10 marzo 1941

P.M.29/A 10/3/41 XIX°

Carissimi tutti,

Stamane avrei da dirvi una cosa per la quale però devo serbare il più grande segreto non sapendo se i nostri bollettini di guerra potranno già dire qualcosa oggi stesso. Sappiate però che quanto annunziatovi in precedenza è lucente realtà oggi. Ieri mattina si è compiuto il volere di tutti noi. A fianco al nostro ardire, vi era un Uomo che ci dà tutto l’entusiasmo che un combattente può avere: Colui che ha sempre portato la nostra Patria verso la vittoria, l’Impero. Un uragano di fuoco si è scatenato nelle prime ore di ieri. Chi può resistere alla ”Cagliari?

Tutti i soldati che erano su questo fronte sapevano questo, e già prima che noi arrivassimo, quando sapevano che erano in arrivo i nostri gioivano. Vi dico con la più grande sincerità, scevra da ogni spirito di corpo, che eravamo, e siamo calcolati come invincibili. E lo sanno i nemici cosa voglia dire il trovarsi di fronte. Forse quando riceverete le mie affrettate righe, saprete di noi, e della Cagliari in particolare, perché l’Uomo stesso che ci ha visto scattare come un sol uomo, era venuto sul nostro fronte per assistere da esso alla più potente e audace azione. Ora, il domani è nostro, tutte le nostre azioni sono per rendere più grande ed immortale la Patria. Se le terre fossero carta, se il mare inchiostro, non basterebbero a descrivere tutto il grandioso, tremendo irresistibile nostro incedere. Per sventura oggi piove grosso un dito, ma anche questo passerà, e il sole risplenderà nuovamente radioso; il sole di vittoria. Qui a questa lettera vi accludo il breve ed eloquente parlare del nostro Comandante di C. d’armata, che voi ben conoscerete quale Comandante delle forze in Spagna, e di sbarco in Albania; Tutto è stato scritto dopo avere visitato la nostra divisione in linea.

Verso il Sud, verso la gloria, ormai si va, e a Pasqua abbiamo fatto il proposito di essere a AT…-

Nelle vostre lettere apprendo che state bene e la fiducia in noi è sempre immutata, anzi rafforzata. Ho appreso che le giornate sono già belle, col bel sole primaverile. Anche qui fa già caldo, quasi come da noi nel più bello dell’estate.

Tre giorni fa sono stato a Tirana, e ho avuto agio di vedere la capitale nella sua veste di guerra e di lavoro. Sembrava di essere a Tripoli; quante belle case, il passeggio, tanta gente vestita come da noi!

A giorni andrò a Valona per servizio, e andrò a trovare Romitelli1. Lui non si aspetta questa visita; sarà una bella sorpresa.

I bollettini di guerra li ricevo, quindi continuate a mandarli, tanto più che ora possono interessarmi. Se leggete, come sarà indubbio, di noi, conservate il giornale per ricordo.

Giorni addietro avevo mandato all’E.I.A.R. i saluti da trasmettere per radio e a quest’ora li avranno già trasmessi. Ma manderò nuovamente domani così avrete agio di sentire e di leggere poi sul giornale.

Venerdì a Tirana, ho visto passare un Ufficiale in motocicletta e lo ho riconosciuto subito. Era Felice2. Lo ho chiamato, ma non se ne è accorto, quindi non ci siamo potuti vedere, con mio grande rammarico.-

Mamma vuole sapere il luogo dove mi trovo io come è Sono in mezzo alle colline, ai piedi dei monti bianchi di neve. L’unica abitazione che si veda, è quella dove siamo noi. Paesaggio brullo, con qualche pianta di olivo. In quanto a quello che mamma mi dice riguardo al mio grado di caporale, non scrivetemi ancora sulla busta “al caporale…” perché non lo sono ancora perché in questi momenti non hanno potuto ancora approvare la nomina, ma tutto è già pronto, tutti gli incartamenti, e a giorni avverrà la promozione. Vi comunicherò a suo tempo, così saprete.

E i soldi li avete ricevuti?

Qui come al solito passano svelte le giornate a lavorare e domani è precisamente un anno…..

Non state in pensiero per me, che sto bene di salute, e domani vi scriverò ancora tramite Silvana, perché devo rispondere ad una sua gradita lettera.

Ricevete tanti bacioni cari dal vostro

Dino

1 Amico di Dino

2 Amico di Dino

17 febbraio 1941

Zona d’op 17.2.41

XIX

Carissima mamma,

Ho ricevuto una mezz’ora fa la tua lettera. Era una settimana e più che non ricevevo. Questo ritardo è stato causato dal fatto che io sono in distaccamento, perciò la posta la mandano quando possono.

Sono sempre in ufficio come un tempo, e mi ci trovo sempre meglio. Dormo solo, con comodità e sicurezza, perché non piove dentro, essendo sistemati nella palazzina di un Comune. Se vuoi sapere sono a Fier es Shganit, tra Berat e Lusnja (1). Da voi nevica ancora?

Qui, sembra fatto appositamente il tempo. Per una settimana vi è sole che brucia, e poi per tre giorni piogge torrenziali, e, data la costituzione argillosa del terreno, la pioggia, non filtra, e perciò vi è del fango che arriva alla pancia dei cavalli. In quei 3 giorni di pioggia si diventa così sporchi da essere irriconoscibili.

