16 dicembre 1942

li, 16 dicembre 1942

Carissimi,

direte che da alcuni giorni non ricevete mie nuove, ma non ho potuto proprio scrivere. Dopo che vi scrissi quasi ogni giorno, per un po di tempo ho avuto da fare e quindi, non potei scrivere tutto quello che avevo da dire. Prima fra tutte le cose, la mia licenza: Voglio dirvi la nuda realtà come me la hanno fatta vedere anche a me, allo scopo di non farvi avere delle illusioni ingrate. Per Natale, contrariamente anche alle speranze nutrite da me, non potrò venire, dato che vi sono altri che debbono venire prima di me. Saranno sei o sette in tutto, quindi, se andasse tutto come va ora, in poco tempo potrei venire. In ogni modo per i primi di marzo ho la promessa sicura che verrò. Dovete comprendere che non si possono fare dei miracoli, anche date le nostre condizioni di lontananza dalla Patria, che rende difficoltosi i viaggi specialmente d’inverno, col freddo. Vuol dire che se verrò verso marzo, troverò il bel tempo anche a casa, e potrò fare qualche scampagnata, con mio grande diletto. Coraggio dunque, che tutto andrà per il meglio. A Natale sarò con voi come sempre, e assisterò spiritualmente alla vostra festa famigliare, come se fossi con voi.

L’importante è il sapervi bene, e tutto poi si accomoda. Oggi è arrivata una circolare che parla dei pacchi ai militari. Sono riaperti, ma bisogna che noi mandiamo a casa un modulo firmato dai nostri superiori. Non è consentito più di un pacco al mese. Quindi, appena avrò il modulo ve lo manderò.

La mia festa la ho passata lavorando come al solito, e senza nemmeno uno che si ricordasse di me. L’unica soddisfazione che ho avuto è stata quella di avere i vostri auguri ancora prima di arrivare al dodici. Teresina, e tutti gli altri non si sono degnati di scrivere due parole. E dire che a lei avevo fatto gli auguri a suo tempo. Anche questa è da scrivere nell’albo d’oro. Oggi ho ricevuto posta da Rina1 di Roma, e mi ha scritto una lunghissima lettera. Non ci conosciamo che per lettera, eppure scrive sempre. Sono ormai due anni, e non si dimentica mai di scrivere dei letteroni. E’ una maestra, che non insegna, e passa il suo tempo a fare progredire le coltivazioni del suo orto di guerra. Ha avuto un fratello morto già nel 1941 in aviazione, e sovente mi parla di lui.

Ho avuto con grande piacere la fotografia di Silvana in riva a Dora, e ogni qualvolta che avrete occasione, mandatemene pure, che mi fate contento. Ho pure ricevuto due cartoline di Alpignano da mamma. Le ho messe nel mio ufficio bene in vista.

Non ho ancora ricevuto il vostro annuncio della ricezione del pacco di fichi e uva passa. Che non vi sia ancora arrivato?

Anche il mio amico di Alpignano che è partito la settimana scorsa per la licenza, non è ancora arrivato? Gli avevo dato l’incarico di salutarvi e i regali per mamma Silvana e Wally, Li avete ricevuti? Io sono ancora in attesa dei vostri altri due pacchi da due chili, che non dovrebbero tardare ad arrivare, e se fossero qui per Natale, sarebbe una vera fortuna.

Ho saputo dalla ultima lettera di mamma che avete ricevuto il vaglia di lire 310.= E l’altro di lire 380 del mese prima lo avevate ricevuto? (Mese di Agosto – vaglia n.47 di lire 380).

Forse non lo avete detto per dimenticanza. Intanto aspetto ricevuta per quello che ho inviato giorni orsono.

Se vi fosse possibile, vi prego di mandarmi l’orologio a mezzo del mio amico di Alpignano, Caso mai venisse Davy2, datelo a lui, che me lo porterà.

Ho già provveduto a mandare gli auguri di Buon Natale a tutti, parenti compresi, e in tutto ho inviato la bellezza di 49 cartoline. Spero che almeno cinque o sei risponderanno, almeno per buona creanza.

Qui, essendo al mese di dicembre, alla metà, si può dire che viviamo come al mese di luglio agosto, dato che di giorno vi è un sole che spacca le pietre, e la notte delle serate tiepide con una luna che rischiara tutto. Vado ogni tanto, come al solito, a prendere i fondi, e questa volta non andrò alla fine del mese, perché sono stati presi tutti a metà di dicembre.

