30 marzo 1941

30.03.1940 XIX

Cara mammina,

oggi dopo tanto desiderarla, ho ricevuto una vostra lettera. Erano già quattro giorni, da quando cioè avevo ricevuto da Silvana, che non sapevo più niente di voi.

Ho appreso così che mi hai mandato un pacco, e ti ringrazio tanto. Di solito impiegano 15 giorni a giungere, quindi ho ancora un po’ di tempo. Dello zio Peppino1 ho già saputo in precedenza. Appena ricevuto, ringrazierò. Per la polvere insetticida, ve ne è bisogno, perché non “ne ho ancora”, ma ne ho altri. Siamo tutti pieni, ma la polvere me la ha data un amico, e ne ho più che a sufficienza.

In quanto a un mio probabile cambiamento di mansioni, e cioè alla ripresa dell’attività mia speciale, rassicurati, non è possibile, a causa dell’occupazione che ora ho.

Ferri2 non lo ho visto che tre settimane fa quando mi fece leggere una vostra lettera. Da allora non ne ho saputo niente perché è distante da me.

Avete ricevuto le mie violette! Pure io ho ricevuto le vostre, e conservavan intatto il profumo.

Mi rincresce, che non facendone cenno, non hai ancora ricevuto il vaglia di £ 105. Se non lo hai ancora ricevuto quando leggerai questa mia, mandamelo a dire che provvederò.

Domani, se piglierò la decade, (essendo per ora al verde), manderò il regalo di Pasqua a Silvana e Wally.

Hai visto cara mamma che in Libia gli inglesi si ritirano? L’ora delle botte stà per scoccare!

Qui da noi fa un caldo asfissiante come a Tripoli. Andiamo in giro in maniche di camicia e a torso nudo.

Ho fatto delle fotografie con la macchina di un mio compagno, e domani le porto a sviluppare. Speriamo che te le possa mandare al più presto.

Ho ricevuto quella di papà con i sarset, e mi ha fatto ridere al pensiero di tutte le risate che facevamo su per i boschi e i prati. Bei tempi!

Mi sono fatto con due spilli due ami, con i quali pochi minuti al giorno vado a pescare nelle paludi che qui ovunque sono. Prendo qualche pesce che poi friggiamo.

Forse a noi toccherà un altro compito ora, e tu lo saprai dal giornale, ma sapremo fare sempre il nostro dovere contro qualunque nemico.

I soldi che mando a casa non li tengo perché non trovo quello che vorrei io, e la roba in scatola non la mangio. D’altra parte 1 lira di qui ne vale 1.25 delle nostre, e la roba costa più cara. Con questa lettera, mi sono rivolto a tutti, e come a te, mamma cara, anche a papà. Capite che non ho molto tempo, quindi faccio come posso.

Con tanti baci cari vi giunga il mio affetto. Vostro

Dino

1 Felice Giuseppe Ferrero, zio di Dino

2 Conoscente di Dino

24 marzo 1941

24.3.1941  XIX

Cara mamma,

Ho ricevuto ieri la tua del 20 c.m., quindi in due giorni mi è giunta. Sapevo che a Valona era stata silurata dagli incorreggibili inglesi la nave ospedale Po1, in quanto mi trovavo proprio in questa città quel giorno. Metodo dei nostri nemici è di colpire sempre i poveri feriti che nessuna resistenza offrono alle loro prodezze. E non è la prima volta che io vi assisto. Non per questo noi restiamo scossi, ma sempre più profondo si manifesta il nostro odio, e sempre più ardentemente ambiamo di vincere. Però i prodi della R.A.F. devono lasciarci sempre le penne quando osano lasciare i loro ben muniti nidi. Ne ho visti tanti venire a muso in giù! E poi la nave Po era tutta verniciata in bianco con immense croci rosse! Quindi non è una svista.

