16 gennaio 1942

P.M.29/P 16 gennaio 1942

Carissima mamma e tutti,

Quest’oggi ho ricevuto la lettera aerea del 9.1.42. Come vedi, comincia a impiegarci meno la posta a giungere. Sotto le feste, dato l’aumento della corrispondenza, tutti i servizi hanno dovuto sostenere del lavoro supplementare.

Ho appreso che voi a Natale avete mangiato senza carne perché la avete data a Beccali1. Mi rincresce che vi siate privati di questo alimento.

In questi giorni sono in attesa dell’olio che dovrebbe arrivare. Ma come sapete, quando si attende, si è come sui carboni accesi, e ci sembra impossibile che non si debba ricevere quello che si desidera. Comunque ho già due latte da quattro chili pronte, e al primo ricevere olio, ve ne mando subito una.

E papà perché non cura le sue bronchiti? Bisogna guardarsi dal male mentre si è in tempo. In ogni modo spero che ti trovi bene caro papalino, per non dover soffrire della noiosa tosse e catarro. Mi meraviglio come mai non nevica da voi. Qui ha nevicato almeno cinque volte. E che nevicate! E che freddo! Ora, dopo una settimana di piogge, si è messo un po’ al bello, e non fa freddo.

La cosa che mi dispiace di più di tutte le brutte notizie, è la faccenda del licenziamento per la fine di marzo. E come sistemate la faccenda? Spero che non licenzino né papa, né Mario2. In ogni caso, chissà se alla Bosio3 non hanno un posticino! Io, che sono ancora in debito, ma che domani finirò di pagare, restandomi un bel margine di soldi, appena avrò la possibilità, manderò i miei risparmi che cercherò di rendere il più elevati possibile, al fine di darvi un po’ di respiro, e di costituire un fondo che sempre potrà esservi utile in caso di necessità. Ma ho bisogno di un po’ di tempo prima che posso mandare qualcosa.

Oggi ne abbiamo 16 e tu mamma sarai andata a ritirare il sussidio. Ti hanno dato il libretto? Dimmelo, che sono in pensiero per questo, e fino a che non riceverò notizie non mi darò pace.

Ho poi ricevuto un biglietto di auguri da Teresina, si, ma troppo poco, non pare, se nel medesimo periodo ho scritto qualcosa come sei lettere? Credevo che sarebbe venuta a trovarvi da Genova, ma non è venuta. Attendo sue notizie che non giungono, per sapere qualcosa. Intanto non scrivo più, perché dovrei essere io, che ho bisogno di essere ricordato, io che sono lontano a lottare, mentre non ha mai considerato il mio bisogno di ricevere ogni tanto sue nuove. Non è che siano indispensabili se mi dimostra indifferenza, perché le uniche notizie più desiderate sono e saranno sempre le vostre.

Sa benissimo che io devo, al pari di tutti i miei camerati, che abbiamo lasciato tutto per combattere il nemico, ricostruire, o cominciare la vita, glielo ho detto.

Ripeto che il vaglia lo ho ricevuto già da tempo, e il pacco non ancora, ma che a giorni spero, giacché sono in arrivo 3000 pacchi per la nostra divisione.

E per lo stipendio? Guardate che visto le condizioni dei rapporti con l’ingegnere, potreste accelerare. E credo che a quest’ora dovrebbero darvelo. Non vi pare? Sono 4 mesi già!!!!

E i documenti li avete ricevuti tutti?

Domani mando un telegramma di auguri a papà, perché spero che per il 264 arrivi, mentre questa lettera chissà!! Intanto pure con questa faccio tanti auguri, al caro papà, perché sia felice, perché sia sempre bene in salute.

Allego un’altra delle famose fotografie. Ricevete tanti baci dal vostro Dino

1 Amico di Dino

2 Sconosciuto

3 Nome assai comune a Torino, anche nelle imprese

4 Luigi Ferrero, padre di Dino, nacque a Torino il 26 gennaio 1893, stava quindi per compiere 49 anni

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