15 ottobre 1942

Carissimi,

Ho finito appena adesso di lavorare, e sono le ore 21,30: Fra mezz’ora andrà via la luce, ed ho appena il tempo di scrivervi affrettatamente queste righe. Stasera ero di servizio, e avrei voluto cominciare prima a scrivervi, ma stasera è arrivato l’ordine che si deve andare a prelevare gli stampati domani mattina presto in caserma, quindi, essendo io il preposto, ho dovuto finire il mio lavoro di ufficio della serata, per poter andare domani mattina con il cuore in pace, a prelevare tutto quanto necessita alla vita dei nostri uffici e delle furerie del Reggimento. Ho già scritto nella mia precedente di ciò che mi occorre con più urgenza nel pacco che mi manderete, e spero che a quest’ora vi sarà già arrivata. Di altro, non saprei, e se caso mai vi venisse in mente qualcosa di utile, ditemelo che saprò dirvi se effettivamente mi necessita.

Stasera avrebbe dovuto partire per la licenza un mio amico del Comando (attendente di un tenente) che va a Torino, e avrei dovuto dargli gli anelli. Spero che lo vedrò qui stasera, perché probabilmente andrà a dormire molto presto per alzarsi domani mattina, e allora non lo vedrò. Se non avessi avuto il tanto lavoro, sarei andato io a darglieli ma non ho potuto. Ho poi saputo che Davy1 è partito per la licenza via terra, ma non è passato per qui. Verrà certamente a trovarvi, e se avrete bisogno di qualche favore da lui, siete certi che vi accontenterà. Attendo sempre, quando arriveranno i pacchi, che mi mandiate le latte per l’olio, che presto ci dovrebbe essere, non essendo molto lontana la nuova produzione. Perciò se Dio vuole, presto troverò il necessario. Chiedete poi a Davy ed a qualunque altro se sia facile trovare dell’olio, e vedrete cosa vi risponderà. E’ una cosa assolutamente impossibile, e solo chi come me ha occasione di essere conosciuto da tutti i militari, può chiedere e forse ottenere un po’ di qui, un po’ di là, qualche litro. Certo che mille difficoltà si aggiungono a ciò e cioè le latte, le casse, i chiodi per inchiodarle, i buoni di spedizione, ecc., per cui quando si dovrebbe avere finito si è appena al principio.

Ho saputo che l’ingegnere non si è ancora pronunciato in merito allo stipendio, e ciò mi preoccupa moltissimo. Che il destino ci debba essere avverso, dopo che ci è stato così benevolo? Non lo credo!

Qui oramai fa molto freddo, e specialmente la sera, per cui la passeggiata non si può più fare. Io, che esco alle ore 19, cioè, quando finito il giorno e per conseguenza le passeggiate pomeridiane, non vi è più nulla da vedere. Vado allora al cinema, che non si capisce, ma in compenso fa passare qualche ora, e si può incontrare chi si conosce.

Sabato andrò a fare la solita gita in camion, per prendere i soldi, e appena tornato vi scriverò. Di altri fatti degni di rilievo non ve ne sarebbero. Da Teresina non ricevo posta da parecchio tempo, e l’ultima lettera ve la allego a questa, perché vediate se non merita di essere trattata male. A me, detto francamente fa un baffone, perché se è egoista, io la lascio perdere nel suo egoismo, e così anche se ero deciso a perdere una giornata o due per trovarla, ne faccio francamente a meno, perché chi mi dice che io a casa ho altre cose (che sarebbero amiche), e perciò mi tratta da falso, non merita la mia stima, e poi non mi tocchi i miei cari, perché lei è niente, e voi siete tutto. Vero? So che potrà essere anche per amore che dice quello, ma non voglio concepire che si finisca così in basso. Vi lascio la libertà di criticare come meglio credete quelle righe. Intanto, finendo la carta e andandosene la luce, termino, inviandovi tanti baci cari, e tanti pensieri affettuosi.

Vostro

Dino

1 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

11 ottobre 1942

P.M.29 li, 11 Ottobre 1942-XX

Carissimi,

Oggi é domenica, e vi scrivo, perché ho del tempo disponibile, avendo sbrigato il mio lavoro. Per prima cosa devo dirvi che ieri è ritornato Beccali, ma non mi ha portato la roba che dovevate dargli, non essendo passato da voi. Mi è dispiaciuto questo, perché speravo che fosse venuto. Oggi scriverò anche ad un mio amico di Torino in licenza, che spero non dovrebbe fare la fine di Beccali1. Come vi ho già detto in una mia precedente, sono riammessi i pacchi per i militari a decorrere dal sedici del mese corrente. Dunque, fra pochi giorni potrete farmene uno. Come già chiestovi, vi prego se potete mandarmi del dentifricio (almeno tre tubetti), del lucido da scarpe, della brillantina, della crema per il viso, del profumo (come volete, e che non costi troppo caro) che serve per dopo la barba, e anche per la sera quando esco. Insomma fate voi una cosa che vada bene, e non credete che io sia diventato un gagarone2 perché chiedo questa bella roba, ma è solo per avere il necessario, come tutti gli altri, dato che qui, con i prezzi proibitivi che ha la roba, sarebbe impossibile avere tutto ciò che desidero. Ho ricorso alle volte ai miei amici per qualcosa, come loro ricorrono a me per qualche altra, ma non mi piace dover chiedere. E poi, ora che posso, voglio avere un poco di provvista. Dimenticavo: mi occorrerebbe anche un coltellino, e una lampadina tascabile, di quelle rotonde, con qualche pila, che serve per la sera, quando esco e non si vede nulla, correndo il rischio di finire in qualche pozzanghera. Mi fate questo grande piacere? E’ tutto quello che desidero di più, che mi necessita proprio tanto. Spero che questa mia vi giunga prima che abbiate fatto un qualsiasi pacco, così non dovrete farmene un altro.