Come vedi quando scrivo una lettera cerco di essere dettagliato, e di dire quanto più posso su me e ciò che mi riguarda. In quanto alla voglia di scrivere, non mi manca mai, essendo un piacere immergersi nel ricordi dei cari lontani. Vi ringrazio per il pacco che mi mandate. Pure lo zio Peppino2 me ne manda uno.

Avevo già risposto in merito alla ricevuta delle £ 345

Ho scritto al Segret. Gagliardi per il sussidio, te lo avevo già detto nella mia precedente.

Apprendo che domenica siete stati con la zia Linda3 e compagnia a fare una bella passeggiata, e che vi siete divertiti.

Io qui, non sono in un centro di civiltà, trovandomi in montagna, ma posso dire che la monotonia delle giornate sempre uguali, sia compensata dal lieto vivere con tanti allegri e cari compagni.

La domenica, ecco l’unico pensiero! Mi sembra di viverla stranamente; le stesse abitudini degli altri giorni, lo stesso lavoro. Eppure tante ne sono passate e altre ne passeranno.

Ormai la primavera è venuta ad allietare il mondo.

Enrico4 viene ogni tanto ancora a trovarvi? In questi tempi non ho potuto scrivere a nessuno, e non so come farlo. Ho un sacco e mezzo di risposte da fare, e non ho il tempo. A Wally e Silvana credo non sembrerà una magra scusa, quindi un po’ di pazienza. So che state sempre bene, e ciò mi fa piacere.

Con tanti baci ricevi tutti i miei pensieri affettuosi assieme a papà.

Aff.mo Dino

Anche a Nana e bacino tanti saluti e baci. Dino

1 Affondata nella rada di Valona da un aerosilurante britannico il 14 marzo 1941

2 Felice Giuseppe Ferrero, fratello del padre di Dino

3 Teodolinda Arminio di Monforte, sorella della madre di Dino

4 Amico di Dino

21 marzo 1941

Zona d’operazioni 21/3/41 XIX°

Carissima mamma e papà,

Dopo tre giorni che sono stato impossibilitato a scrivervi, finalmente ho un poco di tempo; mi basta per farvi sapere che stò benissimo, come al solito, e non ho patito nulla della mia ricognizione al fronte.-

Vi dicevo in una delle mie precedenti che avreste saputo di qualcosa attraverso i giornali, ma finora nulla a causa della difficoltà dello spostarsi fra questi monti. State certi però che abbiamo fatto tanto, e se non sapete niente è perché per il momento non si può dire nulla. Ho saputo di come è bello il tempo in Piemonte, da un mio amico che è stato richiamato da pochi giorni. Mi rincresce che non possa io personalmente constatare le veridicità di tutto questo, ma è già una bella soddisfazione vedere uno che venga dall’Italia.

In questi tre giorni sono stato con i miei camerati nelle posizioni che abbiamo occupato. Il bel tempo ci aiuta immensamente, e per esso potremo avere quelle soddisfazioni che altrimenti vanamente cercheremmo.

Ho ricevuto ieri sera da Pippo1 e da Wally due lettere.

Dal primo ho saputo che si trova ad Aosta, e dice che la vita militare è al principio dura e che non credeva di dover affrontare tanti disagi. Mi rincresce per lui abituato nelle piume, ma io ho fatto tanti di quei sacrifici, che da una parte sono contento che pure lui impari cosa voglia dire vivere la vita senza altro scampo che quello di montare di scuderia.

Ho tante sigarette nazionali, macedonia confezionate appositamente per noi, e vorrei poterle dare a papà, ma non posso perché non possiamo fare dei pacchi, ma spero di poterle portare con me al mio prossimo ritorno, cioè appena sarà giunta la vittoria.

Ieri ho mandato un vaglia di lire 105, perché non avevo di più. Quelle 5 lire servono per arrotondare le 45 dell’altra volta.

Al comando di Reggimento mi avrebbero già promosso caporale, se il mio tenente avesse fatto la proposta come va fatta. Però oggi o domani la farà con le dovute norme, ed allora fra poco tempo piglierò 30 lire in più al mese.

