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	<title>1944 &#8211; La guerra di Dino lettera per lettera</title>
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	<title>1944 &#8211; La guerra di Dino lettera per lettera</title>
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		<title>13 novembre 1944</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2021 06:56:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino. Magdeburgo, 13 novembre 1944. Nelle ultime settimane la vita qui è proseguita più o meno come al solito. Con l’avanzare dei mesi le ore di sole (quando c’è) diventano sempre di meno e la temperatura si &#8230; <p class="link-more"><a href="https://letteredalfronte.it/13-novembre-1944/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "13 novembre 1944"</span></a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #ff0000;"><strong>ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.</strong></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Magdeburgo, 13 novembre 1944.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Nelle ultim</span></span></span></span><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">e settimane la vita qui è proseguita</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> più o meno </span></span></span></span><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">com</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">e al solito. Con l’avanzare dei mesi le ore di sole (quando c’è) diventano sempre di meno e la temperatura si fa sempre più rigida.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Nel campo femminile ora ci sono quasi 2.500 prigioniere. Queste schiave, perché non c’è altro modo per definirle, lavorano in condizioni terribili su due turni di 12 ore, interrotto solo da una pausa di un’ora. L</span></span></span></span><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">avorano a contatto con sostanze chimiche estremamente pericolose, veri e propri veleni, senza nessuna protezione. Lavorano nei diversi reparti dello stabilimento: nella zona di decapaggio, in quella di perforazione e nell&#8217;area di laccatura. Altre si occupano della pulizia delle munizioni e della pressatura degli involucri del guscio. Le difficili condizioni di lavoro, soprattutto per la malnutrizione o l’inesperienza, sono la principale causa dei molti incidenti sul lavoro che capitano ogni giorno, alcuni dei quali anche mortali.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Oltre alle difficili condizioni di lavoro e alla malnutrizione, si aggiunge l’inadeguatezza totale dell’abbigliamento. A loro non spetta né biancheria intima né scarpe, per cui devono arrangiarsi come possono. Molte soffrono di disturbi respiratori, alcune di tubercolosi e di malattie della pelle credo causate dalle sostanze chimiche che sono costrette a maneggiare senza protezioni.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Una settimana fa </span></span></span></span><span style="color: #383838;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">è a</span></span></span></span><span style="color: #383838;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">rrivato anche un convoglio con altri uomini ebrei da Stuttenhof. Questi uomini sono stati richiesti dalla direzione della Polte come operai specializzati per sostituire un distaccamento di prigionieri di guerra. Già prima della partenza da Stutthof sono stati scelti tra gli uomini in salute e in possesso di qualifiche professionali, in modo da poterli subito utilizzare in fabbrica nei vari reparti produttivi. Sono lettoni, lituani, polacchi e tedeschi. In questo momento gli uomini prigionieri sono quindi più di </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">500, ma tra di loro i morti non sono tanti per il semplice motivo che quando un prigioniero non è più produttivo, perché inabile al lavoro in quanto ammalato o ferito, viene inviato al campo di </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">sterminio di Buchenwald ed immediatamente ucciso e cremato.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Eppure da quello che si vede qui e dalle notizie che circolano, la Germania sta per essere travolta e distrutta dalla guerra che lei stessa ha iniziato e a cui noi italiani ci siamo accodati.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In questa nuova situazione il nostro passaggio da IMI a lavoratori civili ci ha permesso di venire a contatto con molti civili tedeschi. Alcuni ci disprezzano ancora, soprattutto i ragazzi della gioventù hitleriana che sono dei fanatici pericolosi.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ho conosciuto un signore che come tutti ha paura a manifestare in pubblico quel che pensa veramente, ma siccome di un prigioniero non ha troppo timore, mi ha detto che questa follia non terminerà con una resa, ma si continuerà a combattere perché Hitler sa che la resa sarebbe la fine, sua e del popolo tedesco, con deportazioni di massa nei campi della Siberia. E i vari decreti che vietano ai tedeschi di avere contatti con gli stranieri hanno proprio lo scopo di non smascherare le menzogne della propaganda.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">I tedeschi poi hanno paura l’uno dell&#8217;altro. Se sono da soli si dichiarano contro Hitler e si lamentano del regime, ma se si trovano insieme allora se ne guardano bene dal dirlo.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Le donne invece, forse in mancanza di uomini giovani, ci riempiono di attenzioni, ad esempio fornendoci di nascosto del cibo. Il solo poter parlare con una ragazza per noi è già un modo per tornare ad una condizione più umana che il lager sembrava avere cancellato per sempre. A complicare queste storie, già di per sé tormentate, ci si mettono anche le famiglie, italiane e tedesche. Esse non vogliono correre il rischio di imparentarsi con quei soldati o con quelle signorine straniere, provenienti da un paese amico poi diventato nemico, accusato dei lutti e delle sofferenze reciproci.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Per quanto mi riguarda, con la ragazza di cui vi ho scritto l’ultima volta ci vediamo quasi tutti i giorni. Purtroppo i suoi genitori non lo sanno perché non </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">vogliono che lei frequenti un italiano, per giunta prigioniero, anche se ormai equiparato ad un civile. Così non ho mai potuto accompagnarla fino a casa sua. Peccato, è una ragazza così cara e gentile.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Chissà, quando finirà questa guerra forse potrà venire con me ad Alpignano. Sono sicuro che conoscendola non potrete che convenire sul fatto che è proprio una brava ragazza.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ieri era domenica e sono andato con lei a prendere un caffè e a fare una passeggiata. Le ho fatto leggere questa lettera. Lei è preoccupata di quello che diranno i nostri genitori e per la concreta possibilità che ci dovremo separare. La cosa mi ha rattristato molto. Forse ha ragione lei, non ci sono molte speranze, anche perché qui le nostre vite, tra bombardamenti e violenze, sono sempre appese a un filo.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Dino.</span></span></span></span></p>
