27 marzo 1942

27 marzo 1942 – XX

Carissimi,

vi scrivo questa sera, mentre prendo la penna per scrivere anche allo zio Peppino1 e zia Rita2. Questa sera ho ricevuto una lettera della zia Linda3, dalla quale apprendo che ha assistito alla recita. Mi dice della nonna4 e mi fa piacere saperla in ottima salute.

Stasera stessa, se avrò tempo, scriverò per rispondere alla bella, lunga lettera.

Ieri l’altro ho ricevuto il telegramma del 2° pacco e dello stipendio. Sono proprio felice per il secondo, perché sarà fonte di risparmio per voi, e così si potranno mettere da parte un pò di soldi. Guardate bene che all’11 Aprile sono poi 7 mesi che avrei dovuto prendere, quindi moltiplicate l’importo mensile per 7 e avrete il totale. Quanto vi hanno dato finora? Il sussidio ve lo danno ancora, come lo danno agli altri miei amici, spero. E voi siete contenti? Fra tre giorni papà sarà libero dalla cava, e spero che troverà qualche impiego.

Stasera ho pure scritto a Teresina. Credevo fosse solo un mese che non mi scriveva, ma poi, guardata la sua ultima lettera che porta la data del 9.2.42, ho dovuto constatare che erano 46 giorni. E così le ho dato l’ultimatum. Ora basta!

Oggi l’interprete mi ha chiesto il vostro indirizzo per mandare gli auguri di buona Pasqua. Rispondete come credete opportuno, o a mezzo cartolina, che è più semplice giunga per lui.

Dopo il freddo è ritornato il caldo, e tutto è un fiore. Vi mando due altre viole di qui. Belle grosse no? E che profumo hanno da fresche!

Ieri sera sono andato a farmi una fotografia a mezzo busto, e spero sia venuta bene. Me la daranno il 2.4.42 e ve la manderò subito.

Abbiate tanti baci cari, e auguri di buona Pasqua.

dal vostro Dino

1 Soprannome di Giuseppe Felice Ferrero, fratello di Luigi Ferrero padre di Dino.

2 Margherita Marmo, moglie di Peppino Ferrero.

3 Teodolinda Arminio di Monforte, sorella di Edvige madre di Dino.

4 Elisa Allara

25 marzo 1942

Stasera alle 7 ho ricevuto due lettere vostre nelle quali mi dite di avere ricevuto il 2° pacco, e di prendere lo stipendio.

Sono pazzo di gioia e allora tutto il pessimismo è scomparso. Sono proprio fortunato! Solo il pacco non è ancora arrivato a me, ma non tarderà.

Dunque, con gli altri tre mesi, fino a marzo, verrete a percepire un totale di £ 5000.= all’incirca! Troppo bene! Poi penserò ad ottenere il documento nel quale è detto che con l’età che ho avrei un altro stipendio. Anzi se papà può… lo faccia lui.

Per l’altra spedizione di pacchi, sono in attesa che mi giunga l’olio, che da tempo ho già ordinato.

Cercherò di farne il più possibile, per darvi modo di fare una scorta.

Quello che vi ho mandato e che vi piace così tanto, viene da Kalamata e Sparta, la città delle antiche guerre e dell’olio fino. Certo non sarà olio raffinato, ma potete essere sicuri che è di oliva, puro al 100/100.

A questa accludo due fotografie fatte qui in ora del rancio. Da notarsi il contegno di serietà del Caporale Ferrero Dino e che mangia con la destra. Pure la giacca nuova è visibile, e in una fotografia sembra stracciata. E’ solo un difetto della pellicola.

Abbiate ancora tanti baci cari dal vostro

Dino

P.S. Non voglio assolutamente che mi mandate denaro.

