alcun dolor di pancia, e mangio per quattro.-

Sperando di leggervi presto, vi bacio con tanto affetto.

Vostro

Dino

1 Amico di Dino

2 Amico di Dino

17 luglio 1942

P.M.29 li, 17.7.942 – XX°

Carissimi,

Dopo tanto attendere, oggi finalmente posso scrivervi a lungo, e con comodo. Sono già sei giorni che non posso farlo, per un incidente che mi ha impedito ogni movimento.

Domenica scorsa, 12 luglio, ero andato ai tiri col moschetto. Sparando, per non so quale causa, una vampata si è sprigionata dall’arma, e mi ha investito sul viso e l’occhio sinistro. Subito, e dal dolore, non vedevo niente, e poi, passato il primo momento di spavento dei miei amici, uno di essi mi ha accompagnato attraverso i campi, in caserma, dove mi hanno praticato le prime medicazioni, ed hanno guardato in che stato fosse l’occhio. Non ci vedevo ancora dall’occhio sinistro, ed il dottore ha fatto le sue riserve. Mi ha dato dieci giorni salvo complicazioni, e ha fatto il verbale, perché se avessi perso anche parzialmente la vista, avrei avuto la pensione di guerra. Dopo essere stato tre giorni di continuo in una stanza buia, ieri finalmente tutte le traccie di rossore e di gonfiore sono scomparse, e il mio occhio è ritornato normale. Sono ormai tranquillo, e il dottore stesso mi ha detto che un miracolo ha affrettato la mia guarigione. Certo che ho sofferto, ma tutto è finito così nel nulla. Ieri sera poi, per colmo di sventura, mi è venuta la febbre a 39,2 e mi è durata fino circa a mezzanotte. Poi mi è passata, e mi è venuto mal di testa, e dolori di pancia. Stamane però sto già bene, e ho ripreso il mio lavoro, come al solito. Come vedete ci tengo a sapervi informati di tutto ciò che mi può accadere, anche se non sono cose molto belle. State tranquilli, che ormai sto benissimo, e tutto il brutto male è dimenticato.

Ho ricevuto ieri sera una lettera di Silvana, e mi ha fatto tanto piacere.

Di cose nuove, non ve ne sarebbero, visto che sono stato a letto per tanti giorni. Debbo comunicarvi però che oggi ho consegnato alla fureria, il vaglia per voi, in lire 900,= (novecento). E’ l’importo di due quindicine, e del premio in denaro in luogo di licenza. A giorni sarà presentato alla P.M.1 e credo che verso il 30 del mese lo avrete.

Attendo con ansia il mio amico Durando, che dovrebbe arrivare di giorno in giorno, essendo partito da casa dieci giorni addietro.

E’ già venuto a casa il mio amico Giovannitti ? Povero diavolo, erano otto mesi o più che aveva la licenza firmata, e non partiva perché aveva da lavorare, o non vi erano posti per il Comando.

In quanto a Teresina, mi ha scritto quattro lettere nel giro di quattro giorni, e le ho già risposto. Non ha quindi motivo di chiedere il perché io non scrivo. E poi se è solo un mese che non scrivo, quando si pensi che lo sono stato tre (dico tre) mesi!

Ho letto dalla lettera di papà che i funghi abbondano da voi quest’anno. Come vorrei andare pure io alla ricerca di essi !

E Nana2,vuole mettere gli occhiali ? Come mai ? E’ forse il lavoro che le stanca la vista? Non avrà però la vista tanto indebolita, spero!

Sono in cerca del mezzo di trovare ancora olio, e spero presto di averne per potervelo mandare. E’ questione di pazienza. State tranquilli, che sono in perfetta salute, e così voglio siate voi. Ricevete con tanti pensieri cari, tanti baci e abbracci dal vostro

Dino

1 Posta Militare

2 Soprannome di Silvana, sorella di Dino

10 luglio 1942

P.M.29 li, 10.7.942 – XX°

Cara Nana1,

come vedi, oggi ti scrivo. Già da tre giorni addietro avrei dovuto farlo, ma non ho poi potuto. Tu mi scuserai, e spero sarai contenta lo stesso così.

Sono appena tornato dalla posta, dove speravo vi fosse un pacco per me, dei giunti ieri, ma niente. Si vede che quello speditomi, è ancora in viaggio, e non tarderà a giungere.

Nella ultima tua lettera, mi dicevi di gare, di gite, eccetera; avete fatto la riunione ciclistica? Non andate mai a Dora a fare i bagni?

Io ne faccio uno al mese quando vado a prendere i fondi necessari al nostro ufficio, e non posso dire di non esserne contento. Il mare qui è blu, il cielo è sempre sereno, e tutto invita a gettarsi in acqua.