Da alcuni giorni è rientrato dalla licenza il mio tenente, che è quello che mi ha sempre aiutato per trovare l’olio. Qui attualmente non si trovano lattine, e sono affaccendato, ma inutilmente. E’ un vero problema, che non so come risolvere. Il mio tenente mi ha detto che provvederà a trovarmi l’olio, ma che debbo avere le lattine, perché lui nemmeno ne ha. Se voi ne avete qualcuna, mandatemela, a mezzo pacco postale, che io spero di potere trovarvi quello che necessita. Vi raccomando che siano già pronte, col foro sul coperchio, e che non contengano più di otto chili, otto chili e mezzo, per fare con la cassetta all’incirca dieci chili, come da prescrizione. Attendo dunque anche questo, che se Dio vorrà servirà a voi per farvi avere il necessario per l’inverno. Di novità non ve ne sono, come al solito, e attendo sempre buone nuove in merito allo stipendio.

Hanno già sistemato tutto? Io al solito spero di venire per Natale, e speriamo che ciò possa avvenire. Probabilmente oggi è partito per la licenza, per via aerea, il mio amico Davy di Borgone, che verrà senza dubbio a trovarvi. Vi parlerà di me, perché da pochi giorni ci siamo visti, e se avete qualche cosa da darci o da dirci, non abbiate pensiero, che lui ben volentieri mi accontenta, essendo noi due indivisibili amici.

Qui acclusa vi è la letterina di Lucia3, che ha voluto scrivere a Wally, perché mi aveva chiesto se era fidanzata (chissà poi il perché), e io le ho detto di si. Lei ora fa gli auguri. Se volete risponderle, scrivete la lettera e mettetela nella busta che scriverete a me; non chiudetela (1) perché deve essere censurata, e intanto penso io a dargliela. Come vedete è una persona per bene, e che mi stima molto. Di altro non avrei da dire; con tanto affetto vi saluto e bacio,

Vostro Dino

  1. naturalmente la lettera per Lucia non chiudetela: la busta che contiene la mia e la sua sì. Dino
    Fate anche il favore di guardare che prezzo hanno le armoniche a fiato.

1 Amico di Dino

2 Accrescitivo di gagà, nel senso di elegantone vanesio, dandy

3 Nome della ragazza greca citata finora senza nome e di cui Dino scrive per la prima volta nella lettera del 31 agosto 1942

5 ottobre 1942

P.M.29 li, 5 Ottobre 1942-XX

Carissimi,

Da alcuni giorni non ricevo vostre nuove, e non ne so capire la ragione. Forse oggi riceverò, e perciò non sto molto a pensarci su. So che voi mi scrivete sempre, ed allora non vi è motivo di credere ad un vostro ritardo nel farmi sapere vostre nuove. Ieri avrei voluto scrivere, ma era domenica, e poi smontavo solo ieri di servizio, per cui non ho resistito all’invito dei miei amici di andare in piazza a sentire la musica e a vedere le belle ragazze. Perciò oggi scrivo, e tanto la posta non partirebbe fino a domani mattina di qui, quindi, sia ieri sera che oggi, sono sempre in tempo. Ho appreso che dal giorno 16 del mese di Ottobre sono riaperti i pacchi da due chili per i militari. Dunque tutto procede per il meglio, e così quello che vi dissi che mi necessitava, potrete mandarmelo. Vi raccomando soprattutto dentifricio e lucido – brillantina e un poco di colonia per la barba, e alcune caramelle….. …..che serviranno ad addolcirmi la bocca e per offrirle alla bella greca che conosco.

Io che possa dirvi qualcosa di nuovo, credo sia difficile, perché già ben sapete che tutto qui continua sempre nella medesima maniera, e cioè tutte le giornate sono monotone, senza novità. Di nuovo vi è il tempo, che da due giorni si è rannuvolato e piove ogni tanto. Ho portato ad aggiustare il mio pastrano, che deve essere bello come la divisa, per essere in ordine quando dovrei venire in licenza questo inverno. E il mio amico che è venuto in licenza, è venuto da papà a prendere il mio orologio? Aspetto vostre nuove, anche per sapere se per la pratica dello stipendio avete avuto delle novità.

Sono sempre in pensiero per questo, perché mi rincresce se anche solo per poco tempo vi hanno sospeso il pagamento. Rotunno1 però dovrebbe pagare, almeno stando nella giusta supposizione: E se poi non pagasse? Allora merita di essere messo all’ordine del giorno ai sindacati. E lo farò.

Mi raccomando di tenere i miei pantaloni in ordine, e pure il paletò, che se dovessi venire in licenza, voglio essere gagà. In particolare le risvolta dei pantaloni mi raccomando, che era un po’ rotta: Se si potesse aggiustare sarebbe una vera fortuna. Vorrei chiedere una cosa: Papà con la tessera dell’abbigliamento compra un abito? Se avanzassero punti, non merita lasciarli perdere: Si potrebbe comprare un abito che potrebbe essere poi confezionato per me. In caso alla fine dell’anno dovessi venire a casa, ne parleremo. Non vi pare che sia un idea giusta?

Spero che siate sempre in ottima salute, come sono io attualmente, e nell’attesa di leggervi, vi bacio e abbraccio tanto.

Vostro Dino

1 Ex datore di lavoro di Dino prima di partire militare

15 settembre 1942

P.M.29 li, 15 7mbre 1942 –XX

Carissimi,

Oggi ho ricevuto la lettera di mamma, non so di che data, perché non vi è segnata, comunque posso dire che è in risposta alla mia scritta con la carta intestata del “semiramis”. Sono contento che l’attesa di posta sia stata ripagata con si lunga lettera. Mi fa piacere sapere che state bene, e siete tranquilli riguardo la mia licenza, che spero ormai non dovrebbe essere più una cosa da attendersi con le dovute riserve, visto che da oggi sono riaperte. E spero che forse anche qualche tempo prima del previsto potrò venire a casa. Tutto sta nel vedere quanti posti assegneranno al Comando, visto che vi sono molti reparti. Vi è un turno per settimana, e credo che dopo tre o quattro turni, toccherà a due di noi, nei quali potrei benissimo essere compreso pure io, anzi dovrei, essendo uno dei soli due che dobbiamo venire. Dunque non statevi a scervellare per cercare di indovinare cosa riserba il domani, che può essere bello, o ancora ricco di attesa. Quando verrà il lieto giorno, vi farò un telegramma da qui, e così saprete molti giorni prima, quando arriverò. Vedrete che potrà arrivare improvvisa la bella notizia, e lo spero.

