4 luglio 1940

Lanslebourg. 4.7.40

carissimo papà,

Anche per te come per mamma oggi soltanto posso scrivere. Sono giorni che lo voglio fare, ma sino ad ora senza risultato positivo. L’altro giorno venendo su al passo, ho incontrato Brunello1 che mi ha detto che tu non hai ricevuto mie risposte o nuove. Pensare che ogni tanto scrivo, quindi non è da imputare a me questa mancanza di notizie.

Ed io allora che non ho più ricevuto vostre lettere? Bisogna avere pazienza, che tutte le cose hanno il loro corso, e anche la posta o prima o dopo giunge. Siamo qui in una graziosa città, con il magnifico abbellimento di foreste di pini, e un grande fiume “l’Arc”. E’ stata una grandissima emozione per noi quando siamo entrati in Francia. Ora vi siamo e cominciamo a ambientarci.

Ho colto due stelle alpine, delle quali ne ho mandate una a mamma e una a te. E’ ancora da aprirsi completamente, ma bella lo stesso.

Non ti inquietare per la mia salute, perché sto sempre ottimamente.

L’unica cosa, è il sapere che voi stiate bene, che mi rende ansioso di ricevere vostre nuove. Da voi è cominciato il caldo? Qui si sta molto bene, e non sono affatto dispiacente di restarvi un po’ di tempo, anzi…

E’ presto l’ora di fare l’adunata, e perciò lascio stare.

Scrivetemi presto, che è brutto restare così senza nessuna notizia, io attenderò con ansia.

Vi mando tanti cari saluti e Baci.

Vostro Dino

Se vuoi leggere del nostro valore, compra o procurati il giornale del 2 luglio La “Gazzetta del Popolo” e leggi dove vi è scritto “Come passarono quelli del Moncenisio”.

1 Probabilmente un amico di Dino

30 giugno 1940

Scrivo pure alla scuola per corrispondenza per sapere cosa bisogna studiare per dare l’esame integrativo di abilitazione “geometri”. Giusta l’idea no? In base a questo potrò studiare.

Confine li 30.6.40.

Carissimo papà,

ho ricevuto giorni addietro la tua lettera ma fino ad ora non ho potuto rispondere, perché so solo io cosa abbiamo sempre da fare.

Oggi, finalmente domenica, posso scrivere, dopo il rancio serale, in attesa del sonno. Qui le feste sono come tutti gli atri giorni, anzi più monotone. Oggi abbiamo lavorato molto, e sono veramente stanco. Domani avremmo dovuto partire, per andare di là, ma hanno rimandato, sarà a giorni. Oramai con ieri si è compiuto il mese dalla nostra partenza da Condove. E quanto tempo ci vorrà ancora prima che torneremo laggiù! Tutto sta nelle mani di Dio. Due giorni fa è arrivato il tuo vaglia che mi pagheranno appena avranno fatto le pratiche necessarie, o appena ci pagheranno tutti.

Come vedi la vita per il ns. secolo ha della svolte dure, ma veloci, passate le quali si ritorna al normale. Quando verrò a casa ti avrò da contare dei miei quattro giorni di guerra, che benché brevi sono stati movimentati moltissimo. Ho persino una scheggia di un proiettile che per poco non mi spediva. Però adesso posso fregiarmi del nastrino dei combattenti.

Qui la vita prosegue normale.

Da due giorni è finalmente spuntato il sole, e è una bellezza vivere; l’unico inconveniente è la libera uscita. Non vi sono che pietre, e non resta altro che coricarsi sul pagliericcio e dormire. Ieri siamo andati al confine, ed è venuto il Duce a passarci in rivista. Forse lo avrai anche saputo dal giornale. Ho ricevuto pure una cartolina da mamma e le ho già risposto. Sono in trattative per comperare un bel orologio da polso a 35£ perché l’altro non cammina più e guai a chi si osa farlo camminare!

Lo posso fare perché guadagno, almeno fino al 30 del mese £ 5 al giorno.

Ora con la nuova decade, avrò in tasca 300 £ tra vaglia, decade di prima e quella di adesso uniti a quelli che mi avevi dato a Foresto. Stai tranquillo per me che sto benissimo, e non ho bisogno di niente. L’importante è sapere come state voi tutti. Nell’attesa di nuova Vi mando tanti baci carissimi con il desiderio di rivedervi presto.