Abbiamo già i capretti per Natale, e tante altre belle cose, così faremo un pranzetto fuori ordinanza, che ci riunirà tutti in caserma, in allegro raduno.

Se aveste possibilità di trovare per conto mio una fisarmonica di quelle a doppio suono (da una parte e dall’altra) come quella che avevo una volta, e non costasse tanto, mi fareste un grande regalo mandandomela, che servirebbe a rallegrare le mie serata invernali. Al tempo in cui la avevo comprata io, costava sulle dieci lire, e quelle più grandi, sulle sedici. Mi raccomando, se la trovate, che sia della marca “bravi alpini”, che è la migliore. Ditemi poi quanto avete speso, che cercherò di mandarvi l’importo.

Sono in attesa del periodico lavoro di metà mese (vaglia, ecc.) che cercherò di sbrigare in fretta per non dovere lavorare sotto le Feste.

Di altro non avrei, se non che da dirvi che vi penso sempre, e che ho la ferma convinzione che presto vi rivedrò. Tutte le notti sogno di essere a casa, e stanotte, che avevo finito la licenza, e che non la avevo registrata. Mi sono svegliato male, e ho faticato a rendermi conto della realtà che è ben diversa.

Con tanto affetto vi saluto e bacio.

Vostro Dino

1 Una delle madrine di guerra di Dino

2 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

4 dicembre 1942

P.M. 29 li, 4 dicembre 1942/XXI

Carissimi,

Voglio scrivervi questa sera per raccontarvi della bellissima giornata passata oggi. E’ la festa di S.Barbara la nostra protettrice, e naturalmente la abbiamo festeggiata come si merita. Da tanti giorni pensavamo ai bei momenti di lieta festa che avremmo dovuto passare, e oramai che è passata, sembra che sia stato un sogno tanto breve. Alle undici di stamane ci siamo riuniti noi del comando, e siamo andati in Caserma insieme. Giunti in caserma, abbiamo trovato tutti i camerati del Reparto, già a tavola pronti per mangiare. Ci siamo seduti anche noi al nostro posto, e allora è cominciato il rancio. Immaginate una vasta sala, con al centro due file di tavole, contornate da Artiglieri, pieni di allegria, con i loro vent’anni, e poi il buon vino che avevamo in fiaschi, quindi potrete farvi un idea di come ci predisponevamo alla festa. Vi era la orchestra strapaesana composta da elementi della banda militare, con trombone, e per farvene un idea, basta che voi pensiate a quando, prima della guerra vi era la festa di Alpignano: La stessa musica strapaesana con repertori di polche, mazurche, e altre musiche allegre. Così abbiamo cominciato a mangiare allegramente, e badando a non fare mancare motti di spirito. Ho mangiato risotto alla milanese, insalata verde con polpette di carne, a volontà, noci aranci, vino, e infine caffè. Vi dico sinceramente che non ero più capace di alzarmi da tavola, dopo. E durante il pasto, a richiesta, la orchestra, suonava pezzi allegri che ci davano in cuore l’idea di essere nei nostri paesi lontani. L’unica cosa che mancava eravate voi, ma il sacrificio è nullo, in confronto a quello che ci donerà. Ogni tanto ci vuole una giornata spensierata come oggi, al fine di rompere la monotonia di questo autunno così bello ma così triste. Sono contento stasera, e voglio perciò rendere partecipi pure voi della mia contentezza.

Alla lotteria che si estraeva oggi, e dalla quale tutti abbiamo guadagnato qualcosa, (gratuitamente), io ho preso un tubetto di dentifricio. Si tratta di una somma non indifferente, dato che qui un tubetto di dentifricio costa sulle 1500 dracme, qualcosa come 200 lire.

Domani o dopo dovrebbe partire per la licenza un mio amico che verrebbe a casa nostra, essendo di Alpignano, e gli darò gli anellini ricordo che da tanto tempo ormai ho qui. Riguardo alla licenza non potrei dirvi ancora niente, essendo la decisione fulminea. La sera potrebbe darsi che vi fosse posto, e la mattina potrei partire. Non per questo dovete credere che io verrò presto, ma non si sa mai.!