Sono sempre in attesa di Giovannitti1, che dovrebbe arrivare, stando alle ultime notizie, domani sera. Un nostro compagno che è arrivato ieri, dice di averlo visto lunedì scorso a Lubiana, e quindi non potrebbe tardare oltre. Vi dirò poi della ricezione del vostro pacco. Ieri è partito per Torino, un Artigliere del I° Gruppo, mio conoscente, e gli ho dato l’indirizzo di papà a Torino Corso Bramante n. 50: il motivo è dato dal fatto che andrà da lui e prenderà il regalo che Silvana ha comprato per me dalla sua amica, e che da alcuni giorni avete voi a casa. Se non venisse Beccali2, (il che ritengo difficile), papà potrebbe portarlo a Torino con lui, e appena venisse il mio amico, glielo consegnerebbe. Va bene? Sono in attesa di esso, e il mio amico potrà dire a papà quanto mi sia utile.

Sono contento che vi abbiano pagato lo stipendio, è un aiuto materiale non indifferente, che uniti a quel che posso ogni tanto mandare io, può alleviarvi molte spese. Sono contento che ormai con ottobre la radio sia nostra completamente, e mamma, (che tira sospironi per questo) sarà tranquilla che non gliela porteranno più via.

Ho fatto fare l’anello per mamma, e domani o dopo lo andrò a prendere; mi ero dimenticato di fargli mettere la dedica dentro, ma domani lo dirò. Non ho consegnato gli anelli all’amico partito ieri sera, perché deve andare a Torino un altro mio amico, che non avrà tanti pacchi come quello di ieri sera, e potrà portarli con più sicurezza.

La Signorina greca, che ho visto ieri sera al parco, stasera non la vedo, perché sono di servizio, ma domani si, e la saluterò da parte vostra. Per intanto, visto che mi prega sempre, vi porgo ancora suoi saluti. E’ tanto educata e gentile che merita proprio di essere accontentata.

Lo so che la mia mammina è sempre come quando la ho lasciata io, e cioè che potrebbe essere scambiata per mia sorella, come la scambiavano i miei amici, e se pure che non vi è bisogno di avere dei segreti di bellezza, basta esserlo belli.

Per quanto riguarda ciò che desidero, se riaprissero il servizio dei pacchi, tengo ad informarvi che mi occorrerebbe:

1 coltellino (anche una reclame) che serve per tagliare il pane: della pasta dentifricia, del lucido, della brillantina (che dirò quando sarà finita quella di Giovannitti, una bottiglietta di Colonia, anche quella dello Standard fa lo stesso, che non costi troppo, ma che serva per passarla sul viso dopo la barba, un poco di carta aerea3, qualche scatoletta di quella liquirizia “Tabù” che vendeva la Formica4, e credo che basti così. Guanti non ne voglio, grazie mamma, ma ho ancora nuovi quelli dell’anno scorso, e vedrai quando verrò in licenza, che sono ancora come me li hai mandati.

Certo, qualche caporalmaggiore che non si senta ancora molto bene, e che mangia i fichi del nostro orto, è perdonabile, perché un altro caporalmaggiore, che non può mangiarne perché costano troppo, vorrebbe, se potesse, fare anche lui quella piccola ruberia. Poveri ragazzi, fanno anche loro il loro dovere come me, quindi li capisco. Sono veramente meravigliato al sentire che i fichi sono così abbondanti: gli anni che ero io a casa, produceva poco. Peccato che non li abbiate fatti seccare, che sarebbero buoni anche d’inverno. Mi lecco già le labbra al pensiero che mangerò le zucchine che la previdenza di mamma ha messo da parte per me. Ma più di tutto mi rende felice il sapere che forse molto presto potrei rivedervi e riabbracciarvi. Purtroppo anche quel periodo passerà presto,ma dopo il dovere compiuto, è sempre dolce vivere nella pace di casa qualche tempo.

Ho fatto gli auguri di mamma a Durando5, a Giovannitti li farò appena verrà. Durando ringrazia e saluta.

Con la certezza che questa mia vi troverà sempre in ottima salute, vi bacio tanto e vi dico che vi ricordo sempre, giorno e notte.

Con affetto,

Vostro Dino

Da Teresina ancora niente. Stasera scrivo.