Dino

Carissime Silvana e Wally. Vi ringrazio di tante belle parole al mio indirizzo, e a Larduni1 e Bacino2 vadano i miei più fraterni saluti e baci.

Dino

1 Soprannome della sorella Silvana

2 Soprannome della sorella Wally

22 giugno 1940

La Gran Croce 22-6-40-XVIIi

Carissimo papà,

E’ la prima volta che ti scrivo da quando ti ho visto. Sono trascorsi ormai quasi 7 giorni da che ti ho visto. Eppure a me sembrano già 7 anni da tanti avvenimenti che sono entrati nella nostra vita. Non eravamo poi partiti la domenica da Venalzio, ma il lunedì pomeriggio arrivando su a 3000 metri verso le ore 6 del mattino di martedì. L’ultimo tratto di strada lo ho fatto con la radio in spalla per 10 km di mulattiera. Poi sono stato sino a ieri a quell’altezza con il Sig. Maggiore all’osservatorio con la radio e pronto a disegnare.

E’ così che ho visto la fanteria all’assalto e mi sono fatto già un’idea della guerra. E’ veramente terribile quando si sente un fischio che s’avvicina, e non sapere né da quale parte venga, né dove andrà. Poi un assordante rombo di artiglierie, le nostre inteso, i grossi calibri, che rendevano le montagne d’intorno tutte fumanti come vulcani. La notte poi ho dovuto venire giù con altri quattro con le radio a spalla, e a un dato punto, un cannone francese, che poi sparava all’impazzata ogni tanto, ha avuta la bizzarra idea di centrare verso il luogo ove eravamo noi in marcia.

Il primo colpo è scoppiato a una ottantina di metri con un fracasso dell’inferno, e ci ha sbattuti contro la scarpata erbosa della strada.

A questo altri ancora seguirono, ma quando sentivamo il ronzio per aria, via al riparo sotto la roccia. Così siamo arrivati giù sotto una pioggia torrenziale, marci d’acqua, alle 6 del mattino.

Ora siamo sistemati discretamente a meno che non si parta, in un albergo abbandonato, vicino alla frontiera. Stamane ancora i nostri hanno sparato, e i nostri fanti sono scattati oltre la frontiera.

Forse queste cose le saprete domani a mezzo del giornale.

Ho già scritto a mamma una lettera, due o tre giorni fa, e appena potrò scriverò ancora. In ogni caso se tu scrivi dille che sto bene, e che non vi è nulla da temere per me.

Sai quanto guadagno ora alla decade? Nientemeno che £ 55, e cioè £ 5.50 al giorno ! Che bazza1 eh? Quando tornerò in pianura sarò milionario.

Ho ricevuto una vostra lettera di vecchia data, ma graditissima lo stesso.

A Silvana e Wally mando i miei ringraziamenti per le belle parole che appena potrò ricambierò. E a te tanti auguri.

Ieri era S. Luigi, no? Tanti saluti e bacioni. Tuo Dino

1Che fortuna, che cuccagna

19 giugno 1940

Patta Croce 19-6-40

carissima mamma,

dopo qualche giorno finalmente ti posso scrivere. Dopo che ho visto papà e Silvana a Venalzio. Siamo ai 3000 metri di altezza, e si gela col sole. Tutto è bianco d’intorno e ho le mani gelate. Perciò la calligrafia non può essere delle migliori. Sono quattro giorni che non si riposa, perché vegliamo in armi sui sacri confini della Patria che fra pochi istanti, al massimo ore, saranno varcati per la conquista dei territori che più sono cari al nostro cuore di italiani.

Sarà una conquista pacifica, perché la Francia ha deposte le armi. Noi prepariamo tutte le divise e armi affinché alla sfilata che faremo siano splendenti. Mi auguro di poterti inviare mie nuove da Nizza o dalla Savoia. Ho saputo da papà che tu sei a Rivalba e pure che non stai molto bene.

E’ l’unica cosa che mi dispiaccia. Però sono sicuro che lassù non avrai a temere delle incursioni aeree. E ne sai nuove della guerra? Quassù arrivano giornalmente i giornali di Torino, e oggi ho appreso che il Duce e Hitler si sono incontrati a Monaco e che la Francia ha chiesto pace per il suo popolo. Hai visto che quando a casa noi parlavamo della nostra potenza e della Germania, avevamo ragione? Presto verrà la pace, e in ogni animo tornerà la tranquillità.