21 marzo 1942

P.M.29/P. 21. Marzo 1942 XX°

Carissimi,

Ieri ho avuto occasione di leggere per la seconda volta una circolare che parla delle miniere e dei dirigenti e maestranze di esse. Se la Ditta presso la quale ero impiegato, può dichiararsi miniera, allora mi concedono di venire. Papà potrebbe rivolgersi Commissariato fabbricazioni di guerra, che gli può dare gli schiarimenti necessari.(Via Arcivescovado-Torino). Un mio amico del Comando, che lavorava in una azienda di miniere, ha già in atto le pratiche per avere parecchi mesi di licenza rinnovabili. Se vi fa comodo, vi manderò il numero del telescritto del Ministero, ma credo che così basti, perché al Commissariato per le Fabbricazioni di guerra a Torino, sapranno dirvi certamente tutto. Dunque, il Commendator Ainardi1 o l’Ingegnere2 che mi avevano con loro, potrebbero dirvi se mi spetta questo periodo di licenza per lavoro.

Oggi è il primo giorno di primavera, ma non sembra, dato che vi è il cielo coperto dopo le belle giornate passate, e dopo che faceva caldo, mentre oggi sembra tornato l’inverno. L’altro ieri ho ricevuto un vaglia dello zio Peppino3 e della zia Margherita4, per un importo di lire 200,=. Oggi li ringrazio, perché non ho potuto farlo prima, come non ho potuto prima scrivere a voi.

Certo che per me è un bel sollievo, avendo ancora qualche debituccio, che così pago. Ai 31 del mese o prima, vi manderò un vaglia di lire 200,= così riavrete quei due vaglia che mi avete mandato, e che, malgrado siano stati per me un bene, e mi abbiano fatto piacere, perché mi hanno detto del vostro affetto, mi è rincresciuto tenere, sapendo quanto anche voi abbiate bisogno dei soldi.

Mercoledì sera siamo andati dalla famiglia dei musicisti, ed eravamo una decina di amici. Quante belle musiche abbiamo sentito, e che cori ! Vi era anche Beccali5, che con la sua solita allegria, ci ha tenuti di buon umore. Il pacco da mezzo chilo non è ancora arrivato, e lo aspetto sempre con ansia. Quello che doveva mandarmi la amica di Roma, non è pervenuto, ma mi è pervenuta una lettera sua, nella quale mi dice che non ha potuto mandarmi il pacco. Il regalo è un bel libro; lo ha comprato dopo avere chiesto consiglio a molti amici, ma alla posta non accettano pacchi di libri per militari. Ora le dico di mandarmi un pacchetto da mezzo chilo, campione senza valore.

Ieri, per il prezzo di quaranta lire mi davano all’incirca nemmeno mezz’etto di thé, come da vostra richiesta. Ho visto che non conviene, perché a quel prezzo, anche voi lo potreste comprare. Sono in attesa di risposta in merito, al fine di decidere se posso o no comprarlo.

La Aspasia6 ieri mi ha mandato un altro mazzo di fiori a mezzo di un bambino, fiori che ho messo qui sul tavolo, e profumano molto. Che matte le donne greche!

Beccali mi ha raccontato della sua licenza, di quando è venuto a casa da voi, e di tutto insomma, di tutti i bei giorni trascorsi a casa in letizia. Io spero sempre che un giorno verrà un’altra licenza,per potermi godere in tranquillità qualche ora a casa, tra voi, e in allegria. A giorni sarà Pasqua, e noi abbiamo in progetto di fare festa con un agnello. Ma l’agnello non vi è ancora. Speriamo in bene!

Per lo stipendio, non sapete ancora niente ? E’ così, io sono sfortunato sotto tutti i punti di vista ! Quando mi faccio mandare un pacco, che agli altri arriva in sette giorni, a me arriva in due mesi, quando faccio una pratica per un qualcosa, ecco che mi capita di doverla fare andare avanti così lentamente. Mi preoccupo per questo, perché so che papà alla fine del mese non sarà più dall’Ingegnere, e perciò a voi farebbero comodo tutti gli arretrati e ogni mese lo stipendio.

Quando ve lo daranno, farò fare una dichiarazione dalla Ditta, con la quale si dichiara che se fossi ora a casa, avendo compiuto 22 anni, dovrei percepire uno stipendio maggiore di quello che mi daranno. Così si potrà avere un aumento.