1 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

2 Amico di Dino

3 Carta per posta aerea, più leggera e sottile della carta comune

4 Negoziante di generi alimentari di Alpignano, nella stessa via in cui viveva Dino prima di partire militare

5 Amico di Dino

10 settembre 1942

P.M.29 li, 10 Settembre 1942 – XX°

Carissimi,

Ho ricevuto ieri la vostra lettera nella quale era la notizia che attendevo riguardante Wally. Non voglio dire che non mi abbia procurato una lieve sorpresa, perché è stata grande, e non mi aspettavo certo questo. Ma come posso io dire di avere una cognizione del tempo che passa, io vecchione, che passo le giornate qui, dove non esiste né ora, né orologi? Mi ha fatto dunque molto sorpresa la notizia, che mi risvegliava dal torpore di questa mia attuale vita. E’ vero, è vero che la mia sorellina che io lasciai non ancora grande né bambina, ha trovato un fidanzato? Sono lieto di ciò, anche perché dalla vostra lettera vedo che non vi dispiace. Certo, e non bisogna però dare corso ai pensieri del domani. Se mai il tempo potrà dare il suo giudizio se ciò che oggi pare in un modo, domani può parere in un altro. Intanto, faccio i miei più fervidi auguri di sapere Wally felice e che la sorte le sia benigna. Come avrei voluto essere anch’io la domenica nella quale avete ricevuto la visita dei parenti del suo capo-ufficio! Ma il mio dovere mi vuole altrove, per il mondo, ed è come se fossi stato con voi. Tante volte ho già pensato da ieri a questa notizia, e sempre più mi sono convinto che la vita è un giro veloce di una ruota, che arriva al suo termine prima del previsto. Se mi avessero detto che doveva accadere questo, avrei scommesso chissà cosa che non sarebbe potuto accadere adesso; invece.! Mi pare ieri che andavo a prendere Wally a scuola in bicicletta a Tripoli dalle suore, ed era una bambina, e ancora quando mamma era ammalata a Torino, e io la vedevo, quando era dagli zii. Tutte cose che appartengono al passato, che sembrano però di ieri. E tutte questa cose mi sono già venute alla mente, in un girar turbinoso in questi due giorni.

Ieri sono andato a fare la solita gita per monti e mari, e non ho avuto modo di rispondere. Ero poi tanto stanco ieri sera, che non potevo nemmeno prendere una penna in mano. Dieci ore chiuso in un autocarro, non sono fatte per riposare certamente! E così ho atteso fino ad oggi, e posso scrivere con la mente calma e riposata. Oggi ho avuto tanto lavoro, ma non posso dire di essere eccessivamente stanco perché ieri sera mi sono coricato presto. Oggi sono andato dal sarto a prendere le misure per aggiustarmi i pantaloni nuovi alla cavallerizza, che sono bellissimi, e il pastrano. Sono completamente vestito di nuovo, e però non voglio sembrare un gagà. Sono un soldato che sa fare il suo dovere e nulla più. Oggi fa già tanto freddo, e mi sono messo la giacca che da molti mesi non mettevo più. Così credo che sia finita l’estate, la bella estate, sollievo dei cuori che hanno bisogno di essa per non soffrire del freddo. Qui finiranno le belle passeggiate serali, e con esse gli scherzi alle donne greche, che guardano di preferenza noi, perché siamo i più begli Artiglieri del mondo, perché siamo italiani, i più coraggiosi nel combattimento, i più festosi in pace.

Giovannitti1 non è ancora venuto dalla licenza, e credo che ancora per qualche giorno non verrà, e lo attendo con ansia. Ho scritto a Beccali2 che passasse per Torino da papà e gli ho dato l’indirizzo, o che venisse da voi, per prendere il mio orologio che mi avete comprato. Spero si farà vivo, e voi glielo darete. Sono in attesa di un amico che venga a Torino per mandarlo da voi con il ricordino per Silvana Wally e mamma, ma finora niente.

Domani, non sono di servizio, e andrò fuori a fare una passeggiatina serale e a prendere una boccata d’aria. Vi scriverò però una cartolina in franchigia, per farvi sapere che sempre vi penso e sempre voglio sapere informati di come va la mia vita. Se Dio vorrà che un giorno verrò in licenza, sarà questo il più bel giorno per me. E speriamo che ciò avvenga come nelle previsioni.

Per intanto non avrei altro da aggiungere se non che vi voglio sapere bene, e che rinnovo gli auguri a Wally. Vi bacio con tanto affetto

Vostro Dino

1 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

2 Amico di Dino

6 settembre 1942

P.M.29 li, 6 Settembre 1942 –

Carissimi,

Ieri ho ricevuto una lettera di Silvana, con la fotografia assieme al suo figlioccio. E’ molto bene riuscita, e sono contento di vederla in perfetta salute e forma come quando sono partito. Ho appreso anche con tanto piacere che avete comprato l’orologio per me, e vi prego fin d’ora di dirmene il prezzo, al fine di potervi mandare i soldi. L’orologio non so da chi mandarvelo a prendere, ma oggi scrivo a Beccali1 che è a casa per malattia, e spero che verrà a prenderlo. In ogni caso presto altri verranno dalle parti nostre, e allora qualcuno verrà a trovarvi e a prenderlo.

Ho già ricevuto la misura dell’anello di mamma, e quando manderò quelli delle sorelline, manderò anche il suo, finora non è partito nessuno che potesse portarli.

Volevo chiedervi una cosa: L’ultimo pacco che ho ricevuto conteneva le polveri per l’acqua, un pezzo di cioccolato, la marmellata, le lamette, il sapone per barba, ecc. è forse l’ultimo speditomi, o vi è ancora quello con le spiralette e i peperoni in scatola? Vorrei saperlo perché così aspetterei anche quello, in caso contrario non aspetto. Mi rincresce che forse non vi sarà il dentifricio nel pacco di Giovannitti2, perché è l’unica cosa che mi serve realmente, mentre la brillantina si può attendere. Vuol dire che cambierò con altri che hanno dentifricio.

Intanto Giovannitti domani dovrebbe essere qui, e con quanta mia gioia potete ben immaginare. Quante domande ho da fargli! Vorrei che fosse già oggi qui, domenica, e farmela sembrare meno lunga e monotona! Stasera andrò alla solita passeggiata, al solito cinema, e forse scambierò due parole con la amica che parla francese. E’ così che passano queste feste, ed è così che passano le ore, che seppure monotone, sono sempre desiderate: La festa poi non porta i ricordi di altre feste, perché altre cose ci pigliano, e non si desidera altro che passarle bene, e nel miglior dei modi. Sono contento che la dichiarazione per lo stipendio sia arrivata a tempo per prendere i soldi, e d’altra parte ero quasi tranquillo, perché so che di media, trovando l’aereo, la posta impiega tre giorni per arrivare.

Una cosa debbo dire: che assolutamente non mandiate il mio orologio qui, che andrebbe perso, e anche rotto. Volevo una come avete comprato, perché così ho l’ora, e poi domani vendendolo al rientro in Patria, ripiglierei sempre quanto speso.