Ci sono paludi vicino al mare, ma noi siamo a 900 mt. sul di lui livello, quindi non c’è pericolo di malanni. Non ti addolorare per le notizie provenienti dall’Africa. Come vedi Bengasi è di nuovo nostra, e stai certa che per bene che vada ai cani di inglesi, dovranno lasciare l’Egitto. Sul fronte più vicino all’Italia, che mi interessa, vedrai fra poco tempo che vittoria! Ancora una volta nulla resisterà alla spinta delle nostre possenti divisioni, ora in numero tale da arrivare fino in capo al mondo infrangendo qualunque resistenza. Io compio il mio dovere con la massima cura ed entusiasmo.

La vittoria è più vicina di quanto non crediate. Qui, solamente qui si comprende gli sforzi che compie la Patria. Chi non credesse dovrebbe assistere a tutto ciò che noi viviamo, e sicuramente dovrebbe levarsi tanto di cappello. Finisco perché lo spazio manca. Ricambio i saluti a Enrico, alla signora Castelli e Formica.

E Enrico ha ricevuto la mia cartolina in franchigia? Tanti baci cari dal tuo Dino

note:

(1) Lushnje

29 dicembre 1940

Vercelli, 29/12/40-XIX-

Carissimi tutti,

L’altro ieri, appena arrivato, vi ho inviato una cartolina in franchigia1 per farvi sapere che stavo bene e che ero nuovamente qui a compiere il mio dovere. Il primo giorno è stato un pochino duro riprendere le mie abitudini d’ufficio dopo una notte insonne, e dopo tanti giorni di così bella vita piena di oblìo. Ora però mi sono adattato nuovamente a tutto quello che prima facevo nelle mie giornate di vita militare, e così passano i giorni serenamente.

Il solo peso che ho nel cuore è quello che per molto tempo ancora non avrò più tanto giorni belli; ma Pasqua verrà presto e con essa un’altra parentesi si aprirà.

La sera di venerdì che era il primo giorno che ero qui, non volendo perdere l’occasione di vedere un bel film, sono andato al cinema; ma non ho potuto vederlo tutto perché gli occhi non restavano aperti. Si tratta di: “La maschera di ferro” che tanto successo ha ottenuto a Torino in questi giorni.

Oggi, domenica, sono qui in ufficio di servizio, ma stasera uscirò per vedere se posso andare al cinema.

Forse Silvana e Wally oggi andranno a Rivoli a trovare la Mariuccia se non verrà il tanto atteso figlioccio della Giga2.

Io invece sono qui a pensare come una volta tutte queste cose, pieno di rimpianti.

Per il momento non si sa nulla di preciso in merito alla annunciata mia e di tutti partenza. Ma ho sentito dire che noi non ci muoviamo di qui; (Noi dell’ufficio Amministrazione).

Ho ricevuto una lettera da Tripoli ieri.

Vi prego di fare ristampare una o due di quelle famose fotografie. Ricordatevene.

E avete finito di “Ruzzare3”?

Se no, fatemelo sapere, perché prenderò i provvedimenti del caso, intesi?

Il panettone era molto buono, e lo ho mangiato venerdì stesso con molto gusto.

Il vaglia me lo sono fatto pagare subito perché i soldi li ho incassati io, quindi……

Se scrivete ad Enrico4, fategli anche i miei auguri; non ho per il momento altro da dire.

Spero che mi risponderete presto, e vi invio i più cari saluti ed auguri di buona fine e buon principio d’anno. Bacioni, Vostro:

Dino

1 In Italia la franchigia postale per le corrispondenze dei soldati fu introdotta per la prima volta nel 1896, per i militari in Eritrea, e ripresa durante ogni guerra successiva, compresa la seconda guerra mondiale. In alcuni casi furono emessi francobolli appositi per gli uffici di posta militare, per evitare speculazioni.

2 Soprannome della sorella Wally

3 Più che il verbo italiano “ruzzare” (scherzare, rincorrersi, fingere di lottare) in questo caso dovrebbe trattarsi di un’italianizzazione del verbo piemontese “rusè” (litigare). Del resto è nota l’avversione che ebbe il fascismo nei confronti delle lingue minoritarie e dei dialetti, dettata dal timore che alimentassero spinte regionalistiche e localistiche. Il divieto di impiego dei dialetti ad esempio fu rigido nella stampa, nella letteratura e nel teatro.

4 Amico di Dino

30 novembre 1940

Mittente

Ferrero Dino

Grado: artigliere scelto

Reparto: Deposito 59° Regg. Artigl. D.F. Cagliari

Vercelli

Alla distinta famiglia Ferrero

V. P.Umberto 28

(Torino) Alpignano

(ITALIA)

— , 30/11/1940/XIX°

Carissimi,

Domani Domenica non verrò, non avendo permesso. Però per la Domenica prossima, verrò quasi sicuramente; domani andrò a teatro così il tempo mi trascorrerà veloce. Voi stasera mi aspetterete inutilmente, ma erano tre domeniche che venivo di continuo, e ogni tanto ci vuole una sosta.

Presto viene il Natale, e spero che la licenza non mancherà. Un mio compagno d’ufficio è già andato a casa per 12 giorni, e presto ci verrò anch’io.

Ho ricevuto una cartolina postale dalla nonna, ma gli zii, ai quali avevo pure scritto, non mi hanno nemmeno detto una parola di saluto.

Vi scriverò magari domani più a lungo, e intanto vi giungano tanti cari baci; (ho ricevuto di nuovo da Tripoli1 perché non è ancora giunta la mia fotografia) chissà perché!!!!

Ancora baci vostro Dino

1 Dino ha vissuto fino a metà degli anni ‘30 a Tripoli, in questa lettera si riferisce probabilmente ad una ragazza.