27 gennaio 1942

27.1.42

Carissimi,

Questa sera vi scrivo perché devo informarvi di una cosa importante! Quest’oggi, dopo lunga attesa, vi ho spedito ciò che vi avevo promesso, l’olio!!! Il pacco, naturalmente impiegherà più che questa lettera che viaggia per le vie del cielo.

Lo ho indirizzato a mamma, e mi direte poi in che condizioni lo ricevete, e se è buono, perché, data la fretta che avevo di spedirlo, non ho voluto dissaldare la latta che era già pronta. Pensate: Costa più quasi fare saldare il coperchio alla latta e la spedizione che la materia contenuta. La latta costa, con la spedizione, 31.25, mentre l’olio, pari a 5 chili circa, costa 60 lire. E’ il fatto che qui costa tutto caro il materiale, che porta questo squilibrio nei prezzi. Vi raccomando una cosa: non inviatemi soldi, perché mi bastano per le mie minute spese, e poi fra tre giorni avrò la decade, così sarò a posto.

E poi, dopo un po’ di tempo, cercherò di mandarvene altro. E magari anche uva.

Io sto sempre bene, così spero di voi. Non ricevo posta da un po’ di giorni, ma nemmeno domani arriverà.

Come và il clima in questo mese di gennaio? Da noi nevica ancora, ma non fa molto freddo.

Ricevete tanti cari baci dal vostro

Dino

5 gennaio 1942

Ho ricevuto la lettera dalle telefoniste.
Da Teresina solo una cartolina.

5.1.1942

Carissimi,

questa sera mi è giunta la vostra lettera del 29.12, ed erano molti giorni che l’attendevo. Mi ha fatto piacere riceverla, perché il mio compagno Beccali1 è venuto a trovarvi, portandovi i miei saluti e la macchinetta accendisigari; papà mi scrive che funziona divinamente. Quando la spedii, funzionava a tutti gli scatti, e assieme ad essa ho inviato anche le pietrine. Saprete come adoperarla no? Oggi ho comprato una latta, nella quale, fatti gli opportuni lavori di adattamento, metterò l’olio. Dovete sapere che qui dove sono io, non ve n’è. Devo farlo arrivare da luoghi distanti centinaia di chilometri, e anche chi me lo deve portare non sempre può. Domani allora porterò la latta dallo stagnino, e farò fare la cassa per la spedizione. In essa metterò, ove ci rimanesse spazio, dell’uva passa bianca, che voi difficilmente troverete così, originaria di Corinto.

In altra mia vi chiedevo se vi occorrevano filo, stoffe, od altro che io potrei trovare, anche se non proprio a buon prezzo.

E così Pippo2 è venuto con Maria Vittoria3 a trovarvi! Sembra impossibile, ma in fin dei conti, chi sta peggio, malgrado le altrui lamentele, sono sempre io. Se gli hanno insegnato a vivere, non deve esserne malcontento, tanto più che non ha imparato tanta vita come è successo a me in questi due anni.

Sono contento che anche a lui certe idee sono andate via dalla testa. Questo servirà a fargli comprendere meglio nella vita, che non vi sono solo le pareti indorate di una casa signorile, ma tante altre cose, e tante altre ancora, che non ha provato, e disagi sovrumani.

Gli zii a me non hanno mandato nulla! E proprio io che avevo bisogno di essere ricordato, sono stato lasciato fuori dell’uscio. Non fa niente. Anche se soffro lontano dai cari, non mi preoccupo se c’è chi mi dimentica. Non importa, se stringendo i denti, vinco la ventenne fame di mille cibi ghiotti. Un giorno sarò anch’io con i piedi sotto un tavolo, e dimenticherò questi momenti.

Ho ricevuto le £ 100, e serviranno per l’olio. Il pacco non mi è ancora giunto.

Ho osservato che Silvana4 nella lettera, invece di dire “la macchina accendisigari” ha scritto “il porta cenere”. Che sia una nuova maniera di dire?