Intanto mi raccomando di far quello che ancora potete per ottenerlo.

Io sto bene come al solito: Mangio tanto, e mi basta appena la razione giornaliera che agli altri è sufficiente, data la grande capacità del mio capace stomaco. E voi ? State sempre bene?

Non badate se in questa lettera ho scritto più strafalcioni che cose giuste, ma non so che cosa ho in corpo oggi. Forse il sonno derivante dal mangiare copioso. Abbiate tanti baci cari e saluti dal vostro Dino

P.S. Da Teresina ancora niente.

1 Ex datore di lavoro di Dino

2  Ex datore di lavoro di Dino alla cava di S.Ambrogio di Torino

3 Soprannome di Felice Giuseppe Ferrero, fratello di Luigi, padre di Dino

4 Margherita Marmo, moglie di Felice Giuseppe Ferrero

5 Amico di Dino

6 Donna greca già citata nella lettera del 20/09/1941

12 marzo 1942

P.M.29/P. 12 Marzo 1942- XX°

Carissimi,

Oggi sono contento mentre vi scrivo, perché ho ricevuto ieri il telegramma che mi comunicava del felice arrivo del I° pacco. Mi ha fatto proprio tanto piacere sapere che avrete potuto venire in possesso di ciò che desideravate. E poi buono?

Il I° pacco non avevo avuto modo di assaggiarlo, e quindi non potrei dire…

Ieri pure mi è pervenuto il vaglia di 100 lire, che appena potrò incasserò, ma vi prego di non mandarmene più, perché tiro avanti con quello che percepisco di decade. Vi ringrazio tanto, e in ogni modo serviranno per il thé quelle 100, e per l’olio. Aspetto in questi giorni una latta come quelle mandatevi prima. Spero che arrivi presto. Ne ho poi un’altra quasi pronta per accogliere il prezioso liquido. Certo ci vorrà molto tempo, perché le difficoltà sono aumentate ora per la spedizione.

Ieri sera sono andato per la seconda volta al cinema a vedere il film italiano “Pazza di gioia”, con De SicaMelnatiMaria Denis. Ci siamo divertiti tanto, perché da tanto tempo desideravamo vedere un film italiano, e poi così allegro!

Poi hanno proiettato il giornale L.U.C.E. della Marmarica, nostra passione, e il Duce acclamato a Littoria dalla folla.

Che battimani nel cinema! I greci non sapendo resistere a tanto entusiasmo, pure loro vi partecipavano. Poi ci sono venute le lacrime agli occhi quando si è visto a Bengasi le donne, i vecchi, i bambini, piangere di gioia al ritorno dei nostri.

Qui, tanto per fare passare il tempo, abbiamo formato la squadra calcistica del comando di Reggimento, che parteciperà al campionato di Divisione di prossima attuazione. Ieri ho già giocato, e comincio a sgranchirmi le gambe.

In questi giorni sono vestito a festa perché ho una divisa nuova di fiamma, fatta dal sarto borghese; la giubba è senza cinghia, e fatta come una giubbettina alla gagà. I pantaloni con uno sbuffo! Spero di poter fare presto la fotografia e vedrete che roba!

Come comunicatovi in altre mie precedenti, ho ricevuto il pacco di dicembre. Ora sono in attesa degli altri da mezzo chilo speditimi e di un altro spedito dalla maestra di Roma1, a giorni saranno qui.

Inutile dire che stò bene. E’ sempre così state tranquilli. Anzi non riesco mai a levarmi la fame, che mi è sempre addosso, malgrado mi diano abbastanza abbondantemente da mangiare.

Vi giungano i miei più cari baci, e saluti.

Vostro Dino

1 Molto probabilmente si tratta di una “madrina di guerra”, ossia di una donna che, come molte altre, ha adottato un militare (Dino) come figlioccio. Le madrine scrivevano sovente ai soldati, soprattutto a chi tra di loro non aveva famiglia. A volte, se disponevano di sufficienti mezzi economici, spedivano anche dei pacchi. La loro missione era quella di tenere alto il morale del loro figlioccio, mostrandogli interesse e affetto.