Di Teresina ricevo in questi giorni qualche cartolina da Napoli e Roma, e non ho ancora risposto. Ogni tanto il lupo ritorna alla tana !

L’altr’anno come oggi, ero nel Veneto che viaggiavo per arrivare qui, e dunque è passato un anno prestissimo; verrà pure il giorno che verrò in licenza, e lo spero. Se fosse vero che venissi per Natale come promessomi, non dovrebbe tardare molto quel giorno, e sarebbe proprio una gran bella cosa. In ogni modo non datevi pensiero, che un giorno o l’altro verrò e forse quando meno ve l’aspettate.

Di altro non avrei da dire, se non che ringraziarvi dell’orologio compratomi e dell’interessamento avuto per esso. Ditemi poi se avete ricevuto il vaglia di lire 380.= delle due decadi.

Con tanto affetto vi bacio, vostro

Dino

1 Amico di Dino

2 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

31 agosto 1942

(lunedì 31 agosto 1942, data desunta dal contenuto e dalla corrispondenza precedente)

Carissimi,

Direte che sono un pochino pigro nello scrivere, e non avete tutti i torti. Ma in questi giorni di fine mese, tante cose mi rendono impossibile, se non noioso il dedicarmi alla scrittura. D’ora innanzi, visto che ho ricevuto oggi le cartoline in franchigia, scriverò tutti i giorni una di esse, per tenervi al corrente di quanto accade qui.

Qualche sera ho avuto modo di uscire, e di respirare un poco di aria fresca e non viziata come in ufficio, dove sto tutta la giornata, senza vedere il sole. Oramai anche le serate calde dell’estate sono finite, e la sera fa già frescolino. Non si può dire che questo dispiaccia, perché al contrario, si sente il sangue circolare meglio al fresco di queste sere. Ieri era domenica e sono andato anche un poco al cinema, per distrarmi dai pensieri che mi turbinavano nel cervello. Essi erano portati dal fatto che mi rammentavo che l’altr’anno a quest’ora ero ancora a casa, e volevo indagare cosa facevo. Oggi ad esempio era l’ultimo giorno di mia permanenza, e domattina alle 6 voi mi siete venuti ad accompagnare alla stazione. Come è volato il tempo, e fatti che dovrebbero sembrare vicini, sembrano perduti nella notte dei tempi.

Nella mia lettera precedente, vi avevo dato notizia della ricezione di un pacco vostro, con la marmellata, le lamette, l’acqua minerale, il lucido, ecc.

Ve lo ripeto, perché possiate saperlo più precisamente nel caso non aveste ricevuto la lettera.

Spero però che vi sia pervenuta a quest’ora, perché in essa vi era il documento per lo stipendio, che oggi dovrete consegnare. E’ tutto a posto?

Giovannitti1 non è ancora arrivato, ma dai calcoli che facciamo, visto anche gli altri che arrivano, credo che per mercoledì-giovedì lo vedrò, mi parlerà di voi, e mi porterà quello che attendo con ansia.

Di novità non ve ne sono molte, eccettuata quella che ho conosciuto una ragazza di qui che parla molto bene il francese, e che vedo la sera le volte che esco, sulla piazza. Mi ha detto di salutare le sorelle, e tutti voi, perché dice che ammira l’Italia, e fra parentesi (anche gli italiani) anche i caporalmaggiori. E’ una persona molto per bene ed istruita e fa piacere esserle amici. E poi chi più chi meno, noi tutti conosciamo qualche ragazza, che se non altro fa sembrare meno lunga la giornata. Perciò, ricevete i suoi saluti, che credo saranno graditi.

Intanto io mi preparo per passare l’inverno bene come l’altr’anno, e riordino la sistemazione del mio letto con un nuovo materassino più spesso per ripararmi, e faccio stirare il cappotto.

I guanti che mamma mi ha mandato alla fine dell’inverno passato, li ho già tirati fuori, e saranno tanta manna. La mia salute è sempre più che ottima, e questo è l’essenziale. Credo che voi pure sarete così.

Ho mandato ieri il regalino per Silvana e Wally, che non è troppa cosa, ma non potevo di più, dato che tutto il mio avere lo avevo mandato prima, il 23 del mese corrente. Avevo ricevuto un vaglia l’altro ieri dallo zio Peppino2, di 200,= lire, e per me è stato un piacere riceverlo, potendo così fare il regalo promesso.

In seguito, e non fra molto tempo, spero di potere farne ancora.

Mi rincresce che i pacchi siano ancora chiusi, perché avrei bisogno di qualche oggettino di poco conto, ma che nella vita militare serve.

Vuol dire che appena saprò che saranno riaperti vi manderò a dire quello che mi occorre.

Per il momento non avrei altro da dire, e non credo che ve ne sia. Domani vi scriverò una cartolina in franchigia, e così tutte le mattine, per farvi sapere tutti i giorni mie nuove.

Di Teresina sempre niente.

Con tanto affetto vi bacio

Vostro Dino

1 Amico di Dino anche nel dopoguerra

2 Soprannome di Felice Giuseppe Ferrero (1890-1954) zio di Dino, chimico e farmacista, titolare di una delle più antiche farmacie di Torino, la Collegiata, sita all’angolo tra via del Carmine e piazza Savoia.

24 agosto 1942

Carissimi,

Questa mattina mi affretto a scrivervi, per farvi avere i documenti per la corresponsione dello stipendio civile. Ieri li ho avuti, ed oggi, debitamente firmati, partono per Alpignano; spero che per il 28 al più tardi li avrete, così potrete riscuotere lo stipendio.

Io ne ho ricevuto uno solo, che ho compilato, ma ho ritenuto utile di compilarne un secondo, non sapendo se vi servono tutti e due. Fatemi sapere le eventuali urgenti pratiche che dovessi svolgere, che io sono sempre molto interessato affinché non vi manchi questa fonte di aiuto.

