28 gennaio 1943

P.N.29 li, 28-1-43

Carissimi,

questa sera sono di servizio, e vi scrivo, per rispondere anche alle vostre due ultime lettere ricevute. Per prima cosa debbo dire che le lettere dove mi si dava ricevuta dei vaglia, le ho ricevute tutte, ma ripetevo la domanda, non ricordandomi bene. ora sono tranquillo. Poi ho letto del trattamento riservato alla nonna dagli zii, e mi ha fatto molto male questo, perché sembrava che avessero cominciato ad agire meglio nei riguardi dei parenti. Si vede che pensano sempre male delle azioni che fanno gli altri, se hanno pensato che mamma potesse interessarsi della nonna, al solo scopo di carpire loro le poche sostanze che possiede. Siamo poveri come tanti oggi, ma abbiamo tanta ricchezza morale da farne a meno dei quattro soldi di una povera vecchia. Io non so proprio capacitarmi come si possa pensare cosi.

Ho ricevuto anche la cartolina di Pinuccia1 da Castello di Annone, che mamma aveva unito nella lettera. Povera Pinuccia! Crede che io sia in licenza, mentre sono ancora qui. E’ sempre stata tanto brava con me, e se venissi a casa, andrei di certo a trovarla. Ti ricordi mamma, quando abitavamo in borgo S. Paolo, e mi dicevi, quando uscivo, che andavo a trovare la sartina? Andavo semplicemente a Trovare Pinuccia. Ma ora i tempi sono cambiati e ognuno ha cambiato anche idea. Ciò non toglie che mi scriva sempre e abbia tanto affetto per me. Vi ringrazio per intanto di avermi mandato la lettera, perché mi erano ritornati gli auguri di buon anno fattile, e credevo che fosse accaduto qualcosa.

Giovannitti2 vi saluta tutti, così Lucia3, che ho visto dopo ben quattro mesi. La vita qui prosegue come al solito fra ufficio e letto, ma non posso dire di stare male. Anzi ogni tanto vi è qualche film italiano. Ultimamente hanno dato Villa da vendere, e mi è piaciuto moltissimo, era interpretato da Vera Carmi e Amedeo Nazzari. Giorni addietro avrei dovuto andare ad Atene per servizio, e lo speravo proprio, perché su venti cinema almeno sedici proiettano film italiani, ma alla fine è andato un altro al mio posto, e ho dovuto rinunciare. Stasera in ufficio vi è una luce fortissima, perché ho comprato una lampadina da cento candele, e così si può lavorare meglio. Fa un bel caldo, e la notte, lasciato il letto nell’altra stanza, dormo di fianco alla stufa, e fino la mattina sto bene. La notte scorsa è venuta la seconda nevicata, e tutto si è gelato istantaneamente. Avreste dovuto vedere nella piazza qui davanti che slittate la mattina! Più di una persona è andata a terra.

Giorni addietro ho avuto anch’io la notizia della caduta di Tripoli, che dopo tanto combattere, ha dovuto essere evacuata! Mi ha fatto impressione, perché mi pare che siano andati in casa mia i nemici. Dopo tanti anni di vita laggiù! Ma ritorneremo, siatene certi, e allora sarà più bello, la ameremo di più la nostra cara città lontana, allora impareremo che attraverso la sofferenza, si apprezza maggiormente ciò che ci è negato. Voglio che siate sempre bene, perché così sono felice.

Oggi doveva arrivare la latta piena di olio, e non appena la avrò, mi farò premura di mandarvela. E’ questione di giorni. Intanto aspetto la conferma del vaglia di lire 200 speditovi ultimamente. Domani la posta militare spedirà l’ultimo di 320 lire, della decade di Gennaio. Vi ho spedito già anche il modello per il pacco che mi spedirete in Febbraio.

Sto sempre ottimamente bene, e vi penso con tanto affetto.

Ricevete tanti bacioni cari, a mille.

Vostro Dino

1 Amica di famiglia, probabilmente di età avanzata e di idee non propriamente fasciste, da quanto è possibile desumere dal contenuto della lettera.