Volevano ancora pigliarmi, a causa delle ferite e morti di radiotelegrafisti, su al comando, ma non hanno potuto essendo io indisponibile all’ufficio amministrazione.

Enrico2 è stato chiamato?

Dovrei fare a giorni una fotografia, ma questo dipende da colui che ha la macchina, e non so se potrà presto farmele.

Domani mattina andrò in città a fare delle operazioni in banca, e così bighellonerò un poco .-

E voi state tutti bene? Me lo auguro, perché pure io godo ottima salute. Attendo di ora in ora una vostra lettera, che mi dica questo.-

Per il momento non ho altro di importante da dirvi, e credo che per domani posso scrivervi una cartolina in franchigia, ma in caso contrario, non mettetevi sopra pensiero, perché altra causa non è se non il lavoro, l’eterno lavoro, che verso la fine del mese a causa degli stipendi mi occupa anche molte ore della notte.-

Ricevete tanti bacioni e saluti da Dino che sempre vi ricorda .-

Vostro Dino

1 Giuseppe Ferrero, cugino di Dino

2 Amico di Dino

16 marzo 1941

P.M. 22/A 16/3/41 XIX°

Carissimi mamma e papà,

Come promesso vi scrivo queste poche righe per informarvi della mia ottima salute. Ieri scrissi a Silvana, e per essa a tutti, e a quest’ora forse avrete già ricevuto.

Oggi, domenica, mi sono fatto bello, cioè ho tagliato la barba, lucidate le scarpe, e ho lavorato poco. Però non è detto che prima di sera non mi capiti di avere un monte di cose da fare.

Da parecchi giorni qui fa un tempo magnifico, e l’unico inconveniente che ha reso freddo, è stato il ventaccio che tre giorni addietro ha soffiato con violenza. Oggi è proprio una giornata degna della primavera italica, e mi immagino che da noi con questo bel tempo vi sarebbe da fare una bellissima gita. Il cioccolato che ho ricevuto ieri sera, mi è servito a fare un bel cioccolato in cucina. Ma non crediate che lo abbia adoperato tutto. Ne ho almeno per due mesi.

Intanto per quanto riguarda il nostro agire, per il momento non posso dire altro che si combatte acerbamente in prima linea, perché la guerra non è fatta per i comodi e nemmeno per le facili cose. Per sapere cosa essa sia nel vero senso della parola bisognerebbe venire qui. Clima, uomini, montagne, tutto ha contribuito a rendere pieno di difficoltà il compito dei soldati d’Italia.

Ed ora che bisogna snidare il nemico dalle munitissime posizioni, non mente umana può rendersi conto delle difficoltà. Chi è stato qui, è tornato indietro con la meraviglia più grande: Come hanno fatto i nostri soldati a compiere così immani sforzi? La fede sola che tutti ci anima, può tanto!

Domani prendo la quindicina, e manderò altre foto con barba!…

Ditemi poi se avete ricevuto. E le violette del pensiero le hai piantate, papà? Immagino la loro fioritura che di anno in anno è sempre più bella per i perfezionamenti dati alla tecnica acquisita nelle passate esperienze!…. Ho la convinzione di venire a mangiare i cachi in autunno. E vedrete che forse verrò per le pesche!

E il bel tempo è venuto finalmente da voi? Nella lettera a Silvana ho messo le violette, ultimo rimasuglio delle violette di qui, non una gran cosa, ma sempre il lieto annuncio della primavera.-

Domani forse comprerò un rotolo per le fotografie, e se ne farò ve ne mando. Io sono sempre al solito luogo delle altre volte, e si stà benissimo; speriamo che sia sempre così! Ho scritto al Segretario del Fascio di Alpignano, dicendo tutto quello che riguarda il mio sussidio e sono in attesa di risposta che credo favorevole.- Fatemi sapere poi qualcosa.