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		<title>15 ottobre 1944</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2021 21:45:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino. Magdeburgo, 15 ottobre 1944 Mentre continuano i bombardamenti su Magdeburgo e i nostri scavi, si è un po’ allentata la morsa dei controlli su noi italiani che, come avevo già scritto, siamo diventati lavoratori civili e &#8230; <p class="link-more"><a href="https://letteredalfronte.it/15-ottobre-1944/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "15 ottobre 1944"</span></a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #ff0000;"><strong>ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.</strong></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Magdeburgo, 15 ottobre 1944</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Mentre </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">continuano i bombardamenti su Magdeburgo e </span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">i n</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">ostri sc</span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">avi, si è un po’ a</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">lle</span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">ntata la morsa dei controlli su n</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">oi italiani ch</span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">e,</span></span></span></span> <span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">come avevo già scritto, siamo diventati lavoratori civili e quindi possiamo girare liberamente in città tra un turno di lavoro e l’altro, con l’unico obbligo di rientrare al campo entro le ore 20 perché </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">s</span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">e no s</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">i rischia grosso. </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il ritardo è punito con la prigione civile. In compenso si può andare al cinema o al bar e partecipare alle funzioni religiose, ma i vantaggi economici che ci avevano promesso sono subito venuti meno a causa del regime e dell’economia ormai sull’orlo del collasso.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Possiamo vestire abiti civili, ma i tedeschi in genere si rifiutano di fornirci nuovi indumenti. Nonostante abbia pochi indumenti disponibili, cerco sempre di vestirmi con cura. Così capita che, durante gli scavi, troviamo qualche abito ancora utilizzabile, ma bisogna stare attenti perché la Gestapo può fucilare sul posto chi si rende responsabile di saccheggio. Scambiando alcuni abiti recuperati di nascosto sono riuscito a procurarmi un lungo cappotto nero che oltre a tenermi caldo nei mesi invernali mi servirà per nascondere i vestiti di pessima qualità che sono riuscito a trovare, così do meno nell’occhio, anche perché ormai parlo abbastanza bene il tedesco.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il fatto di poter circolare liberamente dalle 6 alle 18 quando si fanno i turni di notte, e dalle 18 alle 20 quando si fanno i turni di giorno, consente di avere più contatti con quella parte di popolazione che ci è meno ostile. Soprattutto le ragazze e le donne, visto che la gran parte degli uomini dai 16 ai 60 anni è partita per il fronte e molti non torneranno più.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Tuttavia i nazisti, ben consapevoli che tra le donne tedesche ed i prigionieri possono esserci contatti, hanno emesso un’ordinanza con cui vengono vietati tutti i rapporti tra lavoratori civili italiani e donne tedesche. La violazione comporta come minimo l’invio ai campi di rieducazione lavorativa, o almeno così ci hanno detto quando siamo stati ammoniti sui gravi rischi cui potremmo andare incontro. Ma le minacce non fermano né noi né loro. Ho conosciuto diverse ragazze tedesche sul lavoro, tra le quali una in particolare è molto carina e gentile. Si chiama Josefine di nome e Klara di cognome, ma io l’ho subito ribattezzata Claretta, un po’ per gioco e un po’ per parlarne liberamente senza che qualcuno possa identificarla.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Un giorno mentre facevo il mio solito lavoro di carico e trasporto delle cassette di munizioni l’ho vista da lontano, le ho sorriso e le ho fatto un cenno con la mano. Anche lei ha sorriso e mi ha risposto timidamente. Così, finito il turno alle 18, l’ho aspettata davanti al portone della fabbrica. Abbiamo chiacchierato un po’ lungo la strada che porta a casa sua. Lei sapeva già che</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> guido un muletto elettrico per trasportare le munizioni preparate dagli operai al deposito. Ha 19 anni e lavora negli uffici della Polte dall’agosto del 1943.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Da allora ci siamo visti quasi tutti i giorni all’uscita dal lavoro. L’accompagno, camminiamo e parliamo mentre lei torna a casa, dove vive con i genitori, in </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Olvenstedter Scheid 6 a poco più di tre chilometri dalla fabbrica e dal campo. I</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> miei compagni ritirano la cena per me, ma devo sbrigarmi a tornare e stare attento a non rientrare dopo le 20 perché a quell’ora il campo viene chiuso.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Invece i prigionieri ebrei mandati da Buchenwald continuano ad essere sorvegliati a vista dalle SS.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Dino</span></span></span></span></p>
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		<title>30 settembre 1944</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2021 16:37:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino. Magdeburgo, 30 settembre 1944 Con oggi finisce un altro mese e sono ormai quattro anni e mezzo che sono partito soldato. Allora avevo da poco compiuto vent’anni e ora ne ho quasi venticinque. La mia giovinezza &#8230; <p class="link-more"><a href="https://letteredalfronte.it/30-settembre-1944/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "30 settembre 1944"</span></a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #ff0000;"><strong>ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.</strong></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;" align="justify"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Magdeburgo, 30 settembre 1944</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Con oggi finisce un altro mese </span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">e s</span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">ono ormai quattro anni e mezzo che sono partito soldato. A</span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">llora a</span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">vevo da poco compiuto vent’anni e ora ne ho quasi venticinque.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">La mia giovinezza se ne sta andando e non so se e quando tornerò a casa dai miei cari. Anzi non so nemmeno se siano ancora vivi e in salute.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In quest’</span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">ultimo</span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> mese ci sono stati tre grandi bombardamenti, l’11, il 12 ed il 28, tutti verso mezzogiorno. Il più devastante dei tre è stato l’ultimo, quando 400 aerei americani </span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">hanno colpito </span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">soprattutto il centro della città. Molte chiese sono state </span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">distrutte</span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, compresa la Cattedrale, così come sono stati distrutti il municipio, il teatro centrale e l&#8217;ospedale della città vecchia. I morti s</span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">i contano ogni volta a </span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">centinaia. Ormai la popolazione ha capito che i nemici stanno avendo la meglio e </span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">la resa</span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> è solo questione di tempo. Molti cercano di fuggire dalla città per trovare rifugio nelle campagne, soprattutto donne e vecchi.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Da no</span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">i m</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">olti prigionieri si sono ammalati di tifo, </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">una malattia </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">portat</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">a</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> dai pidocchi </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">che ci infestano i vestiti</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, per cui siamo stati messi tutti in quarantena per dieci giorni. Come vi avevo già detto l’ultima volta, ammalarsi qui è sempre un grosso rischio. Per questo è piuttosto raro che chi si ammali marchi visita per essere visitato dal medico del campo. E’ infatti opinione comune che marcare visita sia un rischio, un grave rischio: è come fare suonare una sirena d’allarme nei nostri confronti. E’ come dire che si è sulla strada per diventare inabili, improduttivi, anche se solo temporaneamente. Infatti se il medico decreta il ricovero al Lazareth, per noi prigionieri significa entrare nell’anticamera della morte, perché dal Lazareth al campo di sterminio di Buckenwald il passo è breve. Già, perché il campo della Polte ora è un sottocampo di Buckenwald. E’ per questo motivo che quando è capitato a me, mi sono ben guardato dal farmi visitare, anche perché come sapete non siamo tutelati neppure della Croce Rossa: nessuno è mai venuto a vedere come stiamo.