2 Amico di Dino, anche nel dopoguerra.

3 Ragazza di Tripolis.

18 gennaio 1943

P.M.29 li, 18-1-43

Carissimi,

Stamattina appena alzato vi scrivo, per averne il tempo; prima di cominciare le operazioni della giornata che nei prossimi due o tre giorni saranno molte e noiose, dovendosi fare le distinte dei vaglia e gli stipendi ufficiali, nonché i premi di licenza agli stessi.

Vi scrivo stamattina per farvi sapere che giorni addietro vi ho mandato un vaglia di lire duecento pari a tante inviatemi dallo zio Peppino1 per il Natale. Mi farete piacere se mi darete ricevuta delle stesse. Verso la fine del mese vi spedirò il vaglia delle mie competenze del mese di Gennaio, che ammonterà a trecento lire o giù di li, come le altre volte.

Allegato a questa lettera mando il modello per l’invio del pacco, e lo ho fatto valevole per il mese di Febbraio, così avrete il tempo per confezionarlo e con tutta calma. Vi ho mandato il modulo, perché mi avevate detto che lo aspettavate per mandarmi della roba, e probabilmente lo attendete. Per le prossime volte, quando avrete da mandarmi qualcosa, ditemelo, che io vi manderò per il mese che vi occorre, il modulo. Vi prego però di non dovere fare dei sacrifici per mandarmi il pacco, perché so che non si trova in commercio molto, e quindi, anche voi non avrete delle risorse molto vaste. Nel prossimo pacco, se volete potete mettere anche la fisarmonica se la avete trovata, e in caso contrario la farò comprare a Milano da un mio amico che è partito l’altro ieri, e gli farò poi il vaglia a casa.

Ho ricevuto tutti e due i pacchi vostri ultimi, e anche quello con le lattine. Vi manderò l’olio a giorni, perché ora una lattina, la più grande, è partita per essere empita. Non è una cosa facile trovare l’olio, e per trovarlo bisogna fare dei cambi. Questa volta ho dato la mia macchinetta accendisigari ad un mio compagno, che in cambio mi ha procurato l’olio, ma solo nella lattina grande. Per la piccola, ve la manderò non appena prenderò l’assegno integrativo di operazione che è formato da soldi che si possono spendere solo qui, e comprerò il chilo o due di olio che manca. Intanto sono in cerca di una cassa di legno per fare la cassetta per la spedizione, ma finora nulla. La troverò certamente nei prossimi giorni. E poi devo aspettare il turno per la spedizione, perché non si possono spedire a piacimento pacchi, ma quando è venuto il turno. Ma il più è fatto, e spero che presto possiate avere quanto vi necessita. Spero di potere aggiungere anche un poco di sapone, che vi potrà servire molto, e che ho racimolato durante molti mesi dalla mia spettanza. Se volete, potete dare pure il pacco al mio amico Bosio che è in licenza. Ma non mi pare di averlo mai sentito nominare al mio reggimento. E’ proprio del 59° Artiglieria? Se si dategli pure tutto quello che volete, e se avrà bisogno di me quando sarà qui, in tutto quello che avrà di necessità, lo cercherò di aiutare. Vi penso sempre in ottima salute, e vi bacio tanto.

Vostro Dino

1 Giuseppe Ferrero, zio di Dino e fratello di Luigi.

30 dicembre 1942

P.M.29, 30 dicembre 1942/XXI

Carissimi,

Come vedete, come promessovi ieri, vi scrivo. Da alcuni giorni avrei voluto farlo, ma ho avuto tanto lavoro in questi ultimi tempi, che non so proprio come ho fatto a finire tutto per oggi. Finalmente, salvo qualche lavorino breve, non ho più niente, e spero di finire l’anno riposando. Il Natale lo ho passato abbastanza bene, e con una giornata completamente libera. Sono andato a passeggiare al parco, e poi a vedere il film italiano “ore 9 lezione di chimica”, e l’altro “100.000 dollari”. Mi sono divertito un mondo, e poi sono andato a nanna contento. Ho mangiato tanto che ho dovuto piantare a metà. Quanta roba! E per dopo domani si prepara un’altra giornata di festa e di spanciate. Di vino, ed era l’unica cosa che non fosse in abbondanza, avrei voluto berne a Natale, al fine di dimenticare che forse voi eravate tristi perché non ero venuto dopo tanti mesi. Ma ciononostante ho cercato di pensarvi contenti lo stesso al sapermi contento. Tanto vi ho pensato in quel giorno, e avrei voluto avervi qui con me, per farmi contento. Ma chissà, questa primavera, se tutto va bene, verrò.