3 marzo 1942

li 3 MARZO I942

Carissimi,

Oggi, finalmente, ho avuto il vostro pacco del 13 dicembre. Lo prevedevo che sarebbe arrivato in questi giorni, perché anche ai miei amici arrivavano i pacchi arretrati. Così ho avuto i guanti, il torrone, il cioccolato, la marmellata, le caramelle, il libro. Ho mangiato il cioccolato e il torrone, con un piacere immenso. Che bello è ricevere le caramelle, e il resto da casa! Pare di essere in un angolo di paradiso. Vi ringrazio tanto, e mi avete fatto felice. Sono stato da sabato in attesa di vostre nuove, massimamente per sapere come state e se vi sono arrivati i pacchi. Spero che domani, con la posta aerea, arrivi qualcosa. Ho già interessato un mio amico (Viali),che comanda la sezione dei camion del nostro comando, di fare prendere, non appena uno di essi va ad Atene, il thé che si trova solo in quella città. Vedrete che non appena arriva ve lo manderò.

Qui, tanto perché non si possa dire che Marzo non è pazzo, durante le giornate, un pò c’è il più bel sole, un pò c’é un tempo siberiano. Ma presto verrà per sempre il bel tempo, e si pazienta anche se ora non si può avere sempre il sole.

Oggi ho preso i pantaloni nuovi dal sarto. Sono su misura, e anche la giacca, che prenderò domani, è fatta su misura. Sono aggiustato da gagà. Alla prima occasione, prenderò qualche fotografia che vi manderò.

E cosa faccio io durante il giorno? Ecco: La mattina alle 7,30, sveglia. Alle otto e mezzo in ufficio fino alle undici, poi al rancio, e dopo questo, fino alle tre, svaghi, tra i quali sono da annoverare le incursioni in terrazza, dalla quale si trasmette a mezzo gesti, con delle belle ragazze, che pigliano il sole pure loro. Noi cantiamo, e loro ci hanno chiesto la canzone mamma. Tutti i greci qui da noi cantano questa canzone, perché una rivista greca di passaggio, la ha fatta cantare da una bambina, ed è piaciuta a tutti. Io parlo, sebbene con un pò di fatica, il greco, e so farmi capire. Se resto ancora un poco qui, divento un poliglotta, tra francese, arabo, greco, ecc.ecc.

Da voi il tempo ha smesso di darvi freddo? la primavera non sarà proprio ancora, ma le giornate calde di marzo le ricordo, e so che viene anche lo sgelo.

E la famosa recita come è andata?

Quando verrò in licenza non sò, ma se la buona fortuna mi assiste, per quest’anno, o fra poco tempo potrei venire. Non datevi pensiero per questo, perché tanto stò bene, e quindi tutto va a gonfie vele.

L’altro ieri è arrivata una circolare che dice che tutti coloro che da civili erano impiegati in una azienda estrattiva, (miniera) possono essere mandati in licenza di due mesi rinnovabili. Si può mandare anche (preferendo) i dirigenti del lavoro. Guarda tu papà se puoi, visto che la nostra azienda è affine alla miniera, e che devono essere miniere anche le nostre, se si può. Scusate la carta e lo scritto, perché ho adoperato la portatile, che ripete le parole. Abbiate tanti baci dal vostro

Dino

27 febbraio 1942

li 27.2.42

Carissimi,

vi scrivo dopo tre giorni che non lo faccio, e mi vergogno di questo. Ma non è tutta colpa mia questo, perché la sera vi è sempre qualcosa che mi fa impazzire. Tre sere fa, il lavoro di fine mese, gli stipendi, e il mucchio di corrispondenza, che essendo io a sbrigarla, mi dà da fare, anche con il protocollo e archivio.