Quando verrò a casa per sempre, voglio con voi passare un po’ di giorni al mare, e ci divertiremo, va bene?

Se vuoi mandare (o te o Vally) l’indirizzo delle amiche che mi hanno salutato nella vostra lettera, io risponderò con cartolina.

Ho pregato Wally di dirmi di che misura avete le dita, al fine di potervi comprare un anellino ricordo di qui. Avete già provveduto a mandarmele?

Sono stato in faccende in questi giorni, per poter trovare dei dischi al nostro fonografo (caratteristiche canzoni di qui), ma finora non ho potuto concludere niente di concreto. Spero che in seguito potrò ottenerne qualcuno, che poi quando verrei in licenza, vi porterei. E il grammofono come va? Avete comprato dei dischi nuovi?

Hai già fatto le ferie, o quando le fai?

Qui faccio la solita vita che ormai conoscete a memoria, e cioè d’ufficio, e qualche volta una passeggiata verso sera, o una scappatina al cinema a vedere film che non si capiscono molto. Ecco tutto!

E tu vai sovente a vedere i nuovi bei film? Io leggo nei giornali che arrivano qui, delle nuove pellicole che si proiettano in Italia, e almeno una volta ogni due mesi, vorrei essere presente ad una di queste rappresentazioni.

Termino questa mia breve lettera, con il salutarti tanto, e con te tutti di casa. Bacioni tanti. Tuo fratello Dino

1Soprannome di Silvana, sorella di Dino

9 lulgio 1942

P.M. 29 li, 9 Luglio 1942-XX°

Carissimi,

Stasera sono andato al cinema, dove si proiettavano molti bei documentari italiani e tedeschi, sulla guerra e gli avvenimenti in Italia e in Europa. Sono rientrato solo adesso, e voglio scrivervi queste due righe, essendo già tre giorni che non scrivo. L’altro ieri sono andato a fare la solita gita in camion fino a Xilocastron, e ho prelevato i fondi. Ho fatto anche un bellissimo bagno di mare con il mio compagno di viaggio, pure lui del Comando, venuto con me per altri incarichi. Avevo per l’occasione un magnifico costume di lana finissima, imprestatomi dal mio Tenente, che mi stava benissimo, e mi faceva fare la figura di un gran gagà. Ho preso anche molto sole che fa sparire la pelle bianca, e anche i dolori al ginocchio che ho avuto questo inverno, dovuti più che ad altro alla pioggia presa l’anno precedente. Ora però sono spariti, e mi sento un angioletto “senza dolori”.

Ho ricevuto la vostra dove mi dicevate di avermi mandato una macchina fotografica a mezzo Durando1, che è già rientrato. Spero che per giovedì prossimo, sia qui, così farò delle belle fotografie, di Tripolis, che vi saranno certamente gradite.

Nella vostra lettera sono rimasto sorpreso che non mi abbiate accennato ai due pacchi speditivi, e nemmeno se vi sono arrivati. Credo di no, perché altrimenti, come al solito, me ne avreste dato comunicazione. E pure del secondo vaglia, seguente a quello che avete detto di aver ricevuto, e dello stesso importo. Al quindici del mese corrente ne farò uno complessivo delle due decadi e del premio in denaro in luogo di licenza, della cifra, che si aggirerà sulle mille lire. Per ora però devono trascorrere ancora alcuni giorni, fin che mi pagheranno quello che mi spetta, e credo che per la fine del mese o i primi del mese venturo, avrete anche quei soldi.

Oggi sono arrivati alla Posta Militare i pacchi da due chili, che domani daranno. Spero che ve ne sia uno dei miei, ne sarei proprio felice !

Qui ogni giorno, vado in terrazza a prendere il sole dalle 13 alle 15, ma non sto molto ai raggi del sole, perché sono molto caldi e dopo un pò non si resiste dal caldo. Ho sempre la bustina in testa però, ed evito qualunque malanno.

Quando non so proprio cosa fare, vado alla “Casa del Soldato” dove hanno una bella biblioteca, con dei romanzi e dei veri capolavori, e piglio dei libri per una settimana, in prestito. La sera, e in certi giorni, quando si aspettano notizie importanti, anche a mezzogiorno, me ne vado in caserma, distante da qui circa due chilometri, e sfido i raggi cocenti del sole, per sentire le liete novelle. Oggi per esempio il nostro bollettino ha detto che le nostre forza hanno attaccato ad El Alamein, e domani indubbiamente andrò a sentire, perché sono certo che grandi eventi ancora matureranno2. Troppo enormi vittorie stiamo cogliendo, e ad esse, con lo sfacelo del nemico, seguono altre più grosse, sempre più grosse, per quanto più è esausto l’inglese.