Di altro di importante non avrei da dire, e perciò vi saluto e bacio con tanto affetto. Vi prego di salutare tanto anche gli zii e la nonna.

Vostro Dino

1 dicembre 1942

1 Dicembre 1942

Carissimi,

Siamo già a Dicembre, il mese delle decisioni per quel che riguarda la mia venuta a casa. Fino ad oggi ho la piena assicurazione dei miei superiori, che non appena riapriranno i turni (e non dovrebbe essere fra molto) verrò. Bisogna quindi pazientare, e in fondo avremo la gioia di rivederci. Ho ricevuto ieri il pacco da due chili, contenente le lamette, la marmellata, il cioccolato, il dentifricio, la crema, il lucido, la brillantina e la colonia. Pure le caramelle, che mi sono piaciute molto, dopo tanto tempo che non le gustavo. Sono ora in attesa delle lattine che cercherò di fare in modo di riempire di olio. L’ultimo pacco speditomi, giungerà certo per Natale.

Vi ringrazio di cuore per tutta la grazia di Dio che ho ricevuto, e per tutto quello che avete inviato dopo. Io non so come darvi qualcosa in cambio della vostra infinita bontà. Basta il mio affetto senza fine?

Sono due giorni che non esco, perché ho avuto molto da fare. Domani poi sono di servizio, quindi non se ne parlerà. Sono contento lo stesso, perché sbrigo pure la corrispondenza che ho in arretrato, così Asti, Pesaro, Torino, dove le numerose amiche attendono ansiosamente nuove. Stamattina mi è venuto in mente, non so come, che ai dodici di questo mese ho già ventitrè anni. Che vecchione! mi pare impossibile di aver vissuto tanti anni così.

Sono in attesa della vostra dove mi dite che è giunto il pacco per Wally e Nana1 (naturalmente pure per papà e mamma). Ho fatto quello che potevo e spero che vi piacerà il contenuto in fichi ed uva passa. E’ ciò che si può trovare sul mercato. Sto benissimo, e così spero di voi.

Sperando di presto riabbracciarvi, con tanto affetto vi bacio Dino

1 Soprannome della sorella Silvana

23 novembre 1942 – 2

GENTIL SIGNORINA
FERRERO SILVANA
VIA PRINCIPE UMBERTO 28
(Torino) ALPIGNANO

23.11.42

Ricordando sempre la cara sorellina, la bacia tanto.

Dino

CAP. MAGG. FERRERO DINO
COM. 59° ART. “CAGLIARI”
P.M. 29

23 novembre 1942 – 1

ALLA SIGNORA FERRERO
EDVIGE
VIA P.UMBERTO N. 28
(Torino) ALPIGNANO

Mittente
CAP.MAGG.FERRERO DINO
COM.59° RGT.ART.D.F.”CAGLIARI”
Uff.Amministraz.
POSTA MILITARE 29
P.M.29 li, 23-11-42

Cara mamma,

Anche oggi ti scrivo, per farti sapere sempre le mie condizioni di salute. sto sempre ottimamente bene, e sono contento di sapervi tutti nelle mie condizioni.

Ieri ho scritto una lettera, e da ora in avanti, giornalmente scriverò una cartolina in franchigia, così non state in pensiero per me, e ricevete giornalmente.

Questa sera tanto per cambiare andrò al cinema a rivedere “melodie eterne“, e passerò così meno solo la serata. ti invio i miei baci più cari.

Dino

22 novembre 1942

P.M.29 li, 22 novembre 1942/XXI

Carissimi,

Oggi è nuovamente domenica, e io scrivo di buona mattina, per far sì che oggi con la posta parta questa mia. E’ una bellissima giornata oggi e promette una bellissima passeggiata verso mezzogiorno. A mezzogiorno, dopo mangiato, vado sempre a fare due passi, che sostituiscono quelli serali che non si possono fare più a causa del fresco. Ieri sera sono andato a vedere il film italiano “Melodie Eterne” con Gino Cervi, e mi sono svagato un poco. In questi ultimi tempi sono un poco nervoso a causa del pensiero che mi assilla della prossima (o meno) licenza. Tutto lascia a prevedere che verrò, ma sono sempre scettico fino al momento della mia partenza. Ancora l’altro ieri, tornato l’Aiutante Maggiore dalla licenza, davanti a tutti mi chiese: E allora quando ti manderemo in licenza ? Presto! Dunque tutto sarebbe per il meglio, ma bisogna considerare che qui siamo molto distanti da casa, e non sempre si trova il mezzo di avere in stazione una tradotta pronta per me. Vuol dire che non illudendosi molto, se verrò sarà più bello, no?