A Venalzio dove è venuto papà, non mi sarei mai aspettato di vederlo, perché essendo partito da Foresto nella notte dal sabato alla domenica, non sapevo se lui avesse potuto informarsi della mia destinazione. Mi ha portato tanta cioccolata che io ho già mangiata con avidità, essendo molto buona.

Lo ho visto partire con tanta pena, perché chissà quanto starò ancora senza vedere una persona cara.

In quanto a salute non ho niente da dire per porgere le mie lamentele, perché sto proprio bene, e a quest’altezza non mi manca mai l’appetito. Qualcuno però mi ha detto che sono dimagrito, effetto certo prodotto dal lungo marciare, e dai disagi che questa preparazione militare comporta. Spero fermamente che tu in seguito, se non immediatamente, possa stare bene, così mi tornerà la tranquillità toltami al pensare che tu debba essere malata. Ti prego di salutare tanto gli zii, che ringrazierai pure tanto per tutto ciò che fanno, da parte mia. E abbiti tanti bacioni cari e auguri di presto stare bene.

Tuo figlio Dino

14 giugno 1940

Foresto li 14.6.40.XVIII

Carissimi papà e mamma,

finalmente ora, ma non sono ancora sicuro se potrò senza essere disturbato, posso scrivervi. Ho ricevuto in due giorni 3 lettere e i francobolli. Vi ringrazio di tutto cuore del pensiero, ché in realtà lassù in montagna non vi era nemmeno carta da lettera.

Ora siamo qui in pianura, a Foresto, un allegro paesetto vicino a Bussoleno. Sono già 4 giorni che siamo qui e non ci possiamo lamentare per la vita che vi si conduce. Quando siamo arrivati in pianura, ci è sembrato di essere in Paradiso. Si sono rivisti i prati pieni d’erba, le belle piante con le foglie, e più importante, le ciliegie! Lassù erano solo pietre e reticolati. Sono già due sere che mi succede sempre qualche contrarietà che mi impedisce di scrivere. Ora, siccome gli uomini sono sempre al lavoro ai passi, io con altri due radiotelegrafisti monto in permanenza di guardia armata o di capo posto. Così ormai è per giorno e notte, chissà fino a quando. Stanotte ho dormito ad esempio quattro ore dalle 12 alle 4. Quando siamo partiti dal Moncenisio è domenica sera, alle 11.

Siamo arrivati a Valle alle ore 6 del mattino di lunedì dopo tutta una notte di marcia a piedi. Avevamo i piedi dolenti e i più si sono buttati sull’erba addormentandosi per riposare delle fatiche. Lassù in montagna ti ho spedito una lettera e due cartoline.

Poi un’altra lettera e una cartolina di Foresto. Mi meraviglio come non hai ricevuto.

Un mio amico di Milano ha pure scritto alla mamma, e da un mese non fa che ricevere lettere nelle quali gli si chieda la ragione del suo mutismo. Comunque spero che questa lettera ti giunga, altrimenti manderò una cartolina aperta. Ho letto che ti preoccupi della mia salute. Non dartene peso cara mamma, sto bene, e del resto la guerra per il momento non la vediamo. Se restiamo qui, come ormai è quasi certo, stai sicura, non mi accadrà niente.

E papà dice che cominciano a chiamare i vecchi rammolliti come lui. Fossero tutti così i vecchi rammolliti! Il mondo andrebbe diversamente. E mi dice pure che verrà a svegliarmi. Più sveglio di come sono continuamente adesso non so come mi si può fare restare! Spero però che non lo chiamino, perché sta con voi a guidarvi.

Del vaglia nessuna novità, ma non ti preoccupare, arriverà… Io ero andato giù a valle del monte dove eravamo, e avevo chiesto dell’impresa che diceva l’ing. quando lo ho incontrato, nell’incontro che avevo descritto nella prima lettera, ma avevo trovato niente. Lassù faceva tanto freddo, e abbiamo mangiata tanta neve. Eravamo più precisamente al passo Finestre.