Ieri sera poi me ne è capitata una bella. Noi siamo abituati a fare degli scherzi, che alle volte sono brutti come quello fattomi ieri sera. Finora non mi avevano pescato, ma ieri! La ho pagata per tutte! Ieri sono arrivati dei carri di pacchi, di quelli che dal Dicembre sono in viaggio, e io tutto contento, pensavo di avere anche il mio. Verso le sette di sera, mi hanno chiamato gli amici della posta, e mi hanno consegnato il pacco. Ma la calligrafia non mi pareva la vostra. Certo che dalla gioia non sono stato a guardare. E poi era timbrato a Torino, e chiuso con il piombo e la ceralacca della posta di Torino. Quando lo ho aperto, conteneva calze vecchie, carta, e tante straccerie che servivano a tenerlo pieno. Allora tutti gli altri a ridere ! Io ho riso pure, ma sentivo in gola un nodo; potete immaginare che delusione! Il pacco me lo hanno confezionato bene, al fine di farmi credere che fosse realmente arrivato.

Ma domani dovrebbero arrivarne altri, e quindi spero sempre.

Siamo ormai alla fine di febbraio, e penso alla fine di marzo, perché papà va via dalla cava. Gli hanno promesso qualcosa alla Bosio1?

Nell’altra lettera vi dicevo di mandarmene un’altra di richiesta stipendio, compilata da voi, al fine di avere i dati giusti.

Forse….. il primo pacco vi sarà già arrivato. Come sono in ansia?

Dal “Popolo delle Alpi2” ho appreso la morte di una Pralotto3 di Alpignano. E’ forse la merciaia?

Qui il bel tempo continua a darci delle giornate calde, e noi andiamo in terrazza (dalla quale si domina la città) a guardare le bellezze greche con potenti binocoli!! Che ve ne pare? Un modo come un altro per passare il tempo.

Attendo vostre nuove, perché l’aerea da tre gg. non arriva, e domani sarà qui indubbiamente.

Di Teresina nessuna nuova. Spero potervi sapere presto in ottime condizioni di salute, e vi invio tanti baci cari.

vostro Dino

1 Ditta a cui Dino ha già fatto riferimento in precedenti lettere.

2 Settimanale “Foglio d’ordini della federazione dei fasci di combattimento di Torino.

3 Probabilmente un’ ascendente dell’omonima famiglia che ancor oggi gestisce un’attività commerciale ad Alpignano.

23 febbraio 1942

Li 23 Febbraio 1942

Carissimi,

Sono due giorni che ricevo posta da voi: un totale di tre lettere, delle quali una di Silvana, Vally e Mamma. Sono contento di questo, e soprattutto perché so della buona salute vostra. Ieri sono andato a Xilocastron dopo Corinto, un totale di 9 ore di camion, tutto una svolta in montagna.

Non vi posso descrivere le cose che mi hanno fatto patire queste nove ore! E’ incredibile! Ero nel cassone assieme al mio ufficiale, e tra una curva e l’altra abbiamo vuotato il pranzo. E dire che di viaggi in camion sono maestro, e non lo soffro.

Ma dopo nove ore di curve, e discese dopo salite, con il puzzo di benzina, è una cosa tremenda, che dopo ventiquattro ore mi fa ancora venire la nausea solo il pensarci.

Ho visto però il mare, e questo è un fatto che rende meno penoso il ricordo di quella giornata.

A Xilocastron (dopo tanti mesi) ho mangiato un pranzetto divino, che qui è considerato privilegio di pochi: Capretto, patate al sugo, insalata di cipolline, prima bollite, e vino di Corinto. L’unico inconveniente è che costa troppo caro, ed è sprecare i soldi spendere così. Però ora per un po’ di tempo ne ho a sufficienza.

Ho ricevuto finalmente pure la fotografia di Silvana e Wally con le amiche Crotta, ecc., molto bene riuscite, che non finisco più di ammirare. Mi piacciono pure gli orsacchiotti. Belli davvero!

Sono in attesa poi delle altre promesse.

Da Teresina, oltre la lettera comunicatavi nella mia precedente, non ho ricevuto più niente. Come saprete, mi diceva di essere pentita, e mi chiedeva perdono di tutto il male fatto.