Stanotte tanto per cambiare, ho sognato che mi davano la licenza per Natale, ma che la rifiutavo, perché dicevo che la preferivo per Pasqua. Sono rimasto male quando mi sono svegliato, perché mi sono trovato nel mio lettino. Male, e bene, perché non ho rifiutato nessuna licenza, che quando verrà, e in qualunque tempo, sarà ben accolta. Ho saputo della venuta di Davy1 da voi, e ho ricevuto anche la cartolina di Alpignano con la sua firma. Se ripasserà, (come è certo) dategli pure l’orologio, che tanto probabilmente verrà prima che io parta, e così potrò venire in licenza con l’ora e calcolare tutto il tempo impiegato a giungere a casa.

Mi rincresce che i pacchi da due chili siano nuovamente fermi. Spero però che i due o tre che ho già in viaggio, arrivino per tempo al fine di fare loro festa.

Durante questi ultimi tempi, ho sentito dei bombardamenti di Torino ad opera dei bestiali inglesi, e spero che la nonna sarà al sicuro. Ogni volta che sento di bombardamenti di città nostre, mi sento una spina nel cuore: Mi sembra impossibile che debbano venire colpite le abitazioni, i monumenti, tutto ciò che con la guerra non ha niente a che vedere. Ma la reazione, quando verrà, sarà terribilmente vendicativa. E’ la guerra, d’altra parte, e bisogna considerare che si combatte per la vita o per la morte. La morte non verrà, perché il nostro popolo ha saputo sempre vivere nei secoli, e se le nostre case sono danneggiate, risorgeranno più belle e più forti di prima.

Ho saputo dell’invio del pacco di Natale da parte di mamma, e la ringrazio proprio molto. Sono ansioso di riceverlo, e di fare festa. Il mio, che dovrebbe essere quasi arrivato, mi direte poi in che condizioni lo troverete. In questi giorni sto compilando le distinte dei vaglia del Reggimento, come al solito, e oggi spero di poterle finire. Così mi troverò libero per poter fare la solita gita per prendere fondi. Forse è la ultima di quest’anno, visto che dovrei venire in licenza. D’altro non ho da dire di importante. Sto tanto bene, e ricambio i saluti che avete mandato a Giovannitti2 e Durando3. Vi mando tanti bacioni cari e abbracci senza fine.

Vostro Dino

1 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

2 Amico di Dino

3 Amico di Dino

12 novembre 1942

Tripolis 12 Novembre/XX

Cara mamma,

Adesso, non saranno che 10 minuti, ho ricevuto la tua lettera del 5.11, nella quale mi dici che ti daranno altre 120 lire del viaggio la prossima volta che prendi il sussidio. Strano davvero il dare in due volte quello che si potrebbe in una. E se poi non fossi andata a reclamare? Lo vedevi?

Spero che d’ora innanzi non ci sia bisogno di insistere, ma in ogni caso ho imparato che bisogna pestare finché c’è tempo. Anche per i soldi del viaggio, se non ero io ad avvisarti, (e giustamente tu non potevi saperlo) quei signori non si sarebbero scomodati a dirtelo. E poi perché? Non li mettono mica di loro tasca, no?

Da molti giorni ho già spedito il modulo per lo stipendio, ma dici che non è ancora arrivato. Credo però che ora sia già in vostra mano.

Ho ricevuto le due fotografie di Torino, e mi piacciono.

Lo sapevo che Wally era arrabbiata per stare a letto! E apprendo con piacere che ora è brava e aiuta! Quando dovessi venire, se avrò soldi, le porterò un regalo. Forse anche prima glielo mando.

Teresina già da una settimana è a Roma, ma non ho ancora il suo indirizzo nuovo. Presto però lo riceverò, spero.

A giorni forse andrò ad Atene, e comprerò l’accendi sigari per papà e per me, che poi manderò per mezzo del mio compagno d’ufficio che a giorni verrà a casa e passerà a trovarvi.

Riguardo a un possibile cambio, non c’è da farsi illusioni. In questo momento in cui tutta la Patria è impegnata in una lotta per la vita, tutte le energie debbono essere in linea per vincere.