Dovrebbe venire nei prossimi giorni da voi il mio amico Giovannitti3, già arrivato in Italia a quest’ora, e vi dovrebbe portare i miei saluti.

Qui come vita non si può dire di stare male. L’unico inconveniente è di desiderare ardentemente di venire in licenza, e sperare che ciò avvenga il più presto possibile.

Continuano intanto ad andare in Italia coloro che sono già diciotto mesi che non vi andavano, e poi, forse più presto di quello che si può pesare, verrò anch’io.

Ieri ancora mi hanno detto che mi devono mandare, ma bisogna avere pazienza, perché i turni si finiranno, e toccherà a me.

Ho bisogno di brillantina, di quella chiestavi l’altra volta, e se potete mandarmela a mezzo pacco, mi fate tanto contento. Vorrei la brillantina come quella che mi avevate mandata nel pacco, se ne avete ancora, o se potete, guardate a Torino se potete trovare quella Soffientini alla Lavanda. Certo che se avete dell’altra a casa, mandatemi pure di quella, che è lo stesso.

Il lucido da scarpe, pure, se potete mandatemene due o tre scatoline, che qui costa circa cinquanta lire. Di quelle mandate nel precedente pacco, una è quasi finita, e l’altra la tengo per le occasioni migliori, ossia di una probabile licenza, o di una festa. Se il mio amico Giovannitti venisse presto indietro, potreste dargliela a lui la brillantina e il lucido, che arriverebbe prima che a mezzo pacco.

Sono già parecchi giorni che non scrivo a Teresina, e in una settimana ho già avuto due sue lettere. Mi chiede il motivo del mio scrivere una volta al mese, mente non si chiede il suo. Non scrivendo ho ottenuto di farle aprire gli occhi sul modo suo di non scrivere. E domani scriverò con una predica lunga un chilometro. Dovevo scrivere anche a Nana4, come detto nella lettera a Walli, ma sono andato poi a prendere i fondi, e non ho potuto. Ma domani lo farò. E speriamo che non mi accada come l’altra volta, e cioè che metto la predica per Teresina nella lettera indirizzata a voi, e quella vostra la mandi a Teresina.

Le ultime fotografie mie, quelle del pranzo della festa dell’Artiglieria, le avete ricevute ? spero che domani saprò qualcosa di tutti gli interrogativi che vi ho posto.

Mi vien da pensare questa sera, (sono le undici) e ho una fame come in quei tempi, a quelle sere, nelle quali venivo in casa verso quest’ora e davo fondo ad una bella scodella calda di latte e pane. La mangerei anche adesso con molta buona volontà se la avessi. Eppure sembra impossibile che siano passati già 28 mesi da quel giorno che partii. Il giorno 11 di questo mese, cioè dopo domani, sono esattamente 28 mesi. Il tempo vola, e non pare vero che, cominciata una settimana, ci si ritrova alla domenica, di un soffio.

Vi ringrazio tanto della bella macchina che mi avete voluto mandare, del pensiero che avete avuto, non so proprio come dirvi grazie, perché siete troppo bravi.

In attesa di leggervi presto, vi bacio con tanto affetto, e vi penso sempre, giorno e notte._

Vostro,

Dino

1 Probabilmente un conoscente di Dino o dei suoi familiari

2 In realtà la propaganda fascista non rivelava che nel nord Africa le sanguinose battaglie tra Alleati e Asse si stavano risolvendo in un nulla di fatto. Il 29 giugno Mussolini partì dall’Italia in aereo per assistere in prima persona alla battaglia, con il proposito di sfilare vittorioso ad Alessandria d’Egitto, se non addirittura al Cairo sopra un cavallo bianco alla testa delle truppe italiane. Il 20 luglio, quando si rese conto che il successo non arrivava, lasciò l’Africa e tornò in Italia.

3 Amico di Dino, anche nel dopoguerra.

4 Soprannome di Silvana, sorella di Dino

23 giugno 1942

P.M.29 li, 23 Giugno 1942-XX°

Carissimi,

Stamattina ho sbrigato tutta la mia corrispondenza d’ufficio, e così oggi posso scrivervi queste righe.

Debbo innanzi tutto dirvi che un ora fa ho ricevuto il pacco del 29.5 u.s. con un pettine, due scatole di lucido per scarpe, il cioccolato, noci, mandorle, fichi, latte condensato, marmellata e caramelle. Sono contento di tutto ciò, così potrò spazzolarmi le scarpe, lucidarmi i denti con il bel spazzolino, e sbafare un pochettino.