Sono contentissimo del bel regalo che Silvana, Wally e la cara Nonna, mi hanno voluto fare. E’ un oggetto utile, e poi un uomo moderno non manca del portasigarette. Ho un accendisigari modernissimo, portatomi dall’Italia da un mio amico, che andrà bene per quel portasigarette.

Il mio amico con i saluti e i regalini per voi è arrivato? Caso mai date a lui l’orologio, e se avete trovato, anche la fisarmonica a fiato; oggi ho mandato un vaglia di lire 300 e rotti, importo della mia decade del mese scorso. Quando riceverete, ditemelo, che così straccio la ricevuta. Ho qui anche le ricevute del mese di Agosto, del premio in denaro in luogo di licenza, per lire 900, e credo che lo avrete ricevuto. Ditemi qualcosa se ricordate: e dell’altro del mese dopo delle decadi, di lire 300 e rotti, che vi chiesi nella mia precedente. Il vostro pacco con le lattine non è ancora arrivato, e spero non dovrà tardare. Non è arrivato anche quello contenente le cose buone, speditomi per Natale. Sono contento che vi siano giunti e il pacco mio, e i vaglia del mese scorso. Sono contento pure che vi sia piaciuta l’uva di Corinto che è genuina, comprata sul luogo della produzione, e potrete essere certi che quella è vera uva sultanina di Corinto. Vi pare?

I pacchi ora sono sospesi per un poco di tempo, ma appena saranno riaperti, cercherò di mandarvi ALTRA UVA.

Da Teresina non ho ricevuto nemmeno gli auguri di buon compleanno, e di buon Natale, mentre io glieli ho mandati. Si vede proprio che ci teneva a fare così. Ed io allora, che sono una persona un pochino più educata di lei, e che non corro dietro alle chimere, non la degno nemmeno di un rimprovero. Tanto !….

Ditemi come avete passato il S.Natale, e fatemi sapere se vi occorre qualcosa. Sono in attesa delle lattine, e appena le avrò, cercherò in ogni modo di trovarvi l’olio. Vi penso sempre, e vi bacio con tanto affetto. Vostro

Dino

16 dicembre 1942

li, 16 dicembre 1942

Carissimi,

direte che da alcuni giorni non ricevete mie nuove, ma non ho potuto proprio scrivere. Dopo che vi scrissi quasi ogni giorno, per un po di tempo ho avuto da fare e quindi, non potei scrivere tutto quello che avevo da dire. Prima fra tutte le cose, la mia licenza: Voglio dirvi la nuda realtà come me la hanno fatta vedere anche a me, allo scopo di non farvi avere delle illusioni ingrate. Per Natale, contrariamente anche alle speranze nutrite da me, non potrò venire, dato che vi sono altri che debbono venire prima di me. Saranno sei o sette in tutto, quindi, se andasse tutto come va ora, in poco tempo potrei venire. In ogni modo per i primi di marzo ho la promessa sicura che verrò. Dovete comprendere che non si possono fare dei miracoli, anche date le nostre condizioni di lontananza dalla Patria, che rende difficoltosi i viaggi specialmente d’inverno, col freddo. Vuol dire che se verrò verso marzo, troverò il bel tempo anche a casa, e potrò fare qualche scampagnata, con mio grande diletto. Coraggio dunque, che tutto andrà per il meglio. A Natale sarò con voi come sempre, e assisterò spiritualmente alla vostra festa famigliare, come se fossi con voi.

L’importante è il sapervi bene, e tutto poi si accomoda. Oggi è arrivata una circolare che parla dei pacchi ai militari. Sono riaperti, ma bisogna che noi mandiamo a casa un modulo firmato dai nostri superiori. Non è consentito più di un pacco al mese. Quindi, appena avrò il modulo ve lo manderò.