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Per farla breve, avevo un braccio tutto gonfio, la mano era blu, avevo il sangue avvelenato perché ci da</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">n</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">no da mangiare solo </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">quelle maledette </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">rape. Per non finire nelle docce di Buckenwald, anziché andare in infermeria sono tornato nella mia baracca. Lì c’era un prigioniero che, non so come, teneva nascosto una specie di coltello. Lo ha sterilizzato sulla fiamma e mi ha fatto un taglio: è schizzato fuori più di mezzo litro di pus giallo. E meno male, perché altrimenti sarei finito alle docce. E comunque non era </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">nè</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> la prima volta né probabilmente l’ultima che mi capita.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Oltre al tifo di cui vi ho parlato, </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">i prigionieri soffrono</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> di molte malattie </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">causate d</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">alla scarsità e </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">d</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">allo schifo del cibo che ci rifilano. Il cibo è sempre il principale argomento di discussione. Dopo 12 ore di duro lavoro un pasto insufficiente e un ambiente sempre opprimente ci rendono ogni giorno più deboli nel fisico e nel morale. Ognuno cerca il modo di trovare qualcosa in più da mangiare. E poi mancano le posate, attrezzi molto ricercati, tanto che alcuni prigionieri ebrei si sono ingegnati a produrli partendo da scarti metallici della fabbrica, per poi scambiarli con un po’ di pane o di margarina, oppure con una fetta di salame o porzioni di cibo della razione quotidiana.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Sul documento di identità rilasciatomi per essere riconosciuto, c’è una svastica che vorrei cancellare ma non posso perché rischierei una punizione. Sopra la svastica c’è la scritta “Schwerarbeit”, lavoro pesante, per indicare la condanna ai lavori forzati. Questa tessera </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">però </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">mi consente di passare da un reparto all&#8217;altro del campo, senza pericolo di venire ucciso a fucilate; la porto sempre addosso, appiccicata bene in vista, </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">in modo da</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> essere riconosciuto subito dalle S.S. che mi sorvegliano. Ho anche una tessera annonaria, che mi danno ogni settimana, su cui sono stampati dei numeri e che mi serve per mangiare. Si mangia solo al mattino, “fruh e mittag”, colazione e pranzo insieme. Il pasto consiste sempre in un piatto di rape. La gamella di rape è il solo pasto che ci danno per tutto il giorno. Più un pezzetto di pane alla settimana da dividere in tre.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Lavoro sempre 12 ore al giorno, a turni alternati: una settimana dalle 6 alle 18 e quella successiva dalle 18 alle 6, sollevando casse di 90 kg. Un sabato su due lavoro dalle 18 fino al mezzogiorno della domenica, cioè 18 ore filate. La settimana successiva in compenso stacco alle 18 del venerdì sera e il sabato ci lasciano liberi di uscire dal campo.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">La domenica invece, dalle 6 in poi o fino alle 18 a seconda dei turni, è giorno di libertà. Gli ebrei, a cui è vietato uscire dal campo, lavorano </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">invece</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> nelle baracche, anche riparando abiti con gli attrezzi da loro stessi costruiti.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ieri le donne ebree non si sono viste in fabbrica per tutta la giornata. Gli altri prigionieri sono stati presi dal panico, immaginando chissà quale possibile causa le avesse bloccate. Tutti si chiedevano se fossero state maltrattate, ferite o, peggio, uccise. Tornando alle baracche ci è sembrato tutto in ordine. Solo più tardi abbiamo scoperto la crudele ragione: le guardie e le SS del loro campo le avevano obbligate ad assistere all’impiccagione di una giovane donna ucraina accusata di sabotaggio. Pur essendo un campo di lavori forzati anche qui aleggi</span></span></span></span><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">a costantemente la morte, non è sbagliato considerarlo un luogo in cui i prigionieri </span></span></span></span><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">vengono sterminati</span></span></span></span><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Tutti i prigionieri vengono ancora maltrattati brutalmente per cause futili, sovente senza un minimo motivo, fino al punto di perdere i sensi. Le punizioni corporali sono all&#8217;ordine del giorno, i cani vengono aizzati contro i prigionieri e alla minima occasione viene minacciata la fucilazione immediata.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Chi è troppo debole per lavorare, a causa del trattamento brutale, del duro lavoro e delle razioni da fame assegnate, viene rispedito al campo di sterminio e viene sostituito da altri più in salute.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Se poi c’è stato un bombardamento allora il giorno dopo vengono dei civili tedeschi che cercano della manodopera </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">gratuita</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">. Allora ci mettono in fila, ci guardano in bocca </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">come se fossimo animali </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">per vedere se abbiamo i denti sani, poi esaminano ogni nostro muscolo. Si vede che hanno bisogno di gente che abbia forza. Ci fanno delle domande in tedesco per vedere se lo capiamo e se rispondiamo. Molti di questi civili sono tremendi, ci trattano come schiavi. Alcuni prigionieri mi hanno raccontato di essere andati a riparare le fogne e dovevano lavorare nei liquami. </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Anche fra i tedeschi però ci sono brave persone che non c&#8217;entrano nulla con i pazzi che li comandano.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">A volte, mentre </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">ri</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">porto </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">indietro </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">le cassette di munizioni vuote per</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">ché le ricarichino</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">, ci trovo dentro una fettina di pane. Da noi </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">viene sovente u</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">n civile buono, che mi ha preso in simpatia e la domenica a volte mi porta con lui, dopo i bombardamenti su Magdeburgo, a scavare fra le macerie per estrarre i cadaveri. Quando esco con lui per andare a scavare nelle macerie, mi danno un documento di identità speciale, perché sanno che siamo affamati e cerchiamo fra le macerie qualcosa da mangiare, ma se ci scoprono ci fucilano sul posto.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Una volta questo signore, </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">rischiando lui stesso la fucilazione,</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> mi ha portato a mangiare a casa sua, dove ho conosciuto la moglie. Ci ha fatto da mangiare quel che aveva, povera donna! Mi vogliono bene perché dicono che gli ricordo loro figlio morto in guerra.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Un&#8217;altra volta io ed un mio amico, </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">scavando tra le macerie,</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> ci siamo trovati al buio. Ho cominciato a toccare intorno a me per vedere se trovavo qualcosa di mangiabile. Ho trovato dei biscotti e ho incominciato a mangiare… </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">ma </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">non sapevo che anche il mio compagno fosse lì. Quando ho sentito dei rumori mi sono spaventato&#8230;pensavo fossero le guardie&#8230;era invece il mio amico che mangiava biscotti anche lui, spaventato a sua volta come me. Ci eravamo già visti al muro. Probabilmente sotto le macerie c&#8217;era un negozio. Quella volta siamo tornati al campo belli pieni. Come vedete, qualche volta ci è andata anche bene!</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Vostro Dino</span></span></span></span></p>
