22 maggio 1942

li, 22 maggio 1942 – XX°

Carissimi,

Ritorno adesso dal cinema, dove sono stato a vedere un film tedesco, abbastanza bello. Avrei dovuto scrivere prima, il giorno del mio onomastico, ma non ho potuto. E stasera, per giunta, ho dovuto essere della combriccola che si recava al cinema. Vi scrivo ora che c’è ancora una ventina di minuti prima che venga tolta la luce.

E’ un piacere alla sera uscire per Tripolis: Per l’aria vi è un profumo intenso di fiori, quale non si è mai sentito in vita nostra. La primavera qui è molto bella, tutto è verde, e non vi sono altro che fiori dei più bei colori, e rose….a mille. Il mio tavolo di lavoro è un mazzo di rose completamente. Sembra che aiutino a lavorare, col loro profumo e i vivi colori. Fà tanto caldo, e pure ora che sono le 22,40, si deve stare con la camicia sbottonata, e le maniche rimboccate. Ci è concesso di rimanere in maniche di camicia, con i gradi cuciti sopra di esse. Poi vesto sempre in tela, e sto abbastanza bene. Domani alle ore 13 verrà il postino di Sparta, (la famosa città delle guerre antiche),e mi porterà (non un rudere), via le latte per riempirle. E’ così questione di quattro o cinque giorni, e tutto sarà a posto. Va bene ? Vi metterò nella cassetta, anche un vaso greco o due, molto belli, che costano cari, ma che ho avuto da un amico per favore.

Staranno bene sopra al tavolo della camera da pranzo, e mi immagino già il momento nel quale li vedrò.

Stasera il mio amico della posta militare (mi conoscono tutti qui, perché faccio operazioni presso tutti i reparti), mi ha annunciato che mi è arrivato un vaglia di duecento lire. Non so ancora da parte di chi, ma immagino dello zio Peppino1, che avrà voluto festeggiare così il mio onomastico. Domani mattina lo saprò e ve lo dirò subito. Ho intenzione di comprare a rate mensili, e lo posso fare, una bella macchina fotografica, come hanno già i miei amici, e così potrò fare delle belle fotografie di paesi e luoghi tanto belli. Ma però ho solo l’idea per adesso. Presto dovrebbe venire in licenza un mio amico, e allora gli darò dei ricordi per voi. Per papà pure qualche sigaretta buona. Contento ? sto già cercando di trovarne, dato che non è qui il luogo di produzione. Da quanto vi dico sempre, immaginerete che qui a Tripolis non si produca niente: Ed è così. E’ il centro del Peloponneso, in un luogo in cui convergono tutte le strade dei diversi paesi, ma non ha eccessiva produzione dei generi di largo consumo. Bisogna andare cento Km. più in giù o in su, verso il mare per trovare coltivazioni estesissime.

L’altro ieri ho mangiato 46 ciliegie, che costano cento lire al chilo (800 dracme), e dire che qui si trovano perché le producono. Vi sembrano poco alti i prezzi ? io però non mi butto a capofitto come tanti, che spendono senza pensare. Certo che ogni tanto bisogna pur levarsi un piacere. Così ho speso 12,50 per le ciliegie. Ma sono contento; arrivano sempre tutti i giornali italiani, e dal giornalaio vanno a ruba, da parte di militari e borghesi, che non hanno gran che in fatto di giornalismo. E così passo le ore della giornata. A giorni dunque il pacco (o i pacchi), e ve ne darò comunicazione. Intanto abbiate tanti baci cari, da chi vi ricorda sempre.

Con affetto, vostro Dino

1 Giuseppe Ferrero, fratello di Luigi padre di Dino

26 aprile 1942

P.M.29/P 26 APRILE 1942 XX°

Carissimi,

Rispondo con un giorno di ritardo alla vostra giuntami ieri, perché ho avuto da fare, e anche perché ieri sera, dopo un poco di tempo che non potevo farlo, sono andato al cinema. Vi era anche uno spettacolo di varietà venuto da Atene, fra il quale figurava anche la cantante di radio Atene. Ho sentito cantare “mamma” e “vorrei morir”, bellissima romanza, cantata in perfetto italiano. Così ho trascorso qualche ora lieta.

