Bellagarda Carlo

CARLO BELLAGARDA

BIOGRAFIA SINTETICA  

Nato ad Alpignano il 28/8/1922. Figlio di Giuseppe e di Teodora Bachi. La sua famiglia abitava in via Vittorio Emanuele II n, 29 ad Alpignano. Dopo la guerra si trasferì in via Ratti n. 10. Il suo impiego era quello di operaio meccanico tornitore, dapprima in piccole aziende locali, poi alla Pistoni Ae Borgo a Torino ed infine alla Philips di Alpignano dove lavorò fino alla pensione nel 1976.

Si sposò con Margherita Barone il 16 ottobre 1948 nella chiesa parrocchiale di San Martino. Ha avuto una figlia che ha chiamato Nadia, tuttora vivente. Carlo rimase precocemente vedovo a 43 anni il 3 dicembre 1965, da allora crebbe da solo la sua bambina. Furono ancora anni di sacrifici: lavorava, si occupava della casa e seguiva la figlia negli studi. Ebbe la soddisfazione di accompagnarla a diplomarsi e diventare insegnante elementare. Nel 1985 diventò nonno di Andrea, il suo unico nipote, che accudì e segui con infinito amore per tutta la vita, riuscendo a vederlo laurearsi in medicina e a sposarsi. Carlo amava moltissimo gli animali e negli ultimi anni della sua vita ebbe sempre la compagnia di cani e gatti. Appassionato di sport, seguiva il calcio da tifoso del Torino e il ciclismo. Praticò il gioco delle bocce fino a novant’anni partecipando anche a competizioni agonistiche.

Della sua esperienza di deportazione parlava spesso in famiglia ma al di fuori era molto restio a raccontare, diceva chiaramente che temeva di non essere creduto o addirittura deriso. Ne è testimonianza il fatto che la figlia insegnò per 42 anni nelle scuole di Alpignano ma non riuscì mai a convincerlo ad andare in classe a portare la sua testimonianza, però le era grato che raccontasse lei le sue vicende e che queste suscitassero vivo interesse e partecipazione nei bambini.

Carlo Bellagarda è mancato ai suoi cari il 6 gennaio 2017 e le sue spoglie da allora riposano nel cimitero di Alpignano nella tomba di famiglia degli eredi Comba.

Documento di identità rilasciato dai nazisti

CARATTERISTICHE FISICHE TRATTE DAL FOGLIO MATRICOLARE

Alto 164 ½ cm, Torace 82 cm., Capelli castani e lisci, Viso grosso. Naso sfuggente, Mento regolare, Occhi castani, Sopracciglia castane, Fronte regolare, Colorito roseo, Bocca giusta, Dentatura semi guasta, Segni particolari nessuno.

GLI ANNI DELLA GUERRA E DELLA PRIGIONIA

Carlo Bellagarda fu chiamato alle armi l’11 maggio 1943, venendo assegnato prima al 44° reggimento di fanteria Saluzzo e due mesi dopo al 259° reggimento di fanteria Magliano Alpi. Infine venne inviato il 3agosto 1943 al 43° reggimento di fanteria Alba dove rimase fino all’Armistizio. L’8 settembre 1943 si trovava a Mentone, città francese della Costa Azzurra occupata per i due terzi dall’esercito  italiano e in cui ci fu un tentativo di italianizzazione alla quale parte dei mentonaschi si oppose, mandando i figli a scuola nelle vicine Roquebrune e Monaco.

Cartolina inviata alla famiglia Bellagarda da persona che ha raccolto un biglietto lasciato cadere dal treno da Carlo.