Grazie ancora una volta per i pensieri che avete di farmi contento, di non farmi mancare nulla, so che vi costa fatica trovare certi generi, e molta spesa. Quello che vi raccomando, è che se doveste spendere troppo, preferisco che mi mandiate oggetti di poca spesa, che per me sono sempre buoni, non trovandosi niente in commercio. Io pure faccio il possibile per poter risparmiare dei soldi e mandarveli, affinché possiate avere un sollievo nelle difficili condizioni di vita. Quando ricevo vostri pacchi, mi sembra di avere un pezzo di casa mia, perché vi leggo i nomi di fabbriche dei paesi vicini, vi trovo oggettini tanto cari ed indispensabili, frutto del vostro affettuoso interessamento. Vi mando un bel bacione riconoscente, e vi prometto che ve lo darò anche quando dovrei venire in licenza, un particolare bacio per questo pacco.

Io, come già dettovi in altra mia, vi ho inviato due pacchi, che avrete verso la fine del mese o i primi del mese venturo. Spero che avrete già ricevuto avviso della mia spedizione, a mezzo delle precedenti lettere. Per il momento non ho ancora trovato altro olio da mandarvi, ma me ne occupo, e spero di poterne trovare presto. In ogni modo spero che potrete averne per un pò di tempo ancora.

Nel vostro pacco, ho trovato questo allegato tagliandino dello zucchero, che forse voi involontariamente avrete perso. Mi rincresce se avete perso la razione del mese di Gennaio per questo sbaglio.

Due giorni fa ho ritirato queste fotografie della mangiata che abbiamo fatto nel giorno della festa dell’Artiglieria, (15 Giugno) e spero che vi piaceranno. Eravamo nel cortile dell’Hotel dove abbiamo il Comando, con una tavola improvvisata con delle assi, e con due teli da tenda. Era tanto tempo che non mangiavo a tavola ! In quel giorno ho avuto modo di assaggiare (alla moda di mamma) ossia mangiare a sazietà, pasta asciutta (due gavette), un mezzo chilo di capretto arrosto, un piatto di insalata, il formaggio, un mezzo litro di vino, le ciliegie, e per di più buone sigarette. Giornata campale per la pancia direte voi, e vi posso assicurare che giornate così non si dimenticano tanto facilmente, perché sono passate in allegria, assieme ai compagni. Vedrete facilmente dalle fotografie, dove sono io, e come mangio di buona voglia.

Giovedì dovrebbe partire il mio amico Giovannitti1 per Torino, e a mezzo suo manderò altro simile regalo per papà. Non è certo che partirà questo Giovedì, ma poco manca. Pensate che dopo lui, in ordine di turno, dovrebbe venire un caporalmaggiore dell’Amministrazione, un certo Ferrero Dino. Non sarà una cosa sollecita, ma certamente, quando assegneranno anche posti per il comando, se tutto andrà bene, anche quel certo caporalmaggiore, dovrebbe venire a casa con trenta, dico trenta, giorni di licenza premio. Bella speranza, no ? in ogni caso, non disperate, che tutto dovrebbe andare bene.

Qui al solito, si aspettano i film italiani, che dovrebbero arrivare, ma che si fanno ancora aspettare. Arriveranno, come si dice, verso la fine del mese. E da voi, fa molto caldo? Da noi, ancora ieri, si soffocava dal caldo, mentre oggi, mentre scrivo, piove, e tutta l’aria è rinfrescata. Come si stà bene, dopo tanti lunghi giorni di calore ! Pensate che erano due giorni che dalle sei del mattino, alle 20 della sera, non ero altro che sempre attaccato a questa macchina, a fare distinte dei vaglia, per tutto il Reggimento! E’ un lavoro lunghissimo, ma che per ora è finito. E per dieci giorni ancora mi lascerà in pace. Dopo, per altri due giorni ancora, avrò da sgobbare. Ma fa niente. Penso che i nostri camerati in Africa stanno a fare ben altro che scrivere distinte dei vaglia, e conquistano territori, e vincono battaglie grandiose. La sera di ieri l’altro, dopo avere lavorato fino alle ore 20, mi ero concesso lo svago di andare a vedere un film tedesco, molto bello. Verso le ore 22,30, essendo il cinema, (come tutti i cinema qui), all’aperto, abbiamo sentito cantare per la strada, gli inni della Patria. Poi più niente. Finito lo spettacolo, tutti noi ci siamo alzati, sapendo già la notizia dalla sera, e ci siamo riuniti ai compagni che erano entrati nel cinema. Nel cinema stesso in centinaia di soldati, abbiamo intonato l’inno impero, Giovinezza, e tutti gli altri inni della Patria. I greci sono rimasti incantati dalla fede nostra, dal nostro entusiasmo; uno di essi, si è avvicinato ai diversi ufficiali che, mescolati a noi fraternamente cantavano, e ha detto: Peccato che non sappia cantare, perché canterei con voi. Alla fine di ogni canzone, invocazioni al Duce, e ogni tanto il grido: Che cosa fa Churcill ? E tutti rispondevano: Schifo !!!!! poi siamo andati ancora in giro per le vie, e da qualche balcone ci battevano le mani. La nostra spontanea riunione, si è chiusa, portando il nostro pensiero ai camerati, che nei disagi più grandi, hanno saputo dare la prova che, anche con mezzi minori del nemico, sanno vincere. Questo è il segreto delle nostre vittorie, questo il segreto della certa nostra vittoria finale, perché dovunque si sono presentati i nemici, il soldato italiano lo ha combattuto e vinto, dalle Alpi all’Albania, all’Africa, alla Russia, perché abbiamo nel cuore una fede, perché vogliamo fare grande, prospera la nostra casa, perché abbiamo negli occhi il cielo della nostra Terra, e mai permetteremo che nemico vi abbia a mettere piede. Chiudo queste righe, augurandovi ogni bene, e sperando di potervi presto riabbracciare, e portarvi un pò di felicità. Siate certi che pure così lontani, siete sempre qui con me, e sopra ogni cosa.