Oggi è domenica, e purtroppo non avrò tempo per andare come le altre volte a passeggiare, a causa del fatto dettovi già, e cioè che siamo rimasti in quattro qui da noi. I miei amici stanno già meglio e spero che a giorni siano di nuovo con me. Stamane si è ammalato il Sergente maggiore che era restato con me, così sono l’unico del mio ufficio restato, di quattro. Sto perfettamente bene, e rassicuratevi, che non vi è pericolo che mi accada del male. Oramai, dato tutto il tempo passato, non ho più pericolo. Ho appreso da papà che non è ancora impiegato, e mi dispiace, ma dalla sua lettera capisco che a giorni troverà certamente un posto buono. Lo spero fermamente, perché in questi momenti, il denaro è prezioso, e chi deve adoperarlo ne ha bisogno assoluto.

Riguardo la licenza, non posso dirvi nulla di preciso; sò solamente che si dice che a giorni si riapriranno settimanalmente. Se ciò avvenisse, il Reparto Comando deve mandarne ancora una ventina di uomini, e questi in due turni andrebbero. Dunque potrebbe essere a meno di un mese se riaprono il servizio, come potrebbe essere anche di più se non lo riaprono subito.

State tranquilli, che per quest’anno verrò indubbiamente.

Riguardo ai polli, non ne mangerò sicuramente quando verrò a casa; se hanno quel prezzo dettomi da papà ! Ma mi vorrò fare delle spanciate di insalata di pomodori, e di peperonate. Si può ancora farle, no?

Il documento dello stipendio ve lo manderò dunque al 16 giugno, così vi servirà per tempo. (interrompo perché mi chiamano a lavorare)..

Riprendo oggi lunedì, ore 13.-

Ieri non ho potuto continuare a scrivere, perché ho dovuto lavorare molto, ma a quest’ora spero di poter finire questa mia lettera.

Ieri sera, la famosa cantante già nominata sopra, a seguito del fatto narratomi da miei amici, nel più bello del canto, fece cilecca, perché le mancò la voce, e non le venne per tutta la sera. Dovrete figurarvi i miei amici che ridere ! Ma sono cose che avvengono in Grecia, dove vi è tanto sole, tanti fichi e olive, ma dove la gente si pesa dalla bocca pronta a ingannare il prossimo, e da come è presuntuosa. Pensate: La famosa cantante di radio Atene ! Che baffoni giganti ! e dire che alle volte si criticavano le nostre compagnie di varierà e i nostri cantanti. In Italia, e lo possiamo dire noi che di paesi ne abbiamo visti, in Italia solamente si vive bene. io non sò come sia questa faccenda, ma sotto tutti i punti di vista, noi siamo abituati a vivere una vita più elegante, più piena di comodità, che passano di gran lunga tutti gli altri. E’ inutile, la nostra Patria, è e sarà sempre la più amata, la più desiderata delle nostre méte.

Silvana mi chiede se conosco ‘Lily Marleen’ : Ma sono cose da domandarsi a me ? La sò, e da tanto tempo. Forse prima di voi. Già prima che venissi in licenza ad Agosto. Tutte le sere, verso le dieci, quando vado a letto, la sento dalla radio che c’è nella stanza vicina, e mi dà la buona notte. Da radio Belgrado tutte le sere la trasmettono. La sentite sempre? E se comprate il disco, avrò molto piacere quando lo sentirò.

Sono arrivati quest’oggi 1000 pacchi da due chili per il nostro Reggimento, e domani li distribuiranno. Ci sarà sicuramente anche il mio. Ve ne darò poi ricevuta, non appena lo avrò preso.

Di salute non mi debbo lamentare, stò benissimo; mangio tanto, e Beccali1 che può ogni tanto mi fà avere una pagnotta delle sue che non mangia perché è frugale nei pasti. Mi chiama lo sbafone2! Ma io non ci bado, perché preferisco essere chiamato così; ma sbafare realmente.

Se avrete occasione di fare fotografie del giardino, non mancate di mandarmele, che mi farete piacere. Io per il momento non ne faccio, perché non ho la macchina, e poi costa troppo caro comprare le pellicole.