Nella lettera a Silvana, mi ero dimenticato di dirle di fare i miei saluti alle sue amiche Rosso e….(non ricordo più il nome) che nell’ultima mi avevano mandato i saluti, quindi ditele di farli ora.

La salute è sempre buona? Presto verrà la nuova Pasqua, e ricordandomi della passata, quando ero a Condove, in quella bella giornata, che siete venuti voi a trovarmi, avrò l’idea che sia bella. Ma tutto è bello, anche il sacrificio quando si pensa che se sacrifichiamo tante belle feste è per voi, per la Patria, quindi sono contento lo stesso così.

Scusate se ho scritto a macchina, è per fare più presto, e essere più chiaro. Se avrete occasione di vedere gli zii, salutateli tanto da parte mia, e pure l’ing. Rotunno, ai quali non posso scrivere per il momento, perché per loro dovrei rinunciare di dedicarmi a voi.

Non avendo altro da dire per oggi vi lascio assicurandovi che sto ottimamente in salute, e non desidero altro che sapere altrettanto di voi. Con tutto il mio affetto, vi giungano tanto baci.

Vostro Dino

15 marzo 1941

A famiglia

Ferrero Luigi

V. P.Umberto 28

(Torino) Alpignano

Mittente

Ferrero Dino

Art.

dist. base

POSTA MILITARE 29/A

15.3.41 XIX

Cara mamma,

Ho ricevuto stasera il pacchetto raccomandato con il cioccolato. Grazie di tutto, siete stati tanto bravi, e non mi aspettavo tanto presto di ricevere. Mi avete mandato tanto, che per tutta la guerra mi basta.

Io vorrei mandarvi un po’ del buon caffè che mangio e bevo sempre. Sto sempre bene di salute, come spero di voi. E tu mamma, e papà, sempre bene? Con tanti bacioni e saluti vi ricordo.

Dino

12 marzo 1941

Alla famiglia

Ferrero Luigi

V. P.Umberto 28

(Torino) Alpignano

Mittente

Ferrero Dino

Artigliere

distacc. base

POSTA MILITARE 29/A

Z.O. 12.3.41

Carissimi,

Ieri sono stato a Valona, e sono rientrato alle ore 23, non avendo trovati molti automezzi.

Vi scrissi due o tre giorni addietro, ma dubito che abbiate ricevuto, avendo forse eccesso nello (???) di me. Non ho potuto trovare Romitelli1, non avendone avuto il tempo. Ho ricevuto da Tripoli ricevuta di lettera e fotografia. Non ho potuto oggi rispondervi, causa il tanto lavoro, ma appena posso lo farò. Anche a Silvana risponderò. Abbiate tutti i miei pensieri affettuosi e tanti Baci.

Vostro Dino

1 Amico di Dino

10 marzo 1941

P.M.29/A 10/3/41 XIX°

Carissimi tutti,

Stamane avrei da dirvi una cosa per la quale però devo serbare il più grande segreto non sapendo se i nostri bollettini di guerra potranno già dire qualcosa oggi stesso. Sappiate però che quanto annunziatovi in precedenza è lucente realtà oggi. Ieri mattina si è compiuto il volere di tutti noi. A fianco al nostro ardire, vi era un Uomo che ci dà tutto l’entusiasmo che un combattente può avere: Colui che ha sempre portato la nostra Patria verso la vittoria, l’Impero. Un uragano di fuoco si è scatenato nelle prime ore di ieri. Chi può resistere alla ”Cagliari?