Abbiate tanti baci cari, a mille dal vostro

Dino

1 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

17 giugno 1942

P.M.29 li, 17.6.42 – XX°

Carissimi,

L’altro ieri è partito il secondo pacco, alla distanza di due giorni dal primo. E ieri ho fatto un altro vaglia. Sono così due vaglia e due pacchi. Voi quando li riceverete tutti e quattro, mi darete comunicazione, o anche uno per volta. Ho ricevuto ieri due vostre lettere, delle quali una scritta da mamma e papà e una da Silvana e Wally. Mi avete fatto tanto contento, perché le attendevo. Ho appreso che il mio amico è stato a trovarvi giovedì scorso, e che siete stati contenti. Io pure lo sono, così mi dirà di voi al suo ritorno, che non deve essere molto lontano. Se ritorna ai primi del mese di Luglio, poco tempo mi divide dal rivederlo; quindici o venti giorni, qui, non contano. Siamo abituati a contare gli anni, che i giorni e i mesi, sono uno scherzo. Papà, in seguito alla mia lettera, mi dice se voglio una macchina fotografica, di farglielo sapere, perché me la compra a Torino. Ma mi sono riveduto sull’idea varata prima, perché penso che costa caro quello che volevo io, e anche a rate mensili, come volevo pagarla, sono soldi buttati via. Mi era anche venuto in mente, in sostituzione della macchina fotografica, di comprare un bell’orologio marca Tavannes o Vetta, di quelli moderni, che costano pressa poco cinquecento lire, e pagarlo a rate mensili, come hanno fatto i miei amici, ma preferisco mandare i soldi a voi che ne avrete più bisogno. E poi, anche vendendo, quando dovrei andare via dalla Grecia, l’orologio, e prendendo più, (il doppio di quanto lo ho pagato) dell’orologio, non saprei come mandare il rimborso della spesa a casa, non potendo fare vaglia superiori alla mia decade. E poi, sarei più contento se sapessi che questa estate le mie sorelline facessero qualche bagno di mare. Manderei io i soldi magari. Perciò, non mandatemi macchine fotografiche, ve lo dico francamente, tanto più che se verrò in licenza, vedrò io di provvederne una. Al mio amico, se potete, dategli un pò di latte condensato, e sono contento lo stesso. Sono contento che a papà siano arrivate le sigarette, e stavo in pensiero per questo, perché mi avevano detto che gliele avevano prese. E la macchinetta accendisigari funziona o si è rotta? Oggi sono di servizio, e perciò ho tanto lavoro da sbrigare. Ma ne ho poca voglia perché fà un caldo atroce. E le mosche danno una noia che fa diventare pazzi, tanto più ora che ho i capelli tagliati a mezzo centimetro.

Mi immagino la povera nonna e zia, in che stato si troveranno, e bisogna cercare di stare il meglio possibile di salute, questo è importante. Voi state sempre bene?

Io vi ricordo sempre e vi bacio tanto tanto.