Ma tanto so che continuerà a fare così, perché ha un caratterino!

Ho avuto il modulo da compilare, ma dopo che lo avevo cominciato mi sono accorto che non sapevo cose come lo stipendio, se bisognava mettere Ditta Gualdoni oppure Rotunno, ecc. Così vi prego di mandarmene un altro, compilato da papà come l’altro, che lui saprà tutto. E così ve lo restituirò subito. Intanto il modello di dichiarazione che sono trattenuto e tuttora sotto le armi (trimestrale) come è detto dietro al modello ricevuto oggi, lo può fare il podestà, così sarete più svelti quando dovrete fare rinnovare quei documenti.

Qui il freddo è di nuovo venuto con giornate grige e tristi.

Ma speriamo che presto torni il bel sole. Mi rincresce che abbiate mandato il vaglia, perché sono soldi che servono a voi, e io posso fare con quello che prendo. Vuol dire che ritornerò indietro i soldi, perché qui sono sprecati. Vi manderò, non appena saprò se avete ricevuto i pacchi, il thé che farò comprare ad Atene.

Abbiate tanti baci cari dal vostro Dino che sempre vi ricorda.

Dino

18 febbraio 1942

P.M.29/P. 18.2.42 XX° ore 19,=

Carissimi,

questa sera ho ricevuto le vostre lettere del 12.2 e precedente (senza data). Ho anche ricevuto il modulo per la dichiarazione da firmare da parte del mio Colonnello. Come vedete alla distanza di appena due ore ve lo spedisco già completato come volete, e con la data in bianco.

Ma cosa mi è piaciuto moltissimo è stata la bella fotografia di papà, tanto gradita e chiara. Si vede in essa papà come lo conosco io, col suo sorriso buono, che tanto bene ricordo. Vi ringrazio di questo pensiero, perché quando sono triste guardo le vostre immagini, e mi pare che mi diciate di essere sereno, perché mi siete vicini; e io per non sapervi spiacenti della mia tristezza, sorrido e dimentico che sono lontano da voi, ma vi immagino qui con me. Purtroppo nella giornata non sempre si è lieti, perché le ore sono lunghe, ma nel lavoro si dimenticano le cose che ci pesano sul cuore, e ,almeno momentaneamente, ci si dedica tutti al carteggio, che è voluminoso e fa venire i capelli bianchi se si trascura.

Stasera ero felice perché pensavo che verso il 24 del mese dovrebbero arrivarvi i pacchi, almeno uno. E così speriamo che passino presto questi giorni di attesa della novella della ricezione di essi, per sapere come sono pervenuti a voi, e se tutto era a posto.

Apprendo che il figlio del postino percepisce già lo stipendio civile, e mi rallegro, perché come a lui, lo daranno anche a me. Pensate che all’11 del mese di Marzo saranno poi 6 mesi di arretrati corrispondenti a lire 3600,= (tremilaseicento) circa, che andranno a costituire un margine di sicurezza per voi. Tu cara Mamma, non parlarmi più di mandarmi i soldi per l’olio, perché se me li manderai, non manderò più olio. E dire che ho intenzione di fare ogni tanto una spedizione. Dunque è tuo interesse non mandarmi i soldi. Piuttosto, quando potrai avere tempo disponibile, mandami un pacchetto da mezzo chilo, nel quale includerai una scatoletta di brillantina, che qui costa venti lire, un pezzetto di cioccolata, e il dentifricio, che costa pure sulle venti lire qui.

Mi fai però il favore di dirmi il prezzo di tutto questo, perché non è detto che perché io non voglio farti spendere per l’olio, tu non debba farmi spendere per questo. E poi sono io che lo ho detto, quindi ho ragione. In questi tempi non posso fare molti risparmi da mandare perché vado dal dentista a farmi mettere il dente mancante, ma appena potrò qualcosa manderò.