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		<title>4 settembre 1944</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jun 2021 18:27:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[1944]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere]]></category>
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					<description><![CDATA[ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino. Magdeburgo, 4 settembre 1944 E’ ufficiale! Da oggi noi italiani non siamo più IMI ma lavoratori civili, per sfruttare ancora di più il nostro lavoro in vista della guerra totale dichiarata da Hitler il 25 luglio. &#8230; <p class="link-more"><a href="https://letteredalfronte.it/4-settembre-1944/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "4 settembre 1944"</span></a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong>ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Magdeburgo, 4 settembre 1944</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">E’ ufficiale! Da oggi noi italiani non siamo più IMI ma lavoratori civili, per sfruttare ancora di più il nostro lavoro in vista della guerra totale dichiarata da Hitler il 25 luglio. Siamo stati formalmente dismessi dagli Stalag per essere considerati lavoratori civili liberi. Liberi un corno! In realtà siamo come dei condannati ai lavori forzati con l’etichetta ipocrita di lavoratore volontario. Se fossimo davvero liberi e volontari ce ne torneremmo subito tutti quanti a casa, mentre invece siamo qui, nell’impossibilità di muoverci se non negli orari e nei giorni in cui ci è concesso, ma sempre all’interno dei confini della città. </span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Evidentemente in Italia non ci sono più persone disposte a venire a lavorare per i tedeschi come dopo l’8 settembre, se Hitler ha convinto Mussolini a smilitarizzarci d’autorità dalla RSI. Il nostro cambiamento di stato serve anche a mascherare il carattere coercitivo dell’impiego di noi militari italiani. Volenti o nolenti siamo stati assimilati ai lavoratori civili stranieri. Fino a ieri occorreva firmare un modulo di accettazione cui conseguiva il certificato di rilascio. Poiché molti si sono rifiutati di firmare, nel timore di essere richiamati alle armi oltre all’avversione nei confronti dei nazisti per tutte le violenze e i soprusi subiti, da oggi la trasformazione è stata fatta d’autorità.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Sarà anche cambiato il nostro stato però nulla è cambiato per quanto riguarda il vitto, l’alloggio e le condizioni di vita. Per il momento c’è stato solo un leggero allentamento del rigido sistema disciplinare, ma la settimana lavorativa resta di 72 ore su sei giorni. Anche il salario è aumentato un po’, ma rimane comunque basso. Come vi avevo anticipato invece del Lagergeld, moneta spendibile solo nel campo e di scarso valore, ora riceviamo dei marchi per soddisfare meglio i bisogni essenziali.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Inoltre ci hanno detto che non saremo più soggetti alla giurisdizione militare ma a quella civile, quindi la Gestapo interverrà solo per i delitti più gravi. Anche le angherie e le vessazioni dovrebbero diminuire. La sorveglianza sul campo in effetti sembra essere diventata meno stretta, sicché la libertà di movimento ne ha tratto beneficio. Al termine del lavoro, ad eccezione dei prigionieri ebrei, ci si può trattenere in città fino al coprifuoco, ma naturalmente bisogna rientrare nel campo entro le 20. Però la nostra presenza per le vie della città non è vista di buon occhio dalla popolazione.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Pur se ci hanno passato borghesi, anche contro la nostra volontà, è comunque rimasta la</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> facoltà delle aziende di stabilire se continuare il lavoro durante gli allarmi aerei, considerando incidenti sul lavoro gli eventuali danni fisici o le morti! Roba da matti.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Del resto gli incidenti sul lavoro in generale sono sempre stati tanti qui alla Polte. Un po’ per le difficoltà di comprensione della lingua e un po’ per il vestiario inadeguato. Ma anche per la carente formazione professionale, il diffuso sfinimento fisico, la mancanza di protezioni adeguate. Senza contare che vengono considerati incidenti sul lavoro anche i maltrattamenti fisici.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Dovete sapere che in caso di infortunio l’assistenza prestata agli IMI è sempre stata a dir poco inadeguata, a causa delle accuse di tradimento che ci vengono mosse. Molte volte, come vi avevo già scritto, è meglio non far sapere che si è feriti o ammalati, perché si rischia di essere inviati al campo di sterminio di Buckenwald.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In part</span></span></span></span><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">icola</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">re l</span></span></span></span><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">e sorveglianti del campo femminile sono tremende, maltrattano e minacciano le detenute, il cui lavoro è difficile e molto dannoso per la salute. Anche le donne lavorano in turni di 12 ore, solo alcune sono impegnate nella cucina del campo. Ogni volta che muore una prigioniera viene subito sostituita da un’altra proveniente da Buchenwald. Eppure si ritengono fortunate ad essere qui perché a Buckenwald hanno visto l’orrore inimmaginabile. Quello, così dicono, non è un campo di concentramento né un campo di lavori forzati, ma un vero e proprio campo di eliminazione. Uomini, donne e bambini vengono avviati a morte immediata se non abili al lavoro.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In compenso dopo i continui bombardamenti continuiamo ad essere utilizzati come forza lavoro per sgomberare le macerie e seppellire i morti. Ogni casa in cui sono presenti dei morti è contrassegnata con una croce bianca sul muro. La città è piena di croci bianche. Il problema è che quasi nessun italiano parla tedesco, quindi io che lo capisco sono sempre chiamato per scavare.</span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Dino</span></span></span></span></p>
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		<title>1 settembre 1944</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2021 13:03:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino. Magdeburgo 1 settembre 1944 Tra una settimana sarà già un anno che ho perso la libertà nella lontana Tripolis. Ieri si è chiuso un altro mese di prigionia durante il quale la città di Magdeburgo ha &#8230; <p class="link-more"><a href="https://letteredalfronte.it/1-settembre-1944/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "1 settembre 1944"</span></a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #ff0000;"><strong>ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.</strong></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Magdeburgo 1 settembre 1944</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Tra una settimana sarà già un anno che ho perso la libertà nella lontana Tripolis. Ieri si è chiuso un altro mese di prigionia durante il quale la città di Magdeburgo ha subito numerosi bombardamenti. Mi ricordo bene quello del 5 agosto, quando a mezzogiorno il cielo si è oscurato per il passaggio di quasi </span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">200 bombardieri americani. Ci sono dei prigionieri che riescono a contare con precisione minuta il numero degli aerei che passano sulle nostre teste.