Con affetto, vostro Dino

10 giugno 1942

10 Giugno 42 (mercoledì) domani 27° mese

Cara mamma,

Rispondo alla tua pervenutami ieri, che mi ha fatto tanto dispiacere; apprendo cose tristi. Prima fra tutte, la notizia che hanno tolto il sussidio di £ 8 al giorno. Ieri sera mi sono affrettato a scrivere al Cav. Gagliardi1, che mi vuole tanto bene, e che certamente farà qualcosa. In ogni modo, cara mamma, non ti preoccupare, che io manderò ogni mese le mie decadi, più il premio in denaro in luogo di licenza che prenderò alla fine del mese, e sarai compensata largamente della perdita. Credo però che tutto si metterà per il meglio riguardo il sussidio. Caso mai mi rivolgerò a chi di dovere. Cinque giorni addietro ho fatto un vaglia di lire 400.=(quattrocento) che ho ancora in ufficio, dovendo presentarli entro domani i vaglia, in unica distinta. Pensa che ogni 15 giorni debbo fare la distinta di 3000 vaglia, oltre il normale lavoro! Fra 5 giorni prenderò l’altra quindicina di £ 186.=, che sommate a 200 lire del vaglia dello zio, e ad altre quattordici lire, faranno la cifra di 400 lire ancora. Così riceverai in tutto 800 lire (ottocento), ti prego di darmene ricevuta.

Un’altra notizia: Stasera mi sono arrivate le due latte dell’olio per un peso netto di 8 kg. complessivamente. E domani farò le cassette. Finalmente dopo tanto penare, sono riuscito a riceverle. Siete contenti?

Ringrazio dei pacchi che mi avete ancora inviato, e che mi fanno tanto contento.

Sono dolente di apprendere che le mie sorelline non aiutano la mamma. Sono certo però che hanno messo giudizio a quest’ora, e non diano più dispiacere andando con amiche e amici poco desiderabili. Lo sò che è bello andare fuori in bicicletta, sul far della sera, è la mia passione, ma bisogna sapere guardarsi dal mondo. Voglio poter sentire che mamma sia contenta, e sarò anch’io contento.

Quest’oggi alle ore 18, dicevano che doveva parlare il Duce, e potete figurarvi come eravamo in attesa. Poi invece era una festa in piazza Belgioioso a Milano, nella quale erano avvicinati i cuori dei combattenti ai cari lontani. Mi ha commosso tanto sentire il grande cuore del nostro popolo battere qui vicino a noi. E voi avete sentito?

Caro papà, come stai? Va bene il lavoro? Vorrei poter sapervi con del denaro da parte, ed è perciò che vi invio tutti i miei risparmi, per potervi sapere sicuri in ogni eventualità. Sono però contento di sapervi bene, e di potervi dire che sono ottimamente in salute. Domani mi tagliano i capelli a zero, è un ordine giunto oggi. Così starò meglio al fresco, e i capelli mi si rinforzeranno. Mi rincresce da un lato…. Perché tutti qui dicono che presto riapriranno le licenze come l’altr’anno, e soggiungono: Fortunato te Ferrero, che andrai presto a casa. A me fanno tanto piacere queste cose, ma spero poco. E’ meglio no? E pure voi non fatevi eccessive illusioni. Sarà più bello se è vero. Intanto abbiate tanti baci cari, e un forte abbraccio dal vostro Dino che sempre vi pensa, e vi vuole tanto bene.

Tante affettuosità Dino

1 Personaggio sconosciuto, forse un membro del P.N.F.

4 giugno 1942

P.M.29 li, 4.6.42 – XX°

Carissimi,

Rispondo solo stasera alla lettera vostra pervenutami ieri, perché non ho potuto scrivervela oggi, a causa del lavoro, e stasera, fino alle 20, perché vi era una partita importantissima in caserma e tutti noi del comando, siamo andati ad assistervi. La nostra squadra di calcio, è la più forte della divisione, e facciamo sempre tanto tifo per i nostri colori.

Nella lettera di ieri, dunque, mamma mi dice che appena prenderà i soldi al dieci del mese, mi manderà un vaglia di cento lire. Non voglio che sia fatto questo vaglia, perché non ne ho bisogno, e poi lo ho già detto che mi bastano i miei soldi per fare quello che debbo, anche per comprare l’olio. E per dimostrarvi che posso, vi ho mandato un vaglia di quattrocento lire, che si spedirà a giorni, dovendoli fare tutti assieme, e che contiene le mie decadi arretrate, che non vi mandai.

Appena sarà partito, ve ne darò avviso, a mezzo cartolina in franchigia. Va bene ? Per l’olio, sono sempre in attesa, e spero sempre che da un momento all’altro mi arrivino le latte, per poterle spedire. Per il momento, dopo che le ho inviate a riempire, non ne ho saputo niente, ma per mezzo del mio ufficiale, farò il sollecito, così presto spero di averle.

Non mandatemi la latta che volete mandare, perché ne trovo lo stesso qui, e poi impiegherebbe tanto tempo ad arrivare, che nello stesso tempo, ne posso trovare dieci. Dunque non fate spese di posta che io trovo, sebbene faticosamente, tutto il necessario.

