16 dicembre 1942

li, 16 dicembre 1942

Carissimi,

direte che da alcuni giorni non ricevete mie nuove, ma non ho potuto proprio scrivere. Dopo che vi scrissi quasi ogni giorno, per un po di tempo ho avuto da fare e quindi, non potei scrivere tutto quello che avevo da dire. Prima fra tutte le cose, la mia licenza: Voglio dirvi la nuda realtà come me la hanno fatta vedere anche a me, allo scopo di non farvi avere delle illusioni ingrate. Per Natale, contrariamente anche alle speranze nutrite da me, non potrò venire, dato che vi sono altri che debbono venire prima di me. Saranno sei o sette in tutto, quindi, se andasse tutto come va ora, in poco tempo potrei venire. In ogni modo per i primi di marzo ho la promessa sicura che verrò. Dovete comprendere che non si possono fare dei miracoli, anche date le nostre condizioni di lontananza dalla Patria, che rende difficoltosi i viaggi specialmente d’inverno, col freddo. Vuol dire che se verrò verso marzo, troverò il bel tempo anche a casa, e potrò fare qualche scampagnata, con mio grande diletto. Coraggio dunque, che tutto andrà per il meglio. A Natale sarò con voi come sempre, e assisterò spiritualmente alla vostra festa famigliare, come se fossi con voi.

L’importante è il sapervi bene, e tutto poi si accomoda. Oggi è arrivata una circolare che parla dei pacchi ai militari. Sono riaperti, ma bisogna che noi mandiamo a casa un modulo firmato dai nostri superiori. Non è consentito più di un pacco al mese. Quindi, appena avrò il modulo ve lo manderò.

La mia festa la ho passata lavorando come al solito, e senza nemmeno uno che si ricordasse di me. L’unica soddisfazione che ho avuto è stata quella di avere i vostri auguri ancora prima di arrivare al dodici. Teresina, e tutti gli altri non si sono degnati di scrivere due parole. E dire che a lei avevo fatto gli auguri a suo tempo. Anche questa è da scrivere nell’albo d’oro. Oggi ho ricevuto posta da Rina1 di Roma, e mi ha scritto una lunghissima lettera. Non ci conosciamo che per lettera, eppure scrive sempre. Sono ormai due anni, e non si dimentica mai di scrivere dei letteroni. E’ una maestra, che non insegna, e passa il suo tempo a fare progredire le coltivazioni del suo orto di guerra. Ha avuto un fratello morto già nel 1941 in aviazione, e sovente mi parla di lui.

Ho avuto con grande piacere la fotografia di Silvana in riva a Dora, e ogni qualvolta che avrete occasione, mandatemene pure, che mi fate contento. Ho pure ricevuto due cartoline di Alpignano da mamma. Le ho messe nel mio ufficio bene in vista.

Non ho ancora ricevuto il vostro annuncio della ricezione del pacco di fichi e uva passa. Che non vi sia ancora arrivato?

Anche il mio amico di Alpignano che è partito la settimana scorsa per la licenza, non è ancora arrivato? Gli avevo dato l’incarico di salutarvi e i regali per mamma Silvana e Wally, Li avete ricevuti? Io sono ancora in attesa dei vostri altri due pacchi da due chili, che non dovrebbero tardare ad arrivare, e se fossero qui per Natale, sarebbe una vera fortuna.

Ho saputo dalla ultima lettera di mamma che avete ricevuto il vaglia di lire 310.= E l’altro di lire 380 del mese prima lo avevate ricevuto? (Mese di Agosto – vaglia n.47 di lire 380).

Forse non lo avete detto per dimenticanza. Intanto aspetto ricevuta per quello che ho inviato giorni orsono.

Se vi fosse possibile, vi prego di mandarmi l’orologio a mezzo del mio amico di Alpignano, Caso mai venisse Davy2, datelo a lui, che me lo porterà.

Ho già provveduto a mandare gli auguri di Buon Natale a tutti, parenti compresi, e in tutto ho inviato la bellezza di 49 cartoline. Spero che almeno cinque o sei risponderanno, almeno per buona creanza.

Qui, essendo al mese di dicembre, alla metà, si può dire che viviamo come al mese di luglio agosto, dato che di giorno vi è un sole che spacca le pietre, e la notte delle serate tiepide con una luna che rischiara tutto. Vado ogni tanto, come al solito, a prendere i fondi, e questa volta non andrò alla fine del mese, perché sono stati presi tutti a metà di dicembre.

Abbiamo già i capretti per Natale, e tante altre belle cose, così faremo un pranzetto fuori ordinanza, che ci riunirà tutti in caserma, in allegro raduno.

Se aveste possibilità di trovare per conto mio una fisarmonica di quelle a doppio suono (da una parte e dall’altra) come quella che avevo una volta, e non costasse tanto, mi fareste un grande regalo mandandomela, che servirebbe a rallegrare le mie serata invernali. Al tempo in cui la avevo comprata io, costava sulle dieci lire, e quelle più grandi, sulle sedici. Mi raccomando, se la trovate, che sia della marca “bravi alpini”, che è la migliore. Ditemi poi quanto avete speso, che cercherò di mandarvi l’importo.

Sono in attesa del periodico lavoro di metà mese (vaglia, ecc.) che cercherò di sbrigare in fretta per non dovere lavorare sotto le Feste.

Di altro non avrei, se non che da dirvi che vi penso sempre, e che ho la ferma convinzione che presto vi rivedrò. Tutte le notti sogno di essere a casa, e stanotte, che avevo finito la licenza, e che non la avevo registrata. Mi sono svegliato male, e ho faticato a rendermi conto della realtà che è ben diversa.

Con tanto affetto vi saluto e bacio.

Vostro Dino

1 Una delle madrine di guerra di Dino

2 Amico di Dino, anche nel dopoguerra

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