23 novembre 1941

23 novembre 1941

Carissimi,

vi scrivo con un po’ di ritardo, ma è appena ora che posso e cerco di farlo. Domani avrò 5 ore di treno per recarmi ad Atene, quindi non potrò più. Mi fermerò in questa città per 4 giorni.

Ieri è arrivata una circolare, secondo la quale noi possiamo mandare in Italia pacchi di anche 10 (dieci) Chili. In essi si può mettere caffè, olio, zucchero, ecc. Ora, è problematico trovarne qui, ma farò tutto il possibile. Se ne trovassi, o ne voleste vi chiedo poi dei soldi, perché io ne ho pochissimi. Ma prima devo essere certo di trovarne.

Ho ricevuto ancora ieri una lettera da Teresina, e così si è cambiata. Meno male!

E per lo stipendio? Come va?

Ho ricevuto la lettera della Giga1. Le risponderò appena tornato da Atene.

Scusate la brevità, ma è dovuta ai preparativi per domani, e al fatto che scriverò due righe a Teresina.

Vi penso sempre, e vi mando tanti cari baci.

Con tanto affetto Dino

1 Soprannome della sorella Wally

15 ottobre 1941

P.M. 29/P 15-10-41

Carissimi,

Da alcuni giorni non ricevo vostre nuove, ma spero che oggi o domani avrò il piacere di leggervi.

Ieri ho ritirato le fotografie fatte ad Atene, e sono riuscite bene, come potrete constatare da quelle che vi mando. Questa volta ve ne mando solamente quattro, non potendo passare il peso di molto, e la prossima le altre. Come vedete, ho alcune fotografie fatte con i camerati tedeschi, e vi prego di conservarle perché ci tengo proprio.

Sono state tutte fatte con l’autoscatto, con la macchina di Tarquinio1, che ho ancora qui io. Anzi, gli ho scritto, ma finora non ne so niente. Chissà mai che cosa studia per farsi vivo!

E la fotografia inviatavi in mia precedente, (anzi erano due) quella all’Acropoli, istantanea, le avete ricevute?

Un po’ per volta, come vedete, faccio la collezione, e sarà sempre bello ricordare fra qualche anno questi giorni.

Qui la notte fa freddo proprio forte, mentre di giorno fa molto caldo. Come in Libia! A proposito: Da un mese prima di venire in licenza non ricevo un amen da Tripoli, e mi meraviglio perché io ho scritto. Certo non sono fesso, e a un certo punto la pazienza finisce. I miei amici che hanno parenti laggiù ricevono regolarmente la posta. Dunque il mio ritardo, (tre o quattro mesi?) è dovuto a negligenza bella e buona.

Ho saputo che avete avuto il vaglia di 200 lire.

E la dichiarazione per la licenza? E vi hanno pagato i giorni di viaggio?

Se non vi pagassero, mandatemelo a dire, che provvederò a mandare due paroline a chi di ragione.

Intanto sollecito ancora il talloncino per ottenere lo stipendio borghese.

Come state miei cari? Sempre come quando vi lasciai? Lo spero, e così posso assicurarvi di me.

Se tutto andrà bene, allora ai primi dell’anno sarò a casa per un altro breve periodo. La mia buona stella non mi ha mai abbandonato, quindi nemmeno ora lo farà.

In attesa di vostre buone nuove vi saluto caramente, e vi bacio tanto.

Vostro Dino

P.S. – Mi rincresce per la storta di Wally. Povera giga2! Speriamo che sia cosa da niente e che possa guarire presto.

Formulo per te cara Wally i voti di tutto il bene possibile, e l’augurio di presto saperti vincitrice di molteplici gare; pure a Nana3.

Baci. Dino

1 Amico di Dino

2 Soprannome della sorella Wally

3 Soprannome della sorella Silvana

9 ottobre 1941

Carissimi,

Solo stasera torno dal paese delle orgie. Sono quattro giorni che sono partito di qui, e questa volta non posso dire che lo spostamento sia stato noioso. Lunedì dunque, alle undici, io e il mio tenente abbiamo preso la littorina, e a gran velocità ci siamo involati verso Atene per servizio. Siamo arrivati nel tardo pomeriggio, e siamo andati a cercare ricovero per la notte. Io in un Hotel, il tenente in un altro. Ad Atene, i soldati di passaggio, non sono ospitati al comando tappa come altrove: Vi sono gli appositi alberghi, e il tutto a gratis. Cosicché ho avuto per tre sere la mia bella cameretta con lenzuola e lettino morbido.