In ogni modo questa estate ne farò certamente in un modo o nell’altro.

Termino il papiro con la speranza che vi troverà in perfetta salute, come ha lasciato me, e baciandovi tanto affettuosamente.

Vostro Dino

1 Amico di Dino

2 Nel senso di gran mangione

1 aprile 1942

P.M.29/P. 1.4.42 XX°
Carissimi,
ho atteso tanto a scrivervi questa lettera, con la speranza, da un giorno all’altro, di avere la fotografia. Ma stasera ancora niente. Il fotografo lo ho avvisato che se non me la consegna domani, guai a lui. Così domani mattina potrò aggiungere a questa lettera, anche la fotografia a mezzo busto.
Domani mattina arrivano i pacchi da mezzo chilo, e spero vi sia anche il vostro secondo (il primo essendomi già arrivato, ed avendovene dato già avviso).
Sono molto lieto del fatto dello stipendio, che è una cosa alla quale io tenevo di più di qualunque altra.
E vi hanno dato tutto quello che vi spettava?
Sono però anche in attesa della notizia che papà ha trovato un impiego tranquillo, e così tutto andrà benissimo. In questi ultimi tempi, molte cose sono andate per il loro verso, e questo serve a farmi contento.
A proposito della pratica delle miniere: Questa sera è arrivata una dichiarazione riguardante un artigliere nostro, che viene mandato in licenza di due mesi rinnovabili, e credo che se vi fosse possibilità si potrebbe anche farlo per me. Ma credo che nel mio caso sia impossibile.
Nel fare gli auguri di Buona Pasqua, mi sono ricordato pure del Comm.Ainardi1, inviandogli una cartolina in C.V.E. II°2 n.25 a Torino. Credo che la memoria non mi avrà tradito riguardo al numero.
L’altra sera siamo andati a vedere il film italiano “Butterfly3” con Maria Cebotari. Molto bello, ma anche molto tagliato. Le greche piangevano tutte, e quando si accendevano le luci, noi ci divertivamo a vedere tanti occhi umidi. Oggi ha continuato per tutta la giornata a piovere, e anche ora, ore 20, non ha smesso. Speriamo che domani si possa andare in terrazza a respirare un poco di aria fresca, o al parco a leggere il giornale all’ombra delle piante verdissime in pieno rigoglio.
Fra quattro giorni è Pasqua, e cercherò di passarla bene, come ho potuto passare il S.Natale. Certo che non sarà bello come quando ero con voi, o come l’ultima Pasqua, quando siete venuti a trovarmi e siamo andati a Condove al “Gallo4” a mangiare tanta bella roba. (parlo del 1940). Sembra possibile che sia volato così il tempo?
Ieri dal giornalaio, oltre che al quotidiano “giornale di Roma5” che si pubblica ad Atene, ho trovato molti giornali italiani, illustrati, ed umoristici. Stasera vado a letto, e li leggo, perché come saprete, anche quando ero a casa, ero appassionato alla lettura.
Immagino che le due sorelline faranno tante belle passeggiate in bicicletta, e passeranno delle belle giornate in montagna, o in campagna. Lo spero bene, perché mentre si può, bisogna divertirsi, è tanto bello passare le feste in gite, e sapete che mi piacevano tanto. Non le rimpiango però, perché so che ritorneranno quando verrò a casa vittorioso, e questo momento non tarderà. Quindi niente preoccupazioni, che presto torneranno le belle gite, e ne voglio fare tante, da esserne stufo. Ho scritto sulla cartaccia a macchina, perché sono il solito pigrone, e vi prego di scusarmi. Con tanto affetto vi mando tanti baci cari.
e… Buona Pasqua !!!
Vostro Dino
Ho ricevuto il pacco col cacao e cioccolato e biscotti, grazie.
La fotografia un pò scassata, ma meglio di niente.

25 marzo 1942

Stasera alle 7 ho ricevuto due lettere vostre nelle quali mi dite di avere ricevuto il 2° pacco, e di prendere lo stipendio.