La mia festa la ho passata lavorando come al solito, e senza nemmeno uno che si ricordasse di me. L’unica soddisfazione che ho avuto è stata quella di avere i vostri auguri ancora prima di arrivare al dodici. Teresina, e tutti gli altri non si sono degnati di scrivere due parole. E dire che a lei avevo fatto gli auguri a suo tempo. Anche questa è da scrivere nell’albo d’oro. Oggi ho ricevuto posta da Rina1 di Roma, e mi ha scritto una lunghissima lettera. Non ci conosciamo che per lettera, eppure scrive sempre. Sono ormai due anni, e non si dimentica mai di scrivere dei letteroni. E’ una maestra, che non insegna, e passa il suo tempo a fare progredire le coltivazioni del suo orto di guerra. Ha avuto un fratello morto già nel 1941 in aviazione, e sovente mi parla di lui.

Ho avuto con grande piacere la fotografia di Silvana in riva a Dora, e ogni qualvolta che avrete occasione, mandatemene pure, che mi fate contento. Ho pure ricevuto due cartoline di Alpignano da mamma. Le ho messe nel mio ufficio bene in vista.

Non ho ancora ricevuto il vostro annuncio della ricezione del pacco di fichi e uva passa. Che non vi sia ancora arrivato?

Anche il mio amico di Alpignano che è partito la settimana scorsa per la licenza, non è ancora arrivato? Gli avevo dato l’incarico di salutarvi e i regali per mamma Silvana e Wally, Li avete ricevuti? Io sono ancora in attesa dei vostri altri due pacchi da due chili, che non dovrebbero tardare ad arrivare, e se fossero qui per Natale, sarebbe una vera fortuna.

Ho saputo dalla ultima lettera di mamma che avete ricevuto il vaglia di lire 310.= E l’altro di lire 380 del mese prima lo avevate ricevuto? (Mese di Agosto – vaglia n.47 di lire 380).

Forse non lo avete detto per dimenticanza. Intanto aspetto ricevuta per quello che ho inviato giorni orsono.

Se vi fosse possibile, vi prego di mandarmi l’orologio a mezzo del mio amico di Alpignano, Caso mai venisse Davy2, datelo a lui, che me lo porterà.

Ho già provveduto a mandare gli auguri di Buon Natale a tutti, parenti compresi, e in tutto ho inviato la bellezza di 49 cartoline. Spero che almeno cinque o sei risponderanno, almeno per buona creanza.

Qui, essendo al mese di dicembre, alla metà, si può dire che viviamo come al mese di luglio agosto, dato che di giorno vi è un sole che spacca le pietre, e la notte delle serate tiepide con una luna che rischiara tutto. Vado ogni tanto, come al solito, a prendere i fondi, e questa volta non andrò alla fine del mese, perché sono stati presi tutti a metà di dicembre.

Abbiamo già i capretti per Natale, e tante altre belle cose, così faremo un pranzetto fuori ordinanza, che ci riunirà tutti in caserma, in allegro raduno.

Se aveste possibilità di trovare per conto mio una fisarmonica di quelle a doppio suono (da una parte e dall’altra) come quella che avevo una volta, e non costasse tanto, mi fareste un grande regalo mandandomela, che servirebbe a rallegrare le mie serata invernali. Al tempo in cui la avevo comprata io, costava sulle dieci lire, e quelle più grandi, sulle sedici. Mi raccomando, se la trovate, che sia della marca “bravi alpini”, che è la migliore. Ditemi poi quanto avete speso, che cercherò di mandarvi l’importo.

Sono in attesa del periodico lavoro di metà mese (vaglia, ecc.) che cercherò di sbrigare in fretta per non dovere lavorare sotto le Feste.

Di altro non avrei, se non che da dirvi che vi penso sempre, e che ho la ferma convinzione che presto vi rivedrò. Tutte le notti sogno di essere a casa, e stanotte, che avevo finito la licenza, e che non la avevo registrata. Mi sono svegliato male, e ho faticato a rendermi conto della realtà che è ben diversa.

Con tanto affetto vi saluto e bacio.

