Gio. Lug 7th, 2022

PREMESSA

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana… (art. 3 Cost.)

La lettura è un diritto di tutti ed è essenziale per lo sviluppo della capacità critica dell’individuo. La promozione della lettura aiuta a creare le condizioni perché si sviluppino tutte le componenti sociali e culturali di una comunità. La capacità di esercitare la lettura e di orientarsi nella società dell’informazione sono infatti direttamente proporzionali all’ingresso attivo nella comunità e nel suo apparato produttivo. (AIB, “Per una biblioteca accessibile”).

Ci sono dei lettori che più facilmente di altri tendiamo a dimenticare: coloro che l’IFLA definisce disadvantaged persons, gli anziani, le persone ricoverate in ospedale o detenute nelle carceri, chi ha in generale problemi di lettura, i disabili. (Cecilia Cognigni, “I lettori dimenticati”).

PROPOSTA

A Torino sta per nascere la nuova biblioteca civica, al cui interno troverà posto anche la prima World Design Library, biblioteca pubblica internazionale sul design. Quale occasione migliore per rendere davvero fruibile a tutti la biblioteca? Le attuali tecnologie lo consentono e l’Agenda 2030 dell’ONU lo prevede agli obiettivi 4, 10 e 11.

Tra i target dell’obiettivo 4 “Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti” troviamo l’impegno a garantire entro il 2030 un accesso equo a tutti i livelli di istruzione e formazione professionale delle categorie protette, tra cui le persone con disabilità (4.5) e la costruzione ed il potenziamento delle strutture dell’istruzione che siano sensibili alle disabilità (4.a).


L’obiettivo 10 “Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra la Nazioni” contiene un traguardo per il 2030 consistente nel potenziamento e nella promozione dell’inclusione sociale, economica e politica di tutti, a prescindere da età, sesso, disabilità, razza, etnia, origine, religione, stato economico o altro (10.2), con ciò ampliando (o meglio integrando) il dettato dell’articolo 3 della Costituzione.


 Anche l’obiettivo 11 “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, duraturi e sostenibili” contiene un traguardo riferito alla disabilità quando prevede per il 2030 un accesso universale a spazi pubblici sicuri, inclusivi e accessibili in particolare per donne, bambini, anziani e disabili.


Le biblioteche devono essere accessibili a tutti. Ma l’accesso non basta. Anche i libri e gli altri documenti devono essere fruibili per tutti. Quindi in primis non devono esistere barriere architettoniche, né all’esterno né all’interno prevedendo, ove possibile degli accessi dedicati. A Torino esposizioni, dove dovrebbe sorgere la futura biblioteca civica, ad esempio esiste già una corsia per automezzi che porta direttamente ad un ingresso protetto e coperto, che potrebbe essere destinata ai disabili motori o ai non vedenti. Oltre agli accessi anche la mobilità interna deve essere facilitata con percorsi ad hoc e postazioni accessibili in funzione delle condizioni personali di ciascuno.

Senza scendere troppo nei dettagli, le forme con cui rendere accessibile la lettura per le persone diversamente abili oggi sono numerose, anche grazie al rapido sviluppo delle tecnologie informatiche. Quindi, a prescindere dal fatto che già oggi sono fruibili da remoto molti servizi bibliotecari calibrati per i vari tipi di disabilità, la nuova biblioteca civica non dovrebbe omettere di rendere disponibili alcuni servizi che di seguito vengono sommariamente e a titolo esemplificativo riportati senza alcuna pretesa di completezza o esaustività.

Il principio cardine è che ogni risorsa documentaria della biblioteca dovrebbe essere accessibile a tutti i lettori, a prescindere dalle proprie condizioni fisiche e cognitive.