Sono pazzo di gioia e allora tutto il pessimismo è scomparso. Sono proprio fortunato! Solo il pacco non è ancora arrivato a me, ma non tarderà.

Dunque, con gli altri tre mesi, fino a marzo, verrete a percepire un totale di £ 5000.= all’incirca! Troppo bene! Poi penserò ad ottenere il documento nel quale è detto che con l’età che ho avrei un altro stipendio. Anzi se papà può… lo faccia lui.

Per l’altra spedizione di pacchi, sono in attesa che mi giunga l’olio, che da tempo ho già ordinato.

Cercherò di farne il più possibile, per darvi modo di fare una scorta.

Quello che vi ho mandato e che vi piace così tanto, viene da Kalamata e Sparta, la città delle antiche guerre e dell’olio fino. Certo non sarà olio raffinato, ma potete essere sicuri che è di oliva, puro al 100/100.

A questa accludo due fotografie fatte qui in ora del rancio. Da notarsi il contegno di serietà del Caporale Ferrero Dino e che mangia con la destra. Pure la giacca nuova è visibile, e in una fotografia sembra stracciata. E’ solo un difetto della pellicola.

Abbiate ancora tanti baci cari dal vostro

Dino

P.S. Non voglio assolutamente che mi mandate denaro.

3 marzo 1942

li 3 MARZO I942

Carissimi,

Oggi, finalmente, ho avuto il vostro pacco del 13 dicembre. Lo prevedevo che sarebbe arrivato in questi giorni, perché anche ai miei amici arrivavano i pacchi arretrati. Così ho avuto i guanti, il torrone, il cioccolato, la marmellata, le caramelle, il libro. Ho mangiato il cioccolato e il torrone, con un piacere immenso. Che bello è ricevere le caramelle, e il resto da casa! Pare di essere in un angolo di paradiso. Vi ringrazio tanto, e mi avete fatto felice. Sono stato da sabato in attesa di vostre nuove, massimamente per sapere come state e se vi sono arrivati i pacchi. Spero che domani, con la posta aerea, arrivi qualcosa. Ho già interessato un mio amico (Viali),che comanda la sezione dei camion del nostro comando, di fare prendere, non appena uno di essi va ad Atene, il thé che si trova solo in quella città. Vedrete che non appena arriva ve lo manderò.

Qui, tanto perché non si possa dire che Marzo non è pazzo, durante le giornate, un pò c’è il più bel sole, un pò c’é un tempo siberiano. Ma presto verrà per sempre il bel tempo, e si pazienta anche se ora non si può avere sempre il sole.

Oggi ho preso i pantaloni nuovi dal sarto. Sono su misura, e anche la giacca, che prenderò domani, è fatta su misura. Sono aggiustato da gagà. Alla prima occasione, prenderò qualche fotografia che vi manderò.

E cosa faccio io durante il giorno? Ecco: La mattina alle 7,30, sveglia. Alle otto e mezzo in ufficio fino alle undici, poi al rancio, e dopo questo, fino alle tre, svaghi, tra i quali sono da annoverare le incursioni in terrazza, dalla quale si trasmette a mezzo gesti, con delle belle ragazze, che pigliano il sole pure loro. Noi cantiamo, e loro ci hanno chiesto la canzone mamma. Tutti i greci qui da noi cantano questa canzone, perché una rivista greca di passaggio, la ha fatta cantare da una bambina, ed è piaciuta a tutti. Io parlo, sebbene con un pò di fatica, il greco, e so farmi capire. Se resto ancora un poco qui, divento un poliglotta, tra francese, arabo, greco, ecc.ecc.

Da voi il tempo ha smesso di darvi freddo? la primavera non sarà proprio ancora, ma le giornate calde di marzo le ricordo, e so che viene anche lo sgelo.

E la famosa recita come è andata?

Quando verrò in licenza non sò, ma se la buona fortuna mi assiste, per quest’anno, o fra poco tempo potrei venire. Non datevi pensiero per questo, perché tanto stò bene, e quindi tutto va a gonfie vele.