Avete visto intanto che i tedeschi sono a Parigi? E noi che belle azioni che facciamo?

L’unico dispiacere è per la vigliacca incursione su Torino! Vi ringrazio di tutto, e fra due giorni riscriverò. Comunque se verrete su, io sono qua… E come va. State tutti bene.

Ah, dimenticavo. Ho letto della nonna. Quante storie hanno ancora per la testa! E’ proprio vero che il senno è nella luna! A Silvana e Wally mando un vivo ringraziamento per le belle parole scrittemi, e le invito ad essere sempre brave. A voi tutti un augurone, la raccomandazione di fare attenzione quando suonano le sirene. Sono sempre in pena. Tanti bacioni e a rivedervi presto.

Vostro Dino

1 giugno 1940

Moncenisio li 1-6-40 – XVIII

Carissimi mamma e papà,

E siamo al Moncenisio! Da tre giorni siamo qui accampati. Giovedì siamo arrivati stanchi dalla lunga strada fatta. Ci eravamo alzati di buona mattina, e preso il rancio presto, ci siamo incamminati a piedi per una mulattiera ripidissima. Prima di arrivare quassù abbiamo fatto 6 ore di marcia. Fà un freddaccio cane qui, e siamo tutti chiusi nei pastrani, e ciò malgrado fa ancora freddo. Il nostro comando di gruppo è dentro una camerata in legno in cuccette come Condove. Le batterie sono invece attendate. Giovedì quando ero ancora sulla strada del Moncenisio vicino al rifugio, ho visto il sig. Ingegnere, che mi ha fatto un regalo in denaro.

Mi ha detto che forse venivate a trovarmi, ma ritengo che ciò sia impossibile, non potendo venire senza un permesso del corpo d’armata. Qui in quanto a mangiare si sta bene; l’unico inconveniente, è che non vi sono dei cinema. Ma ci rassegniamo facilmente, e alla sera appena mangiato ci corichiamo in buona armonia. E che bella vista si gode qui sopra! Tutte cime bianche, tutto candore di neve anche qui da noi.

Quando non si ha voglia di andare fino lassù al forte a prendere l’acqua, si piglia della neve. La primavera, che a Condove era già si può dire terminata, qui comincia appena adesso. Vi sono i prati tutti viola dalle violette che cominciano a dare un po’ di allegria alle rocce, e più in basso, i prati bianchi di narcisi e bucaneve. Anzi, ora andrò fuori e piglierò qualche viola che metterò qui nella lettera per darvi una idea di come sono belle. L’unica cosa che non hanno è il profumo…

Da Venalzio vi ho mandato una cartolina senza francobollo, perché non ne ho trovati. Io, essendo radiotelegrafista, avrei dovuto andare via di quà con gli altri, verso le prime linee o ai forti ieri, ma il sig. Maggiore non lo ha permesso, perché sapete qual’è il mio mestiere.

Però resto sempre con la radio, essendo restata qui qualche stazione ancora. Speriamo che anche in seguito io stia così bene, perché finché sono in salute non sto mai male in nessun caso.

E voi tutti come state? E che si dice nel mondo? I tedeschi sono ancora in Francia?1 Credo di ricevere presto vostre nuove, e vi scrivo il mio indirizzo: All’artigliere Ferrero Dino 59° Rgt. Art. di f. Cagliari. Comando I gruppo. Posta militare.

Bacioni cari Dino

1 Chiaro riferimento alla Campagna di Francia, operazione militare con cui l’esercito tedesco invase Francia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo a partire dal 10 maggio 1940.

23 maggio 1940

Condove 23-5-40

Carissima mamma,

oggi pomeriggio, siamo usciti con le stazioni radio. Scusa, ma mi manca l’inchiostro e devi aver pazienza. Dunque, siamo qui in questo prato, e in un momento di sosta ti scrivo, dovendo ancora rispondere alla tua ultima. Questa settimana è piena di eventi per la nostra Patria. Noi siamo in crescente preparazione per essere in grado di sapere adoperare la radio e il cannone come dei veterani. Nello scorso periodo di tempo, ho sempre atteso a scrivere perché speravo di domenica in domenica di venire ad Alpignano, ma finora non ho potuto essere accontentato.