Tutti i soldati che erano su questo fronte sapevano questo, e già prima che noi arrivassimo, quando sapevano che erano in arrivo i nostri gioivano. Vi dico con la più grande sincerità, scevra da ogni spirito di corpo, che eravamo, e siamo calcolati come invincibili. E lo sanno i nemici cosa voglia dire il trovarsi di fronte. Forse quando riceverete le mie affrettate righe, saprete di noi, e della Cagliari in particolare, perché l’Uomo stesso che ci ha visto scattare come un sol uomo, era venuto sul nostro fronte per assistere da esso alla più potente e audace azione. Ora, il domani è nostro, tutte le nostre azioni sono per rendere più grande ed immortale la Patria. Se le terre fossero carta, se il mare inchiostro, non basterebbero a descrivere tutto il grandioso, tremendo irresistibile nostro incedere. Per sventura oggi piove grosso un dito, ma anche questo passerà, e il sole risplenderà nuovamente radioso; il sole di vittoria. Qui a questa lettera vi accludo il breve ed eloquente parlare del nostro Comandante di C. d’armata, che voi ben conoscerete quale Comandante delle forze in Spagna, e di sbarco in Albania; Tutto è stato scritto dopo avere visitato la nostra divisione in linea.

Verso il Sud, verso la gloria, ormai si va, e a Pasqua abbiamo fatto il proposito di essere a AT…-

Nelle vostre lettere apprendo che state bene e la fiducia in noi è sempre immutata, anzi rafforzata. Ho appreso che le giornate sono già belle, col bel sole primaverile. Anche qui fa già caldo, quasi come da noi nel più bello dell’estate.

Tre giorni fa sono stato a Tirana, e ho avuto agio di vedere la capitale nella sua veste di guerra e di lavoro. Sembrava di essere a Tripoli; quante belle case, il passeggio, tanta gente vestita come da noi!

A giorni andrò a Valona per servizio, e andrò a trovare Romitelli1. Lui non si aspetta questa visita; sarà una bella sorpresa.

I bollettini di guerra li ricevo, quindi continuate a mandarli, tanto più che ora possono interessarmi. Se leggete, come sarà indubbio, di noi, conservate il giornale per ricordo.

Giorni addietro avevo mandato all’E.I.A.R. i saluti da trasmettere per radio e a quest’ora li avranno già trasmessi. Ma manderò nuovamente domani così avrete agio di sentire e di leggere poi sul giornale.

Venerdì a Tirana, ho visto passare un Ufficiale in motocicletta e lo ho riconosciuto subito. Era Felice2. Lo ho chiamato, ma non se ne è accorto, quindi non ci siamo potuti vedere, con mio grande rammarico.-

Mamma vuole sapere il luogo dove mi trovo io come è Sono in mezzo alle colline, ai piedi dei monti bianchi di neve. L’unica abitazione che si veda, è quella dove siamo noi. Paesaggio brullo, con qualche pianta di olivo. In quanto a quello che mamma mi dice riguardo al mio grado di caporale, non scrivetemi ancora sulla busta “al caporale…” perché non lo sono ancora perché in questi momenti non hanno potuto ancora approvare la nomina, ma tutto è già pronto, tutti gli incartamenti, e a giorni avverrà la promozione. Vi comunicherò a suo tempo, così saprete.

E i soldi li avete ricevuti?

Qui come al solito passano svelte le giornate a lavorare e domani è precisamente un anno…..

Non state in pensiero per me, che sto bene di salute, e domani vi scriverò ancora tramite Silvana, perché devo rispondere ad una sua gradita lettera.

Ricevete tanti bacioni cari dal vostro

Dino

1 Amico di Dino

2 Amico di Dino

3 marzo 1941

Ringrazio e saluto tanto il caro Enrico1 ho ricevuto pure dalla nonna

Z.O. 3.3.41 XIX – Lunedi

Carissimi,

Ieri sera ho ricevuto la vostra lettera del 22.2.41. Subito rispondo. Ier l’altro vi scrissi altra lettera, e ieri avendo avuto, per i conti di cassa che non tornavano, molto da fare, (fino alle ore 23), non ho potuto mandare la consueta cartolina in franchigia. Questa mia vi ripagherà di un giorno perso. Ho appreso che il Podestà non ha voluto saperne degli arretrati. Vedo se posso scrivere al Cav. Gagliardi. Qui da parecchi giorni abbiamo un sole magnifico.