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ormai gli americani, gli inglesi e i russi attaccano in pieno giorno, segno indubitabile che le difese antiaeree tedesche sono state del tutto annientate.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Le bombe quella volta non hanno colpito solo diverse fabbriche, ma a</span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">nche delle aree residenziali. Ci sono stati più di 700 morti ed un migliaio di feriti. Molti di più coloro che sono rimasti senza casa, si dice siano stati ben più di diecimila.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ma quello del 5 agosto non è stato l’unico bombardamento. Uno simile si è avuto il 16 agosto con gravi distruzioni in tutta la Neustadt. Anche in questo caso ci sono stati morti e feriti. C’è chi gioisce per questo, anche se ogni volta si rischia la vita. C’è chi si rivolge agli aerei supplicandoli di lanciare caramelle sulle teste dei tedeschi, preferendo morire piuttosto che rimanere prigioniero un giorno di più. A me invece tutta questa distruzione mette paura e tristezza, perché anche tra i tedeschi ci sono tante persone buone, solo che in questi anni hanno vissuto nel terrore di essere puniti severamente se non si fossero dimostrati fedeli alle idee naziste. Poco alla volta stanno comprendendo il grande inganno che hanno vissuto, come noi del resto. Un folle sogno di grandezza che sta finendo in una catastrofe da cui sarà difficile risollevarsi.</span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Nel frattempo sta andando avanti il tentativo di farci passare da internati a lavoratori civili, il che vuol dire che non saremo più sottoposti al controllo diretto della Wehrm</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">acht sul lavoro. Come tutti gli altri lavoratori civili, anche noi, italiani e francesi, dovremo essere registrati alla polizia, alla previdenza sociale, alla mutua e all’anagrafe. O almeno così ci hanno detto, anche perché finora ci siamo opposti al passaggio dallo stato militare a quello civile, perché abbiamo timore di venire poi reclutati nell’esercito tedesco o di perdere il diritto al soldo.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Se a ciò si aggiungono i mesi di oltraggiosi trattamenti riservatici dagli aguzzini tedeschi, la fame e le pessime condizioni igieniche non credete che i nostri dubbi siano fondati? Per convincerci ci è stato assicurato che una volta civili avremo un miglioramento delle condizioni di vita, con meno controlli e maggior libertà di movimento.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Un altro incentivo promesso è di corrisponderci il salario non più con la moneta del campo che non vale niente ma con marchi tedeschi. Se così fosse si potrebbe comperare qualcosa, anche se poco, il che è sempre meglio che niente. Ma chi si fida più? Abbiamo visto cosa è successo quando Badoglio firmò l’armistizio: i tedeschi ci catturarono con la promessa di rimandarci a casa. E invece tutti noi che rifiutammo di continuare a combattere per il Reich fummo fatti prigionieri.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Fra la popolazione civile, sono le donne che più di frequente simpatizzano con i prigionieri italiani, anche se per noi è severamente proibito avvicinarci a donne e ragazze tedesche in base all’art. 81 del Codice Militare del 1940. Una disobbedienza del genere può essere punita con la prigione fino a 10 anni e in casi gravi con l’ergastolo o addirittura con la pena di morte!</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ne ho conosciute diverse a causa del mio lavoro, e con loro ho scambiato solo alcune parole in tedesco. Alcune son gentili e simpatiche, e se possono ci fanno avere del cibo di nascosto, a volte anche nelle cassette delle munizioni che trasporto.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">C</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">oncl</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">udo queste righe con un’</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">altra no</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">tizia mol</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">to triste che è arrivata solo oggi. Si è saputo che nel campo di concentramento di Buckenwald è morta la Principessa Mafalda di Savoia, fatta prigioniera anche se cittadina tedesca e moglie di un ufficiale tedesco. Quanti lutti, quanta sofferenza in questo tempo che sembra non finire più.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Dino</span></span></span></span></p>
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		<title>25 agosto 1944</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2021 09:51:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino. Arbeitsskommando Polte-Magdeburg, 25 agosto 1944 Carissimi, anche in questi frangenti drammatici capita di assistere ad azioni che rivelano una profonda umanità. Ci sono sempre più di frequente degli episodi di solidarietà da parte di alcuni cittadini &#8230; <p class="link-more"><a href="https://letteredalfronte.it/25-agosto-1944/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "25 agosto 1944"</span></a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #ff0000;"><strong>ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.</strong></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Arbeitsskommando Polte-Magdeburg, 25 agosto 1944</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Carissimi,</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">anche in questi frangenti drammatici capita di assistere ad azioni che rivelano una profonda umanità. Ci sono sempre più di frequente degli episodi di solidarietà da parte di alcuni cittadini tedeschi che, anche rischiando punizioni, trovano il coraggio di farci avere un po’ di cibo quando usciamo dal campo per andare a scavare tra le rovine causate dai bombardamenti.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ma ci sono anche altri motivi che contribuiscono a rendere la vita meno triste. Diverse donne tedesche che lavorano insieme a noi prigionieri, hanno stabilito dei rapporti di amicizia se non proprio dei legami amorosi.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">E non crediate che siano tutte rose e fiori. Fin dal </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">gennaio 1944 è stato vietato alle lavoratrici tedesche di intrattenere qualsiasi tipo di rapporto con i prigionieri, pena sanzioni pubbliche e finanche l’arresto. Per le donne tedesche le pene dipendono da quanto dura la relazione, dall’età e dal fatto che siano sposate o no. Le pene più gravi riguardano le donne sposate, anche se del marito non hanno più notizie da anni, e quelle che hanno preso l’iniziativa. Le pene detentive sono invece più lievi per le donne molto giovani che accettano la corte dei prigionieri, o a cui sono solo state indirizzati dei messaggi d’amore. Va anche detto che alle donne vengono applicate pene più severe rispetto agli uomini tedeschi che intrattengono rapporti con le prigioniere. Va anche detto che i contatti </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>verboten</i></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> possono verificarsi durante il lavoro ma in genere sono più facili una volta usciti dalla fabbrica.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Va detto che le donne non solo ci trattano meglio degli uomini, ma si dimostrano anche molto disponibili a fornire un po’ di cibo, anche se in maniera saltuaria, soprattutto a noi italiani. Ma non si può andare oltre, se non a proprio rischio e pericolo, come dimostra il fatto che in fabbrica sia stato appeso un avviso scritto anche in italiano, che ammonisce a non avvicinare le donne tedesche. In caso contrario si rischiano fino a 5 anni di carcere se viene scoperto che un prigioniero italiano ha avuto un rapporto con una donna tedesca. Se poi lei dovesse rimanere incinta si rischia addirittura la pena di morte.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Per quanto riguarda invece la nostra situazione, da un paio di settimane sembra che ci siano stati dei cambiamenti. Il führer, d&#8217;accordo con Mussolini, ha ordinato che gli internati militari italiani debbano ora essere considerati come dei lavoratori civili, formalmente liberi.