Chissà ora che fa caldo come deve essere bello andare a girare per i verdi boschi e a Dora. Ma bisogna solo pensarlo, perché vi è per noi qualcosa di più importante.

Martedì siamo andati a Mocchie e Frassinere a fare i tiri con i cannoni. Era uno spettacolo quanto mai superbo! Tanti cannoni che in una sola volta rombavano, e i proiettili che si sentivano fischiare sulla testa!

Ero con la radio alla direzione dei tiri, e vi era anche il sig. Colonnello comandante con noi. Si vedevano distintamente le esplosioni delle granate e tutte le valli erano percorse da un boato infernale. Alla sera eravamo tutti stanchi, ma soddisfatti di avere assistito a tanta bella sparatoria. Si avvicina l’ora del campo, e spero di vedervi domenica, sebbene per poco tempo, perché di permessi… Così non avrò da partire male. Qua la vita è sempre la stessa: lavoro, guardia, e dormire presto. Certo che alla sera, con queste belle giornate, si desidererebbe uscire, recarsi a prendere aria buona. Ciò malgrado però vedo che ingrasso a vista d’occhio. Domenica scorsa sono andato a Caprie col permesso serale e mi sono divertito alla meno peggio, essendoci il Ballo pubblico.

Il venti di questo mese ho avuto l’onomastico, che non è stato come tutti gli altri pieno di letizia, ma molto triste. E voi siete sempre in salute? Ad Alpignano si vivacchia? Da quando ho scritto la lettera, Enrico1 non mi ha più risposto, e mi dispiace, perché è sempre stato un bravo amico. Forse stasera o domani si parte. Ti manderò a dire la mia destinazione, così mi scriverai. Al più tardi da qui si parte martedì sera. Ti mando tanti baci e abbracci.

Tuo figlio Dino

Baci a Vally e Silvana e papà.

1 Amico di Dino

29 aprile 1940

Condove 29-4-40 – XVIII

Cara mamma,

Ti scrivo oggi, dopo una giornata molto movimentata. Abbiamo lavorato tanto oggi, e siamo restati quasi tutti in camerata stasera.

Sono uscito per comprare la carta da lettera per scriverti.

Posso dire di essere fortunato io, perché sono radiotelegrafista, e non faccio che studiare gli apparecchi radio e l’alfabeto morse. Ieri e oggi però siamo stati sfortunati perché è soffiato un ventaccio cane e noi vestiti in tela, puoi immaginarti quale caldo abbiamo avuto! In compenso ho avuto il premio di avere dal tenente Rosso davanti agli altri la conferma di essere il migliore. Abbiamo già trasmesso con la radio dal paese a un prato dove eravamo installati.

Si parla ad un microfono come al telefono e si adopera pure un tasto per il “Morse”. Ho già imparato a perfezione le complicatissime operazioni con le quali si inizia una trasmissione radio. E il tenente mi ha messo a insegnare agli altri quello che sapevo. Sono stato con papà mercoledì sera, e con gran piacere gli ho parlato insieme.

Ho pure ricevuto la tua lettera e mi ha fatto tanto piacere. Sai, non c’è altro per noi soldati che la posta ed è sempre bene accetta massimamente dalla madre.

Poi alla sera c’è sempre prima del rancio la distribuzione della posta, e noi tutti ansiosi; qualche volta sento anche il mio nome e mi fa piacere. Anch’io penso a voi, massimamente prego nelle mie orazioni per la vostra salute, affinché mi vogliate bene, e mi capiate pure se vi faccio arrabbiare.

Sapessi come scrivo volentieri a te stasera; vorrei potere scrivere più sovente ancora; Pippo1 dovrebbe dirmi: Il tal giorno ti mando un uomo: Il tal altro verrò io, e allora scriverei. Ma non ne so niente eccetto che per domani, e allora come fare, tanto più che Pippo mi ha detto di non spendere soldi venendo lui. Sono molto contento che pure Larduni2 mi abbia scritto, e anche la cara Giga3. Stiano certe che dai cavalli mi guarda Iddio, e dagli amici mi guardo io…

L’altro ieri mi sono preso un grosso pestone al piede destro da un cavallone, ma niente di male, sono incerti del mestiere, e eccetto un po’ di camminare da zoppo….

