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	<title>Uncategorized &#8211; La guerra di Dino lettera per lettera</title>
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	<description>La grande Storia è fatta di tante piccole storie</description>
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		<title>20 giugno 1944</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2021 09:03:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Lettera non originale]]></category>
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					<description><![CDATA[ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino. Arbeitsskommando Polte-Magdeburg, 20 giugno 1944 Carissimi, da pochi giorni sono stato trasferito in un nuovo sottocampo che si trova in Poltestrasse n. 911, nel bel mezzo delle aree residenziali e lavorative del quartiere Wilhelmstadt di Magdeburgo. &#8230; <p class="link-more"><a href="https://letteredalfronte.it/20-giugno-1944/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "20 giugno 1944"</span></a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong>ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.</strong></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Arbeitsskommando Polte-Magdeburg, 20 giugno 1944</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Carissimi,</span></span></span></span><br />
<span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">da pochi giorni sono stato trasferito in un nuovo sottocampo che si trova </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">in Poltestrasse n. 91</span></span></span></span><sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><a class="sdfootnoteanc" href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc">1</a></span></span></span></span></sup><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, nel bel mezzo delle aree residenziali e lavorative del quartiere Wilhelmstadt di Magdeburgo. La strada prende il nome dalla fabbrica di munizioni Polte in cui anch’io lavoro, a cui sono collegati due sottocampi di prigionia, uno maschile e uno femminile. I </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">campi sono recintati con filo spinato. Le baracche sono di legno. Le condizioni di vita delle donne sono peggiori rispetto a quelle degli uomini. La differenza forse dipende dal fatto che noi uomini siamo stati scelti per le nostre qualifiche e quindi considerati lavoratori preziosi, difficili da sostituire, mentre le donne sono viste come manodopera ausiliaria a buon mercato.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Un’ottantina di SS sono responsabili della custodia dei prigionieri all&#8217;interno del campo, mentre alcune guardie maschili, probabilmente soldati più anziani, si occupano della sicurezza esterna. Invece il campo femminile è sorvegliato da circa una quarantina di guardie donne. I comandanti di entrambi i campi sono molto severi, basta una piccola infrazione e fioccano le punizioni come gli appelli supplementari o la privazione del cibo o ancora il confinamento nei bunker, piccoli, freddi e senza finestre. Punizione particolarmente temuta dalle donne è quella che qui chiamano Prügelstrafe, ossia venticinque colpi di bastone.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">I prigionieri e le prigioniere sono massimamente ebrei dell’Europa dell’Est, per lo più polacchi e magiari, ma anche lituani, mandati qui dai campi di concentramento. Alcuni ungheresi invece lavoravano qui vicino nel mobilificio Steinhoff. Oltre a me ci sono una decina tra italiani e francesi. Cosa inattesa, noi e i francesi godiamo di una maggior libertà rispetto agli ebrei, i quali sono sempre obbligati a indossare gli abiti a righe da prigioniero e gli zoccoli di legno.</span></span></span></span></p>
<p><a name="tw-target-text3"></a> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Gli altri prigionieri mi hanno spiegato che la Polte fino alla prima guerra mondiale produceva utensili in alluminio, ma poi ha iniziato a produrre armi. Qui a Magdeburgo si fabbricano diversi tipi di munizioni che vengono sparati dai fucili e dai cannoni, come ad esempio i proiettili da 30mm e 40 mm riempiti con il nitropenta, un esplosivo molto simile alla nitroglicerina.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il giorno dopo l’arrivo al campo io e gli altri prigionieri siamo stati intervistati per sapere quali fossero le nostre specializzazioni, per avviarci al reparto più consono. Ad ogni persona è stato assegnato un incarico da specialista: elettricista, riparatore, manutentore dei motori, addetto alle pulizie. Siccome io ho la patente di guida e parlo già un buon tedesco, sono stato incaricato del trasporto, con un carrello elettrico, delle casse di munizioni dal reparto produzione al magazzino o direttamente sui camion in partenza per il fronte. Carico e scarico di continuo perché lavoriamo dodici ore al giorno in turni alternati, in modo che la produzione non si fermi mai. Il turno giorno-notte cambia ogni settimana.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ognuna delle due baracche di prigionieri, che contiene circa 250 uomini, copre un turno. Il turno di giorno inizia alle otto di mattina e finisce alle otto di sera. Il turno di notte copre le dodici ore successive e così via.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ad ogni turno le SS ci accompagnano dal campo alla fabbrica che è proprio dall’altra parte della strada. E’ una gran fortuna perché così non siamo costretti a lunghe marce che, soprattutto d’inverno, sono terribili, specie dopo una giornata di lavoro di dodici ore e senza un’alimentazione sufficiente.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Anche le donne, che sono molte di più, circa tremila, arrivano dai campi di concentramento di Ravensbrück e Buchenwald. Anche loro sono in massima parte ebree.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">La fabbrica ha quattro piani. Al pianterreno ci sono le officine con le macchine a cui lavorano i prigionieri. Al primo piano ci sono gli uffici. Al secondo si producono i bossoli e al terzo c’è un altro reparto produttivo dove lavorano i civili tedeschi e i prigionieri non possono entrare. Sì, perché alla Polte lavorano anche i tedeschi, per lo più negli uffici. Si può dire, da quel che vedo, che siamo più o meno lo stesso numero tra tedeschi e prigionieri. All’interno di ogni piano della fabbrica ci si può muovere liberamente, ma non da un piano all’altro.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In alcuni locali fa molto caldo per cui gli uomini lavorano a torso nudo con addosso solo lunghi grembiuli di gomma nera. Il lavoro in questi locali è difficile soprattutto per i prigionieri denutriti.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ci facciamo coraggio e cerchiamo di resistere spinti dal fatto che si crede che la libertà non sia più così lontana. Del resto noi siamo qui perché tutti gli uomini tedeschi, giovani o vecchi che siano, sono stati inviati a combattere al fronte. Di conseguenza per coprire le perdite di personale nelle fabbriche non bastano più le donne tedesche e i prigionieri di guerra, così che i reclusi dei campi di concentramento (tra cui, e soprattutto, ebrei) sono diventati un&#8217;ambita merce per le fabbriche. Ma, soprattutto per loro, è dura. Se non si produce abbastanza, e quanto sia abbastanza lo decide il civile tedesco che ci sorveglia, si viene sottoposti ad ingiurie verbali e fisiche.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Dino</span></span></span></span></p>
<div id="sdfootnote1">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym">1</a><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Oggi </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span lang="it-IT">Liebknechtstrasse</span></span></span></p>
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