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Questa trasformazione ha reso più facile avere dei contatti con la popolazione, forse per le sempre più disperate condizioni di vita e per il sentore che la fine sia ormai vicina. Una situazione molto diversa dagli inizi della prigionia, quando molti tedeschi ci trattavano male, ci insultavano, desiderosi di vendetta attraverso umiliazioni continue nei nostri confronti.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ora invece nel fine settimana possiamo riunirci e non è raro che alcune famiglie ci chiedano aiuto per riparare le case bombardate o rimuovere le macerie o altro ancora. Queste persone sono meno cattive rispetto ai tedeschi che ci controllano nella fabbrica e quando possono ci offrono un po’ del poco cibo di cui dispongono ancora. </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ma il divieto di avere contatti con i tedeschi non è uguale per tutti, dipende dallo status di ognuno di noi. Il divieto è rimasto per gli ebrei, per i cittadini dell’est e per i prigionieri di guerra, ma per i cittadini dell’ovest no.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Dicono che il passaggio a lavoratori civili ci permetterà di poter indossare abiti civili, sciarpe e cravatte. Per quanto mi riguarda oggi mi hanno consegnato un nuovo lasciapassare, con tanto di data, timbro e firma, che mi consente di muovermi per tutta la fabbrica e anche fuori dal campo quando non lavoro. Sopra c’è scritto che sono stato riconosciuto come lavoratore civile. Sarà proprio così?</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Intanto continuano i bombardamenti quasi ogni giorno.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Vostro Dino</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><a href="https://letteredalfronte.it/wp-content/uploads/2021/06/1944.08.25.lasciapassare.lavoratore.civile-scaled.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-2349 size-thumbnail" src="https://letteredalfronte.it/wp-content/uploads/2021/06/1944.08.25.lasciapassare.lavoratore.civile-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></span></span></span></span></p>
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		<title>14 agosto 1944</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 May 2021 21:26:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[1944]]></category>
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					<description><![CDATA[Krieggefangenenpost An Sig. Ferrero Luigi Empfangsort: Alpignano Strasse: Via G. Marconi 34 Kreis: ITALIA Landesteil: Torino Gebuhrenfreil Absender: Vor- una Zuname: Ferrero Dino Gefangenennummer: 136693 Lager-Bezeichnung: M.-Stammlager XI A = 544/51 Deutschland (Allemagne) (manca la prima parte) giorni a scrivere, perché la settimana (manca un&#8217;altra parte) le lettere. Oggi mi hanno dato il foglio, e &#8230; <p class="link-more"><a href="https://letteredalfronte.it/14-agosto-1944/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "14 agosto 1944"</span></a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western"><span style="color: #000000;">Krieggefangenenpost<br />
</span><span style="color: #000000;">An Sig. Ferrero Luigi<br />
</span><span style="color: #000000;">Empfangsort: Alpignano<br />
</span><span style="color: #000000;">Strasse: Via G. Marconi 34<br />
</span><span style="color: #000000;">Kreis: ITALIA<br />
</span><span style="color: #000000;">Landesteil: Torino</span></p>
<p class="western"><span style="color: #000000;">Gebuhrenfreil</span></p>
<p class="western"><span style="color: #000000;">Absender:<br />
</span><span style="color: #000000;">Vor- una Zuname: Ferrero Dino<br />
</span><span style="color: #000000;">Gefangenennummer: 136693<br />
</span><span style="color: #000000;">Lager-Bezeichnung: M.-Stammlager XI A = 544/51<br />
</span><span style="color: #000000;">Deutschland (Allemagne)</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;">(manca la prima parte) giorni a scrivere, perché la settimana (manca un&#8217;altra parte) le lettere. Oggi mi hanno dato il foglio, e mi affretto a darvi mie buone nuove. In questo lasso di tempo ho avuto diverse vostre lettere della <span lang="zxx"><u><a style="color: #000000;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Croce_Rossa_Italiana">C.R.I.</a></u></span> e risposte alle mie. Ho avuto anche lettere dalla Sig. Mary e Clara<sup><a class="sdfootnoteanc" style="color: #000000;" href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc">1</a></sup>, nonché da un certo Serg. Bosio Luigi che non conosco, ma che mi ha fatto tanto felice dicendomi di voi, e della mia casetta lontana. Non ho, per il momento, possibilità di rispondergli e vi prego di dirgli, o scrivergli, che sono riconoscente di tutto quello che ha voluto dirmi, e che desidero, quando ne avrò possibilità, di conoscerlo. Ho avuto il 3° pacco, e la maglia mia, e calze. Ve ne avevo già data comunicazione. Ho saputo che è stata da voi la sorella della Sig. Clara, e che è stata felice di stare con voi. La cosa però che non sapevo, e che però mi ha fatto piacere sapere, è quella dell&#8217;anniversario (25°) di papà e mamma, e del regalo delle tanto care sorelline, che tanto gentilmente pensando, hanno offerto in nome mio. Ringrazio pure per il regalo pasquale, e invio in dono, per il momento, tanti bacioni cari, e auguri a papà e mamma, di eterna felicità, soprattutto per merito dei loro figli, e di Dino soprattutto. Quando mi farete il pacco, guardate se potete mandarmi una vostra fotografia, altri hanno ricevuto, ed è concesso (si dice).</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;">Se potete, pure, un po&#8217; di salsa di pomodoro, e pasta, se costa meno del cioccolato e farine, o se no anche farina di polenta o riso (sacchetti di tela). Lo zio Peppino<sup><a class="sdfootnoteanc" style="color: #000000;" href="#sdfootnote2sym" name="sdfootnote2anc">2</a></sup> non ha in farmacia del <span lang="zxx"><u><a style="color: #000000;" href="https://www.ebay.it/itm/W5834-Farina-Lattea-Nestle-Pubblicita-1926-Advertising-/111645375444">latte in polvere Nestlé</a></u></span> o dell&#8217;<span lang="zxx"><u><a style="color: #000000;" href="https://www.ebay.it/itm/W6298-Ovomaltina-ogni-convalescenza-Pubblicita-1926-Advertising/121618465791?_trkparms=aid%3D1110012%26algo%3DSPLICE.SOIPOST%26ao%3D1%26asc%3D20200420083544%26meid%3Dfcdd60b7ddcd43829c1614806a9a49c3%26pid%3D100008%26rk%3D3%26rkt%3D12%26sd%3D111645375444%26itm%3D121618465791%26pmt%3D1%26noa%3D0%26pg%3D2047675%26algv%3DPromotedSellersOtherItemsV2&amp;_trksid=p2047675.c100008.m2219">Ovomaltina</a></u></span>? Con tanti saluti cari ed auguri, vi bacia tanto</span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;">Dino</span></p>
<div id="sdfootnote1">
<p class="sdfootnote-western"><span style="color: #000000;"><a class="sdfootnotesym" style="color: #000000;" href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym">1</a> Amiche delle sorelle Silvana e Wally</span><br />
<span style="color: #000000;"><a class="sdfootnotesym" style="color: #000000;" href="#sdfootnote2anc" name="sdfootnote2sym">2</a> Giuseppe Ferrero zio di Dino e fratello di Luigi, papà di Dino</span></p>
</div>
<p><a href="https://letteredalfronte.it/wp-content/uploads/2021/05/s-l1600-1.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-2335 size-thumbnail" src="https://letteredalfronte.it/wp-content/uploads/2021/05/s-l1600-1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="https://letteredalfronte.it/wp-content/uploads/2021/05/s-l1600-2.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-2336 size-thumbnail" src="https://letteredalfronte.it/wp-content/uploads/2021/05/s-l1600-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>25 luglio 1944</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2021 08:52:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[1944]]></category>
		<category><![CDATA[Con Foto]]></category>