Poche ore dopo l’annuncio radiofonico di Badoglio, con cui veniva comunicato l’armistizio, il capitano della compagnia in cui era inquadrato Bellagarda radunò i soldati, li invitò a deporre le armi ed a tentare di raggiungere la vicina Italia e le loro abitazioni, evitando le truppe tedesche. Così fece Carlo insieme ad altri quattro ragazzi piemontesi, ma il 10 settembre, a seguito di una delazione di una contadina, già in Italia furono scoperti e catturati dai tedeschi, che li condussero alla caserma di Alba. Durante il cammino Carlo scrisse di nascosto alcune cartoline indirizzate alla sua famiglia spiegando che era in partenza per la Germania. Queste cartoline, lasciate cadere, vennero raccolte e spedite da degli sconosciuti. Da lì il giorno 15, iniziò il viaggio in treno, a bordo di carri bestiame, verso la Germania. Il treno passò per Mantova e Bolzano, poi il 17 settembre 1943 alle ore 19 attraversò il Brennero.

La prima tappa in Germania fu al campo di Kustrink, al confine con la Polonia. Qui ai soldati italiani fu subito proposto di aderire alla Repubblica Sociale di Salò e tornare in Italia, ma solo pochissimi accettarono. Tutti gli altri da quel momento vennero considerati ufficialmente prigionieri di guerra e fu loro assegnata una piastrina con il numero di identificazione. Carlo era il 38086 del campo III c.

La seconda tappa fu Cooper, in Polonia, dove, con altri venti italiani fu destinato alla raccolta di patate nei campi e qui perlomeno il cibo non scarseggiava. Dopo circa due settimane Carlo, che si era presentato come operaio meccanico, fu preso e condotto ad Eberswalde, città a 45 chilometri da Berlino. Il campo ospitava prigionieri di varie nazionalità, suddivisi in baracche. Si dormiva su pagliericci o assi di legno, con al centro della baracca un’unica stufa. Il cibo era sempre scarsissimo. Tutti i prigionieri lavoravano presso la Ardel, un’industria bellica che costruiva lancia-siluri e cannoni costieri. Era l’ottobre del 1943, da lì in poi solo tanta fame, freddo, fatica, sporcizia e vessazioni continue. La fame era così tanta da rischiare la vita per mangiare qualcosa. Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 1945 Carlo riuscì ad uscire dal lager, non si sa come, insieme a due compagni di prigionia, per andare a rubare delle patate in una vicina fattoria. Al rientro furono però sorpresi dai guardiani, catturati e condotti in isolamento. Il mattino successivo era prevista la loro fucilazione. Si salvarono solo grazie all’intervento di un contadino polacco che dichiarò di aver dato loro le patate in cambio di sigarette italiane. A quel punto furono “solo” picchiati ferocemente per punirli della fuga, ma gli fu risparmiata la vita.

La scheda di rimpatrio di Carlo Bellagarda

Finalmente il 23 aprile 1945, con l’esercito russo alle porte, i tedeschi abbandonarono il campo e si diedero alla fuga. Per i prigionieri iniziarono giorni allo sbando, alla continua ricerca di cibo, raggruppati perlopiù per nazionalità. I primi giorni di maggio i russi iniziarono a radunare i prigionieri e gli italiani furono collocati a Buckov dove occupavano l’intero paese. Da qui, nei mesi successivi, ci furono le operazioni di rimpatrio.

Il 15 settembre 1945 iniziò per Carlo il viaggio verso l’Italia. Il 17 settembre alle ore 22,15, dopo due anni, tre ore e un quarto, attraversava nuovamente la frontiera del Brennero. Passò poi due notti a Pescantina (VR) e la mattina del 20 settembre partì alla volta di Alpignano, dove il giorno stesso riabbracciò sua madre. Destino volle che Carlo venisse a mancare ad Alpignano proprio il 6 gennaio del 2017, esattamente 72 anni dopo la sua ancata fucilazione.

PER SAPERNE DI PIU’

Le memorie di Carlo Bellagarda sono state raccolte e pubblicate nel 2004 da sua figlia Nadia in un diario di una ventina di pagine intitolato “Due anni, tre ore e un quarto….

 

 

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(pagina a cura di Nadia Bellagarda e Ico Ferrero)