L’altro ieri è arrivata una circolare che dice che tutti coloro che da civili erano impiegati in una azienda estrattiva, (miniera) possono essere mandati in licenza di due mesi rinnovabili. Si può mandare anche (preferendo) i dirigenti del lavoro. Guarda tu papà se puoi, visto che la nostra azienda è affine alla miniera, e che devono essere miniere anche le nostre, se si può. Scusate la carta e lo scritto, perché ho adoperato la portatile, che ripete le parole. Abbiate tanti baci dal vostro

Dino

23 febbraio 1942

Li 23 Febbraio 1942

Carissimi,

Sono due giorni che ricevo posta da voi: un totale di tre lettere, delle quali una di Silvana, Vally e Mamma. Sono contento di questo, e soprattutto perché so della buona salute vostra. Ieri sono andato a Xilocastron dopo Corinto, un totale di 9 ore di camion, tutto una svolta in montagna.

Non vi posso descrivere le cose che mi hanno fatto patire queste nove ore! E’ incredibile! Ero nel cassone assieme al mio ufficiale, e tra una curva e l’altra abbiamo vuotato il pranzo. E dire che di viaggi in camion sono maestro, e non lo soffro.

Ma dopo nove ore di curve, e discese dopo salite, con il puzzo di benzina, è una cosa tremenda, che dopo ventiquattro ore mi fa ancora venire la nausea solo il pensarci.

Ho visto però il mare, e questo è un fatto che rende meno penoso il ricordo di quella giornata.

A Xilocastron (dopo tanti mesi) ho mangiato un pranzetto divino, che qui è considerato privilegio di pochi: Capretto, patate al sugo, insalata di cipolline, prima bollite, e vino di Corinto. L’unico inconveniente è che costa troppo caro, ed è sprecare i soldi spendere così. Però ora per un po’ di tempo ne ho a sufficienza.

Ho ricevuto finalmente pure la fotografia di Silvana e Wally con le amiche Crotta, ecc., molto bene riuscite, che non finisco più di ammirare. Mi piacciono pure gli orsacchiotti. Belli davvero!

Sono in attesa poi delle altre promesse.

Da Teresina, oltre la lettera comunicatavi nella mia precedente, non ho ricevuto più niente. Come saprete, mi diceva di essere pentita, e mi chiedeva perdono di tutto il male fatto.

Ma tanto so che continuerà a fare così, perché ha un caratterino!

Ho avuto il modulo da compilare, ma dopo che lo avevo cominciato mi sono accorto che non sapevo cose come lo stipendio, se bisognava mettere Ditta Gualdoni oppure Rotunno, ecc. Così vi prego di mandarmene un altro, compilato da papà come l’altro, che lui saprà tutto. E così ve lo restituirò subito. Intanto il modello di dichiarazione che sono trattenuto e tuttora sotto le armi (trimestrale) come è detto dietro al modello ricevuto oggi, lo può fare il podestà, così sarete più svelti quando dovrete fare rinnovare quei documenti.

Qui il freddo è di nuovo venuto con giornate grige e tristi.

Ma speriamo che presto torni il bel sole. Mi rincresce che abbiate mandato il vaglia, perché sono soldi che servono a voi, e io posso fare con quello che prendo. Vuol dire che ritornerò indietro i soldi, perché qui sono sprecati. Vi manderò, non appena saprò se avete ricevuto i pacchi, il thé che farò comprare ad Atene.

Abbiate tanti baci cari dal vostro Dino che sempre vi ricorda.

Dino

12 febbraio 1942

Posta Militare 29/P. 12 febbraio 1942 XX°

Carissimi,

Oggi sono un poco malconcio, a causa di una operazione chirurgica che mi sono fatto fare.

Da tanto tempo, e lo sapete ,avevo quel dente rotto che si riduceva alla sola radice. Ma quando mangiavo la galletta, e molto spesso quindi ,mi faceva male. Visto che i miei amici in questi ultimi tempi andavano dal dentista che praticava prezzi alla portata di tutte le tasche, mi sono deciso ad andarvi anch’io. Erano le tre del pomeriggio, e in compagnia di un mio amico che pure andava a farsi medicare, mi sono recato dall’odontoiatra (che bella parola!!). Dopo avermi guardato ben bene in bocca, ha detto che doveva levare le radici del molare (due); mi ha fatto l’iniezione, non garantendomi dalle più atroci sofferenze se non mi fossi assoggettato a tale operazione preliminare. E così stasera sono con la gengiva gonfia; ma con la bocca ripulita. Domani andrò ancora per farmi prendere le misure del dente che mi dovrà mettere, e a giorni sarò a posto. Nel contempo mi impiomberà anche il dente guasto (molare).