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					<description><![CDATA[ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino. Arbeitsskommando Polte-Magdeburg, 25 luglio 1944 Carissimi, Come avrete avuto modo di sapere, il 20 luglio c’è stato un attentato alla vita di Hitler. Ecco perché da alcuni giorni i tedeschi sono così cupi, come mai li &#8230; <p class="link-more"><a href="https://letteredalfronte.it/25-luglio-1944/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "25 luglio 1944"</span></a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #ff0000;"><strong>ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.</strong></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Arbeitsskommando Polte-Magdeburg, 25 luglio 1944</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Carissimi,</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Come avrete avuto modo di sapere, i</span></span></span></span><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">l 20 luglio c’è stato un attentato alla vita di Hitler. Ecco perché da alcuni giorni </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">i tedeschi sono così cupi, come mai li avevo visti prima, nemmeno dopo la liberazione di Roma il 5 giugno da parte degli alleati o dopo lo sbarco in Normandia del 6 giugno. Alcuni ci guardano con occhi biechi e sospettosi, come se volessero cogliere dentro di noi un segno di gioia per sfogare la loro rabbia sulle nostre schiene. Ma noi ce ne guardiamo bene e nascondiamo la gioia e l’esultanza che conserviamo per quando siamo soli tra di noi prigionieri.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Dall’altra parte, soprattutto tra le guardie, sembra che la sfiducia cresca ogni giorno. E ne hanno ben donde! Dopo i sogni di gloria le stanno buscando dai russi a Est e dagli americani ad Ovest. E adesso anche il loro beneamato fuhrer non può più fidarsi nemmeno di chi gli sta vicino. Se a tutto questo aggiungete i continui bombardamenti delle città ormai indifese, capite bene che l’umore non sia dei migliori, anzi è ogni giorno più basso.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Così il loro pessimo umore va di pari passo con la nostra gioia. Sembra proprio che la guerra stia volgendo verso una conclusione che solo un anno fa sembrava impossibile. Le armate naziste stanno capitolando su tutti i fronti.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In questa situazione drammatica pare che il fuhrer, che in cuor suo vorrebbe vederci tutti morti e stecchiti, abbia invece un bisogno disperato delle nostre braccia per produrre armi e per sgomberare le macerie di case e palazzi dopo ogni bombardamento. Così sembra proprio che voglia di nuovo cambiare il nostro status da ‘internati militari’ a ‘lavoratori civili’, al fine di migliorare le nostre condizioni di vita (così dicono) e, di conseguenza, le nostre prestazioni lavorative.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">C</span></span></span></span><span style="color: #383838;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">h</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">i invece continua a soffrire le v</span></span></span></span><span style="color: #383838;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">iolenze e le sopraffazioni de</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">lle SS e </span></span></span></span><span style="color: #383838;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">del</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">le guardie sono sop</span></span></span></span><span style="color: #383838;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">rattut</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">to i prigionieri eb</span></span></span></span><span style="color: #383838;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">r</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">ei, uomini e donn</span></span></span></span><span style="color: #383838;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">e,</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> che svolgono com</span></span></span></span><span style="color: #383838;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">pit</span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">i non specialistici</span></span></span></span><span style="color: #383838;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">. </span></span></span></span><span style="color: #383838;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Quando</span></span></span></span><span style="color: #383838;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"> un detenuto osa resistere, o peggio ancora, difendersi dagli attacchi brutali delle guardie, viene percosso duramente. Nei casi considerati più gravi, come il sabotaggio, si può addirittura arrivare all’impiccagione pubblica nel campo.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #383838;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Sono stato testimone oculare di un evento simile. Tra l&#8217;ingresso principale dello stabilimento e quello del campo di prigionia, posti uno di fronte all’altro in Poltestrasse è stata eretta una forca, ben in vista, per costringerci ad assistere all’esecuzione di un nostro compagno. Arrivando ho sentito il grido disperato di tante prigioniere. Il condannato era un ragazzino che avevo visto lavorare fino allo sfinimento nella fabbrica. Era addetto, </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">come le donne e i vecchi, a costruire le munizioni. Lo avevano trovato addormentato, in piedi, accanto alla macchina a cui lavorava. Faceva anche lui 12 ore al giorno, era russo. </span></span></span></span><span style="color: #383838;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Un “affarino” che non avrà avuto più di undici anni e che distrutto dalla fatica si era addormentato sul lavoro. Tanto è bastato per impiccarlo! Del resto se non tornava più utile da vivo, le SS hanno cercato di usarne la morte per terrorizzarci. Non ce la facciamo più a sopportare la crudeltà disumana dei nostri carcerieri. </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il nostro è un campo di lavori forzati, ma gli internati si decimano da soli: ne muoiono tutti i giorni per incidenti, malattie, malnutrizione, violenze. Oltre alle impiccagioni.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Era un bambino. Lo hanno impiccato davanti a tutti. Tanti piangevano. Io avevo il cuore gonfio di pena. Come si può essere così?</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Vostro Dino</span></span></span></span></p>
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		<title>30 giugno 1944</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2021 15:23:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino. Arbeitsskommando Polte-Magdeburg, 30 giugno 1944 Carissimi, Corre voce che due anni fa questo campo in cui siamo prigionieri fosse stato la dimora dei prigionieri di guerra russi che, sembra impossibile, hanno subito un trattamento più disumano &#8230; <p class="link-more"><a href="https://letteredalfronte.it/2277/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "30 giugno 1944"</span></a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #ff0000;"><strong>ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.</strong></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Arbeitsskommando Polte-Magdeburg, 30 giugno 1944</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Carissimi,</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Corre voce che due anni fa questo campo in cui siamo prigionieri fosse stato la dimora dei prigionieri di guerra russi che, sembra impossibile, hanno subito un trattamento più disumano del nostro, peggiore del bestiame. Il pane veniva gettato loro attraverso i reticolati senza nessun ordine di distribuzione e questo era il loro unico sostentamento. Potete immaginare quale lotta ci fosse per strappare un pezzetto di pane. Abbandonati a se stessi non tardò a scoppiare un&#8217;epidemia di tifo che tolse la vita a migliaia di loro. Molti furono sotterrati nello stesso campo, come abbiamo potuto constatare noi stessi. Quando piove ed entra nel campo un carro pesante, si formano dei solchi nel terreno sabbioso e a volte rimane impantanato. Il lavoro di disincagliamento a volte fa venire alla luce dei teschi o altre ossa di corpo umano.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Un altro episodio che mi è capitato di vedere mi ha fatto capire che nemmeno da morti in questi luoghi è possibile trovare un po&#8217; di in pace. Tre operai ebrei morti non so per quale motivo, sono stati avviati alla sepoltura ma, non avrei mai immaginato una cosa simile, quei miseri resti mortali sono stati portati nel luogo dove noi scarichiamo le immondizie del campo. Questa scena mi ha fatto riflettere. Fino a che punto può arrivare la cattiveria umana! Una discarica di immondizia sarà l&#8217;ultima dimora di quei poveretti, morti forse per gli stenti o per qualche malattia</span></span></span></span><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Ma non è tutto. Ieri mattina </span></span></span></span><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">c’è s</span></span></span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">tato, </span></span></span></span><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">per la prima volta da quando sono arrivato qui, un bombardamento della città di Magdeburgo da parte degli americani. Per la prima volta all’allarme aereo delle sirene è seguita una pioggia di bombe. Il cielo era coperto da decine di bombardieri, ma la contraerea tedesca è riuscita ad abbatterne solo due. I tedeschi che lavorano alla Polte ci hanno detto che ci sono un centinaio tra morti e dispersi, oltre a centinaia di feriti e case distrutte.