Oggi o domani …. -> Capito? Ieri è venuto il nostro amato Duce. Ero sul ponte qui davanti, ed ho visto passare quattro macchine, senza bandiera e numero, scortate da motociclisti. Ho subito pensato fosse il generale comandante in capo delle forze d’Albania.

Invece, quando vidi le macchine fermarsi a duecento metri, e vidi tutti i soldati che correvano come il vento e gridavano al Duce tutta la nostra passione, ho compreso, pure io ho corso, ma sono giunto quando ripartiva. Egli era sceso di macchina per chiedere a che reggimento appartenessero i cannoni che dalla strada si vedono (sono i nostri), e nel chiedere ciò ha tirato il pizzo a un artigliere. Avessi visto e sentito tutto l’entusiasmo che ci ha dato questa visita! Tutti, malati e sani, tutti sembravano elettrizzati, e fino a sera vi era chi, nella speranza di rivederlo ripassare, stava sulla strada. Qui, sull’altra sponda dell’Adriatico, tutti noi sappiamo di fare appieno il nostro dovere, e Lui lo ha detto nel suo discorso. A ore, sentirete di cosa è capace il soldato italiano, e noi che avremo il privilegio di avere davanti alla nostra, le due più ben equipaggiate e migliori divisioni greche, dimostreremo di che slancio siano i movimenti della “Cagliari”.

Se il giornale, come sarà indubbio, parlerà di noi, non stracciatelo ma conservatelo, voglio leggerlo. La nostra Patria, con noi, esulterà del nostro valore, e voi tutti che avete palpitato per noi, che soffrite quando il nemico superiore in numero rende inutili i nostri sforzi, gioirete, a giorni, ad ore. Cara mamma, tu in particolare che mi dicevi verrà il momento della vittoria, sappi che è prossimo.

I giornali non arrivano, ma se mi mandate un etto di cioccolata in polvere, questa arriva. Un mio amico ha ricevuto. Oggi, ho mandato a prendere un modulo per vaglia, e appena lo avrò ve lo manderò. Mandate a dire se avete ricevuto.

Il dente per il momento non fa male, ma sta uscendo l’ultimo del giudizio che mi fa un male terribile. Come mai Pippo2 parte? Il pizzetto lo ho tagliato. Però continuano tutti a chiamarmi “barba”. Peccato!

A tutti giungano i miei baci e l’augurio di buona salute.

Con affetto vostro Dino

1Amico di Dino

2Giuseppe Ferrero, cugino di Dino

1 marzo 1941

P.S. Ho visto Ferri, è qui con noi alla base, ma domani partono per il fronte. Mi ha fatto vedere pure la vs. lettera, e ha detto che presto risponderà.

Il generale di C.A. gen. Gambara, già capo dei legionari in Spagna, e conquistatore d’Albania, visitata la nostra divisione in linea ha telegrafato: Siete degli eroi. Meritate la più bella vittoria, e l’avrete. Dicono che pure sul giornale ci sia stato qualcosa di noi.

P.m. 29/A 1 Marzo 1941 sera, ore 20.-

Carissimi,

Sono due giorni che non mi faccio vivo, ma stasera per compensare, vi scrivo una lettera.

La causa di questo mio ritardo è data dallo spostamento momentaneo che ieri e ier l’altro noi del nostro ufficio abbiamo fatto. Sono andato col mio camerata a portare gli stipendi e le decadi ai reparti. Sono giunto a poche centinaia di metri dalla primissima linea avanzata. Ho visto in riparo i greci. Avessi potuto in quel momento ! Li avrei presi alla gola e avrei sfogato tutto il mio desiderio di incontrarmi col nemico. Ho rivissuto due giorni di trincea e di lotte. Notte e giorno tuona il cannone, e si prepara il prossimo, anzi il già vicino attacco che riporterà il nostro tricolore avanti, oltre ogni ostacolo. Per recarmi in linea, ho fatto due ore di mulattiera. Non esagero e nemmeno io ci credevo, ma il fango arriva fin sopra le ginocchia. I piedi sprofondavano per 50 cm. E più, e ora sono tutto un uomo di argilla. Immaginate dunque come è ben accetto il sole che da ieri ormai cerca di asciugare la terra! Finalmente ho i soldi e attendo il momento di andare in città per farvi il vaglia. Mi raccomando di mandarmi a dire il più presto possibile se avete ricevuto. Sapete chi avevo incontrato già sul piroscafo, e che si informa sempre da tutti dove sono io per vedermi? Merlin Tarquinio1, che essendo del 2° gruppo del 5° Artiglieria, ma aggregato a noi, ora è del nostro reggimento.