Per mettermi il nuovo dente mi deve mettere due capsule di metallo colore del cromo; più il dente buono che ha lo stesso colore. Ma non si vedono perché sono in fondo alla bocca. Finalmente posso avere il tempo per salvare la mia bocca da mali maggiori.

In questi giorni dicono che dovrebbero arrivare i pacchi da due chili. Pensate che sono già due mesi!

Ieri poi erano 23 mesi di servizio compiuto con tanto operare, con tanta passione. Ieri è arrivata la posta aerea, con una cartolina di Teresina da Rieti, scritta lo stesso giorno nel quale mi spedì la lettera nella quale mi diceva che era arrabbiata con me. Lo sapevo che era tutto un bluff.

Qui siamo in attesa della compagnia della nostra Divisione proveniente da Kalamata. La compagnia è diretta da un soldato che imita Macario, e potrebbe ben figurare in qualunque teatro d’Italia. E poi comprende un’orchestrina molto affiatata e che suona tante canzoni, che se pure non sono delle più moderne, arrivano fino a Mamma e Macariolita.

I giorni qui sono molto lunghi e pieni di sole. Ogni tanto viene giù qualche goccia, ma il sole ritorna presto a brillare. Fa abbastanza caldo, e la primavera in pieno è vicina.

Quando potrete avere qualche notizia seria sul fatto dello stipendio, mandatemela a dire, che sono in continua attesa.

E i pacchi? Non sono ancora arrivati? Ma non disperate perché presto saranno vostri. Ricordate che sono autorizzati dal Ministero per favorire le famiglie dei combattenti. E’ un premio se vogliamo, perché essendo concesso a noi, ci da modo di alleviare la Patria e i famigliari nel problema della vita.

E col pirata gamba di legno1 come vanno i rapporti? Credo che sia sempre l’usuraio di un tempo. Ma non gli faranno bene i soldi che avrà accumulato in questi anni a profitto dei poveri lavoratori, e senza pensare che erano guadagnati da chi dall’alba al tramonto lavorava nella sua cava assolata e gelata. La Patria non ha bisogno di chi priva i lavoratori della possibilità di fare valere, come nel mio caso, con premura, i diritti. Una cosa è certa, che se non dovessi avere lo stipendio, sarei capace di scrivere a chiunque.

E voi come state? Come va il solito catarro di papà? Le due attrici atlete mietono allori?? E ad Alpignano che si dice? possibile che non vi siano novità?

Scrivo sempre a macchina perché trovo che si fa più bene e in tempo per arrivare a fare la brandina da campo e andare a dormire prima che vada via la luce.

Con tanto affetto vi mando tanti baci cari.

State sempre bene

Vostro Dino

1 Probabilmente il datore di lavoro del padre di Dino

5 gennaio 1942

Ho ricevuto la lettera dalle telefoniste.
Da Teresina solo una cartolina.

5.1.1942

Carissimi,

questa sera mi è giunta la vostra lettera del 29.12, ed erano molti giorni che l’attendevo. Mi ha fatto piacere riceverla, perché il mio compagno Beccali1 è venuto a trovarvi, portandovi i miei saluti e la macchinetta accendisigari; papà mi scrive che funziona divinamente. Quando la spedii, funzionava a tutti gli scatti, e assieme ad essa ho inviato anche le pietrine. Saprete come adoperarla no? Oggi ho comprato una latta, nella quale, fatti gli opportuni lavori di adattamento, metterò l’olio. Dovete sapere che qui dove sono io, non ve n’è. Devo farlo arrivare da luoghi distanti centinaia di chilometri, e anche chi me lo deve portare non sempre può. Domani allora porterò la latta dallo stagnino, e farò fare la cassa per la spedizione. In essa metterò, ove ci rimanesse spazio, dell’uva passa bianca, che voi difficilmente troverete così, originaria di Corinto.