Ho visto con tanto piacere la nostra nuova radio, dal modello inviatomi nella lettera, e mi piace tanto. E poi è di un modello recentissimo e moderno. Sono tanto contento, e avete saputo scegliere proprio bene.

Con mia lettera spedita giorni addietro, vi dicevo che doveva venire un mio compagno a trovarvi, e che doveva portare un regalino per papà. Non avevo altro al momento della sua partenza che è avvenuta improvvisamente. Vuol dire che cercherò di essere fornito di qualcosa al momento della licenza mia. Ma quando ? Attendiamo.

Oggi è arrivato il camion con dei pacchi, e domani li distribuiranno. Così spero che arriverà qualcosa ancora.

Leggendo nel calendario stasera, ho visto che al ventuno del corr. Mese è S.Luigi. Perciò faccio tanti sentiti auguri al caro papà, e un bel grande bacione.

Ho visto sul giornale “Il Popolo delle Alpi” la fotografia della visita del Segretario Federale di Torino alla Philips, e mi pare di avere riconosciuto in essa Silvana. Si trova in piedi dietro alle operaie, e difficilmente potrò sbagliarmi. E poi in un’altra fotografia si vede il Musiné: Che ricordi ! I tempi in cui si andava con papà, alle quattro di mattina, ai funghi, nell’ormai lontano 1937 ! Voglio però ritornarci, e credo che papà non sia di idea contraria, vero ?

Come siete sempre vicini a me con il pensiero, io pure sono a voi vicino con il mio grande affetto, e vorrei che foste contenti anche se non sono li ad Alpignano, perché vi penso sempre, e un giorno tornerò per essere con voi, e farvi felici.

Termino con l‘inviarvi tanti baci cari, saluti affettuosi, e ancora auguri per il bravo papalino.

Vostro Dino

16 gennaio 1942

P.M.29/P 16 gennaio 1942

Carissima mamma e tutti,

Quest’oggi ho ricevuto la lettera aerea del 9.1.42. Come vedi, comincia a impiegarci meno la posta a giungere. Sotto le feste, dato l’aumento della corrispondenza, tutti i servizi hanno dovuto sostenere del lavoro supplementare.

Ho appreso che voi a Natale avete mangiato senza carne perché la avete data a Beccali1. Mi rincresce che vi siate privati di questo alimento.

In questi giorni sono in attesa dell’olio che dovrebbe arrivare. Ma come sapete, quando si attende, si è come sui carboni accesi, e ci sembra impossibile che non si debba ricevere quello che si desidera. Comunque ho già due latte da quattro chili pronte, e al primo ricevere olio, ve ne mando subito una.

E papà perché non cura le sue bronchiti? Bisogna guardarsi dal male mentre si è in tempo. In ogni modo spero che ti trovi bene caro papalino, per non dover soffrire della noiosa tosse e catarro. Mi meraviglio come mai non nevica da voi. Qui ha nevicato almeno cinque volte. E che nevicate! E che freddo! Ora, dopo una settimana di piogge, si è messo un po’ al bello, e non fa freddo.

La cosa che mi dispiace di più di tutte le brutte notizie, è la faccenda del licenziamento per la fine di marzo. E come sistemate la faccenda? Spero che non licenzino né papa, né Mario2. In ogni caso, chissà se alla Bosio3 non hanno un posticino! Io, che sono ancora in debito, ma che domani finirò di pagare, restandomi un bel margine di soldi, appena avrò la possibilità, manderò i miei risparmi che cercherò di rendere il più elevati possibile, al fine di darvi un po’ di respiro, e di costituire un fondo che sempre potrà esservi utile in caso di necessità. Ma ho bisogno di un po’ di tempo prima che posso mandare qualcosa.

Oggi ne abbiamo 16 e tu mamma sarai andata a ritirare il sussidio. Ti hanno dato il libretto? Dimmelo, che sono in pensiero per questo, e fino a che non riceverò notizie non mi darò pace.

Ho poi ricevuto un biglietto di auguri da Teresina, si, ma troppo poco, non pare, se nel medesimo periodo ho scritto qualcosa come sei lettere? Credevo che sarebbe venuta a trovarvi da Genova, ma non è venuta. Attendo sue notizie che non giungono, per sapere qualcosa. Intanto non scrivo più, perché dovrei essere io, che ho bisogno di essere ricordato, io che sono lontano a lottare, mentre non ha mai considerato il mio bisogno di ricevere ogni tanto sue nuove. Non è che siano indispensabili se mi dimostra indifferenza, perché le uniche notizie più desiderate sono e saranno sempre le vostre.

Sa benissimo che io devo, al pari di tutti i miei camerati, che abbiamo lasciato tutto per combattere il nemico, ricostruire, o cominciare la vita, glielo ho detto.