(manca il resto della lettera)

1 Cugino di Dino

2 Soprannome della sorella Silvana

3 Soprannome della sorella Wally

27 aprile 1940

Condove li 27.4.40 – XVIII

mamma carissima,

stasera finalmente ti scrivo. Come avrai già saputo da papà che è venuto ieri, avrei dovuto venire ieri sera in ufficio per scriverti. Ma, che vuoi, da soldato non si ha la libertà come la si vuole, o fa comodo, e allora bisogna accontentarsi di quel poco di tempo che si ha disponibile. Stasera, prima che annotti mi sono seduto sulla sedia qua davanti al prato, e con un asse sulle ginocchia scrivo. Da domenica scorsa sono stato sorpreso di come il tempo sia volato. Domani lo è di nuovo, e io però non ho più il permesso, a meno che non avvenga una grazia. Intanto qui si fa in modo che la vitaccia si trascini alla meno peggio. Tra il lavoro e la scuola radio siamo sempre in moto e non sappiamo mai quando possiamo tirare il fiato. Dopo il giuramento1 di domenica, la vera vita militare è cominciata. Le guardie, le punizioni e tante altre simpatiche cose cominciano a fioccare. Io per adesso non sono ancora montato di guardia, e spero che avverrà molto tempo più tardi. Stamane, sono usciti tutti i conducenti, i serventi e specializzati telefonisti per fare l’attacco di batteria. Io invece, come gli altri radiotelegrafisti, sono restato qui, e ci hanno fatto lavorare. Ma malgrado la fatica è venuta ben presto l’ora del rancio. Mentre me ne venivo verso la camerata, un tenente (che è poi quello che mi fa disegnare, che comanda i radiotelegrafisti al comando reggimento), e in più è l’unico ufficiale in confidenza col ns. colonnello, mi ha fermato. Mi ha chiesto se volevo andare con lui al comando reggimento, e io ho risposto di sì. Sai perché? Perché ho sentito che a chi gli va a genio da i permessi. E lui mi ha detto che parlava in giornata al colonnello. Spero di poter riuscire ad andare al comando; sarei il più felice della terra. Molti avrebbero voluto avere una così grande fortuna, e invece è toccata a me. Oggi alla lezione della radio, quando è toccato a noi tutti e agli anziani di essere interrogati sulla radio e sui suoi circuiti, sulla composizione e sulle valvole di un apparecchio, mi ha chiamato e mi ha fatto spiegare a tutti un sacco di cose. Poi mentre gli altri erano a lezione mi ha fatto fare della contabilità, e di ogni cosa di cui ha bisogno si rivolge a me. Non so se tu sai che è in corso di approvazione la proposta per la mia promozione a artigliere scelto. Ho già trovato dei gradi rossi da caporalmaggiore, dai quali staccherò due lasagnette non appena avrò letto nell’ordine del giorno il mio nome.

Al mio caro amico Enrico non ho ancora risposto perché non ho potuto. Ma digli che mi perdoni, che o lunedì o martedì andrò a S. Ambrogio a scrivergli.

Spero che per domenica, o al più tardi un altro giovedì, potrò avere il permesso. Che venga presto quel momento!

Domenica mi è sembrato un sogno potere essere vestito in borghese, mi sembrava di essere più leggero, e sono certo che se invece di essere vestito bene fossi stato vestito stracciato, mi avrebbe fatta la medesima impressione, essendo la borghesia bella. Finisce la carta, e viene notte. Fra poco si scatenerà sicuramente un temporale, e io sarò a nanna. Cara mamma, ti mando tanti saluti cari e tanti bacioni. Scriverò nuovamente e presto. Saluti e baci a Wally e Silvana e al caro Enrico.

Tuo Dino

1In questo momento il giuramento militare è un atto importante ma quasi di routine. Diventerà invece importantissimo quando l’8 settembre 1943 verrà chiesto ai militari italiani di aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Il testo del giuramento era: “Giuro di essere fedele a Sua Maestà il Re ed ai suoi Reali Successori, di osservare  lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato e di adempiere tutti i doveri del mio Stato, con il sol scopo del bene inseparabile del Re e della Patria”.