Sono alcuni giorni che non scrivo, perché sono diventato un poco matto a causa dei vaglia che si devono fare verso il 22 del mese, e per tre o quattro giorni non finiscono più. Si tratta come sapete di qualche migliaio di essi, e per scriverli tutti in distinta, bisogna sudare sette camicie (se bastassero.) Sono uscito soltanto ieri sera per prendere una boccata di aria fresca, e tanto poi se avessi scritto ieri sera, lo stesso fino a domani mattina non partiva la lettera aerea. Così sono sempre a tempo come avessi scritto ieri.

Forse oggi o domani partirà per rientrare il mio amico Giovannitti1, che mi porterà il vostro pacco. A proposito di pacchi: Oggi sono arrivati alla posta militare i pacchi da due chili (gli ultimi) e spero che domani vi sia anche uno dei miei. Ultimamente (sei o sette giorni) ho ricevuto un pacco contenente una tavoletta di cioccolato, un barattolo di marmellata, le lamette, il sapone per barba, il cioccolato in polvere; credo che l’altro con le spiralette2 sia in viaggio, e sarà probabilmente qui domani.

Io vi ho mandato alla fine della II° quindicina gli importi delle due quindicine di luglio e agosto, per un totale di lire 380.= Lo riceverete ai primi del mese di Settembre, o giù di li. Avrei voluto mandare il regalo a Silvana e Wally, ma non ho potuto per questa volta. Per i due o tre di Settembre spero di poterlo fare, e anche che loro mi perdoneranno se non ho potuto mantenere la parola. Ho qui intanto i due anellini, e aspetto la prima occasione per poterli mandare. Siete contente ? Aspetto anche le misure del dito di mamma, al fine di fare il suo e mandarlo possibilmente con quelli delle sorelline.

Silvana mi chiede se gradisco una fotografia sua con il suo figlioccio: E fa bisogno di dirlo? Ma certamente! e con tutta urgenza.!!

Intanto qui si vive la solita vita. Ha cominciato a fare fresco la sera, mentre di giorno si stà ancora molto bene per calura. Certo che verso la metà di Settembre comincerà il primo fresco, e si dirà addio alla bella estate greca.

Quattro giorno addietro quando sono andato alla passeggiata per l’ultima volta prima di cominciare quel gran lavoro dei vaglia, ho fatto una lunghissima passeggiata con i miei amici, e mi sono proprio divertito tanto. Poi sono andato ieri sera in piazza, dove vi era concerto della nostra banda, e ho passato un ora lieta. Di vostre notizie ne ho ricevute poche in questi ultimi tempi, ma credo che sia dovuto al fatto che vi sarà stato qualche disguido postale, o almeno, suppongo. Spero sempre ardentemente che per Natale…..come promessomi…..e conto i giorni.

Sono a zero di dentifricio e brillantina, e aspetto con ansia Giovannitti, perché devo pulirmi i denti con il sapone da bucato, rendendoli puliti, va bene, ma disgustandomi non poco. Qui un tubetto di dentifricio costa un inezia come 137 lire nostre. Che ve ne pare? Altrettanto dicasi per la brillantina.

Sto sempre in perfetta salute, e con Durando3 passo delle belle serate.

Al rancio mangiamo sempre assieme, e siamo proprio tanto amici. Si parla sovente di voi, e di come si passano le giornate a casa. Che volete! Lui è un novellino di qui, dato che da appena un mese è ritornato, rispetto a me che da ben dodici mesi sono qui.

Da Teresina ancora non ho ricevuto niente (venti giorni) e non scrivo nemmeno, che si aggiusti. E’ oramai una vecchia storia che mi dà noia.

Di altro non avrei da dirvi. Vi raccomando che mi facciate sapere con premura se avrete ancora dell’altro da richiedermi per lo stipendio o per voi. Sono in attesa della vostra risposta. Abbiate intanto tanti baci cari, e pensieri dal vostro

Dino

1 Amico di Dino anche nel dopoguerra

2 Nome in uso ai tempi per indicare i cosiddetti zampironi, incensi formati da polveri compresse di piretro con forma a spirale, che bruciando molto lentamente sprigionano un fumo ad effetto repellente per le zanzare o altri insetti molesti.