Ad esempio i disabili visivi necessitano di planimetrie e percorsi tattili per potersi orientare se non accompagnati. Per la fruizione dei testi invece devono disporre, se ipovedenti, di libri a caratteri di stampa grandi e di videoingranditori. Se non vedenti saranno indispensabili libri in braille, audiolibri e sintetizzatori vocali per il riconoscimento e la lettura dei testi. A richiesta potrebbero essere attivati servizi di lettura in collaborazione con associazioni del terzo settore.

Persone con problemi dell’udito, condizione definita “handicap invisibile” (come la dislessia) perché non identificabile come tale ad una prima osservazione. Necessitano di interfacciarsi, a seconda dei casi, con personale bibliotecario che conosca il linguaggio dei segni o tramite la lettura labiale.

Per i lettori con disabilità cognitive o difficoltà di lettura, dovranno essere messi a disposizione ausili informatici (software e hardware), con tastiere e mouse facilitati, strumenti di sintesi vocale, libri con caratteri ingranditi e caratteri senza grazie.

Infine dovrà essere posta una particolare attenzione alla formazione del personale che, senza eccezioni, dovrebbe possedere una buona conoscenza delle diverse disabilità. Ciò consentirebbe di potersi relazionare più facilmente con i lettori maggiormente in difficoltà e nello specifico con chi è portatore di specifiche disabilità. Nel caso di una grande biblioteca come la civica di Torino, qualora non esistesse già, si dovrebbe prevedere la presenza di un bibliotecario, o meglio di un ufficio specifico, che si occupi di realizzare e sviluppare una rete di cooperazione con associazioni e gruppi attivi sul territorio, con l’intento di promuovere e migliorare i servizi destinati a questi lettori. Più in generale il personale della biblioteca dovrà avere ben presente che queste persone sono costrette a superare barriere fisiche, psicologiche e comunicative che gli altri non hanno.

La nuova biblioteca si arena un'altra volta. La Città: costa troppo - La  Stampa

 La progettazione di una biblioteca come la civica di Torino non può quindi fare a meno di una piena assunzione di responsabilità, da parte delle istituzioni circa la massima accessibilità. Vanno bene i grandi spazi, va benissimo la sostenibilità, ma se si esclude (o si frappongono ostacoli a) una potenziale fascia di lettori si vanifica tutto il lavoro. L’accessibilità va anche vista in prospettiva, nel senso di futuri adeguamenti legati allo sviluppo tecnologico che, se previsti con lungimiranza, comporteranno minori spese di adeguamento.

POSTILLA

Sarebbe bello se nel prato antistante la futura biblioteca civica venissero piantati una quercia e un tiglio. Perché questa proposta apparentemente inspiegabile? Occorre risalire alla mitologia greca e più precisamente al mito di Filèmone e Bàuci, simboli dell’ospitalità disinteressata, che ha un po’ a che vedere con quanto scritto sopra. Filèmone e Bàuci erano una coppia di anziani coniugi protagonisti di una favola tramandata da Ovidio nelle Metamorfosi.

La storia vede Zeus ed Ermes che, in sembianze umane, attraversano la Regione della Frigia. Discutono tra loro sulla cattiveria degli uomini di cui Zeus è certo. Allora Ermes gli propone di travestirsi da viaggiatori chiedendo ospitalità. I soli che li accolgono sono Filèmone e Bàuci nella loro capanna di canne e fango. Qui, Filèmone e Bàuci passano i loro giorni invecchiando insieme e sopportando la povertà, resa più dolce e leggera dal loro tenero legame.

Zeus, parzialmente ricredutosi, scatena la sua ira contro i Frigi e offre alla coppia di anziani di esaudire ogni loro desiderio. Loro si accontentano, quando sarà il momento, di poter morire insieme. E quando succederà saranno trasformati in alberi: Filèmone in una quercia, Bàuci in un tiglio, dai tronchi uniti e le radici intrecciate.

Il Tiglio e la Quercia del cinque di ottobre, Brolo di Nonio, Piemonte. |  Botanica, Piante, Fiori

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