A proposito di dentista: Oggi mi ha presso le misure, e dopodomani mi metterà il dente. Quello cariato mi ha fatto soffrire, perché sapete i dentisti come frugano con i loro rampini dentro alle ferite, ma ora stò bene.

Se Teresina va a Tirana, male per lei, non per me, perché se dovessi venire in licenza si troverebbe nell’impossibilità di vedermi, e per un altro anno non se ne parlerebbe più. Ma prima di agosto dubito di venire, perché sono sospese presentemente, e perché ho degli amici che sono da tre mesi con la licenza in tasca, ma non possono partire perché non viene il loro turno.

E poi a Tirana non avrà molto da divertirsi. Non capisco i gusti di certuni!! Stanno bene in Italia,a Roma per di più e muoiono dal desiderio di vedere terre che non conoscono. Le avevo già scritto che non le consigliavo quel viaggio, ma tant’è !!!

Intanto non ho più ricevuto.! E credete che se si tratta di cattivo carattere, non sono io ad averlo, perché son fin troppo buono e fesso.

Le fotografie di Silvana non le ho ancora ricevute, ma non dovrebbero tardare. Qui il freddo, che non ricordavamo cosa fosse, ha voluto ritornare oggi con un ventaccio gelido, e delle nuvole poco bene promettenti. Ma non ha piovuto né nevicato. Stasera mi coprirò con le mie cinque coperte, e non temerò né il freddo, né il vento. Tutte le sere prego per voi, affinché siate sempre in buona salute e perché possa rivedervi presto. Non abbiate pensiero sulla mia salute che è sempre ottima, e mangio come un lupo affamato. Vi raccomando di piantare tanti bei tulipani quest’anno!! Mi ricordo dell’anno passato che dicevate erano belli. Eppure pare che sia ieri ! Io ad esempio vado verso i 23 ! Sembra vero?

Le planimetrie fatte da me sono:

1-La nostra casa: 2- L’officina – 3 La casa di (la lettera termina così, senza il finale)

12 febbraio 1942

Posta Militare 29/P. 12 febbraio 1942 XX°

Carissimi,

Oggi sono un poco malconcio, a causa di una operazione chirurgica che mi sono fatto fare.

Da tanto tempo, e lo sapete ,avevo quel dente rotto che si riduceva alla sola radice. Ma quando mangiavo la galletta, e molto spesso quindi ,mi faceva male. Visto che i miei amici in questi ultimi tempi andavano dal dentista che praticava prezzi alla portata di tutte le tasche, mi sono deciso ad andarvi anch’io. Erano le tre del pomeriggio, e in compagnia di un mio amico che pure andava a farsi medicare, mi sono recato dall’odontoiatra (che bella parola!!). Dopo avermi guardato ben bene in bocca, ha detto che doveva levare le radici del molare (due); mi ha fatto l’iniezione, non garantendomi dalle più atroci sofferenze se non mi fossi assoggettato a tale operazione preliminare. E così stasera sono con la gengiva gonfia; ma con la bocca ripulita. Domani andrò ancora per farmi prendere le misure del dente che mi dovrà mettere, e a giorni sarò a posto. Nel contempo mi impiomberà anche il dente guasto (molare).

Per mettermi il nuovo dente mi deve mettere due capsule di metallo colore del cromo; più il dente buono che ha lo stesso colore. Ma non si vedono perché sono in fondo alla bocca. Finalmente posso avere il tempo per salvare la mia bocca da mali maggiori.

In questi giorni dicono che dovrebbero arrivare i pacchi da due chili. Pensate che sono già due mesi!

Ieri poi erano 23 mesi di servizio compiuto con tanto operare, con tanta passione. Ieri è arrivata la posta aerea, con una cartolina di Teresina da Rieti, scritta lo stesso giorno nel quale mi spedì la lettera nella quale mi diceva che era arrabbiata con me. Lo sapevo che era tutto un bluff.

Qui siamo in attesa della compagnia della nostra Divisione proveniente da Kalamata. La compagnia è diretta da un soldato che imita Macario, e potrebbe ben figurare in qualunque teatro d’Italia. E poi comprende un’orchestrina molto affiatata e che suona tante canzoni, che se pure non sono delle più moderne, arrivano fino a Mamma e Macariolita.