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">A noi prigionieri è fatto divieto di andare nei rifugi antiaerei durante i bombardamenti, dove invece si accalcano i tedeschi. Così c’è chi resta in fabbrica, chi nelle baracche, chi cerca riparo almeno dalle schegge mortali degli ordigni nei paraschegge.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Il nostro reparto è controllato dalle S.S. e non possiamo allontanarci mai dalla loro vista neanche di qualche passo. Di notte dormiamo nelle baracche, 5 o 6 ore, non di più, ma quando ci sono gli allarmi aerei ci lasciano le baracche aperte e possiamo infilarci in una fossa scavata nel terreno.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Una notte, mentre le sirene suonavano e tutti cercavano rifugio, io e due miei compagni lombardi, abbiamo deciso di non restare nella fossa: morti per morti, abbiamo tentato di raggiungere la cucina situata in una baracca chiusa. Speravamo di trovare qualche patata avariata o di quelle rosicchiate che si buttano. Invece abbiamo trovato un sacco di patate un po&#8217; avariate che i tedeschi avevano messo fuori dalla baracca della loro cucina in attesa di buttarle. Me le sono caricate in spalla e di soppiatto sono tornato nella mia baracca. Peccato però che il sacco fosse bucato e nel percorso le patate sono cadute quasi tutte a terra. Alla fine abbiamo mangiato solo un po&#8217; di scarto che era rimasto in fondo al sacco. Nonostante la disdetta nei giorni seguenti abbiamo riso tra di noi raccontandoci a vicenda questo fatto.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #202124;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Spero che questa guerra tremenda finisca presto e che i miei cari non siano in pericolo di vita, perché solo la voglia di rivederli mi fa sopportare tutto questo. Non vi ho ancora detto che qui con me c’è un mio coscritto di Valdellatorre, che si chiama </span></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Giuseppe Bertolotto, con il quale ci facciamo forza a vicenda.</span></span></span></span></p>
<p class="western" align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Vostro Dino</span></span></span></span></p>
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		<title>13 aprile 1944</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2021 19:12:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[1944]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Lettera non originale]]></category>
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					<description><![CDATA[ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino. M.-Stammlager XIA-544/51, 13 aprile 1944 Carissimi, la mia situazione si sta stabilizzando e, a mano a mano che il tedesco mi diventa una lingua comprensibile, sto scoprendo tante cose. Sapevo già che lo status di noi &#8230; <p class="link-more"><a href="https://letteredalfronte.it/13-aprile-1944/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "13 aprile 1944"</span></a></p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><strong>ATTENZIONE: questa lettera non è originale ma è stata scritta sulla base dei documenti e delle testimonianze di Dino.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">M.-Stammlager XIA-544/51, 13 aprile 1944</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Carissimi, la mia situazione si sta stabilizzando e, a mano a mano che il tedesco mi diventa una lingua comprensibile, sto scoprendo tante cose. Sapevo già che lo status di noi italiani non è quello dei prigionieri di guerra, altrimenti potremmo ricevere senza intoppi la corrispondenza, i pacchi e soprattutto le visite della Croce Rossa internazionale. Invece Hitler il 20 settembre 1943 ha deciso che noi italiani non siamo più prigionieri di guerra ma “Internati militari”, obbligandoci a portare dietro la schiena la scritta IMI, oppure ITAL o più semplicemente una I, dipinta con colore nero, come se fosse un marchio con cui identificarci al volo.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Proprio perché siamo italiani, ed essendo l’Italia del nord nelle mani dei tedeschi e dei loro alleati fascisti, non ci vogliono considerare prigionieri. Da qui lo stratagemma che li autorizza a trattarci come gli ultimi degli ultimi.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">E’ tutta una camorra, vogliono farci credere che siccome siamo internati e non prigionieri, godiamo di maggiori diritti, ma non è vero, non è cambiato nulla. A noi, a differenza degli altri prigionieri di guerra, non spetta nemmeno il diritto di ricevere farmaci, per cui se ci si ammala si rischia la vita, o per la malattia o per le violenze usate per farci lavorare lo stesso.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">La situazione resta quindi difficile ma, mentre all’inizio della prigionia noi italiani eravamo oggetto di ostilità, scherno e maligna soddisfazione sia da parte degli ex alleati tedeschi sia dagli ex nemici russi e francesi, dopo aver visto come ci trattano i tedeschi, gli altri prigionieri sono diventati solidali, provano compassione per noi. Anche perché i pacchi della Croce Rossa con caffè, the cioccolata e sigarette arrivano ai prigionieri di guerra francesi, belgi, polacchi, magiari e serbi, ma non a noi IMI o ai prigionieri russi.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">E</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">ppure sarebbe facile evitare il lavoro forzato, la fame, le umiliazioni, le botte e le malattie. Basterebbe firmare per combattere al fianco dei tedeschi. Però quasi nessuno accetta questa offerta che ci viene ripetuta sovente. Noi rimaniamo fedeli al giuramento fatto al nostro Re e non vogliamo combattere al fianco dei nostri attuali aguzzini. Meglio </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">pagare con la vita la decisione di non piegarsi ai ricatti e alle violenze. Per convincerci ad aderire alla nuova repubblica sociale ricorrono ad ogni espediente. Non ultimo il lasciare in bella vista per alcuni giorni i firmatari, che vengono vestiti con abiti nuovi, curati e fatti sbafare a quattro palmenti. Ma nonostante questa tortura la grande maggioranza non si piega. Che vadano loro a combattere contro gli altri italiani.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Noi restiamo qui anche se impediscono alla Croce Rossa internazionale di venire a vedere come ci trattano. Dicono infatti che gli italiani rinchiusi nei lager non hanno bisogno della protezione della Croce Rossa perché siamo già sufficientemente tutelati sotto la custodia del grande Reich Germanico. Ma se qualcuno prova ad appellarsi alla convenzione di Ginevra viene immediatamente punito e maltrattato.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Per quanto riguarda il lavoro, adesso all’ingresso dei prigionieri nel campo i medici delle SS fanno subito una valutazione fisica a cui seguono due possibilità. O la morte immediata per chi non è sufficientemente robusto e in salute, o la morte sul lavoro per gli altri. Importanti industrie belliche come Polte e BRABAG hanno sempre più bisogno di forza lavoro, in particolar modo di lavoratori specializzati, per sostituire la manodopera tedesca inviata al fronte. Sfruttare il lavoro dei prigionieri è molto economico, consente enormi profitti. Ma nelle fabbriche,come so ben io, il concetto di sterminio dei nazisti trova modo di esprimersi attraverso terrore, torture, malnutrizione, malattie, infortuni sul lavoro, ecc.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Occorre resistere, perché la guerra sembra volgere al termine. Speriamo che così sia.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Vostro Dino</span></span></span></p>
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