3 Amico di Dino

11 agosto 1942

P.M.29 li, 11 Agosto 1942-

Carissimi,

Ieri ho ricevuto una vostra lettera, nella quale mi si dava comunicazione della ricezione del vaglia di lire 900.=. Sono molto contento di ciò, perché così sono certo che avrete avuto modo di avere un piccolo aiuto. Ai venti di questo mese manderò l’importo delle due quindicine, che ammonta a quattrocento lire circa; in più, con dei risparmi, un piccolo regalo a Silvana e Wally, ed era ora che lo facessi, visto che da molto tempo, non so più quanto, non regalavo loro più niente. Tutto quello che manderò è tutto quello che posso mandare, e anche se avessi altri soldi non potrei, dato che non si può inviare più dell’importo della decade. Gradite perciò questo mio regalo, come segno del mio affetto e del mio ricordo affettuoso. Ho qui nel portamonete gli anellini per le due sorelline, e sono riusciti bene malgrado non siano di oro, ma semplicemente di argento. Sono però bollati 900, e credo che saranno un ricordo gradito della Grecia. Alla prima occasione ve li manderò, e credo ciò possa avvenire presto. Il mio carissimo amico Davy, che vi dissi doveva venire la settimana scorsa, non è poi partito, avendo chiuse le licenze momentaneamente. Credo che manderò quanto promesso a mezzo suo. E più il solito regalino per papà.
Ho ricevuto, e mi sono dimenticato di ringraziare, la lettera dove il figlioccio di Silvana mi parla brevemente. Non so però se venendo in licenza passerò per il paese di sua residenza. Bisognerebbe che lui mi dicesse se si trova molto distante dalla linea ferroviaria che passa per Skoplie in Jugoslavia. Io passerò per di li, e quindi se lui fosse vicino, potrebbe venire a trovarmi.
Durando1 mi ha detto dell’utilità dei miei pacchi, e vorrei potere avere il modo di trovarne altri. Per il momento non vi è nessun indizio che possa farmi sperare in bene. Merlin2, che quando viene da me è sempre ben trattato, e ha avuto molti favori, che non li sto ad enumerare perché non so più quanti siano, mi aveva promesso, una volta che mi era venuto a seccare per fargli un piacere, che mi avrebbe trovato un po di olio, che nella località dove è lui se ne trova in abbondanza: (almeno se ne trovava una volta), ma non ne ho saputo più niente, e per di più, oltre che non procurarmi olio, non ho rivisto più nemmeno la latta, che sa Dio solo cosa si fatica a trovarne qui; finora dunque non ho ancora potuto fare niente. Ma mi adopro per trovare. Spero che la buona fortuna mi assisterà. Certo è che sono uno che ha mandato di più qui, per il mio interessamento del vostro benessere.
Silvana dal giorno 3 è in ferie allora? Sono perciò già otto giorni che non lavora. L’altr’anno a quest’ora mi trovavo a Bari sbarcato, e attendevo il treno per venire da Voi. Domani mattina facevo il telegramma da Pescara. E oggi per di più si compiono i 29 mesi._
Sono però sempre contento, e non vedo l’ora che venga il Natale che dovrebbe farmi venire da voi. Ma bando alle illusioni, perché non posso dire con certezza: “domani sarò da voi””!! siamo in tempo di guerra, e devo compiere il mio dovere, quindi, dopo esso vengono i giorni di riposo.
Sono contento al sapere papà a posto, e che nel suo nuovo ufficio si trova bene. Certo che avrà moltissimo lavoro, ma non sarà la vita della cava. Se poi la Bosio3 lo vuole e ad un prezzo maggiore, assicurandogli un impiego stabile, lo paghi bene, e allora conviene cambiare, sperando che i Bernardi4 non se la abbiano a male ma capiscano le esigenze del momento attuale-
Questa sera sono di servizio, e, cosa insolita piove. Perciò non rimpiango nemmeno la passeggiata serale. L’aria è rinfrescata, e dopo tanti mesi di estate senza una goccia di acqua, sembra di rinascere. Per stanotte si prepara una dormitina con i fiocchi. Stasera messici in quattro per comperare una anguria, le abbiamo fatto la festa. Che buona! Solamente che è sparita troppo in fretta. Dopo le molteplici lettere ricevute negli ultimi tempi da Teresina (una al giorno e anche due), ora sono quattro giorni che non ne so niente. Che roba da matti! Mi sembra che sia un pochino fuori dei binari. Non riesco a capire gli sprazzi di folle desiderio di scrivere, e le lunghissime pause. Io per intanto non me la prendo, e non scrivo. A questo mondo ho conosciuto tanta gente, e le menti più infiammabili mi danno poco affidamento, per cui cerco di non farmi bruciare.
Aspetto sempre Giovannitti5, con il necessario per la barba, perché ho qui il vecchissimo pennello portato già quando ero ancora una recluta, e il mio vecchio rasoio con le lamette comprate qui non funziona molto bene, e mi fa dei taglietti al viso.
Noi ridiamo sovente alle spalle delle ragazze di qui, che sono tanto stupidine, e antiquate di idee, che fanno ridere anche chi non ne ha voglia. L’altra sera al passeggio, una di esse, molto carina ed elegante, ma che prima di vederla si sa essere al livello delle altre, e che vedevo sempre alla passeggiata, passandomi vicino mi disse: venite, avere grande segreto! Io ho girato per sentire il grande segreto, in una stradina adiacente, e mi ha detto “”io molto amore””, e poi è scappata. Dico, si può essere più stupide di così? Qui sono abituate a guardare dalle finestre, da sotto le persiane, e “avere un amore” per loro vuole dire lanciare occhiate di soppiatto alla passeggiata, o al cinema, e hanno paura della gelosia degli uomini. Che retrogradi !
Io me ne faccio un baffone con manico, perché non mi impressionano né le greche né il loro profilo dal naso aerodinamico; vale più l’ultima italiana, che la prima greca.
Domani speriamo che sia bel tempo, così andrò al cinema a vedere il varietà, e passerò qualche ora lieta. Altro non avrei da dirvi, se non che vi ricordo sempre con molto affetto, e desidero ardentemente di rivedervi e passare qualche giorno tranquillo nella mia casetta. Abbiate tanti baci cari, e saluti affettuosi dal vostro Dino

– Lo sapete che i pacchi da due chili sono sospesi ?

6 agosto 1942

P.M.29 li, 6 Agosto 1942-XX°

Carissimi,

questa sera sono di servizio, e dopo aver sgobbato un pochettino, vi scrivo queste righe, perché altrimenti domani non potrei farlo, dovendo andare a fare il solito viaggetto per prendere i soldi, e per fare, se possibile, il bagno di mare.

Questa sera, tanto per farmi dispetto, il cinema che era chiuso da quasi due settimane, si è riaperto, ed io, che sono di servizio, debbo stare qui dentro. Ma domani sera, se ritorno presto, o dopo domani, mi prenderò la rivincita, e mi godrò tutto il cinema che voglio.

Domani, pure se avrò fortuna, ritornerò carico di uva, comprata a Corinto, dove oramai è matura, ed invita a mangiare. Ne ho assaggiata qui a Tripoli, ma costa un occhio della testa.

Sono parecchi giorni che non ricevo vostre notizie, e questo mi dà pensiero, perché non sono mai stato tanto tempo così senza vostre nuove. Sarà un ritardo della posta? Eppure la posta arriva giornalmente (aerea) perché quasi tutti i giorni ricevo una lettera da Teresina, e non so proprio spiegarmi questo. Domani però tutto si chiarirà con una vostra bella lettera, che metterà in pace il mio cuore. Io vi scrivo ogni due o, se ne sono impedito, ogni tre giorni, e spero che avrete mie notizie. Avrete pure ricevute le lettere dove vi rassicuravo sul mio stato di salute, e spero non avrete più dei pensieri brutti che sono un’offesa alla mia sincerità.