Vostro Dino

1 Una delle madrine di guerra di Dino

2 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

4 dicembre 1942

P.M. 29 li, 4 dicembre 1942/XXI

Carissimi,

Voglio scrivervi questa sera per raccontarvi della bellissima giornata passata oggi. E’ la festa di S.Barbara la nostra protettrice, e naturalmente la abbiamo festeggiata come si merita. Da tanti giorni pensavamo ai bei momenti di lieta festa che avremmo dovuto passare, e oramai che è passata, sembra che sia stato un sogno tanto breve. Alle undici di stamane ci siamo riuniti noi del comando, e siamo andati in Caserma insieme. Giunti in caserma, abbiamo trovato tutti i camerati del Reparto, già a tavola pronti per mangiare. Ci siamo seduti anche noi al nostro posto, e allora è cominciato il rancio. Immaginate una vasta sala, con al centro due file di tavole, contornate da Artiglieri, pieni di allegria, con i loro vent’anni, e poi il buon vino che avevamo in fiaschi, quindi potrete farvi un idea di come ci predisponevamo alla festa. Vi era la orchestra strapaesana composta da elementi della banda militare, con trombone, e per farvene un idea, basta che voi pensiate a quando, prima della guerra vi era la festa di Alpignano: La stessa musica strapaesana con repertori di polche, mazurche, e altre musiche allegre. Così abbiamo cominciato a mangiare allegramente, e badando a non fare mancare motti di spirito. Ho mangiato risotto alla milanese, insalata verde con polpette di carne, a volontà, noci aranci, vino, e infine caffè. Vi dico sinceramente che non ero più capace di alzarmi da tavola, dopo. E durante il pasto, a richiesta, la orchestra, suonava pezzi allegri che ci davano in cuore l’idea di essere nei nostri paesi lontani. L’unica cosa che mancava eravate voi, ma il sacrificio è nullo, in confronto a quello che ci donerà. Ogni tanto ci vuole una giornata spensierata come oggi, al fine di rompere la monotonia di questo autunno così bello ma così triste. Sono contento stasera, e voglio perciò rendere partecipi pure voi della mia contentezza.

Alla lotteria che si estraeva oggi, e dalla quale tutti abbiamo guadagnato qualcosa, (gratuitamente), io ho preso un tubetto di dentifricio. Si tratta di una somma non indifferente, dato che qui un tubetto di dentifricio costa sulle 1500 dracme, qualcosa come 200 lire.

Domani o dopo dovrebbe partire per la licenza un mio amico che verrebbe a casa nostra, essendo di Alpignano, e gli darò gli anellini ricordo che da tanto tempo ormai ho qui. Riguardo alla licenza non potrei dirvi ancora niente, essendo la decisione fulminea. La sera potrebbe darsi che vi fosse posto, e la mattina potrei partire. Non per questo dovete credere che io verrò presto, ma non si sa mai.!

Di altro di importante non avrei da dire, e perciò vi saluto e bacio con tanto affetto. Vi prego di salutare tanto anche gli zii e la nonna.

Vostro Dino

1 dicembre 1942

1 Dicembre 1942

Carissimi,

Siamo già a Dicembre, il mese delle decisioni per quel che riguarda la mia venuta a casa. Fino ad oggi ho la piena assicurazione dei miei superiori, che non appena riapriranno i turni (e non dovrebbe essere fra molto) verrò. Bisogna quindi pazientare, e in fondo avremo la gioia di rivederci. Ho ricevuto ieri il pacco da due chili, contenente le lamette, la marmellata, il cioccolato, il dentifricio, la crema, il lucido, la brillantina e la colonia. Pure le caramelle, che mi sono piaciute molto, dopo tanto tempo che non le gustavo. Sono ora in attesa delle lattine che cercherò di fare in modo di riempire di olio. L’ultimo pacco speditomi, giungerà certo per Natale.

Vi ringrazio di cuore per tutta la grazia di Dio che ho ricevuto, e per tutto quello che avete inviato dopo. Io non so come darvi qualcosa in cambio della vostra infinita bontà. Basta il mio affetto senza fine?

Sono due giorni che non esco, perché ho avuto molto da fare. Domani poi sono di servizio, quindi non se ne parlerà. Sono contento lo stesso, perché sbrigo pure la corrispondenza che ho in arretrato, così Asti, Pesaro, Torino, dove le numerose amiche attendono ansiosamente nuove. Stamattina mi è venuto in mente, non so come, che ai dodici di questo mese ho già ventitrè anni. Che vecchione! mi pare impossibile di aver vissuto tanti anni così.