Ripeto che il vaglia lo ho ricevuto già da tempo, e il pacco non ancora, ma che a giorni spero, giacché sono in arrivo 3000 pacchi per la nostra divisione.

E per lo stipendio? Guardate che visto le condizioni dei rapporti con l’ingegnere, potreste accelerare. E credo che a quest’ora dovrebbero darvelo. Non vi pare? Sono 4 mesi già!!!!

E i documenti li avete ricevuti tutti?

Domani mando un telegramma di auguri a papà, perché spero che per il 264 arrivi, mentre questa lettera chissà!! Intanto pure con questa faccio tanti auguri, al caro papà, perché sia felice, perché sia sempre bene in salute.

Allego un’altra delle famose fotografie. Ricevete tanti baci dal vostro Dino

1 Amico di Dino

2 Sconosciuto

3 Nome assai comune a Torino, anche nelle imprese

4 Luigi Ferrero, padre di Dino, nacque a Torino il 26 gennaio 1893, stava quindi per compiere 49 anni

22 maggio 1942

li, 22 maggio 1942 – XX°

Carissimi,

Ritorno adesso dal cinema, dove sono stato a vedere un film tedesco, abbastanza bello. Avrei dovuto scrivere prima, il giorno del mio onomastico, ma non ho potuto. E stasera, per giunta, ho dovuto essere della combriccola che si recava al cinema. Vi scrivo ora che c’è ancora una ventina di minuti prima che venga tolta la luce.

E’ un piacere alla sera uscire per Tripolis: Per l’aria vi è un profumo intenso di fiori, quale non si è mai sentito in vita nostra. La primavera qui è molto bella, tutto è verde, e non vi sono altro che fiori dei più bei colori, e rose….a mille. Il mio tavolo di lavoro è un mazzo di rose completamente. Sembra che aiutino a lavorare, col loro profumo e i vivi colori. Fà tanto caldo, e pure ora che sono le 22,40, si deve stare con la camicia sbottonata, e le maniche rimboccate. Ci è concesso di rimanere in maniche di camicia, con i gradi cuciti sopra di esse. Poi vesto sempre in tela, e sto abbastanza bene. Domani alle ore 13 verrà il postino di Sparta, (la famosa città delle guerre antiche),e mi porterà (non un rudere), via le latte per riempirle. E’ così questione di quattro o cinque giorni, e tutto sarà a posto. Va bene ? Vi metterò nella cassetta, anche un vaso greco o due, molto belli, che costano cari, ma che ho avuto da un amico per favore.

Staranno bene sopra al tavolo della camera da pranzo, e mi immagino già il momento nel quale li vedrò.

Stasera il mio amico della posta militare (mi conoscono tutti qui, perché faccio operazioni presso tutti i reparti), mi ha annunciato che mi è arrivato un vaglia di duecento lire. Non so ancora da parte di chi, ma immagino dello zio Peppino1, che avrà voluto festeggiare così il mio onomastico. Domani mattina lo saprò e ve lo dirò subito. Ho intenzione di comprare a rate mensili, e lo posso fare, una bella macchina fotografica, come hanno già i miei amici, e così potrò fare delle belle fotografie di paesi e luoghi tanto belli. Ma però ho solo l’idea per adesso. Presto dovrebbe venire in licenza un mio amico, e allora gli darò dei ricordi per voi. Per papà pure qualche sigaretta buona. Contento ? sto già cercando di trovarne, dato che non è qui il luogo di produzione. Da quanto vi dico sempre, immaginerete che qui a Tripolis non si produca niente: Ed è così. E’ il centro del Peloponneso, in un luogo in cui convergono tutte le strade dei diversi paesi, ma non ha eccessiva produzione dei generi di largo consumo. Bisogna andare cento Km. più in giù o in su, verso il mare per trovare coltivazioni estesissime.

L’altro ieri ho mangiato 46 ciliegie, che costano cento lire al chilo (800 dracme), e dire che qui si trovano perché le producono. Vi sembrano poco alti i prezzi ? io però non mi butto a capofitto come tanti, che spendono senza pensare. Certo che ogni tanto bisogna pur levarsi un piacere. Così ho speso 12,50 per le ciliegie. Ma sono contento; arrivano sempre tutti i giornali italiani, e dal giornalaio vanno a ruba, da parte di militari e borghesi, che non hanno gran che in fatto di giornalismo. E così passo le ore della giornata. A giorni dunque il pacco (o i pacchi), e ve ne darò comunicazione. Intanto abbiate tanti baci cari, da chi vi ricorda sempre.

Con affetto, vostro Dino

1 Giuseppe Ferrero, fratello di Luigi padre di Dino