30 novembre 1943

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ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.

Alleringersleben li, 30 – 11 – 1943

Carissimi,

sono passati quasi due mesi da quando mi hanno trasferito in questa piccola città dove sono costretto a lavorare in uno zuccherificio 10 – 12 ore al giorno. Devo riempire sacchi di zucchero con una grossa sessola di legno e poi li devo trasportare in un deposito.

Tutto quanto di peggio immaginavamo si è puntualmente avverato. I tedeschi, in spregio alle convenzioni internazionali sui prigionieri di guerra, ci obbligano a lavorare come schiavi e ci sottopongono ad un trattamento disumano.

Essere un internato militare vuol dire: nessun diritto, ogni sorta di violenza e privazione, la morte come unica via di uscita da questo inferno.

Durante il giorno ci obbligano a turni di lavoro massacranti dandoci da mangiare poco o niente. Di notte, nelle baracche siamo tormentati da ogni genere di parassiti. All’alba o anche prima ci svegliano per fare infiniti appelli al gelo.

E poi ci sono i kapò. Vi voglio descrivere questa figura che è quanto di più abietto possa immaginare mente umana.

I kapò sono prigionieri che, in cambio di piccoli favori come una maggior quantità di cibo, sono incaricati di mantenere l’ordine nei blocchi. I kapò vengono scelti tra i prigionieri di razza ariana, quindi anche italiani, ma in maggior parte si tratta di criminali comuni riconoscibili dal triangolo verde, e tra di loro ci sono dei veri e propri sadici.

I kapò più malvagi decidono in modo spietato della vita e della morte dei prigionieri e lo fanno in modo zelante perché se non aderiscono alla politica di gestione del campo possono essere sostituiti e lasciati così alla vendetta degli altri prigionieri. Per questo motivo i dirigenti dei campi scelgono con cura le persone cui affidare tale compito.

Che cosa assurda e ingiusta, un criminale che sottopone a ogni tipo di violenza, materiale e psicologica, decine e decine di innocenti, colpevoli solo di non aver accettato di combattere una guerra contro i propri connazionali al fianco dei nazisti e dei fascisti.

Ma questo non è tutto. Alcuni internati, nella speranza di ottenere del cibo o dei trattamenti speciali da parte dei kapò, fanno la spia riferendo loro quanto vedono, sentono o credono di aver intuito dei propri compagni.

Molti internati vivono nella paura costante di essere denunciati da un compagno senza aver fatto niente.

Come ci hanno detto ad Altengrabow. ogni tentativo di ribellione è impossibile, quello che noi stiamo vivendo e vedendo non sarà mai conosciuto da chi sta all’esterno, anche perché se raccontassimo queste cose nessuno ci crederebbe tanto sono enormi.

E purtroppo non è finita qui, perché le SS mi hanno messo gli occhi addosso.

Sarà perché ho gli occhi cerulei e parlo già abbastanza bene il tedesco, per loro potrei essere un kapò. Me lo ripetono tutti i giorni. Ma io non voglio e non posso tradire i miei amici e commilitoni. Che scelgano qualcun altro.

Sarà difficile uscire da questa situazione, anche se la guerra sta volgendo contro i nazisti. Ma la loro ferocia ci lascerà sopravvivere fino alla liberazione?

Vi voglio sempre più bene ogni giorno che passa nella paura di non potervi più rivedere.

Vostro Dino

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