Vi ringrazio per gli auguri, che mi sono tanto graditi. Sono contento che siate tutti in ottima salute e spero che sarà sempre così.

Domani sarà l’Epifania, e chissà le due bambine Silvana e Wally5 con che gioia appenderanno la calza al camino, anzi alla cucina elettrica! Il mio dono è tutto il mio affetto, e tanti baci cari.

Saluti a tutti gli amici.

Vostro Dino

1 Amico di Dino

2 Giuseppe Ferrero, cugino di Dino

3 Sorella di Pippo, cugina di Dino

4 Sorella di Dino

5 Sorella di Dino

1 gennaio 1942

Tripolis 1 gennaio 1942 (sera ore 19.30)

Miei cari tutti,

Quest’oggi, come per la festa del Natale, si è cercato di essere il più allegri possibile, per potere solamente non dimenticare, ma pensare meno alla lontananza da voi tutti. Certo questa festa non è stata come quella di Natale, per la mancanza di altro da mangiare, ma siamo felici lo stesso perché il rancio è stato ottimo, e perché un dolce ci è stato distribuito. Ecco la lista. Pasta al sugo, formaggio, arancio, vino, pane, sigarette e …. Un bel panettone di trecento grammi. Potete immaginare come ci siamo lanciati all’attacco! E poi io dopo preso il rancio, venni in ufficio solo, per mangiare in pace. Quando arrivai al panettone e lo aprii (era un panettone (Torino) Wamar) vidi dei bigliettini che lessi prima di mangiare e vi dico sinceramente che mi scesero due lacrimone a sentirmi così vicino a voi, nel cuore. Mi è parso che quel panettone me lo aveste dato voi in dono, rinunciandovi, e sono stato molto commosso. Vi allego i bigliettini, così potrete leggere se ho ragione o torto. Grazie di cuore per tutto quello che sacrificate per noi; noi si vorrebbe poter dare tutti noi stessi per vedervi felici e nell’abbondanza. Ma è questione di tempo, e dalle fornite tasche del nemico, scaturirà il benessere per tutti.

In questi giorni non ho scritto perché non mi sentivo bene in forma per scrivere. Non so, ma la sera, quando si spengono i termosifoni, ci piglia una tale pigrizia che non si ha voglia nemmeno di spogliarsi per andare a letto. Poi fa molto freddo. Siamo stati tre giorni senza riscaldamento, e in ufficio il termometro segnava +3, +1; le mani gelano, e addio festa! Oggi dopo l’abbondante nevicata di ieri, abbiamo avuto il cielo sereno, e un bel sole. Ma fuori, che freddo! Avevo preso il caffè, e ne avevo avanzato un centimetro nella gavetta. Dopo tre minuti che la avevo posata, era ghiaccio! E questo sotto il sole! Tu papalino mi chiedi perché Teresina1 vuole la tua fotografia. Mi ha detto che suo papà la desiderava perché è tanto amico con te, e poi sa che lei mi vuol bene…. Ma se non ti piace l’idea, fanne a meno, tanto si dimentica di chiedere due volte.

Ora a me non ha mandato né per Natale, né per il I°, nessun augurio. E mi meraviglio tanto più che non scrive. A me, detto fra noi sinceramente, l’affare puzza (come dici tu papa, no?) In una sua ultima mi diceva di aver conosciuto un simpaticissimo giovane rassomigliante a me; Come dire!!! Il surrogato penso io!!! Ma mi rassicurava che lei… insomma di non dubitare! Ma e chi ci crede più al mondo? Scusate questa lunga parentesi, e vogliate accettare tanti baci cari dal vostro Dino che con le armi in pugno si prepara il ritorno.

Ancora baci e abbracci, e auguri a mille Dino

1 Fidanzata (o ex) di Dino quand’era ragazzo in Libia, già più volte citata fin dalla lettera del 25 aprile 1941.