Ora ricevo sovente posta, e ne sono lieto. E ti ringrazio per tutto il pensiero che hai di rendermi meno tristi queste ore.

Ricevi tanti baci cari da Dino

Caro papà,

Sono a ringraziarti per tutto quanto fai per ottenere la corresponsione dello stipendio civile. Quando potrai averlo, pensa che sono tutti soldi da mettere via, che possono sempre venir utili. Anzi, verranno bene sicuramente.

Ricevo sovente tue nuove, e ciò è motivo di gioia per me.

L’essenziale è che tutti siate bene in salute, e così tutte le cose brutte passano.

In una mia lettera precedente ti chiedevo se potevi mandarmi qualche pacchetto di Mentola. Ora se non lo hai ancora mandato, ti prego di farlo, che ti manderò poi i soldi.

Qui fa ancora bel tempo e caldo, e in cava? Sarà il polo nord, con quel venticello che spira!

E gamba di legno1?

Salutami tanti tutti, e stai in guardia contro il freddo.

A giorni ti manderò l’accendisigari e pietrine. Dimmi poi se ti è piaciuto. Ricevi tanti baci da

Dino

Ciau Silvana, ciau Wally. Saluti a Ezio, Alina, la signorina di Bruere2.

1 Si presume sia il nomignolo con cui Dino e suo padre Luigi chiamavano il direttore della cava di S.Ambrogio

2 Tutte e tre queste persone sono sconosciute, l’unico ad essere citato un’altra volta è Ezio, il 20/9/1941

11 novembre 1942

P.M.29 li, 11 novembre 1942

Carissimi,

ho ricevuto ieri tre lettere vostre. Non posso dirvi la gioia che mi hanno arrecato, massimamente quella di mamma, dove apprendo che vi hanno corrisposto ancora lo stipendio, con gli arretrati. Era questa la notizia che aspettavo con più ansia, e finalmente è giunta. Sono contento, e mi sbrigo a mandarvi la dichiarazione alla data del 1° dicembre, come richiesto. Vi arriverà in tempo, e se mai se aveste bisogno di altro potrei ancora essere in tempo per la data giusta. Mi ha fatto piacere sapere che mi avete spedito le lattine per l’olio. Ora fra poco dovrebbe essere finita la molitura delle olive, e con un poco di buona fortuna potrei avere la possibilità di mandarvi dell’olio. Vi ringrazio del pacco che mi avete confezionato con la pila, e tutto quanto richiestovi. Ne ho proprio bisogno, e quando mi arriverà, ve ne darò notizia.

Ho avuto anche la cartolina da Bardonecchia, e due di Alpignano.

Riguardo alla lettera di Teresina, che vi ho inviato, ho risposto come ha detto mamma, e poi è la maniera giusta. Non sono ancora stupido al punto da fare il loro gioco. E poi se non ci tiene a venirmi a trovare, non posso mica perdere dei giorni preziosi di licenza per andare al suo paese isolato fra i monti dell’Appennino.

Alla fine del mese scorso, vi feci un vaglia corrispondente ai 5/6 della paga percepita, equivalente a lire 310,= Lo avete già ricevuto? Spero di si. Ho pure inviato una cassetta per le sorelline e per mamma, che credo papà non rinuncerà di mangiare, contenente uva passa e fichi. Era tutto quanto potevo mandarvi di qui, essendo i due prodotti che più abbondano sul mercato.

La bella Lucia ricambia i saluti, che le ho espresso ieri, incontrandola per combinazione in piazza. Ora fa freddo, e non si ha possibilità di uscire altro che per andare al cinema.

Mi è dispiaciuto che mamma dice che per andare a fare le passeggiate con Lucia lascio indietro anche la corrispondenza, ma che è contenta lo stesso. Invece quando posso e non mi sento stanco, scrivo e lascio pure di uscire. Se non scrivo è proprio perché non posso, e poi non è un lavoro molto lungo scrivere, poi è anche piacevole quando si scrive ai cari. Anch’io provo cosa voglia dire non ricevere quando sto molti giorni senza sapere vostre nuove, e vedo i miei amici che magari hanno ricevuto. Ma questo è dovuto al fatto che non sempre si può scrivere. E perciò quando sento che posso farlo, lo faccio ben volentieri per non farvi attendere nel dubbio. Spero che non dovrete pagare la tassa per questa lettera pesante, e perciò vi aggiungo due francobolli da una lira.

