La biografia

  • L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA

Il 12 dicembre 1919 a Torino nasce Dino. O meglio, nasce in corso Casale, Borgata Rosa-Sassi (Borgià Reusa e Sass in torinese), Bernardino Vittorio Fulgenzio Ferrero.
Se il cognome è diffusissimo già allora nella città sabauda, i tre nomi non comuni che gli vengono assegnati non lo sono altrettanto, ma tutti e tre hanno un’origine ben definita.
Bernardino era il secondo nome del nonno paterno, che si chiamava appunto Carlo Bernardino Ferrero ed era un personaggio conosciuto nella Torino di fine ottocento in quanto scrittore e giornalista in lingua piemontese, nonché direttore e proprietario per un decennio della rivista satirica ‘L Birichin che non pochi problemi gli procurò con la censura e la giustizia.
Fulgenzio era il nome del nonno materno, che di cognome faceva Arminio di Monforte, ufficiale dell’esercito sabaudo di nobili origini.
Vittorio invece era la versione maschile del nome della nonna paterna, Vittoria Rocchietti.
Del resto anche i genitori di Dino non scherzavano quanto ad anagrafiche. Il papà si chiamava Luigi Teresio Ausonio, mentre la mamma Edvige Renata.
A parte ciò Dino fu il loro primogenito cui seguirono tre sorelle: Isa nata nel 1921 e morta all’età di due anni, Silvana nata nel 1923 e Wally nata nel 1926.
La famiglia Ferrero dopo la nascita di Dino si trasferì a Sulmona  (AQ), dove disgraziatamente morì Isa, e quindi a Tripoli in Libia, dove nacquero Silvana e Wally.

A Tripoli rimasero per oltre dieci anni. Quindi, con l’approssimarsi del secondo conflitto mondiale, rientrarono in Italia e si stabilirono a a Torino in Borgo San Paolo (Borg San Pàul in torinese), più precisamente in via Malta. Ma dopo pochi anni, a fine 1937, si trasferirono, questa volta definitivamente, ad Alpignano (TO) dove cambiarono casa un paio di volte fino a stabilirsi all’indirizzo a cui Dino inviò tutta la sua corrispondenza di guerra: via Principe Umberto 34 che, nell’ultima lettera inviata dal lager, nell’agosto 1944 sarà già via Guglielmo Marconi 34.
Nel gennaio del 1939, a 19 anni appena compiuti, Dino viene sottoposto alla visita di leva presso il distretto militare di Torino risultando abile e venendo messo in congedo. Pochi mesi dopo, a maggio, viene assunto con la qualifica di impiegato presso la ditta Gualdoni che gestisce una cava a Sant’Ambrogio (TO). Per otto mesi, estate e inverno, ogni mattina Dino inforca la sua bicicletta a va da Alpignano a Sant’Ambrogio.

LA GUERRA
Per Dino la guerra incomincia i primi di marzo del 1940 quando riceve la cartolina precetto: si deve presentare lunedì 11 marzo al distretto militare di Torino dove verrà sottoposto a visita medica e assegnato ad un reparto. Venerdì 8 marzo 1940 sarà il suo ultimo giorno di lavoro alla cava Gualdoni di Sant’Ambrogio, tre giorni dopo inizierà la sua avventura militare che durerà più di cinque anni. Tre milioni e mezzo di giovani sottratti alle famiglie e parcheggiati nelle caserme in attesa di una guerra sciagurata ma divenuta inevitabile.
E, come ci si attendeva, il 10 giugno 1940 il capo del governo italiano dichiarava guerra agli Alleati. Va detto che cinque giorni prima i tedeschi avevano di fatto annientato la resistenza dell’esercito francese e si accingevano ad entrare a Parigi. Temendo che l’Italia potesse restare esclusa dal “tavolo della pace” Mussolini fece entrare l’Italia nel conflitto, ma le forze armate italiane, indebolite dai precedenti impegni in Etiopia e in Spagna, non erano pronte a sostenere un conflitto di tale portata. Mussolini, convinto di un’imminente vittoria tedesca, non ritornò indietro dalla sua decisione e sferrò quella che rimase alla storia come la “pugnalata alle spalle” della Francia.
Tre mesi esatti prima della dichiarazione di guerra Dino entrava al distretto militare di Torino e scriveva la sua prima lettera alla famiglia… [continua]