In questa città si è sempre in festa. Gente che canta di qua, gente che canta di là, e la sera, anche per tutta la notte, danze e musica. Molte canzoni italiane si suonano, e gli italiani sono ben visti per la loro bontà.

Io sono stato al cinema, e poi ero stanco, quindi sono andato a dormire.

Martedì mi sono alzato alle 6 del mattino, e, avendo la giornata libera, sono andato a zonzo per la città, ad ammirarne le antichità.

Sono montato all’Acropoli, ed ho fatto fotografie che domani porto a sviluppare e vi manderò.

Intanto ve ne mando una fatta istantanea, vi piace? Un rudere! Nello sfondo le bandiere dell’asse e della nazione vinta.

Vedrete in quelle che vi manderò che sono con dei camerati tedeschi, molto bravi amici, i quali la invierò pure.

Atene, è una città come Torino e Milano, con bei palazzi, che però non si vedono più all’infuori delle vie del centro, e vengono sostituite, all’infuori di esso, da case piccole a pianterreno.

Dunque, mi sono divertito, e andrò ancora, anche perché una ragazza, che aveva la finestra davanti alla mia mi disse che gli italiani le erano simpatici e io in massimo grado. Tanto per dirne una, è una studentessa del ginnasio (quindi esercizio di lingua francese, e perciò di giovamento) poi ha detto che mi manderà una foto ed ha voluto per forza il mio indirizzo.

Oggi quindi sono rientrato, e sono contento di aver visto tante antichità, che in un prossimo domani vi racconterò.

Ho ricevuto la vostra lettera in cui mi dite di aver ricevuto la prima mia. A quest’ora avrete le altre e il documento che mancava.

Sono contento che stiate bene, e non preoccupatevi se ogni tanto dovete stare in guardia per 4 ore e ½, tutto passa, anche gli inglesi, e il giorno che saranno passati non torneranno mai più.

Anch’io lunedì sono stato svegliato per tre ore dalle 24, ma non ci ho fatto gran che caso.

Sperando che con questa mia vi troverò ancora bene, vi bacio con tanto affetto.

vostro Dino

Ho ricevuto tutto da Viali1.

Ho bisogno di nulla per il momento, grazie caro papalino

1 Amico di Dino

20 settembre 1941

Tripolis 20.9.41

Carissimi,

Questa sera vi scrivo perché debbo mandarvi l’acclusa dichiarazione, senza la quale non posso avere lo stipendio civile. E’ molto importante questo, e ve lo dissi a suo tempo, quindi lo sapete già. Ma finché non saprò qualcosa di concreto, vi “sgonfierò”; e poi se insisto non è per e ma per voi. Avreste centinaia di lire in più al mese e con i mesi, migliaia.

Oggi sono andato a prendere il rotolo sviluppato, ma questi fotografi sono degli scalzacani. Le negative sono sporche, per cui le fotografie risultano rigate. Vi manderò anche le negative, così in Italia le lavano e vengono bene.

Quella davanti al palazzo è davanti al Semiramis, albergo dove risiedo. Che ve ne pare? Le altre le ho fatte in viaggio con valigie e pacchi.

Quest’oggi è ritornata “Aspasia1” da Atene, e non avendomi più visto da tanti mesi, non finiva di dirmi: Bienvenu, bienvenu.

La vita è monotona come prima, anzi di più perché viene notte presto, e stasera per la prima volta fa un fresco e tuona.

Qui non ho trovato Merlin2. Che sia in licenza? Ne sapete qualcosa voi? Se lo vedeste, ditegli di comprare dei rotoli delle fotografie per lui, così quelli che ho io li adopero per me. Vi ricordate?

Mi raccomando allora per lo stipendio, e vi mando tanti tanti baci.

Con affetto vostro Dino

Saluti a Ezio3 e tutti gli amici

ciau Bacino e Giga4

1 Il nome Aspasia deriva dal greco ασπασιος (aspasios), che significa “benvenuto”, ha quindi significato analogo a quello del nome Benvenuto, da qui probabilmente l’espressione usata per salutare Dino. In ogni caso non se ne trova traccia nelle lettere precedenti.