I giorni qui sono molto lunghi e pieni di sole. Ogni tanto viene giù qualche goccia, ma il sole ritorna presto a brillare. Fa abbastanza caldo, e la primavera in pieno è vicina.

Quando potrete avere qualche notizia seria sul fatto dello stipendio, mandatemela a dire, che sono in continua attesa.

E i pacchi? Non sono ancora arrivati? Ma non disperate perché presto saranno vostri. Ricordate che sono autorizzati dal Ministero per favorire le famiglie dei combattenti. E’ un premio se vogliamo, perché essendo concesso a noi, ci da modo di alleviare la Patria e i famigliari nel problema della vita.

E col pirata gamba di legno1 come vanno i rapporti? Credo che sia sempre l’usuraio di un tempo. Ma non gli faranno bene i soldi che avrà accumulato in questi anni a profitto dei poveri lavoratori, e senza pensare che erano guadagnati da chi dall’alba al tramonto lavorava nella sua cava assolata e gelata. La Patria non ha bisogno di chi priva i lavoratori della possibilità di fare valere, come nel mio caso, con premura, i diritti. Una cosa è certa, che se non dovessi avere lo stipendio, sarei capace di scrivere a chiunque.

E voi come state? Come va il solito catarro di papà? Le due attrici atlete mietono allori?? E ad Alpignano che si dice? possibile che non vi siano novità?

Scrivo sempre a macchina perché trovo che si fa più bene e in tempo per arrivare a fare la brandina da campo e andare a dormire prima che vada via la luce.

Con tanto affetto vi mando tanti baci cari.

State sempre bene

Vostro Dino

1 Probabilmente il datore di lavoro del padre di Dino

4 febbraio 1942

4.2.42

Carissimi,

Questa sera vi scrivo queste due righe perché devo informarvi della spedizione che effettuerò domani mattina del secondo pacco. Sono ormai 8 giorni (otto) che vi spedii il primo, così, appena lo riceverete, si avvicina il secondo.

Esso è li, sul tavolo di fronte, bene sigillato, e con vistosi indirizzi, che rappresentano tutto ciò che mi è più caro, la mia casetta.

Datemi poi subito segno di ricevuta dei pacchi, che l’attendo con ansia. Impiegheranno, secondo quanto ho sentito, una ventina di giorni per giungere.

E lo stipendio? Vi è giunto il documento firmato? E vi danno il sussidio?

Qui da noi continua a nevicare dopo 14 giorni! Stamattina è venuta grossa come un pugno, e vi assicuro che in vita mia non ne ho mai veduta di simile!

E la solita vita, perché non è bello uscire a passeggio col freddo che fà. Ma presto, fra una trentina di giorni, farà bello, speriamo! La “Merla” è già passata, quindi….

Seguiamo con gioia la rapida avanzata dei nostri fratelli in Africa, e non si ha tempo di leggere di una vittoria, che già ve n’è un’altra.

Da Teresina non ricevo più, ancora.

La zia Linda1, la nonna, mi avevano scritto, ma io ho scritto, e così pure lo zio Carlo2.

E voi? Avete ancora tanto freddo? Spero di no, perché so che dalle nostre parti, quando ci si mette!

Le due sorelle che fanno di bello? Recitano sempre? Quando verrò a casa in congedo farò vedere come si gioca a pallacanestro. E’ un gioco che appassiona.

Attendo una vostra lettera per scrivervi più a lungo. Sapete? Tutti noi siamo nelle stesse condizioni. Se si scrive senza ricevere, dopo una lettera si è a corto di argomenti, perché con la vita che si conduce, non vi sono cose fuori dell’ordinario da raccontare.

Ricevete tanti baci dal vostro Dino che sempre vi ricorda.

1 Teodolinda Arminio di Monforte, sorella di Edvige, madre di Dino

2 Ferruccio Carlo Ferrero, fratello di Luigi, padre di Dino