Qui come già detto il tempo è bello, la salute ottima, e spero sia anche per voi così.

Non mandatemi giornali, perché non arrivano; ritagliate solo qualche bollettino, che poi metterete in qualche lettera.

Ora sono qui, in ufficio, al solito posto, e sto benissimo.

Oggi eravamo al fiume a lavare la roba nostra e abbiamo preso il sole per annerirci l’epidermide.

Ricevete tanti bacioni cari e tutto il mio affetto.

Vostro Dino

Cara Wally, scusa se non ti rispondo, ma è colpa dello spazio e del tempo. Comunque, ti ricordo sempre con affetto. La più eloquente parola, che vale più di una lettera, sai qual è? Giga2. Ricordi? “Mi dai un bacino…? Ciau _

Anche a te cara Silvana dedico questo rimasuglio di lettera. Ringrazio pure dei saluti. Baci cari a te e vally.

Saluti a Fausta3 ___ Dino

1 Amico di Dino, anche dopo la fine della guerra

2 Soprannome della sorella Wally

3 Futura cognata di Wally

17 febbraio 1941

Zona d’op 17.2.41

XIX

Carissima mamma,

Ho ricevuto una mezz’ora fa la tua lettera. Era una settimana e più che non ricevevo. Questo ritardo è stato causato dal fatto che io sono in distaccamento, perciò la posta la mandano quando possono.

Sono sempre in ufficio come un tempo, e mi ci trovo sempre meglio. Dormo solo, con comodità e sicurezza, perché non piove dentro, essendo sistemati nella palazzina di un Comune. Se vuoi sapere sono a Fier es Shganit, tra Berat e Lusnja (1). Da voi nevica ancora?

Qui, sembra fatto appositamente il tempo. Per una settimana vi è sole che brucia, e poi per tre giorni piogge torrenziali, e, data la costituzione argillosa del terreno, la pioggia, non filtra, e perciò vi è del fango che arriva alla pancia dei cavalli. In quei 3 giorni di pioggia si diventa così sporchi da essere irriconoscibili.

Ci sono paludi vicino al mare, ma noi siamo a 900 mt. sul di lui livello, quindi non c’è pericolo di malanni. Non ti addolorare per le notizie provenienti dall’Africa. Come vedi Bengasi è di nuovo nostra, e stai certa che per bene che vada ai cani di inglesi, dovranno lasciare l’Egitto. Sul fronte più vicino all’Italia, che mi interessa, vedrai fra poco tempo che vittoria! Ancora una volta nulla resisterà alla spinta delle nostre possenti divisioni, ora in numero tale da arrivare fino in capo al mondo infrangendo qualunque resistenza. Io compio il mio dovere con la massima cura ed entusiasmo.

La vittoria è più vicina di quanto non crediate. Qui, solamente qui si comprende gli sforzi che compie la Patria. Chi non credesse dovrebbe assistere a tutto ciò che noi viviamo, e sicuramente dovrebbe levarsi tanto di cappello. Finisco perché lo spazio manca. Ricambio i saluti a Enrico, alla signora Castelli e Formica.

E Enrico ha ricevuto la mia cartolina in franchigia? Tanti baci cari dal tuo Dino

note:

(1) Lushnje