Sarei il più grande vigliacco della terra se vi tenessi celato un qualsiasi microbico danno al mio occhio, e non meriterei la vostra affettuosa premura. E poi dopo che ho scritto allo zio, e il Tenente della finanza, che ha avuto possibilità di parlare con il mio capo-ufficio, e avrà già riferito, non credo avrete ancora dei dubbi sulla veridicità delle mie asserzioni. Se poi non fossi più che in salute, non potrei scrivere così tanto e in fretta, (vado velocissimo per riposarmi un poco prima di domani mattina alle ore 4,= ora di sveglia per la partenza). E poi non mi manderebbero a fare la gita in camion, e non sarei stasera di servizio. State tranquilli, e vedrete che quando verrò in licenza (e Natale si avvicina) potrete constatare che non sono bugiardo, e che come sempre ho detto solo la verità, come mia abitudine.

Voglio solo sapere come state, ed è questo il pensiero di questi giorni di attesa di lettere.

Avrete ricevuto le mie fotografie inviatevi ultimamente, e credo ormai tutte. Stasera avrei dovuto andare dall’orefice a prendere gli anelli di Silvana e Wally, ma essendo di servizio, non ho potuto.

Andrò dopo domani mattina, e così aspetterò la prima occasione per mandarli. Siete contente, sinforose?1 Li ho fatti fare con l’Acropoli sopra, e dentro l’iscrizione in greco “Tripolis, ricordo del 1942”.

Sono in argento, perché oro qui non se ne trova; il disegno sopra però si può cambiare, con le vostre sigle scritte con caratteri greci.

E’ un lavoro da poco, e se voleste così, io ve le faccio mettere.

Penso una cosa che avrei dovuto fare prima ma non ho mai potuto: Già quando ho chiesto per Silvana e Wally, avrei voluto chiedere per mamma, ma non mi sono osato, non sapendo se le avesse fatto piacere uno di simili anellini. Credevo di potere trovare altro, ma poi ho dovuto desistere, perché non si trova niente. Vi sono oggetti di profumeria che non adoprerei nemmeno per lavarmi i piedi, e l’unica cosa che merita un poco è la cipria (pompea L.T.Piver). Ma non so se fosse di gradimento, e perciò chiedo se tu mamma volesti un anellino pure tu. Non so se ti piaccia, e perciò chiedo. Ho forse sbagliato? Vorrei sapere qualcosa in merito, e così saprò che fare.

L’unico che resterebbe sarebbe papà, ma quando avrò occasione di avere un amico che verrà in licenza, non mancherò di mandare qualche sigaretta.

Di vita qui non avrei molto da raccontare, se non che sono sempre qui in ufficio, eccetto qualche scappata per andare alla Banca a fare delle operazioni, o alla Posta Militare. Le giornate sono belle e il sole non ci lascia un solo minuto. Sono tre mesi ormai che non si sa con precisione se la pioggia esiste o non è mai esistita. A mezzogiorno, (mangiamo alle 10,15) me ne vado in terrazza, con tutto l’armamentario, composto dagli occhiali del mio amico, degli zoccoletti di legno che mi ha fatto il mio amico il falegname del Reparto, dalle mutandine da nudista, dal turbante bianco in testa (che desta l’ilarità dei miei compagni), e di un fiasco di acqua minerale fatta con le cartine di mamma, che detto in confidenza, nei pochi minuti che mi addormento al sole, la mia acqua finisce in qualche gola arsa dal sole. E’ così qui, tutto quello che uno possiede è per gli altri. Tutti siamo come i bambini che desiderano divertirsi con tutto ciò che viene da casa, e non siamo mai sazi di golosità. Devo anche spostare il tavolino che metto sopra la mia testa per ripararla dal sole, perché il sole cammina, ed a un certo punto me lo sento che mi solletica il naso, ed allora sono guai, perché alla sera poi al “peripato” (passeggio), è tutto rosso, e mi rincresce, perché incontro una o due belle “despinis” (signorine) sulle quali faccio colpo, e allora me lo salutate il ”colpo” se ho il naso arrossato ? Può sembrare che io sia amico di Bacco.

Mi preparo anima e corpo per quando verrò a casa, e comincio a dare una specie di piega ai capelli recentemente tagliati quasi a zero, e aggiusto la divisa di panno che adesso riposa all’attaccapanni, in attesa di essere indossata ai primi freddi, quando si avvicina il S.Natale. Chissà perché, ma non ho mai tanto desiderato che venga il freddo, che è sempre stato piuttosto il mio nemico. Ma…….con esso si avvicina il giorno in cui quella carretta a quattro ruote che si chiama treno del diavolo di qui, si metterà in moto, e con esso, anche la mia felicità.

Continuate a prendere sempre lo stipendio ? E per il sussidio, non se ne fa niente ? Vorrei che foste tranquilli dal lato dei soldi, e perciò mi preoccupo. Intanto per i venti del mese corrente, vi spedirò gli altri soldi del mese decorso, fino al quindici di Agosto, e cioè quasi quattrocento lire. E’ tutto quello che posso avere e posso mandare, in quanto solo la quindicina si manda, e d’altronde dove si potrebbero avere altri soldi se non dalla quindicina ?

Sono sempre in attesa della ricevuta del mese scorso, e credo che con la prima vostra lettera non si farà più aspettare. Stasera ho detto qualcosa mi pare, e se volete vi racconterò, come oggi ho raccontato, della cura del sole, delle passeggiate, e di come si vive qui. Siete contenti ? Ed ora, essendo alla fine la pagina, chiudo questo dolce colloquio con voi, con il dirvi che vi penso sempre con tanto affetto, e che voglio sapervi sempre felici e in salute. Vi manda tanti baci cari il vostro Dino che vi vuol tanto bene.

Con affetto Dino

1 Nel senso di ragazze sdolcinate