In altra mia vi chiedevo se vi occorrevano filo, stoffe, od altro che io potrei trovare, anche se non proprio a buon prezzo.

E così Pippo2 è venuto con Maria Vittoria3 a trovarvi! Sembra impossibile, ma in fin dei conti, chi sta peggio, malgrado le altrui lamentele, sono sempre io. Se gli hanno insegnato a vivere, non deve esserne malcontento, tanto più che non ha imparato tanta vita come è successo a me in questi due anni.

Sono contento che anche a lui certe idee sono andate via dalla testa. Questo servirà a fargli comprendere meglio nella vita, che non vi sono solo le pareti indorate di una casa signorile, ma tante altre cose, e tante altre ancora, che non ha provato, e disagi sovrumani.

Gli zii a me non hanno mandato nulla! E proprio io che avevo bisogno di essere ricordato, sono stato lasciato fuori dell’uscio. Non fa niente. Anche se soffro lontano dai cari, non mi preoccupo se c’è chi mi dimentica. Non importa, se stringendo i denti, vinco la ventenne fame di mille cibi ghiotti. Un giorno sarò anch’io con i piedi sotto un tavolo, e dimenticherò questi momenti.

Ho ricevuto le £ 100, e serviranno per l’olio. Il pacco non mi è ancora giunto.

Ho osservato che Silvana4 nella lettera, invece di dire “la macchina accendisigari” ha scritto “il porta cenere”. Che sia una nuova maniera di dire?

Vi ringrazio per gli auguri, che mi sono tanto graditi. Sono contento che siate tutti in ottima salute e spero che sarà sempre così.

Domani sarà l’Epifania, e chissà le due bambine Silvana e Wally5 con che gioia appenderanno la calza al camino, anzi alla cucina elettrica! Il mio dono è tutto il mio affetto, e tanti baci cari.

Saluti a tutti gli amici.

Vostro Dino

1 Amico di Dino

2 Giuseppe Ferrero, cugino di Dino

3 Sorella di Pippo, cugina di Dino

4 Sorella di Dino

5 Sorella di Dino

1 gennaio 1942

Tripolis 1 gennaio 1942 (sera ore 19.30)

Miei cari tutti,

Quest’oggi, come per la festa del Natale, si è cercato di essere il più allegri possibile, per potere solamente non dimenticare, ma pensare meno alla lontananza da voi tutti. Certo questa festa non è stata come quella di Natale, per la mancanza di altro da mangiare, ma siamo felici lo stesso perché il rancio è stato ottimo, e perché un dolce ci è stato distribuito. Ecco la lista. Pasta al sugo, formaggio, arancio, vino, pane, sigarette e …. Un bel panettone di trecento grammi. Potete immaginare come ci siamo lanciati all’attacco! E poi io dopo preso il rancio, venni in ufficio solo, per mangiare in pace. Quando arrivai al panettone e lo aprii (era un panettone (Torino) Wamar) vidi dei bigliettini che lessi prima di mangiare e vi dico sinceramente che mi scesero due lacrimone a sentirmi così vicino a voi, nel cuore. Mi è parso che quel panettone me lo aveste dato voi in dono, rinunciandovi, e sono stato molto commosso. Vi allego i bigliettini, così potrete leggere se ho ragione o torto. Grazie di cuore per tutto quello che sacrificate per noi; noi si vorrebbe poter dare tutti noi stessi per vedervi felici e nell’abbondanza. Ma è questione di tempo, e dalle fornite tasche del nemico, scaturirà il benessere per tutti.