2 Amico di Dino, anche nel dopoguerra.

3 Amico di Dino.

4 Soprannomi rispettivamente della sorella Silvana e della sorella Wally.

10 marzo 1941

P.M.29/A 10/3/41 XIX°

Carissimi tutti,

Stamane avrei da dirvi una cosa per la quale però devo serbare il più grande segreto non sapendo se i nostri bollettini di guerra potranno già dire qualcosa oggi stesso. Sappiate però che quanto annunziatovi in precedenza è lucente realtà oggi. Ieri mattina si è compiuto il volere di tutti noi. A fianco al nostro ardire, vi era un Uomo che ci dà tutto l’entusiasmo che un combattente può avere: Colui che ha sempre portato la nostra Patria verso la vittoria, l’Impero. Un uragano di fuoco si è scatenato nelle prime ore di ieri. Chi può resistere alla ”Cagliari?

Tutti i soldati che erano su questo fronte sapevano questo, e già prima che noi arrivassimo, quando sapevano che erano in arrivo i nostri gioivano. Vi dico con la più grande sincerità, scevra da ogni spirito di corpo, che eravamo, e siamo calcolati come invincibili. E lo sanno i nemici cosa voglia dire il trovarsi di fronte. Forse quando riceverete le mie affrettate righe, saprete di noi, e della Cagliari in particolare, perché l’Uomo stesso che ci ha visto scattare come un sol uomo, era venuto sul nostro fronte per assistere da esso alla più potente e audace azione. Ora, il domani è nostro, tutte le nostre azioni sono per rendere più grande ed immortale la Patria. Se le terre fossero carta, se il mare inchiostro, non basterebbero a descrivere tutto il grandioso, tremendo irresistibile nostro incedere. Per sventura oggi piove grosso un dito, ma anche questo passerà, e il sole risplenderà nuovamente radioso; il sole di vittoria. Qui a questa lettera vi accludo il breve ed eloquente parlare del nostro Comandante di C. d’armata, che voi ben conoscerete quale Comandante delle forze in Spagna, e di sbarco in Albania; Tutto è stato scritto dopo avere visitato la nostra divisione in linea.

Verso il Sud, verso la gloria, ormai si va, e a Pasqua abbiamo fatto il proposito di essere a AT…-

Nelle vostre lettere apprendo che state bene e la fiducia in noi è sempre immutata, anzi rafforzata. Ho appreso che le giornate sono già belle, col bel sole primaverile. Anche qui fa già caldo, quasi come da noi nel più bello dell’estate.

Tre giorni fa sono stato a Tirana, e ho avuto agio di vedere la capitale nella sua veste di guerra e di lavoro. Sembrava di essere a Tripoli; quante belle case, il passeggio, tanta gente vestita come da noi!

A giorni andrò a Valona per servizio, e andrò a trovare Romitelli1. Lui non si aspetta questa visita; sarà una bella sorpresa.

I bollettini di guerra li ricevo, quindi continuate a mandarli, tanto più che ora possono interessarmi. Se leggete, come sarà indubbio, di noi, conservate il giornale per ricordo.

Giorni addietro avevo mandato all’E.I.A.R. i saluti da trasmettere per radio e a quest’ora li avranno già trasmessi. Ma manderò nuovamente domani così avrete agio di sentire e di leggere poi sul giornale.

Venerdì a Tirana, ho visto passare un Ufficiale in motocicletta e lo ho riconosciuto subito. Era Felice2. Lo ho chiamato, ma non se ne è accorto, quindi non ci siamo potuti vedere, con mio grande rammarico.-

Mamma vuole sapere il luogo dove mi trovo io come è Sono in mezzo alle colline, ai piedi dei monti bianchi di neve. L’unica abitazione che si veda, è quella dove siamo noi. Paesaggio brullo, con qualche pianta di olivo. In quanto a quello che mamma mi dice riguardo al mio grado di caporale, non scrivetemi ancora sulla busta “al caporale…” perché non lo sono ancora perché in questi momenti non hanno potuto ancora approvare la nomina, ma tutto è già pronto, tutti gli incartamenti, e a giorni avverrà la promozione. Vi comunicherò a suo tempo, così saprete.

E i soldi li avete ricevuti?

Qui come al solito passano svelte le giornate a lavorare e domani è precisamente un anno…..

Non state in pensiero per me, che sto bene di salute, e domani vi scriverò ancora tramite Silvana, perché devo rispondere ad una sua gradita lettera.

Ricevete tanti bacioni cari dal vostro

Dino

1 Amico di Dino

2 Amico di Dino