12 aprile 1940

Condove 12-4-40

mammina carissima,

Stasera riprendo a scrivere finalmente dopo un po’ di riposo, dopo un po’ diremo pure fatica. Siamo diventati dei veri, soldati, e ora sgobbiamo dal mattino alla sera. Noi della radio poi abbiamo il nostro da fare perché usciamo con gli apparecchi trasmittenti e facciamo i collegamenti. Questa settimana, poi siamo stati molto in faccende, e alla sera prima delle 7 non abbiamo mai potuto essere liberi. Due giorni fa è venuto papà a trovarmi e gli ho dato due mie fotografie che spero ti saranno piaciute. Avevo a suo tempo ricevuto anche la tua lettera, nella quale mi dicevi che il nostro giardino è tutto pronto, che presto sarà tutto verde. E, va bene, io spero di essere già domenica ad Alpignano e di vedere tutto. E, soprattutto piglierò, come mia consuetudine la bicicletta e vi metterò nella freccia davanti una bella viola del pensiero.

Sono però incerto se questo benedetto permesso verrà, perché sono tanto pignoli qui, che tirano perfino il respiro al soldato. In ogni modo se posso scappo.

L’altro giorno qui ha nevicato, e noi per essere di occasione ci hanno vestiti in tela; quando fa sole ci vestono in panno, e quando nevica in tela. E poi non sopportano che i soldati tossiscano in fila…

E domenica preparerai di nuovo la pasta asciutta? Speriamo di poterla mangiare.

Intanto qui io continuo a comandare alle altre reclute, e spero che presto mi passeranno caporale. Ieri con le radio siamo andati fino dopo la Chiusa di S. Michele e si sentivano già i rumori della Cava. Un’altra volta spero di arrivare fino a S. Ambrogio.

Domani consegnerò a papà la roba sporca, e un’altra volta gli darò la maglia, perché ora non la ho ancora levata. Se tu potessi mandarmi poi una di quelle maglie a canottiera, massimamente quella celeste che d’estate sarà un vero sollievo.

Sono molto contento di sapere che tanto papà che Silvana avranno un aumento di stipendio dal primo di aprile. E’ già una gran bella cosa, perché un aumento sia pur minimo, al giorno d’oggi a qualcosa serve, se non altro per diminuire un po’ la fatica che si fa per vivere. Ho saputo da papà che l’ing. mi aveva mandato 20 £.

E da te ho saputo che la moglie mi mandava altro di tasca sua. Non appena avrò un po’ di tempo disponibile, scriverò loro ringraziando, e sperando che la promessa sia mantenuta…

Le fotografie che mi hai mandato mi sono piaciute molto. E’ molto bene riuscita pure quella nella quale siamo io, te e papà.

E’ pur vero che il tempo passa, con una rapidità fantastica. E’ il 32° giorno con oggi che sono soldato, e per me sembra che ieri solamente sono arrivato. Le settimane sono solo più ore, e i mesi giorni. Arriva la domenica che mi sembra un sogno. E con la domenica la delusione di non venire.

Eppure quella speranziella ce l’ho ancora in fondo, riposta nel cuore, quella speranziella di inforcare la bicicletta. Come invidio papà, quando lo vedo partire con la bicicletta.

Lo guardo allontanarsi, e vorrei essere al suo posto. Vorrei poter essere libero come tanti, ma non posso. Ebbene, spero che tornerà pure per me il tempo della libertà. Non avrei creduto prima, che si desiderava tanto la borghesia quando si è soldati. Lo so solo adesso.

E la Giulia è morta! A poco a poco spariscono dal mondo tante facce buone o cattive, è veramente terribile! Anche lei povera diavola non esiste più. Pure io so ricordarmi di voi sempre. Anch’io sto alle volte a pensare a te, e a tutti. Prego sovente alla sera per tutti voi e affinché io possa avere pazienza. Tu mi farai sempre grande piacere quando mi scriverai e io d’ora innanzi quando scrivo, e che non vedo papà, porterò le lettere a un suo operaio di Condove che le porterà a lui.

Sono presto le 21 e suonerà il contrappello.

Spero di ricevere domani tue nuove che attendo con ansietà. A Silvana e Vally dì che penso pure, e che ringrazio delle lettere scrittemi. Dì loro che appena potrò scriverò pure io. Ti lascio inviandoti tanti bacioni e auguri carissimi di stare sempre bene e di pensare anche a me.

Tuo Dino

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