In questi giorni non ho scritto perché non mi sentivo bene in forma per scrivere. Non so, ma la sera, quando si spengono i termosifoni, ci piglia una tale pigrizia che non si ha voglia nemmeno di spogliarsi per andare a letto. Poi fa molto freddo. Siamo stati tre giorni senza riscaldamento, e in ufficio il termometro segnava +3, +1; le mani gelano, e addio festa! Oggi dopo l’abbondante nevicata di ieri, abbiamo avuto il cielo sereno, e un bel sole. Ma fuori, che freddo! Avevo preso il caffè, e ne avevo avanzato un centimetro nella gavetta. Dopo tre minuti che la avevo posata, era ghiaccio! E questo sotto il sole! Tu papalino mi chiedi perché Teresina1 vuole la tua fotografia. Mi ha detto che suo papà la desiderava perché è tanto amico con te, e poi sa che lei mi vuol bene…. Ma se non ti piace l’idea, fanne a meno, tanto si dimentica di chiedere due volte.

Ora a me non ha mandato né per Natale, né per il I°, nessun augurio. E mi meraviglio tanto più che non scrive. A me, detto fra noi sinceramente, l’affare puzza (come dici tu papa, no?) In una sua ultima mi diceva di aver conosciuto un simpaticissimo giovane rassomigliante a me; Come dire!!! Il surrogato penso io!!! Ma mi rassicurava che lei… insomma di non dubitare! Ma e chi ci crede più al mondo? Scusate questa lunga parentesi, e vogliate accettare tanti baci cari dal vostro Dino che con le armi in pugno si prepara il ritorno.

Ancora baci e abbracci, e auguri a mille Dino

1 Fidanzata (o ex) di Dino quand’era ragazzo in Libia, già più volte citata fin dalla lettera del 25 aprile 1941.

21 dicembre 1941

21 dicembre 1941 XX

Carissimi,

Quest’oggi ho ricevuto una vostra lettera nella quale mi dite che mi avete spedito un pacco.

Finora non mi è ancora giunto, ma non tarderà. I 10 pacchetti di Mentola li ho ricevuti, e ve ne ho dato già altro avviso in una mia precedente.

Una cosa solo mi dispiace. Ed è il fatto che mi volete mandare un vaglia. La mia momentanea deficienza di soldi è ora finita. E poi ora ci aumentano la paga, e poi presto passo caporalmaggiore, venendo così a prendere non più 11 ma 15 lire al giorno.

Vuol dire che se mi arriva con esso comprerò l’olio se riesco a trovarlo, e ve lo manderò. Sono in parola con un amico, e non dovrebbe tardare.

Se ho ritardato a scrivere, è perché sono stato ad Atene per 8 giorni, e non mi è stato dato molto tempo di pace completa.

Vi ringrazio per il cioccolato, torrone, ecc. che attendo con ansia, e ho l’acquolina in bocca. Per Natale li riceverò, e sarò così felice. Basta però dire che sono sfortunato? Mentre ero ad Atene, il mio tenente doveva partire per la licenza, e mi voleva portare. La mia licenza era pronta e firmata, e si attendeva il mio ritorno. Se fossi arrivato un giorno prima sarei già in viaggio. Peccato! E così non vengo ancora. Ma alla prima occasione! Quando tornerà il mio tenente verrò di certo.

Sono contento che per lo stipendio siete a buon punto. Quanti soldi arretrati! Al primo di gennaio sono 4 (quattro) mesi, anzi all’11.

Noi qui si vivacchia, e per Natale spero di mangiare un pollo da solo. Sono già sulla terrazza, e lo ingrasso con ogni buon cibo il mio; che bellezza!

E tu mammina, vuoi del filo da cucire, della stoffa, insomma della roba che da voi è tesserata? mandamelo a dire. Da Teresina ho ricevuto un telegramma d’auguri per la mia festa e nient’altro. Una mia lettera con fotografia è ritornata indietro con la dicitura: Indirizzo errato – strano!

A questa mia allego una foto fatta qui, con l’interprete (quello col Borsalino) e i miei amici. La finestra con la crocetta è quella del mio ufficio dalla quale vedo la strada e il passeggio.

Vi ringrazio per gli auguri di Buon Natale e compleanno.

Pure a voi auguro buon Natale e buona fine e Buon principio d’anno.

E la macchinetta accendi sigari è venuta?

Mi auguro di sapervi sempre in buona salute, e vi bacio con tanto affetto.

Vostro Dino

P.S. sulla foto ho in mano la calcolatrice, segno d’amministrazione, perché stavo andando alla Banca.