Con tanti baci e abbracci.

Vostro Dino

3 novembre 1942

P.M.29 li, 3 Novembre 1942-XXI

Carissimi,

Ieri l’altro ho ricevuto una vostra lettera, ma rispondo solo oggi, come al solito. In questo ultimi due giorni ho avuto molto da fare, e solamente oggi mi sento in “forze” per scrivere. Giorni addietro spedii un pacco per voi, che indubbiamente farà piacere alle due sinforose. E’ tutto quello che si può trovare qui, e credo che vi farà contenti lo stesso. E’ un pò il mio regalo di Natale, e se posso trovare dell’uva bionda come quella, nel mio prossimo viaggio periodico a Corinto, ve ne manderò ancora. Pensate che di uva di Corinto come quella, veramente di Corinto, in Italia non ne troverete. Troverete tutt’al più uva così, ma che sia certamente coltivata in riva al famoso istmo, non è facile trovarne. Avrei voluto mettere nel pacco anche i tre anelli, che oramai vi ho fatto aspettare, ma non sapevo se arrivavano, visto che potevate non vederli, in mezzo al pacco ed alla carta. In ogni modo sto sempre all’erta per sapere quando qualcuno verrà a casa, e ve li manderò senza fallo. L’altro ieri è arrivato dalla licenza un mio amico che era andato a Milano, e mi sono fatto portare della carta da scrivere (quella con la quale scrivo) e una macchinetta accendi sigari, e un portasigarette. Sono contento di questo, perché ha scelto proprio bene.

Qui di accendisigari se ne trovano, ma vengono a costare al cambio, a lire 2500,= su per giù. Non spaventatevi per questo, che qui si parla di mille lire come di parlare di soldi da noi. Basti dire che prendo più di mille lire di paga al mese da spendere tutta qui, e mi basta per la biancheria e per il cinema.

Sono contento al sapervi sempre tutti bene; sono contento pure al sapere che avete in formazione il pacco con la pila e il coltellino, che mi sono utilissimi, e appena li avrò, ve lo dirò. Spero che sia già venuto almeno Davy1 a trovarvi, perché a molti ho detto di venire, ma finora vedo che nessuno si è fatto vivo. Sono tre che dovrebbero venire, e che ho avvisato a mezzo lettera, da che erano partiti da altri reparti, e che quindi non avevo potuto avvisare all’atto della partenza. Ho ricevuto pure la graditissima lettera di Wally e del Signor Cattani2, e oggi stesso spero di poter rispondere singolarmente. Tutto sta nel tempo che ho a disposizione. In ogni modo vi prego di ringraziare il Signor Cattani del gentile pensiero di scrivermi, e contraccambiategli i suoi graditi saluti. Oggi ho ricevuto una lettera da Cremonino (la amica di Wally) dove mi dice di avere piacere di ricevere mie nuove. Io risponderò con piacere. Tre giorni fa ho preso le fotografie dal fotografo, e non posso dire di essere riuscito perfettamente come volevo.

Sembra che abbia il labbro superiore gonfio, mentre è l’effetto della luce. I greci non sono maestri in molte cose, ma nel fare fotografie sono proprio a zero. In ogni modo credo che vi piacerà lo stesso. Ho dato la risposta di Wally a Lucia3, e mi prega di ringraziarla tanto per questo, e pure il Signor Cattani. Ha detto che risponderà.

Da Teresina non ricevo più, e non voglio neanche sapere il motivo del silenzio, tanto so che un giorno o l’altro mi scriverà come al solito con mille buoni propositi.

Non devo essere io, che sono in zona di guerra a tormentarmi per sapere il come e il quando la sua testa si è spostata. Ho bisogno di stare tranquillo, vi pare?

Di nuovo non vi è niente. Le belle passeggiate serali sono finite con i primi freschi, e non resta che il cinema. Il pomeriggio della domenica vi è sempre il passeggio (tempo permettendo) ma devo restare in ufficio a lavorare, ed allora non ci penso nemmeno. Da ieri è in corso l’ora legale qui, e perciò tutti gli orologi si sono spostati indietro di un ora. Alla sera uscivo alle sette, così ora esco alle otto di prima. E’ tardi, e non resta che andare a vedere il secondo ed ultimo spettacolo della sera.