Sono in attesa della vostra dove mi dite che è giunto il pacco per Wally e Nana1 (naturalmente pure per papà e mamma). Ho fatto quello che potevo e spero che vi piacerà il contenuto in fichi ed uva passa. E’ ciò che si può trovare sul mercato. Sto benissimo, e così spero di voi.

Sperando di presto riabbracciarvi, con tanto affetto vi bacio Dino

1 Soprannome della sorella Silvana

26 novembre 1942

Gent.ma famiglia, colgo l’occasione per inviarvi i miei più cordiali e distinti saluti accompagnati da molte affettuosità

dev/mo Giovannitti M.

26.11.42

Carissimi,

Quest’oggi dopo alcuni giorni, è giunta la posta ordinaria ed aerea. Ho ricevuto tre lettere vostre. Ho avuto da leggere in quantità. Eravamo in cinque in ufficio. Io, i miei tre compagni e il tenente che era venuto momentaneamente per lavoro. Quando hanno portato tutta quella grazia di Dio, non si sentiva più una mosca volare, e ci siamo assorti tutti nella lettura. E’ stata una parentesi di felicità nella nostra lavoratissima giornata, e alla fine della lettura eravamo tutti felici come non mai. A me sembrava che la macchina fosse leggera come una piuma, e pure i libroni del mio archivio, nei quali mi sprofondo sempre durante la giornata, mi parevano pagine dolci di un lieto romanzo a lieto fine. Sono contento in questi giorni, e non so perché. Forse perché penso che se dovrò venire in licenza per Natale, saprò verso i 5 o 10 del mese di Dicembre con precisione. Dopo sarebbe troppo tardi. Io ho però la certezza che tutto sarà come speriamo, anche perché, vista la mia giusta speranza, i miei superiori, nelle possibilità del momento, sono certo che faranno il possibile per farmi venire. Ieri il mio tenente mi ha chiesto se l’archivio era in ordine. Io, ho detto si, perché in effetti è sempre così. Questa domanda significa qualcosa no? Può significare, nel mio caso, che devo lasciare in ordine, per far sì che i miei amici che durante la mia assenza dovrebbero sostituirmi, non abbiano a tribolare.

Ho ricevuto pure una lettera da Mary l’amica di Wally, e mi dice di dare una tiratina d’orecchie alla mia cara sorellina, perché non le scrive mai, e dopo un mese che non scrive, le chiede sei, dico sei, fotografie. Per che farne poi? Raccomando quindi a Wally di scrivere, e così io pure non faccio la parte di chi promette che dirà a Wally di farsi viva, senza mantenere la promessa. Sono di servizio stasera, e passo il tempo come posso, o scrivendo a voi o Mary che così gentilmente scrive. Stasera ho fatto il bagno di acqua bollente, e ne sono proprio contento. Da molti giorni abbiamo i termosifoni accesi, e oggi poi faceva un caldo insopportabile, abbiamo dovuto chiudere i “termo” per evitare di sudare. Si sta proprio bene con i caloriferi. Di fianco al mio ufficio abbiamo installato ora la stanza da mangiare. Ho quindi solo da fare due passi per trovarmi a tavola. Oggi sono anche arrivati i pacchi da due chili, e domani li distribuiranno. Vi dirò poi se ho ricevuto. Vi auguro di cuore la buona notte e vi bacio tanto. Vostro Dino

23 novembre 1942 – 2

GENTIL SIGNORINA
FERRERO SILVANA
VIA PRINCIPE UMBERTO 28
(Torino) ALPIGNANO

23.11.42

Ricordando sempre la cara sorellina, la bacia tanto.

Dino

CAP. MAGG. FERRERO DINO
COM. 59° ART. “CAGLIARI”
P.M. 29

23 novembre 1942 – 1

ALLA SIGNORA FERRERO
EDVIGE
VIA P.UMBERTO N. 28
(Torino) ALPIGNANO

Mittente
CAP.MAGG.FERRERO DINO
COM.59° RGT.ART.D.F.”CAGLIARI”
Uff.Amministraz.
POSTA MILITARE 29
P.M.29 li, 23-11-42

Cara mamma,

Anche oggi ti scrivo, per farti sapere sempre le mie condizioni di salute. sto sempre ottimamente bene, e sono contento di sapervi tutti nelle mie condizioni.