Sono in attesa di nuove per lo stipendio, e di vostre, che sono più importanti. Nell’attesa vi bacio affettuosamente.

Vostro Dino

1 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

2 Personaggio che non è stato possibile rintracciare e che viene citato solo in questa lettera

3 Ragazza di Tripolis

15 ottobre 1942

Carissimi,

Ho finito appena adesso di lavorare, e sono le ore 21,30: Fra mezz’ora andrà via la luce, ed ho appena il tempo di scrivervi affrettatamente queste righe. Stasera ero di servizio, e avrei voluto cominciare prima a scrivervi, ma stasera è arrivato l’ordine che si deve andare a prelevare gli stampati domani mattina presto in caserma, quindi, essendo io il preposto, ho dovuto finire il mio lavoro di ufficio della serata, per poter andare domani mattina con il cuore in pace, a prelevare tutto quanto necessita alla vita dei nostri uffici e delle furerie del Reggimento. Ho già scritto nella mia precedente di ciò che mi occorre con più urgenza nel pacco che mi manderete, e spero che a quest’ora vi sarà già arrivata. Di altro, non saprei, e se caso mai vi venisse in mente qualcosa di utile, ditemelo che saprò dirvi se effettivamente mi necessita.

Stasera avrebbe dovuto partire per la licenza un mio amico del Comando (attendente di un tenente) che va a Torino, e avrei dovuto dargli gli anelli. Spero che lo vedrò qui stasera, perché probabilmente andrà a dormire molto presto per alzarsi domani mattina, e allora non lo vedrò. Se non avessi avuto il tanto lavoro, sarei andato io a darglieli ma non ho potuto. Ho poi saputo che Davy1 è partito per la licenza via terra, ma non è passato per qui. Verrà certamente a trovarvi, e se avrete bisogno di qualche favore da lui, siete certi che vi accontenterà. Attendo sempre, quando arriveranno i pacchi, che mi mandiate le latte per l’olio, che presto ci dovrebbe essere, non essendo molto lontana la nuova produzione. Perciò se Dio vuole, presto troverò il necessario. Chiedete poi a Davy ed a qualunque altro se sia facile trovare dell’olio, e vedrete cosa vi risponderà. E’ una cosa assolutamente impossibile, e solo chi come me ha occasione di essere conosciuto da tutti i militari, può chiedere e forse ottenere un po’ di qui, un po’ di là, qualche litro. Certo che mille difficoltà si aggiungono a ciò e cioè le latte, le casse, i chiodi per inchiodarle, i buoni di spedizione, ecc., per cui quando si dovrebbe avere finito si è appena al principio.

Ho saputo che l’ingegnere non si è ancora pronunciato in merito allo stipendio, e ciò mi preoccupa moltissimo. Che il destino ci debba essere avverso, dopo che ci è stato così benevolo? Non lo credo!

Qui oramai fa molto freddo, e specialmente la sera, per cui la passeggiata non si può più fare. Io, che esco alle ore 19, cioè, quando finito il giorno e per conseguenza le passeggiate pomeridiane, non vi è più nulla da vedere. Vado allora al cinema, che non si capisce, ma in compenso fa passare qualche ora, e si può incontrare chi si conosce.

Sabato andrò a fare la solita gita in camion, per prendere i soldi, e appena tornato vi scriverò. Di altri fatti degni di rilievo non ve ne sarebbero. Da Teresina non ricevo posta da parecchio tempo, e l’ultima lettera ve la allego a questa, perché vediate se non merita di essere trattata male. A me, detto francamente fa un baffone, perché se è egoista, io la lascio perdere nel suo egoismo, e così anche se ero deciso a perdere una giornata o due per trovarla, ne faccio francamente a meno, perché chi mi dice che io a casa ho altre cose (che sarebbero amiche), e perciò mi tratta da falso, non merita la mia stima, e poi non mi tocchi i miei cari, perché lei è niente, e voi siete tutto. Vero? So che potrà essere anche per amore che dice quello, ma non voglio concepire che si finisca così in basso. Vi lascio la libertà di criticare come meglio credete quelle righe. Intanto, finendo la carta e andandosene la luce, termino, inviandovi tanti baci cari, e tanti pensieri affettuosi.

Vostro

Dino

1 Amico di Dino, anche nel dopoguerra