Ieri ho scritto una lettera, e da ora in avanti, giornalmente scriverò una cartolina in franchigia, così non state in pensiero per me, e ricevete giornalmente.

Questa sera tanto per cambiare andrò al cinema a rivedere “melodie eterne“, e passerò così meno solo la serata. ti invio i miei baci più cari.

Dino

22 novembre 1942

P.M.29 li, 22 novembre 1942/XXI

Carissimi,

Oggi è nuovamente domenica, e io scrivo di buona mattina, per far sì che oggi con la posta parta questa mia. E’ una bellissima giornata oggi e promette una bellissima passeggiata verso mezzogiorno. A mezzogiorno, dopo mangiato, vado sempre a fare due passi, che sostituiscono quelli serali che non si possono fare più a causa del fresco. Ieri sera sono andato a vedere il film italiano “Melodie Eterne” con Gino Cervi, e mi sono svagato un poco. In questi ultimi tempi sono un poco nervoso a causa del pensiero che mi assilla della prossima (o meno) licenza. Tutto lascia a prevedere che verrò, ma sono sempre scettico fino al momento della mia partenza. Ancora l’altro ieri, tornato l’Aiutante Maggiore dalla licenza, davanti a tutti mi chiese: E allora quando ti manderemo in licenza ? Presto! Dunque tutto sarebbe per il meglio, ma bisogna considerare che qui siamo molto distanti da casa, e non sempre si trova il mezzo di avere in stazione una tradotta pronta per me. Vuol dire che non illudendosi molto, se verrò sarà più bello, no?

Stanotte tanto per cambiare, ho sognato che mi davano la licenza per Natale, ma che la rifiutavo, perché dicevo che la preferivo per Pasqua. Sono rimasto male quando mi sono svegliato, perché mi sono trovato nel mio lettino. Male, e bene, perché non ho rifiutato nessuna licenza, che quando verrà, e in qualunque tempo, sarà ben accolta. Ho saputo della venuta di Davy1 da voi, e ho ricevuto anche la cartolina di Alpignano con la sua firma. Se ripasserà, (come è certo) dategli pure l’orologio, che tanto probabilmente verrà prima che io parta, e così potrò venire in licenza con l’ora e calcolare tutto il tempo impiegato a giungere a casa.

Mi rincresce che i pacchi da due chili siano nuovamente fermi. Spero però che i due o tre che ho già in viaggio, arrivino per tempo al fine di fare loro festa.

Durante questi ultimi tempi, ho sentito dei bombardamenti di Torino ad opera dei bestiali inglesi, e spero che la nonna sarà al sicuro. Ogni volta che sento di bombardamenti di città nostre, mi sento una spina nel cuore: Mi sembra impossibile che debbano venire colpite le abitazioni, i monumenti, tutto ciò che con la guerra non ha niente a che vedere. Ma la reazione, quando verrà, sarà terribilmente vendicativa. E’ la guerra, d’altra parte, e bisogna considerare che si combatte per la vita o per la morte. La morte non verrà, perché il nostro popolo ha saputo sempre vivere nei secoli, e se le nostre case sono danneggiate, risorgeranno più belle e più forti di prima.

Ho saputo dell’invio del pacco di Natale da parte di mamma, e la ringrazio proprio molto. Sono ansioso di riceverlo, e di fare festa. Il mio, che dovrebbe essere quasi arrivato, mi direte poi in che condizioni lo troverete. In questi giorni sto compilando le distinte dei vaglia del Reggimento, come al solito, e oggi spero di poterle finire. Così mi troverò libero per poter fare la solita gita per prendere fondi. Forse è la ultima di quest’anno, visto che dovrei venire in licenza. D’altro non ho da dire di importante. Sto tanto bene, e ricambio i saluti che avete mandato a Giovannitti2 e Durando3. Vi mando tanti bacioni cari e abbracci senza fine.

Vostro Dino

1 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

2 Amico di Dino

3 Amico di Dino